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Nel mondo sono sempre di più le aziende e le start-up che fanno del mondo green il fulcro della propria attività, conciliando la necessità del profitto con un core business o un atteggiamento rispettoso nei confronti dell’ambiente. Eccone cinque che ci hanno incuriosito particolarmente. TreedomL’unico sito che ti permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online. Gli alberi vengono piantati in giro per il mondo da contadini locali e tu puoi vederlo fotografato e geolocalizzato sul sito. Il tuo albero, crescendo, assorbirà CO2 e offrirà frutti ed opportunità di guadagno al contadino che se ne prenderà cura. AirliteUna tecnologia che si applica come una pittura murale per interni e esterni in grado di eliminare gli inquinanti come un albero, se attivata dalla luce (naturale o artificiale) assorbe ed elimina tutte le sostanze inquinanti (smog, batteri, muffe, etc.) purificando l’aria. AgroilsUtilizzando un seme di origine naturale – la Jatropha – questa start-up si occupa di sviluppare biocarburanti sostenibili, ma soprattutto si focalizza sull’utilizzo completo anche dei materiali di scarto. Impossible FoodsUn nuovo hamburger – ma di quelli buoni. Che non usa carne, è libero da ormoni e antibiotici e rispetto a quello di carne consuma 95% meno di terra, 74% in meno di acqua e crea l’87% in meno di emissioni di gas. Come? Impossibile! HaraQuesta start-up propone ai suoi clienti un software creato ad hoc per misurare i livelli di consumo energetico. Già utilizzato da numerose grandi aziende, Hara consente di comprendere il proprio impatto e agire di conseguenza. Se lo sai, puoi agire! 

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26.07.2017

Molto prima di diventare una grande città, Londra è stata un grande porto lungo il Tamigi, il fiume che nasce quasi in sordina sulle Cotswold Hills, nel Gloucestershire, e raggiunge nella capitale i 240 metri di larghezza, per poi continuare la sua corsa verso l’estuario e il Mare del Nord. Fin dall’anno 50, quando i Romani fondarono Londinium, lungo le rive del fiume si sono svolte tutte le vicende più cruciali della storia del paese; ma il Tamigi è più di un testimone silenzioso della storia della città: ne è esso stesso protagonista, è “storia liquida”, come disse una volta il politico britannico John Burns. Camminare lungo le sue sponde, dunque, significa ripercorrere le tante epoche vissute dalla città. Cominciando dalla periferia est della città, la prima cosa che s’incontra sono le grandi barriere costruite fra il 1974 e il 1984 per proteggere Londra dalle ondate di alta marea che ancora periodicamente minacciano la città. Proseguendo verso ovest attraverso un paesaggio industriale, si raggiunge la curva che racchiude sulla sponda sud il Millennium Dome e il grande complesso The O2, dedicato all’intrattenimento. Siamo nel bel mezzo della Londra d’inizio millennio, tanto che a fare da contrappunto, sull’altra sponda del fiume, ci sono il polo fieristico dell’ExCel (aperto nel 2000) e il Canary Wharf, dominato dal famoso grattacielo a matita One Canada Square. Comincia da queste parti anche l’ampia area nota come London Docklands: si tratta delle ex-aree portuali dove un tempo sorgevano i magazzini per le merci trasportate via nave, oggetto di un grande progetto di recupero che, fra gli anni ’80 e ’90, le ha trasformate in zone commerciali e residenziali di prestigio. E a Greenwich, dove passa il meridiano numero zero e dal 1675 sorge il celebre Osservatorio, la storia ha lasciato molte tracce legate alla vita del fiume, dall’Old Royal Naval College al Cutty Sark, l’ultimo dei grandi velieri che navigarono sulla rotta delle Indie per il trasporto del the e della lana. La lunga porzione di fiume che attraversa il centro della città, cui fa idealmente da porta l’ottocentesco Tower Bridge, è un vero e proprio viaggio attraverso le epoche e gli eventi più importanti della storia di Londra. Oggi, la grande struttura mobile sembra quasi fare da ponte fra il potere monarchico, di cui è emblema l’antica Tower of London, nata come residenza reale, e l’attuale potere cittadino, che ha sede nel futuristico municipio tutto vetri di Norman Foster. Sulla sponda nord si susseguono poi The Monument, la colonna eretta in ricordo del Grande Incendio di Londra del 1666, e la maestosa cattedrale di St Paul, simbolo della cristianità anglicana, con la City alle sue spalle. Sulla sponda sud, invece, c’è la Londra shakespeariana di Southwark, uno dei più antichi insediamenti della città, con la sua magnifica cattedrale e la riproduzione del leggendario Globe Theatre - ma anche The Shard di Renzo Piano (2012), il più alto grattacielo della città. E in mezzo ecco il London Bridge, il ponte più antico di Londra: sebbene infatti la struttura attuale risalga al 1973, il primo ponte di Londra, quello in legno costruito dai Romani nell’anno 50, si trovava proprio qui. E poco più a est sorgeva, fino al 1831, lo storico London Bridge costruito nel 1209. Superato il profilo sottile del Millennium Bridge, si avanza fra la massiccia ex-centrale elettrica che ospita la Modern Tate Gallery da una parte e le romantiche panchine affacciate sul fiume del Victoria Embankement dall’altra. Siamo nel centro della Londra turistica, che si srotola oltre la curva del fiume fra il London Eye e il Big Ben, fino alle Houses of Parliament e all’Abbazia di Westminster, dove da mille anni s’incoronano i sovrani d’Inghilterra. Lasciati alle spalle i panorami da cartolina, scivoliamo fino alla prossima curva, dove lo sguardo è catturato da una visione familiare: è quella della Battersea Power Station, la famosa centrale termoelettrica immortalata sulla celebre copertina di Animals dei Pink Floyd. Sulla sponda opposta, la ricca zona residenziale di Chelsea lascia spazio a Fulham, dove ancora sorge, in riva al fiume, l’antico Palazzo dei Vescovi (704) con il suo magnifico giardino paesaggistico, e poi a Hammersmith, ex-quartiere industriale che ospitava un tempo la famosa fabbrica di lampadine Osram. Poco più a ovest, a Chiswick, già sede della famosa etichetta Chiswick Records (1975-1981), ci sono oggi i British Grove Studios, lo studio di registrazione dell’ex Dire Strait Marc Knopfler. Siamo ormai giunti ai confini occidentali di Londra. Se sulla sponda sud si estende la ricca e verde Richmond, da sempre buen retiro dei reali e dei ricchi e famosi d’Inghilterra, la nostra passeggiata prosegue e si conclude invece sulla sponda nord, a Twickenham. Qui, oltre allo Stadio della Nazionale Inglese di Rugby, sorge una piccola isoletta nel fiume nota come Eel Pie Island che, curiosamente, vanta un ruolo di primo piano nella storia della musica inglese. Fino al 1967, l’isola ospitava infatti un famoso albergo, l’Eel Pie Island Hotel, noto fin dagli anni ’20 per aver ospitato grandi musicisti jazz, e in seguito concerti di star del calibro di David Bowie, The Rolling Stones, The Who e dei Pink Floyd. Proprio mentre scriviamo, sta aprendo a Twickenham l’Eel Pie Island Museum, un museo interamente dedicato a quell’epoca d’oro.  

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24.07.2017

Dalle erbe e dai fiori che crescono sulle montagne attorno al Lago di Como - e dalla passione di Marco Rivolta e di sua madre Gianna - è nato un gin lombardo, Rivo Gin, dal profumo fresco e balsamico, che già promette di lanciarsi alla conquista del mondo. Abbiamo chiesto a Marco di raccontarci qualcosa in più di questa straordinaria impresa. Perché proprio il gin e non un altro distillato più vicino alla tradizione italiana?MR: Il gin è un prodotto ormai inglese nella percezione comune, ma va detto che le prime tracce di distillati di vino con infusioni di ginepro nascono in Italia e risalgono al 1055. Se ne hanno tracce nel Compendium Salernitanum della scuola di medicina Salernitana. Con Rivo Gin volevamo creare qualcosa che fosse diverso rispetto alla tradizione Italiana, ma al contempo legato al nostro territorio, il lago di Como. E penso che ci siamo riusciti. Quali sono i segreti di un buon gin, e del vostro in particolare?MR: Credo che siano gli stessi di qualsiasi altro prodotto: garantire la massima qualità in tutta la filiera produttiva ed essere autentici. In Rivo utilizziamo solo gli ingredienti migliori, e quelli locali sono selezionati e raccolti a mano nelle montagne attorno al lago di Como. Ci avvaliamo poi dell'esperienza di una delle distillerie più antiche d'Italia per trasformare le nostre botaniche in un distillato. E questa autenticità teniamo sempre a sottolinearla, visto che ci differenzia dal mondo dei gin più commerciali. Sappiamo che dietro quel “foraging” menzionato sull'etichetta c'è il lavoro di raccolta e selezione della signora Gianna Rivolta. È botanica per passione o per professione? MR: Il foraging è l’arte di cercare le erbe direttamente in natura. È un’attività che richiede pazienza e dedizione, ed è un lavoro di squadra gestito da mia mamma, appassionata botanica, insieme ad un gruppo di botaniche professioniste e raccoglitrici. L'aspetto affascinante e magico del tema foraging, e più in generale della raccolta di botaniche, è proprio la capacità di individuare le botaniche. Sembra un'ovvietà ma in natura tutto è verde! E saper riconoscere anche le botaniche più ovvie non è cosa semplice. Il foraging sta fortunatamente crescendo anche in Italia, con qualche anno di ritardo rispetto ai paesi nordici. Oltre al tema della raccolta, porta con sé in maniera intrinseca il rispetto per la natura e l'amore per la scoperta. Molte botaniche che oggi riscopriamo anche in piatti di chef famosi erano usate dalle nostre nonne in cucina oppure nella preparazione di rimedi medici. Gin è il prefisso di ginepro, tuttavia molte altre erbe (i "botanical") concorrono alla costruzione del bouquet. Puoi spiegarci il processo dalla raccolta alla distillazione?MR: Abbiamo voluto che il bouquet di sapori di RIVO fosse dato da botaniche locali, rappresentando in questo modo il legame nostro e del prodotto con il Lago di Como, da dove veniamo. La raccolta delle botaniche avviene 3-4 volte all'anno, ma la cosa meravigliosa è che essa è influenzata da molteplici fattori fuori dal nostro controllo e tutti strettamente legati ai cicli naturali: pioggia, vento, sole e, non da ultimo, le tempistiche delle stagioni. Le varie botaniche, una volta raccolte, vengono distillate individualmente e successivamente assemblate. Parliamo dell’etichetta: è davvero bellissima, ma anche molto complessa e piena di riferimenti. Puoi raccontarceli? MR: Per secoli, donne locali hanno cercato nei prati attorno al Lago di Como erbe e fiori per preparare medicine e rimedi. La storia le chiamerebbe streghe. Noi le consideriamo pioniere di pozioni uniche. Ed è proprio l'elemento delle streghe e della magia che ha ispirato il packaging. Linee geometriche si inseguono per creare figure astratte, che nei dettagli riprendono due elementi del territorio: le montagne e le onde del lago. Inoltre, le linee geometriche vogliono ricordare il razionalismo Italiano di cui Como è la culla. In generale, l'idea era quella di creare un design che richiamasse l'artigianalità italiana, ma che al contempo fosse moderno e capace di presentarsi a livello internazionale. Siete già stati a Londra, la mecca mondiale del gin, con il vostro Rivo? Com’è andata?MR: Direi molto bene. Siamo distribuiti in UK. Si gioca nella tana del lupo, ma a differenza di altri mercati ugualmente complessi Londra è sempre aperta a prodotti nuovi con un profilo artigianale e soprattutto autenticoQual è la ricetta del cocktail perfetto per degustare al meglio il gin, e in particolare Rivo Gin? E la vostra ricetta preferita? MR: RIVO è un prodotto abbastanza versatile. Mia mamma lo adora in un gin & tonic classico. Io in un Negroni. Giusta par condicio. 

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21.07.2017

Una filosofia improntata alla freschezza dall’orto alla tavola, la passione per la cucina innovativa e un e una spiccata vocazione alla sostenibilità: con questi ingredienti d’eccezione East Dining ha decisamente portato una ventata d’aria fresca sulla scena della ristorazione australiana. Nella cittadina costiera di Mount Martha, Melbourne, circondato dalla sublime bellezza naturale della penisola di Mornington, questo ristorante innovativo parte dall’idea di creare piatti unici poiché realizzati con ingredienti tutti locali, dal pesce fresco dell’oceano alle erbe raccolte lungo la costa. Oltre a consentire a East Dining di mettere a punto sapori particolari e di esaltare e personalizzare il gusto dei piatti che escono dalla sua cucina, questa preponderanza della filiera corta innesca un circolo virtuoso e porta con sé anche un effetto collaterale importante: un ridotto impatto dell’attività sull’ambiente circostante, amplificato anche dalle altre pratiche sostenibili che accompagnano tutti i processi, fino alla gestione degli scarti e dei rifiuti. Ma c’è un ulteriore aspetto che rende East Dining particolarmente interessante: è l’utilizzo di tecniche di preparazione innovative, che aggiungono all’eccellenza degli ingredienti un tocco di sofisticatezza e giocosità. Fra i piatti di maggior successo ci sono ad esempio i popcorn al caramello preparati con l’azoto liquido, spruzzati con bacon allo sciroppo d’acero, atriplice e peperoncino, o le ostriche servite con cappe sante e erbe di spiaggia. Il ristorante organizza anche delle spedizioni di foraging durante le quali i membri dello staff condividono la loro esperienza e le loro conoscenze in termini di erbe selvatiche, invitando gli ospiti a scoprire quali erbe si possono raccogliere in loco per dare un tocco di più alla propria cucina casalinga: una lezione davvero interessante sulla grande importanza degli ingredienti freschi nell’alimentazione quotidiana.  

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19.07.2017

Nella sua parte più alta potrebbe ospitare un intero isolato di New York City, con tanti di grattacieli di 40 piani. Ma le dimensioni non sono la sola cosa eccezionale della grotta di Hang Soon Dong Cave, perché quella che è considerata la grotta più grande del mondo è anche una delle destinazioni più ricercate del pianeta, con una lista d’attesa di due anni per chiunque desideri visitarla o vederla da vicino. Nel cuore del Phong Nha Ke Bang National Park nel Vietnam centrale, questa affascinante cavità naturale è il risultato dell’erosione del calcare da parte dell’impetuoso fiume Rao Thuong, che negli anni ha dato vita prima a un tunnel e poi a un’enorme cavità nella superficie terrestre. Ma ciò che rende questa grotta ancor più magica sono le suggestive doline che si sono aperte con il crollo di parte del soffitto, che regalano scorci di giungla rigogliosa e soffici nuvole. E non c’è da affatto stupirsi che questa caverna gigantesca abbia sviluppato un suo particolare ecosistema sotterraneo, con tanto di fenomeni atmosferici, laghi, fiumi e giungla. Forse, anzi, il più grande segreto del suo successo sta proprio qui, nell’occasione che offre a chi la esplora di vivere un’esperienza quasi soprannaturale, di essere trasportato per un po’ su un altro pianeta. La grotta di Hang Soon Dong Cave è considerata abbastanza recente in termini relativi, e ancor più recente è la sua scoperta, che risale al 1990 quando un contadino vietnamita vi s’imbatté per caso. Affascinato dallo spettacolo insolito di quel paesaggio sotterraneo e dal rumore dell’acqua che sgorgava dal sottosuolo, una volta allontanatosi Ho Khanh non fu però più in grado di ritrovare la strada della grotta, fino a 18 anni più tardi, quando se la trovò nuovamente davanti e riuscì ad avvertire la British Caving Research Association della sua incredibile scoperta. Nel 2013, la grotta è stata aperta al pubblico per la prima volta con la gestione esclusiva del tour operator Oxalis Adventure Tours, che propone escursioni di 5 giorni nelle sue profondità. L’esperienza è estremamente faticosa e richiede una certa preparazione fisica, poiché comprende un trekking di due giorni nella giungla e l’attraversamento del fiume prima di giungere al villaggio della tribù locale dei Ban Doong e infine all’ingresso. I tour di Oxalis comprendono anche due guide esperte nell’esplorazione di grotte, tre guide locali e due chef, che accompagnano l’intera spedizione per dare agli ospiti la sensazione di sentirsi a casa anche in un luogo così insolito.  

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17.07.2017

Rigogliose colline a perdita d’occhio, panorami mozzafiato e tante occasioni per vivere un’avventura nel verde. Quello delle Carmeron Highlands è il paesaggio collinare più ampio del Pahang, in Malesia, una destinazione che gradualmente si è fatta spazio nei cuori dei viaggiatori amanti della natura e in cerca di un angolo incontaminato. Con l’arrivo del turismo, naturalmente, questa zona un tempo selvaggia si è notevolmente antropizzata, ma è riuscita a conservare un fascino tutto suo, sia sotto il profilo naturale che sotto quello dell’eredità lasciata dall’epoca del colonialismo inglese ottocentesco. Oggi, in virtù della loro storia, le Highlands sono abitate da una popolazione mista formata da popolazioni indigene, cinesi e di discendenza indiana. E la stessa diversità si ritrova nell’ambiente naturale: i fianchi delle colline sono infatti ricoperti da una grande varietà di specie animali e vegetali, e attraversati da sentieri immersi nella giungla che conducono a cascate, punti panoramici e villaggi aborigeni. Allo steso tempo, il tio di terreno ha permesso un grande sviluppo dell’agricoltura, per cui numerosissime sono le piantagioni di the, così come i frutteti e gli orti che consentono alle popolazioni locali di autosostentarsi. Fra le esperienze interessanti da fare suggeriamo di visitare le piantagioni di fragole (e soprattutto di assaggiare questi frutti deliziosi direttamente dalla pianta), lo spettacolare Butterfly Garden e gli allevamenti di api. 

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13.07.2017

Che cosa c’è sotto i nostri occhi? Cosa nasconde il sottofondo visivo quotidiano della città, quello che il nostro sguardo ormai non registra più? Cosa succede quando l’obiettivo fotografico traduce uno spazio industriale in pura forma? Sono alcune delle domande che pone la mostra FuoriCentro, in programma al Chiericati Underground, lo spazio sotterraneo del palladiano Palazzo Chiericati, sede dei Musei Civici di Vicenza. FuoriCentro nasce infatti da una sfida: quella di filtrare attraverso la fotografia d’autore l’immagine di una periferia che è costantemente sotto lo sguardo di tutti, ma che raramente qualcuno osserva con attenzione. Le immagini in mostra, realizzate da Rocco Rorandelli, Lavinia Parlamenti e dal duo Andrea e Magda propongono dunque interpretazioni differenti, contrastanti e inusuali dell’area urbana industriale di Vicenza Ovest, considerata periferica ma di fatto ormai del tutto inglobata nel tessuto urbano cittadino. L’obiettivo era quello di applicare l’arte fotografica all’analisi del territorio, per fermare nel tempo dello scatto l’evoluzione della città e farne un punto di riferimento utile a cogliere il cambiamento ora e nel futuro. Fabbriche, case, luoghi privati e di lavoro hanno dunque accolto l’obiettivo dei fotografi, che hanno vissuto nell’area per diverse settimane sviluppando una propria visione personale dei luoghi attraverso il lavoro sul campo e il confronto costante. La mostra resterà aperta dal 28 luglio al 24 settembre.  

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Città sempre più tentacolari e affollate e terre coltivabili sempre più scarse: una combinazione che non lascia ben sperare nel futuro, soprattutto se non si corre ai ripari per trovare soluzioni in grado di garantire il giusto sostentamento alle popolazioni delle grandi aree metropolitane del mondo. Sebbene non siano certo un fenomeno nuovo, le cosiddette urban farm, aziende agricole che si sono ritagliate uno spazio nel cuore delle grandi città, rappresentano una strada percorribile, soprattutto grazie alle numerose tecniche innovative che consentono di coltivare in spazi urbanizzati come terrazzi, ex-magazzini e orti comunitari, senza terra, sull’acqua o addirittura in aria. In Inghilterra e negli Stati Uniti, quello delle urban farm è ormai un vero e proprio movimento che ha preso piede sia fra i coltivatori, sia fra le persone desiderose di trovare prodotti freschi e di qualità a filiera corta - anche in una città come New York, che fra i suoi svettanti grattacieli nasconde una miriade di orti, fattorie e aziende agricole al chiuso e all’aperto dove con tecniche come l’idroponica, l’acquaponica e l’aeroponica si produce in modo sostenibile.Eccone alcune che meritano di essere conosciute. Bell Brook and Candle RestaurantVero e proprio gioiello della sostenibilità, questo ristorante si rifornisce per il 60% grazie al suo orto idroponico automatizzato, ospitato sul terrazzo. Si tratta del primo ristorante in città ad aver adottato a livello commerciale un sistema per cui si produce esclusivamente ciò che serve in cucina.   Riker island GreenhouseGestito dalla Horticultural Society of New York, questo orto-serra si trova all’interno del principale complesso carcerario cittadino ed è stato creato per coinvolgere i detenuti, che qui imparano a coltivare per riconnettersi con il mondo e con la natura. Una sorta di riabilitazione che parte dalla terra. La Finca Del Sur/ South Bronx FarmersNascosta fra i binari della Metro-North Railroad e un’affollata autostrada del Bronx, quest’azienda agricola gestita da donne afroamericane del quartiere è uno spazio pensato per radunare la comunità e uno strumento educativo sul tema dell’alimentazione. Qui si coltivano frutta e verdura biologiche di origini diverse, dalla lattuga inglese al timo mediterraneo. Gotham GreensOltre a essere uno dei più conosciuti orti urbani da terrazzo della città, Gotham Greens è anche una delle aziende agricole più sostenibili del paese. Sostenuto da energia al 100% rinnovabile, utilizza tecniche di coltivazione che consentono una produzione del 50% superiore a quella di una comune serra, utilizzano il 25% in meno di energia. Brooklyn Grange Con oltre 22 tonnellate di verdura bio prodotta ogni anno, questo celebre orto urbano è la più grande azienda agricola per la coltivazione a terra su un terrazzo a livello mondiale. Oltre agli ortaggi offre anche le uova fresche, anch’esse rigorosamente biologiche, deposte dalle sue galline ovaiole.  

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10.07.2017

Chilometri e chilometri di bianche dune sabbiose che s’inseguono abbagliando gli occhi sotto un sole limpido: il paesaggio desertico e deserto dei Lençóis Maranhenses National Park è davvero insolito per le coste solitamente affollate del Brasile. Le “lenzuola del Maranhão”, così si potrebbe tradurre alla lettera il nome in portoghese di questo mare di dune bianche nel nord est del paese, a un primo sguardo potrebbero sembrare un deserto vero e proprio, ma non lo sono: ogni anno, durante la stagione delle piogge l’acqua piovana dà vita a ruscelli che scorrono fra le dune raccogliendosi in migliaia di piccole lagune turchesi le cui acque dolci, al loro massimo, raggiungono i tre metri di profondità e sono addirittura balneabili e abitate da pesci, poiché comunicanti con i laghi circostanti. Questo luogo meraviglioso dalla bellezza unica è però una visione soltanto temporanea: poco dopo la stagione delle piogge, che va da marzo a giugno, ha inizio la stagione secca. I pesci delle lagune vanno in letargo nel fango, il vento solleva la sabbia e la situazione, verso ottobre, si fa davvero complicata per chi desidera godersi il paesaggio. Il momento migliore per visitare i Lençóis Maranhenses è dunque il mese di luglio, quando fa ancora caldo e l’acqua dei laghi è alla sua altezza massima. Per visitare il parco suggeriamo di atterrare a São Luís, la capitale del Maranhão, per poi raggiungere la città di Barreirinhas, da dove si può accedere direttamente ai Lençóis a bordo di una jeep. 

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07.07.2017

Acque turchesi, barriere coralline, candide spiagge e atmosfere isolane e contagiosamente rilassate: questo è ciò che ci aspetteremmo da una vacanza nei Caraibi. La realtà, ahimé spesso è ben diversa, anche perché stiamo parlando di una delle destinazioni più amate, ricercate e inevitabilmente affollate al mondo. Addio al sogno di una settimana fra paesaggi mozzafiato e tranquillità, dunque? Non necessariamente. Esistono infatti alcune destinazioni caraibiche meno frequentate. Forse più esclusive, certo, ma anche capaci di offrire proprio quell’insieme di tranquillità, villaggi in riva al mare, spiagge immacolate, e, all’occorrenza, un entroterra rigoglioso e abbondanza di avventure fra barriere coralline e montagne da esplorare. Bequia – Arcipelago delle GrenadineNota ai più come “Small Little Island” (“piccola isoletta”), questo paradiso in miniatura è grande appena 18 chilometri quadrati, ma il suo fascino magico ne compensa abbondantemente le dimensioni. E poi si tratta pur sempre della seconda isola più grande delle Grenadine. Amatissima dai proprietari di yacht e da chi ama le immersioni (ha oltre 300 siti per immersioni), Bequia è perfetta anche per chi ama semplicemente godersi la bellezza delle sue spiagge. La sua natura montuosa, poi, aggiunge poi ulteriori occasioni di svago e scoperta, per immergersi nei ritmi lenti dell’isola circondati dal verde. Fra le spiagge più isolate e pittoresche c’è senza dubbio Friendship bay, raramente affollata poiché accessibile soltanto via mare, che vi farà sentire un po’ come se aveste un’intera spiaggia a vostra disposizione. AnguillaQuest’esclusiva isola nel nord dei Caraibi sembra essere lontana anni luce dalle isole più turistiche. La sua ricchissima cultura locale, le magnifiche spiagge e i caratteristici villaggi costieri sono gli aspetti che la rendono tanto cara a chi cerca un’esperienza autentica e lontana dai soliti percorsi. Il turchese del suo mare vi farà rivedere il vostro concetto di “acque cristalline”, e le sue oltre 30 spiagge, ciascuna a suo modo spettacolare, vi lasceranno letteralmente senza fiato. Carriacou – Arcipelago delle Grenadine Benvenuti sull’isola che fa del minimalismo il cuore della sua atmosfera genuina, rimasta intatta e pressoché invariata rispetto a cinquant’anni fa. Con i suoi appena 34 chilometri quadrati di superficie, Carriacou, a nord dell’isola madre Grenada, è l’isola perfetta per rilassarsi e disconnettersi dal mondo fra magnifiche viste dalle coste sabbiose e orlate di palme e immersioni nella barriera corallina. Tutti i siti dedicati alle immersioni propongono esperienze pensate per gradi di difficoltà differenti, per cui anche i meno esperti possono godersi la meraviglia dei fondali in tutta serenità.  

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07.07.2017

Se doveste chiedere a un giapponese quel è la bevanda ideale da abbinare ai gyoza, i classici ravioli ripieni all’orientale, vi risponderebbe senz’altro che è la birra. In realtà, da quando i gyoza, che un tempo erano soltanto una sorta di contorno da abbinare al ramen, si sono trasformati in piatto forte, sono sempre più numerosi i ristoranti che propongono abbinamenti sofisticati con vini e pregiati saké giapponesi. Una tendenza che ha portato molte variazioni sul tema, da quelle etniche a quelle tradizionali giapponesi, casual oppure chic. Ecco una lista di ristoranti a Tokyo dove i gyoza la fanno da padroni. Gyōza Shack (Sangenjaya)Questo ristorante in stile newyorchese con pareti pannellate in legno propone i gyōza abbinati a vino e saké. I ravioli sono preparati con maiale Shōnai di Yamagata e arricchiti con verdure bio. Il saké è viene anch’esso da Yamagata, fra le etichette presenti c’è il Tatenokawa. Gyōza & Tapas Rai-Mon (Shinjuku Sanchōme)Nel cuore di Shinjuku, questo ristorante del gruppo Marugo propone i gyōza in versione tapas e una ricca lista di vini in un ambiente raffinato. Il piatto forte sono i gyoza senza aglio, che si possono mangiare senza preoccuparsi di come ci si sveglierà il giorno successivo.  Oltre ai soliti gyoza hanetsuki grigliati (alla lettera “ravioli con le ali”), da Rai-Mon si possono provare anche quelli bolliti e conditi con sesamo, coriandolo o zenzero, serviti con una salsa stile Shanghai o con una zuppa calda e piccante. Ikejiri Gyōza (Ikejiri)Aperto dalla famosa chef Madame Rose dopo la chiusura di Aoba a Shinjuku, questo nuovo ristorante propone fra i molti piatti interessanti anche i gyoza alla griglia in versione super sana ripieni di gamberi, verdure di stagione o pollo e coriandolo. Anche la versione bollita con salsa ponzu è piacevolmente rinfrescante. Da provare poi la salsa tare a base di sambal, una salsa balinese di peperoncini macerati in aceto, adattata al gusto giapponese. Come antipasto suggeriamo di provarne uno per tipo, da abbinare a una pinta di birraChinkairō (Meguro)Puro stile asiatico per questo locale di Meguro che propone quattro tipi di ravioli: alla griglia, bolliti, al vapore o fritti. Quelli fritti ripieni di verdure strizzate a mano sono così irresistibilmente croccanti che non potrete evitare di ordinare il bis. Rispetto ai saporiti gyoza bolliti con abbondante erba cipollina, quelli al vapore hanno un impasto più morbido e un gusto più pulito, seppure ricco. Anche le dosi sono decisamente generose: da Chinkairō la quantità va di pari passo con la qualità. Ryūkyū Chinese Tama (Shibuya)Questo ceebre locale che prende il nome dal altrettanto famoso chef e proprietario, Fumihiro Tamayose, le cui origini spaziano da Shanghai a Okinawa, propone una cucina che mescola le due tradizioni. I wonton bolliti ripieni di gamberi dalla texture soffice e dal sapore avvolgente sono uno dei piatti forti, da provare insieme alla salsa piccante al sesamo e peperoncino. Fra le bevande il vino la fa da padrone, con oltre 180 etichette disponibii. 

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05.07.2017

I sapori della cucina di New Orleans sono, come spesso accade, il riflesso della storia e della cultura locali. Così come la città stessa viene spesso definita come un “melting pot”, anche la sua cucina è frutto di numerose ibridazioni con il mondo africano, europeo e quello dei nativi americani.Le due parole che più spesso sentirete pronunciare se deciderete di esplorare la cucina locale sono cajun e creole, due tradizioni che condividono ingredienti e ricette e che per questo vengono spesso confuse l’una con l’altra, o scambiate per la stessa cosa. In realtà, esiste una distinzione precisa legata all’origine di questi due stili culinari. Per farla semplice, la cucina creola nasce nelle zone urbanizzate della Lousiana e mescola tradizioni, sapori e profumi che arrivano da tutto il mondo - Francia, Spagna, Portogallo, Italia, America e Africa – e si basa su una maggiore varietà d’ingredienti. La cucina cajun nasce invece nelle zone rurali con influenze europee e native americane – il termine cajun fa riferimento agli acadiani, un gruppo etnico formato da ex-coloni francesi dell’Acadia successivamente deportati in Lousiana – e la sua caratteristica predominante è l’abbondanza di condimenti. Fra i classici della tradizione creola e cajun ci sono il gumbo, una zuppa con gamberi, ostriche e molluschi o carne, il po'boy, un panino imbottito con verdure e pesce o carne fritta, e la jambalaya, una specie di paella speziata. Poiché queste ricette possono rientrare in entrambe le tradizioni, un trucco locale per distinguere un piatto di cucina creola da un piatto cajun è quello di verificare la presenza del pomodoro, assente in quest’ultima. E adesso che siete pronti a conoscere dal vivo i sapori di New Orleans, ecco tre ristoranti imperdibili per gustarli al meglio. R’evolution Nel cuore del Quartiere Francese, R’evolution propone un’interpretazione creativa dei classici della cucina creola e cajun in un ambiente elegante e raffinato, con il plus di una sua magnifica cantina in vetro e legno che contiene oltre 10,00 etichette diverse. Da provare assolutamente è il piatto più amato e fotografato della casa “Death by Gumbo” (alla lettera “morire di gumbo”), spettacolare sia nei sapori, sia nella presentazione, a base di  quaglia disossata ripiena di riso, ostriche e salse e servita in una zuppa stile gumbo. Commanders Questo storico ristorante è uno dei più longevi in città, e in quanto tale è considerato una vera e propria istituzione. Nel cuore del quartiere di Garden District dalle strade alberate, si contraddistingue per la sua facciata bianca e azzurra e per l’alta cucina creola che rende omaggio ai migliori sapori di New Orleans riproponendo classici come il pesce in crosta di noci pecan e il soufflé alla creola con crema al whisky, il tutto accompagnato da bicchieri di Martini. Galatoire’s Cenare in questo leggendario ristorante è un’esperienza memorabile ed è quanto di più autenticamente caratteristico possa esserci a New Orleans, dai camerieri in smoking fino alla cucina franco-creola tanto amata dalle élite cittadine. Fra i piatti più amati ci sono le melanzane ripiene e il granchio, e anche i drink sono di ottima qualità.Qui non si prenota: chi prima arriva si siede per primo, vi basti sapere che il momento più affollato è il venerdì a pranzo, quando davanti alla porta del ristorante si forma una lunga fila d’attesa per accedere alla gettonatissima sala da pranzo principale. 

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03.07.2017

L’Australia è terra di paesaggi per eccellenza, un luogo così immenso che lo sguardo può spaziare senza confini, fatto per avventurosi viaggi on the road e attraverso terre selvagge. Alla sua incredibile diversità di panorami si affianca però anche il fascino della sua storia e della sua cultura meticcia, che ne fanno un luogo davvero unico da scoprire. A cominciare da quelli che sono i luoghi più inattesi, insoliti o inesplorati. Il Lago rosa di HillierUna visione davvero incredibile: il Lago salato di Hillier, nell’ovest del paese, è uno dei rari laghi rosa del mondo. Il suo colore rosa fosforescente sembra sia dovuto alla presenza nelle acque di un organismo chiamato Dunaliella salina. Osservarlo dall’alto a bordo di un elicottero è un’esperienza a dir poco surreale. Glamping nel deserto in sella al cammello Pensavate chei viaggi nel deserto fossero una prerogativa del Nord Africa? La Australian Camel Experience propone suggestivi tour in sella a un cammello attraverso meravigliosi paesaggi desertici, con tanto di pernottamento in tende di lusso, cucina viaggiante e falò sotto le stelle. Dormire in un’antica minieraOltre all’abbondanza di panorami mozzafiato in superficie, l’Australia cela svariate meraviglie anche nel sottosuolo. Fra queste c’è senz’altro l’unico e inimitabile Desert Cave Hotel, costruito all’interno di un’ex-miniera di opale, un albergo con tutte le comodità e i servizi che ci si può aspettare da un quattro stelle, e in più il fascino di dormire e mangiare nel cuore della terra. Al confine della meraviglia Avete mai desiderato di trovarvi in due posti diversi nello stesso momento? Cape Tribulation è l’unico luogo al mondo in cui non due posti qualsiasi, ma due Patrimoni Mondiali dell’Umanità - la Grande Barriera Corallina e la foresta pluviale di Daintree – s’ncontrano. Il risultato è un paesaggio magnifico in cui acque turchesi incontrano primitive foreste verdeggianti. Il giardino sommersoPuò darsi che la semplice idea di una dolina calcarea non v’ispiri nulla di magico, ma l’australiana Umpherston Sinkhole qualcosa di magico ce l’ha. Questa grotta il cui soffitto è precipitato lasciando una sorta di cratere aperto nella terra è stata infatti trasformata in un “giardino sommerso” dove crescono fiori e piante rigogliose. La notte, il giardino s’illumina di luci e proiezioni, trasformandosi in una vera e propria attrazione per turisti e abitanti del luogo.  Tutte le immagini sono state gentilmente fornite dall'Australian Tourism Commission

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29.06.2017

I cosiddetti treni-resort, che offrono lussuosi viaggi a tappe simili a crociere su rotaia, sono uno dei più recenti trend del turismo giapponese. Per chi parte da Tokyo, da circa un anno è attivo il treno Izu Craile, che propone un weekend di pura evasione attraverso i bellissimi paesaggi dell’estremo sud della penisola di Izu, a bordo di quattro carrozze super confortevoli con diversi tipi di sistemazioni - dallo scompartimento ai sedili tradizionali fino al bancone – decorate con motivi ispirati al mare, alla brezza e ai ciliegi sakura, e con in più il vantaggio di un catering di alto livello Il treno viaggia fra la stazione di Odawara e quella di Izukyū-Shimoda, offrendo per tutto il tragitto magnifici scorci di mare e numerose soste per ammirare al meglio il percorso. E poi ci sono i pasti, o meglio i bentō, preparati e confezionati sotto la supervsione di Sakura Akimoto, chef e proprietaria del famoso ristorante francese Morceau, con ingredienti locali freschissimi, dolci originali e birra artigianale di Izu. Infine, sulla carrozza 3 c’è addirittura un wine bar a formula open, un’attenzione in più offerta ai passeggeri dell’ Izu Craile per completare  quest’esperienza unica con qualche bicchiere di ottimo vino. 

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28.06.2017

Radiohead, 5 luglio, Manchester Arena, Manchester (UK)Un’occasione rara per chi vuole ascoltare la resa dal vivo dell'acclamato A moon shaped pool fuori dal circuito dei festival estivi. E chissà che Yorke & Co. non colgano anche l'occasione del ventennale di Ok Computer per eseguire il loro album-capolavoro nella sua interezza. Primal Scream, 14 luglio, Convento dell'Annunziata, Sestri Levante (Italia)Dagli anni psichedelici di Sonic Flower Groove e dell'elettronica lisergica del capolavoro del 1991 Screamadelica, i Primal Scream non hanno mai smesso di stupire e di cambiare pelle. E per chi vuole ancora stupirsi, quest'estate può farlo andando a vederli nella magnifica location del Convento dell'Annunziata di Sestri Levante, tra il golfo della Baia del Silenzio a levante ed il golfo della Baia delle Favole a ponente. Coldplay, 15-16-18 luglio, Stade de France, Parigi (Francia)Non è un caso se una band utilizza ben tre date del proprio tour per esibirsi in uno degli stadi più grandi del mondo. Ed infatti dai tempi di Yellow, Chris Martin e sodali hanno macinato centinaia di concerti e milioni (più di 80) di copie vendute. Bjork, 30 luglio, Naeba (Giappone)L'ex enfant prodige islandese torna con un mini-tour la cui tappa più suggestiva è - senza alcun dubbio - quella del Fuji Rock Festival, l'importante rassegna giapponese che si svolge nella bucolica località di Naeba. Erykah Badu + Mary J. Blige, 12 luglio, Piazza Napoleone, Lucca (Italia)Nella splendida cornice della “Piazza Grande” del Lucca Summer Festival si incontrano la controversa attivista e cantautrice soul Erykah Badu e la “regina dell'Hip-Hop Soul” Mary J. Blige. U2, 22 luglio, Croke Park, Dublino (Irlanda)Gli U2 tornano a casa per il tour che commemora il trentesimo anniversario di The Joshua Tree, il lavoro che li ha fatti entrare nell'Olimpo degli dei del Rock. L'album del 1987 verrà ovviamente risuonato per intero – per la gioia dei fan. Muse, 22 luglio, Jones Beach Theater, Wantagh (USA)Una delle band più spettacolari e teatrali del rock in una delle location per concerti più attraenti e stravaganti degli Stati Uniti, il Jones Beach Theater. La cui peculiarità sta tutta nella sua unica conformazione, con le scalinate della platea abbarbicate sulle rive della Zachs Bay ed il palco sospeso sopra l'acquaThe Who, dal 29 luglio all'11 Agosto, Colosseum at Caesars Palace, Las Vegas (USA)Per gli irriducibili mod e per chi ancora non avesse visto dal vivo Pete Townshend far roteare il braccio destro prima di colpire la sua Fender durante l'intro di Baba O'Riley, l'opportunità da cogliere può essere proprio questa striscia di concerti degli Who al mitico Colosseum di Las VegasFeist, 2 agosto, Circus Krone, Monaco di Baviera (Germania)La canadese Leslie Feist, lanciata 10 anni fa dalla hit 1234, conduce la tourné del suo nuovo lavoro Pleasure nell'inusuale cornice del bizzarro e coloratissimo Circus Krone di Monaco, uno dei pochi circhi permanenti ancora attivi in Europa. Interpol, 13 agosto, Fortezza di Kalemegdan, Belgrado (Serbia)Gli alfieri del revival post-punk di inizio anni duemila, quest'estate attraversano il mondo ripropongono il loro debutto del 2002 Turn on the bright lights. Fra le date più affascinanti c’è quella presso il Kalemegdan di Belgrado, una fortezza medievale sita alla confluenza dei fiumi Sava e Danubio. Van Morrison, 13 agosto, Slieve Donard Hotel, Newcastle (Irlanda del Nord)“Van the man” è ormai parte della Storia della Musica. Sue sono alcune delle più belle canzoni degli ultimi 50 anni: Gloria, Brown-Eyed Girl, Domino e Wild Night. Se siete nei paraggi di Newcastle a metà Agosto approfittate della chance di vederlo cantare nell'atmosfera intima dello Slieve Donard HotelBelle and Sebastian, 16 agosto, Chicago Theatre, Chicago (USA)Stuart Murdoch traghetta il pop da cameretta dei suoi Belle and Sebastian lontano dalla natia Scozia e fino allo splendore architettonico di inizio '900 dello Chicago Theatre. Patti Smith, 16 agosto, Stadtpark, Amburgo (Germania)Da 40 anni a questa parte nel verde dell'enorme Stadtpark di Amburgo si tengono alcuni dei migliori concerti all'aperto di Germania. Quest'estate ad esibirsi ci sarà anche la sacerdotessa del rock Patti Smith. Depeche Mode, 9 settembre, Madison Square Garden, New York (USA)Sono riusciti a sopravvivere ad una carriera da stelle del synth-pop continuando a cercare nuove soluzioni e nuovi suoni. A più di 35 anni dal loro primo LP, i Depeche Mode tornano con un concerto tra le mura del Madison Square Garden che si prospetta come una vera e propria. Gorillaz, 18 settembre, Fox Theatre, Detroit (USA)La band-emblema del crossover culturale e musicale di inizio XXI secolo porta il suo live act in un luogo-simbolo del XX secolo americano: l'imponente ex Palazzo del Cinema Fox di Detroit. Jesus and Mary Chain, 21 settembre, Liverpool Olympia, Liverpool (UK)Per molti la notizia dell'uscita di Damage and Joy è stata una sorpresa: sono passati quasi 20 anni dal precedente album Munki. Conoscendo la scarsa prolificità della band new wave, i fan faranno bene a non mancare all'antico Teatro Olympia di Liverpool. Beach House, 23 Settembre, Hollywood Bowl, Los Angeles (USA)La band dream pop di Baltimora si esibisce in uno dei più famosi anfiteatri del mondo, lo storico Hollywood Bowl, dove dalla fine degli anni '20 ad oggi hanno suonato artisti come Ella Fitzgerald, Kanye West, i Beatles e i Nine Inch Nails. Fleet Foxes, 27 Settembre, Red Rocks Amphitheatre, Red Rocks, Morrison (USA)Torna dopo uno iato di più di 5 anni il gruppo portabandiera dell'indie-folk americano. Le occasioni per assistere ad un loro concerto, di qua e di là dell'Atlantico, sono molte, ma poche possono rivaleggiare in bellezza con l'anfiteatro naturale di Red Rocks, immortalato nel celebre video-concerto degli U2 Under a blood red sky. Mogwai, 22 Ottobre, TivoliVredenburg, Utrecht (Paesi Bassi)Per promuovere il loro nono album in uscita in Autunno la band post-rock scozzese attraverserà Europa e Nordamerica. Il TivoliVredenburg, le cui sale sono state progettate per ospitare i migliori ensemble di musica contemporanea d'Europa, promette un’esperienza acusticamente perfettaFather John Misty + Weyes Blood, 18 Novembre, Sala Razzmatazz, Barcellona (Spagna)Lui è uno dei più divertenti ed improbabili cantautori americani della nuova generazione (con un passato da batterista dei Fleet Foxes) e lei un astro nascente del nuovo folk psichedelico. L'occasione per vederli entrambi è il concerto all'iconica Sala Razzmatazz di Barcellona.  

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26.06.2017

Come il perfetto riflesso del vivace quartiere emergente in cui si trova, Minet Al-Hosn, a ridosso di Downtown Beirut, Kaleo propone una versione contemporanea e ricercata della cucina europea. Già a cominciare dall’ambiente, progettato dal talento visionario dei designer dello studio David/Nicolas e ispirato all’estetica retro-futuristica e alle antiche chiese di Byblos, la città fenicia Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Fra sfumature di colore dominate dal rosa pallido e dal blu con accenti di bianco e felce, tappezzerie vellutate e abbondanza di stampe, fantasie e texture diverse su muri, tavoli e pavimenti, l’esperienza di mangiare da Kaleo ha una valenza estetica oltre che enogastronomica. L’obiettivo, però, non è soltanto quello di offrire ma non si tratta semplicemente di stupire gli ospiti, bensì di raccontare una storia e stimolare tutti i sensi.   Quanto alla cucina, il menù propone una serie di piatti di stampo europeo preparati con ingredienti stagionali selezionati e presentati con uno stile minimalista ma non scarno. o stesso vale per i dolci, alcuni dei quali sono così belli che quasi sembra un peccato mangiarli. Per arricchire ulteriormente la proposta, periodicamente Kaleo ospita chef esterni di fama internazionale invitandoli a proporre la loro idea di cucina europea.  

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23.06.2017

“Invecchiare bene è un’arte, per gli uomini come per il rum”. Questa frase descrive alla perfezione la cura artigianale, la raffinatezza e l’aroma eccezionale del rum che da 300 anni esce dalle Mount Gay Rum Distilleries, nelle Barbados. Oltre a vantare il titolo di più antica distilleria del mondo, infatti, Mount Gay può contare su tecniche secolari che sono alla base dei suoi blend e della personalità del suo rum, la cui unicità continua a spiccare. All’origine dell’arte di distillare il rum c’è la storia di questa pregiata acquavite, che risale a centinaia di anni fa, quando i coloni in cerca di terre dal clima ideale per la coltivazione della canna da zucchero si stabilirono sull’isola di Barbados. Grazie ai raccolti abbondanti, presto la semplice coltivazione fece spazio alla sperimentazione e così si sviluppò la distillazione del rum, che avrebbe gettato le basi della preziosa eredità alla base della produzione e dell’eccellenza di Mount Gay. Sofisticato in termini di sapore e qualità, un buon rum richiede in realtà pochi, importanti ingredienti. A Mount Gay, la ricetta prevede acqua, melassa (un sottoprodotto della raffinazione dello zucchero) e anni di tecniche collaudate e assaggiatori dal palato esperto.  Uno degli elementi distintivi nella produzione del rum è l’utilizzo di botti di legno – in particolare botti di legno di quercia americana già utilizzate per il whisky. Con l’invecchiamento, il rum acquisisce progressivamente un gusto più morbido e rotondo, arricchendosi di un armonioso mix di note affumicate di quercia e sentore di whisky. Una tecnica così ponderata potrebbe sembrare il frutto di una strategia precisa, ma in realtà nasce dal caso: all’arrivo il rum guadagnava una qualità superiore e un gusto più complesso. Creare un blend può essere un processo delicato e imprevedibile soprattutto in un clima caldo in cui l’evaporazione è 5 volte superiore al normale. Secondo il maestro miscelatore di Mount Gay Allen Smith, la ricetta per il blend perfetto sta nell’utilizzare pari quantità di persistenza, equilibrio e sapore. Qualche consiglio su come bere il rum Mount GayNella prima scena del film Casino Royale, quando Bond vince la Aston Martin DB5 nel One & Only Club, ordina “un Mount Gay e soda”. Ecco, questa è la classica ricetta per gustare questo rum - con ghiaccio oppure con soda – anche se un rum & cola sorseggiato in uno dei tanti bar specializzati delle Barbados è un’esperienza da mettere sicuramente nella lista dei desiderata. Le Mouth Gay Distilleries, naturalmente, si possono visitare: il tour propone un itinerario alla scoperta dei misteri e dei segreti del superalcolico più amato delle Barbados, il tutto accompagnato da assaggi di blend nuovi e antichi.  

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21.06.2017

L’effetto domino della sovrapproduzione di cibo e dello spreco alimentare è una minaccia continua e quotidiana nei confronti dell’ambiente. Ma per combatterlo esistono anche modi creativi, e inaspettatamente gradevoli. “Se vuoi cambiare il mondo, organizza una festa più bella di chi lo sta distruggendo”: è questo il motto di Toast Ale, un marchio di birra inglese cui va il merito di aver escogitato una soluzione creativa e sostenibile, quella di produrre la sua birra a partire da avanzi e scarti di pane frescoTristram Stuart, la mente dietro questa innovativa impresa, è impegnato in una battaglia contro lo spreco alimentare da oltre 15 anni. Come attivista, Tristram ha fondato Feedback, un’organizzazione ambientalista internazionale che si batte contro lo spreco alimentare a ogni livello della filiera. E il 100% dei profitti di Toast Ale va proprio a finanziare Feedback e le sue campagne di pressione sui governi e sulle istituzioni internazionali, orientate a cambiare l’atteggiamento della società contro questo problema. Abbiamo chiesto a Louisa Ziane, Chief Brand & Finance Office di Toast Ale, come le aziende e i consumatori possano contribuire a ridurre la sovrapproduzione di cibo e il suo disastroso effetto domino sull’ambiente. “La produzione di cibo”, ci ha spiegato, “comporta il maggior impatto sull’ambiente e consuma un’enorme quantità di risorse – terra, acqua, carburante ed energia – e così, per sfamarci, determiniamo conseguenze negative come i cambiamenti climatici”. Sebbene sia impossibile prevenire determinati livelli di sovrapproduzione, secondo Louisa “occorre fare tutto il possibile per mantenere il surplus all’interno della catena alimentare umana attraverso la redistribuzione, oppure, ove non sia possibile, per recuperarlo come mangime per animali”. Il primo aspetto da comprendere è che gli scaffali di negozi e supermercati non possono essere sempre ricolmi di prodotti esteticamente perfetti: le aspettative e la consapevolezza dei consumatori devono cambiare. In questo senso, creare una sorta di comunità internazionale che condivida l’obiettivo di ridurre gli sprechi è fondamentale. “E quale modo migliore di farlo che davanti a una birra?”. Naturalmente, Toast Ale rappresenta anche un esempio di questa gestione efficiente e sostenibile. “Lavoriamo con un produttore di sandwich molto vicino al nostro birrificio partner, e dunque il trasporto del pane rientra nel normale giro di distribuzione e consegne”. E avendo in previsione di espandersi, l’azienda punta ad aprire nuovi punti di produzione nei paesi interessati, ad esempio New York City, piuttosto che esportare. Infine, abbiamo chiesto a Louisa quali semplici regole e abitudini quotidiane noi, in qualità di consumatori, possiamo adottare alcune per contribuire a ridurre lo spreco. “I consumatori hanno un grande potere d’acquisto e possono efficacemente influenzare la gestione dei supermercati. Il primo passo da fare è quello di chiedere ai negozi di rendere pubblici i numeri relativi ai loro sprechi, mettendo loro un po’ di pressione e spingendo gli imprenditori a identificare opportunità anti spreco e a trovare soluzioni innovative. E poi dovremmo riflettere sui nostri stessi acquisti, scegliendo prodotti dall’aspetto imperfetto per dimostrare che i consumatori sono più interessati alle proprietà nutrizionali che a quelle estetiche. Infine, facciamo tutto il possibile per ridurre gli sprechi a casa, compriamo soltanto quello che ci serve e consumiamo quello che compriamo”. 

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19.06.2017

Nel cuore di Brooklyn c’è un nuovo punto di riferimento per i viaggiatori: è il 1Hotel Brooklyn Bridge, e la sua presenza somiglia tanto a una brezza d’aria buona nel caos della città. Merito dell’impegno nei confronti della sostenibilità, che in qualche modo sembra combinarsi perfettamente con un design sofisticato e anch’esso attento alle risorse e ai materiali. Interamente sostenuto da energia eolica, l’albergo è stato infatti concepito per fare in modo che ogni suo aspetto richiami il rispetto ambientale, dal complesso sistema di riciclaggio delle acque piovane alle lampadine a risparmio energetico, dai materassi in canapa realizzati su misura fino all’esclusivo servizio di noleggio di automobili elettriche Tesla. Oltre la metà dei materiali utilizzati per costruire questa oasi di dieci piani sono frutto di riciclo – legno e acciaio arrivano da una vecchia fabbrica di zucchero e distilleria – e l’elemento naturale è stato distribuito su tutti gli ambienti interni, come la lobby progettata dallo studio di architettura paesaggistica Harrison Green, che si apre su una parete verde di sette metri carica di piante rigogliose. E proprio la lobby ospita una sorta di mercato contadino in miniatura, dove ogni giorno si possono trovare frutta e verdura freschi provenienti da agricoltori locali – gli stessi utilizzati nella cucina del ristorante in puro stile farm-to-table. Poi, naturalmente, c’è la vista, che è forse il vero lusso di questo luogo: dalle stanze lo sguardo può spaziare fra alcuni degli elementi più iconici della città - il ponte di Brooklyn, lo skyline di Manhattan oltre il fiume Hudson e la Statua della Libertà. 

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15.06.2017

Con l’arrivo dell’estate, in tutti i ristoranti specializzati in ramen del Giappone compare il cartello con la scritta “Hiyashi chūka”: si tratta del ramen estivo, la versione estiva del più classico fra i piatti del Sol Levante, ideale per stimolare l’appetito. Originario della Cina, lo hiyashi chūka è composto da noodle freddi accompagnati da diversi ingredienti, secondo un’incredibile varietà di ricette. Ecco dove provarlo a Tokyo. Yōzusaikan (Kanda)Aperto nel 1906, Yōzusaikan è il ristorante a cui si deve l’invenzione dello hiyashi chūka, preparato ancora con grande rispetto per la tradizione, con ingredienti freschissimi e adagiati con grazia sui noodle freddi. Masa’s Kitchen (Ebisu)Da Masa lo hiyashi chūka mescola tradizione giapponese e innovazione occidentale, per un piatto dall’umami inconfondibile che è naturalmente, molto gettonato. La specialità della casa è il ramen con pollo bollito, cipollotto fresco e coriandolo, arricchito da una spolverata di pepe giapponese che ricorda quello di Sichuan. Cantonese Cuisine Ryūtenmon (Mita)All’interno del Westin Hotel di Tokyo, Ryūtenmon serve tutto l’anno l’ottimo hiyashi tantanmen – una reinterpretazione del piccante dandanmien di Sichuan. La sua versione popolare è quella con il brodo cremoso a base di semi di sesamo e noodle lisci, sottili e cotti al dente, Disponibile anche caldo.   Keiraku (Yūrakuchō)Keiraku ha aperto i battenti nel 1950 e compare anche nel romanzo Ginza Diary del celebre scrittore e gourmand Shōtarō Ikenami. È noto soprattutto per il suo saporitissimo goma hiyamen, una ciotola di noodle sottili accompagnati da zuppa ghiacciata di salsa tare al sesamo e aceto di riso, davvero delizioso. Menkoidokoro Isoji (Yoyogi)Menkoidokoro Isoji non è il solito ristorante di ramen, perché i suoi noodle fatti in casa sono serviti in un brodo di pesce e tonkotsu (possa di maiale), insaporito con una ricca salsa tare al sesamo e arricchito da una sorta di sorbetto preparato con gli stessi ingredienti del brodo. Il tocco finale consiste in una colorata decorazione fatta con foglie di shiso e ingredienti stagionali. 

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14.06.2017

Nascosta fra le isole francesi di Martinica e Guadalupe, la Dominica ha decisamente trasformato questa sua posizione un po’ defilata a proprio vantaggio, proponendosi come “isola della natura” e attirando una nuova generazione di viaggiatori eco-consapevoli e interessati alla sostenibilità, in cerca di un’esperienza che possa metterli in contatto con tutto lo splendore e la gloria di un ambiente incontaminato. Vero e proprio paradiso naturale, quest’isola rigogliosa è solcata da oltre 365 fiumi, e caratterizzata da paesaggi vulcanici e limpide cascate. E immerso in questa bellezza, arroccato sulle scogliere della foresta tropicale dominicana, si trova Secret Bay, un resort di appena otto ville e bungalow nascosti fra il verde come lussuose case sugli alberi, e circondate da baie e spiagge tranquille. A renderlo speciale, però, non è soltanto la bellezza del luogo e delle architetture, ma soprattutto l’impegno serio e costante nei confronti dell’ambiente e della sua tutela: tutti i materiali utilizzati per costruire il resort, ad esempio, sono di provenienza locale, rigorosamente assemblati e lavorati da artigiani e operai dominicani. Con il giusto equilibrio fra pratiche sostenibili e servizi degni di un cinque stelle, Secret Bay aspira a offrire un’esperienza fuori dal comune e fortemente legata all’anima autentica dell’isola, in particolare a chi ama la natura A contribuire sono infine anche le tante attività dedicate agli ospiti, da quelle più avventurose – esplorazioni in grotta, trekking, whale watching, kayaking, snorkeling notturno - fino a quelle più rilassanti, dalle sessioni di yoga e meditazione ai bagni rilassanti nelle acque cristalline delle vicine spiagge.   

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12.06.2017

Avete mai sentito parlare di ley line, linee temporanee o linee di prateria? Si tratta di presunti "allineamenti" fra punti geografici in corrispondenza di luoghi o monumenti che, secondo alcuni, sarebbero caratterizzati da energie speciali, di natura magica o spirituale. Fra questi c’è anche la cosiddetta Linea di San Michele che, al di là degli esoterismi, rappresenta una scusa perfetta per visitare alcuni luoghi davvero magnifici, seguendo la linea ideale che attraversa l’Europa conducendo dall’Irlanda fino a Israele e toccando nel suo percorso sette splendidi santuari, alcuni più noti e raggiungibili e altri così isolati e impervi da rappresentare un serio motivo d’avventura. Ad accomunarli sono la forte dimensione spirituale e il culto di San Michele, l’Arcangelo che per la religione ebraica rappresenta il difensore del popolo d’Israele e per quella cristiana l’avversario del demonio, al quale avrebbe sferrato il colpo di spada definitivo, simboleggiato appunto da questa Linea Sacra. Ecco le sette tappe di quello che potrebbe rivelarsi un itinerario emozionante e, per la maggior parte, lontano dai grandi flussi turistici. Skellig Michael, IrlandaA 17 chilometri dalle coste del Kerry, nel sud ovest dell’Irlanda, c’è un isolotto che è poco più di uno scoglio di forma piramidale, sulla cui sommità sorge il luogo più impervio di tutta l’Irlanda: si tratta di un monastero risalente al 588 (dichiarato nel 1996 Patrimonio dell’Umanità UNESCO) e fondato da un gruppo di monaci devoti a San Michele. Oltre a essere decisamente inaccessibile, questo affascinante luogo sacro è doverosamente protetto dal governo irlandese: solo 10 imbarcazioni hanno il permesso di salpare dalle coste del Kerry, con un massimo di 12 persone a bordo e soltanto una volta al giorno. Ciò non ha impedito tuttavia che l’isolotto fosse utilizzato come set per le riprese del settimo episodio della saga di Star Wars, Il risveglio della ForzaSt. Michael’s Mount, CornovagliaAncora su un’isola, questa volta di fronte a Marazion, in Cornovaglia, nel sud ovest dell’Inghilterra, sorge la versione inglese del ben più noto monastero di Mont Saint Michel francese. Situato nel punto in cui sarebbe apparso l’Arcangelo nel 495, questo luogo di culto fu costruito da un gruppo di monaci benedettini provenienti proprio da Mont Saint Michel. Oggi, dell’abbazia, più tardi sostituita da una fortezza, restano soltanto la chiesa e il refettorio. Come Mont Saint Michel, l’isola tidale si può raggiungere in traghetto oppure a piedi lungo una lingua di terra che emerge quando c’è bassa marea. Mont Saint-Michel, NormandiaIl più celebre e visitato fra i santuari della Linea è senza dubbio l’Abbazia benedettina di Mont Saint-Michel, sulle coste della Normandia, arroccata su di un isolotto tidale che però aveva quasi perso la sua insularità, fino all’abbattimento della strada che lo collegava alla terraferma, recentemente sostituita con un nuovo ponte. Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979, Mont Saint-Michel deve il proprio nome alla leggendaria apparizione dell’Arcangelo nel 709, il quale intimò a Sant’Auberto di far costruire a suo nome una chiesa scavata nella roccia. A portare a termine l’impresa furono poi i benedettini intorno al 900. Oltre alla suggestione del paesaggio, davvero interessante è anche la stratificazione di stili che caratterizza l’edificio sacro, e decisamente grazioso, seppure molto turistico, è anche il villaggio medievale che sorge attorno all’Abbazia. Sacra di San Michele, PiemonteLa spettacolare vista di questo grande complesso religioso risalente a prima dell’anno Mille sul Monte Pirchiriano è senza dubbio una delle più suggestive cartoline dalla bella Val di Susa. Dominato dall’antica Abbazia, il santuario, da sempre meta di fedeli e pellegrini lungo l’antica via Francigena, si raggiunge a piedi dal paese di Chiusa di San Michele oppure da Sant’Ambrogio, ma forse dà il meglio di sé proprio visto da lontano, da una delle cime circostanti, avvolto nelle nuvole come una visione senza tempo – così unica da aver ispirato al grande Umberto Eco il suo più celebre romanzo, Il nome della rosaSantuario di San Michele Arcangelo, PugliaUn migliaio di chilometri più a sud lungo lo stivale, sul Gargano (e più precisamente a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia), ecco un’altra importantissima tappa lungo la Linea di San Michele, un santuario la cui costruzione, risalente al 490 circa, si deve alla prima apparizione dell’Arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano. Anch’esso Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco (dal 2011), il santuario è costituito da due livelli: quello superiore con la bella basilica romanica e il campanile eretto da Carlo D’Angiò come ringraziamento al Santo per la conquista dell'Italia meridionale e quello inferiore, più antico, con la grotta e le cripteSantuario di San Michele a Symi, GreciaOccorre attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’isola di Symi, nel Dodecanneso e poco a nord di Rodi, nella cui parte meridionale sorge un altro santuario dedicato a San Michele considerato parte della Linea. Si tratta di un monastero ortodosso in stile veneziano eretto intorno al XII secolo e ricostruito nel XVIII secolo, il cui più grande vanto è una grande icona del Santo, molto venerato dai greci, alta circa tre metri. Inutile dire che l’occasione è perfetta anche per godersi le molte e bellissime spiagge dell’isola, tutte facilmente raggiungibili poiché Symi ha una superficie di appena 58 km quadrati. Monastero di Stella Maris, IsraeleL’ultima tappa di questo itinerario sospeso fra religione, cultura e bellezza si trova sul Monte Carmelo ad Haifa, in Alta Galilea. Non si tratta di un altro santuario dedicato a San Michele, ma di un luogo molto significativo sotto il profilo spirituale, considerato sacro fin dai tempi degli Egizi, caro agli ebrei, citato nella Bibbia e da sempre meta di eremitaggi. Qui, nel XII nacque l’Ordine Carmelitano e nel XVIII secolo sorse un primo monastero poi distrutto dai Turchi. L’edificio attuale risale al 1828 e gli interni sono decorati da dipinti moderni dedicati alla storia dell’Ordine. 

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07.06.2017

A giudicare da quello che sta succedendo negli ultimi tempi, a Milano il ramen non è più materia di nicchia per esperti e appassionati di cucina giapponese, quanto piuttosto il piatto del momento, come lo fu a suo tempo il sushi. A testimoniarlo sono le tante recenti aperture di ristoranti specializzati nella preparazione di questi classico giapponese (ma di origine cinese) a base di tagliatelle in brodo, saporito quanto complicato da mangiare - specie per i commensali più timidi, quelli che non vogliono rassegnarsi all’idea che il ramen, per etichetta, si mangia col risucchio, rapidamente e di gran gusto, incuranti degli schizzi di brodo.  Ma che cos’ha di tanto speciale questo piatto per aver conquistato i palati difficili dei milanesi? Innanzitutto è un piatto completo: nella sua versione tradizionale contiene brodo di pesce, carne o ossa di maiale (tonkotsu), tagliatelle di frumento, miso ed è spesso arricchito da alghe, uova marinate, maiale affettato, cipollotto fresco e spezie varie.  Poi ne esistono tantissime versioni, regionali, creative, più o meno piccanti, con carne e o a base di verdure. Senza contare che, se d’inverno il suo brodo caldo ti rimette al mondo ed è perfetto per affrontare il freddo, d’estate lo si può provare nella versione tiepida e asciutta. Insomma, un piatto per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Ecco una piccola rassegna dei locali super-specializzati dove assaggiarlo a Milano. Casa RamenIl pioniere dei ristoranti specializzati in ramen a Milano è un italiano, Luca Catalfamo, che si è innamorato di questo piatto viaggiando per il mondo e ha imparato a prepararlo con grande maestria. Nei suoi due ristoranti, Casa Ramen e Casa Ramen Super (entrambi nel quartiere Isola), la specialità della casa si può assaggiare nella versione tradizionale ma anche in quella senza brodo o vegetariana. Sul menù anche qualche snack e piccoli piatti a base di carne o tofu. Zazà RamenNella centralissima via Solferino, Zazà è un altro indirizzo molto amato per l’ambiente informale e gradevole e per le interessanti opzioni che propone: due tipi di farina per i noodle, tre tipi di brodo e sei variazioni di ramen, compresi quello vegetariano e quello a base di granchio. Anche qui non mancano gli spuntini, fra cui i classici ravioli giapponesi e le alette di pollo glassate. MisoyaAncora in via Solferino, Misoya è la succursale milanese dell’omonima catena giapponese di ristoranti specializzati in ramen. Propone ramen tradizionale, piccante, yasay (con l’aggiunta di verdure assortite) e vegetariano in un ambiente informale. RyukishinLa casa milanese dello chef giapponese Tatsuji Matsubara, già patron dei ristoranti Ryukishin di Osaka, Kyoto e Valencia, si trova in via Ariberto (zona Porta Genova) e propone diverse varianti di ramen e altri piatti tipici della solida cucina popolare del Sol Levante, in particolare grandi classici del comfort food giapponese come i ravioli e il pollo fritto. Il ramen più particolare è il paitan ramen, caratterizzato da un brodo cremoso e vellutato a base di verdure e pollo. Non mancano le proposte vegetariane e nemmeno il menù per i più piccoli. Bottega del RamenClassico, di mare e vegetale: sono i tre tipi di ramen proposti da questo nuovo ristorante di via Vigevano (Navigli) che segna l’arrivo del colosso giapponese della ristorazione Toridoll a Milano. Qui, oltre a una serie di don (ciotole di riso con carne), per la stagione calda c’è anche il ramen estivo, servito freddo e senza brodo. Niko Niko Ramen & SakeDal ramen tradizionale a quello con brodo al sesamo bianco, al sesamo nero, con pomodoro o con panna, questo nuovo locale di via Garibaldi offre una selezione insolita e creativa, alla quale si aggiungono antipasti vari, piatti a base di riso e onighiri (le famose polpette di riso triangolari con alga nori). Non mancano il ramen vegetariano e quello freddo e asciutto per l’estate. Mi-Ramen BistròUn localino davvero ridotto all’osso in zona Porta Ticinese dove assaggiare ai pochi tavoli su alti sgabelli ramen a base di maiale, polpette di gamberi o verdure. C’è anche una piccola selezione di dim sum che comprende involtini, fagottini di gamberi, ravioli gyoza e il kakuni bao, una pagnotta ripiena di maiale e verdure. 

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05.06.2017

Musei senza quadri, senza tele, senza sculture, ma ricolmi di suoni, memorabilia e strumenti musicali. Sono le tante istituzioni culturali nel mondo dedicate alla musica in ogni sua forma e manifestazione temporale – le mete più amate dai grandi appassionati dopo le sale da concerto. Ce ne sono tante e diverse, da quelle votate alla storia della musica e degli strumenti fino a quelle dedicate a un singolo compositore o artista, speso pervase da un’irresistibile aura di nostalgia. Da quelle tradizionali, che propongono un percorso museale classico, a quelle più interattive, multimediali o sperimentali, dove l’esperienza aspira a coinvolgere tutti i sensi. Se come noi considerate la musica una parte fondamentale della vostra esistenza, seguiteci in questo viaggio attraverso cinque musei musicali dall’atmosfera unica, indipendentemente dal genere e dall’epoca. MIM, BruxellesIndossando un paio di cuffie a infrarossi, al MIM si può girare per le grandi sale distribuite sui 4 piani di un bellissimo edificio Art Nouveau ascoltando i suoni degli strumenti più disparati in esposizione, da quelli occidentali classici fino agli strumenti meccanici ed elettronici e ai meno noti strumenti africani e tibetani. Un vero e proprio viaggio musicale attraverso il tempo e lo spazio, dedicato a curiosi e appassionati. Beethoven-Haus, BonnCalpestare il suolo della casa natale di Ludwig van Beethoven è un’emozione difficile da descrivere: il pensiero che proprio qui sia venuto al mondo nel 1770 uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi non è cosa da poco. Ad amplificare l’emozione contribuisce anche la ricchissima raccolta di quadri, manoscritti, lettere, strumenti e altri oggetti appartenuti al compositore, compreso lo spartito originale della Sonata al Chiaro di Luna. Musée Edith Piaf, ParigiNel piccolo appartamento di Ménilmontant dove Edith Piaf visse all’inizio della sua carriera, oggi c’è un delizioso museo che raccoglie oggetti personali, manifesti, ritratti e memorabilia legati alla vita e alla carriera della più celebre e amata cantautrice francese, compreso il suo celebre abito nero. Ogni pezzo contribuisce a rievocare lo spirito unico della Piaf, sublime e tragica, cristallina ed eccessiva, proprio come la sua Parigi. Motown Museum, DetroitMarvin Gaye, Diana Ross, Stevie Wonder, i Jackson Five... sono solo alcuni degli artisti legati alla leggendaria etichetta di musica rhythm & blues e soul di Detroit fondata da Berry Gordy nel 1959, il cui culto si celebra in questo museo ricolmo di oggetti, immagini e memorabilia. Accennare qualche nota di Stop in the Name of Love nel mitico Studio A dove i The Supremes la incisero nel 1965, circondati da strumenti ed equipaggiamento originali, non ha prezzo. Icelandic Punk MuseumSe non sapete nulla di punk islandese o fino a oggi ne ignoravate addirittura l’esistenza, questo singolare museo ricavato all’interno di una ex-toilette pubblica di Reykjavík è il posto giusto per farvi una cultura. Inaugurato l’anno scorso da John Lydon - a.k.a. Johnny Rotten dei Sex Pistols in persona – racconta in particolare la scena punk e new wave degli anni ’70 e ’80, che in qualche modo ha contribuito alla nascita dell’universo musicale di artisti islandesi più noti come Bjork e i Sigur Ros.   

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05.06.2017

Nel nord-ovest della prefettura giapponese di Nagano sorge la catena dei monti Hida, detti anche “Alpi settentrionali”, le cui cime raggiungono anche i 3.000 metri, come i monti Kashimayari, Jii e Renge. Nel 2001, Ōmachi, considerata la porta d’accesso alla prefettura di Nagano dal lato della diga di Kurobe e della strada alpina di Tateyama Kurobe, è stata designata “Città montana della cultura”. Ōmachi è una famosa destinazione per escursioni e scalate, dove si possono svolgere attività sportive all’aria aperta che vanno ben oltre il semplice sci invernale. Nella parte settentrionale della città, i tre laghi di Nishina – Kizaki, Nakatsuna e Aoki – sono conosciuti per le crociere e per le meravigliose lucciolate estive. Infine, Ōmachi è nota anche per il tunnel sotto il monte Tate, che porta alla diga di Kurobe. La sua difficoltosa costruzione negli anni Cinquanta e Sessanta ha ispirato nel 1964 un celebre romanzo di Shoji Kimoto, dal quale sono poi stati tratti diversi film per il cinema e la TV. Proprio in questo periodo, lo straordinario paesaggio dei monti Hida si prepara a ospitare un bellissimo festival d’arte diretto da Fram Kitagawa e concentrato sui temi dell’acqua, del legno, della terra e del cielo, con la partecipazione di numerosi artisti giapponesi e stranieri che esporranno le proprie opere e un fitto programma di performance, musica ed eventi enogastronomici. Le donne del posto allieteranno gli ospiti raccontando leggende locali e preparando gli okohiru, le merende tradizionalmente consumate dai contadini durante le pause dal lavoro nei campi di riso, e lo Yōsuke Yamashita’s Special Quartet delizierà il pubblico con la sua musica jazz, che risuonerà oltre le valli fino ai monti e ai cuori degli ascoltatori. Per un’estate da ricordare. 

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01.06.2017

Sabbia bianca, acqua calda e turchina e, tutto intorno, la barriera corallina. Thanda è davvero l’isola tropicale così come la s’immagina, un piccolo angolo di mondo che ha tutta l’aria di essere stato sottratto al paradiso. Ma piccolo davvero: appena otto ettari, per 350 metri di ampiezza e un diametro di un chilometro – eppure il rischio di sentirsi soli non c’è, perché qui la natura è davvero una presenza preponderante. Il contesto è infatti quello di una magnifica riserva marina situata fra la Tanzania continentale e l'isola di Mafia, mentre sull’isolotto privato sorge una sola villa con cinque suite e due banda (stanze tendate) tipiche della Tanzania. La tutela dell’ambiente marino rappresenta il cuore della filosofia dell’isola: grazie alla partnership tra i Parchi Marini della Tanzania e la ONG Sea Sense, gli ospiti possono partecipare a una serie di progetti, come il monitoraggio della fauna marina o i workshop di sensibilizzazione, a cui si uniscono anche gli abitanti dei villaggi della vicina isola di Mafia. Inoltre, a seconda della stagione, è possibile nuotare con lo squalo balena, il gigante buono dei mari, e assistere alla nidificazione delle tartarughe e alla schiusa delle uova. Un altro elemento importante è la gestione attenta delle risorse: a Thanda si utilizza l’energia solare, ci sono grandi serbatoi per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana e un impianto di desalinizzazione che procura acqua all’intera isola. Naturalmente, a Thanda gli ospiti possono anche semplicemente rilassarsi e praticare una varietà di sport acquatici o altre attività esplorative. Una nota di mertito va anche alla freschissima cucina della chef Melissa Macdonald, che utilizza ingredienti rigorosamente locali fra cui erbe aromatiche, frutti tropicali e un delizioso latte di cocco fatto in casa. 

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29.05.2017

Un territorio che ha inteso il mare come un luogo di divertimento e d’ispirazione, che ha vissuto la villeggiatura estiva come un'estensione delle vicine città, da Lucca a Firenze, condividendone la raffinatezza e il gusto per il bello. Benvenuti in Versilia, dove le lunghe e accoglienti spiagge sono il perfetto controcanto ai locali e ai caffè storici dei centri cittadini, dove il Liberty delle ville la fa da padrone datando indiscutibilmente fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la conquista di questi lidi da parte delle famiglie patrizie dell'entroterra. La Versilia parte dalle Alpi Apuane e si interrompe idealmente a sud con la Tenuta di San Rossore, area di straordinario interesse naturalistico che fa parte del Parco Naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, con le sue foreste allagate, le zone umide, i chilometri di spiaggia libera e selvaggia e la ricchissima avifauna, al confine con la città di Pisa. Da Forte dei Marmi a Pietrasanta, passando per Camaiore e arrivando a Viareggio, questo lungo tratto di costa storicamente sotto l'influenza della città di Firenze ha saputo mescolare mondanità e cultura, i silenzi delle pinete e delle dune (soprattutto fra Torre del Lago e Viareggio) e la frenesia di celebri locali notturni come La Capannina di Forte dei Marmi, che hanno segnato il costume dell'Italia degli anni '60 e la cui eco si fa ancora oggi del “Forte” uno dei luoghi di vacanza più esclusivi, sebbene sia molto cambiato rispetto alla sua epoca d’oro. A Torre del Lago lavorò e visse nella seconda metà dell'Ottocento il compositore Giacomo Puccini, lo scrittore e premio Nobel Gabriele D'Annunzio compose a Pietrasanta La Pioggia nel Pineto, Giosuè Carducci nacque a poca distanza, a Valdicastello, dove la sua casa natale è diventata oggi un museo alla sua memoria. Viareggio, infine, sintetizza bene questa doppia, affascinante anima della Versilia: da una parte, le bellissime ville Liberty immerse nella pineta e i fasti degli antichi caffè come il Gran Caffè Margherita, costruito con evidente ispirazione alle architetture orientali nel 1902 e quindi ristrutturato e completato nel 1928, dall'altra l'irriverenza del Carnevale, fra i più ricchi e amati d'Italia, inventato nel 1873 da un gruppo di giovani rampolli di famiglie bene che si ritrovavano al locale Caffè del Casinò e che decisero così di dare sfogo in chiave artistica alla propria anima goliardica.  

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26.05.2017

Tanto legno dai colori caldi, un décor dal sapore post-industriale e, oltre le grandi finestre, Londra nella sua versione più intrigante e contemporanea. La città, che entra prepotentemente a far parte dello scenario come un quadro vivente, è indubbiamente uno degli elementi di forza di Bokan, il nuovo ristorante panoramico di Canary Wharf, il centro direzionale che a metà anni Novanta è sorto nell’ex-zona portuale di Isle of the Dog nell’East End di Londra. Siamo al 37°piano di un albergo, il Novotel, ma Bokan è il genere di posto dove viene voglia di andare anche se si tratta, appunto, del ristorante di un albergo. Merito della vista e del design, certo, ma anche del menù degustazione di respiro europeo concepito dalla chef Aurélie Altemaire con un occhio di riguardo al luogo e al suo ruolo fondamentale nella storia di Londra, che per una sessantina di sterline propone un viaggio gastronomico fra ingredienti inglesi tradizionali e importati, il tutto accompagnato da una ricca lista di vini e birre artigianali. E a proposito di bere, al piano superiore, il 38°, c’è il bar dalla vista altrettanto spettacolare, dove il barman italiano Danilo Tersigni propone cocktail creati prendendo ispirazione dai Dockland e alla loro storia, con nomi intriganti legati agli antichi magazzini delle merci che arrivavano a Londra da tutto il mondo percorrendo il Tamigi.   Al 39° e ultimo piano, infine, si apre la fantastica terrazza all’aperto dal panorama impagabile, dove però l’atmosfera è informale e si possono assaggiare le specialità del gin ai tavoli oppure distesi sui lettini. Decisamente una tappa imperdibile per chi ancora non si è stancato di ammirare la meravigliosa complessità di Londra dall’alto.  

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26.05.2017

Sole, mare, montagna e tutto ciò che si può chiedere a una città autenticamente cosmopolita. Città del Capo, sull’estrema punta meridionale del continente Africano, dominata dall’imponente Table Mountain e affacciata sull’Oceano, è senza dubbio una città unica, al cui fascino risulta difficile non cedere. Persino il clima è diverso da come ce lo si potrebbe aspettare: gradevole, mediterraneo, graziato nei mesi migliori, quelli primaverili, da una meravigliosa brezza. Oltre a essere bellissima, Cape Town emana anche un fascino molto particolare: non del tutto Africana e allo stesso tempo non del tutto Europea, è una città non priva di contraddizioni, problemi e disparità sociale, eppure, rispetto al resto del Sudafrica, appare decisamente più sicura, più aperta, più rilassata. Forse sarà perché la sua storia ha radici profonde: primo insediamento europeo in Sudafrica (e per questo detta anche Mother City), Città del Capo fu fondata dagli olandesi nel XVII secolo, e di quel periodo conserva molte tracce, in particolare i tanti “gracht” – Buitengracht, Heerengracht, Keizersgracht - ex-canali che raccoglievano l’acqua delle sorgenti ai piedi della Table Mountain per fornire acqua alla neonata città, più tardi interrati. Al periodo della conquista inglese risale invece il Victoria & Albert Waterfront, il porto costruito nel 1860 dal principe Alfred, figlio della regina Victoria, con il suo bel lungomare. Il centro, detto City Bowl, è compatto e percorribile a piedi – molto europeo, in questo senso. Fra le strade più vivaci ci sono Long Street, Bree Street e Loop Street, dove si concentrano i locali, i bar e i ristoranti maggiormente interessanti, ma vale la pena anche di avventurarsi nelle stradine laterali, perché l’atmosfera è davvero fantastica. Ma le scoperte continuano ben al di là del City Bowl: a est, nelle ex-aree industriali di Woodstock e Salt River, una combinazione di gentrification e programmi di riqualificazione urbana ha portato aria nuova, e non mancano zone decisamente cool come Albert Road e Victoria Road, affollate di gallerie, caffè e studi di design. E infine ci sono le tante bellezze naturali, dal Parco naturale di Table Mountain alle spiagge, in particolare Boulders Beach con la sua colonia di pinguini, Camps Bay con i suoi locali e Llanduna Beach, paradiso dei surfisti. Ma anche l’incontaminata Sandy Bay, prediletta dai nudisti, e la tranquilla Glen Beach, protetta da dune di sabbia e rocce di granito. Da non perdere CulturaDistrict Six MuseumUn museo davvero particolare e fondamentale per capire meglio la storia della città. Il Sesto Distretto, fondato nel 1867, era un quartiere misto e multietnico dove convivevano schiavi liberati, commercianti, artigiani, operai e immigrati. All’inizio del XX secolo, però, ebbe inizio un processo di marginalizzazione (iniziato a danno dei neri) che portò negli anni Sessanta allo sfratto dell’intera popolazione della zona, con tanto di demolizione delle abitazioni. Il museo vuole preservare la memoria di questa comunità, ricordandone le case - segnate su una mappa esposta nei suoi spazi e rievocate dalla ricstruzione di alcuni interni - e le tante storie toccanti. Cape Town International Jazz FestivalLa scena musicale di Cape Town è davvero varia e molto interessante. Tuttavia non serve necessariamente fare la spola fra club e locali underground per ascoltare buona musica: in città la musica è ovunque, anche per le strade. L’evento più importante è di certo questo festival che si svolge ogni anno l’ultimo weekend di marzo o il primo di aprile presso il Cape Town International Convention Centre: 5 palchi, oltre 40 artisti per metà sudafricani e per metà internazionali, 2 giorni di concerti e una media di 37.000 spettatori. Natura Table Mountain National Park Il territorio di quest’area protetta sulla punta meridionale del continente africano si estende da Signal Hill, la famosa collina dalla sommità piatta sulla quale si sale per godere di una vista magnifica sulla città, fino allo spettacolare promontorio roccioso di Cape Point, a nord-est del Capo di Buona Speranza. Unico caso al mondo di un luogo dalla così incredibile biodiversità all’interno di un’area metropolitana, è un susseguirsi di picchi frastagliati, distese di sabbia, valli, baie e spiagge. Il Parco è percorso da strade panoramiche e ci sono anche una cabinovia per raggiungere Table Mountain e una funicolare per Cape Point. Kirstenbosch Botanical GardensQuesto magnifico giardino botanico di 36 ettari sul fianco orientale di Table Mountain è stato creato nel 1913 per mostrare la varietà e la ricchezza della flora sudafricana – oltre 7.000 specie, molte delle quali rare o in via d’estinzione. C’è anche una grande serra che conserva piante tipiche delle zone aride, inadatte a crescere all’aperto. MangiareChef’s WarehouseQuesto imperdibile indirizzo al numero 92 di Bree Street è un piccolo paradiso per foodie, con annessi un bookstore e un negozio di utensili per cucina dove si trovano oggetti davvero particolari. Frequentatissimo dagli chef, il ristorante propone una cucina gourmet in formato tapas con presentazioni curatissime. L’ambiente (decisamente cool) e il servizio sono informali - il cibo è al centro di tutto - e non si può prenotare. Fish on the RocksEsperienza decisamente più ruspante in questo classico ristorantino a bordo strada di Hout Bay, affacciato sul mare e caratterizzato da insegne con grosse scritte a colori vivaci. Si mangia pesce fritto, principalmente, accompagnato da croccanti patatine e salsine squisitamente ipercaloriche. BereTjing TjingUn cocktail bar ricavato nell’attico di uno storico palazzo di City Bowl, dove godersi un drink sotto volte di legno o sul terrazzo, con accompagnamento di tapas e musica indie ed elettronica. Mother’s Ruin Gin BarUn lounge bar dal design essenziale tutto dedicato al culto del gin, il distillato che più di tutti sta vivendo in questi anni un decisivo revival. 82 sono le varietà a disposizione, provenienti da tutto il mondo, senza contar i cocktail a base di gin, classici o creativi. DormireThe SiloRicavato all’interno di un vecchio silo per lo stoccaggio del grano affacciato sul Victoria & Albert Waterfront, questo spettacolare albergo di design progettato dall’architetto londinese Thomas Heatherwick occupa sei piani sopra quello che diventerà presto lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA). Le grandi vetrate che sporgono leggermente verso l’esterno come vele gonfiate dal vento sono il suo aspetto più caratteristico, soprattutto la sera quando le luci si accendono trasformandolo in una sorta di faro sul porto. Grand DaddyConsiderato un vero e proprio classico dell’ospitalità di Cape Town, questo boutique hotel di Long Street ha stile da vendere, e si trova qui da 120 anni, all’interno di uno storico edificio che è ormai un punto di riferimento in città. I suoi spazi più celebri sono il Flamingo Rooftop Cinema e il ristorante Thirty Ate, senza dimenticare i camper di lusso sistemati sul terrazzo, per campeggiare in pieno centro città.  

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24.05.2017

Adagiata al centro esatto della penisola, la provincia di Perugia è la più estesa di quella regione sorprendente e capace di riassumere il meglio dell’Italia continentale che è l’Umbria. E dell’Umbria essa racchiude in sé la quintessenza: le pianure incorniciate di colline della Valle Umbra e della Valtiberina, e più a est le montagne, e infine i boschi folti e rigogliosi e il grande Lago Trasimeno. A punteggiare questi paesaggi c’è un’incredibile quantità di borghi storici e città d’arte – senza dimenticare le architetture sacre che hanno fatto di queste terre una meta imprescindibile del pellegrinaggio cattolico grazie alle tracce e all’eredità lasciate da San Francesco, che qui ebbe i suoi natali. Perugia, lo splendido capoluogo, è una città giovane, vivace e internazionale, dove la cultura, grazie all’antica Università, all’Università per Stranieri, al Conservatorio e all’Accademia di Belle Arti resta al centro della scena pubblica e sociale, rafforzata da una storia le cui tracce sono gelosamente custodite nei cinque rioni del centro. Importante insediamento etrusco prima e, in seguito, potente città medievale, Perugia si può scoprire proprio a cominciare dall’antica acropoli etrusca a 450 metri d’altezza, sulla quale è adagiato il centro storico che si sviluppa sul crinale dei colli circostanti. Porta d’ingresso all’acropoli è la Rocca Paolina, vero e proprio contenitore della città medievale, attraversata da un percorso pedonale con tanto di scale mobili. Passeggiando fra vicoli, saliscendi e case-torri s’incontrano Piazza IV Novembre  con la duecentesca Fontana Maggiore, la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori, ma anche l'Arco Etrusco, una delle sette porte delle mura etrusche, risalente II secolo a.C. Molti sono i luoghi densi di bellezza, arte e cultura che circondano Perugia come una corona tempestata di gemme, a cominciare da Città di Castello, a nord, centro principale dell'Alta Valle del Tevere nonché città natale di Alberto Burri, uno dei maggiori esponenti dell'arte informale italiana, le cui opere sono raccolte fra Palazzo Albizzini e gli Ex Essiccatoi del Tabacco. Poco più a sud c’è Gubbio, antica città-stato medievale alle falde del Monte Ingino superbamente conservata, la cui storia passa attraverso la piazza pensile della Signoria trecentesco Palazzo dei Consoli, la notevolissima Cattedrale del XII secolo e il Concento di San Francesco, costruito ove sorgeva la residenza degli Spadalonga, che ospitarono il Santo quando abbandonò la casa paterna per intraprendere la vita religiosa. Ma per chi si mette sulle tracce di San Francesco la destinazione più importante è certamente Assisi, appena 26 km a est di Perugia, città natale del Santo e patrimonio UNESCO in virtù delle sue chiese e in particolare della Basilica di San Francesco, che rappresenta un’eccezionale concentrazione di capolavori artistici e architettonici oltre che una meta spirituale di primaria importanza. Poco più a sud, lo sguardo è catturato dal piccolo borgo di Spello, la città dell’infiorata del Corpus Domini, con il suo intrecciarsi di stradine lungo le quali sorgono storiche chiese, torri e antiche abitazioni dai balconi fioriti. Da qui, la vista sul monte Subasio e sulla pianura con Assisi in lontananza è in grado di riconciliare con il mondo. Da non perdereGalleria Nazionale dell’UmbriaOspitata all’interno del Palazzo dei Priori di Perugia, questa galleria conserva oltre 3.000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie, con nomi importanti come Beato Angelico, Piero della Francesca, Pinturicchio, Perugino, Orazio Gentileschi, Gian Lorenzo Bernini e altri. Museo-laboratorio di tessitura a mano Giuditta Brozzetti Nella chiesa duecentesca di San Francesco delle Donne, primo insediamento francescano a Perugia, nacque nel 1921 il laboratorio-scuola di Giuditta Brozzetti, allo scopo di salvare la tradizione tessile umbra medievale e rinascimentale. Dopo quattro generazioni, le discendenti di Giuditta continuano a realizzare sui telai lignei a mano del Settecento e Ottocento tessuti artistici e riproduzioni di disegni medievali e rinascimentali per arazzi, tende, tovaglie, copriletto, centri e paralumi. La Bottega di PerugiaUn piccolo e amatissimo locale del centro storico dove assaggiare prodotti umbri d’eccellenza a prezzi più che abbordabili sui pochi sgabelli a disposizione o appoggiati al bancone. Panini, taglieri di salumi, formaggi e naturalmente vini e birre artigianali, per un pranzo informale o un aperitivo all’insegna dei sapori locali. Basilica di San Francesco, AssisiCostruita a partire dal 1228 nel punto in cui il Santo aveva deciso di essere sepolto, la Basilica di San Francesco rappresenta il monumento più importante di Assisi. Si tratta in realtà di due chiese sovrapposte: la gotica Basilica Superiore, dalle architetture slanciate, e la basilica inferiore, che ha invece un aspetto quasi ancora romanico. Qui si trovano la cripta e il locale che ospita le reliquie di san Francesco, oltre a opere dei grandi maestri della scuola fiorentina e senese del 1300, in particolare Giotto, Cimabue, Simone Martini e Pietro Lorenzetti. Piazza della Signoria, GubbioLa grande piazza di Gubbio ha una caratteristica davvero peculiare: si tratta infatti di una vera e propria “piazza pensile”, una sorta di terrazza panoramica affacciata sulla città e sulle campagne sostenuta da un robusto muro su cui si aprono quattro grandi arcate. Su questa spettacolare piazza si affacciano il trecentesco Palazzo dei Consoli e il neoclassico palazzo Ranghiasci.