# Slowear News

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22.06.2016

Come sempre, a Milano la settimana della moda non è soltanto sfilate, ma anche tutto un incastrarsi e sovrapposti di eventi e feste. Quest’anno c’era un appuntamento in più, quello legato al progetto di scouting A Spotlight on Talents in collaborazione con L’Uomo Vogue, che ha visto quattro artisti di discipline artistiche differenti coinvolti nella realizzazione di otto vetrine speciali dedicate a Slowear e ai suoi brand presso la Rinascente. La sera del 21 giugno, sul terrazzo panoramico della Rinascente affacciato sul Duomo, abbiamo voluto riunire amici, collaboratori e personalità della moda per un esclusivo cocktail party in onore dei nostri quattro artisti - l’illustratrice Elena Xausa, il designer Mario Milana, Walter Molteni e Luisa Milani dello studio di grafica e design La Tigre e la fotografa Carmen Mitrotta. Ospiti d’eccezione, il Direttore de L’Uomo Vogue Franca Sozzani e il Presidente di Slowear Roberto Compagno. Dopo i discorsi di rito, la serata è proseguita in pieno stile slow, fra musica dal vivo, spritz e buon cibo al cospetto della bellezza immortale delle bianche guglie del Duomo.  Con questa nuova ed efficace iniziativa dedicata allo scouting, ancora una volta Slowear e L'Uomo Vogue hanno voluto sottolineare la necessità cruciale di portare creatività fresca e idee nuove nel mondo della moda ritagliando spazi per il talento emergente. 

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17.06.2016

Mario Milana è un talentuoso e affermato designer che lavora fra Miano e New York, dove ha fondato le due sedi del suo studio. Nato e cresciuto a Milano, Mario si è trasferito a New York all'età di 23 anni, e questo gli ha permesso di entrare in contatto con una società multiculturale, un evento che gli ha aperto la mente e ha giocato un ruolo fondamentale nel definire la persona che è diventato. Oggi, d'altro canto, è proprio quando viaggia che si rende conto di quanta ricchezza circondi chi vive a Milano. Uno degli aspetti della città che lo intrigano di più è la sua eleganza. E poi c'è la figura di suo padre, designer e progettista specializzato in spazi espositivi che, da sempre, ha esercitato sul giovane Mario una forte influenza, inculcandogli i concetti di produzione e funzionalità. Il design è l'obiettivo attraverso il quale Mario guarda il mondo, inseparabile dalla sua persona poiché è un pensiero costante e un modo di vedere le cose. In particolare, del design apprezza l'aspetto più puro e industriale, una predilezione che traspare anche dai suoi lavori. Quando gli abbiamo chiesto di partecipare al progetto A Spotlight on Talent, Mario si è subito detto entusiasta di poter collaborare con una realtà della quale condivide i valori, in particolare l'idea di una qualità senza tempo fatta di autentica maestria. E a proposito di prodotti senza tempo, ci ha svelato la sua formula, che nasce dalla somma di qualità e identità. In quanto designer, Mario aspira a mantenere una certa coerenza. Per farlo, tiene sempre bene a mente una grande varietà di elementi pur cercando di disegnare ogni volta qualcosa di diverso. Questo, a suo parere, è il modo migliore per creare oggetti davvero iconici.   Mario è entrato in contatto con il design e la moda fin da bambino, senza nemmeno rendersene conto. "Vivendo a Milano sono cose che dai quasi per scontato", ci ha detto. E sempre in tenera età, il caso ha voluto che conoscesse anche Zanone, il marchio Slowear al quale ha dedicato una delle sue vetrine - grazie a sua madre che gli ha insegnato ad apprezzarne la semplicità e la qualità, facendogli comprendere l'essenza di un brand senza tempo.  Per quanto riguarda il progetto specifico delle due vetrine, lo sviluppo è stato piuttosto organico perché nelle sue collezioni di oggetti di design Mario aveva già degli elementi in grado d'incarnare i concetti che desiderava esprimere. Il divano Fair Play, che occupa l'intera larghezza della vetrina come una linea infinita, rappresenta l'approccio "senza tempo" di Zanone: le stagioni passano, ma la qualità resta sempre la stessa. La seconda vetrina è dedicata invece al concetto del "vivere slow", perché oggi, per mantenere un certo equilibrio, non basta fare delle scelte legate all'abbigliamento, ma occorre sposare un vero e proprio stile di vita.  Per vedere dal vivo gli allestimenti di Mario Milana e quelli di tutti gli altri artisti coinvolti nel progetto A Spotlight on Talents presso il department store la Rinascente a Milano avete tempo ancora fino a martedì 21 giugno.  

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16.06.2016

Un’infanzia passata sulle colline vicino a Venezia, che ha influenzato la sua percezione della vita e potenziato le sue capacità espressive attraverso l’arte, regalandole un atteggiamento sereno e positivo. È questo, in due parole, il background dell’illustratrice Elena Xausa, veneta trapiantata a Berlino la cui cifra stilistica si gioca fra soggetti buffi, colori vivaci e la giusta dose d’ironia. Elena è la terza degli artisti coinvolti nel progetto A Spotlight on Talents, e oggi vogliamo concentrarci sul suo lavoro, che trae ispirazione da molti stimoli differenti legati all’arte contemporanea, all’artigianato, al fumetto e alla grafica, sebbene ciascun progetto abbia una sua genesi e un suo mood precisi. “L’idea di poter creare delle vetrine per uno dei negozi più prestigiosi d’Italia mi ha davvero entusiasmata”, ci ha raccontato. “Poi ho conosciuto Slowear e la filosofia del gruppo mi ha conquistata: il marchio è autenticamente classico, con un forte senso della tradizione e della qualità, ma i tagli e i colori sono assolutamente giovani e contemporanei”. Quando ha ricevuto la nostra proposta di collaborazione, Elena stava facendo ricerca e raccogliendo costumi tradizionali, oggetti artigianali e maschere, con l’idea di inserirli tutti in un progetto. L’occasione le è sembrata perfetta per creare qualcosa di giocoso, particolare e sorprendente, mescolando elementi classici e innovativi e lavorando con meccanismi dinamici e grandi proporzioni. La parte che preferisce del suo allestimento dedicato a Incotex sono i pantaloni giganteschi realizzati per vestire le grandi figure in movimento. Se vi abbiamo incuriositi e volete vedere dal vivo le vetrine di Elena - insieme a quelle degli altri artisti che hanno partecipato al progetto – avete ancora tempo fino al 21 giugno per fare un salto alla Rinascente di Piazza del Duomo a Milano. 

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15.06.2016

La giovane fotografa Carmen Mitrotta è una dei quattro artisti che hanno dato il loro originalissimo contributo al progetto A Spotlight on Talents in collaborazione con L'Uomo Vogue Italia per la creazione di otto vetrine originali dedicate al mondo  di Slowear e dei suoi marchi presso la Rinascente a Milano. L'abbiamo sentita per farci raccontare qualcosa in più sul suo lavoro e sulle ispirazioni che hanno guidato il suo contributo. Il primo aspetto interessante di Carmen è la sintonia fra la sua personalità artistica e quella privata, che sono sincronizzate e amalgamate in un unico stile di vita - con una sola differenza: mentre nel lavoro regna l'ordine che guida il suo occhio per i dettagli e la precisione, nella vita di tutti i giorni sono concessi un po' più di disordine e leggerezza. Carmen è molto attenta allo studio delle forme e dei colori e a come la loro combinazione contribuisce a dar vita alla composizione delle immagini. Fra gli obiettivi che si pone costantemente c'è quello di trovare l'equilibrio perfetto fra reale e virtuale, mentre in tema d'ispirazioni uno dei punti di riferimento ideali è la pittura e in particolare quella di Caravaggio, con il suo uso geniale della luce. Quanto al progetto A Spotlight on Talents, Carmen ha deciso di raccogliere questa interessante sfida per la sua immaginazione anche in virtù della sintonia immediata che è scattata nei confronti di Slowear e in particolare di Montedoro e dei materiali utilizzati per le sue giacche e capispalla - oltre che del bellissimo spazio offerto da la Rinascente per l'esposizione del suo lavoro. L'idea per l'installazione è ispirata dalla visione di un mondo in cui natura e metropoli si uniscono in uno spazio nuovo. Per vederla dal vivo insieme alle altre vetrine realizzate dagli artisti selezionati non vi resta che passare davanti a la Rinascente in Piazza del Duomo a Milano. Avete tempo fino al 21 di giugno

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14.06.2016

Come anticipato nel nostro ultimo articolo, si apre oggi presso la Rinascente il progetto A Spotlight on Talents, una collaborazione fra Slowear e L'Uomo Vogue che ha coinvolto un gruppo di artisti nella creazione di otto vetrine speciali presso la Rinascente a Milano dedicate al mondo di Slowear e ai suoi brand. Per il primo focus sulle vetrine, abbiamo fatto quattro chiacchere con Luisa Milani e Walter Molteni dello studio milanese di grafica e design La Tigre, una realtà indipendente fondata nel 2009 il cui lavoro si fonda su valori quali bellezza, funzionalità e idee senza tempo. Nel raccogliere la sfida di questo progetto, dunque, il duo de La Tigre si è trovato in grande sintonia con la filosofia di Slowear.  Luisa e Walter ci hanno poi svelato di amare particolarmente la grafica italiana degli anni Cinquanta e Sessanta, basata su forme pulite e concetti forti, e di essere stati influenzati nella creazione del loro concept per le vetrine dal lavoro di Franco Grignani (1908-1999) il designer, pittore e architetto autore del celebre logo della Pura Lana Vergine. Più in particolare, il loro progetto nasce dall'idea di rappresentare un concerto rock senza utilizzare musica né strumenti musicali, ma semplicemente esprimendo la musica attraverso elementi grafici, in modo pulito e minimalista. Quanto a Glanshirt, oggetto della loro vetrina, Walter e Luisa hanno apprezzato particolarmente le texture delle nostre camicie, specie di quelle più eccentriche, super-dettagliate eppure eleganti. Non ci resta che vedere il concept de La Tigre trasformato in realtà. Nel frattempo, nei prossimi articoli continueremo ad occuparci dei "nostri" artisti. Non dimenticate di passare a dare un'occhiata alle otto vetrine frontali dei grandi magazzini la Rinascente a Milano da oggi al 21 di giugno.  A Spotlight on Talents, un progetto di Slowear & L'Uomo Vogue in collaborazione con la Rinascente, Milano, 14-21 giugno 2016 

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10.06.2016

Creare una piattaforma per permettere a quattro artisti appartenenti a quattro diverse discipline della creatività di esprimere il proprio talento interpretando i marchi del gruppo Slowear: è questa l’idea che ha dato vita al progetto A Spotlight on Talents in collaborazione con la Rinascente, il leggendario department store nel cuore di Milano, che sarà attivo dal14 al 21 giugno prossimi. La fotografa Carmen Mitrotta, il designer Mario Milana, la visual artist Elena Xausa e lo studio di graphic design La Tigre sono gli artisti selezionati, che per l’occasione hanno studiato un concept per la realizzazione di otto vetrine in grado di esprimere la propria interpretazione dello “slow lifestyle” e del know-how in termini di fattura e design che si cela dietro ogni capo Incotex, Montedoro, Zanone e Glanshirt, incorporando nel loro allestimento i prodotti dei marchi Slowear. L’iniziativa nasce da un’idea congiunta di Franca Sozzani, Direttore de L’Uomo Vogue, e  Roberto Compagno, Presidente di Slowear, la cui collaborazione ha lo scopo di dar vita a un’esperienza visiva multidisciplinare di grande impatto che, attraverso la fotografia, il design e la grafica possa farsi punto di riferimento e stimolare la promozione e il sostegno del vero talento. Nei prossimi giorni, attendendo che le vetrine vengano finalmente svelate, pubblicheremo approfondimenti e interviste con gli artisti coinvolti nel progetto per scoprire qualcosa in più sul loro lavoro e sulla loro interpretazione del mondo Slowear.

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08.06.2016

Dall’8 al 28 giugno 2016, le due boutique Slowear di Parigi (al 169 di Boulevard Saint Germain e al 75 di Rue Vieille du Temple) ospiteranno una mostra molto particolare del fotografo Olivier Vinot. Il titolo è Festina Lente (“affrettati lentamente”) motto attribuito da Svetonio all’Imperatore Augusto che esorta ad agire senza indugi ma con cautela, e il soggetto sono 1.000 uomini “barbuti”, accomunati soltanto da questa caratteristica superficiale e immortalati dall’obiettivo astraendosi da qualsiasi connotazione di tipo sociale, culturale o religioso. Abbiamo parlato con Olivier per sapere qualcosa in più su di lui e sul suo modo di lavorare. SJ: Defiisci te stesso con tre parole?OV: Rifessivo, idealista, fotografo. SJ: Che cosa ti appassiona?OV: La sociologia, la complessità degli esseri umani e le loro interazioni sociali. Mi piace incontrare persone che coltivano molte passioni diverse, potrei dire che mi nutro delle passioni degli altri. SJ: C’è qualcosa che porti sempre con te quando esci di casa?OV: Il mio smartphone! Anche se a dire il vero non lo uso quasi mai per telefonare. Lo uso per tutto il resto: come agenda, per accedere ai social network, per i trasporti (metropolitana, Uber e Autolib, il car sharing elettrico di Parigi), per ordinare il cibo d’asporto e poi, naturalmente, come macchina fotografica sempre pronta in tasca. SJ: Raccontaci quali sono gli aspetti di Parigi che t’ispirano di più.OV: Parigi è una città cosmopolita, che mi permette d’incontrare tante persone diverse. Dal punto di vista architettonico è davvero stupenda, anche se da vero parigino non mi prendo mai il tempo di osservarla davvero. L’estetica è ovunque, dai dettagli architettonici al modo di vestire delle donne. Ogni quartiere si evolve come una villaggio nella città, con i suoi abitanti e la sua atmosfera particolare. Questo mi consente di frequentare tutti questi luoghi così diversi eppure così facili da raggiungere in pochi minuti, scegliendoli in base all’umore. SJ: Qual è il genere di connessione che senti con il mondo di Slowear?OV: Ci sono due acronimi che uso spesso e che per me sono come dei mantra: K.I.S.S (Keep it so simple – “falla semplice”) e T.E.A.M (Together Each Achieves More – “insieme ciascuno ottiene di più”). Il concetto di eredità familiare trasmessa di padre in figlio e la grande attenzione dedicata ai capi durante la loro produzione rappresentano valori oggi spesso dimenticati. Il desiderio di creare abiti senza tempo aspirando all’eccellenza, che contrasta con l’idea più diffusa d’immediatezza e velocità,  è forse l’aspetto che più di tutti mi fa sentire in sintonia con Slowear. SJ: Che cosa ti aspetti da questa collaborazione?OV: Nel gruppo Slowear ho avuto la fortuna d’incontrare persone appassionate che hanno in comune con me la gioia di condividere. Spero che l’evento di Parigi sarà il punto di partenza per una lunga collaborazione. La mia speranza è quella di portare il progetto Festina Lente in giro per il mondo. SJ: Hai incontrato delle persone e delle storie particolarmente interessanti realizzando questi scatti per il tuo progetto?OV: Sì, ma scegliere è troppo difficile; ciascun ritratto mi ricorda un aneddoto, perché ho parlato per una buona mezz’ora con ciascuno dei soggetti, ma non posso rivelare ciò che mi hanno raccontato in confidenza. La cosa davvero importante è che siano tutti rappresentati nel rispetto delle differenze culturali, sociali e religiose. Trovarmi di fronte a tanta gentilezza, rispetto e tolleranza ha profondamente rassicurato il mio lato idealista.   SJ: Che cosa significa per te vivere slow?OV: L’effimero, che ormai è divenuto la nostra normalità, è la malattia di questo secolo, ciò che ci rende perennemente insoddisfatti e proiettati verso un futuro migliore. “Le cose che possiedi finiscono per possedere te”. Per me, vivere slow significa soprattutto prendersi del tempo – tempo da passare con gli amici, per godersi un pasto, per contemplare la bellezza e anche per annoiarsi un po’. 

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24.05.2016

Roy Dantendorfer aveva appena 25 anni quando prese in mano l’azienda di famiglia, tre negozi (a Salisburgo, Linz e Innsbruck) di abbigliamento e attrezzature sportive, e lo trasformò in qualcosa di unico e completamente diverso, collezionando un portfolio internazionale di marchi indipendenti scelti secondo il proprio gusto e accomunati dalla qualità e dalla fattura impeccabile. Negli anni ’90 aprì un’altra boutique a Vienna, destinata a trasformarsi presto in vera ispirazione e punto di riferimento per gli amanti dell’abbigliamento di alta gamma, e divenne lui stesso icona di stile insieme alla moglie e socia, Theda Wendenburg. Qualche mese fa, Roy ha aperto il primo Slowear Store di Vienna, proprio di fianco alla sua boutique. In occasione dell’inaugurazione ufficiale del negozio, abbiamo fatto due chiacchiere con Roy e gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più più sulla sua idea di stile e sulla sua predilezione per Slowear. SJ: Ciao Roy, qual è la filosofia di Dantendorfer e quanto ti ci identifichi?RD: Per oltre vent’anni abbiamo ampliato la nostra idea di ciò che Dantendorfer incarna, e che fotografa il nostro amore per la qualità artigianale e l’unicità. Essendo un’azienda a conduzione familiare giunta alla seconda generazione, per noi è sempre stato fondamentale tenere in considerazione le nostre radici, cercando allo stesso tempo di esplorare e collezionare capi nuovi per i nostri negozi. La mia socia e io facciamo tutti gli ordini insieme, e questo ci consente di vedere le cose da due prospettive diverse. Entrambi ci identifichiamo totalmente con ciò che il marchio ‘Dantendorfer’ rappresenta, perché tutti i capi in vendita sono il risultato delle nostre scelte e dei nostri viaggi. SJ: Qual è la tua idea di stile e quanto ha a che fare con il tuo gusto personale?RD: Lo stile è un’idea composita e non generalizzabile. Credo sarebbe impossibile, per noi, selezionare capi in base a un’idea specifica di stile. Considero molto più importante scegliere capi che mi piacciono, che m’ispirano, che hanno storie interessanti e nascono dalla passione di artigiani capaci di trasmettere la loro arte e la loro dedizione in prodotti che i miei clienti e io possiamo apprezzare per la loro unicità e per il patrimonio di conoscenze da cui nascono. Il nostro assortimento va dall’abbigliamento maschile e femminile fino allo sportswear, e ciascun settore ha bisogno di stili e marchi differenti; tuttavia, la sceltasi basa sempre sull’intuito, su ciò che pensiamo possa piacere ai nostri clienti. Il mio gusto personale è importante nel senso che mi aiuta a creare una visione coerente per il marchio Dantendorfer, una visione alla quale contribuisce il variegato portfolio dei brand selezionati. SJ: Perché ti piace Slowear e che cos’ha in comune con Dantendorfer?RD: Slowear è un’azienda a conduzione familiare proprio come la mia, e questo è già di per sé molto speciale perché ti permette di apprezzare la bella storia che c’è dietro la sua nascita. L’attenzione alla fattura e all’alta qualità sono due aspetti che ricerco costantemente nei brand che amo; Glanshirt, Incotex, Montedoro e Zanone sono tutti unici a modo loro, ma combinati nel contesto della boutique riescono a creare una visione davvero armoniosa. E poi sono sempre stato attratto dai capi ben fatti e caratterizzati dall’attenzione ai più piccoli e insospettabili dettagli. Slowear è un gruppo di brand con una grande eredità, che concilia eleganza e vestibilità, ed è per questo che mi piace. SJ: A proposito di Vienna, potresti consigliarci qualche posticino interessante per farci un’idea della città? RD: Il mio consiglio è semplicemente quello di perdersi per le strade secondarie di questa bellissima città alla scoperta di negozietti e deliziosi caffè come Cafe Korb o il Cafe Bräunerhof. Pranzate da Zum Schwarzen Kamel e prenotata una cena alla fantastica Gasthaus Pöschl, e poi naturalmente fate un salto al Loos Bar per un drink.

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07.04.2016

Ricercatezza, cura estrema del dettaglio, impronta artigianale - sono tante le cose che accomunano Slowear alla “fabbrica d’autore” Carlo Moretti e al vetro di Murano. A cominciare dalle origini, che affondano nella Venezia più autentica, quella delle arti e dei mestieri. Per celebrare questa innata sintonia, abbiamo deciso di organizzare qualcosa di speciale in occasione del Salone del Mobile, facendo incontrare il design di stampo sartoriale dei nostri capi e quello originale e sofisticato dei bicchieri Bora, pregiati bicchieri artigianali in vetro di Murano tutti diversi fra loro.  Dall’11 al 21 aprile, la nostra boutique milanese di via Solferino si trasformerà nel Carlo Moretti Temporary Emporium, che esporrà in vetrina tutte le 54 creazioni della collezione dei bicchieri Bora e offrirà l’occasione esclusiva di acquistarli durante il periodo del Salone e oltre. Ispirati all’omonimo vento del nord est, i bicchieri appaiono asimmetrici e quasi piegati dal suo forte soffio, quasi che una folata entrata dalla finestra abbia colpito il vetro appena soffiato e ancora incandescente sulla canna. Un’immagine suggestiva che ha dato vita a bicchieri individuali in cristallo di Murano trasparente a sezione irregolare e profilo inclinato, tutti singolarmente firmati e datati.  “I bicchieri Bora sono soffiati a bocca”, ci hanno spiegato i mastri artigiani della Carlo Moretti, “e Il tempo di realizzazione di ciascun pezzo varia a seconda del decoro. Le decorazioni - cannette, murrine, macchie di colore, bolli, fili sovrapposti - sono applicate rigorosamente a caldo”. L' Emporium Carlo Moretti @ The Slower Store sarà un’occasione praticamente unica per poter vedere esposta per intero la collezione, e magari per portarsene a casa un pezzetto. Vi aspettiamo in via Solferino 18 a partire dall’11 aprile.

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19.11.2015

Sembra una moderna e imponente biblioteca dominata da grandi librerie e divani di design, ma sui suoi scaffali non ci sono libri, o meglio non solo, bensì capi e accessori per uomo accuratamente selezionati. Stiamo parlando di Jacket Required, lo store di Tokyo dedicato all'uomo nato da un catalogo di abiti per corrispondenza e trasformatosi in breve tempo in un brand specializzato nella vendita di capi e accessori di altissimo livello, con unnegozio a Tokyo, uno a Osaka e uno online. Nel punto vendita di Aoyama, fino al 24 novembre, sarà ospitato il pop-up store di Slowear, con i capi delle collezioni Autunno/Inverno 2015/2016 e la possibilità di pre-ordinare le collezioni Incotex per la Primavera/Estate 2016. Un'occasione perfetta per ammirare gli scenografici allestimenti di questa grande ed elegante boutique e per vedere in anteprima alcune delle proposte di Incotex per la prossima stagione.

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09.11.2015

Un’azienda che affonda le radici nella terra del prosecco per antonomasia, la Valdobbiadene, e che da secoli produce ottimi vini nel rispetto dell’uomo e della natura, conservando una dimensione familiare e artigianale anche in tempi di globalizzazione. È Foss Marai, un nome che è senza dubbio sinonimo di eccellenza quando si parla di bollicine italiane, e che Slowear ha scelto per una partnership tutta all’insegna del made in Italy dedicata al pubblico giapponese, particolarmente attento a valori quali la qualità e l’autenticità. Dal 20 al 23 novembre, presso The Slowear Store Matsuya Ginza a Tokyo, Foss Marai offrirà a ospiti, amici e clienti una serie di degustazioni tutte dedicate al celebre prosecco trevigiano prodotto dalla famiglia Biasiotto. Da autentiche rarità come il Prosecco Superiore di Cartizze, prodotto dalla vinificazione di uve coltivate esclusivamente su una piccola collina della Valdobbiadene, fino agli spumanti brut e extra-dry e alla dolcezza floreale del Passito Reale Moscato, le etichette Foss Marai rappresentano un vero e proprio viaggio nel sapore, accompagnato dalla bellezza delle bottiglie realizzate dai mastri vetrai di Murano. Per chi passerà in negozio nel primo giorno di degustazioni, il 20 novembre, ci sarà anche la possibilità di abbinare il prosecco ad alcuni assaggi gastronomici studiati per l’occasione.

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30.10.2015

Barcellona, Passeig de Gracia. Lungo quella che è la via dello shopping di stile per eccelllenza in città, Santa Eulalia è una storica boutique fondata nel 1843, di proprietà della stessa famiglia fin dal 1915. Negli spazi ariosi e raffinati di quello che è considerato uno dei dieci migliori negozi multimarca del mondo, in questi giorni è possibile vivere una vera e propria slow shopping experience grazie al pop-up store di Slowear, allestito all’ingresso della boutique come un vero e proprio Slowear Store in scala ridotta. Fra libri, vinili e poltrone vintage, il corner ripropone l’atmosfera sofisticata e allo stesso tempo informale di tutte le boutique Slowear, invitando clienti e visitatori a prendersi tutto il tempo necessario per scoprire le nuove collezioni dei brand e assaporare il mondo e la filosofia Slow. Il pop-up store resterà allestito fino al 23 novembre, ma i marchi Slowear continueranno a essere presenti con una selezione di capi all'interno di Santa Eulalia.

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16.09.2015

The Slowear Store ha debuttato sul mercato americano con il suo 25° negozio nel mondo, il primo a New York City, al 116 di Prince Street, Soho. A segnare l’evento è stato un grand opening in puro stile Slowear, arricchito da buona musica e convivialità, e soprattutto dalla presenza di Roberto Compagno, Presidente del gruppo, e da Franca Sozzani, Editor in Chief de L’Uomo Vogue, vera e propria eminenza nel mondo della moda. Perfettamente in linea con il concetto della slow-shopping experience, il nuovo store newyorchese è un luogo pensato per scoprire le collezioni dei marchi Incotex, Montedoro, Zanone e Glanshirt circondati dalla bellezza, grazie alle numerose suggestioni e ai richiami al design e ai grandi maestri dell’architettura. Affidato ancora una volta all’architetto Carlo Donati, il progetto propone un layout leggermente diverso, ma con la stessa atmosfera che si respira negli altri 24 store sfumando sapientemente il confine tra abbigliamento e design.Il pavimento è in cementine italiane con un pattern Seventies in 3D sul quale spiccano gli arredi dal design ricercato fra i quali un bancone da lavoro anni ’40, mentre a soffitto sono state mantenute le tipiche tin tiles newyorkesi, già esistenti. Una parete espositiva retroilluminata fa da quinta scenografica all’area lounge, spazio immancabile degli Slowear Store tutto dedicato al relax, dove gustare un espresso italiano o un bicchiere di prosecco, ascoltare vinili con cuffie wireless o semplicemente dedicarsi del tempo.

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01.07.2015

Parma, città d’arte e di sapori sopraffini. Arriva da qui l’ospite della nostra quinta Showcooking Session, Valerio Brozzi, classe 1978, gestore di Brando, storico negozio di abbigliamento maschile parmigiano. Brando sposa a pieno lo stile Slowear, con il suo amore per la qualità dei materiali e la sua predisposizione a interpretare le mode, piuttosto che seguirle. Valerio ci ha preparato una ricetta non soltanto originale parmigiana, ma addirittura di famiglia: i tortelli d’erbetta della sua nonna. Abbiamo fatto due chacchiere con lui per sapere qualcosa in più della sua città e del suo piatto. SJ: Qual'è il lato più slow della tua città? Cosa non dovremmo assolutamente perderci se avessimo un giorno a disposizione per visitarla?VB: Una cosa molto bella è lo storico Teatro Farnese, tutto in legno, dove un tempo si facevano vere e proprie battaglie navali. È turistico ma non troppo - non molti lo conoscono ed è un peccato.I ristoranti da provare sono tantissimi; il mio preferito è Cocchi, piuttosto famoso ma tutt’altro che mainstream, decisamente autentico: cucina tipica in un ambiente accogliente, una grande cura per il buon cibo fatto in casa e per i dettagli. La sera il rituale è quello di ritrovarsi per un aperitivo; personalmente adoro il T Café, poco parmigiano in senso stretto ma ottimo per la posizione (in una viuzza defilata vicino a Piazza Duomo) e per la scelta dei vini, e il Croce di Malta. E poi l'enoteca Fontana, decisamente parmigiana, dove si servono panini e salumi buonissimi.Un’altra cosa da provare sono i cappelletti in brodo take away: propro così, ultimamente questo piatto super-tradizionale viene proposto in versione d’asporto, una tendenza che sposo totalmente. SJ: Quale ricetta ci porti oggi, e perché?VB: Premetto che ho iniziato a cucinare due anni fa e che prediligo i dolci, mentre solo recentemente sono passato ai primi! Oggi porto i tortelli d'erbetta, un piatto tipico della mia zona - anche se questo tipo di pasta ripiena si trova in diferenti variazioni in tutta l’Emilia Romagna. È una tipica ricetta da rezdora, la brava casalinga che nella nostra tradizione sa cucinare a mano i primi a base di pasta all'uovo, e me l’ha tramandata mia nonna. L’ho scelta perché è una ricetta delle feste, perché mi rappresenta e fa parte della mia cultura, e infine è una delle poche ricette senza carne in una terra dove i salumi la fanno da padroni. Mi piaceva l'idea di condividerla con voi. Ecco la ricetta dei tortelli d’erbetta di Valerio: Ingredienti (per 5/6 persone)500 grammi di farina5 uova + 1 per amalgamare il ripieno200 grammi di erbette300 grammi di ricotta125 grammi di mascarpone200 grammi di Parmigiano Reggiano gratuggiato più un altro po’ per servireburroolio EVOsalepepenoce moscatasalvia Per prima cosa preparate la pasta all’uovo o “sfoglia”, setacciando e sistemando la farina a fontana sul piano di lavoro, ricavando un ampio incavo nel centro e rompendovi le uova una a una, sbattendole con una forchetta e amalgamando gradualmente, aggiungendo infine un pizzico di sale e un cucchiaio d'olio extravergine. Impastate bene con le mani, formate una palla e lasciatela riposare per un’ora al fresco avvolta nella pellicola.Nel frattempo preparate il ripieno: lessate le erbette con pochissimo olio, scolatele bene e tritatele con la mezzaluna, poi aggiungete la ricotta mescolata con il mascarpone, il parmigiano, un uovo crudo per amalgamare, noce moscata a piacere, pepe e sale. Fate raffreddare.Stendete la pasta sul piano di lavoro e dividetela in quadrati di circa 6 cm di lato con l’apposita rotella o la punta di un coltello. Sopra ogni quadrato adagiate una noce di ripieno, poi chiudetelo a rettangolo facendo aderire bene i bordi con i lembi di una forchetta. Lessate in acqua bollente salata e condite con burro fuso aromatizzato alla salvia e abbondante parmigiano grattugiato.

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29.06.2015

Per il quarto appuntamento con le Slowear Showcooking Session, abbiamo avuto il piacere di ospitare un amico, Damon M. Pittman, PHD professor alla Domus Academy di Milano. Damon è originario di Washington D.C., ha una laurea in Clothing, Textiles, and Fashion Design e ha lavorato nel settore del marketing e delle vendite per oltre vent’anni fra Amsterdam, Londra, New York, Parigi e Milano, Dal 2009 tiene corsi specialistici di fashion marketing presso la NABA e la Domus Academy, e naturalmente in questi anni ha imparato a conoscere molto bene la cucina italiana. Gli abbiamo chiesto di raccontarci che cosa ne pensa. SJ: Qual è la parola migliore per descrivere la cucina italiana?DP: Qualità. SJ: Perché?DP: La cucina italiana ha sempre qualcosa di speciale. Quando un italiano t’invita a cena puoi stare sicuro che dietro la creazione di ciascun piatto ci saranno amore e passione. Un italiano non ti servirà mai verdure surgelate – al contrario, andrà al mercato e sceglierà una per una quelle migliori e più mature. È proprio questo a rendere la cucina italiana così unica in termini di gusto e qualità. SJ: Credi che giochino un ruolo importante anche la creatività e l’innovazione?DP: Ora non me ne vogliate, ma direi di no. Intendiamoci, io adoro la cucina italiana – vengo da Washington, eppure anche nel giorno del Ringraziamento, quando tutti gli americani indistintamente mangiano tacchino, ho sempre sognato di poter avere un piatto di lasagne. Ma a mio avviso con la cucina gli italiani desiderano trasmettere soprattutto la loro cultura e la loro tradizione, che poi sono ciò che la rende tanto unica e speciale. SJ: Parliamo di ciò che ci hai preparato oggi…DP: Nonostante la cucina italiana sia la mia preferita, non ho scelto un piatto italiano. Ho pensato che fosse meglio proporre qualcosa di diverso per non sovrappormi agli altri. Ecco la ricetta del salmone arrosto con riso nero e asparagi di Damon: IngredientiFiletti di salmone (1 a testa)BurroSale speziatoRiso nero (tipo Venere)Asparagi Sciacquate ciascun filetto con acqua fredda e asciugatelo, tamponando bene con carta assorbente. Disponete i filetti con la parte della pelle rivolta verso il basso in una pirofila, aggiungete qualche cucchiaio di burro fuso e poi condite con sale speziato. Cuocete in forno per 20 minuti a 200 gradi, finché il pesce non risulti morbido tanto da sfaldarsi con una forchetta. Sevite su riso Venere bollito e completate con asparagi al vapore.  

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25.06.2015

Regista televisivo e cinematografico, creativo, professore di comunicazione e appassionato di cucina vegetariana e vegan. Per la Showcooking Session di oggi è venuto a trovarci in showroom Marco Pozzi, che ha cucinato per noi e i nostri clienti un ottimo risotto ai mirtilli mantecato con ricotta di capra. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di lui. SJ: Di che cosa ti occupi nella vita?MP: Sono un comunicatore cross-mediale. Dopo essermi laureato alla Cattolica di Milano, ho insegnato per alcuni anni Comunicazioni Sociali presso la stessa università. Dopodiché, per un caso, ho scoperto l’amore per il cinema e mi sono trasferito a Roma per fare l’assistente alla regia volontario, e ho avuto l’occasione di lavorare con grandi nomi come Monicelli.Nel 1995 il mio primo corto, nel 1996 il secondo, Doom, che vince un importante riconoscimento al Festival di Venezia, poi nel 2000 il primo lungometraggio e, da allora, molti lavori commerciali, fra cui video corporate e spot televisivi per importanti brand. Per MTV ho girato la serie Bradipo (2001-2002) con Andrea Pezzi, mentre fra il 2003 e il 2005 ho realizzato documentari sulla Resistenza partecipando al Festival di Venezia e a quello di Berlino. Oggi sono titolare della creative factory Quelquechose, che fra le altre cose produce contenuri audiovisivi per diversi brand. SJ: In Italia si può vivere di solo cinema?MP: Lo trovo davvero difficile. Soltanto in pochissimi ci riescono, si contano sulle dita di una mano. E sono registi del calibro di Garrone e Sorrentino. SJ: Cambiamo argomento: come mai ci hai portato una ricetta vegetariana?MP:Sono vegetariano da vent’anni. La mia è principalmente una scelta di gusto: mi definisco un “vegetariano naturale” perché fin da bambino non ho mai amato la carne, mi hanno sempre dovuto costringere a mangiarla! Per chi volesse cimentarsi, ecco la ricetta del risotto ai mirtilli di Marco Pozzi:Ingredienti per 4 persone360 grammi di riso arborio/carnaroliOlio extravergine d'oliva1 bicchiere di vino bianco tipo GewurtztraminerBrodo vegetale80 grammi di mirtilli freschi0,30 litri di succo di mirtillo e mela biologico1 scalogno piccolo100 grammi di parmigiano reggiano grattugiato100 grammi di ricotta fresca di capra Affettate sottilmente lo scalogno, fatelo soffriggere in olio d’oliva, aggiungte il riso e sfumate con il vino bianco. Portate a cottura con il brodo vegetale e il succo, verso fine cottura aggiungete il parmigiano e infine mantecate con la ricotta. Decorate con i mirtilli freschi.

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23.06.2015

Si respira un'aria decisamente estiva in questi giorni nel nostro showroom milanese; ma l'estate in questione non è quella appena cominciata, bensì quella dell'anno prossimo. L'occasione è infatti la preview delle collezioni primavera/estate 2016, che - senza svelare troppo - avranno molto a che fare con il sapore, gli aromi e la freschezza della frutta. Per condividere il momento con gli amici, i clienti e i partner che come sempre verranno a trovarci in in showroom in questi giorni di campagna vendite, abbiamo deciso di trascorrere delle pause pranzo un po' diverse, a base di convivialità e buona cucina. E a cucinare saranno proprio loro, i nostri ospiti, molti dei quali abbiamo scoperto essere degli chef amatoriali di tutto rispetto, che saranno protagonisti di una serie di piccoli showcooking durante quali potranno farci assaggiare i sapori con cui sono cresciuti, quelli che amano particolarmente o che meglio si addicono allo stile Slowear. A inaugurare The Slowear Showcooking Sessions è stato però un cuoco d'eccezione, il nostro Direttore Comunicazione nonché foodblogger, che ci ha preparato una serie di ricette della tradizione fra le quali la pasta alla Norma e le sarde beccafico, un'esotica insalata di lenticchie arricchita con feta e prezzemolo e soprattutto una selezione di dolci di alta pasticceria fra i quali una squisita Pavlova e un flan de leche alla filippina aromarizzato alla vaniglia. Secondo appuntamento con gli amici  e clienti Andrea e Marco, che visto il tema estivo hanno scelto due ricette fresche e dagli ingredienti semplici e concreti, arricchite però da piccoli dettagli di classe: orecchiette alla crudaiola con pomodori datterini, basilico e ricotta salata e una crema di piselli con seppie spadellate e pomodori confit. Ancora molti  gli appuntamenti in calendario, che vedranno susseguirsi piatti regionali, della tradizione americana e persino vegan. Continuate a seguirci per scoprire con noi le prossime ricette.

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25.05.2015

A Bruxelles, lungo Avenue Louise, c’è una delle boutique per uomo considerata da molti fra le più belle al mondo. È la Maison Degand, ospitata all’interno di un magnifico palazzo con dépendance e una tranquilla corte interna, un posto davvero magico dove ci si ritrova immediatamente circondati dalla bellezza – quella dei capi, degli allestimenti, degli arredi, e anche quella del luogo stesso. Inutile dire che per Slowear è un onore trovare spazio qui, in uno dei negozi storici di Bruxelles, il regno di Pierre Degand, l’uomo che, circondato dai suoi sarti e couturier, nel giro di trent’anni è diventato un punto di riferimento per l’eleganza e il lusso a Bruxelles e in tutto il Belgio.E proprio con il signor Degand abbiamo deciso di fare una chiacchierata per saperne di più sulla storia della Maison. SJ: Può raccontarci qualcosa sulle origini e sull’evoluzione della storica Maison Degand?PD: Tutto ha origine da Yvonne Degand, mia madre, che mi ha trasmesso il suo savoir-faire e il suo “savoir-flair”, il suo fiuto per lo stile. è grazie a lei che ho sviluppato il gusto nel vestirmi e l’arte di consigliare gli altri su come riconoscere e indossare i tessuti migliori nel prêt à porter e nell’abbigliamento "bespoke".La Maison Degand ha aperto le porte nel 1983 al 415 di Avenue Louise con il reparto Degand Tailleur, che vendeva principalmente giacche e abiti da uomo di altissima gamma.Nel settembre del ’96 abbiamo aperto Degand Sport nella dépendance del palazzo, estendendo l’offerta a una selezione di capi sportswear. Nel 2007, con Degand Business al 419 di Avenue Louise, abbiamo cominciato a proporre abiti al costo 1.000 euro.Il 2011 è stato un anno di cambiamenti: Degand Sport e Degand Business si sono trasferiti al 419, collegati a Degand Tailleur attraverso una profumeria. E poi abbiamo aperto Degand Shoes nella dépendance. SJ: Che cosa vi rende diversi dalle altre boutique di lusso a Bruxelles?PD: Ciò che rende la Maison Degand unica nel suo genere è il fatto che si tratta di un vero e proprio palazzo signorile dedicato ai prodotti di nicchia per uomo, uno spazio che ospita prodotti multimarca e "non-marketizzati". La vera differenza sta nello stile Degand, fatto di consigli e di un’offerta che non è paragonabile a quella dei negozi monomarca. I nostri clienti sanno perfettamente che qui da noi potranno trovare capi impossibili da reperire altrove. E poi ci sono la vastità della scelta, la natura professionale e oculata dei nostri suggerimenti, il servizio personalizzato di qualità, l’ambiente, il servizio di sartoria per le modifiche con 11 persone dedicate, l’atelier grand mesure per l’haute couture maschile su misura. SJ: La recente ristrutturazione del negozio ha visto anche l’apertura di un ristorante nella vostra bella corte interna. Può parlarcene?PD: Da Emily Ristorante la raffinatezza della Maison arriva nel piatto grazie alla mise en scène di Vincenzo Regine. È un luogo dedicato alla gastronomia italiana e soprattutto all’incontro fra prodottidel territori e delle regioni. Ancora una volta, a fare la differenza sono lo stile e l’atmosfera del luogo, curati in ogni minimo dettaglio, dal maestoso lampadario allo stemma impresso sul burro, fino all’argenteria. Il palato dei nostri ospiti sarà allietato da tartufo, caviale e Sassicaia. I posti sono 40 su due livelli, e c’è anche un salone privato che può accogliere fino a 12 invitati. Intervista a cura di F.S.  

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21.04.2015

L’olio extravergine è uno dei prodotti più preziosi e rinomati della gastronomia italiana, eppure il dibattito sulla sua qualità è sempre più acceso, e le truffe appaiono costantemente dietro l’angolo. Ma come si riconosce un olio extravergine d’oliva di alta qualità? Lo abbiamo chiesto a Miciyo Yamada, la prima – e per ora unica – assaggiatrice ufficiale di olio extravergine di oliva giapponese in Italia. Miciyo è nata a Kyoto, ma ha studiato alla Sorbonne di Parigi e ha lavorato per molti anni in Italia come giornalista ed editrice. Seguendo la sua passione per i prodotti d’eccellenza, si è avvicinata al mondo dell’olio extravergine e oggi fa parte di quei gruppi di controllo, o panel, che tutelano i consumatori valutando la qualità gli oli cosiddetti extravergini e denunciando i prodotti che non hanno titolo per fregiarsi di questa etichetta. SJ: Miciyo, come nasce la tua passione per lolio extravergine doliva?MY: Anni fa, come giornalista, ho scritto un pezzo sull’olio d’oliva e così ho conosciuto alcune aziende e ho cominciato a scoprire questo mondo affascinante, fino ad appassionarmene. Da quel momento mi sono messa a studiare, e con il tempo sono diventata un’assaggiatrice ufficiale. In seguito hanno cominciato a chiamarmi per panel e concorsi internazionali, come il Copenhagen International Olive Oil Awards, il Japan Olive Oil Prize, l’AIPO d’Argento di Verona e il New York International Olive Oil Competition, dal quale sono appena tornata. SJ: Come si diventa sommelier dellolio, o meglio assaggiatori ufficiali riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura?MY: Inannzitutto occorre costruirsi una vera e propria formazione, seguendo corsi presso enti autorizzati dalla Regione e partecipando a un numero prestabilito di sedute di assaggio. A differenza dei sommelier del vino, che dopo aver frequentato un corso possono autocertificare la propria professionalità, gli assaggiatori di olio extravergine d’oliva per iscriversi all’Elenco Nazionale devono fare richiesta alla Camera di Commercio e ricevere un attestato di conferma.Dopodiché, naturalmente, è bene continuare ad aggiornarsi; io lo faccio costantemente seguendo i corsi del Dipartimento di Analisi Sensoriale di Cesena, distaccamento della Facoltà di agraria dell’Università di Bologna. SJ: Quali caratteristiche valuti e attraverso quali sensi quando degusti un olio?MY: L’assaggio tecnico comprende un primo approccio olfattivo, che può dirci immediatamente se l’olio è privo di difetti, dunque extravergine, oppure no. Successivamente si passa all’assaggio gustativo, sorseggiando l’olio per sentire il retrogusto nasale e verificarne la piccantezza, una caratteristica necessariamente presente in tutti gli oli (ecco perché non è vero che gli oli del nord sono dolci e quelli del sud piccanti – tutti devono scatenare in fondo alla gola questa piccantezza sottile che ogni sommelier impara a riconoscere).Un altro aspetto che alcune varietà di ulivo presentano è l’amarezza. Per quanto riguarda il profumo, l’olio deve profumare di verde e di oliva, poiché è un succo naturale estratto senza filtro, e può avere sentore di mela, di pomodoro verde e di mandorla, come nel caso degli oli fruttati. Non esistono invece sentori netti di limone, di arancio o di fragola. SJ: Puoi spiegarci come riconoscere in modo semplice e da profani un olio buono da un olio di cattiva qualità?MY: Chiunque può annusare un olio e riconoscere il profumo di erba fresca, di oliva e di foglie di ulivo; ecco, questa è la prima caratteristica che distingue un olio extravergine di oliva da un olio non extravergine o di scarsa qualità. SJ: A breve sarai ospite presso i nostri principali store per guidarci alla scoperta dellolio di altissima qualità. Puoi spiegarci come si svolgerà questa esperienza e se hai già pensato a delle etichette in particolare?MY: Innanzutto spiegherò come funziona l’assaggio tecnico, che è molto semplice e definito da regole precise. Capiremo insieme come si distingue un olio extravergine, indipendentemente dall’etichetta, anche attraverso il confronto fra un campione difettato e un olio d’eccellenza, vincitore di diversi premi. Infine ci divertiremo a scoprire sentori e profumi particolari.Per quanto riguarda l’olio d’eccellenza, ho scelto il Nettaribleo di Agrestis, un’azienda siciliana di Buccheri, in provincia di Catania. Il Nettaribleo ha vinto sei premi solo quest’anno, si contraddistingue per il particolare profumo di pomodoro verde e per la leggera amarezza ed è ottimo anche su una semplice insalata o una caprese, per esaltarne i sapori. Il primo appuntamento del nostro tour di degustazione dell’olio con Miciyo Yamada è per il 23 maggio presso lo store Officina Slowear di Tokyo Midtown. Seguite la nostra pagina Facebook per tutte le altre date in programma. Intervista a cura di F.S.Foto: Foodista

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11.02.2015

C’è qualcosa di ammaliante nel passeggiare per le strade del centro storico di Padova, forse la sensazione di trovarsi in un luogo immerso nella storia, avvolto da una certa solennità eppure accogliente. Padova è una di quelle città d’arte italiane dalle dimensioni perfette, a misura d’uomo – non la più celebre, ma certamente abbastanza fortunata da aver attirato artisti del calibro di Giotto e Donatello, che ne hanno arricchito le chiese, i palazzi e le piazze. Assaporarne la quintessenza è semplice: basta percorrere le strade che collegano le due piazze medievali, quella delle Erbe - luogo deputato al rito serale dello spritz - e quella dei Signori, fino al maestoso e rinascimentale Prato della Valle, la seconda piazza più grande d’Europa. E poi fermarsi per un caffè al Pedrocchi, antico punto d’incontro degli intellettuali che, nel corso della storia, hanno animato la vita culturale della città. Proprio al centro di queste meraviglie si trova via San Canziano, ed è qui che sta per aprire un nuovo Slowear Store. L’iniziativa è del gruppo Pavin, cui fa capo l’imprenditore vicentino Pietro Pavin, autore di un vero e proprio exploit in tempi di crisi: l’apertura di oltre 30 boutique del lusso in tutto il Veneto, fra Padova, Vicenza, Verona e Treviso. The Slowear Store Padova sarà perfettamente allineato agli altri Slowear Store italiani sia nell’immagine che nell’assortimento. Spiega Alberto Pavin, 28 anni, figlio di Pietro e responsabile del nuovo punto vendita: “Slowear è una realtà in grande sintonia con la nostra filosofia aziendale. Ci piacciono la grande qualità dei suoi brand e il suo stile informale ed elegante. E credo che Padova, una delle città più importanti del Veneto, sia la platea giusta”. Quanto al segreto del successo del gruppo Pavin, Alberto ha le idee piuttosto chiare su come si affronta la crisi: “Investendo sulla qualità sotto tutti gli aspetti, dal prodotto al servizio, dalla garanzia post vendita alla collocazione strategica delle boutique nelle migliori posizioni dei centri storici”.The Slowear Store Padova aprirà i battenti il 14 febbraio. Vi aspettiamo in via San Canziano 7.

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28.01.2015

Quando si è in cerca dispirazione, sfogliare lultimo numero di Wallpaper* è sempre una certezza - tutto ciò che è nuovo, originale e stimolante trova immancabilmente spazio fra le pagine di questa rivista cult di Londra, la più internazionale e influente di tutte in tema di design, moda e lifestyle. Che cosa si cela dietro il suo successo? Semplicemente i talenti, lentusiasmo e il lavoro di chi la crea, dai redattori ai collaboratori, fotografi e illustratori inclusi. E, ovviamente, il suo direttore: Tony Chambers, colui che ha traghettato il marchio Wallpaper* verso la crescita decisiva di questi ultimi anni, promuovendo e coordinando il progetto del suo cliccatissimo sito e la realizzazione delle Wallpaper City Guides in collaborazione con Phaidon. Abbiamo fatto due chiacchiere con Tony a proposito di se stesso e del suo lavoro. SJ: Che cosa si prova a essere il direttore della più influente rivista di moda, design e lifestyle del mondo? Ti capita mai di avere una certa ansia da prestazione quando devi decidere come vestirti o quali posti frequentare?TC: Beh, quello che faccio è probabilmente il mestiere più bello del mondo. Ma non mi succede mai di provare ansia o imbarazzo in quel senso - credo fortemente nellautenticità e nel fare ciò che mi viene spontaneo. SJ: Descrivi te stesso in tre parole.TC: Un uomo fortunato. SJ: In un qualsiasi giorno della settimana non esci mai senza...?TC: Una penna. Non avere nulla disposizione per prendere appunti o fare uno schizzo mi fa sentire insicuro. E poi trovo difficile concentrarmi sulle bozze degli articoli senza una penna in mano. SJ: Vivere e lavorare a Londra devessere unesperienza entusiasmante quanto frenetica. Che sistema usi per ritagliarti un po di tempo da dedicare allo svago e alla riflessione?TC: Il mio lavoro è anche il mio hobby e la mia passione, perciò dovere e piacere finiscono per fondersi. Ma trovare un po di tempo per riflettere è fondamentale, e il modo migliore per farlo è concedersi una passeggiata o un giro in bicicletta. SJ: Se avessimo soltanto un giorno da passare a Londra che cosa ci suggeriresti di fare?TC: Una cena al St John, un po di shopping da Kilgour, 1205e naturalmente da Slowear, e una visita al Barbican. E per dormire suggerirei la Antony Gormley suite al Beaumont. SJ: Di recente abbiamo avuto il piacere di collaborare con voi per il progetto Wallpaper + Zanone  - puoi raccontarci brevemente comè nata lidea?TC: Abbiamo selezionato dal nostro archivio tre colori utilizzati per la costa della rivista, che si prestavano particolarmente bene allabbinamento con la qualità superiore del cashmere-seta di Zanone. E sono davvero entusiasta del risultato. SJ: Avete in programma altre partnership del genere con aziende della moda e del design?TC: Certamente sì! Ad aprile sarà la volta del progetto Handmade, giunto ormai alla sesta edizione. E per la primavera posso solo preannunciarvi che ci saranno grandi novità. Intervista a cura di F.S.

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21.01.2015

Finalmente ci siamo: dopo l’ormai storico negozio di rue Vieille du Temple, nel Marais, Slowear approda in questi giorni a Parigi con un nuovo punto vendita. Non un semplice negozio, ma un vero e proprio concept store multifunzionale dedicato allo slow lifestyle, un luogo da vivere, dove accanto alle collezioni ci saranno anche accessori e complementi a completare il mondo Slowear - dai vinili ai cosmetici, dalla pelletteria alle fotografie d’autore – e angoli dedicati all’ascolto, alla lettura e alla degustazione. L’indirizzo è decisamente “importante” – 169, Boulevard Saint Germain – nel cuore dello shopping parigino d’alta gamma, all’interno di un edificio storico. Il progetto, affidato allo studio Carlo Donati di Milano e articolato su due livelli, s’ispira allo stile italiano anni Quaranta, con riferimenti colti, pezzi originali e raffinati accenni alla contemporaneità. Un ambiente dove nulla è lasciato al caso, dove tutto è stato scelto accuratamente, come per arredare casa. E è proprio a casa che Slowear vol far sentire i suoi ospiti, fra libri, dischi e oggetti da collezione. Ci sono l’area lounge dove sedersi per sfogliare un volume o bere un caffè, quella dedicata all’ascolto dei vinili, e ancora l’angolo occasionalmente dedicato ai servizi esclusivi di barberia. Infine, al piano interrato, uno spazio accogliente tutto dedicato a eventi e degustazioni, per completare l’esperenza dello slow shopping a Parigi in compagnia di ottima musica e vini d’eccellenza.

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01.12.2014

È la mente creativa dietro l’atmosfera unica che pervade i negozi Slowear, colui che progetta e arreda gli spazi dedicati alla Slow Shopping Experience. Stiamo parlando di Carlo Donati, parmigiano, classe 1965, titolare dell’omonimo studio di architettura milanese. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per capire da quali spunti e ispirazioni nasce un negozio Slowear. SJ: Architetto, lei si è occupato del design di store di moda fin dagli anni Novanta. Quali sono i principali cambiamenti che ha osservato nella concezione di questi spazi?CD:Il design dei negozi di moda ha spesso espresso i linguaggi architettonici dell’epoca. Siamo quindi passati dallo sfarzo e dal design vistoso degli anni ’80 al minimalismo un po’ freddo e algido del decennio successivo. Infine, la globalizzazione e l’esigenza di standardizzare hanno fatto sì che i grandi marchi cercassero di rendere identiche tutte le aperture in ogni angolo del pianeta. SJ: Che cosa l’ha colpita della filosofia Slowear tanto da convincerla a diventare direttore artistico?CD: L’idea di poter far vivere al cliente Slowear un’esperienza emozionale ogni volta che entra nei negozi. L’ambizione di realizzare spazi confortevoli che ti facciano sentire il calore di casa, dove sedersi, sfogliare un libro, ascoltare buona musica come a casa di un amico, con un ottimo guardaroba. Un posto dove comunque si desidera tornare. Ma anche l’idea di uno shopping “poco ma buono” che punta sulla qualità dei prodotti, escludendo l’idea di realizzare prodotti anonimi senza personalità. Questa filosofia si riscontra in tutte le aperture SJ: Come si conciliano l’esigenza di dare a ciascun negozio una sua personalità e quella di mantenere un’identità comune e riconoscibile?CD: Con Slowear abbiamo voluto creare spazi con un’anima, con un contenuto site specific. Abbiamo individuato alcuni elementi di arredo che vengono riproposti ad ogni apertura, ad esempio gli armadi guardaroba in ottone, il tavolo centrale, la libreria, ma ogni volta abbiamo inserito arredi vintage o disegnati ad hoc che connotino fortemente lo spazio. Il cliente Slowear riconoscerà sempre lo store in ogni città per i suoi tratti essenziali, ma apprezzerà le differenze, annullando il senso di spaesamento dato da negozi sempre uguali a se stessi. SJ: Come si sta evolvendo il concept degli Slowear Store? Può anticiparci qualcosa sulle novità che caratterizzeranno le prossime aperture?CD: Siamo partiti dall’idea di uno spazio homey, che significasse per il cliente comfort, benessere e accoglienza, e questo resta il nostro tratto distintivo. Oggi stiamo andando verso la realizzazione di spazi più ricercati, ma sempre contaminati da elementi non necessariamente disegnati, evitando l’iperprogetto per creare ambienti ricchi di personalità. Proprio come in un ambiente domestico, dove gli arredi si stratificano nel tempo, però sotto la regia di un occhio esperto. SJ: Infine, una domanda personale: qual è la sua idea di slow lifestyle e come riesce ad applicarla alla sua quotidianità in una città frenetica come Milano?CD: Milano è una città frenetica che ci impone ritmi di vita e di lavoro assillanti, ma si può riuscire a mantenere uno slow lifestyle vivendo con consapevolezza il proprio tempo. Partiamo dal traffico: io non rinuncio mai alla bicicletta, ti regala tempi più morbidi e una percezione diversa della città. E poi è come quando si assaggia un piatto buono: si assapora il gusto, e il tempo si dilata un po’ ogni volta che ci concentriamo sul suo sapore. Così può essere anche per tutti gli altri momenti della vita!

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23.11.2014

Dopo le aperture di Dosan Park e Hyundai Main, The Slowear Store inaugura un nuovo, grande punto vendita a Seoul, nel prestigioso department store Hyunday Kintex.  Oltre 100 metri quadri, con una novità importante: la presenza delle collezioni femminili firmate Slowear, alle quali è riservata una parte del negozio. Progettato dallo studio Carlo Donati di Milano, lo store ripropone l’atmosfera ricercata ma accogliente che caratterizza tutti i negozi del gruppo, e gli elementi irrinunciabili che caratterizzano la “Slow shopping experience”. Come le due aree lounge, dove rilassarsi ascoltando vecchi vinili o sfogliando un libro fra poltrone e tavolini di modernariato francese anni ’50, lampade storiche di design e una selezione di pezzi vintage unici. Il cuore del negozio è un grande bancone d’epoca in legno, mentre le pareti sono ricoperte da armadiature in ottone brunito e vetro fumè ispirate allo stile anni Quaranta di Jean Prouvé. Altra citazione colta per le scaffalature, che richiamano invece i lavori di Charlotte Perriand, pioniera del design contemporaneo. Ma ci sono anche riferimenti più intimi e familiari, come la schiena in carta da parati degli armadi, che ricorda il vecchio guardaroba di famiglia. Tutti gli arredi sono stati disegnati dallo studio e realizzati su misura, seguendo una raffinata palette di colori che va dall’avorio, al grigio–azzurro polvere fino al blu-nero, a contrasto con la classica moquette rosso scuro che accomuna tutti gli Slowear Store.
 
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