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29.03.2017

Un altro ristorantino a Trastevere? Ebbene sì, lungo le stradine acciottolate del quartiere più godereccio e nottambulo di Roma, l’apertura di un nuovo locale è storia di tutti i giorni. Ogni tanto, però, arriva qualcuno con un’idea che rompe gli schemi e riesce a distinguersi dall’offerta già sovrabbondante d’indirizzi dove fermarsi e bere e mangiare qualcosa. L’ultima fra le imprese curiose e degne di nota è quella di Eggs, il bistrò che l’8 marzo scorso ha aperto le porte in vicolo del Cedro con una proposta decisamente “tematica”. Ecco perché, secondo noi, vale la pena di andare a dare un’occhiata: 1. Perché la carbonara non è una sola.E dunque qui il classico piatto della cucina romana a base di pasta, uova e guanciale è proposto in molte variazioni di colore (e sapore), da quella viola con patate vitelotte a quella verde con carciofi croccanti, fino alla carbonara arancione con i fiori di zucchina. Ma i puristi aspettino ad arricciare il naso, perché sotto l’ombrello di Eggs, oltre alle uova di gallina ci sono anche quelle di quaglia, struzzo, riccio e persino il caviale2. Perché le uova non vengono da galline qualsiasi.Locali e biologiche, le uova di gallina utilizzate da Eggs arrivano da piccoli produttori locali, in particolare Paolo Parisi, Peppovo e L'Uovo e la Canapa3. Perché dietro ci sono le ragazze di Zum.Ossia la chef Barbara Agosti e le sue socie Laura Iucci e Dominika Kosik, artefici del successo del primo locale interamente dedicato al tiramisù artigianale, in Campo de’ Fiori. Un gruppo affiatato e decisamente propenso alla realizzazione di idee insolite e originali. 4. Perché gli arredi sono speciali.O meglio creati da una persona speciale, Simona Iucci, che ha coinvolto i ragazzi del carcere di Lisbona (dove lei lavora e vive) nella realizzazione di arredi a partire da materiali di cantiere. 5. Perché c’è lo zampino di Puntarella Rossa.E a giudicare dalla schiettezza delle opinioni del celebre sito di recensioni di ristoranti, c’è da scommettere che nello stringere una partnership con quest’impresa abbia avuto un occhio particolare per la qualità. Per Eggs, Puntarella seleziona i vini naturali e artigianali presenti in menu e organizza presentazioni e incontri con produttori locali e chef. 

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27.03.2017

La Milano-Laghi è la più antica autostrada del mondo, ma a renderla speciale è soprattutto il percorso su cui si sviluppa: superato l'aereoporto di Milano Malpensa, la frenesia urbana cede definitivamente il passo e un'atmosfera accogliente e vagamente surreale - ci troviamo nel cuore di una delle aree più industrializzate d'Europa, eppure siamo circondati da boschi. È la Milano prealpina, dove i centri urbani costellano senza soluzione di continuità la pianura padana che diventa collina. I laghi lombardi sono frutto dell'erosione dei ghiacciai avvenuta milioni di anni fa e sembrano scivolare dalle alpi alle colline moreniche che ne interrompono la corsa a sud. Fra questi, il più noto è forse il Lario o Lago di Como, con i due inconfondibili rami alle cui estremità si trovano, appunto, Como e Lecco. Como è una cittadina dalle tante anime che offre allo sguardo le sue piazze e le sue architetture con una sorta di timidezza, come a non voler sfidare l'insuperabile bellezza del lago e il suo profilo di montagne, fra le quali il Sacro Monte, patrimonio dell'Unesco dal 2003. Cuore della città è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che molti indicano come l'ultima cattedrale gotica costruita in Italia, accanto alla quale sorgono i coevi Palazzo del Broletto e la Torre Civica. Porta Torre è l'emblema della Como Medievale, nonché l'ultima porta rimasta intatta delle mura che cingevano all'epoca tutta la città, mentre il neoclassico Tempio Voltiano del 1928 e la Torre Gattoni, trasformata nel 1783 in laboratorio di fisica, sono legati alla figura di Alessandro Volta, il grande scienziato inventore della pila e del primo generatore elettrico, che nacque qui nel 1745. Ma Como è anche una città futurista e razionalista, segnata dall'attività dell'architetto Giuseppe Terragni nella prima metà del '900 Sembra insomma che ogni secolo abbia aggiunto lustro alla città, che prosegue idealmente con i paesi sulle rive del lago con le meraviglie delle loro maestose ville circondate da enormi giardini all'italiana e orti botanici perlopiù visitabili: Villa D'Este a Cernobbio, hotel di lusso dal 1873; Villa Serbelloni e Villa Melzi d'Eril a Bellagio, Villa Lucini Passalacqua a Moltrasio, Villa Carlotta con le sue statue e fontane e la casa museo Villa Monastero a Varenna, antico convento e dimora patrizia. Ubicate sul promontorio alla giunzione dei due rami del lago, queste ville raccontano lo splendore della nobiltà lombarda dal Seicento al XX secolo e oggi regalano un'atmosfera di aristocratico relax nella natura che ha sedotto le celebrità di tutto il mondo. Da non perdereUn giro in battello fino a Cernobbio Percorrere il Lario con il battello da una sponda all’altra è il modo migliore per prendere confidenza con questi meravigliosi luoghi. Grazie all’efficiente servizio di navigazione che collega tutte le località lariane, è possibile muoversi comodamente a bordo di battelli, traghetti e piroscafi. Per un breve ma intenso viaggio, consigliamo la partenza dal porto della città di Como con arrivo a Cernobbio, dove si potrà trascorrere l’intera giornata tra straordinari profumi e colori tipiciL’isola di Comacina Unica isola del Lago di Como, Comacina fu protagonista della storia comasca in età romana e medievale come importante centro diocesano, prima di essere rasa al suolo nel 1169, quando decadde rapidamente finendo in uno stato di abbandono. Soltanto dal 1900, grazie alla costruzione di un piccolo villaggio per artisti, l’isola ricominciò a vivere, e oggi grazie alla bellezza di quelle costruzioni e agli splendidi panorami vale decisamente una visita, anche perché si tratta di una delle aree di testimonianza archeologica più interessanti dell’Italia settentrionale per quanto riguarda l’alto Medioevo. BellagioProprio sulla punta del promontorio che separa i due rami del Lago di Como, quello comasco e quello lecchese, si trova la piccola cittadina di Bellagio, detta la “Perla del Lago di Como” ma anche “la Città dei Giardini” grazie alla presenza di numerosi boschi di querce, abeti, faggi e castagni.Il centro del paese è una piccola e incantata successione di vicoli che si arrampicano sul promontorio fra abitazioni colorate, lunghe scalinate e antiche chiese, fino ad arrivare alla punta Spartivento, l’estremità dove i due rami del lago si fondono in uno solo. Sontuose ville furono costruite qui da nobili e ricchi borghesi fra il Settecento e l’Ottocento, con lo scopo di ospitare personaggi illustri di fama internazionale, fra i quali Napoleone Bonaparte, Franz Liszt e Alessandro Manzoni, che scrisse diversi capitoli de I Promessi Sposi, ambientato proprio sul lago, durante il suo soggiorno presso Villa Serbelloni. Domaso e Gera LarioDomaso è un antico paese di pescatori situato in un’incantevole posizione nell’Alto Lario occidentale, alla foce del fiume Livo, e caratterizzato da importanti strutture architettoniche come la chiesa di San Bartolomeo con la famosa tela di Giulio Cesare Procaccini “Madonna con il bambino e San Pietro”. Proseguendo lungo le rive del lago verso nord est, Gera Lario, meta prediletta per gli amanti degli sport d’acqua e del trekking, conta fra le sue bellezze la chiesa romanica di San Vincenzo, famosa per i suoi resti romani e paleocristiani. La Funicolare Como – Brunate Costruita nel 1894 allo scopo di connettere le due città in modo veloce, questa funicolare che dal lungolago nel centro di Como porta fino alla località montana di Brunate, a 720 metri d’altezza, nel corso degli anni è stata più volte restaurata, fino a raggiungere il suo aspetto attuale nel 1951. Il viaggio dura appena 7 minuti, e da lassù la vista spazia dal lago alla pianura fino alle Alpi occidentali.  Crediti fotografici:Villa Bernasconi a Cernobbio: foto di Dario Crespi su licenza CC BY-SA 4.0La funicolare Como-Brunate: foto di Nicolago su licenza CC BY-SA 3.0

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23.03.2017

Intorno agli anni Venti, la New York Public Library cominciò a documentare i cambiamenti della città di New York raccogliendo immagini storiche e contemporanee con una particolare attenzione ai nuovi edifici e cantieri. La collezione continuò ad arricchirsi sistematicamente nel tempo attraverso immagini commissionate, acquisti vari e donazioni fino agli anni Settanta, trasformandosi in una risorsa davvero interessante composta da oltre 80,000 fotografie originali di New York datate dal 1870 circa fino al 1970. Oggi, grazie alla digitalizzazione di quelle immagini, la collezione Photographic Views of New York City, 1870s-1970s può essere consultata direttamente da tutti sul sito della NYPL, ma poiché la quantità di documenti è davvero enorme la navigazione può risultare difficile, specie se non si ha una chiave di ricerca precisa. Ed è proprio qui che ci viene in aiuto Old NYC, un side-project realizzato dall’ex ingegnere di Google Dan Vanderkam con l’obiettivo di offrire un sistema alternativo di navigazione dell’archivio. Vanerkam e i suoi collaboratori, con l’aiuto della NYPL, hanno sostanzialmente associato latitudine e longitudine alle immagini della collezione, georeferenziandole in modo che fosse possibile farle corrispondere a dei punti sulla mappa città. Il risultato è che l’utente può cliccare su un luogo in particolare e visualizzare immediatamente l’immagine di come appariva in un passato più o meno lontano. Davvero fantastico!  

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22.03.2017

Kanazawa, capitale della prefettura di Ishikawa sul Mar del Giappone, raggiunse il suo massimo splendore sotto il regno della dinastia Kaga, nel periodo Edo (1603-1868). Dopo la presa di potere da parte di Toshiie Maeda, infatti, la città non fu mai più colpita da guerre o terremoti, e dunque le sue strade acciottolate e le sue mura di terra sono giunte intatte fino a noi. Costruita intorno al suo castello in una zona delimitata dai fiumi Sai e Asano, nel XVI secolo Kanazawa aveva la quarta popolazione più vasta in Giappone dopo Edo, Osaka e Kyoto. Il feudo di Kaga, in compenso, era il più ricco della nazione: le otto famiglie Maeda del clan Kaga e il loro entourage presero residenza nel castello e negli edifici circostanti, oggi al centro di un itinerario artistico e culturale che comprende un museo e una casa-memoriale. Oltre alle residenze dei samurai, il clan Kaga ci ha lasciato poi anche molti celebri giardini, senza contare l’impegno nella promozione della cultura e la raccolta di un’enorme quantità di libri e altri scritti, al punto che, nei decenni a seguire, la letteratura Meiji prosperò grazie al lavoto dei tre più grandi autori di Kanazawa: Kyōka Izumi, Murō Saisei e Shusei Tokuda. Una tradizione, quella letteraria, che prosegue ancora oggi con autori contemporanei nati o residenti a Kanazawa, come Hiroyuki Itsuki e Kei Yuikawa. Oggi, però, una delle maggiori attrazioni del luogo è la sua tradizioe gastronomica, che fa tesoro degli ingredienti freschi e di altissima qualità offerti dal mare e dalle montagne. Ecco una lista di luoghi e indirizzi che vi consentiranno di scoprire tutto i meglio di Kanazawa nella splendida stagione della fioritura dei ciliegi. Nagamachi BukeyashikiQuesto splendido quartiere ancora a bitat e spesso utilizzato per riprese cinematografiche o servizi fotografici è caratterizzato dalla presenza delle antiche residenze dei samurai legati al clan Kaga-Maeda clan, visitabili insieme al museo dedicato Tempio di OyamaEretto nel 1873 in memoria di Tohiie Maeda, questo santuario si distingue per lo splendido portale terminato nel 1875 e caratterizzato da un interessante mix di  cultura tradizionale giapponese, cinese ed elementi architettonici europei. In particolare, la meravigliosa vetrata è qualcosa d’imperdibile, sia quando è attraversata dalla luce del sole, sia la sera grazie all’illuminazione, che resta accesa fino alle 22.00. Nel giardino,collegato attraverso la porta a est con il castello di Kanazawa, c’è uno stagno con tanto di isola e ponticelli a forma di strumenti musicali tradizionali giapponesi. Museo MaedatosanokamikeIl museo raccoglie svariate collezioni appartenute alla dinastia Maeda Tosanokamike, inclusi alcuni oggetti davvero preziosi come l’armatura e l’elmo indossati da Toshimasa Maeda e antichi volumi. Kenroku-enSi tratta di uno dei tre più grandi giardini paesaggistici del Giappone insieme al Kōraku-en di Okayama e al Kairaku-en di Mito. Il nome fa riferimento alle sei qualità del paesaggio perfetto: spaziosità, silenzio, artificio, antichità, corsi d’acqua e scenario naturale. È considerato il luogo migliore a Kanazawa dove ammirare i ciliegi in fioreNagamachi YuzenkanLo Yuzen è l’arte della decorazione tradizionale dei kimono, fiorita sotto il dominio del feudo di Kaga a metà del periodo Edo, che prende il nome dal suo inventore Yuzen Miyazaki. Il cosiddetto Kaga Yuzen ha alcune caratteristiche distintive, come lo stile pittorico concentrato su motivi naturali e classici e l’uso dei cinque colori legati alla dinastia (blu scuro, marrone scuro, ocra, verde erba e porpora). Qui si tengono laboratori di Yuzen e si possono affittare kimono. Crafts HirozakaQuesto atelier raccoglie le venti forme di artigianato tradizionale che rappresentano l’inestimabile patrimonio Kanazawa. Organizza mostre e seminari, e ha anche un interessante gift shop dove trovare souvenir originali. Museo Kutaniyaki Le porcellane Kutani risalgono al 1655, l’epoca di Toshiharu Maeda, e sono considerate autentici capolavori dai grandi intellettuali e artigiani della porcellana. Questo museo di Kaga, non lontano da Kanazawa, raccoglie circa 360 anni di grande artigianato artistico. Le delizie localiPoiché si trova vicina sia al mare, sia alla montagna, Kanazawa è uno scrigno di preziosi ingredienti in ogni stagione. La primavera è il momento dei germogli di bambù e delle ricette a base di piccoli pesci di fiume. Il mercato Ohmicho Ichiba – conosciut anche come “la cucina di Kanazawa” – è davvero una tappa imperdibile per scoprire gli ingredienti freschi che stanno alla base della gastronomia locale. I dolci wagashi sono un’altra specialità del posto; nati per accompagnare la cerimonia del the, molto in voga qui al tempo della dinastia Maeda, oggi sono venduti un po’ ovunque. Presso l’Ufficio del turismo della Prefettura di Ishikawa si può anche imparare a prepararli con le proprie mani.Infine, il sake è un altro dei gioielli della corona della dinastia Kaga. Si prepara con il riso delle pianure locali e l’acqua fresca che sgorga dalle fonti del Monte Haku. Se doveste trovarvi nella zona di Higashi Chaya, fate un salto da Higashiyama Shuraku e potrete degustare circa 120 qualità di sake locale, e acquistare una bottiglia del vostro preferito. 

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22.03.2017

Nuotare, andare in barca a vela, fare sport acquatici e persino immersioni a due passi da Amsterdam. Chi l’avrebbe mai detto? Eppure è proprio così: quando arriva la bella stagione, basta percorrere 18 chilometri in direzione sud dalla capitale olandese fino al grazioso villaggio di Vinkeveen, a est del quale si apre l’area nota come Vinkeveen Plassen, caratterizzata dalla presenza di laghi artificiali nati dalla massiccia attività di estrazione della torba. Facilmente raggiungibili navigando il fiume Amstel o percorrendo l’autostrada, i laghi della Vinkeveen Plassen sono molto frequentati dagli abitanti della capitale, e possono essere la base ideale per visitare Amsterdam o per avventurarsi in una crociera verso i suoi canali. Non a caso, molti VIP e personaggi eminenti della società olandese hanno preso casa qui nel corso degli anni, per godere della tranquillità, della riservatezza e della natura del luogo, pur restando a due passi da Amsterdam. Per chi decide di passare un weekend estivo sui laghi le occasioni di svago sono molte: dagli sport d’acqua - surf, vela, canoa, immersioni, sci d’acqua e flyboarding – ai percorsi ciclabili e ai sentieri che si snodano attorno ai bacini d’acqua. Si può poi decidere di soggiornare in una classica houseboat, oppure noleggiare una barca per navigare fra le isolette di sabbia. Una delle particolarità di questi bacini d’acqua, oltre alla flora e alla fauna tipici della zone umide di questo tipo (prima dei laghi si trattava sostanzialmente di una palude) è infatti la presenza di 44 isolette che sono in realtà delle sottili strisce di sabbia, dove ci si può fermare per rilassarsi o far un pic-nic mentre si esplorano i laghi a bordo di un’imbarcazione. Soggette a una costante erosione da parte delle acque, purtroppo, le isole rischiano di scomparire, ed è proprio per questo che gli enti pubblici proprietari hanno recentemente deciso di metterle in vendita: da aprile sarà infatti possibile acquistarle e prendersi carico della loro salvaguardia, per una cifra che dovrebbe aggirarsi fra i 10.000 e i 50.000 euro per ogni isola. A fine giornata, è d’obbligo godersi il tramonto sorseggiando un aperitivo a bordo lago in uno dei tanti localini e porticcioli affacciati sulle acque, e a seguire si può scegliere un buon ristorante dei dintorni per sperimentare la cucina locale. In particolare, meritano una tappa Villa Lokeend, albergo-ristorante ricavato all’interno di un vecchio edificio scuro in puro stile scandinavo un tempo dedicato alla caccia delle anatre selvatiche, e il ristorante Bowen Water, che propone un menù degustazione composto da piatti ricercati a base d’ingredienti locali. 

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21.03.2017

Spesso ritratta dal cinema, dalla pittura e dalla letteratura, soltanto in tempi recenti Ferrara è stata scoperta dal turismo di massa, e questo aspetto la rende una città tanto affascinante quanto ancora vivibile e visitabile con la calma e la serenità necessarie. La sua dimensione è senza dubbio particolare, fatta di spazi sottratti alle acque, di nebbiolina, di strette vie acciottolate e di piazze dense di bellezza che si aprono allo sguardo come salotti a cielo aperto. All’origine di tutto questo c’è una specie di miracolo, quella della trasformazione di un piccolo borgo sul Po in un gioiello del Rinascimento, città ricca di nobiltà e di splendore della quale furono fautori i Duchi d’Este. Un processo graduale le cui tracce restano nella netta separazione fra la città medievale e quella rinascimentale. La prima, a sud, comprende la bella e angusta Via delle Volte, Piazza Trento-Trieste, la Cattedrale dalla facciata romanico-gotica e l’imponente Castello perfettamente intatto, con tanto di fossato, torri e ponti levatoi. La seconda, frutto di una mastodontica e pionieristica opera urbanistica quattrocentesca, include architetture più ariose come quella di Piazza Ariostea e dell’ampio Corso Ercole I d’Este, che dal centro giunge fino al confine delle mura costeggiando il Palazzo dei Diamanti e il monumentale cimitero della Certosa. Ed è proprio lungo i nove chilometri di mura che avvolgono il centro storico che si snoda uno dei più affascinanti percorsi di scoperta di Ferrara, da compiere in alto sul terrapieno oppure in basso nel vallo, a piedi o in sella alla bicicletta - uno dei simboli di questa città a misura d’uomo. Costruita nel Medioevo e rimaneggiata fra il XV e il XVI secolo, la cinta muraria è un susseguirsi di baluardi, porte, passaggi e torrioni che nelle diverse epoche furono posti a difesa della città. Ma le mura sono anche il polmone verde di Ferrara, prediletto in egual maniera dagli amanti del jogging e dell’ozio, percorso da alberi secolari e orlato dai prati del “sottomura” e del Parco Urbano. Da non perdereVia delle VolteImpossibile non restare affascinati da questo angolo di Medioevo in pieno centro storico, dove il tempo sembra essersi letteralmente fermato. Questa antica strada acciottolata e attraversata da archi e passaggi sospesi (le “volte”), che in un tempo molto lontano seguiva il corso del Po, in passato doveva apparire buia e quasi ostile, mentre oggi è semplicemente pittoresca. Palazzo SchifanoiaVia Scandiana 23“Schivar la noia”: con questo motto, gli Estensi fecero costruire alla fine del Trecento questo antico palazzo destinato allo svago e all’intrattenimento della corte. Protagonista assoluto è il Salone dei Mesi, caratterizzato dal ciclo rinascimentale di affreschi voluti da Borso d’Este e realizzati da diversi pittori ferraresi della scuola di Cosmé Tura, che rappresentano divinità pagane, scene di vita quotidiana e simboli dell'astrologiaMura degli AngeliImmortalato nel celebre romanzo Il Giardino dei Finzi Contini dallo scrittore ferrarese Giorgio Bassani, questo tranquillo e affascinante tratto della cinta muraria immerso nel verde nella parte settentrionale della città ha un’atmosfera quasi magica. Il suo soprannome deriva dalla Porta degli Angeli, una torre di avvistamento eretta nel Cinquecento, e dall’antico nome di Corso Ercole I d’Este, già Via degli Angeli, che proprio qui approda dal centro. Cimitero ebraicoVia delle VigneSembra un angolo di campagna in città questo antico cimitero ebraico a ridosso delle mura, vicinissimo ma separato da quello cristiano, la Certosa, dove all’ombra di grandi alberi riposa fra gli altri Giorgio Bassani. Per entrare occorre suonare il campanello del custode, che vi scorterà oltre il grande portale fino alle semplici e antiche lapidi ornate di sassi posati in ricordo dai visitatori. Comacchio e le sue valli A 50 chilometri da Ferrara, Comacchio è una pittoresca città lagunare del tutto simile a una piccola Venezia attraversata da canali costeggiati da casette a schiera in tinte pastello. Simbolo della città è il Ponte Pallotta, meglio noto come Trepponti, costruito nel Seicento con la funzione di porta fortificata per chi entrava in città dal mare lungo il canale navigabile. Le Valli di Comacchio, nel Parco del Delta del Po, si possono esplorare a bordo di una motonave in un itinerario guidato che ne svela la storia e la natura, facendo tappa presso due vecchie stazioni da pesca dove si possono visitare i casoni dei pescatori e un impianto da pesca tradizionale. Queste zone sono abitate da molti uccelli acquatici, fra i quali i fenicotteri rosa

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20.03.2017

Martini, Negroni, Cosmo: per chi frequenta abitualmente cocktail bar e aperitivi, questi nomi sono ormai così familiari che è come se esistessero da sempre. E invece la maggior parte dei drink che ancora oggi sono protagonisti al bancone dei locali sono nati alla fine dell’Ottocento, un tempo non poi così remoto - e alcuni anche molto più recentemente. Tuttavia, di rado ci viene in mente di domandarci perché si chiamino proprio così, chi li abbia inventati, quando e perché. Ecco allora che cosa abbiamo scoperto ripercorrendo le storie che hanno portato alla nascita di cinque fra i cocktail più famosi. Martini Dry: invenzione americana o italiana?Il famoso aperitivo con l’oliva a base di gin e dry vermouth, tanto amato dagli americani e protagonista di tante scene di film e serie TV, ha un’origine piuttosto dibattuta. Secondo alcuni il suo nome deriverebbe dal Martinez, un cocktail ottocentesco, secondo altri sarebbe stato inventato da un barista italiano dell’Hotel Knickerbocker di New York per John D. Rockefeller, secondo altri ancora l’origine è da richiamarsi semplicemente a Martini&Rossi, la celebre azienda, anch’essa italiana, produttrice di bevande alcoliche fondata nell’Ottocento. Manhattan, galeotto fu il partyWhisky, vermut rosso dolce e angostura bitter. L’aperitivo rosso (che in realtà, visti gli ingredienti, sarebbe perfetto anche come digestivo) più famoso del mondo viene fatto risalire anch’esso alla New York ottocentesca. Secondo un’affascinante teoria, sarebbe stato creato nel 1874 per un ricevimento organizzato presso il Manhattan Club (da cui il nome) dalla futura madre di Winston Churchill, Jennie Churchill, in onore del neo-governatore dello Stato di New York Samuel J. Tilden. Cosmopolitan, l’eleganza è femminaDopo il successo planetario di Sex & The City, tutti abbiamo imparato a conoscerlo come il cocktail preferito dall’icona di stile Carrie Bradshaw, ma la fama del “Cosmo” – a base di vodka, cointreau e succo di lime e di mirtillo, risale in realtà agli anni Settanta, quando divenne popolare nei cocktail bar di Miami e New York City - anche se le sue origini sono probabilmente da ricercarsi più indietro, intorno agli anni Trenta. Per il suo sapore fruttato e il colore rosso-rosato, viene generalmente considerato un drink creato per il pubblico femminile. Negroni, l’Americano “sbagliato”Quando, intorno al 1920, il conte fiorentino Camillo Negroni fece aggiungere una spruzzatina di gin al posto del seltz nel suo Americano, forse non poteva immaginare che avrebbe dato al più celebre cocktail italiano di sempre. Vermut rosso, bitter Campari e gin sono da allora gli ingredienti base di questo drink robusto, noto anche nella sua versione più light, lo Sbagliato, con spumante brut al post del gin. Daiquiri, da Cuba al mondoAmatissimo da Ernest Hemingway che lo sorseggiava in gran quantità al banco del bar El Floridita dell’Avana, questo mix di rum bianco, succo di lime e sciroppo di zucchero di canna, come tutti i cocktail più leggendari è protagonista di numerose leggende legate alla sua origine. La più fantasiosa riguarda un marine americano approdato a Playa Daiquiri così assetato da essere in vena d’inventare un cocktail sul momento, mentre vagamente più credibile è quella dell’ingegnere italiano a Cuba che, dovendo ricevere un ospite inaspettato, gli prepara un drink con quello che ha in casa, incappando accidentalmente nel mix del secolo. Quello che sappiamo per certo è che il Daiquiri fu reso ufficialmente celebre intorno al 1914 proprio dall’abilissimo bartender catalano del Floridita, Constantino Ribalaigua Vert. 

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16.03.2017

Il susseguirsi dei gesti ripetitivi di Copi, l’impiegato bancario protagonista di Alike, riprende quello che è un po’ uno standard della rappresentazione cinematografica, a partire dalla catena di montaggio di Charlie Chaplin in Tempi moderni. L’aspetto alienante del lavoro, in effetti, sembra essersi tutt’altro che estinto con il passaggio dall’economia industriale a quella dei servizi, e anzi nel mondo digitale l’isolamento e la solitudine dell’impiegato appaiono ancor più evidenti, insieme alla quantità crescente di tempo che, in un mondo in cui siamo perennemente connessi, la sfera lavorativa fagocita sottraendola a quella personale e affettiva. Ed è proprio su questa semplice costatazione, tanto naïf quanto illuminante, che gli otto minuti di Alike si concentrano, mostrandoci l’assurdità latente del nostro stile di vita attraverso gli occhi di un bambino, Paste, sul quale il padre Copi - come il nome stesso evoca - sta gradualmente e inesorabilmente “incollando” la propria rassegnazione alle regole di un’esistenza letteralmente grigia e priva di distrazioni. Ma una speranza, naturalmente, c’è, e qui ci appare sotto forma di un’epifania musicale che si risolve in un abbraccio capace di ridare colore all’esistenza. Alike è in film diretto da Daniel Martínez Lara e Rafa Cano Méndez e prodotto da Daniel Martínez Lara e La Fiesta P.C. con il supporto di Pepe-School-Land.  

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15.03.2017

Fitti boschi, lagune, penisole montuose che sorgono da un mare cristallino, rupi di tufo, lunghe spiagge sabbiose, antiche fonti termali, pianure e dolci colline ricoperte di campi e vigneti. Con il suo ampio territorio incastonato fra Toscana e Lazio, la Maremma offre al visitatore un’incredibile varietà di paesaggi. L'Alta Maremma, che dalla provincia di Livorno giunge fino al Golfo di Follonica, spazia dai dolci pendii della val di Cornia costeggiati di rocche, castelli e incantevoli borghi medievali alle colline metallifere, da sempre fonte di ricchezza e di lavoro. Su queste ultime regna sovrana la bella cittadina medievale di Massa Marittima, che domina il paesaggio dall’alto con il suo meraviglioso Duomo bianco. Più a sud, la Maremma Grossetana trova il suo centro nevralgico nel capoluogo, protetto dalle possenti e intatte Mura Medicee e punto di partenza per esplorazioni che portano dai siti archeologici, come quello dell’Antica Roselle, fino al mare e alle sue più rinomate località vacanziere: Marina di Grosseto, Principina, e soprattutto Castiglione della Pescaia e Punta Ala, porti turistici naturali adornati di pinete. Ma è verso l’interno, alle pendici del Monte Amiata, che occorre spingersi per scoprire, fra boschi e colline, piccoli tesori come Scansano, delizioso borgo natio del fruttato Morellino rosso rubino. Al confine con il Lazio, nella Bassa Maremma, nuove sorprese attendono il viaggiatore soprattutto lungo la costa, dove l’ultimo tratto di mare toscano, lambito dal Parco dell’Uccellina, è punteggiato di meraviglie come Orbetello con la sua laguna, l’antico borgo di Capalbio protetto dalle mura e Talamone, con la sua rocca affacciata sul mare. E poi, naturalmente, le impervie scogliere del Monte Argentario, e le isole incontaminate: il Giglio, la più grande, e la minuscola Giannutri, meta ambita quanto salvaguardata e protetta dal turismo di massa. Di tutt’altro carattere è l’aspro entroterra della Bassa Maremma, fatto di testimonianze etrusche scavate nelle rocce tufacee - dalle tombe alle impressionanti “vie cave” - e di fragili rupi sulle quali sorgono magnifici borghi fortificati come Pitigliano, Sorano e Sovana. Da queste parti, nelle campagne pianeggianti sotto il borgo di Saturnia, sgorgano anche le celebri acque termali curative di origine vulcanica, subito catturate dagli stabilimenti termali ma anche dal piccolo fiume Gorello, che le trascina con sé attraverso un canneto fino a una cascata ornata di vasche calcaree nei pressi di un vecchio mulino, dove tutti possono usufruirne liberamente. Da non perderePiazza Garibaldi a Massa MarittimaLa scenografia di un film ambientato nel Medioevo: così appare a colpo d’occhio la piazza principale di Massa Marittima, città che a dispetto del nome non si trova sulla costa ma all’interno, e domina dalle sue alture le colline metallifere. Bianca e solenne, la Cattedrale di San Cerbone domina la scena del monumentale ingresso alla città dalla sommità di una scalinata, affacciandosi in diagonale sulla piazza triangolare pavimentata in un insolito gioco di prospettive. Non c’è traccia di automobili, e tutto intorno sorgono edifici storici decorati di stemmi, vecchie botteghe e antichi loggiati. Il travertino utilizzato per gran parte delle costruzioni si accende di rosa con la luce del tramonto, rendendo la visione ancor più sublime. I borghi del tufoA sud-ovest della città di Grosseto, verso l’interno, si trovano tre autentici gioielli della Maremma, i cosiddetti "borghi del tufo". Sono Pitigliano, Sorano e Sovana, terre tufacee un tempo abitate dagli Etruschi, che qui scavarono nella roccia profonde vie di comunicazione, le “vie cave” o “cavoni”, ancora perfettamente visibili. Un’area davvero affascinante la cui esplorazione può partire dalla splendida Pitigliano, per poi proseguire verso Sovana, nota soprattutto per la sua necropoli etrusca, e infine verso Sorano, la“ Matera della Toscana”. ScansanoNoto soprattutto per il suo vino rosso rubino dai sentori fruttati, il Morellino, questo borgo sulle colline dell’Albegna e del Flora, nell’entroterra grossetano, è un ottimo punto panoramico per ammirare le sottostanti vallate coltivate a vite, ma anche per una passeggiata nel dedalo di stradine costeggiate da casette e balconi fioriti che si arrampicano verso il centro storico, dominato da antiche chiese e storici palazzi. CapalbioL’ultimo paese della Maremma toscana, a pochi chilometri dal confine con il Lazio, è una rinomata località di villeggiatura che alterna il fascino dell’antico borgo medievale con le grandi mura merlate, la Rocca Aldobrandesca, le case in pietra affacciate sulle viuzze del centro, alle belle campagne e alle spiagge sabbiose del litorale, bagnate da splendide acque. Isola di GiannutriMeno nota della vicina Isola del Giglio, quest’isoletta del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano è una vera bomboniera, larga appena 500 metri e lunga 5 chilometri ma orlata di grotte, circondata da meravigliosi fondali, impreziosita dai resti di un’antica villa romana e arricchita da due belle spiagge, Cala Maestra e Cala dello Spalmatoio. Le Cascate del GorelloLungo la strada che da Saturnia va verso Manciano, centro in cui sorgono gli stabilimenti termali di questa celebre località toscana, c’è un luogo molto speciale. A renderlo tale è il fiume Gorello, che raccoglie l’acqua termale di origine vulcanica sgorgata dal cratere posizionato sotto la piscina principale delle Terme e prosegue la sua corsa fino a un vecchio mulino di pietra abbandonato. Qui, sbucando da un canneto, il Gorello diventa cascata e scorre sulle pozze calcaree formatesi nel corso dei secoli dando vita a una serie di bellissime vasche termali naturali, alle quali si può accedere liberamente giorno e notteCrediti fotograficiImmagine d'apertura (girasoli): foto di  Giovanni su licenza CC BY-SA 2.0Le cascate del Gorello: foto di Waugsberg su licenza CC BY-SA 3.0Capalbio: foto di Yellow Cat su licenza CC BY-SA 2.0Monte argentario: foto di Markus Bernet su licenza CC BY-SA 2.5Porto romano, Giannutri: foto di Aldo Ardetti su licenza  CC BY-SA 3.0 

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Perché, pur essendo circondati da dispositivi digitali come computer, tablet e smartphone, continuiamo a portarci dietro quaderni, taccuini o risme di carta? È la domanda che si è fatto qualche anno fa Magnus Wanberg, CEO e fondatore di reMarkable. E la risposta è stata piuttosto semplice: perché la carta è ancora il supporto ideale per dare forma al pensiero, soprattutto quando si è bombardati da un flusso continuo di comunicazione, di notifiche, tweet, email, messaggi e titoli. Solo la carta, bianca e bidimensionale, lascia la nostra mente libera di lavorare senza restrizioni e distrazioni, e ci permette di concentrarci. Tuttavia, proprio perché è disconnessa dal mondo digitale, la carta non è del tutto adatta al mondo e al tempo in cui viviamo. Ed è proprio per questa ragione che, nel 2013, Magnus e la sua squadra di collaboratori hanno deciso di dar vita a un nuovo concetto di carta digitale, offrendo un’esperienza connessa e priva di limiti tramite un tablet che consentisse di leggere, scrivere e disegnare affiancando alla propria natura digitale la semplicità e la potenza della carta. Oggi, dopo diversi anni passati a sviluppare e perfezionare quest’esperienza in collaborazione con E Ink, reMarkable è pronto, con il suo schermo da 10,3 pollici pensato per leggere, scrivere e disegnare senza interruzioni. Ma l’aspetto davvero interessante è la tecnologia che sta dietro l’esperienza, e che risolve finalmente l’annoso problema dello slow ink, vale a dire del tempo che trascorre fra il gesto di scrivere o disegnare e la comparsa del segno sullo schermo - una questione che tutti i produttori di “paper tablet” si sono trovati ad affrontare. Per rendere l’esperienza il più naturale possibile, reMarkable ha sviluppato per i suoi display una tecnologia di nome CANVAS che consente un tempo di latenza bassissimo, pari a 55 microsecondi.Naturalmente, all’occorrenza reMarkable si può connettere al mondo digitale, permettendo all’utente di sincronizzare testi, disegni e parole su tutti i propri dispositivi tramite un servizio cloud.  

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13.03.2017

“La Cina è vicina”, recitava il titolo di un celebre film del 1967. Oggi, questo adagio, che in quel contesto voleva essere una semplice boutade, è più vero che mai. I rapporti fra Italia e Cina sono sempre più stretti e forti, sia per motivi commerciali sia grazie alla presenza nel nostro paese di una comunità cinese che supera i 330.000 residenti. Eppure, la convivenza di questi due mondi non è necessariamente sinonimo di uno scambio culturale e di conoscenza reciproca fra le due culture. Ecco perché iniziative come quella che sta per aprirsi a Vicenza nella splendida cornice della Basilica Palladiana sono non soltanto benvenute, ma necessarie. Stiamo parlando di Flow, l’evento a cura di Maria Yvonne Pugliese e Peng Feng organizzato dal Comune di Vicenza in collaborazione con l’Associazione Culturale YARCWork in progress giunto quest’anno alla sua seconda edizione, ancora una volta questa mostra dalle caratteristiche uniche mette in scena un dialogo ideale fra l’arte contemporanea cinese e quella italiana grazie al lavoro e alle opere di 24 artisti italiani e cinesi che, oltre a parlare due lingue diverse, utilizzano i più disparati supporti materiali e immateriali e linguaggi artistici, dalla performance dal vivo alla ceramica, dal plexiglas al neon, dalla lana alla carta, dalla tela alle tecnologie digitali. Il risultato è un’esperienza inevitabilmente ricca e insolita, dove i punti di vista sulle due culture e sul loro incontro si moltiplicano senza vincoli e senza limiti, lasciando l’osservatore libero di costruire la propria personale interpretazione delle singole opere e degli accostamenti avvicinandosi così a un’altra cultura ma anche a se stesso e ai propri mondi interiori. A “guidare” in un certo senso il visitatore saranno soltanto i video autoprodotti dagli stessi artisti, nei quali si racconta il percorso di idee e di azioni hanno portato alla realizzazione delle opere, e le parole di due filosofi, Marcello Ghilardi e Riccardo Caldura, chiamati ad approfondire il senso della parola cardine della mostra: quel “dialogo” che essa intende instaurare fra Italia e Cina. 

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13.03.2017

L’accoglienza calorosa dei ryokan con i loro interni in legno può trasformare un viaggio in Giappone in un’esperienza davvero unica. Dopo aver visto brevemente le regole da seguire durante il soggiorno in uno di questi alberghi tradizionali, ecco alcuni dei nostri ryokan preferiti in giro per il Giappone. Notoya Ryokan, YamagataIl Ginzan Onsen ha una storia lunga 500 anni, che risale ai tempi in cui qui c’era un’importante miniera d’argento. E arrivando qui la sensazione è in effetti quella di fare un viaggio indietro nel tempo, verso l’inizio del ventesimo secolo, quando la cultura giapponese ricombinò alcuni elementi del mondo occidentale nel cosiddetto stile romano Taishō. Fra gli edifici superstiti lungo il corso del fiume Ginzan c’è anche il bellissimo Notoya Ryokan, decorato con lacca giapponese makie pannelli di legno. Imperdibile un bagno nel rotenburo, la vasca all’aperto scavata nella roccia, per godersi la meraviglia della natura a Yamata - specie a primavera, quando è più rigogliosa. Hoshi Onsen Chojukan, GunmaIn corrispondenza di una fonte termale segreta nel Jōshin’etsu-kōgen National Park, lo Hoshi Onsen Chojukan vanta 140 anni di storia ed è stato registrato come bene culturale tangibile. Il colonnato che conduce all’ingresso tradizionale in legno viene decorato in base alla stagione, e c’è anche un focolare molto raro, acceso tutto l’anno per scaldare l’acqua utilizzata durante la cerimonia del the. La particolarità di questo ryokan sono i bagni misti, ovverosia condivisi da uomini e donne, sebbene ci siano spogliati separati. L’acqua termale calda che sgorga costantemente dal fondo della vasca vi terrà caldi per tutto il tempo durante il vostro bagno rilassante sullo sfondo di un paesaggio da sognoKanaguya, NaganoIl nome Kanaguya deriva dai molti fabbri che lavoravano qui all’epoca del dominio Matsuhiro, durante il periodo Edo (1603-1868). Questo luogo era noto per offrire ospitalità lungo la Kusatsu Kaido, la strada che connette Zenkoji e Kusatsu sull’altopiano dello Shiga. Due delle botteghe di fabbro sopravvissute al tempo sono state registrate come patrimonio culturale tangibile, e la sera gli ospiti del ryokan possono ascoltare racconti sull’architettura e la storia degli edifici e le tecniche di costruzione dei templi. C’è poi una vasca termale da otto che comprende anche una parte all’aperto. Si dice che Kanaguya abbia ispirato l’ambientazione del film di animazione La città incantata di Hayao Miyazaki. Gero Onsen Yunoshimakan, GifuQuesta locanda d’altri tempi fu fondata nel 1931 in un boschetto di 16 ettari affacciato sul Gero Onsen. L’ingresso, il corridoio sospeso e l’edificio centrale in legno di tre piani sono uno degli scenari notturni utilizzati durante la Festa della Cultura Nazionale. Anche la vetrata colorata nella hall è perfettamente conservata. L’atmosfera di questo ryokan è ideale per rilassarsi completamente, cullati dal canto degli uccelli e circondati da piante e fiori dalla bellezza incantevole. Le terme di Gero, insieme a quelle di Arima e Kusatsu, sono considerate fra le più antiche fonti del Giappone: risalirebbero infatti all’inizio dl decimo secolo. Kayabukinosato Kawaba Onsen Yutorian, GunmaArrivare in questo piccolo e antico villaggio composto da sette case con il tetto di paglia collegate fra loro da una monorotaia è come fare un viaggio nel passato. Costruiti, distrutti e ricostruiti nei secoli, questi edifici sono un mirabile esempio dell’abilità dei costruttori giapponesi dei periodi Edo, Meiji e Taishō (1868-1926).  

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09.03.2017

Genova è una città di frontiera e di mare, non semplicemente perché sull'acqua ci vive ma soprattutto perché da sempre è proiettata verso l'altrove, magari spinta proprio dalle montagne che le cingono le spalle. Ancora oggi, la città ha un sapore di possibilità tentate e da tentare, almeno tante quante sono le sue facce: i palazzi storici delle antiche famiglie della nobiltà marinara in via Garibaldi, il buio dei carruggi, vicoli così stretti da non far passare il sole, i profili delle strade sopraelevate, le spiagge che si aprono a sorpresa lungo la costa e che mostrano ancora a chi arriva dal mare i colori vivaci delle tradizionali case dei marinai arroccate sugli scogli. Da Genova partì Cristoforo Colombo e partirono migranti per tutti i continenti, tanto che il pittoresco quartiere La Boca di Buenos Aires prende il suo nome da Boccadasse, la spiaggia vicino alla quale salpavano nell'Ottocento le navi cariche di genovesi pronti a raggiungere e conquistare ancora una volta le Americhe. Dentro i confini della città resta invece una profonda tradizione del buon vivere, forse protetta dal carattere apparentemente burbero dei suoi cittadini, sicuramente aiutata da un clima invidiabile e invidiato, con estati lunghe e inverni miti che rendono questa fetta d'Italia perfetta per una visita o una piccola vacanza in tutte le stagioni. I luoghi del cuoreVia GaribaldiQui sta il cuore pulsante della città, caratterizzato da numerosi palazzi nobili tra i quali non si possono non visitare Palazzo Doria Tursi, Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Spinola, sede della Galleria Nazionale. I CarruggiImpossibile parlare di Genova senza parlare dei Carruggi, i  famosi (e famigerati)vicoli della città vecchia, dove in effetti può ancora capitare di fare incontri spiacevoli.  Tuttavia, in questo stretto meandro di strade i volti e i mestieri sono incredibilmente ancora quelli di mezzo secolo fa 40 o 50 anni fa, quelli raccontati nelle prime canzoni di Fabrizio De André, e questo non può che affascinare. Genova BoccadasseL’antico borgo marinaro di Genova, delimitato da Corso Italia e da Capo di Santa Chiara,  offre dalla sua insenatura una romantica vista allietata dalle variopinte case antiche che la circondano. La Trattoria Osvaldo A Genova Boccadasse, fin dagli anni ’40 la piccola Trattoria Osvaldo serve cucina casalinga, specialità di pesce e tipiche pietanze genovesi in un ambiente intimo fatto di pochi tavoli.  

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07.03.2017

Romantica, caotica, folle, violenta, pittoresca o surreale. Qualunque sia la Parigi alla quale siamo più affezionati, non c’è dubbio che a comporne l’immagine nella nostra mente non sia stata soltanto l’esperienza diretta, ma anche quella cinematografica, che nel tempo ha depositato strati d’immagini, storie e visioni nel nostro immaginario, rimescolando il tutto per restituirci un’idea della città, della sua essenza e dello stile parigino che – quella sì – è in un certo senso soltanto nostra. Un’idea nella quale gli elementi si sono ormai talmente ingarbugliati che a volte è impossibile distinguere la Parigi reale da quella ideale. Difficile dire se Parigi sia il luogo più cinematografico del mondo o semplicemente la città che più di tutte il cinema ha contribuito a immortalare - fatto sta che nella nostra idea di Parigi queste storie e queste immagini giocano un ruolo di primo piano Sotto i tetti di Parigi (René Clair, 1930)Quella raccontata dal primo film sonoro francese, girato in realtà su un grande set a Épinay, alle porte della città, è una Parigi popolare abitata da artisti di strada, ladruncoli e personaggi dalle condizioni modeste. Sul paesaggio spiccano i tetti del titolo, ripresi dall’alto nella sequenza iniziale fra il fumo dei camini e il suono di una fisarmonica. I 400 colpi (François Truffaut, 1959)Per il dodicenne Antoine Doinel, abbandonato a se stesso dalla scuola e dalla famiglia, la Parigi di fine anni Cinquanta è il luogo della formazione, della libertà e dell’avventura, che sa farsi tanto affascinante quanto pericolosa. Indimenticabili le sequenze che raccontano il suo girovagare. Bande à part (Jean-Luc Godard, 1964)Una sola parola: Louvre. L’immagine dei tre ragazzi che corrono tenendosi per mano attraverso le sale del Musée du Louvre per superare un fantomatico record di velocità è forse una delle più citate e familiari del cinema francese, quasi un cliché (ripresa anche in anni recenti da Bertolucci nel film The Dreamers). Ma non nell’originale, film emblema di quella Nouvelle Vague che tanto ha dato a Parigi in termini d’immagine. Ultimo tango a Parigi (Bernardo Bertolucci, 1972)A dispetto del titolo, il mondo di Ultimo Tango a Parigi è tutto racchiuso in un interno, nell’appartamento di rue Jules Verne (quartiere di Passy) dove due sconosciuti s’incontrano e, attraverso il sesso e la passione, cercano di costruirsi un’identità alternativa. Fuori, per le strade della città, nel locale si balla il famoso tango, c’è la realtà, e con essa tutto ciò a cui desiderano sfuggire – fallimenti, mancanze, miseria, convenzioni. Tre colori - Film blu (Krzysztof Kieślowski, 1993)Una grande città dove trovare la solitudine e l’anonimato necessari per affrontare il lutto: questa è Parigi per la vedova Julie, che dopo essere sopravvissuta all’incidente che ha ucciso il marito e la figlia abbandona la sua villa di campagna per affittare un appartamento. Per quanto presenti e simbolicamente significativi, i mercati, le strade, i caffè, i locali equivoci, la piscina Pontoise, restano come sfocati sullo sfondo, un po’ cianotici sotto le luci azzurrine. L’odio (Mathieu Kassovitz, 1994)Con La Haine, la Parigi delle banlieue - della quale una ventina d’anni più tardi si sentirà parlare parecchio - fa per la prima volta la sua comparsa sul grande schermo, avvolta da un crudo bianco e nero che evoca i reali fatti di cronaca ai quali i film è ispirato. Sfondo delle turbolente vicende è la banlieue di Chanteloup-les-Vignes, un agglomerato urbano di palazzoni brutalisti eretto negli anni Sessanta nelle campagne fuori Parigi. Il favoloso mondo di Amélie (Jean-Pierre Jeunet, 2001)Quella di Jeunet e della sua adorabile e stramba Amélie è una Parigi insolita, romantica, sorniona e un po’ surreale, tinta di colori desaturati e pastellosi, e abitata da personaggi altrettanto bizzarri. Un “favoloso mondo”, per l’appunto, di cui protagonista assoluta è tutta la zona intorno alla Butte, la collina di Montmartre, già di per sé pittoresca, dove si trovano anche il Café des deux Moulins, dove Amélie lavora, e la bottega Au marché della Butte, dove fa la spesa. Prima del tramonto (Richard Linklater, 2004)Restiamo sul romanticismo puro con il secondo episodio della famosa trilogia di Linklater, che qui ci fa ritrovare Jessie e Celine di Prima dell’alba a nove anni di distanza, non più a Vienna ma in una Parigi un po’ patinata dove la fanno da padroni Shakespeare & Co., il lungosenna e i bistró. La città si fa un po’ più “vera” quando i due protagonisti lasciano la strada per addentrarsi nel bel cortile dove vive Celine in Court de l’Étoile d’Or, a due passi da Place de la Bastille. Midnight in Paris (Woody Allen, 2011)  “Che Parigi esista e qualcuno scelga di vivere in un altro posto nel mondo sarà sempre un mistero per me”. Non servivano certo queste parole, attribuite al personaggio di Adriana, per comprendere quanto Woody Allen ami Parigi, o meglio ciò che per lui la città rappresenta. E la Parigi ideale di Woody Allen è quella degli anni Venti, quella di Picasso, Buñuel, Dalì, quella Gertrude Stein e Cole Porter, di Francis Scott e Zelda Fitzgerald. Tutti personaggi che come macchiette popolano una città da cartolina simile a quella già comparsa in Tutti dicono I love you, ma in versione retrò. La schiuma dei giorni (Michel Gondry, 2013)Fra i tanti volti cinematografici di Parigi non poteva mancare quello di Gondry, certamente il più straniante, tanto più in questo film tratto da uno dei romanzi più strani della storia, La schiuma dei giorni di Boris Vian. Gondry traspone lo stile insolito del romanzo in visioni altrettanto surreali, e così ecco Parigi piegarsi agli stati d’animo dei protagonisti nella forma e nel colore, e riempirsi di quelle strane creature meccaniche che rappresentano un po’ il marchio di fabbrica del regista. 

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06.03.2017

Era il 1917 quando il pittore Theo van Doesburg fondò a Leida, nell’Olanda meridionale, una rivista chiamata De Stijl (Lo Stile) per promuovere l’omonimo movimento artistico d’avanguardia olandese, del quale facevano parte artisti famosi come Gerrit Rietveld, Bart van der Leck e soprattutto Piet Mondriaan, il cui uso dei colori primari unito alle linee verticali, che fu d’ispirazione a molti altri architetti, designer, pubblicitari e stilisti. Alla base di DeStijl c’era l’idea di fondare un’arte nuova, unita alla convinzione che attraverso il design e l’architettura si potesse in qualche modo cambiare il mondo e renderlo migliore. Una convinzione, quest’ultima, che resta ancora oggi, a un secolo di distanza, profondamente radicata nella cultura olandese; ed è proprio per celebrare questa continuità che, in occasione del centenario della fondazione della rivista, per tutto il 2017 il tema “Da Mondriaan al design olandese” sarà protagonista di svariati eventi in diverse città del paese. L’occasione è dunque perfetta per imparare a conoscere l’Olanda oltre Amsterdam, seguendo il filo dell’arte e del design. Ecco qualche spunto da cui cominciare. All’Aia sulle tracce di MondriaanIl bellissimo edificio in stile Art Déco del Gemeentemuseum Den Haag all’Aia che conserva diverse opere di Monet, Picasso, Schiele, Kandinsky, Louise Bourgeois, Francis Bacon e molti altri, dal 30 giugno al 24 settembre ospiterà ben 300 opere di Piet Mondriaan nonché la più grande collezione al mondo di opere d'arte di De Stijl. In più, fino al 21 maggio, la mostra già in corso Piet Mondrian e Bart van der Leck - L'invenzione di una nuova arte esplora in 80 opere il rapporto tra i due artisti olandesi, mentre dal 10 giugno al 17 settembre con L'architettura e gli interni di De Stijl s’indaga su come il movimento riuscì ad anticipare i tempi gettando le basi del design contemporaneo - le stesse che influenzano ancora oggi le nostre vite.  A Leida, città della fondazioneA mezz’ora dall’Aia, questa deliziosa città universitaria a due passi dal mare e circondata da campi di fiori è l’ideale per un’esplorazione primaverile. Ma si tratta anche della città dove Theo van Doesburg e Modriaan fondarono De Stijl un secolo fa, e dunque quest’anno sarà protagonista con diversi eventi, a cominciare dalla mostra a cielo aperto Openlucht Museum De Lakenhal (dal 2 giugno al 27 settembre), che vedrà la bellissima Pieterskerkplein (la piazza antistante la Chiesa di San Pietro) ospitare un prototipo esclusivo della Maison d'Artiste, un'elaborata casa di artisti cubista progettata da Van Doesburg e dall'architetto Cor van Eesteren nel 1923. Dall'11 maggio al 2 settembre, la Galleria LUMC presenterà le opere di 10 artisti contemporanei ispirate all'astrazione geometrica di De Stijl, mentre dal 18 maggio al 6 agosto, davanti all’imponente chiesa gotica di San Pancrazio nel centro storico, si potranno ammirare diverse sculture contemporanee ispirate a De StijlNel distretto olandese del designLa regione del Brabante Settentrionale, luogo natale di Vincent van Gogh e Hieronymus Bosch, comprende e città le città di Eindhoven, Den Bosch, Breda, Tillburg e Helmond ed è considerato il distretto del design olandese. Dalla Settimana del Design Olandese di Eindhoven ai numerosi musei ed edifici da scoprire, inutile dire che queste zone sono la meta ideale per chi desidera approfondire il tema del design nonché la conoscenza di pionieri come Gerrit Rietveld, autore della famosa sedia rossa e blu, esponenti del design contemporaneo ed emergenti. Fra gli eventi di quest’anno segnaliamo la possibilità di visitare l’edificio dell’ex fabbrica tessile De Ploeg, a Bergeijk, progettata da Rietveld secondo i principi del movimento De Stijl e circondata dal parco opera  dell'acclamato architetto paesaggista Mien Ruys. 

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06.03.2017

Per chi si trovi a viaggiare in Giappone per piacere, il ryokan rappresenta la sistemazione ideale, perché offre l’opportunità d’immergersi nell’ospitalità tradizionale del paese, oltre che di rilassarsi dopo una lunga giornata passata a visitare luoghi d’interesse. Non è dunque un caso che questi storici alberghi siano diventati sempre più popolari fra i visitatori. Il tipo di ospitalità offerto dal ryokan è molto particolare. Si può mangiare in camera oppure dividere un tavolo con gli altri ospiti, si dorme su un futon che viene srotolato soltanto la sera e poi messo da parte la mattina, e ci si può concedere un lungo bagno rilassante in compagnia degli altri ospiti. In poche parole, si vive l’albergo molto di più e si passa molto più tempo con le persone. Di conseguenza, è bene avere una certa familiarità con le poche, semplici regole dell’etichetta che occorre seguire in questi luoghi, in modo da trascorrere un soggiorno il più piacevole possibile. Arrivo e cenaAl momento della prenotazione, generalmente vi verrà richiesto d’indicare il vostro orario preferenziale per la cena. Poiché il ryokan prepara la cena secondo gli orari di arrivo degli ospiti e le loro preferenze, se prevedete di arrivare in ritardo o desiderate spostare l’orario della cena è assolutamente consigliato avvertire il personale con un certo anticipo. Vietato calpestare la soglia o il bordo del tatamiProprio come si consiglia di fare nelle case private giapponesi, evitate di calpestare la soglia o il bordo del tatami perché sarebbe considerato un gesto sconvenienteMancia sì, ma solo in bustaIn Giappone non c’è l’abitudine di lasciare la mancia. Tuttavia esiste una tradizione, nota come kokorodzuke e ancora in uso presso alcuni ryokan, secondo la quale gli ospiti sono tenuti a esprimere a loro riconoscenza verso le nakai-san, o cameriere, che li accolgono conducendoli fino alla loro camera. Se desiderate lasciare loro una mancia, assicuratevi di avere con voi un pochi-bukuro, un tipo di busta che i giapponesi utilizzano in occasioni speciali come il Capodanno e che si può trovare in qualsiasi negozio, dove infilare le banconote. In queste situazioni porgere direttamente il denaro denoterebbe una certa volgarità.  Vestaglie e asciugamani non sono Le yukata (vestaglie) e gli asciugamani che troverete in camera sono di proprietà dell’albergo. Se vi piacciono particolarmente, potete provare a parlarne con la nakai-san e convincerla a cederveli a un prezzo ragionevole - alcuni ryokan li vendono nel proprio negozio di souvenir. Come in tutti gli alberghi del mondo, però, infilare in valigia oggetti di proprietà del ryokan è ritenuto estremamente maleducatoNiente bevande in cameraA cena si può bere tutto ciò che si vuole, ma evitate di portare qualsiasi tipo di bevanda in camera. E se doveste farlo, assicuratevi di lasciare tutto pulito e ordinatoRispettate l’etichetta dell’onsenProprio come alle terme onsen e ai bagni pubblici sentō, quando ci s’immerge nella vasca comune, specialmente se si portano i capelli lunghi, è bene evitare di disperderli nell’acqua. Lavatevi accuratamente e versatevi addosso l’acqua calda prima di entrare nella vasca, ed evitate di tenere addosso l’asciugamano. Ricordate sempre che non siete al lavatoio: non è il caso di mettersi a fare il bucato nella vasca. Quando uscite, non raggiungete gli spogliatoi completamente fradici, ma attendete di essere asciutti in modo da non lasciate una lunga scia d’acqua dietro di voi. 

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02.03.2017

Per imparare a conoscere Palermo bisogna assecondarla e lasciare che passi in pochi metri da un'epoca all'altra, dal sole al buio, dal silenzio di un vicolo al cicaleccio continuo dei mercati, dalla maestosità delle sue chiese antiche al verde dei suoi parchi. Palermo è stata molto amata e spesso tradita dai popoli e dai re che l'hanno conquistata: ciascuno ha tentato di fare propria questa città, ma nessuno ha potuto fare di più che lasciare un segno del suo passaggio per poi farsi assorbire da un tessuto urbano labirintico e brulicante di vita e persone. I maestosi palazzi nobiliari degli antichi quartieri intorno al vecchio porto sono infatti solo la cornice del luogo vero dove in questa città tutto accade, la strada, perché non esiste una logica capace di spiegare quel “di più” di meraviglia che nasce dal mescolare gli ingredienti, le facce e le storie diverse di Palermo.  L'ideale è alzarsi di buon'ora e immergersi nei suoni, negli odori e nei colori dei mercati che colonizzano quasi ogni mattina le piazze della città con merci e cibi. Il mercato è il luogo delle parole e degli scambi, il centro della vita sociale, un ecosistema da osservare e da cui lasciarsi rapire. Non a caso, quello che oggi si chiama street food a Palermo raggiunge vette che fanno invidia ai ristoranti più blasonati. Anche i luoghi d'arte e di storia della città, naturalmente, sono fonte di continuo stupore: dal Palazzo dei Normanni, la più antica residenza reale d'Europa, a Palazzo D'Orleans, sede della Regione; dalla maestosa Cattedrale con le sue arcate monumentali fino a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale di Sicilia. E poi c’è la giustamente famosa piazza ottagonale dei Quattro Canti, capolavoro seicentesco di architettura e scultura, con le statue e le colonne cesellati sulle facciate convesse dei palazzi a proteggere le quattro fontane agli angoli, ciascuna riferita a una stagione. E infine l’ottocentesco Viale della Libertà, abbellito dalle case in stile Liberty e dai due teatri principali: il Teatro Massimo e il Politeama Garibaldi. Da non perdereI mercati di Palermo I mercati di Palermo rappresentano il luogo perfetto per un autentico tuffo nel passato e nelle tradizioni più antiche del popolo palermitano.  Quelli più importanti sono quattro: la Vucciria, il Capo, il Borgo Vecchio e infine quello più antico di Ballarò, nel cuore della città. Ognuno porta con sé importanza storica e culturale, ma ciò che realmente li accomuna è il piacevole miscuglio di voci, odori e rumori in angoli della città dove il tempo sembra essersi fermato. Parte integrante del colore e del fascino del luogo è anche l'inevitabile presenza dei venditori ambulanti, che invitano i passanti a provare, ad assaggiare, chiamando a gran voce. Chiesa della Martorana Questa chiesa bizantina è uno dei luoghi più importanti nella storia di Palermo, ma anche un monumento ricco di fascino e storia antica: completata nel 1143 per volere dell’ammiraglio bizantino Giorgio d’Antiochia, è un raro esempio di testimonianza della cultura religiosa e artistica orientale ancora intatta in Italia. La chiesa si contraddistingue per la molteplicità di stili diversi che s’incontrano, poiché con il passare dei secoli fu arricchita da vari artisti con diversi gusti artistici, architettonici e culturali. Dal 2015 è considerata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Franco U’ Vastiddaru Via Vittorio Emanuele,102 Fritti misti, panelle, crocché, pane ca’ meusa: lo street food siciliano per eccellenza in una delle strade storiche del capoluogo, fino alle ore piccole della notte. Pasticceria Cappello Nata come latteria nel lontano 1944, negli anni Novanta questa pasticceria è diventata una delle più prestigiose d’Italia. Nel solco della tradizione, ancora oggi qui si possono trovare dolci di alta pasticceria oltre a tutti i grandi classici sicilianiPanificio GrazianoQuella che secondo molti è la migliore pizza al taglio della città va gustata rigorosamente su vassoi di carta e con forchetta di plastica. La fila per averla può essere lunga, ma ne vale davvero la pena - e comunque il profumo che sprigiona è assolutamente irresistibile. Crediti fotograficiVista dall’alto: foto di Xerones su licenza CC-BY-SA 2.0  Duomo: foto di Antonio Manfredonio su licenza CC-BY-SA 2.0 Chiesa della Martorana: foto di Fabio P. licenza CC-BY-SA 4.0  I Quattro Canti: foto di Bjs su licenza CC-BY-SA 2.5  

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01.03.2017

Correva l’anno 1944 quando il fascinoso Humphrey Bogart, allora quarantacinquenne, conobbe la diciannovenne e bellissima Lauren Bacall sul set di Acque del sud. Fu amore a prima vista, seguito dal matrimonio l’anno successivo e dalla nascita di due figli. In queste immagini della Settimana Incom del 10 maggio 1951 tratte dal prezioso archivio dell’Istituto Luce, vediamo la leggendaria coppia hollywoodiana in vacanza a Venezia, alle prese con il classico giro in gondola, con tanto di Ponte di Rialto sullo sfondo. Una vera e propria cartolina d’epoca accompagnata dall’inconfondibile retorica e dalla voce impostata ereditate dai classici cinegiornali degli anni Quaranta, dei quali la Settimana Incom fu un po’ l’erede. La favola d’amore fra i due divi, dopo aver riempito i rotocalchi di mezzo mondo, sarebbe durata ancora fino alla prematura morte di lui, appena sei anni dopo. 

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Una designer con il pallino per la pasticceria, una digital agency alla ricerca di progetti originali e un amore sconfinato per il cioccolato: sono gli ingredienti fondamentali di Complements, un’idea davvero interessante per chiunque abbia un debole per il design e per i sapori originali. Questi cioccolatini modulari dai colori tenui, incastrabili fra di loro come mattoncini Lego, sono davvero qualcosa di mai visto prima. Il progetto, tutto australiano, nasce dalla collaborazione fra Bakedown Cakery, bottega di pasticceria artigianale creata dalla passione di una designer di Sydney, e Universal Favourite, agenzia indipendente di Darlinghurst specializzata in progetti digital, di design e di branding. Tutto nasce dall’idea di sperimentare con i colori, le forme e le finiture, aggiungendo all’equazione anche il sapore, per coinvolgere vista e gusto in un’esperienza giocosa e creativa. Il primo step è stata dunque la creazione delle forme modulari a incastro, successivamente stampate in 3D e poi trasformate in stampi per il cioccolato. Poi c’è stata la scelta dei colori, delle finiture e dei pattern, abbinati ai rispettivi sapori grazie all’immaginazione di Jen di Bakedown Bakery. Dal giallo delle pastafrolla al verde deciso del the matcha, dal viola mirtillo a l bianco e nero del cookies&cream, passando attraverso il nero del cioccolato fondente single origin, l’unione di gusto e colore crea sinestesie sofisticate che rendono il semplice gesto di assaggiare un cioccolatino un’esperienza estetica appagante. 

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27.02.2017

Il mondo del bartending è più vivo che mai. L’arte di preparare e inventare cocktail, riportata alla ribalta a partire dagli anni Ottanta negli Stati Uniti grazie alla riscoperta dei cocktail vintage e alla nascita di cocktail bar in stile speakeasy, gradualmente ha attraversato l’Oceano e si è fatta strada anche in Europa e nel mondo. E, forse inaspettatamente, fra le capitali europee della cosidetta mixology c’è Monaco di Baviera, certamente più nota per la sua birra e per le migliaia di persone che ogni anni in autunno riempiono i tendoni dell’Oktoberfest collezionando sbornie moleste a colpi di bicchieri da un litro. Per chi non ama questa caotica manifestazione, l’alternativa c’è, perché la città bavarese pullula di ottimi cocktail bar in stile contemporaneo o vintage, con tanto di bartender e mixologist di fama mondiale. Ecco alcuni dei nostri preferiti. Schumann’s Tagesbar“Un bar/caffè dove incontrarsi prima del lavoro, a pranzo oppure per l’aperitivo”- Così Charles Schumann, il più affascinante e carismatico bartender di Monaco, colui che forse più di tutti ha contribuito al prestigio della città in tema di cocktail bar, descrive lo Schumann's Tagesbar (Maffeistrasse 6), uno dei suoi quattro bellissimi locali. L’atmosfera internazionale e contemporanea di questo classico american bar dall’eleganza raffinata è rafforzata dalla qualità dei drink, realizzati con pochi ingredienti di alto livello e con una vocazione alla semplicità. Certo, una cosa è innegabile: parte del fascino di questo posto si deve al suo proprietario, classe 1941, il cui curriculum comprende molti anni in Francia come barista in bar e nightclub, una carriera da imprenditore nel mondo dei bar, autore di libri sul mondo dei cocktail, designer di utensili per il bartending e persino modello.  Mauro’s Negroni ClubCreatura di un altro dei bartender più amati di Monaco, Mauro Mahjoub, che ha dominato la scena per oltre 25 anni prima con il suo Negroni Bar- oltre che con le sue competenze di storico del mondo del bar– e poi, dal 2009, con questo nuovo locale nel quartiere di Haidhausen che offre più di 15 versioni diverse di Negroni in un ambiente scaldato da pannelli di legno scuro e utensili retrò. Loretta's BarIndirizzo perfetto per la colazione e per gli amanti del caffè durante il giorno, di sera il Loretta Bar si trasforma in un paradiso per appassionati di cocktail.  Alle porte del quartiere di  Glockenbachviertel, famoso per la sua vivace vita notturna, il Loretta è una vera perla nascosta fra le tante insegne al neon dei ristoranti di kebab e currywurst di Müllerstrasse, che da ormai un decennio è entrata nella list dei locali più amati grazie alla sua atmosfera rilassata, all'arredamento vintage con pezzi di modernariato e allo staff perfetto. Per i drink, lo stile scelto dal proprietario e bartender Kris Krolo è quello dell'era pre-proibizionista. E se un classico Hanky Panky o un Old Fashioned puro dovessero essere troppo forti per i vostri gusti, c'è sempre la fantastica selezione di amari europei, con centinaia di etichette diverse.  Goldene BarDa sempre ospitato all’interno dell’iconica Haus der Kunst, questo locale che ha appena compiuto 80 anni conserva ancora i sontuosi decori murali su foglia d’oro originali degli anni Trenta, ai quali si affiancano oggi opere d’arte contemporanea, mobili anni Cinquanta e Sessanta e un prezioso lampadario degli anni Venti. Nel 2010 la gestione del bar è stata presa da Leonie von Carnap e dal famosissimo mixologist tedesco Klaus St. Rainer, che ha riportato il locale sulla cresta dell’onda guadagnandosi diversi premi internazionali. La lista dei cocktail gioca su ricette vintage rivisitate con un tocco di originalità contemporanea – come nel caso del Blood & Sand, un classico degli anni Trenta ripensato con l’utilizzo di tecniche all’avanguardia. ZephyrEcco un posto dove l’interior design fa un passo indietro per lasciare tutta la scena ai cocktail, per cui non aspettatevi sontuosi arredi a tema speakeasy o sofisticato minimalismo contemporaneo, ma pareti grigie e semplici sedute. In compenso, il vero spettacolo si consuma al bancone, dove fra ingredienti freschi ed esotici, bottiglie rare e creatività a briglie sciolte si possono assaggiare alcuni dei migliori drink in città, preparati da baristi esperti e alla mano.  

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27.02.2017

Generalmente, tendiamo a pensare che viaggiare in pullman sia scomodo e ben poco invitante – del resto a chi piace passare la notte su una poltrona rigida gomito a gomito con uno sconosciuto e con le gambe rannicchiate? Ma in Giappone il successo delle linee di pullman di lusso è in qualche modo riuscito ad abbattere questo pregiudizio, sdoganando il pullman come mezzo lussuoso, sicuro, dotato della giusta privacy e anche estremamente comodo. Per farlo, naturalmente, le aziende di trasporto hanno inserito tutta una serie di servizi, come la connessione internet, le prese di corrente, gli schermi, e poi naturalmente sedili comodi e ampi per consentire ai passeggeri di godersi il viaggio. Ecco alcune possibilità per chi desidera spostarsi in pullman i Giappone in tutta comodità. JR Bus Premium SeatsQuesta linea autostradale offre due file di sedili ampi, comodi e reclinabili che vi faranno sentire un po’ come se aveste la vostra “stanza” privata. A disposizione dei passeggeri anche connessione Wi-Fi, prese di corrente, ciabatte e asciugamani. Ci sono tratte diurne fra Tokyo e Nagoya e tratte notturne fra Tokyo, Gifu e Nagoya. Dream SleeperQuesto pullman di lusso che collega quotidianamente Yokohama e Hiroshima, ha soltanto 14 posti disposti su due file e separati da tende, per garantire uno spazio privato e confortevole, oltre a comodi sedili, lampade LED, musica soffusa, aromaterapia e poggiapiedi regolabili.  My FloraEcco quello che è forse il pullman più lussuoso di tutto il Giappone, con i suoi appena 12 posti distribuiti in uno spazio che potrebbe ospitarne 50. I posti sono separati da tende e dotati di schermo TV, lenzuola e ciabatte. My Flora fa parte della compagnia Kaifu Kanko collega la stazione di Tokyo a quella di Tokushima con tratte notturne. 

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23.02.2017

Se negli anni Quaranta Matera era ritenuta una vergogna nazionale per le condizioni di estrema povertà e sporcizia in cui gli abitanti vivevano nelle sue case-grotta, oggi il suo valore e la sua immagine coincidono proprio con quei tanto vituperati “Sassi”, che risistemati a dovere la rendono unica e ne fanno una destinazione turistica di primaria importanza. Con l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO e la consacrazione a Capitale Europea della Cultura per il 2019, oggi Matera si emancipa definitivamente da un passato difficile e controverso. Uno dei motivi che rendono i Sassi tanto affascinanti è la loro struttura architettonica fortemente stratificata: c’è la parte visibile, quella dei palazzi, delle chiese, delle scale, delle corti e dei ballatoi costruiti attraverso le epoche e incastonati gli uni negli altri in modo spettacolare. E poi c’è l’invisibile, fatto di grotte, cisterne per l’acqua e cunicoli vari, spesso nascosti nel sottosuolo o all’interno degli edifici. Fulcro della città vecchia, i Sassi comprendono due grandi rioni, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, divisi al centro dal colle della Civita, uno sperone di roccia che custodisce il cuore della zona medioevale. Il Sasso Caveoso, disposto ad anfiteatro romano con le abitazioni scavate nella roccia che scendono a gradoni, è il punto ideale da cui ammirare la gravina, in particolare da Piazza Caveoso, dominata dalla chiesa di San Pietro.  Si trovano qui anche lo scenografico sperone roccioso del monte Errone, al cui interno è scavata la chiesa rupestre della Madonna dell’Idris, il complesso di S. Lucia delle Malve e il Musma, un eccezionale museo di scultura contemporanea ambientato nelle grotte. Percorrendo Via Madonna delle Virtù e costeggiando la gravina si arriva al Rione Sasso Barisano, quasi completamente ristrutturato, dove si trovano San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, e la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti che celano ambienti in grotta spesso nascosti dietro fregi e portali. Ma il centro storico di Matera si sviluppa anche sul Piano sopra i Sassi e nella Civita, dove si trovano il belvedere di Piazza Vittorio Veneto, il bellissimo Duomo duecentesco, il Museo Archeologico e il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Da non perdereCasa NohaAll’interno di una nobile dimora scavata nella roccia che domina il Sasso Caveoso, proprio vicino al Duomo, un inedito progetto multimediale che si propone come introduzione immersiva alla storia e all’anima di Matera. Sulle pareti delle stanze scorrono immagini accompagnate da parole che raccontano non solo il passato della casa ma anche quella di Matera dalla Preistoria a oggi, attraverso il documentario I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera di Giovanni Carrada. Palombaro LungoLa più grande cisterna idrica di Matera è un pozzo profondo 15 metri scavato sotto la parte antica della città nella prima metà dell'Ottocento per provvedere ai bisogni della comunità. L’acqua - ben 5.000 metri cubi – arrivava fin qui attraverso una rete di canali che la trasportava dalla fonte naturale ai piedi del Castello Tramontano. Oggi, il Palombaro può essere visitato a piedi attraverso un affascinante percorso guidato fra grotte e cisterne contigue nel sottosuolo della città. MUSMA – Museo della Scultura ContemporaneaUn eccezionale museo interamente dedicato alla scultura nella cornice del cinquecentesco Palazzo Pomarici, la cui unicità è data dall’affascinante accostamento fra gli ambienti secolari scavati nei sassi e le sculture contemporanee. Gli spazi del museo, infatti, non comprendono soltanto solo le aree edificate del Palazzo, ma anche i grandi ipogei sotterranei scavati nel tufo.  La collezione, che spazia da fine Ottocento a oggi, comprende circa 500 opere fra sculture, ceramiche, gioielli, disegni, incisioni e libri d’arte. Castello TramontanoIl cima alla collina de Montigny, a sud-est del centro, questo imponente castello cinquecentesco domina il paesaggio con le sue torri cilindriche. A volerne la costruzione fu il Conte Giancarlo Tramontano, per affermare il proprio dominio sulla città, ma una violenta sommossa popolare ne provocò la morte, e così il castello restò così incompiuto. L’Abbondanza LucanaVia Bruno Buozzi, 11 Per assaggiare la cucina tipica lucana rivisitata e presentata con raffinatezza a base d’ingredienti di prima qualità, questo ristorante in zona Sassi può essere un’opzione interessante. Buona anche lista dei vini, e decisamente suggestivo l’ambiente. La Gatta BuiaSempre in zona Sassi, una graziosa enoteca dove degustare circa 80 etichette tra vini della Basilicata e del panorama nazionale e assaggiare una cucina stagionale ispirata alle tipicità lucane. In primavera ed estate ci si può anche sedere all’aperto per fare l’aperitivo nella bella Piazza del Sedile. 

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21.02.2017

21 anni di storia, oltre 1.200 birrifici, quasi 7.500 birre diverse. Sono i numeri della birra artigianale in Italia, un settore il cui esordio si fa risalire al 1996 con la nascita dei primi brewpub, vale a dire qui pub che per primi hanno cominciato a produrre la propria birra. Nomi come Baladin (della provincia di Cuneo) e Birrificio Lambrate (naturalmente di Milano) nascono proprio in quell’anno. Molti di questi si sono poi trasformati in veri e propri micro birrifici, prendendo la strada dell’imprenditoria e cominciando a vendere in tutta Italia e all’estero, e trasformando quello della birra artigianale in un vero e proprio fenomeno che ha coinvolto anche i gradi produttori, lanciatisi in questo mercato, e che ha visto comparire le birre artigianali un po’ ovunque, dai bar ai supermercati - oltre che nei tanti negozi specializzati nati sull’onda di questo successo. Oggi dunque il panorama è questo, e può riuscire difficile orientarsi e soprattutto riconoscere i produttori autentici da quelli che semplicemente cavalcano l’onda. La scena è talmente ricce e complessa che fare una classifica sarebbe impossibile, ecco dunque una piccola lista di alcuni interessanti microbirrifici, sospesa i più classici e irrinunciabili e gli emergenti. BaladinChiamarlo micro birrificio è forse ormai un po’ riduttivo, vista la presenza sul panorama internazionale, la catena di locali dedicati (Open) e la recente apertura del nuovo grande stabilimento in grado di produrre fino a 50.000 ettolitri l’anno. Resta il fatto che Baladin e il suo fondatore e patron Teo Musso restano protagonisti assoluti nel panorama italiano della birra artigianale, forti di un’avventura cominciata a fine anni Ottanta con un brewpub e trasformatasi negli anni in un piccolo impero. Birrificio LambrateLe sue birre dai nomi ispirati alla cultura e alla storia milanese hanno fatto scuola, e soprattutto tanta strada da quel lontano 1996 quando tre soci di misero insieme per produrre le prime due birre. Oggi, con un impianto da 20 ettolitri, 34 etichette fra classiche, stagionali e collaborazioni e un frequentatissimo pub-ristorante, il Birrificio Lambrate vende in tutta Italia, in Germania, in Estonia, in Spagna e persino in Norvegia e in Thailandia. Birrificio ItalianoCorreva il 1996 quando Agostino Arioli aprì il primo brewpub lombardo. 21 anni e 15 etichette dopo, il Birrificio resta sinonimo di passione sincera e genuina, resistente alle mode. Le sue birre prive di stabilizzanti, enzimi, flocculanti o altro si possono bere, oltre che in Italia, anche in Inghilterra, Spagna, Germania e Giappone. Barley Questo birrificio della provincia di Cagliari nato nel 2006 è il pioniere dello stile 100% italiano, l’Italian Grape Ale, ufficialmente riconosciuto dal Beer Judge Certification Program, associazione statunitense che ha raccolto tutti gli stili legati al mondo della birra. In questo caso si tratta di birre realizzate con uva o mosto d’uva da vitigni locali, come la BB10 con sapa (mosto cotto) da uve Cannonau, la BBevò con sapa da uve Nasco e la BB9, con sapa da uve Malvasia. 32 Via dei BirraiAudace, Oppale, Admiral, Nectar… Sono alcuni degli affascinanti nomi delle qualità 100% Made in Italy prodotte da questo micro birrificio artigianale di Pederobba, Treviso, contraddistinto dalle inconfondibili etichette con i bolloni colorati. Classe 2006, 32 via dei Birrai mette l’accento sugli ingredienti e sulla produzione meticolosa, tanto da essersi aggiudicato la certificazione slowBREWING, che attraverso controlli continui assicura la qualità delle materie prime impiegate attraverso tutte le fasi di produzione, assicurando procedure di fabbricazione tradizionali, igiene e una distribuzione rispettosa dell’ambienteCanediguerraUn’immagine fresca e convincente grazie alle magnifiche etichette dalle fantasie psichedeliche, l’esperienza di un giovane, Alessio Gatti, che ha lavorato in altri importanti birrifici italiani e 11 birre che rappresentano un po’ la nuova generazione dei birrai italiani. Tutto questo rende il neonato birrificio di Alessandria degno di nota. 

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Ritrovare la convivialità cenando fuori con i propri familiari, scegliendo fra menù diversi, anche se il lavoro manca e i soldi scarseggiano. È l’idea alla base del progetto del Ristorante Ruben della Fondazione Pellegrini, legata all’omonima azienda specializzata in ristorazione e forniture alimentari. Siamo a Milano, in via Gonin, periferia ovest, e qui, in questo luogo curato e gradevole, la Fondazione ospita ogni sera chi si trova temporaneamente in una situazione di difficoltà, regalando una parentesi di serenità e di normalità che, a volte, può fare la differenza. L’idea, bellissima, è dell’imprenditore Ernesto Pellegrini e nasce dal ricordo di un uomo, Ruben, che lavorava nella cascina di famiglia e che in seguito a varie vicende finì per a vivere per strada, in una baracca di legno, dove morì assiderato. Nel nome di Ruben, il ristorante offre, previo colloquio con gli operatori della Fondazione, tessere personali valide 60 giorni e rinnovabili per poter accedere e cenare con un euro, eventualmente accompagnati dai propri figli sotto i 16 anni d’età. Il resto delle spese è coperto dalla Fondazione stessa, e dal lavoro dei volontari. I posti sono 500, suddivisi in due turni, e due sono anche i menù fra cui scegliere, per andare incontro a gusti ed esigenze diversi, comprese quelle di vegetariani, vegani e musulmani, e gli ingredienti sono tutti di qualità – gli stessi utilizzati negli altri ristoranti del gruppo Pellegrini. Aperto dal 2014, Ruben continua a rallegrare le serate di color che magari non si trovano – almeno non ancora - nella situazione tragica di chi vive per strada e frequenta quotidianamente le tante e provvidenziali mense dei poveri, ma ugualmente affronta momenti di reale disagio. Una sorta di paracadute che ancora mancava per quelle situazioni intermedie che sono purtroppo sempre più diffuse nel paese. 

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20.02.2017

La primavera si avvicina, ma ci vorrà ancora un po’ prima che i ciliegi sakura fioriscano. Tuttavia,  in Giappone non ci sono soltanto i fiori di ciliegio: anche il rosa intenso dei fiori di pruno è da sempre un elemento importante della cultura nazionale, fin dal periodo Nara (710-794), tanto da comparire in svariati proverbi ed emblemi di famiglia. Il fiore di pruno è sacro a Tenjin, deificazione shintoista di Sugawara-no-Michizane, grande studioso, poeta e uomo politico del periodo Heian (794-1185), ed è simbolo delle prefetture di Ibaraki, Wakayama, Fukushima e Osaka. Esistono all’incirca cinquecento varietà diverse di fiori di pruno, sparse per tutto il paese. Ecco dove ammirarne al meglio la fioritura. Yushima Tenjin FestivalIl tempio di Yushima è da sempre un luogo privilegiato per ammirare la fioritura dei pruni. Quest’anno ricorre la 60esima edizione del Yushima Tenjin Matsuri, un festival nato nel 1958 che nel tempo si è ingrandito fino a vantare ben 30.000 partecipanti. Fino all’8 marzo si potranno ammirare le splendide fioriture pagando un modesto biglietto d’ingresso. Mido Plum FestivalGiunto alla sua 121a edizione, questo festival si svolge a Kairaku-en, uno dei tre principali giardini paesaggistici del Giappone insieme al Kōraku-en di Okayama’s e al Kenroku-en di Kanazawa’s, creato dal Signore di Mito, Nariaki Tokugawa, come spazio ricreativo pubblico. Qui si possono ammirare circa 3.000 pruni di circa 100 varietà differenti, che fioriscono in diversi momenti del mese. Il festival proseguirà fino al 31 marzo. Plum Grove at Osaka Castle ParkAperto al pubblico nel 1974, il Plum Grove contava in origine 880 alberi di 22 varietà diverse, donati per celebrare il 100o anniversario della Kitano Senior High School nella prefettura di Osaka. Oggi vi si possono ammirare ben 1,270 pruni di 200 varietà differenti, che fioriscono su una superficie di 1,7 ettari fra febbraio e marzo con la maestosa torre del castello sullo sfondoForest Garden of SuzukaQuesto giardino botanico a Suzuka vede protagonisti i pruni a doppia fioritura noti come Gofuku-shidare, che si possono ammirare ancora fino al 31 marzo, tutti i giorni dalle 9.00 alle 16.00.  

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16.02.2017

Il nome, Hongdae, deriva dalla prestigiosa università privata di Hongik Daehakgyo, che dal 1946 sta al centro del quartiere e conta oltre 20.000 studenti, molti dei quali qui si specializzano in discipline artistiche per poi aprire il proprio atelier in zona. E sono proprio gli studenti, coreani e stranieri, insieme ai tanti expat che frequentano Hongdae, ad aver dato l’impronta inconfondibile a quello che è forse oggi il quartiere più vivace, eccentrico e godereccio di tutta Seoul, il luogo ideale dove svagarsi e rilassarsi dopo aver visitato le tante bellezze storiche e culturali che offre la città. Ma che cos’ha di così speciale Hongdae? Innanzitutto una vivacissima vita notturna, grazie ai tantissimi locali aperti fino a tardi: bar, caffè e soprattutto club, dove si balla e si ascolta musica - soprattutto il secondo e l’ultimo venerdì di ogni mese, quando c’è il consolidato rituale del Club Day, e si può entrare in tutti i club pagando un solo biglietto d’entrata. E tutto, trattandosi di quartiere universitario, a prezzi abbordabili. Poi ci sono i negozi – dalle piccole boutique indipendenti agli spazi dedicati al design emergente, per chi ama andare a caccia di oggetti particolari, souvenir originali e regali unici le occasioni sono tantissime lungo le strade pedonali del quartiere. E che dire dello street food a tutte le ore, dei muri ricoperti di bellissimi graffiti, e degli stessi giovani frequentatori del quartiere, con i loro outfit bizzarri ed elaborati e i tagli di capelli più pazzi? Ad accomunare tutto questo è senza dubbio la creatività, che da sempre pervade Hongdae e lo rende unico e decisamente imperdibile. Per cominciare a scoprirlo, abbiamo scelto per voi alcuni dei nostri luoghi preferiti in zona. VisitareHongdae PlaygroundGiochi per bambini da un lato, muri ricoperti di colorati graffiti dall’altra e poco più. Non ha niente di così particolare questo parchetto di fronte all’università, eppure è il cento della vita del quartiere e il punto giusto da cui partire per capirne lo spirito e l’atmosfera gradevole e rilassata. Qui si radunano i ragazzi per improvvisare concerti, specie nel fine settimana, bancarelle vendono cibo di strada, gadget e abiti di seconda mano, e le persone siedono o passeggiano senza fretta. Aa Design Museum (& Café)Uno spazio ibrido tutto dedicato al design che è in parte museo, in parte showroom e in parte caffè. Tanti piani per altrettante destinazioni d’uso, con stili differenti, per un luogo dove incontrare il design fra passato e presente, per poi concedersi un caffè circondati dalla bellezza. L’idea di fondo è quella di proporre mobili di design difficilmente reperibili altrove in Corea, valorizzandone peculiarità e autori. Le collezioni cambiano di continuo e propongono spesso alcuni dei nomi più interessanti del panorama creativo internazionale.  Trickeye MuseumImpossibile non lasciarsi tentare dalla follia un po’ kitsch di questo “museo” interattivo decisamente insolito, fatto di tanti trompe l’oeil tridimensionali che riproducono quadri famosi. Naturalmente si può interagire con le opere, toccarle e scattare migliaia di selfie assurdi. Shopping Hongdae Free MarketOgni sabato, nei mesi estivi, la comunità creativa e artistica di Hongdae si riunisce in questo interessante mercatino dell’usato all’interno del Playground, dove però si vendono anche oggetti d’arte e creazioni originali, comprese interessanti rivisitazioni contemporanee dell’artigianato tradizionale coreano. Design squareAl quinto piano dell’inconfondibile Sangsangmadang, l’estroso edificio di vetro e cemento nel cuore del quartiere universitario dove gli studenti s’incontrano per il cinema, i concerti e per visitare la galleria d’arte, c’è un imperdibile negozio tutto dedicato all’artigianato e agli accessori di design realizzati a mano. Mangiare & bereThanks Nature CafeQuesto incredibile caffè a tema a due passi dall’università è tutto dedicato alla natura, ma la fedeltà all’argomento non si limita alle piante e ai ritratti di animali appesi alle pareti – ci sono anche statuette di animali, animali imbottiti e due pecore in carne e ossa che pascolano allegramente nell’estivo, belando di tanto in tanto.   Street FoodLe strade pedonali del quartiere sono costeggiate di banchetti che vendono cibo di strada sempre diverso, una tappa irrinunciabile per chi vuole scoprire la gastronomia tradizionale coreana e i food trend più assurdi. Ci si trova davvero di tutto, dai classici Tteokbokki (gommosi gnocchi di riso immersi in abbondante salsa rossa moderatamente piccante) agli spiedini di pollo ricoperti di pomodoro e mozzarella filante. AnhPerché andare in un ristorante vietnamita a Seoul? Perché Da Anh, se si ha la pazienza di affrontare la fila perenne, si può assaggiare la cucina vietnamita autentica; solo pochi piatti, preparati con le ricette di famiglia dei proprietari. The BeastroDalla cucina vietnamita a quella americana, perché dopo aver provato lo street food coreano può essere gradita una piccola parentesi occidentale in questo amatissimo ristorante di quartiere che serve cucina americana innovativa a base d’ingredienti non proprio leggerissimi (da cui il nome). Molto affollato il brunch del fine settimana. DopocenaThe VaultConoscete le escape room? Sono l’ultimo grido in tema di divertimento: stanze chiuse per uscire dalle quali occorre risolvere enigmi giocando in squadra. A The Vault ce ne sono diverse ispirate a vari film d’azione, ma c’è anche il ristorante e un cocktail bar ben fornito. NB2 Un night club dedicato alla musica hip hop che ha letteralmente conquistato il quartiere e la città intera, tanto che non è affollato soltanto nel weekend ma tutte le sere della settimana.  Crediti fotograficiFoto di copertina: Travis Estell su licenza CC BY-SA 2.0 Il mercato: Emily Shin su licenza CC BY-SA 2.0 Graffiti: Dawn Lim su licenza CC BY-SA 2.0  

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15.02.2017

Bologna è un autentico gioiello italiano, forse non conosciuta quanto merita, soprattutto all’estero. È la città dell'Università più antica del mondo e delle osterie, del buon mangiare e della bella musica, la città nel cui centro, come diceva il bolognese Lucio Dalla, “non si perde neanche un bambino”, perché la sua pianta a raggiera si lascia subito leggere e - da dovunque si arrivi - si sa che prima o poi, imboccando una delle porte medioevali che ne punteggiano la cinta, si arriverà sotto alle due Torri, simbolo della Bologna antica e medievale. Sebbene si tratti di una città relativamente piccola, per visitarla occorre scegliere quali dei suoi tanti volti privilegiare. C'è la Bologna storica del tardo Medioevo, con le torri e i preziosi palazzi, e soprattutto con quei 38 chilometri di portici che la rendono unica al mondo. C'è la Bologna del buon vivere e del buon mangiare, con le sue specialità conosciute e imitate in tutto il mondo: la mortadella, le tagliatelle con il ragù, le lasagne, i tortellini, per citarne solo alcuni. C'è la Bologna dei colli e dei quartieri fuori porta, cioè fuori dalla cinta muraria medioevale, ciascuno con il suo carattere speciale, e quella dei Giardini Margherita, il polmone verde della città, dove famiglie e studenti si mescolano ogni primavera. Ma forse la vera Bologna è nell’incrocio di tutte queste anime, nella capacità di fondere l'umanità della provincia con lo spirito cosmopolita di chi accoglie decine di migliaia di studenti da tutta Italia e dal mondo, una vera città nella città, con dialetti, facce e lingue diverse.  Tutte queste identità convivono imparando qualcosa le une dalle altre e sorprendendosi a ogni incontro: non esiste differenza che non possa essere stemperata parlando davanti a un buon bicchiere di vinoDa non perderePiazza delle Sette ChieseVia Santo Stefano, 24 La Basilica di Santo Stefano, conosciuta anche come Piazza delle sette chiese, è uno dei monumenti più importanti della città di Bologna. Sorta sulla base di un antico tempio pagano, gode di una caratteristica unica che spinge qui numerosi turisti ogni anno, l'unione di sette chiese in stili diversi. Di queste sette chiese originali oggi ne rimangono quattro: la Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, la Basilica dei Santi Vitale e Agricola, e la Chiesa della Trinità. Mercato di MezzoVia Clavature, 12Incastonato nella zona tra Piazza Maggiore, via Rizzoli, piazza della Mercanzia, via Castiglione, via Farini, piazza Galvani e via dell’Archiginnasio si trova quello che i bolognesi chiamano “Il Quadrilatero”. Proprio qui si trova il Mercato di Mezzo, luogo d’incontro di sapori e genialità fin dall’epoca del Medioevo, portati avanti grazie alla tradizione gastronomica bolognese. Organizzato su tre livelli, il nuovo Mercato di Mezzo, ristrutturato nel 2014, nasce come luogo per permettere ai cittadini di fare la spesa a tutte le ore del giorno, potendo scegliere tra una vasta scelta di prodotti: pesce, carne, salumi, formaggi, pane, pasta, frutta... ed oggi ovviamente anche: dolci, birra e tanto altro. Salita San LucaVia di San Luca, 36 Sulla cima del Colle della Guardia, uno dei colli che circondano Bologna, sorge il bel Santuario della Beata Vergine di San Luca, raggiungibile in auto, in bici e soprattutto a piedi - percorrendo è uno dei porticati più belli del mondo, con i suoi quasi 4 chilometri e le 666 arcate edificate tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Pastificio Paolo Atti e figli Dall'anno della sua fondazione, il lontano 1880, questo storico pastificio non ha mai smesso di confezionare e produrre pane, pasta, e delizie dolci in una delle vie più belle dell'antico centro di Bologna. Entrando nel pastificio sono ancora visibili le insegne originarie, così come qui sono ancora presenti i profumi della tradizione – una tradizione tramandata dal lavoro di generazioni a generazioni. Osteria BottegaVia Santa Caterina, 51 In pieno centro città, tra Porta Saragozza e via Barberia, si trova il più famoso ristorante di Bologna, un'osteria rinomata e conosciuta da tutti gli abitanti e i frequentatori assidui della città. Il merito è soprattutto della cucina emiliana tradizionale, che naturalmente comprende i tortellini e la cotoletta alla bolognese, e dell’ampia scelta di salumi della zona, dalla mortadella del salumiere Ennio Pasquini al prosciutto di Parma, passando attraverso il rinomato culatello di Zibello. 

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14.02.2017

Un “palazzo della cultura”. Così il Presidente del Consiglio Mattarella ha definito la nuova Fondazione Feltrinelli di via Pasubio a Milano, l’edificio di vetro e cemento che da qualche tempo svetta a ridosso dei vecchi caselli di Porta Volta, in un’area nel cuore della città distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e rimasta inutilizzata per settant’anni. Opera del celebre studio di architettura svizzero Herzog & De Meuron, inaugurata nello scorso dicembre a due anni dalla posa della prima pietra, l’iconica struttura non è infatti l’ennesimo edificio di rappresentanza affidato all’estro dell’archistar di turno, bensì il frutto di un progetto culturale a tutto tondo che, pur essendo stato realizzato con capitali interamente privati, si propone come servizio pubblico per il quartiere e per la città. La sostanza è data innanzitutto dall’eredità della Fondazione che porta il nome di Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonimo Istituto e dalla casa editrice, e che dal 1974 porta avanti la sua opera di promozione della letteratura e della cultura. Un’eredità che conta 270.000 volumi e 16.000 periodici e che fa della Fondazione uno dei maggiori centri europei di documentazione e ricerca nel campo delle scienze storiche, politiche, economiche e sociali. Questo patrimonio è consultabile da studiosi e privati grazie al lavoro del personale della Biblioteca, ma rappresenta anche la base dei tanti eventi e incontri culturali organizzati dalla fondazione nei suoi spazi, a cominciare dalla Sala Polifunzionale. La bellissima Sala Lettura al quinto piano, sotto il tetto spiovente del palazzo e inondata dalla luce che entra dalle grandi vetrate affacciate sulla città, è forse il luogo più suggestivo della nuova sede, e anche quello più amato da chi la frequenta, tanto che è davvero dura trovare un posto libero. Vi si può accedere gratuitamente fino a esaurimento posti, godendone la tranquillità e la vista, e naturalmente approfittando del ricchissimo archivio della Fondazione. Al piano terra c’è la libreria – non una Libreria Feltrinelli qualunque, ma un concept store più piccolo i cui settori ricalcano gli ambiti disciplinari di ricerca della Fondazione, dalle scienze umane e sociali fino alla letteratura e alle arti visive. E proprio all’interno della libreria c’è un altro spazio che vive con il quartiere, il Bar Babitonga, un’isola fra i libri aperta fino a tarda sera, ai cui tavoli si può mangiare qualcosa in ogni momento della giornata, dal caffè con brioche mattutino fino al cocktail post-cena, o magari, se si è di passaggio, improvvisare una salvifica postazione di lavoro usufruendo del wi-fi gratuito. Ospite del palazzo è anche Microsoft, la cui nuova sede comprende un’area dedicata al mondo dei consumatori dove scoprire e sperimentare le ultime tecnologie del gruppo e un laboratorio didattico dedicato a sviluppatori, startup e professionisti IT.