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26.06.2017

Come il perfetto riflesso del vivace quartiere emergente in cui si trova, Minet Al-Hosn, a ridosso di Downtown Beirut, Kaleo propone una versione contemporanea e ricercata della cucina europea. Già a cominciare dall’ambiente, progettato dal talento visionario dei designer dello studio David/Nicolas e ispirato all’estetica retro-futuristica e alle antiche chiese di Byblos, la città fenicia Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Fra sfumature di colore dominate dal rosa pallido e dal blu con accenti di bianco e felce, tappezzerie vellutate e abbondanza di stampe, fantasie e texture diverse su muri, tavoli e pavimenti, l’esperienza di mangiare da Kaleo ha una valenza estetica oltre che enogastronomica. L’obiettivo, però, non è soltanto quello di offrire ma non si tratta semplicemente di stupire gli ospiti, bensì di raccontare una storia e stimolare tutti i sensi.   Quanto alla cucina, il menù propone una serie di piatti di stampo europeo preparati con ingredienti stagionali selezionati e presentati con uno stile minimalista ma non scarno. o stesso vale per i dolci, alcuni dei quali sono così belli che quasi sembra un peccato mangiarli. Per arricchire ulteriormente la proposta, periodicamente Kaleo ospita chef esterni di fama internazionale invitandoli a proporre la loro idea di cucina europea.  

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23.06.2017

“Invecchiare bene è un’arte, per gli uomini come per il rum”. Questa frase descrive alla perfezione la cura artigianale, la raffinatezza e l’aroma eccezionale del rum che da 300 anni esce dalle Mount Gay Rum Distilleries, nelle Barbados. Oltre a vantare il titolo di più antica distilleria del mondo, infatti, Mount Gay può contare su tecniche secolari che sono alla base dei suoi blend e della personalità del suo rum, la cui unicità continua a spiccare. All’origine dell’arte di distillare il rum c’è la storia di questa pregiata acquavite, che risale a centinaia di anni fa, quando i coloni in cerca di terre dal clima ideale per la coltivazione della canna da zucchero si stabilirono sull’isola di Barbados. Grazie ai raccolti abbondanti, presto la semplice coltivazione fece spazio alla sperimentazione e così si sviluppò la distillazione del rum, che avrebbe gettato le basi della preziosa eredità alla base della produzione e dell’eccellenza di Mount Gay. Sofisticato in termini di sapore e qualità, un buon rum richiede in realtà pochi, importanti ingredienti. A Mount Gay, la ricetta prevede acqua, melassa (un sottoprodotto della raffinazione dello zucchero) e anni di tecniche collaudate e assaggiatori dal palato esperto.  Uno degli elementi distintivi nella produzione del rum è l’utilizzo di botti di legno – in particolare botti di legno di quercia americana già utilizzate per il whisky. Con l’invecchiamento, il rum acquisisce progressivamente un gusto più morbido e rotondo, arricchendosi di un armonioso mix di note affumicate di quercia e sentore di whisky. Una tecnica così ponderata potrebbe sembrare il frutto di una strategia precisa, ma in realtà nasce dal caso: all’arrivo il rum guadagnava una qualità superiore e un gusto più complesso. Creare un blend può essere un processo delicato e imprevedibile soprattutto in un clima caldo in cui l’evaporazione è 5 volte superiore al normale. Secondo il maestro miscelatore di Mount Gay Allen Smith, la ricetta per il blend perfetto sta nell’utilizzare pari quantità di persistenza, equilibrio e sapore. Qualche consiglio su come bere il rum Mount GayNella prima scena del film Casino Royale, quando Bond vince la Aston Martin DB5 nel One & Only Club, ordina “un Mount Gay e soda”. Ecco, questa è la classica ricetta per gustare questo rum - con ghiaccio oppure con soda – anche se un rum & cola sorseggiato in uno dei tanti bar specializzati delle Barbados è un’esperienza da mettere sicuramente nella lista dei desiderata. Le Mouth Gay Distilleries, naturalmente, si possono visitare: il tour propone un itinerario alla scoperta dei misteri e dei segreti del superalcolico più amato delle Barbados, il tutto accompagnato da assaggi di blend nuovi e antichi.  

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21.06.2017

L’effetto domino della sovrapproduzione di cibo e dello spreco alimentare è una minaccia continua e quotidiana nei confronti dell’ambiente. Ma per combatterlo esistono anche modi creativi, e inaspettatamente gradevoli. “Se vuoi cambiare il mondo, organizza una festa più bella di chi lo sta distruggendo”: è questo il motto di Toast Ale, un marchio di birra inglese cui va il merito di aver escogitato una soluzione creativa e sostenibile, quella di produrre la sua birra a partire da avanzi e scarti di pane frescoTristram Stuart, la mente dietro questa innovativa impresa, è impegnato in una battaglia contro lo spreco alimentare da oltre 15 anni. Come attivista, Tristram ha fondato Feedback, un’organizzazione ambientalista internazionale che si batte contro lo spreco alimentare a ogni livello della filiera. E il 100% dei profitti di Toast Ale va proprio a finanziare Feedback e le sue campagne di pressione sui governi e sulle istituzioni internazionali, orientate a cambiare l’atteggiamento della società contro questo problema. Abbiamo chiesto a Louisa Ziane, Chief Brand & Finance Office di Toast Ale, come le aziende e i consumatori possano contribuire a ridurre la sovrapproduzione di cibo e il suo disastroso effetto domino sull’ambiente. “La produzione di cibo”, ci ha spiegato, “comporta il maggior impatto sull’ambiente e consuma un’enorme quantità di risorse – terra, acqua, carburante ed energia – e così, per sfamarci, determiniamo conseguenze negative come i cambiamenti climatici”. Sebbene sia impossibile prevenire determinati livelli di sovrapproduzione, secondo Louisa “occorre fare tutto il possibile per mantenere il surplus all’interno della catena alimentare umana attraverso la redistribuzione, oppure, ove non sia possibile, per recuperarlo come mangime per animali”. Il primo aspetto da comprendere è che gli scaffali di negozi e supermercati non possono essere sempre ricolmi di prodotti esteticamente perfetti: le aspettative e la consapevolezza dei consumatori devono cambiare. In questo senso, creare una sorta di comunità internazionale che condivida l’obiettivo di ridurre gli sprechi è fondamentale. “E quale modo migliore di farlo che davanti a una birra?”. Naturalmente, Toast Ale rappresenta anche un esempio di questa gestione efficiente e sostenibile. “Lavoriamo con un produttore di sandwich molto vicino al nostro birrificio partner, e dunque il trasporto del pane rientra nel normale giro di distribuzione e consegne”. E avendo in previsione di espandersi, l’azienda punta ad aprire nuovi punti di produzione nei paesi interessati, ad esempio New York City, piuttosto che esportare. Infine, abbiamo chiesto a Louisa quali semplici regole e abitudini quotidiane noi, in qualità di consumatori, possiamo adottare alcune per contribuire a ridurre lo spreco. “I consumatori hanno un grande potere d’acquisto e possono efficacemente influenzare la gestione dei supermercati. Il primo passo da fare è quello di chiedere ai negozi di rendere pubblici i numeri relativi ai loro sprechi, mettendo loro un po’ di pressione e spingendo gli imprenditori a identificare opportunità anti spreco e a trovare soluzioni innovative. E poi dovremmo riflettere sui nostri stessi acquisti, scegliendo prodotti dall’aspetto imperfetto per dimostrare che i consumatori sono più interessati alle proprietà nutrizionali che a quelle estetiche. Infine, facciamo tutto il possibile per ridurre gli sprechi a casa, compriamo soltanto quello che ci serve e consumiamo quello che compriamo”. 

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19.06.2017

Nel cuore di Brooklyn c’è un nuovo punto di riferimento per i viaggiatori: è il 1Hotel Brooklyn Bridge, e la sua presenza somiglia tanto a una brezza d’aria buona nel caos della città. Merito dell’impegno nei confronti della sostenibilità, che in qualche modo sembra combinarsi perfettamente con un design sofisticato e anch’esso attento alle risorse e ai materiali. Interamente sostenuto da energia eolica, l’albergo è stato infatti concepito per fare in modo che ogni suo aspetto richiami il rispetto ambientale, dal complesso sistema di riciclaggio delle acque piovane alle lampadine a risparmio energetico, dai materassi in canapa realizzati su misura fino all’esclusivo servizio di noleggio di automobili elettriche Tesla. Oltre la metà dei materiali utilizzati per costruire questa oasi di dieci piani sono frutto di riciclo – legno e acciaio arrivano da una vecchia fabbrica di zucchero e distilleria – e l’elemento naturale è stato distribuito su tutti gli ambienti interni, come la lobby progettata dallo studio di architettura paesaggistica Harrison Green, che si apre su una parete verde di sette metri carica di piante rigogliose. E proprio la lobby ospita una sorta di mercato contadino in miniatura, dove ogni giorno si possono trovare frutta e verdura freschi provenienti da agricoltori locali – gli stessi utilizzati nella cucina del ristorante in puro stile farm-to-table. Poi, naturalmente, c’è la vista, che è forse il vero lusso di questo luogo: dalle stanze lo sguardo può spaziare fra alcuni degli elementi più iconici della città - il ponte di Brooklyn, lo skyline di Manhattan oltre il fiume Hudson e la Statua della Libertà. 

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15.06.2017

Con l’arrivo dell’estate, in tutti i ristoranti specializzati in ramen del Giappone compare il cartello con la scritta “Hiyashi chūka”: si tratta del ramen estivo, la versione estiva del più classico fra i piatti del Sol Levante, ideale per stimolare l’appetito. Originario della Cina, lo hiyashi chūka è composto da noodle freddi accompagnati da diversi ingredienti, secondo un’incredibile varietà di ricette. Ecco dove provarlo a Tokyo. Yōzusaikan (Kanda)Aperto nel 1906, Yōzusaikan è il ristorante a cui si deve l’invenzione dello hiyashi chūka, preparato ancora con grande rispetto per la tradizione, con ingredienti freschissimi e adagiati con grazia sui noodle freddi. Masa’s Kitchen (Ebisu)Da Masa lo hiyashi chūka mescola tradizione giapponese e innovazione occidentale, per un piatto dall’umami inconfondibile che è naturalmente, molto gettonato. La specialità della casa è il ramen con pollo bollito, cipollotto fresco e coriandolo, arricchito da una spolverata di pepe giapponese che ricorda quello di Sichuan. Cantonese Cuisine Ryūtenmon (Mita)All’interno del Westin Hotel di Tokyo, Ryūtenmon serve tutto l’anno l’ottimo hiyashi tantanmen – una reinterpretazione del piccante dandanmien di Sichuan. La sua versione popolare è quella con il brodo cremoso a base di semi di sesamo e noodle lisci, sottili e cotti al dente, Disponibile anche caldo.   Keiraku (Yūrakuchō)Keiraku ha aperto i battenti nel 1950 e compare anche nel romanzo Ginza Diary del celebre scrittore e gourmand Shōtarō Ikenami. È noto soprattutto per il suo saporitissimo goma hiyamen, una ciotola di noodle sottili accompagnati da zuppa ghiacciata di salsa tare al sesamo e aceto di riso, davvero delizioso. Menkoidokoro Isoji (Yoyogi)Menkoidokoro Isoji non è il solito ristorante di ramen, perché i suoi noodle fatti in casa sono serviti in un brodo di pesce e tonkotsu (possa di maiale), insaporito con una ricca salsa tare al sesamo e arricchito da una sorta di sorbetto preparato con gli stessi ingredienti del brodo. Il tocco finale consiste in una colorata decorazione fatta con foglie di shiso e ingredienti stagionali. 

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14.06.2017

Nascosta fra le isole francesi di Martinica e Guadalupe, la Dominica ha decisamente trasformato questa sua posizione un po’ defilata a proprio vantaggio, proponendosi come “isola della natura” e attirando una nuova generazione di viaggiatori eco-consapevoli e interessati alla sostenibilità, in cerca di un’esperienza che possa metterli in contatto con tutto lo splendore e la gloria di un ambiente incontaminato. Vero e proprio paradiso naturale, quest’isola rigogliosa è solcata da oltre 365 fiumi, e caratterizzata da paesaggi vulcanici e limpide cascate. E immerso in questa bellezza, arroccato sulle scogliere della foresta tropicale dominicana, si trova Secret Bay, un resort di appena otto ville e bungalow nascosti fra il verde come lussuose case sugli alberi, e circondate da baie e spiagge tranquille. A renderlo speciale, però, non è soltanto la bellezza del luogo e delle architetture, ma soprattutto l’impegno serio e costante nei confronti dell’ambiente e della sua tutela: tutti i materiali utilizzati per costruire il resort, ad esempio, sono di provenienza locale, rigorosamente assemblati e lavorati da artigiani e operai dominicani. Con il giusto equilibrio fra pratiche sostenibili e servizi degni di un cinque stelle, Secret Bay aspira a offrire un’esperienza fuori dal comune e fortemente legata all’anima autentica dell’isola, in particolare a chi ama la natura A contribuire sono infine anche le tante attività dedicate agli ospiti, da quelle più avventurose – esplorazioni in grotta, trekking, whale watching, kayaking, snorkeling notturno - fino a quelle più rilassanti, dalle sessioni di yoga e meditazione ai bagni rilassanti nelle acque cristalline delle vicine spiagge.   

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12.06.2017

Avete mai sentito parlare di ley line, linee temporanee o linee di prateria? Si tratta di presunti "allineamenti" fra punti geografici in corrispondenza di luoghi o monumenti che, secondo alcuni, sarebbero caratterizzati da energie speciali, di natura magica o spirituale. Fra questi c’è anche la cosiddetta Linea di San Michele che, al di là degli esoterismi, rappresenta una scusa perfetta per visitare alcuni luoghi davvero magnifici, seguendo la linea ideale che attraversa l’Europa conducendo dall’Irlanda fino a Israele e toccando nel suo percorso sette splendidi santuari, alcuni più noti e raggiungibili e altri così isolati e impervi da rappresentare un serio motivo d’avventura. Ad accomunarli sono la forte dimensione spirituale e il culto di San Michele, l’Arcangelo che per la religione ebraica rappresenta il difensore del popolo d’Israele e per quella cristiana l’avversario del demonio, al quale avrebbe sferrato il colpo di spada definitivo, simboleggiato appunto da questa Linea Sacra. Ecco le sette tappe di quello che potrebbe rivelarsi un itinerario emozionante e, per la maggior parte, lontano dai grandi flussi turistici. Skellig Michael, IrlandaA 17 chilometri dalle coste del Kerry, nel sud ovest dell’Irlanda, c’è un isolotto che è poco più di uno scoglio di forma piramidale, sulla cui sommità sorge il luogo più impervio di tutta l’Irlanda: si tratta di un monastero risalente al 588 (dichiarato nel 1996 Patrimonio dell’Umanità UNESCO) e fondato da un gruppo di monaci devoti a San Michele. Oltre a essere decisamente inaccessibile, questo affascinante luogo sacro è doverosamente protetto dal governo irlandese: solo 10 imbarcazioni hanno il permesso di salpare dalle coste del Kerry, con un massimo di 12 persone a bordo e soltanto una volta al giorno. Ciò non ha impedito tuttavia che l’isolotto fosse utilizzato come set per le riprese del settimo episodio della saga di Star Wars, Il risveglio della ForzaSt. Michael’s Mount, CornovagliaAncora su un’isola, questa volta di fronte a Marazion, in Cornovaglia, nel sud ovest dell’Inghilterra, sorge la versione inglese del ben più noto monastero di Mont Saint Michel francese. Situato nel punto in cui sarebbe apparso l’Arcangelo nel 495, questo luogo di culto fu costruito da un gruppo di monaci benedettini provenienti proprio da Mont Saint Michel. Oggi, dell’abbazia, più tardi sostituita da una fortezza, restano soltanto la chiesa e il refettorio. Come Mont Saint Michel, l’isola tidale si può raggiungere in traghetto oppure a piedi lungo una lingua di terra che emerge quando c’è bassa marea. Mont Saint-Michel, NormandiaIl più celebre e visitato fra i santuari della Linea è senza dubbio l’Abbazia benedettina di Mont Saint-Michel, sulle coste della Normandia, arroccata su di un isolotto tidale che però aveva quasi perso la sua insularità, fino all’abbattimento della strada che lo collegava alla terraferma, recentemente sostituita con un nuovo ponte. Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979, Mont Saint-Michel deve il proprio nome alla leggendaria apparizione dell’Arcangelo nel 709, il quale intimò a Sant’Auberto di far costruire a suo nome una chiesa scavata nella roccia. A portare a termine l’impresa furono poi i benedettini intorno al 900. Oltre alla suggestione del paesaggio, davvero interessante è anche la stratificazione di stili che caratterizza l’edificio sacro, e decisamente grazioso, seppure molto turistico, è anche il villaggio medievale che sorge attorno all’Abbazia. Sacra di San Michele, PiemonteLa spettacolare vista di questo grande complesso religioso risalente a prima dell’anno Mille sul Monte Pirchiriano è senza dubbio una delle più suggestive cartoline dalla bella Val di Susa. Dominato dall’antica Abbazia, il santuario, da sempre meta di fedeli e pellegrini lungo l’antica via Francigena, si raggiunge a piedi dal paese di Chiusa di San Michele oppure da Sant’Ambrogio, ma forse dà il meglio di sé proprio visto da lontano, da una delle cime circostanti, avvolto nelle nuvole come una visione senza tempo – così unica da aver ispirato al grande Umberto Eco il suo più celebre romanzo, Il nome della rosaSantuario di San Michele Arcangelo, PugliaUn migliaio di chilometri più a sud lungo lo stivale, sul Gargano (e più precisamente a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia), ecco un’altra importantissima tappa lungo la Linea di San Michele, un santuario la cui costruzione, risalente al 490 circa, si deve alla prima apparizione dell’Arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano. Anch’esso Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco (dal 2011), il santuario è costituito da due livelli: quello superiore con la bella basilica romanica e il campanile eretto da Carlo D’Angiò come ringraziamento al Santo per la conquista dell'Italia meridionale e quello inferiore, più antico, con la grotta e le cripteSantuario di San Michele a Symi, GreciaOccorre attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’isola di Symi, nel Dodecanneso e poco a nord di Rodi, nella cui parte meridionale sorge un altro santuario dedicato a San Michele considerato parte della Linea. Si tratta di un monastero ortodosso in stile veneziano eretto intorno al XII secolo e ricostruito nel XVIII secolo, il cui più grande vanto è una grande icona del Santo, molto venerato dai greci, alta circa tre metri. Inutile dire che l’occasione è perfetta anche per godersi le molte e bellissime spiagge dell’isola, tutte facilmente raggiungibili poiché Symi ha una superficie di appena 58 km quadrati. Monastero di Stella Maris, IsraeleL’ultima tappa di questo itinerario sospeso fra religione, cultura e bellezza si trova sul Monte Carmelo ad Haifa, in Alta Galilea. Non si tratta di un altro santuario dedicato a San Michele, ma di un luogo molto significativo sotto il profilo spirituale, considerato sacro fin dai tempi degli Egizi, caro agli ebrei, citato nella Bibbia e da sempre meta di eremitaggi. Qui, nel XII nacque l’Ordine Carmelitano e nel XVIII secolo sorse un primo monastero poi distrutto dai Turchi. L’edificio attuale risale al 1828 e gli interni sono decorati da dipinti moderni dedicati alla storia dell’Ordine. 

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07.06.2017

A giudicare da quello che sta succedendo negli ultimi tempi, a Milano il ramen non è più materia di nicchia per esperti e appassionati di cucina giapponese, quanto piuttosto il piatto del momento, come lo fu a suo tempo il sushi. A testimoniarlo sono le tante recenti aperture di ristoranti specializzati nella preparazione di questi classico giapponese (ma di origine cinese) a base di tagliatelle in brodo, saporito quanto complicato da mangiare - specie per i commensali più timidi, quelli che non vogliono rassegnarsi all’idea che il ramen, per etichetta, si mangia col risucchio, rapidamente e di gran gusto, incuranti degli schizzi di brodo.  Ma che cos’ha di tanto speciale questo piatto per aver conquistato i palati difficili dei milanesi? Innanzitutto è un piatto completo: nella sua versione tradizionale contiene brodo di pesce, carne o ossa di maiale (tonkotsu), tagliatelle di frumento, miso ed è spesso arricchito da alghe, uova marinate, maiale affettato, cipollotto fresco e spezie varie.  Poi ne esistono tantissime versioni, regionali, creative, più o meno piccanti, con carne e o a base di verdure. Senza contare che, se d’inverno il suo brodo caldo ti rimette al mondo ed è perfetto per affrontare il freddo, d’estate lo si può provare nella versione tiepida e asciutta. Insomma, un piatto per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Ecco una piccola rassegna dei locali super-specializzati dove assaggiarlo a Milano. Casa RamenIl pioniere dei ristoranti specializzati in ramen a Milano è un italiano, Luca Catalfamo, che si è innamorato di questo piatto viaggiando per il mondo e ha imparato a prepararlo con grande maestria. Nei suoi due ristoranti, Casa Ramen e Casa Ramen Super (entrambi nel quartiere Isola), la specialità della casa si può assaggiare nella versione tradizionale ma anche in quella senza brodo o vegetariana. Sul menù anche qualche snack e piccoli piatti a base di carne o tofu. Zazà RamenNella centralissima via Solferino, Zazà è un altro indirizzo molto amato per l’ambiente informale e gradevole e per le interessanti opzioni che propone: due tipi di farina per i noodle, tre tipi di brodo e sei variazioni di ramen, compresi quello vegetariano e quello a base di granchio. Anche qui non mancano gli spuntini, fra cui i classici ravioli giapponesi e le alette di pollo glassate. MisoyaAncora in via Solferino, Misoya è la succursale milanese dell’omonima catena giapponese di ristoranti specializzati in ramen. Propone ramen tradizionale, piccante, yasay (con l’aggiunta di verdure assortite) e vegetariano in un ambiente informale. RyukishinLa casa milanese dello chef giapponese Tatsuji Matsubara, già patron dei ristoranti Ryukishin di Osaka, Kyoto e Valencia, si trova in via Ariberto (zona Porta Genova) e propone diverse varianti di ramen e altri piatti tipici della solida cucina popolare del Sol Levante, in particolare grandi classici del comfort food giapponese come i ravioli e il pollo fritto. Il ramen più particolare è il paitan ramen, caratterizzato da un brodo cremoso e vellutato a base di verdure e pollo. Non mancano le proposte vegetariane e nemmeno il menù per i più piccoli. Bottega del RamenClassico, di mare e vegetale: sono i tre tipi di ramen proposti da questo nuovo ristorante di via Vigevano (Navigli) che segna l’arrivo del colosso giapponese della ristorazione Toridoll a Milano. Qui, oltre a una serie di don (ciotole di riso con carne), per la stagione calda c’è anche il ramen estivo, servito freddo e senza brodo. Niko Niko Ramen & SakeDal ramen tradizionale a quello con brodo al sesamo bianco, al sesamo nero, con pomodoro o con panna, questo nuovo locale di via Garibaldi offre una selezione insolita e creativa, alla quale si aggiungono antipasti vari, piatti a base di riso e onighiri (le famose polpette di riso triangolari con alga nori). Non mancano il ramen vegetariano e quello freddo e asciutto per l’estate. Mi-Ramen BistròUn localino davvero ridotto all’osso in zona Porta Ticinese dove assaggiare ai pochi tavoli su alti sgabelli ramen a base di maiale, polpette di gamberi o verdure. C’è anche una piccola selezione di dim sum che comprende involtini, fagottini di gamberi, ravioli gyoza e il kakuni bao, una pagnotta ripiena di maiale e verdure. 

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05.06.2017

Musei senza quadri, senza tele, senza sculture, ma ricolmi di suoni, memorabilia e strumenti musicali. Sono le tante istituzioni culturali nel mondo dedicate alla musica in ogni sua forma e manifestazione temporale – le mete più amate dai grandi appassionati dopo le sale da concerto. Ce ne sono tante e diverse, da quelle votate alla storia della musica e degli strumenti fino a quelle dedicate a un singolo compositore o artista, speso pervase da un’irresistibile aura di nostalgia. Da quelle tradizionali, che propongono un percorso museale classico, a quelle più interattive, multimediali o sperimentali, dove l’esperienza aspira a coinvolgere tutti i sensi. Se come noi considerate la musica una parte fondamentale della vostra esistenza, seguiteci in questo viaggio attraverso cinque musei musicali dall’atmosfera unica, indipendentemente dal genere e dall’epoca. MIM, BruxellesIndossando un paio di cuffie a infrarossi, al MIM si può girare per le grandi sale distribuite sui 4 piani di un bellissimo edificio Art Nouveau ascoltando i suoni degli strumenti più disparati in esposizione, da quelli occidentali classici fino agli strumenti meccanici ed elettronici e ai meno noti strumenti africani e tibetani. Un vero e proprio viaggio musicale attraverso il tempo e lo spazio, dedicato a curiosi e appassionati. Beethoven-Haus, BonnCalpestare il suolo della casa natale di Ludwig van Beethoven è un’emozione difficile da descrivere: il pensiero che proprio qui sia venuto al mondo nel 1770 uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi non è cosa da poco. Ad amplificare l’emozione contribuisce anche la ricchissima raccolta di quadri, manoscritti, lettere, strumenti e altri oggetti appartenuti al compositore, compreso lo spartito originale della Sonata al Chiaro di Luna. Musée Edith Piaf, ParigiNel piccolo appartamento di Ménilmontant dove Edith Piaf visse all’inizio della sua carriera, oggi c’è un delizioso museo che raccoglie oggetti personali, manifesti, ritratti e memorabilia legati alla vita e alla carriera della più celebre e amata cantautrice francese, compreso il suo celebre abito nero. Ogni pezzo contribuisce a rievocare lo spirito unico della Piaf, sublime e tragica, cristallina ed eccessiva, proprio come la sua Parigi. Motown Museum, DetroitMarvin Gaye, Diana Ross, Stevie Wonder, i Jackson Five... sono solo alcuni degli artisti legati alla leggendaria etichetta di musica rhythm & blues e soul di Detroit fondata da Berry Gordy nel 1959, il cui culto si celebra in questo museo ricolmo di oggetti, immagini e memorabilia. Accennare qualche nota di Stop in the Name of Love nel mitico Studio A dove i The Supremes la incisero nel 1965, circondati da strumenti ed equipaggiamento originali, non ha prezzo. Icelandic Punk MuseumSe non sapete nulla di punk islandese o fino a oggi ne ignoravate addirittura l’esistenza, questo singolare museo ricavato all’interno di una ex-toilette pubblica di Reykjavík è il posto giusto per farvi una cultura. Inaugurato l’anno scorso da John Lydon - a.k.a. Johnny Rotten dei Sex Pistols in persona – racconta in particolare la scena punk e new wave degli anni ’70 e ’80, che in qualche modo ha contribuito alla nascita dell’universo musicale di artisti islandesi più noti come Bjork e i Sigur Ros.   

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05.06.2017

Nel nord-ovest della prefettura giapponese di Nagano sorge la catena dei monti Hida, detti anche “Alpi settentrionali”, le cui cime raggiungono anche i 3.000 metri, come i monti Kashimayari, Jii e Renge. Nel 2001, Ōmachi, considerata la porta d’accesso alla prefettura di Nagano dal lato della diga di Kurobe e della strada alpina di Tateyama Kurobe, è stata designata “Città montana della cultura”. Ōmachi è una famosa destinazione per escursioni e scalate, dove si possono svolgere attività sportive all’aria aperta che vanno ben oltre il semplice sci invernale. Nella parte settentrionale della città, i tre laghi di Nishina – Kizaki, Nakatsuna e Aoki – sono conosciuti per le crociere e per le meravigliose lucciolate estive. Infine, Ōmachi è nota anche per il tunnel sotto il monte Tate, che porta alla diga di Kurobe. La sua difficoltosa costruzione negli anni Cinquanta e Sessanta ha ispirato nel 1964 un celebre romanzo di Shoji Kimoto, dal quale sono poi stati tratti diversi film per il cinema e la TV. Proprio in questo periodo, lo straordinario paesaggio dei monti Hida si prepara a ospitare un bellissimo festival d’arte diretto da Fram Kitagawa e concentrato sui temi dell’acqua, del legno, della terra e del cielo, con la partecipazione di numerosi artisti giapponesi e stranieri che esporranno le proprie opere e un fitto programma di performance, musica ed eventi enogastronomici. Le donne del posto allieteranno gli ospiti raccontando leggende locali e preparando gli okohiru, le merende tradizionalmente consumate dai contadini durante le pause dal lavoro nei campi di riso, e lo Yōsuke Yamashita’s Special Quartet delizierà il pubblico con la sua musica jazz, che risuonerà oltre le valli fino ai monti e ai cuori degli ascoltatori. Per un’estate da ricordare. 

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01.06.2017

Sabbia bianca, acqua calda e turchina e, tutto intorno, la barriera corallina. Thanda è davvero l’isola tropicale così come la s’immagina, un piccolo angolo di mondo che ha tutta l’aria di essere stato sottratto al paradiso. Ma piccolo davvero: appena otto ettari, per 350 metri di ampiezza e un diametro di un chilometro – eppure il rischio di sentirsi soli non c’è, perché qui la natura è davvero una presenza preponderante. Il contesto è infatti quello di una magnifica riserva marina situata fra la Tanzania continentale e l'isola di Mafia, mentre sull’isolotto privato sorge una sola villa con cinque suite e due banda (stanze tendate) tipiche della Tanzania. La tutela dell’ambiente marino rappresenta il cuore della filosofia dell’isola: grazie alla partnership tra i Parchi Marini della Tanzania e la ONG Sea Sense, gli ospiti possono partecipare a una serie di progetti, come il monitoraggio della fauna marina o i workshop di sensibilizzazione, a cui si uniscono anche gli abitanti dei villaggi della vicina isola di Mafia. Inoltre, a seconda della stagione, è possibile nuotare con lo squalo balena, il gigante buono dei mari, e assistere alla nidificazione delle tartarughe e alla schiusa delle uova. Un altro elemento importante è la gestione attenta delle risorse: a Thanda si utilizza l’energia solare, ci sono grandi serbatoi per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana e un impianto di desalinizzazione che procura acqua all’intera isola. Naturalmente, a Thanda gli ospiti possono anche semplicemente rilassarsi e praticare una varietà di sport acquatici o altre attività esplorative. Una nota di mertito va anche alla freschissima cucina della chef Melissa Macdonald, che utilizza ingredienti rigorosamente locali fra cui erbe aromatiche, frutti tropicali e un delizioso latte di cocco fatto in casa. 

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29.05.2017

Un territorio che ha inteso il mare come un luogo di divertimento e d’ispirazione, che ha vissuto la villeggiatura estiva come un'estensione delle vicine città, da Lucca a Firenze, condividendone la raffinatezza e il gusto per il bello. Benvenuti in Versilia, dove le lunghe e accoglienti spiagge sono il perfetto controcanto ai locali e ai caffè storici dei centri cittadini, dove il Liberty delle ville la fa da padrone datando indiscutibilmente fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la conquista di questi lidi da parte delle famiglie patrizie dell'entroterra. La Versilia parte dalle Alpi Apuane e si interrompe idealmente a sud con la Tenuta di San Rossore, area di straordinario interesse naturalistico che fa parte del Parco Naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, con le sue foreste allagate, le zone umide, i chilometri di spiaggia libera e selvaggia e la ricchissima avifauna, al confine con la città di Pisa. Da Forte dei Marmi a Pietrasanta, passando per Camaiore e arrivando a Viareggio, questo lungo tratto di costa storicamente sotto l'influenza della città di Firenze ha saputo mescolare mondanità e cultura, i silenzi delle pinete e delle dune (soprattutto fra Torre del Lago e Viareggio) e la frenesia di celebri locali notturni come La Capannina di Forte dei Marmi, che hanno segnato il costume dell'Italia degli anni '60 e la cui eco si fa ancora oggi del “Forte” uno dei luoghi di vacanza più esclusivi, sebbene sia molto cambiato rispetto alla sua epoca d’oro. A Torre del Lago lavorò e visse nella seconda metà dell'Ottocento il compositore Giacomo Puccini, lo scrittore e premio Nobel Gabriele D'Annunzio compose a Pietrasanta La Pioggia nel Pineto, Giosuè Carducci nacque a poca distanza, a Valdicastello, dove la sua casa natale è diventata oggi un museo alla sua memoria. Viareggio, infine, sintetizza bene questa doppia, affascinante anima della Versilia: da una parte, le bellissime ville Liberty immerse nella pineta e i fasti degli antichi caffè come il Gran Caffè Margherita, costruito con evidente ispirazione alle architetture orientali nel 1902 e quindi ristrutturato e completato nel 1928, dall'altra l'irriverenza del Carnevale, fra i più ricchi e amati d'Italia, inventato nel 1873 da un gruppo di giovani rampolli di famiglie bene che si ritrovavano al locale Caffè del Casinò e che decisero così di dare sfogo in chiave artistica alla propria anima goliardica.  

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26.05.2017

Tanto legno dai colori caldi, un décor dal sapore post-industriale e, oltre le grandi finestre, Londra nella sua versione più intrigante e contemporanea. La città, che entra prepotentemente a far parte dello scenario come un quadro vivente, è indubbiamente uno degli elementi di forza di Bokan, il nuovo ristorante panoramico di Canary Wharf, il centro direzionale che a metà anni Novanta è sorto nell’ex-zona portuale di Isle of the Dog nell’East End di Londra. Siamo al 37°piano di un albergo, il Novotel, ma Bokan è il genere di posto dove viene voglia di andare anche se si tratta, appunto, del ristorante di un albergo. Merito della vista e del design, certo, ma anche del menù degustazione di respiro europeo concepito dalla chef Aurélie Altemaire con un occhio di riguardo al luogo e al suo ruolo fondamentale nella storia di Londra, che per una sessantina di sterline propone un viaggio gastronomico fra ingredienti inglesi tradizionali e importati, il tutto accompagnato da una ricca lista di vini e birre artigianali. E a proposito di bere, al piano superiore, il 38°, c’è il bar dalla vista altrettanto spettacolare, dove il barman italiano Danilo Tersigni propone cocktail creati prendendo ispirazione dai Dockland e alla loro storia, con nomi intriganti legati agli antichi magazzini delle merci che arrivavano a Londra da tutto il mondo percorrendo il Tamigi.   Al 39° e ultimo piano, infine, si apre la fantastica terrazza all’aperto dal panorama impagabile, dove però l’atmosfera è informale e si possono assaggiare le specialità del gin ai tavoli oppure distesi sui lettini. Decisamente una tappa imperdibile per chi ancora non si è stancato di ammirare la meravigliosa complessità di Londra dall’alto.  

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26.05.2017

Sole, mare, montagna e tutto ciò che si può chiedere a una città autenticamente cosmopolita. Città del Capo, sull’estrema punta meridionale del continente Africano, dominata dall’imponente Table Mountain e affacciata sull’Oceano, è senza dubbio una città unica, al cui fascino risulta difficile non cedere. Persino il clima è diverso da come ce lo si potrebbe aspettare: gradevole, mediterraneo, graziato nei mesi migliori, quelli primaverili, da una meravigliosa brezza. Oltre a essere bellissima, Cape Town emana anche un fascino molto particolare: non del tutto Africana e allo stesso tempo non del tutto Europea, è una città non priva di contraddizioni, problemi e disparità sociale, eppure, rispetto al resto del Sudafrica, appare decisamente più sicura, più aperta, più rilassata. Forse sarà perché la sua storia ha radici profonde: primo insediamento europeo in Sudafrica (e per questo detta anche Mother City), Città del Capo fu fondata dagli olandesi nel XVII secolo, e di quel periodo conserva molte tracce, in particolare i tanti “gracht” – Buitengracht, Heerengracht, Keizersgracht - ex-canali che raccoglievano l’acqua delle sorgenti ai piedi della Table Mountain per fornire acqua alla neonata città, più tardi interrati. Al periodo della conquista inglese risale invece il Victoria & Albert Waterfront, il porto costruito nel 1860 dal principe Alfred, figlio della regina Victoria, con il suo bel lungomare. Il centro, detto City Bowl, è compatto e percorribile a piedi – molto europeo, in questo senso. Fra le strade più vivaci ci sono Long Street, Bree Street e Loop Street, dove si concentrano i locali, i bar e i ristoranti maggiormente interessanti, ma vale la pena anche di avventurarsi nelle stradine laterali, perché l’atmosfera è davvero fantastica. Ma le scoperte continuano ben al di là del City Bowl: a est, nelle ex-aree industriali di Woodstock e Salt River, una combinazione di gentrification e programmi di riqualificazione urbana ha portato aria nuova, e non mancano zone decisamente cool come Albert Road e Victoria Road, affollate di gallerie, caffè e studi di design. E infine ci sono le tante bellezze naturali, dal Parco naturale di Table Mountain alle spiagge, in particolare Boulders Beach con la sua colonia di pinguini, Camps Bay con i suoi locali e Llanduna Beach, paradiso dei surfisti. Ma anche l’incontaminata Sandy Bay, prediletta dai nudisti, e la tranquilla Glen Beach, protetta da dune di sabbia e rocce di granito. Da non perdere CulturaDistrict Six MuseumUn museo davvero particolare e fondamentale per capire meglio la storia della città. Il Sesto Distretto, fondato nel 1867, era un quartiere misto e multietnico dove convivevano schiavi liberati, commercianti, artigiani, operai e immigrati. All’inizio del XX secolo, però, ebbe inizio un processo di marginalizzazione (iniziato a danno dei neri) che portò negli anni Sessanta allo sfratto dell’intera popolazione della zona, con tanto di demolizione delle abitazioni. Il museo vuole preservare la memoria di questa comunità, ricordandone le case - segnate su una mappa esposta nei suoi spazi e rievocate dalla ricstruzione di alcuni interni - e le tante storie toccanti. Cape Town International Jazz FestivalLa scena musicale di Cape Town è davvero varia e molto interessante. Tuttavia non serve necessariamente fare la spola fra club e locali underground per ascoltare buona musica: in città la musica è ovunque, anche per le strade. L’evento più importante è di certo questo festival che si svolge ogni anno l’ultimo weekend di marzo o il primo di aprile presso il Cape Town International Convention Centre: 5 palchi, oltre 40 artisti per metà sudafricani e per metà internazionali, 2 giorni di concerti e una media di 37.000 spettatori. Natura Table Mountain National Park Il territorio di quest’area protetta sulla punta meridionale del continente africano si estende da Signal Hill, la famosa collina dalla sommità piatta sulla quale si sale per godere di una vista magnifica sulla città, fino allo spettacolare promontorio roccioso di Cape Point, a nord-est del Capo di Buona Speranza. Unico caso al mondo di un luogo dalla così incredibile biodiversità all’interno di un’area metropolitana, è un susseguirsi di picchi frastagliati, distese di sabbia, valli, baie e spiagge. Il Parco è percorso da strade panoramiche e ci sono anche una cabinovia per raggiungere Table Mountain e una funicolare per Cape Point. Kirstenbosch Botanical GardensQuesto magnifico giardino botanico di 36 ettari sul fianco orientale di Table Mountain è stato creato nel 1913 per mostrare la varietà e la ricchezza della flora sudafricana – oltre 7.000 specie, molte delle quali rare o in via d’estinzione. C’è anche una grande serra che conserva piante tipiche delle zone aride, inadatte a crescere all’aperto. MangiareChef’s WarehouseQuesto imperdibile indirizzo al numero 92 di Bree Street è un piccolo paradiso per foodie, con annessi un bookstore e un negozio di utensili per cucina dove si trovano oggetti davvero particolari. Frequentatissimo dagli chef, il ristorante propone una cucina gourmet in formato tapas con presentazioni curatissime. L’ambiente (decisamente cool) e il servizio sono informali - il cibo è al centro di tutto - e non si può prenotare. Fish on the RocksEsperienza decisamente più ruspante in questo classico ristorantino a bordo strada di Hout Bay, affacciato sul mare e caratterizzato da insegne con grosse scritte a colori vivaci. Si mangia pesce fritto, principalmente, accompagnato da croccanti patatine e salsine squisitamente ipercaloriche. BereTjing TjingUn cocktail bar ricavato nell’attico di uno storico palazzo di City Bowl, dove godersi un drink sotto volte di legno o sul terrazzo, con accompagnamento di tapas e musica indie ed elettronica. Mother’s Ruin Gin BarUn lounge bar dal design essenziale tutto dedicato al culto del gin, il distillato che più di tutti sta vivendo in questi anni un decisivo revival. 82 sono le varietà a disposizione, provenienti da tutto il mondo, senza contar i cocktail a base di gin, classici o creativi. DormireThe SiloRicavato all’interno di un vecchio silo per lo stoccaggio del grano affacciato sul Victoria & Albert Waterfront, questo spettacolare albergo di design progettato dall’architetto londinese Thomas Heatherwick occupa sei piani sopra quello che diventerà presto lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA). Le grandi vetrate che sporgono leggermente verso l’esterno come vele gonfiate dal vento sono il suo aspetto più caratteristico, soprattutto la sera quando le luci si accendono trasformandolo in una sorta di faro sul porto. Grand DaddyConsiderato un vero e proprio classico dell’ospitalità di Cape Town, questo boutique hotel di Long Street ha stile da vendere, e si trova qui da 120 anni, all’interno di uno storico edificio che è ormai un punto di riferimento in città. I suoi spazi più celebri sono il Flamingo Rooftop Cinema e il ristorante Thirty Ate, senza dimenticare i camper di lusso sistemati sul terrazzo, per campeggiare in pieno centro città.  

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24.05.2017

Adagiata al centro esatto della penisola, la provincia di Perugia è la più estesa di quella regione sorprendente e capace di riassumere il meglio dell’Italia continentale che è l’Umbria. E dell’Umbria essa racchiude in sé la quintessenza: le pianure incorniciate di colline della Valle Umbra e della Valtiberina, e più a est le montagne, e infine i boschi folti e rigogliosi e il grande Lago Trasimeno. A punteggiare questi paesaggi c’è un’incredibile quantità di borghi storici e città d’arte – senza dimenticare le architetture sacre che hanno fatto di queste terre una meta imprescindibile del pellegrinaggio cattolico grazie alle tracce e all’eredità lasciate da San Francesco, che qui ebbe i suoi natali. Perugia, lo splendido capoluogo, è una città giovane, vivace e internazionale, dove la cultura, grazie all’antica Università, all’Università per Stranieri, al Conservatorio e all’Accademia di Belle Arti resta al centro della scena pubblica e sociale, rafforzata da una storia le cui tracce sono gelosamente custodite nei cinque rioni del centro. Importante insediamento etrusco prima e, in seguito, potente città medievale, Perugia si può scoprire proprio a cominciare dall’antica acropoli etrusca a 450 metri d’altezza, sulla quale è adagiato il centro storico che si sviluppa sul crinale dei colli circostanti. Porta d’ingresso all’acropoli è la Rocca Paolina, vero e proprio contenitore della città medievale, attraversata da un percorso pedonale con tanto di scale mobili. Passeggiando fra vicoli, saliscendi e case-torri s’incontrano Piazza IV Novembre  con la duecentesca Fontana Maggiore, la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori, ma anche l'Arco Etrusco, una delle sette porte delle mura etrusche, risalente II secolo a.C. Molti sono i luoghi densi di bellezza, arte e cultura che circondano Perugia come una corona tempestata di gemme, a cominciare da Città di Castello, a nord, centro principale dell'Alta Valle del Tevere nonché città natale di Alberto Burri, uno dei maggiori esponenti dell'arte informale italiana, le cui opere sono raccolte fra Palazzo Albizzini e gli Ex Essiccatoi del Tabacco. Poco più a sud c’è Gubbio, antica città-stato medievale alle falde del Monte Ingino superbamente conservata, la cui storia passa attraverso la piazza pensile della Signoria trecentesco Palazzo dei Consoli, la notevolissima Cattedrale del XII secolo e il Concento di San Francesco, costruito ove sorgeva la residenza degli Spadalonga, che ospitarono il Santo quando abbandonò la casa paterna per intraprendere la vita religiosa. Ma per chi si mette sulle tracce di San Francesco la destinazione più importante è certamente Assisi, appena 26 km a est di Perugia, città natale del Santo e patrimonio UNESCO in virtù delle sue chiese e in particolare della Basilica di San Francesco, che rappresenta un’eccezionale concentrazione di capolavori artistici e architettonici oltre che una meta spirituale di primaria importanza. Poco più a sud, lo sguardo è catturato dal piccolo borgo di Spello, la città dell’infiorata del Corpus Domini, con il suo intrecciarsi di stradine lungo le quali sorgono storiche chiese, torri e antiche abitazioni dai balconi fioriti. Da qui, la vista sul monte Subasio e sulla pianura con Assisi in lontananza è in grado di riconciliare con il mondo. Da non perdereGalleria Nazionale dell’UmbriaOspitata all’interno del Palazzo dei Priori di Perugia, questa galleria conserva oltre 3.000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie, con nomi importanti come Beato Angelico, Piero della Francesca, Pinturicchio, Perugino, Orazio Gentileschi, Gian Lorenzo Bernini e altri. Museo-laboratorio di tessitura a mano Giuditta Brozzetti Nella chiesa duecentesca di San Francesco delle Donne, primo insediamento francescano a Perugia, nacque nel 1921 il laboratorio-scuola di Giuditta Brozzetti, allo scopo di salvare la tradizione tessile umbra medievale e rinascimentale. Dopo quattro generazioni, le discendenti di Giuditta continuano a realizzare sui telai lignei a mano del Settecento e Ottocento tessuti artistici e riproduzioni di disegni medievali e rinascimentali per arazzi, tende, tovaglie, copriletto, centri e paralumi. La Bottega di PerugiaUn piccolo e amatissimo locale del centro storico dove assaggiare prodotti umbri d’eccellenza a prezzi più che abbordabili sui pochi sgabelli a disposizione o appoggiati al bancone. Panini, taglieri di salumi, formaggi e naturalmente vini e birre artigianali, per un pranzo informale o un aperitivo all’insegna dei sapori locali. Basilica di San Francesco, AssisiCostruita a partire dal 1228 nel punto in cui il Santo aveva deciso di essere sepolto, la Basilica di San Francesco rappresenta il monumento più importante di Assisi. Si tratta in realtà di due chiese sovrapposte: la gotica Basilica Superiore, dalle architetture slanciate, e la basilica inferiore, che ha invece un aspetto quasi ancora romanico. Qui si trovano la cripta e il locale che ospita le reliquie di san Francesco, oltre a opere dei grandi maestri della scuola fiorentina e senese del 1300, in particolare Giotto, Cimabue, Simone Martini e Pietro Lorenzetti. Piazza della Signoria, GubbioLa grande piazza di Gubbio ha una caratteristica davvero peculiare: si tratta infatti di una vera e propria “piazza pensile”, una sorta di terrazza panoramica affacciata sulla città e sulle campagne sostenuta da un robusto muro su cui si aprono quattro grandi arcate. Su questa spettacolare piazza si affacciano il trecentesco Palazzo dei Consoli e il neoclassico palazzo Ranghiasci. 

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22.05.2017

Martin Scorsese con Boardwalk Empire e Vinyl, David Fincher con House of Cards, le sorelle Wachowski con Sense8. Il fenomeno della migrazione di grandi nomi del cinema verso il piccolo schermo è sotto gli occhi di tutti: cimentarsi nella produzione e nella regia di serie per i grandi network e per i servizi di streaming è ormai considerato un motivo di vanto e di prestigio, così come lo è per gli attori entrare a far parte dei cast di queste produzioni, il cui livello è spesso equiparabile o superiore a quello delle produzioni cinematografiche. Tuttavia, questo accadeva anche nel passato, anche se con uno spirito diverso: dirigere per la televisione per un regista cinematografico poteva essere un modo per coprire periodi di inattività cinematografica, per sperimentare, oppure una sorta di scuola, un passo intermedio verso il cinema vero e proprio. Ecco alcuni dei grandi registi del Novecento che si sono prestati alle serie televisive, dai casi più noti a quelli più inaspettati. Alfred HitchcockCome dimenticare la panciuta silhouette del maestro del thriller nella sigla di apertura della serie Alfred Hitchcock Presents della CBS, andata in onda dal 1955 al 1962? All’epoca Hitchcock era già un mito e aveva diretto molti dei suoi film più celebri. Fra gli episodi più memorabili c’è Lamb to the Slaughter, tratto da un racconto del celebre scrittore Roald Dahl, più noto per i suoi libri per ragazzi. Richard DonnerPrima di dirigere film cult come I Goonies e Arma Letale con relativi sequel, Richard Donner, classe 1930, ha lavorato a lungo per la televisione, a partire dagli anni Cinquanta. Fra le serie di cui ha diretto episodi si contano L’isola di Gillighan, L’uomo da sei milioni di dollari e soprattutto un famoso episodio della serie Ai confini della realtà del 1963, Incubo a 20.000 piediRainer Werner FassbinderCorreva l’anno 1980 quando il regista che insieme a Herzog, Wenders e altri fu protagonista del Nuovo Cinema Tedesco (JDF) decise di adattare per la TV il romanzo di Alfred Döblin Berlin Alexanderplatz. Il risultato fu una monumentale miniserie di 14 episodi interpretati, fra gli altri dalla sua musa Anna Shygulla. Steven SpielbergForse non tutti sanno che il primo vero episodio di una delle serie investigative della storia della televisione è stato diretto nientemeno che da un venticinquenne Steven Spielberg agli esordi. Stiamo parlando di Colombo, che nel 1971 prese il via dopo due episodi pilota proprio con l’episodio diretto da Spielberg, Un giallo da manuale. Robert AltmanA fine anni Ottanta, quando a Hollywood trionfavano i film di cassetta, Altman visse un periodo un po’ difficile e così si rivolse alla televisione, dove aveva già lavorato a lungo in passato dirigendo celebri show (fra cui il western Bonanza). Nel 1988 diresse il geniale  Tanner ’88, un mockumentary (finto documentario) in cui un falso candidato presidenziale interpretato da Michael Murphy concorreva alle Primarie dei democratici del 1988 (vinta poi nella realtà da Michael Dukakis, sconfitto dal repubblicano George Bush senior). David LynchQuello di Lynch è forse il caso più emblematico di un regista cinematografico che dirige una serie TV di concezione già pienamente contemporanea. Con le sue due stagioni (per un totale di 30 episodi), infatti, I segreti di Twin Peaks (1990) è un po’ l’antesignana delle odierne serie thriller, seppure con tutte le peculiarità che da sempre contraddistinguono l’inclassificabile immaginario lynchiano, sospeso fra horror, soprannaturale, surreale e grottesco. A proposito, è di questi giorni il debutto della terza stagione, a 26 anni di distanza dalla trasmissione dell’ultimo episodio della seconda. 

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19.05.2017

Il dedalo di stradine medievali affollate di ristoranti, caffè e boutique del Marais, che culmina nella romantica Place des Vosges dove visse fra gli altri Victor Hugo, resta uno dei quartieri più piacevoli di Parigi. Siamo sulla Rive droite, fra il terzo e il quarto arrondissement, in una zona che è contemporaneamente ricca di storia e senza tempo e irrimediabilmente alla moda, grazie anche ai tanti localini e alla vita notturna decisamente interessante. Fra i risvolti positivi di questo suo essere sempre trendy e al passo con i tempi, c’è il fatto che il Marais offre una serie di posti davvero ottimi per sorseggiare un buon cocktail circondati dall’atmosfera bohémien del quartiere. Anche qui, infatti, ha attecchito alla grande il revival dei cocktail bar in stile speakeasy dalle luci soffuse, dove i protagonisti assoluti sono i barman e le loro creazioni. Ecco qualche indirizzo da segnare in agenda per la vostra prossima visita.Sherry ButtMattoni a vista, pavimenti di legno e sedie di velluto. E un grande bancone sovrastato da una lavagna dove si può leggere la lista dei cocktail preparati da bartender super-esperti e sempre allavanguardia. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per rendere questo locale davvero cool, inclusi i DJ set nel fine settimana. Mary CelesteIn questo amatissimo localino arredato in stile vagamente navale nascosto dietro una porticina di rue Commines, i cocktail sono stati pensati come accompagnamento d’eccellenza alla vera protagonista: la cucina a base di pesce freschissimo, fra cui le rinomate ostriche. Il tutto servito attorno all’affollato bancone in piccole e curatissime porzioni, con abbondanza di verdure fresche. Little Red DoorUn piccolo angolo di New York City in pieno Marais, contraddistinto dalla porticina rossa cui deve il nome, dove si va per l’atmosfera perfetta e sofisticata, per la bellezza del luogo ma soprattutto per gli ottimi cocktail preparati con ingredienti freschi provenienti da fornitori locali. CandelariaUn’autentica taqueria e un cocktail bar di altissimo livello: con questa formula inedita, nel 2011 Candelaria ha conquistato il Marais e tutta Parigi. E continua a essere considerato uno dei migliori locali al mondo dove concedersi il meglio del bere miscelato. Le Vieux Comptoir du Cap HornUn amatissimo baretto cileno a due passi da Place de Vosges dove si può bere l’autentico pisco sour, uno dei drink preferiti da Ernest Hemingway. I pochi tavolini all’aperto e gli interni stracolmi di cose lo rendono davvero caratteristico, insieme all’affezionata clientela di expat cileni. 

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18.05.2017

Nel 358 a.C. un gruppo di coloni greci provenienti dall’Eubea scelse un colle a forma di toro per costruire un nuovo insediamento: Taormina. Impossibile non innamorarsi di questa cittadina siciliana che s’inerpica sulla collina guardando il Mediterraneo, e che sembra essere consapevole della sua bellezza, dell'eccedenza di meraviglia suscitata in chiunque dagli splendori della natura e dall’armonioso sovrapporsi di stili architettonici che testimoniano il passaggio di Greci e dei Romani, dei Normanni e degli Spagnoli, dei Savoia e degli Asburgo. Sulla panoramica piazza principale si affacciano la chiesa barocca di San Giuseppe, del XVII secolo, la chiesa gotica di Sant'Agostino e la Torre dell'Orologio del XII secolo: mille anni di storia in uno sguardo, al cospetto di una natura ancor più maestosa che spazia dal mare da all'Etna, il più alto vulcano attivo d'Europa. Corso Umberto I è la passeggiata cittadina, ricca di piccole botteghe artigiane, punteggiato da numerosi palazzi patrizi fra cui Palazzo Corvaja, dove alla torre cubica in stile arabo sono state aggiunte nei secoli le bifore in stile gotico-catalano e la quattrocentesca sala normanna. La Cattedrale di San Nicola, del Quattrocento, con l'austera facciata in pietra e il Duomo, con il portale decorato risalente al 1636, rappresentano altre tappe della Taormina artistica insieme al Teatro Greco Romano del III secolo a.C. ancora usato come suggestivo scenario per cicli di rappresentazioni classiche.   E fra una passeggiata e l’altra il consiglio è quello di concedersi qualche assaggio della prelibata cucina locale, che presenta le stesse radici meticce della città, fra torte salate d’ispirazione spagnola, i classici arancini di derivazione araba, il baccalà portato dai Normanni e una grande varietà di dolci squisiti. Da non perdereTeatro Antico Dagli anni Cinquanta questo teatro del III secolo è tornato a svolgere il suo compito originario ospitando varie forme di spettacolo, che spaziano dalla prosa ai concerti e alle cerimonie. Si tratta del secondo centro di rappresentazione teatrale classico per dimensione in Sicilia dopo il Teatro Greco di Siracusa. Corso Umberto I Un tempo parte della via Valeria che da Messina portava a Catania, Corso Umberto I è la via principale del centro storico di Taormina, animata da una gran mole di attività commerciali quali botteghe, gastronomie e bar. Ma su di esso si affacciano anche alcune piazze di pregevole interesse come Piazza IX Aprile, Piazza Duomo e Piazza Vittorio Emanuele, oltre alle chiese di San Pancrazio e Santa Caterina. Villa Comunale Questa piacevole oasi di tranquillità nel cuore di Taormina deve le sue origini a Lady Florence Trevelyan, una nobildonna scozzese che a fine Ottocento si sposò con il sindaco di Taormina Salvatore Cacciola. In quella che era la sua abitazione venne costruito il giardino – ovviamente all'inglese – dove furono collocati diversi tipi di piante rare ed esotiche. Oggi la villa, un dedalo di sentieri immersi tra magnolie, ibischi e cespugli di bouganville, è di proprietà al Comune e chiunque può visitarlo, anche per ammirare il meraviglioso panorama sull’Etna e la costa Ionica. SaporiBam BarVia Giovanni di Giovanni, 45In un ambiente interamente decorato dal Maestro Tino Giammona con riproduzioni di alberi di aranci e fichi d’india, si possono gustare le migliori granite della Sicilia. Casa Giolì Un locale a conduzione familiare che propone una cucina creativa con ingredienti freschi e genuini. La CapineraA Taormina mare, questo posticino propone specialità siciliane rivisitate preparate con il pescato del giorno, croccanti ortaggi, oli siciliani e diversi prodotti provenienti dai presidi SlowFood. La vista sul mare è un ingrediente altrettanto importante.  Foto: Kirk Fisher 

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15.05.2017

Quando si pensa alle destinazioni preferite dai newyorchesi per un fine settimana di primavera o d’estate, i primi luoghi che ci vengono in mente sono gli Hamptons e le spiagge di Long Island. La verità, però, è quelle zone possono rivelarsi fastidiosamente sovraffollate, in questo periodo dell’anno. In compenso, basta percorrere il corso del fiume Hudson per ritrovarsi immersi nella tranquillità dei paesaggi rigogliosi, variegati e ricchi di storia e di cultura della Hudson Valley, che si estende per circa 150 miglia a nord di Manhattan. Questi luoghi, ai quali approdarono per primi gli Olandesi nel 1600, furono oggetto di contesa con gli inglesi e poi scenario della Rivoluzione Americana. Nell’Ottocento, con lo sviluppo della navigazione commerciale e turistica a vapore lungo l’Hudson, furono oggetto di un grande sviluppo industriale e, al contempo, si trasformarono in luogo di villeggiatura e di piacere per le famiglie dei magnati e degli aristocratici newyorchesi – i Vanderbilt, i Roosevelt – le cui magnifiche ville appartenenti alla leggendaria Gilded Age si possono ancora ammirare lungo le sponde del fiume. Oggi, la Hudson Valley, ufficialmente designata National Heritage Area, è una destinazione rinomata e molto amata per la varietà di esperienze che sa offrire, dai magnifici paesaggi naturali all’enogastronomia (si tratta della più antica zona vitivinicola del paese), dai negozi d’antiquariato ai musei, dalle birrerie artigianali ai villaggi storici, dai castelli ai parchi che ne adornano i monti. Al punto che, seguendo il corso del fiume o addentrandosi leggermente nell’interno, i punti d’interesse sono così tanti che un fine settimana non basta di certo per esplorarli tutti. La soluzione? Scegliere quelli che più si adattano al vostro gusto. Ecco allora una piccola selezione di esperienze imperdibili o particolari da provare almeno una volta nella bella Hudson Valley. Una crociera lungo il fiumeIl modo più semplice per farsi un’idea generale dei paesaggi che costeggiano il fiume è quello d’imbarcarsi per una piccola crociera sull’Hudson, un’esperienza decisamente retrò che richiama l’epoca d’oro dei battelli a vapore. Il tour di due ore a bordo della lussuosaPride of the Hudson parte da Newburgh, a 90 km da Upper Manhattan, per toccare luoghi di alto interesse storico e paesaggistico come i Washington's Headquarters, dove George Washington si stabilì durante la Rivoluzione, il Monte Beacon, punto più alto fra i Monti Catskill e l’Atlantico, il castello di Bannerman, Breakneck Ridge con i suoi picchi rocciosi tanto amati dagli escursionisti, la graziosa cittadina di Cold Spring, nota per i suoi ristorantini e i negozi di antiquariato, e West Point, sede dell’Accademia Militare.A Kingston, capoluogo della contea di Ulster, ci si può imbarcare invece sulla Rip Van Winkle (così battezzata in onore dell’omonimo personaggio nato dalla penna dello scrittore Washington Irving), per scoprire i fari lungo il fiume, le opulente ville che lo costeggiano - fra cui quelle dei Wyndcliff, dei Vanderbilt e degli Ogden Mills – e l’antica taverna The Rosemont, già Tank & Tummy, risalente al 1740. Una sosta al museo A Nyack, città natale di Edward Hopper, l’ottocentesca casa natale del grande pittore americano è stata trasformata in un bellissimo museo dove, alle mostre temporanee dedicate ad artisti contemporanei, si possono visitare la stanza da letto di Hopper, curiosare fra le sue opere giovanili e vari memorabilia e scoprire i luoghi reali che hanno fatto da soggetto alle sue opere, grazie al grande lavoro di documentazione del fotograo Charles Sternaimolo.A Beacon, sulla sponda est del fiume di fronte a Newburgh, una ex-fabbrica della Nabisco ospita il Dia: Beacon, un museo che raccoglie opere di arte contemporanea dagli anni ’60 a oggi provenienti dalla collezione della prestigiosa Dia Art Foundation.Per un’esperienza museale decisamente più “leggera”, dall’altra parte dell’Hudson c’è invece il Motorcyclopedia Museum di Newburgh, che come svela il nome è un luogo tutto dedicato alla storia del motociclo, raccontata attraverso un’incredibile collezione dire 400 pezzi di proprietà di Gerald A. Doering e del figlio Ted, distribuite su due piani negli spazi di un ex-magazzino. Paesaggi e giardiniCirca 130 chilometri a nord di Manhattan, c’è il ponte pedonale più lungo del mondo: è la famosa Walkaway over the Hudson, che collega Poughkeepsie sulla sponda est a Highland sulla sponda ovest. Costruita come ponte ferroviario a fine Ottocento e divenuta pedonale solo nel 2009, questa imponente opera d’acciaio lunga oltre due chilometri è un magnifico punto d’osservazione per ammirare il panorama.Spostandosi verso ovest da Highland s’incontra poi un altro luogo-simbolo della Hudson Valley, il Mohonk Mountain House. Questo un lussuoso albergo con Spa che sembra uscito da un film di Wes Anderson è ospitato all’interno di un castello vittoriano affacciato sull’omonimo lago e immerso nella splendida Mohonk Preserve, un parco naturale di oltre 300 ettari fatto di picchi rocciosi, foreste, campi, terreni agricoli, ruscelli, stagni e paludi dove si possono fare passeggiate e praticare sport estivi e invernali all’aperto.Infine, spingendosi verso l’interno della sponda est dell’Hudson, vale la pena di fare una sosta presso il rigoglioso Innisfree Garden, un magnifico esempio di giardino anni Cinquanta progettato dal paesaggista Lester Collins dove lo stile americano, romantico e modernista, si fonde con suggestioni cinesi e giapponesi in un’armoniosa composizione di verde acqua, roccia e cielo. Mangiare & bereL’abbondanza di prodotti freschi, i tanti mercati contadini, i piccoli produttori e gli ottimi ristoranti della Hudson Valley rendono queste zone una meta enogastronomica di primo piano. A conferma di tutto questo, la città di Hyde Park, sulla sponda orientale del fiume, ospita la sede principale del Culinary Institute of America, una delle più importanti scuole di cucina del mondo, all’interno della quale ci sono diversi ristoranti dove gli allievi più brillanti dell’istituto fanno pratica. Fra questi, il più prestigioso è il Bocuse Restaurant, un sofisticato ristorante francese intitolato al leggendario chef transalpino. Ma la Hudson Valley è anche la più antica zona di produzione vinicola negli Stati Uniti, e molte sono le aziende visitabili dove fermarsi per una degustazione o per fare acquisti. La Brotherhood Winery di Washingtonville, a sud di Newburgh, vanta il titolo di più vecchia azienda vitivinicola d’America. La winery è aperta per degustazioni e nei suo diversi spazi, compresa una sua grande e antica cantina, ospita eventi e cene private. 

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10.05.2017

Percorrendo le sponde del Tamigi nell’estremo ovest di Londra, nel quartiere di Twickenham, s’incontra un grazioso ponte pedonale che conduce fino a un’isoletta in mezzo al fiume. La leggenda vuole che qui Enrico VIII venisse a incontrare le sue amanti, ma il nome dell’isola, Eel Pie Island, deriva più semplicemente dalle deliziose pie ripiene di anguilla che qui si preparavano per sfamare i naviganti di passaggio, impegnati a trasportare le merci lungo il fiume. Curiosamente, però, Eel Pie Island vanta anche un ruolo di primo piano nella storia della musica inglese. Fino al 1967, infatti, sull’isola sorgeva un famoso albergo ottocentesco, l’Eel Pie Island Hotel, noto fin dagli anni ’20 per aver ospitato grandi musicisti jazz. Nel 1956 il rigattiere Arthur Chisnall riportò in vita l’Eel Pie Island Jazz Club, noto da quel momento in poi come Eelpiland Club, e l’operazione ebbe un tale successo che a partire dal 1963 il locale ospitò prima i quasi-esordienti Rolling Stones e poi, a seguire, artisti del calibro di David Bowie, Black Sabbath,The Who e Pink Floyd. In altre parole, quest’isoletta si conquistò un ruolo di primo piano sulla mappa della musica jazz, blues e rock britannica. Tuttavia, quell’epoca d’oro era destinata a terminare a breve: nel 1967, non disponendo dei capitali per la necessaria ristrutturazione, Chisnall chiuse il club, che in seguito venne occupato da un gruppo di anarchici, e più tardi ospitò la più vasta comune hippie d’Inghilterra. Nel 1970, un misterioso incendio mise fine alla gloriosa storia dell’Eel Pie Island Hotel, devastando completamente l’edificio. Ma gli abitanti dell’isola - una piccola ed eclettica comunità di meno di 150 persone che conta numerosi artisti ea artigiani - e i residenti di Twickenham non hanno dimenticato questa meravigliosa storia. Ed è proprio una di loro, Michele Whitby, ad aver lanciato l’idea di aprire un vero e proprio museo dedicato all’isola e alle vicende che l’hanno resa celebre nella strada principale del quartiere. Dopo aver raccolto fondi pubblici e contributi privati e radunato immagini, oggetti e cimeli legati all’avventura musicale dell’Eelpiland Club e aperto un museo pop-up nella biblioteca di Twickenham nel 2015, finalmente Whitby sembra essere riuscita nell’impresa e dalla prossima estate aprirà finalmente le porte la sede permanente dell’Eel Pie Island Museum. L’indirizzo è 1-3 Richmond Road, nel cuore del quartiere.   

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08.05.2017

Sono appena 60 i chilometri che separano Milano da Bergamo, eppure a molti inspiegabilmente sfugge l’occasione di scoprire questa bellissima città a due passi dal capoluogo lombardo, forse un po’ più conosciuta da quando le hanno costruito accanto un frequentatissimo aeroporto. Visitare Bergamo significa partire alla scoperta di una città dall'impianto medioevale, dove la storia è leggibile a ogni angolo, e di un'anima proverbialmente laboriosa e dalle tante sfumature che ha utilizzato la sua tenacia e resilienza per mantenere la propria identità nell'alternarsi delle dominazioni. Furono i Veneziani, padroni della città dal 1428, a erigere le mura simbolo della città, costruite su di una precedente fortificazione con l'obiettivo di trasformare Bergamo in una rocca impenetrabile al riparo dallo scomodo vicino spagnolo, dominatore di Milano.  In questo angolo di Lombardia pedemontana tutto sembra conservarsi a dispetto dell'avvicendarsi dei domini in superficie, come il sito sacro della Basilica di Santa Maria Maggiore, più volte ricostruita ma collocata nello stesso punto dal VII secolo. La Basilica offre una sintesi del patrimonio storico e artistico cittadino, con i dipinti di scene bibliche i cui disegni sono in parte attribuiti a Lorenzo Lotto e la tomba del musicista Gaetano Donizetti. Per abbracciare la città dall'alto, dopo averne percorso le tortuose strade ciottolate o via Colleoni – il viale delle passeggiate domenicali - vale la pena di prendere una delle due funicolari, costruite proprio per facilitare gli scambi fra le due parti della città, quella Bassa e quella Alta. Alle 22.00 di ogni giorno, dalla Torre Civica arriveranno i cento colpi che nel Rinascimento avvisavano della chiusura dei ponti sulle mura veneziane e oggi rimangono a ricordare un passato non troppo lontano e certamente vivo nell'impianto urbano della città. Bergamo vanta una lunga tradizione di generosità, senso civico e mecenatismo di cui custodisce ancora oggi, con discrezione e modestia, le preziose tracce. Da una parte c’è la Biblioteca Civica Angelo Mai, con la sua raccolta di volumi avviata a metà del diciottesimo secolo, ospitata da Palazzo Nuovo, cuore della città alta di fronte al Palazzo della Ragione. Dall'altra, Bergamo può contare su un'istituzione come l'Accademia Carrara, museo nato da un lascito testamentario e tuttora capace di attrarre collezioni private d'arte di alto livello affidate all'Accademia perché siano messe a disposizione della cittadinanza. Da non perdere La funicolare di Bergamo Alta Via San VigilioLa funicolare di Bergamo Alta venne costruita nel 1887 per collegare la Città Alta con la Città Bassa. Negli anni si succedettero diversi restauri e rinnovamenti: dopo la Prima Guerra Mondiale venne dotata di due ascensori per piano inclinato, negli anni '60 del secolo scorso vennero installate anche due ulteriore vetture panoramiche, e con il 1987 ha finalmente raggiunto il suo aspetto attuale. Biblioteca Angelo MaiConsiderata una delle più ricche biblioteche italiane di conservazione, è situata nella caratteristica Città Alta, in un’incantevole posizione in Piazza Vecchia. Ha anche funzione di Archivio storico comunale e Biblioteca musicale. Il suo archivio si stima in circa 700.000 volumi, tra documentari, quadri, busti, medaglie, e cimeli. Mura VenezianePasseggiare sulle Mura di Bergamo è un’esperienza davvero affascinante. Le mura inglobano tutta la Città Alta, comprendo una lunghezza complessiva che supera i 5 chilometri, da cui si può cogliere una vista eccezionale sulla Città Bassa.Accademia CarraraIstituita e ideata nel 1794 dal patrizio bergamasco Giacomo Carrara come Pinacoteca e una Scuola di Pittura, ad oggi l’Accademia Carrara è centro per la conservazione, lo studio, e l’esposizione del patrimonio artistico. Nata dalla Collezione Carrara, l'Accademia si è via via arricchita grazie a più di 2.000 lasciti privati, tra i quali vanno ricordati quello del conte Guglielmo Lochis, del senatore del Regno d’Italia Giovanni Morelli, e del critico d'arte Federico Zeri.  La MariannaSe siete dei fan del gelato gusto stracciatella, non potrete evitare di passare a rendere omaggio a questa storica pasticceria di Città Alta aperta nel 1952. Qui, infatti, nel 1961 Enrico Panattoni inventò la Stracciatella, dopo aver trovato la giusta combinazione di crema e cioccolato fondente. Il nuovo gusto venne battezzato col nome “stracciatella” in omaggio ad uno dei piatti più apprezzati dagli ospiti del ristorante, la stracciatella “alla Romana”, una semplice zuppa a base d’uovo e brodo di carne. 

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05.05.2017

Visitare il Giappone può essere, fra le tante cose, anche un pretesto per andare a caccia di sistemazioni memorabili, capaci di farvi dimenticare in un attimo tutta la fatica del viaggio. Fra queste, gli alberghi di stampo tradizionale giapponese sono forse quelli che preferiamo: ecco la nostra lista di aperture recenti e imminenti da non lasciarsi sfuggire nei prossimi mesi. Hoshino Resort Kai Anjin (Itō, Shizuoka)Inaugurato lo scorso 13 aprile, questo albergo costruito attorno a una fonte termale naturale è ispirato all’antica nave San Buena Ventura, la prima imbarcazione occidentale mai costruita in Giappone, sotto la supervisione di William Adams, il celebre navigatore del XVII secolo. Tutte le stanze hanno la vista sull’oceano, che rappresenta anche il tema principale degli interni. L’impagabile vasca all’aperto affacciata sul mare vi consentirà di godere di magnifici tramonti in perfetto relax. E per quanto riguarda la cucina, il ristorante in stile giapponese con un tocco un po’ British serve piatti preparati con il delizioso pesce fresco di Itō. Ashinoko Hanaori (Hakone, Kanagawa)Immerso nella foresta di Hakone, una delle principali destinazioni termali giapponesi, questo albergo pensato per offrire un’esperienza a stretto contatto con la natura aprirà in estate. Affacciato sul bellissimo lago Ashi, Hanaori unisce nel design stile giapponese e occidentale, e fra i suoi servizi ci sono la piscina termale, a grande terrazza e le vasche per il pediluvio in riva al lago. Fra le attrazioni locali ci sono la cabinovia, le crociere sul lago e il Pola Museum con la sua collezione di quadri e ceramiche. Hotel Allamanda Kohamajima (Okinawa)Aperto dal 1° aprile 2017, questo albergo si trova a Kohamajima, nell’arcipelago delle isole Yaeyama nella prefettura di Okinawa, un’isola dal diametro di 17 chilometri conosciuta per le sue piantagioni di canna da zucchero, per le sue spiagge di sabbia bianca e per la sua ampia barriera corallina. Ideale per sfuggire alle rotte turistiche e per praticare sport acquatici, si può raggiungere dall’isola di Ishigaki con una traversata di mezz’ora circa. La vasca termale in argilla marina affacciata sul mare merita davvero. Yufuin Villa Zakuro (Ōita)Questo lussuoso rifugio fatto di appena due camere doppie si trova a Yufuin, Yufu, nella prefettura di Oita, una delle più note destinazioni termali giapponesi. Entrambe le camere sono arricchite da una vasca all’aperto dove ci si può immergere ammirando il magnifico panorama del Monte Yufu. Villa Zakuro fa parte del gruppo Relux, un sito che raccoglie per i suoi iscritti un’attenta selezione di ryokan e alberghi di lusso in tutto il paese. Ubusuna-no-sato TOMIMOTO (Nara)Aperta lo scorso marzo nella storica sede del Kenkichi Tomimoto Memorial Hall ad Ando, dedicata al grande ceramista giapponese, questa struttura comprende il cottage in stile giapponese Takebayashi Tsukiyo, con il salotto idealmente affacciato sulla “foresta di bambù illuminata dalla luna”, e Nisshin, una stanza in stile moderno arricchita da una vasca in ceramica in cui rilassarsi godendo della vista sul giardino tradizionale giapponese. Kamishichiken Oku (Kyoto)Questo albergo di recentissima apertura è composto da sei suite con tatami dove sperimentare la migliore ospitalità di Kyoto. Il ristorante Kurosuke offre degli ottimi kaiseki, piatti formati da piccole porzioni – in questo caso di dievrsi tipi di tofu preparato con la rinomata acqua di Kyoto, accompagnati da ingredienti stagionali. 

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04.05.2017

L’origine di Venice, il quartiere a ovest di Los Angeles affacciato sul Pacifico a sud di Santa Monica, è indissolubilmente legata ai suoi canali, voluti e progettati nel 1905 dal giovane imprenditore Abbot Kinney per bonificare le aree paludose alle spalle della spiaggia e renderle abitabili. Tuttavia, la Venezia californiana, ispirata a quella italiana, non è sempre stata gradevole come la conosciamo oggi: se fino agli anni Venti fu una zona dedita al divertimento e al turismo, intorno agli anni Cinquanta visse un lungo periodo di decadenza che la vide trasformarsi una sorta di baraccopoli con i canali asfaltati fino agli anni Ottanta, quando ebbe finalmente inizio una grande opera di recupero. Oggi i canali limpidi e orlati di fiori di Venice sono una delle principali attrazioni del quartiere, insieme alla spiaggia, ai graffiti, ai caffè, ai ristorantini, alle gallerie e alle boutique che affollano l’Abbot Kinney Boulevard e la Main Street. L’atmosfera, nonostante tutto, è rilassata e vacanziera, e per le strade si mescolano surfisti e celebrità, attori ciclisti, turisti e musicisti di strada, fanatici della forma e giovani skater. A Venice c’è qualcosa d’interessante per tutti, anche se a volte è difficile scansare i luoghi più turistici e scovare i posticini migliori, quelli più amati da chi vive da queste parti. Ecco qualche idea per cominciare. Un caffè da Abbot’s HabitUn semplice bar affacciato sul vivacissimo Abbot Kinney Boulevard che rispecchia l’anima casual e rilassata del quartiere. Sedersi qui la mattina e osservare il quartiere che si sveglia è sempre un’ottima idea, magari con un buon caffè e un piatto di uova e bacon. Uno spuntino da GjustaUna bakery che è anche uno stilosissimo caffè dove potrete scegliere fra una varietà imbarazzante di prodotti da forno dolci e salati, dalla pagnotta casereccia con lievito madre ai croissant, dalle torte ai bialy, dalla mousse di avocado e cioccolato al pane con frutta e noci. Pranzo o cena al French Market CaféParigi incontra la California. Sedersi a uno dei tavoli all’aperto di questo locale in stile francese e ordinare qualcosa da mangiare è decisamente una delle cose da inserire nella lista delle cose da fare a Venice. Il cibo è in stile bistrò, ma dopotutto è l’atmosfera quella che conta. Un giro da Time Warp RecordsSe amate i vecchi vinili, questo negozio di musica saprà darvi un bel po’ di soddisfazioni con la sua selezione di album vintage. Ma c’è anche il rischio che vi faccia scoprire qualcosa di nuovo e altrettanto interessante. Shopping vintage da Animal HouseQuesta amatissima boutique di Venice unisce a una sempre eclettica collezione di pezzi vintage anche una selezione interessante di capi nuovi. Ci sono anche sneaker e libri. Arte contemporanea alla galleria LA LouverScoprire il lavoro di artisti emergenti californiani e internazionali senza praticamente spostarsi dalla Venice Boardwalk, il famoso lungomare orlato di palme, non ha prezzo. Una tappa imperdibile per chi desidera familiarizzare con l’ambiente artistico del quartiere.  

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03.05.2017

La splendida Siracusa, gioiello della Magna Grecia nella Sicilia sud-orientale, fu fondata da un gruppo di coloni provenienti da Corinto nell'VIII secolo a.C., per poi essere conquistata dai Romani nel 212 a.C. Il cuore antico della città si trova sul mare, e in particolare sull'isola di Ortigia, la cui particolarità risiede nell’avere sul suo territorio sorgenti naturali d'acqua dolce, come la Fonte Aretusa o la Fontana degli Schiavi, che l’hanno resa fin dall’età del bronzo luogo ideale per un insediamento. Collegata alla terraferma tramite il Ponte Umbertino, Ortigia è presidiata dal Castello di Maniace, il cui nome deriva da quello del comandante bizantino che lo volle erigere a difesa della città. Dalla prima fondazione del 1038 a oggi, la struttura ha subito molte modifiche, aggiunte e crolli, ma resta uno dei simboli dell'isola e della città. Al VI secolo risale invece il Tempio di Apollo, il più antico tempio dorico periptero, cioè circondato da portici o colonne, dell'antica Grecia Occidentale. Il luogo sacro più importante della città coincide con il Duomo in stile barocco e rococò all'esterno, ma con una complessa stratificazione di epoche e ruoli espressa all'interno. Il sito dell'attuale Duomo era infatti sede di un importante tempio dedicato ad Atena ai tempi della polis, successivamente convertito in chiesa: le tracce del tempio sono ancora presenti e si mescolano a quelle della successiva epoca medioevale e al Barocco, sintetizzando in un unico monumento un'attitudine autentica alla convivenza e al rispetto.Dove fermarsi a mangiareLe Comari Piazza San Giuseppe, 8 L’autentica cucina siciliana in versione vegetariana a due passi dal Duomo con un menù che cambia ogni settimana e un’attenta selezione di prodotti genuini e locali. Ristorante Don CamilloAll’interno di un silenzioso ex-edificio religioso in una delle strade più belle di Ortigia, questo piccolo tempio della gastronomia sicula dal 1985 delizia i suoi ospiti fin dal 1985. Le Vin de l’AssassinCurato e accogliente bistrot in stile francese con un delizioso cortile dove i sapori della cucina d'oltralpe incontrano i profumi della Sicilia.  

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02.05.2017

C’è qualcosa di davvero distintivo nelle creazioni di SA13: è un delicato equilibrio di leggerezza, ironia e raffinatezza che rende le loro ceramiche, i loro oggetti e i loro poster subito familiari e, allo stesso tempo dotati di quel guizzo di creatività in più. Forse sarà perché uniscono l’estro artistico a funzionalità molto evidenti e concrete, fatto sta che in qualche caso capita di gridare al genio. C’è il porta riviste che è anche un porta carta igienica, c’è il portaburro targato Last Tango in Paris, ci sono le coppie di piatti che, insieme, raccontano una storia, e il poster che grida Fuck Minimalism a grossi caratteri contro ogni banalizzazione del “less is more”. Dietro tutto questo ci sono i padovani Silvia Montemitro, architetto, e Antonio Guion, artista. SA13 è il loro progetto a metà strada fra arte e design, nato nel 2014 da un'esigenza emotiva, quella di creare qualcosa che oltre ad avere una funzionalità pratica, contenesse il seme dell'opera d'arte, e che quindi potesse far pensare, sorridere, citare o evocare vicende. SJ: Qual è stata la vostra ispirazione iniziale?S&A: Ci facciamo influenzare da qualsiasi cosa, non solo dal mondo dell'arte o del design, ma da tutto ciò che ci stupisce, emoziona, appassiona. Tutto è nato un po' per scherzo. Abbiamo pensato di iniziare a disegnare una serie di grafiche per creare dei poster e per decorare dei piatti in ceramica. SJ: A proposito di ceramiche, le vostre sono prodotte a Nove (Vicenza) da artigiani esperti...S&A: Già. Produciamo in Italia, perché applichiamo un concetto di design “a chilometro zero”: usiamo fornitori locali, artigiani delle nostre zone. Per quanto spesso sia ormai un’etichetta vuota, il Made In Italy non potrà avere futuro se non ci rimbocchiamo le maniche.  SJ: Qual è la vostra formula per dosare funzionalità ed estro artistico quando di tratta di creare un oggetto?S&A: Non vogliamo fare cose eccentriche, strane o originali a tutti i costi. Vogliamo far sorridere, pensare, raccontare delle storie, fare cose che si possano usare o ammirare come pezzi d'arte. Non è un approccio migliore di altri, ma è il nostro. SJ: Qual è il vostro rapporto con il mondo del design in generale?S&A: Anche se naturalmente siamo curiosi e seguiamo quello che ci succede attorno, quello che fanno gli altri, non c’interessa competere o seguire le leggi del mercato, ma sviluppare un percorso fatto di ricerca e sperimentazione. Sicuramente non è facile - ci vogliono impegno, costanza e un po' di follia - ma siamo certi che tutto questo arriverà in qualche modo a chiunque possiederà un nostro pezzo. SJ: Come definireste la vostra azienda?S&A: Anche se immaginiamo, progettiamo e realizziamo nel nostro studio/officina, la maggior parte dei nostri prodotti, non siamo un'azienda, ci definiamo più una "bottega" contemporanea. In questa prima fase ci occupiamo di tutto: pensiamo, progettiamo, lavoriamo, stocchiamo, parliamo con i clienti, i negozi, i fornitori, facciamo le spedizioni, realizziamo, la grafica, le foto e i video.  SJ: Progetti per il futuro?S&A: Vorremmo che SA13, un giorno, diventasse un laboratorio dove convogliare creativi e curiosi ai quali insegnare tutte le tecniche di lavorazione, dove potranno imparare non solo a lavorare la ceramica, a saldare, o a lavorare il legno e tutto il resto, ma potranno anche interagire per la realizzazione delle immagini pubblicitarie, dei video, potranno modellare in 3D e stampare prove e prototipi, discutere con noi e un giorno staccarsi per mettere in pratica ciò che hanno imparato. Chiunque desiderasse venirci a trovare, per scambiare idee, per proporre delle collaborazioni, sappia che è il benvenuto, la nostra porta è aperta, il caffè è sul fuoco, i macchinari in funzione, appena varcata la soglia a dar loro in benvenuto una scritta: "YOU ARE NOT HERE". 

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27.04.2017

Situato proprio nel cuore di Tokyo e dedicato alla memoria dell’Imperatore Meiji e dell’Imperatrice Consorte Shoken, il Santuario Meiji è circondato dall’incantevole paesaggio di una vasta foresta urbana. Due sono i grandi festival qui ospitati in primavera e in autunno, ma quello di primavera è senza dubbio il più grandioso dei due, in programma dal 29 aprile al 3 maggio, quando la natura è all’apice del suo splendore. All’interno del tempio i devoti compiono i riti shinto, mentre all’esterno, davanti al Santuario, un palcoscenico temporaneo ospita una serie di spettacoli di generi diversi, che comprendono il Bugaku (danze tradizionali giapponesi), il Noh (dramma musicale), una serie di Kyōgen (intermezzi comici), il Sankyoku (trio strumentale) e l’esecuzione di musiche tradizionali e suonate con il Satsuma Biwa (una specie di liuto). Le azalee e le rose del Giappone in piena fioritura primaverile renderanno ancor più memorabili le vostre passeggiate nei dintorni del Santuario. Il fitto programma di eventi comprende il Bungaku la mattina del 29 aprile, mentre per il 2 maggio sono previsti Noh e Kyōgen la mattina e musica tradizionale il pomeriggio. La gara di tiro con l’arco giapponese si terrà la mattina del 3 maggio presso il Shiseikan Dōjō. Tra gli altri eventi degni di nota, anche un convegno di poesia tanka il 7 maggio, a chiusura del periodo di festività. Ecco un paio di negozi in cui acquistare dei wagashi, i tradizionali dolci giapponesi, ideali per vincere i morsi della fame tra un evento e l’altro. MizuhoUno dei migliori negozi di daifuku (dolcetti di riso ripieni) a Tokyo, Mizuho è specializzato esclusivamente in questa golosità. I daifuku di Mizuho sono piacevolmente dolci, con un leggero sentore salato e un equilibrio perfetto tra la friabilità della pasta di riso e la morbidezza del ripieno di anko (marmellata di fagioli rossi). Toraya Café Omotesandō HillsAperto cinque secoli fa (originariamente a Kyoto), Toraya è un caffè e un negozio in cui è possibile trovare una grande varietà di dolciumi a base di an, la tradizionale pasta di fagioli dolci, rinomati in tutto il Giappone. 

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26.04.2017

Ci vuole un animo romantico per godere pienamente della bellezza della Riviera dei Fiori, l'estremo lembo di Ponente di Liguria che va dal paesino di Andora alla Francia, oltre il confine con Ventimiglia. Le colline alle spalle dei paesi sono ricoperte di terrazze e di ulivi: qui si trova Taggia con le sue specialità di olio e di olive che mescolano cucina di terra e cucina di mare. I borghi medioevali, le dimore nobiliari e i castelli dimostrano come i signori di ogni epoca abbiano scelto questi luoghi per insediarsi o per trascorrere gli inverni, altrimenti troppo rigidi in città. Le cittadine, da Ventimiglia a Sanremo fino a Bordighera, sono ancora piccole, assai più che a misura d'uomo, ma tradiscono con lo sfarzo di alcuni loro palazzi una certa vocazione al divertimento, alla cultura e alla leggerezza. Le occasioni di svago non mancano: la Riviera dei Fiori vanta non solo il popolarissimo Festival della Canzone Italiana, ma anche la corsa ciclistica Milano-Sanremo, di cui si tenne la prima edizione il 14 aprile 1907, e la Battaglia dei Fiori di Ventimiglia, una sorta di carnevale fuori stagione che vede sfilare nella seconda metà di giugno carri sormontati da figure allegoriche di cartapesta e ricolmi di fiori. Natura, buon cibo e appuntamenti mondani nel segno del gioco, della musica e dello sport animano le coste e magari aiutano a scacciare un pizzico di malinconia, sempre velata di ironia come è tipico dello spirito ligure. Bordighera è la cittadina che riassume più di ogni altra l'anima di questi luoghi e che lega la sua storia a quella della Regina Margherita di Savoia, la cui presenza attirò nella seconda metà dell’Ottocento una variopinta folla di esponenti della nobiltà italiana e internazionale dell'epoca, ma anche artisti e intellettuali. Fra i lasciti di quel periodo dorato sono da annoverare, le palme che caratterizzano il verde della cittadina e il lampadario che orna la chiesa della Maddalena, dono della Regina. Ma questa è anche la terra dove Italo Calvino è cresciuto e si è formato, è la terra che ha ispirato Riviere del poeta Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975: ai suoi  Maestri è dedicato il Parco Culturale della Riviera dei Fiori e delle Alpi Marittime, che traccia fra il mare e le colline i percorsi di chi ha saputo raccontare queste terre e le loro mille sfumature. La Riviera dei Fiori è, infatti, tutto questo ma anche semplicemente una splendida costa dal mare limpido, più generoso con la spiaggia che in altre parti della regione tanto da lasciare tutto lo spazio per godersi un clima perfetto in ognuna delle sue sfumature stagionali e di permettere, a chi vuole, di fare sport sulla sabbia. Ognuno può costruire il suo percorso fra storia antica e contemporanea, arte, natura, cultura, enogastronomia, musica e sport e scegliere il tono da dare al proprio soggiorno, sotto l'ala protettrice di un clima ideale dodici mesi all'anno. Crediti fotografici;Foto Archivio Agenzia Regionale "In Liguria"

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24.04.2017

Forse potrà sembrarvi strano ma a Monaco la primavera e l’estate possono essere davvero calde e gradevoli, a dispetto degli inverni piuttosto rigidi. E con l’arrivo dei primi tepori chi vive in città ama passare più tempo possibile all’aperto, fra i mercati, i parchi e i tanti biergarten sparsi per la città, ma anche sulle rive del fiume Isar, dove non è affatto insolito vedere comitive intente a prendere il sole o a preparare un barbecue.E quando i confini della città stanno stretti, la verde Baviera offre molte destinazioni piacevoli a pochi chilometri per una piccola fuga lunga un giorno o poco più. Ecco qualche idea. Rothenburg ob der TauerLungo la famosa Romantische Straße, l’itinerario lungo quasi 400 chilometri che unisce Füssen a Würzburg attraversando molti luoghi storici e paesaggistici della Baviera, questa cittadina medievale sorta nel X secolo attorno al castello dei conti di Rotherburg è famosa per i sui scorci pittoreschi, le stradine, le torri e le tipiche case a traliccio. Racchiusa all’interno delle antiche mura, ha il suo cuore nella Marktplatz, la Piazza del Mercato, dominata dall’imponente edificio gotico e rinascimentale del Municipio. Da qui, la via principale della città (Herrngasse), costeggiata da case colorate, negozi e balconi fioriti, porta fino ai Giardini del CastelloNeuschwansteinA meno di due ore di automobile da Monaco, il castello di Neuschwanstein compare in cima a una collina come una visione uscita da una favola. E in effetti questo incredibile edificio di fine Ottocento costruito nello stile delle antiche residenze feudali tedesche è il modello al quale Disney s'ispirò per i più celebri castelli dei suoi film animati, nonché per quello di Disneyland.Commissionato da Ludwig II di Baviera, cugino della celebre Imperatrice d'Austria  Sissi, Neuschwanstein fa parte di una serie di castelli che il re progettava di far costruire e per i quali sperperò tutto il suo patrimonio personale.Conosciuto anche come der Märchenkönig ("il re delle favole"), Ludwig fece erigere questo lussuoso rifugio disseminato di omaggi all'arte di Richard Wagner, di cui fu grande sostenitore, in cima a una collina affacciata sul villaggio di Hohenschwangau, nel sud-ovest della Baviera, dove ancora oggi ogni estate circa 6.000 visitatori al giorno si recano per ammirarne la bellezza senza tempo. Ratisbona126 chilometri a nord di Monaco, questo piccolo gioiello è la più antica città tedesca (con quasi 2.000 anni di storia) e anche quella meglio conservata, tanto da essersi meritata la designazione di Patrimonio culturale dell'UNESCO per il suo magnifico centro storico fatto di stradine, piazze ed edifici così integri da sembrare un set cinematografico.La città, ricca e potente fino al 1245 e poi per molti secoli rimasta ai confini della storia e dell’economia tedesca, fu infatti risparmiata dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, per rifiorire ne dopoguerra grazie all’industria e alla fondazione dell’Università. Fra i suoi monumenti più importanti ci sono il ponte romanico Steinerne Brücke e il duomo gotico di San Pietro, oltre alle tante chiese e monasteri antichi e al Municipio. Kehlsteinhaus (il Nido dell’Aquila)Ci vogliono quasi tre ore per raggiungere da Monaco la zona di Obersalzberg, amena località alpina al confine con la Svizzera, ma vale la pena di spingersi fino a questi luoghi così belli, la cui fama è però generalmente associata alla figura di Adolf Hitler, che qui veniva in villeggiatura. E proprio lo chalet-fortezza donato al dittatore tedesco dal partito nel 1939, costruito a 1.834 metri sul picco del Kehlstein, è oggi una delle maggiori attrazioni della zona: trasformato in un ristorante con belvedere, lo si raggiunge arrampicandosi lungo una strada tutta curve lunga 7 chilometri, superando una galleria e infine prendendo un ascensore 

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20.04.2017

Succursale di Hollywood negli anni Cinquanta e Sessanta e da sempre scenario prediletto per l’ambientazione di molti film di culto, Roma è la capitale dell’industria cinematografia italiana fin dal 1937, anno di fondazione di Cinecittà, sorta in epoca fascista per evitare che il cinema americano e quello tedesco mettessero in ombra la cinematografia italiana. Sebbene abbia perso un po’ dello smalto e della grandezza che doveva esercitare ai tempi dei grandi colossal, la “Fabbrica dei sogni” merita ancora una visita, soprattutto per vedere dal vivo i grandi set, fra i quali la Roma antica utilizzata per le riprese di Cleopatra e Ben Hur.  Tuttavia, se i tour organizzati non fanno per voi, non serve certo andare a Cinecittà per esplorare la Roma cinematografica: è infatti la città stessa, quella vera, ad aver fatto da sfondo ad alcuni dei più grandi capolavori della storia del cinema. Ciascuno può dunque divertirsi a costruire un itinerario a tema sulle tracce dei propri film preferiti. La filmografia felliniana vi porterà da via Veneto alla Fontana di Trevi (La dolce vita), dalla Passeggiata Archeologica sull’Appia Antica (Le notti di Cabiria) fino alle sponde del Tevere sotto Ponte Sant’Angelo (Lo sceicco bianco). Seguendo Pasolini attraverserete Trastevere (Mamma Roma) e il Testaccio (Accattone), mentre sul Lungotevere Flaminio riconoscerete l’ambientazione della commovente scena finale di uno dei più grandi capolavori di Vittorio De Sica, Ladri di biciclette. E via così fino a Vacanze Romane di Wiliam Wyler, dove compaiono Palazzo Barberini, la scalinata di Trinità dei Monti e la Bocca della Verità sotto il portico di Santa Maria in Cosmedin. 

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20.04.2017

Chi ha l’ha detto che gli acquari sono roba per bambini? Negli ultimi anni, questi luoghi affascinanti si sono trasformati in attrazioni anche per adulti, sempre più tecnologiche e spettacolari, davvero capaci di creare l’illusione di trovarsi sott’acqua. I giapponesi ne sono particolarmente appassionati, per cui ecco una lista degli acquari più interessanti del paese. Aqua Park Shinagawa, TokyoRinnovato e riaperto nell’estate del 2015, l’Aqua Park è uno dei più rinomati acquari di Tokyo e la sua collocazione presso lo Shinagawa Prince Hotel, accanto alla stazione di Shinagawa, lo rende anche facilmente raggiungibile. Si tratta di uno spazio enorme suddiviso in 11 aree, fra le quali il Magical Ground, con la grande vasca dotata di pannello touch e di un’affascinante scenografia di fiori digitali che si mescolano alla vita acquatica, il Dolphin Party, un grande carosello con musica e luci LED, e il Port of Pirates, che offre ai visitatori l’esperienza d’imbarcarsi su un enorme e galeone dei pirati. Fra le attrazioni da non perdere segnaliamo la Jungle Zone, la piazza dove si possono vedere da vicino le creature del mare, lo Stadio dei delfini, il tunnel lungo 20 metri illuminato da un lucernaio e la Jellyfish Ramble, una splendida esposizione di meduse. Sumida Aquarium, TokyoAl 5° e 6° piano del West Yard di Skytree Town, questo acquario utilizza esclusivamente acqua di mare artificiale, con un netto risparmio in termini di emissioni poiché non è necessario trasportare l’acqua in grossi serbatoi, e senza compromettere la qualità della vita delle creature acquatiche. Una delle attrazioni principali è il percorso in salita lungo 50 metri con le vasche delle meduse e gli specchi triangolari che creano l’illusione di trovarsi immersi nell’acqua. C’è anche la più grande vasca aperta del Giappone, che nelle sue 350 tonnellate d’acqua ospita una vasta colonia di pinguini di Magellano sotto le luci a LEDKamo Aquarium e Jellyfish Dream Theatre, Tsuruoka City, YamagataIl Kamo Aquarium è fra i più importanti al mondo per varietà e numero di meduse e partecipa al progetto Palau Project della Facoltà di Scienze dell’Università di Yamagata, che prevede l’esposizione di specie rarissime. Il Jellyfish Dream Theatre è una vasca di 5 metri di diametro che contiene circa duemila meduse comuni, una vista davvero incredibile. Kaiyūkan, OsakaAperto nel 1990, è uno dei più famosi acquari in Giappone. Tutto gira intorno all’idea del pianeta terra e delle creature viventi che in esso interagiscono come un organismo unico. Un magnifico viaggio virtuale nelle diverse aree dell’Oceano Pacifico, che trova il culmine nell’Aqua Gate, una passeggiata “sottomarina” all’interno di un tunnel trasparente, circondati da colorati pesci tropicali. Ci sono poi lo spazio dedicato alla Foresta del Giappone, quella che riproduce l’ambiente roccioso delle Isole Aleutine con le lontre, la Baia di Monterey Bay popolata di foche e leoni marini, la Baia di Panama con l’ecosistema della foresta pluviale, la foresta ecuadoriana con gli animali e le piante del Rio delle Amazzoni... Incredibile poi la vista dei pinguini che marciano nella riproduzione dell’ambiente antartico, dei delfini che nuotano nel Mare della Tasmania, dei coralli e dei pesci colorati della Grande Barriera Corallina, senza dimenticare il più grande granchio del GiapponeEchizen Matsushima Aquarium, FukuiAperto nel lontano 1959, l’acquario si trova accanto alle scenografiche falesie del Tōjinbō e ospita delfini, tartarughe marine e pesci d’alto mare. Il pavimento trasparente dell’area dedicata al Mar dei Coralli vi darà la sensazione di galleggiare sull’acqua fra creature come il pesce luna. È possibile affittare l’acquario dopo la chiusura al costo di 10.000 yen e goderselo in solitaria. Shimonoseki Marine Science Museum “Kaikyokan”Situato sullo Stretto di Kanmon, ha una caratteristica unica: la vasca che riproduce il vortice alto due metri e le maree dello Stretto. Camminando nel tunnel sottomarino si può osservare il fronte dell’onda infrangersi con spruzzi d’acqua sopra la propria testa. Il fascino unico di questo luogo consiste però nelle oltre 100 specie differenti di fugu (pesce palla velenoso) in mostra. Altre specie rare comprendono il takifugu, il pesce istrice e il pesce luna.