# Food & leisure

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21.08.2017

Generalmente risalire alle origini di un alcolico non è semplice, e la vodka non fa eccezione, pur essendo da sempre associata all’Impero Russo. E sebbene i polacchi abbiano più volte reclamato come propria l’invenzione di quest’amatissima acquavite, è innegabile che la parola “vodka” derivi dal russo voda, che significa acqua (la desinenza –ka è un diminutivo, dunque vodka significherebbe alla lettera “acquetta”). E in effetti la vodka, dal classico sapore neutro e versatile, è composta principalmente da acqua ed etanolo, con qualche nota di gusto aggiunta da impurità e aromi. Il processo da cui nasce è la distillazione di sostanze fermentate quali cereali, patate ma anche frutta e zucchero. Oltre a essere ottima bevuta liscia con ghiaccio, la vodka si presta, proprio in virtù di questa sua versatilità, a diventare la base perfetta per molti celebri cocktail – con l’innegabile vantaggio del suo essere inodore, e dunque di garantire a chiunque la beva di non odorare d’alcol.Ecco le ricette di cinque classici cocktail a base di vodka, tutte prese dall’archivio ufficiale dell’IBA.  Moscow Mule Semplice e rinfrescante, è il punto di partenza ideale per esplorare il mondo dei cocktail a base di vodka.Come si prepara:  4.5 cl di vodka12 cl di ginger beer0.5 cl succo di lime fresco1 fettina di limeMescolare la vodka e la ginger beer in un bicchiere highball (cilindrico e alto, tipo tumbler), aggiungere il succo di lime and guarnire con la fettina di lime. Black Russian Nato in tempi di Guerra Fredda, questo coktail dal colore scuro e dalla composizione insolita era quanto mai adatto all’epoca.Come si prepara:  5 cl di vodka2 cl di liquore al caffèVersare gli ingredienti in un bichiere un po’ retró pieno di cubetti di ghiaccio e mescolare delicatamente. Per il White Russian, aggiungere panna fresca e mescolare con cura. Bloody MaryInventato da Fernand Petiot negli anni Venti e battezzato in ricordo della regina Maria I d’Inghilterra, nota per la sua sanguinaria politica religiosa, questo famoso “cocktail del giorno dopo” ottimo per curare i postumi di una sbronza contiene la giusta dose di verdure per riequilibrare lo stomaco, sale per compensare la perdita di elettroliti e alcol per attenuare i dolori del corpo e della testa.Come si prepara:  4.5 cl di vodka9 cl di succo di pomodoro1.5 cl di succo di limone2/3 gocce di salsa WorcestershireTabascoSale di sedanoPepeVersare tutti gli ingredienti in un bicchiere di tipo highball e mescolare delicatamente. Guarnire con un gambo di sedano e una scorza di limone (facoltativo) Screwdriver Ecco uno dei orii cocktail a base di vodka mai inventati. Le sue origini si fanno risalire agli operai americani impegnati nei pozzi petroliferi, i quali aggiungevano con discrezione un po’ di vodka al loro succo d’arancia, mescolando il tutto con un cacciavite in mancanza di cucchiaio.Come si prepara:  5 cl di vodka10 cl di succo d’aranciaVersare gli ingredienti in un bicchiere highball pieno di ghiaccio e mescolare delicatamente. Guarnire con una fetta d’arancia. Sex on the beach La storia di questo cocktail è singolare almeno quanto il suo nome. Negli anni Ottanta, in Florida, durante una gara fra barman a chi riusciva a vendere la maggior quantità di grappa alla pesca, colui che riuscì a conquistare la vittoria con la sua ricetta decise di battezzarla in onore delle due cose più ricercate in loco dai turisti: il sesso e la spiaggia.Come si prepara:    4 cl di vodka2 cl di grappa alla pesca4 cl di succo di mirtillo rosso americano (cranberry) 4 cl di succo d’aranciaVersare gli ingredienti in un bicchiere highball pieno di ghiaccio e guarnire con una fettina d’arancia.  

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10.08.2017

Il Miraval non è il solito resort dedicato al benessere al self-improvement. A renderlo particolare è innanzitutto il luogo in cui si trova, il Deserto di Sonora, in Ariziona, un luogo che ha qualcosa di magico, terra di Nativi Americani e di estati roventi. E poi ci sono i servizi, i seminari e i corsi, il cui obiettivo comune è una rigenerazione globale – fisica, mentale e spirituale – a stretto contatto on una natura aspra ma straordinariamente affascinante. Le attività a disposizione degli ospiti sono le più disparate, dai corsi di cucina con personal chef a quelli di mixology, dalla coltivazione biologica alle escursioni al fitness. Ma quella forse più originale e un programma tutto dedicato al miele tenuto dall’apicoltore Noel Patterson, che prende il via da una parte teorica sull’importanza delle api per l’ecosistema e la catena alimentare.   Ex-distributore vinicolo, Noel si è occupato in prima persona delle arnie del Miraval, dove si produce il miele utilizzato nelle cucine del resort e nella spa. Nel corso del programma, oltre ad aggiornare i partecipanti sull’attuale situazione delle api, la cui popolazione globale si sta pericolosamente riducendo, Noel insegna loro anche come costruire la propria arnia da giardino per contribuire a contrastare questo fenomeno. C’è poi una parte dedicata alla degustazione: come il vino, anche il miele riflette infatti gli odori e i sapori caratteristici degli ambienti naturali in cui viene coltivato. Gli ospiti hanno dunque l’occasione di assaggiarlo direttamente dalle arnie, assaporandone a pieno tutte le sfumature. Ma l’aspetto senza dubbio più apprezzabile del corso tenuto da Noel è che ci insegna a non sottovalutare queste piccole eppure importantissime creature: dopotutto, senza di loro, non potremmo gustare frutta e verdura fresche e nemmeno bere un buon caffè la mattina.  

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07.08.2017

A differenza di altri superalcolici come il bourbon, lo scotch e la tequila, che si distinguono facilmente per i loro ingredienti e la loro origine, il gin non ha una formula né una definizione precise. Identificabile principalmente dal suo sapore, il gin nasce dalla distillazione del grano fermentato al quale si aggiungono svariate erbe botaniche, comprese le bacche di ginepro, che crescono unicamente sulle piante femminili di ginepro e devono essere predominanti dal punto di vista dell’aroma. In altre parole, esistono moltissimi gin diversi e quello che ciascuno di noi concepisce come un buon gin potrebbe essere molto distante dal gusto di un’altra persona. Comunque sia, il modo migliore per assaggiarlo e fare confronti è quello di mantenerlo a temperatura ambiente e diluirlo in uguale quantità d’acqua, per far affiorare a pieno sapori ed eventuali difetti. Nonostante la sua natura sfuggente, il gin rappresenta l’ingrediente base di moltissimi cocktail classici: eccone cinque che potranno allietare la vostra estate, con le ricette ufficiali conservate nell’archivio della prestigiosa International Bartenders AssociationMartiniContrariamente a ciò che molti pensano, il Martini va mescolato, non shakerato. Shakerandolo, infatti, gli ingredienti che normalmente resterebbero separati si mescolano eccessivamente, a discapito della complessità dei sapori. Come si prepara:  6 cl di gin1 cl di vermouth seccoVersare tuti gli ingredienti in un mixing glass con cubetti di ghiaccio. Mescolare bene. Far colare in un bicchiere da Martini ghiacciato. Spremere sul drink un po’ di buccia di limone e guarnire con un’oliva.  NegroniDerivato dal classico Americano (Campari, vermouth dolce e acqua gassata), il Negroni fu inventato dal Conte Camillo Negroni nel 1919, che fece sostituire l’acqua gassata con il gin per aggiungere un po’ più di brio al suo drink.Come si prepara: 3 cl di gin3 cl di Campari3 cl di vermouth rosso dolceVersare tutti gli ingredienti in un bicchiere retrò riempito di ghiaccio. Mescolare delicatamente. Guarnire con una mezza fetta d’arancia. GimletChi l’ha detto che una medicina debba essere per forza disgustosa? Nato in origine come rimedio contro lo scorbuto per i marinai della British Royal Navy, il Gimlet uno dei drink più semplici e rinfrescanti per una serata d’estate.Come si prepara: 6 cl di gin1 cl di liquore di rosa e limeMescolare e versare in un bicchiere da Martini ghiacciato. Guarnire con scorza di limone. Vesper Valida alternativa al Martini, il Vesper è un drink a base di gin, vodka e Kina Lillet. È stato il primo "Martini" a introdurre la vodka nella sua ricetta e, a differenza di quello classico, va shakerato, non mescolato.Come si prepara6 cl di gin1.5 cl di vodka0.75 cl di Lillet BlondeScorza di limone (guarnizione)Shakerare e versare in un bicchiere da cocktail ghiacciato. Aggiungere la guarnizione.  Angel Face Ispirato al famoso gangster dei tempi del Proibizionismo detto appunto “Faccia d’Angelo”, questo cocktail dal gusto rotondo e bilanciato ha un retrogusto dolce grazie alle note fruttate di mela e albicocca. Si abbina perfettamente a dessert estivi come torte, crumble di mele o cheesecake.Come si prepara3 cl di calvados3 cl di gin3 cl di brandy all’albicoccaVersare tutti gli ingredienti in uno shaker con il ghiaccio, agitare e trasferire in un bicchiere da cocktail.  

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07.08.2017

Nota come Koedo nel Periodo Edo, Kawagoe, nella prefettura di Saitama, era considerata la “cucina” di Edo, l’antica Tokyo. Si trova proprio qui la prestigiosa Coedo Brewery, nata da una lunga tradizione di birrai artigianali caratterizzata dalla ricerca d’ingredienti di altissima qualità. Presso il birrificio si possono assaggiare birre artigianali di svariate qualità , dall’ottima birra rossa giapponese a base di patate dolci fino alla Pilsner. Le birre Coedo hanno vinto numerosi premi, fra i quali  l’iTQi Superior Taste Award in Belgio, la World Beer Cup, la European Beer Star and la Monde Selection. Ecco le cinque varietà che compongono la produzione. KyaraDi colore bruno dorato con sfumature rosse, Kyara è prodotta con un luppolo aromatico che le dona un leggero sapore amarognolo con note di uva bianca e agrumi speziati, e cinque diversi tipi di malto. Ha un corpo medio e una gradazione leggermente superiore alla media e viene fatta fermentare a bassa temperatura con lievito lager. RuriDi colore giallo e limpido con perlage leggero, questa Pilsner rinfrescante ha il perfetto equilibrio fra sapore deciso e amarezza del luppolo, e si può abbinare praticamente a a qualsiasi pietanza. ShiroUna birra di frumento caratterizzata da colore chiaro e omogeneo, non filtrato. La dolce fragranza del malto di frumento si mescola armoniosamente alle note fruttate del lievito, rendendola ricca e rinfrescante allo stesso tempo. ShikkokuUna birra invecchiata di colore marrone scuro acceso ottenuta da sei tipi di malto, compresi due malti neri. È stata giudicata una delle migliori birre al mondo.   BeniakaUna ale dal colore rosso ambrato che deve la sua dolcezza a un blend di patate dolci locali unite a malto di prima qualità. Non filtrata, è un prodotto assolutamente originale di Kawagoe. La sede della Coedo Brewery, dove il birrificio ha iniziato la sua attività, è stata recentemente rinnovata e trasformata nel Coedo Craft Beer 1000 Labo, dove si possono assaggiare tutte le qualità di cui sopra, comprese le edizioni limitate. Nel ristorante annesso, lo Xiang Mai, è inoltre possibile sperimentare gli abbinamenti fra le diverse etichette e un menù di cucina cinese contemporanea che spazia dal dim sum al porridge di riso.  

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02.08.2017

Quanto volte l’abbiamo sentito dire? “La colazione è il pasto più importante della giornata”. E anche quello che, in un certo senso, può determinare come andranno le cose nelle ore a seguire. Che si tratti di un burroso croissant o di una zuppa di miso, di un abbondante piatto di uova, fagioli e salsiccia o di uno smoothie a base di frutta tropicale, la colazione è davvero un’abitudine universale. In questa serie abbiamo deciso di esplorare le sue tante varianti nei diversi paesi del mondo, dalle più classiche alle più insolite. Sebbene gli italiani siano noti per la loro cucina ricca, saporita e calorica e per i pasti lunghi e abbondanti, la colazione è un momento decisamente frugale, un pasto da consumare rapidamente per iniziare la giornata. La base è, naturalmente, il caffè, accompagnato a casa da biscotti, pane o fette biscottate con butto e marmellata oppure, più raramente, latte o yogurt e cereali. Per chi fa colazione al bar, la faccenda cambia un po’ perché i protagonisti assoluti diventano lo spumoso cappuccino con latte intero fresco e il classico cornetto, o brioche, o pasta che dir si voglia – la versione nostrana del croissant e della pasticceria a base di soffice pasta sfoglia, vuota o ripiena. Fra le variazioni regionali della pasticceria che gli italiani amano consumare a colazione ci sono anche il sostanzioso maritozzo romano ripieno di panna montata e la sublime sfogliatella napoletana, con la sua corazza croccante a mille strati e il fresco ripieno a base di ricotta aromatizzata. Ma la colazione forse più originale e golosa è quella siciliana, particolarmente adatta ai climi caldi e miti dell’isola: una deliziosa accoppiata formata dalla classica granita densa e cremosa, magari al caffè, e ‘dalla soffice brioche con il “tuppo”, quella specie di bottoncino che sporge sulla cima. Davvero perfetta per l’estate. 

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31.07.2017

La classica afa dell’estate a Tokyo può davvero far perdere l’appetito. Forse è per questo che i giapponesi si sono inventati i noodle freddi, anzi ghiacciati: per non rinunciare a un buon nutrimento e rinfrescarsi allo stesso tempo. Oggi i noodle tirati a mano si trovano un po’ ovunque in Giappone, ma i cosiddetti Miwa sōmen sono forse i più famosi, con una storia che va indietro di otre 1.200 anni. Il nome e la forma possono variare di luogo in luogo, ma una cosa è certa: sono i protagonisti dell’estate. Un modo decisamente particolare per servirli è quello di adagiarli nell’acqua ghiacciata in scivoli di bambù che attraversano l’intero ristorante. Mentre i somen scorrono, i clienti li raccolgono dagli scivoli con le bacchette per poi immergerli nello tsuyu, una salsa preparata con fiocchi di tonno bonito secco. I nagashi-sōmen, così si chiamano, sono disponibili in alcuni dei ristoranti più rinomati di Tokyo. Ecco i nostri consigli su dive provare i noodle freddi. Awa ya Icchō (Nakano)Un ristorante aperto 24 ore su che serve gli handa sōmen, tipici di Tokushima. Il piatto più gettonato è il gomoku abura sōmen, a base di noodle e verdure in un brodo saporito. Fra le altre specialità ci sono il sōmen con il sudachi (un agrume verde) e il sōmen pomodoro e yukke, con tonno bigeye marinato e verdure, abbinato a un’eccellente selezione di saké. Sakura (Nishi-azabu)Le carni e le verdure utilizzate da Sakura sono altamente selezionate fra produttori che fanno un uso ridotto di pesticidi. Sul terrazzo di può gustare il “beer garden course”, a base di sōmen e carne alla griglia (manzo Saga, maiale Sangen da Kagoshima o pollo da Miyazaki, in base a ciò che arriva fresco di giornata). Ogni anno, il proprietario si reca personalmente a Tateyama per scegliere gli scivoli di bambù in cui servire i nagashi-sōmenSeasonal Cuisine Restaurant Funayado (Chōfu)Di proprietà di una famiglia di allevatori di lunga tradizione, questo ristorante dall’atmosfera unica riproduce l’ambiente retrò di una vecchia abitazione privata dai pavimenti decorati in bambù. I sōmen con tempura e pomodori ghiacciati sono la specialità dell’estate, abbinati alla birra o al classico ramune, la famosa limonata giapponese. 

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24.07.2017

Dalle erbe e dai fiori che crescono sulle montagne attorno al Lago di Como - e dalla passione di Marco Rivolta e di sua madre Gianna - è nato un gin lombardo, Rivo Gin, dal profumo fresco e balsamico, che già promette di lanciarsi alla conquista del mondo. Abbiamo chiesto a Marco di raccontarci qualcosa in più di questa straordinaria impresa. Perché proprio il gin e non un altro distillato più vicino alla tradizione italiana?MR: Il gin è un prodotto ormai inglese nella percezione comune, ma va detto che le prime tracce di distillati di vino con infusioni di ginepro nascono in Italia e risalgono al 1055. Se ne hanno tracce nel Compendium Salernitanum della scuola di medicina Salernitana. Con Rivo Gin volevamo creare qualcosa che fosse diverso rispetto alla tradizione Italiana, ma al contempo legato al nostro territorio, il lago di Como. E penso che ci siamo riusciti. Quali sono i segreti di un buon gin, e del vostro in particolare?MR: Credo che siano gli stessi di qualsiasi altro prodotto: garantire la massima qualità in tutta la filiera produttiva ed essere autentici. In Rivo utilizziamo solo gli ingredienti migliori, e quelli locali sono selezionati e raccolti a mano nelle montagne attorno al lago di Como. Ci avvaliamo poi dell'esperienza di una delle distillerie più antiche d'Italia per trasformare le nostre botaniche in un distillato. E questa autenticità teniamo sempre a sottolinearla, visto che ci differenzia dal mondo dei gin più commerciali. Sappiamo che dietro quel “foraging” menzionato sull'etichetta c'è il lavoro di raccolta e selezione della signora Gianna Rivolta. È botanica per passione o per professione? MR: Il foraging è l’arte di cercare le erbe direttamente in natura. È un’attività che richiede pazienza e dedizione, ed è un lavoro di squadra gestito da mia mamma, appassionata botanica, insieme ad un gruppo di botaniche professioniste e raccoglitrici. L'aspetto affascinante e magico del tema foraging, e più in generale della raccolta di botaniche, è proprio la capacità di individuare le botaniche. Sembra un'ovvietà ma in natura tutto è verde! E saper riconoscere anche le botaniche più ovvie non è cosa semplice. Il foraging sta fortunatamente crescendo anche in Italia, con qualche anno di ritardo rispetto ai paesi nordici. Oltre al tema della raccolta, porta con sé in maniera intrinseca il rispetto per la natura e l'amore per la scoperta. Molte botaniche che oggi riscopriamo anche in piatti di chef famosi erano usate dalle nostre nonne in cucina oppure nella preparazione di rimedi medici. Gin è il prefisso di ginepro, tuttavia molte altre erbe (i "botanical") concorrono alla costruzione del bouquet. Puoi spiegarci il processo dalla raccolta alla distillazione?MR: Abbiamo voluto che il bouquet di sapori di RIVO fosse dato da botaniche locali, rappresentando in questo modo il legame nostro e del prodotto con il Lago di Como, da dove veniamo. La raccolta delle botaniche avviene 3-4 volte all'anno, ma la cosa meravigliosa è che essa è influenzata da molteplici fattori fuori dal nostro controllo e tutti strettamente legati ai cicli naturali: pioggia, vento, sole e, non da ultimo, le tempistiche delle stagioni. Le varie botaniche, una volta raccolte, vengono distillate individualmente e successivamente assemblate. Parliamo dell’etichetta: è davvero bellissima, ma anche molto complessa e piena di riferimenti. Puoi raccontarceli? MR: Per secoli, donne locali hanno cercato nei prati attorno al Lago di Como erbe e fiori per preparare medicine e rimedi. La storia le chiamerebbe streghe. Noi le consideriamo pioniere di pozioni uniche. Ed è proprio l'elemento delle streghe e della magia che ha ispirato il packaging. Linee geometriche si inseguono per creare figure astratte, che nei dettagli riprendono due elementi del territorio: le montagne e le onde del lago. Inoltre, le linee geometriche vogliono ricordare il razionalismo Italiano di cui Como è la culla. In generale, l'idea era quella di creare un design che richiamasse l'artigianalità italiana, ma che al contempo fosse moderno e capace di presentarsi a livello internazionale. Siete già stati a Londra, la mecca mondiale del gin, con il vostro Rivo? Com’è andata?MR: Direi molto bene. Siamo distribuiti in UK. Si gioca nella tana del lupo, ma a differenza di altri mercati ugualmente complessi Londra è sempre aperta a prodotti nuovi con un profilo artigianale e soprattutto autenticoQual è la ricetta del cocktail perfetto per degustare al meglio il gin, e in particolare Rivo Gin? E la vostra ricetta preferita? MR: RIVO è un prodotto abbastanza versatile. Mia mamma lo adora in un gin & tonic classico. Io in un Negroni. Giusta par condicio. 

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21.07.2017

Una filosofia improntata alla freschezza dall’orto alla tavola, la passione per la cucina innovativa e un e una spiccata vocazione alla sostenibilità: con questi ingredienti d’eccezione East Dining ha decisamente portato una ventata d’aria fresca sulla scena della ristorazione australiana. Nella cittadina costiera di Mount Martha, Melbourne, circondato dalla sublime bellezza naturale della penisola di Mornington, questo ristorante innovativo parte dall’idea di creare piatti unici poiché realizzati con ingredienti tutti locali, dal pesce fresco dell’oceano alle erbe raccolte lungo la costa. Oltre a consentire a East Dining di mettere a punto sapori particolari e di esaltare e personalizzare il gusto dei piatti che escono dalla sua cucina, questa preponderanza della filiera corta innesca un circolo virtuoso e porta con sé anche un effetto collaterale importante: un ridotto impatto dell’attività sull’ambiente circostante, amplificato anche dalle altre pratiche sostenibili che accompagnano tutti i processi, fino alla gestione degli scarti e dei rifiuti. Ma c’è un ulteriore aspetto che rende East Dining particolarmente interessante: è l’utilizzo di tecniche di preparazione innovative, che aggiungono all’eccellenza degli ingredienti un tocco di sofisticatezza e giocosità. Fra i piatti di maggior successo ci sono ad esempio i popcorn al caramello preparati con l’azoto liquido, spruzzati con bacon allo sciroppo d’acero, atriplice e peperoncino, o le ostriche servite con cappe sante e erbe di spiaggia. Il ristorante organizza anche delle spedizioni di foraging durante le quali i membri dello staff condividono la loro esperienza e le loro conoscenze in termini di erbe selvatiche, invitando gli ospiti a scoprire quali erbe si possono raccogliere in loco per dare un tocco di più alla propria cucina casalinga: una lezione davvero interessante sulla grande importanza degli ingredienti freschi nell’alimentazione quotidiana.  

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19.07.2017

Nella sua parte più alta potrebbe ospitare un intero isolato di New York City, con tanti di grattacieli di 40 piani. Ma le dimensioni non sono la sola cosa eccezionale della grotta di Hang Soon Dong Cave, perché quella che è considerata la grotta più grande del mondo è anche una delle destinazioni più ricercate del pianeta, con una lista d’attesa di due anni per chiunque desideri visitarla o vederla da vicino. Nel cuore del Phong Nha Ke Bang National Park nel Vietnam centrale, questa affascinante cavità naturale è il risultato dell’erosione del calcare da parte dell’impetuoso fiume Rao Thuong, che negli anni ha dato vita prima a un tunnel e poi a un’enorme cavità nella superficie terrestre. Ma ciò che rende questa grotta ancor più magica sono le suggestive doline che si sono aperte con il crollo di parte del soffitto, che regalano scorci di giungla rigogliosa e soffici nuvole. E non c’è da affatto stupirsi che questa caverna gigantesca abbia sviluppato un suo particolare ecosistema sotterraneo, con tanto di fenomeni atmosferici, laghi, fiumi e giungla. Forse, anzi, il più grande segreto del suo successo sta proprio qui, nell’occasione che offre a chi la esplora di vivere un’esperienza quasi soprannaturale, di essere trasportato per un po’ su un altro pianeta. La grotta di Hang Soon Dong Cave è considerata abbastanza recente in termini relativi, e ancor più recente è la sua scoperta, che risale al 1990 quando un contadino vietnamita vi s’imbatté per caso. Affascinato dallo spettacolo insolito di quel paesaggio sotterraneo e dal rumore dell’acqua che sgorgava dal sottosuolo, una volta allontanatosi Ho Khanh non fu però più in grado di ritrovare la strada della grotta, fino a 18 anni più tardi, quando se la trovò nuovamente davanti e riuscì ad avvertire la British Caving Research Association della sua incredibile scoperta. Nel 2013, la grotta è stata aperta al pubblico per la prima volta con la gestione esclusiva del tour operator Oxalis Adventure Tours, che propone escursioni di 5 giorni nelle sue profondità. L’esperienza è estremamente faticosa e richiede una certa preparazione fisica, poiché comprende un trekking di due giorni nella giungla e l’attraversamento del fiume prima di giungere al villaggio della tribù locale dei Ban Doong e infine all’ingresso. I tour di Oxalis comprendono anche due guide esperte nell’esplorazione di grotte, tre guide locali e due chef, che accompagnano l’intera spedizione per dare agli ospiti la sensazione di sentirsi a casa anche in un luogo così insolito.  

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17.07.2017

Rigogliose colline a perdita d’occhio, panorami mozzafiato e tante occasioni per vivere un’avventura nel verde. Quello delle Carmeron Highlands è il paesaggio collinare più ampio del Pahang, in Malesia, una destinazione che gradualmente si è fatta spazio nei cuori dei viaggiatori amanti della natura e in cerca di un angolo incontaminato. Con l’arrivo del turismo, naturalmente, questa zona un tempo selvaggia si è notevolmente antropizzata, ma è riuscita a conservare un fascino tutto suo, sia sotto il profilo naturale che sotto quello dell’eredità lasciata dall’epoca del colonialismo inglese ottocentesco. Oggi, in virtù della loro storia, le Highlands sono abitate da una popolazione mista formata da popolazioni indigene, cinesi e di discendenza indiana. E la stessa diversità si ritrova nell’ambiente naturale: i fianchi delle colline sono infatti ricoperti da una grande varietà di specie animali e vegetali, e attraversati da sentieri immersi nella giungla che conducono a cascate, punti panoramici e villaggi aborigeni. Allo steso tempo, il tio di terreno ha permesso un grande sviluppo dell’agricoltura, per cui numerosissime sono le piantagioni di the, così come i frutteti e gli orti che consentono alle popolazioni locali di autosostentarsi. Fra le esperienze interessanti da fare suggeriamo di visitare le piantagioni di fragole (e soprattutto di assaggiare questi frutti deliziosi direttamente dalla pianta), lo spettacolare Butterfly Garden e gli allevamenti di api. 

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10.07.2017

Chilometri e chilometri di bianche dune sabbiose che s’inseguono abbagliando gli occhi sotto un sole limpido: il paesaggio desertico e deserto dei Lençóis Maranhenses National Park è davvero insolito per le coste solitamente affollate del Brasile. Le “lenzuola del Maranhão”, così si potrebbe tradurre alla lettera il nome in portoghese di questo mare di dune bianche nel nord est del paese, a un primo sguardo potrebbero sembrare un deserto vero e proprio, ma non lo sono: ogni anno, durante la stagione delle piogge l’acqua piovana dà vita a ruscelli che scorrono fra le dune raccogliendosi in migliaia di piccole lagune turchesi le cui acque dolci, al loro massimo, raggiungono i tre metri di profondità e sono addirittura balneabili e abitate da pesci, poiché comunicanti con i laghi circostanti. Questo luogo meraviglioso dalla bellezza unica è però una visione soltanto temporanea: poco dopo la stagione delle piogge, che va da marzo a giugno, ha inizio la stagione secca. I pesci delle lagune vanno in letargo nel fango, il vento solleva la sabbia e la situazione, verso ottobre, si fa davvero complicata per chi desidera godersi il paesaggio. Il momento migliore per visitare i Lençóis Maranhenses è dunque il mese di luglio, quando fa ancora caldo e l’acqua dei laghi è alla sua altezza massima. Per visitare il parco suggeriamo di atterrare a São Luís, la capitale del Maranhão, per poi raggiungere la città di Barreirinhas, da dove si può accedere direttamente ai Lençóis a bordo di una jeep. 

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07.07.2017

Acque turchesi, barriere coralline, candide spiagge e atmosfere isolane e contagiosamente rilassate: questo è ciò che ci aspetteremmo da una vacanza nei Caraibi. La realtà, ahimé spesso è ben diversa, anche perché stiamo parlando di una delle destinazioni più amate, ricercate e inevitabilmente affollate al mondo. Addio al sogno di una settimana fra paesaggi mozzafiato e tranquillità, dunque? Non necessariamente. Esistono infatti alcune destinazioni caraibiche meno frequentate. Forse più esclusive, certo, ma anche capaci di offrire proprio quell’insieme di tranquillità, villaggi in riva al mare, spiagge immacolate, e, all’occorrenza, un entroterra rigoglioso e abbondanza di avventure fra barriere coralline e montagne da esplorare. Bequia – Arcipelago delle GrenadineNota ai più come “Small Little Island” (“piccola isoletta”), questo paradiso in miniatura è grande appena 18 chilometri quadrati, ma il suo fascino magico ne compensa abbondantemente le dimensioni. E poi si tratta pur sempre della seconda isola più grande delle Grenadine. Amatissima dai proprietari di yacht e da chi ama le immersioni (ha oltre 300 siti per immersioni), Bequia è perfetta anche per chi ama semplicemente godersi la bellezza delle sue spiagge. La sua natura montuosa, poi, aggiunge poi ulteriori occasioni di svago e scoperta, per immergersi nei ritmi lenti dell’isola circondati dal verde. Fra le spiagge più isolate e pittoresche c’è senza dubbio Friendship bay, raramente affollata poiché accessibile soltanto via mare, che vi farà sentire un po’ come se aveste un’intera spiaggia a vostra disposizione. AnguillaQuest’esclusiva isola nel nord dei Caraibi sembra essere lontana anni luce dalle isole più turistiche. La sua ricchissima cultura locale, le magnifiche spiagge e i caratteristici villaggi costieri sono gli aspetti che la rendono tanto cara a chi cerca un’esperienza autentica e lontana dai soliti percorsi. Il turchese del suo mare vi farà rivedere il vostro concetto di “acque cristalline”, e le sue oltre 30 spiagge, ciascuna a suo modo spettacolare, vi lasceranno letteralmente senza fiato. Carriacou – Arcipelago delle Grenadine Benvenuti sull’isola che fa del minimalismo il cuore della sua atmosfera genuina, rimasta intatta e pressoché invariata rispetto a cinquant’anni fa. Con i suoi appena 34 chilometri quadrati di superficie, Carriacou, a nord dell’isola madre Grenada, è l’isola perfetta per rilassarsi e disconnettersi dal mondo fra magnifiche viste dalle coste sabbiose e orlate di palme e immersioni nella barriera corallina. Tutti i siti dedicati alle immersioni propongono esperienze pensate per gradi di difficoltà differenti, per cui anche i meno esperti possono godersi la meraviglia dei fondali in tutta serenità.  

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07.07.2017

Se doveste chiedere a un giapponese quel è la bevanda ideale da abbinare ai gyoza, i classici ravioli ripieni all’orientale, vi risponderebbe senz’altro che è la birra. In realtà, da quando i gyoza, che un tempo erano soltanto una sorta di contorno da abbinare al ramen, si sono trasformati in piatto forte, sono sempre più numerosi i ristoranti che propongono abbinamenti sofisticati con vini e pregiati saké giapponesi. Una tendenza che ha portato molte variazioni sul tema, da quelle etniche a quelle tradizionali giapponesi, casual oppure chic. Ecco una lista di ristoranti a Tokyo dove i gyoza la fanno da padroni. Gyōza Shack (Sangenjaya)Questo ristorante in stile newyorchese con pareti pannellate in legno propone i gyōza abbinati a vino e saké. I ravioli sono preparati con maiale Shōnai di Yamagata e arricchiti con verdure bio. Il saké è viene anch’esso da Yamagata, fra le etichette presenti c’è il Tatenokawa. Gyōza & Tapas Rai-Mon (Shinjuku Sanchōme)Nel cuore di Shinjuku, questo ristorante del gruppo Marugo propone i gyōza in versione tapas e una ricca lista di vini in un ambiente raffinato. Il piatto forte sono i gyoza senza aglio, che si possono mangiare senza preoccuparsi di come ci si sveglierà il giorno successivo.  Oltre ai soliti gyoza hanetsuki grigliati (alla lettera “ravioli con le ali”), da Rai-Mon si possono provare anche quelli bolliti e conditi con sesamo, coriandolo o zenzero, serviti con una salsa stile Shanghai o con una zuppa calda e piccante. Ikejiri Gyōza (Ikejiri)Aperto dalla famosa chef Madame Rose dopo la chiusura di Aoba a Shinjuku, questo nuovo ristorante propone fra i molti piatti interessanti anche i gyoza alla griglia in versione super sana ripieni di gamberi, verdure di stagione o pollo e coriandolo. Anche la versione bollita con salsa ponzu è piacevolmente rinfrescante. Da provare poi la salsa tare a base di sambal, una salsa balinese di peperoncini macerati in aceto, adattata al gusto giapponese. Come antipasto suggeriamo di provarne uno per tipo, da abbinare a una pinta di birraChinkairō (Meguro)Puro stile asiatico per questo locale di Meguro che propone quattro tipi di ravioli: alla griglia, bolliti, al vapore o fritti. Quelli fritti ripieni di verdure strizzate a mano sono così irresistibilmente croccanti che non potrete evitare di ordinare il bis. Rispetto ai saporiti gyoza bolliti con abbondante erba cipollina, quelli al vapore hanno un impasto più morbido e un gusto più pulito, seppure ricco. Anche le dosi sono decisamente generose: da Chinkairō la quantità va di pari passo con la qualità. Ryūkyū Chinese Tama (Shibuya)Questo ceebre locale che prende il nome dal altrettanto famoso chef e proprietario, Fumihiro Tamayose, le cui origini spaziano da Shanghai a Okinawa, propone una cucina che mescola le due tradizioni. I wonton bolliti ripieni di gamberi dalla texture soffice e dal sapore avvolgente sono uno dei piatti forti, da provare insieme alla salsa piccante al sesamo e peperoncino. Fra le bevande il vino la fa da padrone, con oltre 180 etichette disponibii. 

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05.07.2017

I sapori della cucina di New Orleans sono, come spesso accade, il riflesso della storia e della cultura locali. Così come la città stessa viene spesso definita come un “melting pot”, anche la sua cucina è frutto di numerose ibridazioni con il mondo africano, europeo e quello dei nativi americani.Le due parole che più spesso sentirete pronunciare se deciderete di esplorare la cucina locale sono cajun e creole, due tradizioni che condividono ingredienti e ricette e che per questo vengono spesso confuse l’una con l’altra, o scambiate per la stessa cosa. In realtà, esiste una distinzione precisa legata all’origine di questi due stili culinari. Per farla semplice, la cucina creola nasce nelle zone urbanizzate della Lousiana e mescola tradizioni, sapori e profumi che arrivano da tutto il mondo - Francia, Spagna, Portogallo, Italia, America e Africa – e si basa su una maggiore varietà d’ingredienti. La cucina cajun nasce invece nelle zone rurali con influenze europee e native americane – il termine cajun fa riferimento agli acadiani, un gruppo etnico formato da ex-coloni francesi dell’Acadia successivamente deportati in Lousiana – e la sua caratteristica predominante è l’abbondanza di condimenti. Fra i classici della tradizione creola e cajun ci sono il gumbo, una zuppa con gamberi, ostriche e molluschi o carne, il po'boy, un panino imbottito con verdure e pesce o carne fritta, e la jambalaya, una specie di paella speziata. Poiché queste ricette possono rientrare in entrambe le tradizioni, un trucco locale per distinguere un piatto di cucina creola da un piatto cajun è quello di verificare la presenza del pomodoro, assente in quest’ultima. E adesso che siete pronti a conoscere dal vivo i sapori di New Orleans, ecco tre ristoranti imperdibili per gustarli al meglio. R’evolution Nel cuore del Quartiere Francese, R’evolution propone un’interpretazione creativa dei classici della cucina creola e cajun in un ambiente elegante e raffinato, con il plus di una sua magnifica cantina in vetro e legno che contiene oltre 10,00 etichette diverse. Da provare assolutamente è il piatto più amato e fotografato della casa “Death by Gumbo” (alla lettera “morire di gumbo”), spettacolare sia nei sapori, sia nella presentazione, a base di  quaglia disossata ripiena di riso, ostriche e salse e servita in una zuppa stile gumbo. Commanders Questo storico ristorante è uno dei più longevi in città, e in quanto tale è considerato una vera e propria istituzione. Nel cuore del quartiere di Garden District dalle strade alberate, si contraddistingue per la sua facciata bianca e azzurra e per l’alta cucina creola che rende omaggio ai migliori sapori di New Orleans riproponendo classici come il pesce in crosta di noci pecan e il soufflé alla creola con crema al whisky, il tutto accompagnato da bicchieri di Martini. Galatoire’s Cenare in questo leggendario ristorante è un’esperienza memorabile ed è quanto di più autenticamente caratteristico possa esserci a New Orleans, dai camerieri in smoking fino alla cucina franco-creola tanto amata dalle élite cittadine. Fra i piatti più amati ci sono le melanzane ripiene e il granchio, e anche i drink sono di ottima qualità.Qui non si prenota: chi prima arriva si siede per primo, vi basti sapere che il momento più affollato è il venerdì a pranzo, quando davanti alla porta del ristorante si forma una lunga fila d’attesa per accedere alla gettonatissima sala da pranzo principale. 

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03.07.2017

L’Australia è terra di paesaggi per eccellenza, un luogo così immenso che lo sguardo può spaziare senza confini, fatto per avventurosi viaggi on the road e attraverso terre selvagge. Alla sua incredibile diversità di panorami si affianca però anche il fascino della sua storia e della sua cultura meticcia, che ne fanno un luogo davvero unico da scoprire. A cominciare da quelli che sono i luoghi più inattesi, insoliti o inesplorati. Il Lago rosa di HillierUna visione davvero incredibile: il Lago salato di Hillier, nell’ovest del paese, è uno dei rari laghi rosa del mondo. Il suo colore rosa fosforescente sembra sia dovuto alla presenza nelle acque di un organismo chiamato Dunaliella salina. Osservarlo dall’alto a bordo di un elicottero è un’esperienza a dir poco surreale. Glamping nel deserto in sella al cammello Pensavate chei viaggi nel deserto fossero una prerogativa del Nord Africa? La Australian Camel Experience propone suggestivi tour in sella a un cammello attraverso meravigliosi paesaggi desertici, con tanto di pernottamento in tende di lusso, cucina viaggiante e falò sotto le stelle. Dormire in un’antica minieraOltre all’abbondanza di panorami mozzafiato in superficie, l’Australia cela svariate meraviglie anche nel sottosuolo. Fra queste c’è senz’altro l’unico e inimitabile Desert Cave Hotel, costruito all’interno di un’ex-miniera di opale, un albergo con tutte le comodità e i servizi che ci si può aspettare da un quattro stelle, e in più il fascino di dormire e mangiare nel cuore della terra. Al confine della meraviglia Avete mai desiderato di trovarvi in due posti diversi nello stesso momento? Cape Tribulation è l’unico luogo al mondo in cui non due posti qualsiasi, ma due Patrimoni Mondiali dell’Umanità - la Grande Barriera Corallina e la foresta pluviale di Daintree – s’ncontrano. Il risultato è un paesaggio magnifico in cui acque turchesi incontrano primitive foreste verdeggianti. Il giardino sommersoPuò darsi che la semplice idea di una dolina calcarea non v’ispiri nulla di magico, ma l’australiana Umpherston Sinkhole qualcosa di magico ce l’ha. Questa grotta il cui soffitto è precipitato lasciando una sorta di cratere aperto nella terra è stata infatti trasformata in un “giardino sommerso” dove crescono fiori e piante rigogliose. La notte, il giardino s’illumina di luci e proiezioni, trasformandosi in una vera e propria attrazione per turisti e abitanti del luogo.  Tutte le immagini sono state gentilmente fornite dall'Australian Tourism Commission

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29.06.2017

I cosiddetti treni-resort, che offrono lussuosi viaggi a tappe simili a crociere su rotaia, sono uno dei più recenti trend del turismo giapponese. Per chi parte da Tokyo, da circa un anno è attivo il treno Izu Craile, che propone un weekend di pura evasione attraverso i bellissimi paesaggi dell’estremo sud della penisola di Izu, a bordo di quattro carrozze super confortevoli con diversi tipi di sistemazioni - dallo scompartimento ai sedili tradizionali fino al bancone – decorate con motivi ispirati al mare, alla brezza e ai ciliegi sakura, e con in più il vantaggio di un catering di alto livello Il treno viaggia fra la stazione di Odawara e quella di Izukyū-Shimoda, offrendo per tutto il tragitto magnifici scorci di mare e numerose soste per ammirare al meglio il percorso. E poi ci sono i pasti, o meglio i bentō, preparati e confezionati sotto la supervsione di Sakura Akimoto, chef e proprietaria del famoso ristorante francese Morceau, con ingredienti locali freschissimi, dolci originali e birra artigianale di Izu. Infine, sulla carrozza 3 c’è addirittura un wine bar a formula open, un’attenzione in più offerta ai passeggeri dell’ Izu Craile per completare  quest’esperienza unica con qualche bicchiere di ottimo vino. 

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26.06.2017

Come il perfetto riflesso del vivace quartiere emergente in cui si trova, Minet Al-Hosn, a ridosso di Downtown Beirut, Kaleo propone una versione contemporanea e ricercata della cucina europea. Già a cominciare dall’ambiente, progettato dal talento visionario dei designer dello studio David/Nicolas e ispirato all’estetica retro-futuristica e alle antiche chiese di Byblos, la città fenicia Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Fra sfumature di colore dominate dal rosa pallido e dal blu con accenti di bianco e felce, tappezzerie vellutate e abbondanza di stampe, fantasie e texture diverse su muri, tavoli e pavimenti, l’esperienza di mangiare da Kaleo ha una valenza estetica oltre che enogastronomica. L’obiettivo, però, non è soltanto quello di offrire ma non si tratta semplicemente di stupire gli ospiti, bensì di raccontare una storia e stimolare tutti i sensi.   Quanto alla cucina, il menù propone una serie di piatti di stampo europeo preparati con ingredienti stagionali selezionati e presentati con uno stile minimalista ma non scarno. o stesso vale per i dolci, alcuni dei quali sono così belli che quasi sembra un peccato mangiarli. Per arricchire ulteriormente la proposta, periodicamente Kaleo ospita chef esterni di fama internazionale invitandoli a proporre la loro idea di cucina europea.  

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23.06.2017

“Invecchiare bene è un’arte, per gli uomini come per il rum”. Questa frase descrive alla perfezione la cura artigianale, la raffinatezza e l’aroma eccezionale del rum che da 300 anni esce dalle Mount Gay Rum Distilleries, nelle Barbados. Oltre a vantare il titolo di più antica distilleria del mondo, infatti, Mount Gay può contare su tecniche secolari che sono alla base dei suoi blend e della personalità del suo rum, la cui unicità continua a spiccare. All’origine dell’arte di distillare il rum c’è la storia di questa pregiata acquavite, che risale a centinaia di anni fa, quando i coloni in cerca di terre dal clima ideale per la coltivazione della canna da zucchero si stabilirono sull’isola di Barbados. Grazie ai raccolti abbondanti, presto la semplice coltivazione fece spazio alla sperimentazione e così si sviluppò la distillazione del rum, che avrebbe gettato le basi della preziosa eredità alla base della produzione e dell’eccellenza di Mount Gay. Sofisticato in termini di sapore e qualità, un buon rum richiede in realtà pochi, importanti ingredienti. A Mount Gay, la ricetta prevede acqua, melassa (un sottoprodotto della raffinazione dello zucchero) e anni di tecniche collaudate e assaggiatori dal palato esperto.  Uno degli elementi distintivi nella produzione del rum è l’utilizzo di botti di legno – in particolare botti di legno di quercia americana già utilizzate per il whisky. Con l’invecchiamento, il rum acquisisce progressivamente un gusto più morbido e rotondo, arricchendosi di un armonioso mix di note affumicate di quercia e sentore di whisky. Una tecnica così ponderata potrebbe sembrare il frutto di una strategia precisa, ma in realtà nasce dal caso: all’arrivo il rum guadagnava una qualità superiore e un gusto più complesso. Creare un blend può essere un processo delicato e imprevedibile soprattutto in un clima caldo in cui l’evaporazione è 5 volte superiore al normale. Secondo il maestro miscelatore di Mount Gay Allen Smith, la ricetta per il blend perfetto sta nell’utilizzare pari quantità di persistenza, equilibrio e sapore. Qualche consiglio su come bere il rum Mount GayNella prima scena del film Casino Royale, quando Bond vince la Aston Martin DB5 nel One & Only Club, ordina “un Mount Gay e soda”. Ecco, questa è la classica ricetta per gustare questo rum - con ghiaccio oppure con soda – anche se un rum & cola sorseggiato in uno dei tanti bar specializzati delle Barbados è un’esperienza da mettere sicuramente nella lista dei desiderata. Le Mouth Gay Distilleries, naturalmente, si possono visitare: il tour propone un itinerario alla scoperta dei misteri e dei segreti del superalcolico più amato delle Barbados, il tutto accompagnato da assaggi di blend nuovi e antichi.  

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21.06.2017

L’effetto domino della sovrapproduzione di cibo e dello spreco alimentare è una minaccia continua e quotidiana nei confronti dell’ambiente. Ma per combatterlo esistono anche modi creativi, e inaspettatamente gradevoli. “Se vuoi cambiare il mondo, organizza una festa più bella di chi lo sta distruggendo”: è questo il motto di Toast Ale, un marchio di birra inglese cui va il merito di aver escogitato una soluzione creativa e sostenibile, quella di produrre la sua birra a partire da avanzi e scarti di pane frescoTristram Stuart, la mente dietro questa innovativa impresa, è impegnato in una battaglia contro lo spreco alimentare da oltre 15 anni. Come attivista, Tristram ha fondato Feedback, un’organizzazione ambientalista internazionale che si batte contro lo spreco alimentare a ogni livello della filiera. E il 100% dei profitti di Toast Ale va proprio a finanziare Feedback e le sue campagne di pressione sui governi e sulle istituzioni internazionali, orientate a cambiare l’atteggiamento della società contro questo problema. Abbiamo chiesto a Louisa Ziane, Chief Brand & Finance Office di Toast Ale, come le aziende e i consumatori possano contribuire a ridurre la sovrapproduzione di cibo e il suo disastroso effetto domino sull’ambiente. “La produzione di cibo”, ci ha spiegato, “comporta il maggior impatto sull’ambiente e consuma un’enorme quantità di risorse – terra, acqua, carburante ed energia – e così, per sfamarci, determiniamo conseguenze negative come i cambiamenti climatici”. Sebbene sia impossibile prevenire determinati livelli di sovrapproduzione, secondo Louisa “occorre fare tutto il possibile per mantenere il surplus all’interno della catena alimentare umana attraverso la redistribuzione, oppure, ove non sia possibile, per recuperarlo come mangime per animali”. Il primo aspetto da comprendere è che gli scaffali di negozi e supermercati non possono essere sempre ricolmi di prodotti esteticamente perfetti: le aspettative e la consapevolezza dei consumatori devono cambiare. In questo senso, creare una sorta di comunità internazionale che condivida l’obiettivo di ridurre gli sprechi è fondamentale. “E quale modo migliore di farlo che davanti a una birra?”. Naturalmente, Toast Ale rappresenta anche un esempio di questa gestione efficiente e sostenibile. “Lavoriamo con un produttore di sandwich molto vicino al nostro birrificio partner, e dunque il trasporto del pane rientra nel normale giro di distribuzione e consegne”. E avendo in previsione di espandersi, l’azienda punta ad aprire nuovi punti di produzione nei paesi interessati, ad esempio New York City, piuttosto che esportare. Infine, abbiamo chiesto a Louisa quali semplici regole e abitudini quotidiane noi, in qualità di consumatori, possiamo adottare alcune per contribuire a ridurre lo spreco. “I consumatori hanno un grande potere d’acquisto e possono efficacemente influenzare la gestione dei supermercati. Il primo passo da fare è quello di chiedere ai negozi di rendere pubblici i numeri relativi ai loro sprechi, mettendo loro un po’ di pressione e spingendo gli imprenditori a identificare opportunità anti spreco e a trovare soluzioni innovative. E poi dovremmo riflettere sui nostri stessi acquisti, scegliendo prodotti dall’aspetto imperfetto per dimostrare che i consumatori sono più interessati alle proprietà nutrizionali che a quelle estetiche. Infine, facciamo tutto il possibile per ridurre gli sprechi a casa, compriamo soltanto quello che ci serve e consumiamo quello che compriamo”. 

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19.06.2017

Nel cuore di Brooklyn c’è un nuovo punto di riferimento per i viaggiatori: è il 1Hotel Brooklyn Bridge, e la sua presenza somiglia tanto a una brezza d’aria buona nel caos della città. Merito dell’impegno nei confronti della sostenibilità, che in qualche modo sembra combinarsi perfettamente con un design sofisticato e anch’esso attento alle risorse e ai materiali. Interamente sostenuto da energia eolica, l’albergo è stato infatti concepito per fare in modo che ogni suo aspetto richiami il rispetto ambientale, dal complesso sistema di riciclaggio delle acque piovane alle lampadine a risparmio energetico, dai materassi in canapa realizzati su misura fino all’esclusivo servizio di noleggio di automobili elettriche Tesla. Oltre la metà dei materiali utilizzati per costruire questa oasi di dieci piani sono frutto di riciclo – legno e acciaio arrivano da una vecchia fabbrica di zucchero e distilleria – e l’elemento naturale è stato distribuito su tutti gli ambienti interni, come la lobby progettata dallo studio di architettura paesaggistica Harrison Green, che si apre su una parete verde di sette metri carica di piante rigogliose. E proprio la lobby ospita una sorta di mercato contadino in miniatura, dove ogni giorno si possono trovare frutta e verdura freschi provenienti da agricoltori locali – gli stessi utilizzati nella cucina del ristorante in puro stile farm-to-table. Poi, naturalmente, c’è la vista, che è forse il vero lusso di questo luogo: dalle stanze lo sguardo può spaziare fra alcuni degli elementi più iconici della città - il ponte di Brooklyn, lo skyline di Manhattan oltre il fiume Hudson e la Statua della Libertà. 

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15.06.2017

Con l’arrivo dell’estate, in tutti i ristoranti specializzati in ramen del Giappone compare il cartello con la scritta “Hiyashi chūka”: si tratta del ramen estivo, la versione estiva del più classico fra i piatti del Sol Levante, ideale per stimolare l’appetito. Originario della Cina, lo hiyashi chūka è composto da noodle freddi accompagnati da diversi ingredienti, secondo un’incredibile varietà di ricette. Ecco dove provarlo a Tokyo. Yōzusaikan (Kanda)Aperto nel 1906, Yōzusaikan è il ristorante a cui si deve l’invenzione dello hiyashi chūka, preparato ancora con grande rispetto per la tradizione, con ingredienti freschissimi e adagiati con grazia sui noodle freddi. Masa’s Kitchen (Ebisu)Da Masa lo hiyashi chūka mescola tradizione giapponese e innovazione occidentale, per un piatto dall’umami inconfondibile che è naturalmente, molto gettonato. La specialità della casa è il ramen con pollo bollito, cipollotto fresco e coriandolo, arricchito da una spolverata di pepe giapponese che ricorda quello di Sichuan. Cantonese Cuisine Ryūtenmon (Mita)All’interno del Westin Hotel di Tokyo, Ryūtenmon serve tutto l’anno l’ottimo hiyashi tantanmen – una reinterpretazione del piccante dandanmien di Sichuan. La sua versione popolare è quella con il brodo cremoso a base di semi di sesamo e noodle lisci, sottili e cotti al dente, Disponibile anche caldo.   Keiraku (Yūrakuchō)Keiraku ha aperto i battenti nel 1950 e compare anche nel romanzo Ginza Diary del celebre scrittore e gourmand Shōtarō Ikenami. È noto soprattutto per il suo saporitissimo goma hiyamen, una ciotola di noodle sottili accompagnati da zuppa ghiacciata di salsa tare al sesamo e aceto di riso, davvero delizioso. Menkoidokoro Isoji (Yoyogi)Menkoidokoro Isoji non è il solito ristorante di ramen, perché i suoi noodle fatti in casa sono serviti in un brodo di pesce e tonkotsu (possa di maiale), insaporito con una ricca salsa tare al sesamo e arricchito da una sorta di sorbetto preparato con gli stessi ingredienti del brodo. Il tocco finale consiste in una colorata decorazione fatta con foglie di shiso e ingredienti stagionali. 

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14.06.2017

Nascosta fra le isole francesi di Martinica e Guadalupe, la Dominica ha decisamente trasformato questa sua posizione un po’ defilata a proprio vantaggio, proponendosi come “isola della natura” e attirando una nuova generazione di viaggiatori eco-consapevoli e interessati alla sostenibilità, in cerca di un’esperienza che possa metterli in contatto con tutto lo splendore e la gloria di un ambiente incontaminato. Vero e proprio paradiso naturale, quest’isola rigogliosa è solcata da oltre 365 fiumi, e caratterizzata da paesaggi vulcanici e limpide cascate. E immerso in questa bellezza, arroccato sulle scogliere della foresta tropicale dominicana, si trova Secret Bay, un resort di appena otto ville e bungalow nascosti fra il verde come lussuose case sugli alberi, e circondate da baie e spiagge tranquille. A renderlo speciale, però, non è soltanto la bellezza del luogo e delle architetture, ma soprattutto l’impegno serio e costante nei confronti dell’ambiente e della sua tutela: tutti i materiali utilizzati per costruire il resort, ad esempio, sono di provenienza locale, rigorosamente assemblati e lavorati da artigiani e operai dominicani. Con il giusto equilibrio fra pratiche sostenibili e servizi degni di un cinque stelle, Secret Bay aspira a offrire un’esperienza fuori dal comune e fortemente legata all’anima autentica dell’isola, in particolare a chi ama la natura A contribuire sono infine anche le tante attività dedicate agli ospiti, da quelle più avventurose – esplorazioni in grotta, trekking, whale watching, kayaking, snorkeling notturno - fino a quelle più rilassanti, dalle sessioni di yoga e meditazione ai bagni rilassanti nelle acque cristalline delle vicine spiagge.   

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07.06.2017

A giudicare da quello che sta succedendo negli ultimi tempi, a Milano il ramen non è più materia di nicchia per esperti e appassionati di cucina giapponese, quanto piuttosto il piatto del momento, come lo fu a suo tempo il sushi. A testimoniarlo sono le tante recenti aperture di ristoranti specializzati nella preparazione di questi classico giapponese (ma di origine cinese) a base di tagliatelle in brodo, saporito quanto complicato da mangiare - specie per i commensali più timidi, quelli che non vogliono rassegnarsi all’idea che il ramen, per etichetta, si mangia col risucchio, rapidamente e di gran gusto, incuranti degli schizzi di brodo.  Ma che cos’ha di tanto speciale questo piatto per aver conquistato i palati difficili dei milanesi? Innanzitutto è un piatto completo: nella sua versione tradizionale contiene brodo di pesce, carne o ossa di maiale (tonkotsu), tagliatelle di frumento, miso ed è spesso arricchito da alghe, uova marinate, maiale affettato, cipollotto fresco e spezie varie.  Poi ne esistono tantissime versioni, regionali, creative, più o meno piccanti, con carne e o a base di verdure. Senza contare che, se d’inverno il suo brodo caldo ti rimette al mondo ed è perfetto per affrontare il freddo, d’estate lo si può provare nella versione tiepida e asciutta. Insomma, un piatto per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Ecco una piccola rassegna dei locali super-specializzati dove assaggiarlo a Milano. Casa RamenIl pioniere dei ristoranti specializzati in ramen a Milano è un italiano, Luca Catalfamo, che si è innamorato di questo piatto viaggiando per il mondo e ha imparato a prepararlo con grande maestria. Nei suoi due ristoranti, Casa Ramen e Casa Ramen Super (entrambi nel quartiere Isola), la specialità della casa si può assaggiare nella versione tradizionale ma anche in quella senza brodo o vegetariana. Sul menù anche qualche snack e piccoli piatti a base di carne o tofu. Zazà RamenNella centralissima via Solferino, Zazà è un altro indirizzo molto amato per l’ambiente informale e gradevole e per le interessanti opzioni che propone: due tipi di farina per i noodle, tre tipi di brodo e sei variazioni di ramen, compresi quello vegetariano e quello a base di granchio. Anche qui non mancano gli spuntini, fra cui i classici ravioli giapponesi e le alette di pollo glassate. MisoyaAncora in via Solferino, Misoya è la succursale milanese dell’omonima catena giapponese di ristoranti specializzati in ramen. Propone ramen tradizionale, piccante, yasay (con l’aggiunta di verdure assortite) e vegetariano in un ambiente informale. RyukishinLa casa milanese dello chef giapponese Tatsuji Matsubara, già patron dei ristoranti Ryukishin di Osaka, Kyoto e Valencia, si trova in via Ariberto (zona Porta Genova) e propone diverse varianti di ramen e altri piatti tipici della solida cucina popolare del Sol Levante, in particolare grandi classici del comfort food giapponese come i ravioli e il pollo fritto. Il ramen più particolare è il paitan ramen, caratterizzato da un brodo cremoso e vellutato a base di verdure e pollo. Non mancano le proposte vegetariane e nemmeno il menù per i più piccoli. Bottega del RamenClassico, di mare e vegetale: sono i tre tipi di ramen proposti da questo nuovo ristorante di via Vigevano (Navigli) che segna l’arrivo del colosso giapponese della ristorazione Toridoll a Milano. Qui, oltre a una serie di don (ciotole di riso con carne), per la stagione calda c’è anche il ramen estivo, servito freddo e senza brodo. Niko Niko Ramen & SakeDal ramen tradizionale a quello con brodo al sesamo bianco, al sesamo nero, con pomodoro o con panna, questo nuovo locale di via Garibaldi offre una selezione insolita e creativa, alla quale si aggiungono antipasti vari, piatti a base di riso e onighiri (le famose polpette di riso triangolari con alga nori). Non mancano il ramen vegetariano e quello freddo e asciutto per l’estate. Mi-Ramen BistròUn localino davvero ridotto all’osso in zona Porta Ticinese dove assaggiare ai pochi tavoli su alti sgabelli ramen a base di maiale, polpette di gamberi o verdure. C’è anche una piccola selezione di dim sum che comprende involtini, fagottini di gamberi, ravioli gyoza e il kakuni bao, una pagnotta ripiena di maiale e verdure. 

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01.06.2017

Sabbia bianca, acqua calda e turchina e, tutto intorno, la barriera corallina. Thanda è davvero l’isola tropicale così come la s’immagina, un piccolo angolo di mondo che ha tutta l’aria di essere stato sottratto al paradiso. Ma piccolo davvero: appena otto ettari, per 350 metri di ampiezza e un diametro di un chilometro – eppure il rischio di sentirsi soli non c’è, perché qui la natura è davvero una presenza preponderante. Il contesto è infatti quello di una magnifica riserva marina situata fra la Tanzania continentale e l'isola di Mafia, mentre sull’isolotto privato sorge una sola villa con cinque suite e due banda (stanze tendate) tipiche della Tanzania. La tutela dell’ambiente marino rappresenta il cuore della filosofia dell’isola: grazie alla partnership tra i Parchi Marini della Tanzania e la ONG Sea Sense, gli ospiti possono partecipare a una serie di progetti, come il monitoraggio della fauna marina o i workshop di sensibilizzazione, a cui si uniscono anche gli abitanti dei villaggi della vicina isola di Mafia. Inoltre, a seconda della stagione, è possibile nuotare con lo squalo balena, il gigante buono dei mari, e assistere alla nidificazione delle tartarughe e alla schiusa delle uova. Un altro elemento importante è la gestione attenta delle risorse: a Thanda si utilizza l’energia solare, ci sono grandi serbatoi per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana e un impianto di desalinizzazione che procura acqua all’intera isola. Naturalmente, a Thanda gli ospiti possono anche semplicemente rilassarsi e praticare una varietà di sport acquatici o altre attività esplorative. Una nota di mertito va anche alla freschissima cucina della chef Melissa Macdonald, che utilizza ingredienti rigorosamente locali fra cui erbe aromatiche, frutti tropicali e un delizioso latte di cocco fatto in casa. 

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29.05.2017

Un territorio che ha inteso il mare come un luogo di divertimento e d’ispirazione, che ha vissuto la villeggiatura estiva come un'estensione delle vicine città, da Lucca a Firenze, condividendone la raffinatezza e il gusto per il bello. Benvenuti in Versilia, dove le lunghe e accoglienti spiagge sono il perfetto controcanto ai locali e ai caffè storici dei centri cittadini, dove il Liberty delle ville la fa da padrone datando indiscutibilmente fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la conquista di questi lidi da parte delle famiglie patrizie dell'entroterra. La Versilia parte dalle Alpi Apuane e si interrompe idealmente a sud con la Tenuta di San Rossore, area di straordinario interesse naturalistico che fa parte del Parco Naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, con le sue foreste allagate, le zone umide, i chilometri di spiaggia libera e selvaggia e la ricchissima avifauna, al confine con la città di Pisa. Da Forte dei Marmi a Pietrasanta, passando per Camaiore e arrivando a Viareggio, questo lungo tratto di costa storicamente sotto l'influenza della città di Firenze ha saputo mescolare mondanità e cultura, i silenzi delle pinete e delle dune (soprattutto fra Torre del Lago e Viareggio) e la frenesia di celebri locali notturni come La Capannina di Forte dei Marmi, che hanno segnato il costume dell'Italia degli anni '60 e la cui eco si fa ancora oggi del “Forte” uno dei luoghi di vacanza più esclusivi, sebbene sia molto cambiato rispetto alla sua epoca d’oro. A Torre del Lago lavorò e visse nella seconda metà dell'Ottocento il compositore Giacomo Puccini, lo scrittore e premio Nobel Gabriele D'Annunzio compose a Pietrasanta La Pioggia nel Pineto, Giosuè Carducci nacque a poca distanza, a Valdicastello, dove la sua casa natale è diventata oggi un museo alla sua memoria. Viareggio, infine, sintetizza bene questa doppia, affascinante anima della Versilia: da una parte, le bellissime ville Liberty immerse nella pineta e i fasti degli antichi caffè come il Gran Caffè Margherita, costruito con evidente ispirazione alle architetture orientali nel 1902 e quindi ristrutturato e completato nel 1928, dall'altra l'irriverenza del Carnevale, fra i più ricchi e amati d'Italia, inventato nel 1873 da un gruppo di giovani rampolli di famiglie bene che si ritrovavano al locale Caffè del Casinò e che decisero così di dare sfogo in chiave artistica alla propria anima goliardica.  

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26.05.2017

Tanto legno dai colori caldi, un décor dal sapore post-industriale e, oltre le grandi finestre, Londra nella sua versione più intrigante e contemporanea. La città, che entra prepotentemente a far parte dello scenario come un quadro vivente, è indubbiamente uno degli elementi di forza di Bokan, il nuovo ristorante panoramico di Canary Wharf, il centro direzionale che a metà anni Novanta è sorto nell’ex-zona portuale di Isle of the Dog nell’East End di Londra. Siamo al 37°piano di un albergo, il Novotel, ma Bokan è il genere di posto dove viene voglia di andare anche se si tratta, appunto, del ristorante di un albergo. Merito della vista e del design, certo, ma anche del menù degustazione di respiro europeo concepito dalla chef Aurélie Altemaire con un occhio di riguardo al luogo e al suo ruolo fondamentale nella storia di Londra, che per una sessantina di sterline propone un viaggio gastronomico fra ingredienti inglesi tradizionali e importati, il tutto accompagnato da una ricca lista di vini e birre artigianali. E a proposito di bere, al piano superiore, il 38°, c’è il bar dalla vista altrettanto spettacolare, dove il barman italiano Danilo Tersigni propone cocktail creati prendendo ispirazione dai Dockland e alla loro storia, con nomi intriganti legati agli antichi magazzini delle merci che arrivavano a Londra da tutto il mondo percorrendo il Tamigi.   Al 39° e ultimo piano, infine, si apre la fantastica terrazza all’aperto dal panorama impagabile, dove però l’atmosfera è informale e si possono assaggiare le specialità del gin ai tavoli oppure distesi sui lettini. Decisamente una tappa imperdibile per chi ancora non si è stancato di ammirare la meravigliosa complessità di Londra dall’alto.  

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26.05.2017

Sole, mare, montagna e tutto ciò che si può chiedere a una città autenticamente cosmopolita. Città del Capo, sull’estrema punta meridionale del continente Africano, dominata dall’imponente Table Mountain e affacciata sull’Oceano, è senza dubbio una città unica, al cui fascino risulta difficile non cedere. Persino il clima è diverso da come ce lo si potrebbe aspettare: gradevole, mediterraneo, graziato nei mesi migliori, quelli primaverili, da una meravigliosa brezza. Oltre a essere bellissima, Cape Town emana anche un fascino molto particolare: non del tutto Africana e allo stesso tempo non del tutto Europea, è una città non priva di contraddizioni, problemi e disparità sociale, eppure, rispetto al resto del Sudafrica, appare decisamente più sicura, più aperta, più rilassata. Forse sarà perché la sua storia ha radici profonde: primo insediamento europeo in Sudafrica (e per questo detta anche Mother City), Città del Capo fu fondata dagli olandesi nel XVII secolo, e di quel periodo conserva molte tracce, in particolare i tanti “gracht” – Buitengracht, Heerengracht, Keizersgracht - ex-canali che raccoglievano l’acqua delle sorgenti ai piedi della Table Mountain per fornire acqua alla neonata città, più tardi interrati. Al periodo della conquista inglese risale invece il Victoria & Albert Waterfront, il porto costruito nel 1860 dal principe Alfred, figlio della regina Victoria, con il suo bel lungomare. Il centro, detto City Bowl, è compatto e percorribile a piedi – molto europeo, in questo senso. Fra le strade più vivaci ci sono Long Street, Bree Street e Loop Street, dove si concentrano i locali, i bar e i ristoranti maggiormente interessanti, ma vale la pena anche di avventurarsi nelle stradine laterali, perché l’atmosfera è davvero fantastica. Ma le scoperte continuano ben al di là del City Bowl: a est, nelle ex-aree industriali di Woodstock e Salt River, una combinazione di gentrification e programmi di riqualificazione urbana ha portato aria nuova, e non mancano zone decisamente cool come Albert Road e Victoria Road, affollate di gallerie, caffè e studi di design. E infine ci sono le tante bellezze naturali, dal Parco naturale di Table Mountain alle spiagge, in particolare Boulders Beach con la sua colonia di pinguini, Camps Bay con i suoi locali e Llanduna Beach, paradiso dei surfisti. Ma anche l’incontaminata Sandy Bay, prediletta dai nudisti, e la tranquilla Glen Beach, protetta da dune di sabbia e rocce di granito. Da non perdere CulturaDistrict Six MuseumUn museo davvero particolare e fondamentale per capire meglio la storia della città. Il Sesto Distretto, fondato nel 1867, era un quartiere misto e multietnico dove convivevano schiavi liberati, commercianti, artigiani, operai e immigrati. All’inizio del XX secolo, però, ebbe inizio un processo di marginalizzazione (iniziato a danno dei neri) che portò negli anni Sessanta allo sfratto dell’intera popolazione della zona, con tanto di demolizione delle abitazioni. Il museo vuole preservare la memoria di questa comunità, ricordandone le case - segnate su una mappa esposta nei suoi spazi e rievocate dalla ricstruzione di alcuni interni - e le tante storie toccanti. Cape Town International Jazz FestivalLa scena musicale di Cape Town è davvero varia e molto interessante. Tuttavia non serve necessariamente fare la spola fra club e locali underground per ascoltare buona musica: in città la musica è ovunque, anche per le strade. L’evento più importante è di certo questo festival che si svolge ogni anno l’ultimo weekend di marzo o il primo di aprile presso il Cape Town International Convention Centre: 5 palchi, oltre 40 artisti per metà sudafricani e per metà internazionali, 2 giorni di concerti e una media di 37.000 spettatori. Natura Table Mountain National Park Il territorio di quest’area protetta sulla punta meridionale del continente africano si estende da Signal Hill, la famosa collina dalla sommità piatta sulla quale si sale per godere di una vista magnifica sulla città, fino allo spettacolare promontorio roccioso di Cape Point, a nord-est del Capo di Buona Speranza. Unico caso al mondo di un luogo dalla così incredibile biodiversità all’interno di un’area metropolitana, è un susseguirsi di picchi frastagliati, distese di sabbia, valli, baie e spiagge. Il Parco è percorso da strade panoramiche e ci sono anche una cabinovia per raggiungere Table Mountain e una funicolare per Cape Point. Kirstenbosch Botanical GardensQuesto magnifico giardino botanico di 36 ettari sul fianco orientale di Table Mountain è stato creato nel 1913 per mostrare la varietà e la ricchezza della flora sudafricana – oltre 7.000 specie, molte delle quali rare o in via d’estinzione. C’è anche una grande serra che conserva piante tipiche delle zone aride, inadatte a crescere all’aperto. MangiareChef’s WarehouseQuesto imperdibile indirizzo al numero 92 di Bree Street è un piccolo paradiso per foodie, con annessi un bookstore e un negozio di utensili per cucina dove si trovano oggetti davvero particolari. Frequentatissimo dagli chef, il ristorante propone una cucina gourmet in formato tapas con presentazioni curatissime. L’ambiente (decisamente cool) e il servizio sono informali - il cibo è al centro di tutto - e non si può prenotare. Fish on the RocksEsperienza decisamente più ruspante in questo classico ristorantino a bordo strada di Hout Bay, affacciato sul mare e caratterizzato da insegne con grosse scritte a colori vivaci. Si mangia pesce fritto, principalmente, accompagnato da croccanti patatine e salsine squisitamente ipercaloriche. BereTjing TjingUn cocktail bar ricavato nell’attico di uno storico palazzo di City Bowl, dove godersi un drink sotto volte di legno o sul terrazzo, con accompagnamento di tapas e musica indie ed elettronica. Mother’s Ruin Gin BarUn lounge bar dal design essenziale tutto dedicato al culto del gin, il distillato che più di tutti sta vivendo in questi anni un decisivo revival. 82 sono le varietà a disposizione, provenienti da tutto il mondo, senza contar i cocktail a base di gin, classici o creativi. DormireThe SiloRicavato all’interno di un vecchio silo per lo stoccaggio del grano affacciato sul Victoria & Albert Waterfront, questo spettacolare albergo di design progettato dall’architetto londinese Thomas Heatherwick occupa sei piani sopra quello che diventerà presto lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (MOCAA). Le grandi vetrate che sporgono leggermente verso l’esterno come vele gonfiate dal vento sono il suo aspetto più caratteristico, soprattutto la sera quando le luci si accendono trasformandolo in una sorta di faro sul porto. Grand DaddyConsiderato un vero e proprio classico dell’ospitalità di Cape Town, questo boutique hotel di Long Street ha stile da vendere, e si trova qui da 120 anni, all’interno di uno storico edificio che è ormai un punto di riferimento in città. I suoi spazi più celebri sono il Flamingo Rooftop Cinema e il ristorante Thirty Ate, senza dimenticare i camper di lusso sistemati sul terrazzo, per campeggiare in pieno centro città.  

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24.05.2017

Adagiata al centro esatto della penisola, la provincia di Perugia è la più estesa di quella regione sorprendente e capace di riassumere il meglio dell’Italia continentale che è l’Umbria. E dell’Umbria essa racchiude in sé la quintessenza: le pianure incorniciate di colline della Valle Umbra e della Valtiberina, e più a est le montagne, e infine i boschi folti e rigogliosi e il grande Lago Trasimeno. A punteggiare questi paesaggi c’è un’incredibile quantità di borghi storici e città d’arte – senza dimenticare le architetture sacre che hanno fatto di queste terre una meta imprescindibile del pellegrinaggio cattolico grazie alle tracce e all’eredità lasciate da San Francesco, che qui ebbe i suoi natali. Perugia, lo splendido capoluogo, è una città giovane, vivace e internazionale, dove la cultura, grazie all’antica Università, all’Università per Stranieri, al Conservatorio e all’Accademia di Belle Arti resta al centro della scena pubblica e sociale, rafforzata da una storia le cui tracce sono gelosamente custodite nei cinque rioni del centro. Importante insediamento etrusco prima e, in seguito, potente città medievale, Perugia si può scoprire proprio a cominciare dall’antica acropoli etrusca a 450 metri d’altezza, sulla quale è adagiato il centro storico che si sviluppa sul crinale dei colli circostanti. Porta d’ingresso all’acropoli è la Rocca Paolina, vero e proprio contenitore della città medievale, attraversata da un percorso pedonale con tanto di scale mobili. Passeggiando fra vicoli, saliscendi e case-torri s’incontrano Piazza IV Novembre  con la duecentesca Fontana Maggiore, la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori, ma anche l'Arco Etrusco, una delle sette porte delle mura etrusche, risalente II secolo a.C. Molti sono i luoghi densi di bellezza, arte e cultura che circondano Perugia come una corona tempestata di gemme, a cominciare da Città di Castello, a nord, centro principale dell'Alta Valle del Tevere nonché città natale di Alberto Burri, uno dei maggiori esponenti dell'arte informale italiana, le cui opere sono raccolte fra Palazzo Albizzini e gli Ex Essiccatoi del Tabacco. Poco più a sud c’è Gubbio, antica città-stato medievale alle falde del Monte Ingino superbamente conservata, la cui storia passa attraverso la piazza pensile della Signoria trecentesco Palazzo dei Consoli, la notevolissima Cattedrale del XII secolo e il Concento di San Francesco, costruito ove sorgeva la residenza degli Spadalonga, che ospitarono il Santo quando abbandonò la casa paterna per intraprendere la vita religiosa. Ma per chi si mette sulle tracce di San Francesco la destinazione più importante è certamente Assisi, appena 26 km a est di Perugia, città natale del Santo e patrimonio UNESCO in virtù delle sue chiese e in particolare della Basilica di San Francesco, che rappresenta un’eccezionale concentrazione di capolavori artistici e architettonici oltre che una meta spirituale di primaria importanza. Poco più a sud, lo sguardo è catturato dal piccolo borgo di Spello, la città dell’infiorata del Corpus Domini, con il suo intrecciarsi di stradine lungo le quali sorgono storiche chiese, torri e antiche abitazioni dai balconi fioriti. Da qui, la vista sul monte Subasio e sulla pianura con Assisi in lontananza è in grado di riconciliare con il mondo. Da non perdereGalleria Nazionale dell’UmbriaOspitata all’interno del Palazzo dei Priori di Perugia, questa galleria conserva oltre 3.000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie, con nomi importanti come Beato Angelico, Piero della Francesca, Pinturicchio, Perugino, Orazio Gentileschi, Gian Lorenzo Bernini e altri. Museo-laboratorio di tessitura a mano Giuditta Brozzetti Nella chiesa duecentesca di San Francesco delle Donne, primo insediamento francescano a Perugia, nacque nel 1921 il laboratorio-scuola di Giuditta Brozzetti, allo scopo di salvare la tradizione tessile umbra medievale e rinascimentale. Dopo quattro generazioni, le discendenti di Giuditta continuano a realizzare sui telai lignei a mano del Settecento e Ottocento tessuti artistici e riproduzioni di disegni medievali e rinascimentali per arazzi, tende, tovaglie, copriletto, centri e paralumi. La Bottega di PerugiaUn piccolo e amatissimo locale del centro storico dove assaggiare prodotti umbri d’eccellenza a prezzi più che abbordabili sui pochi sgabelli a disposizione o appoggiati al bancone. Panini, taglieri di salumi, formaggi e naturalmente vini e birre artigianali, per un pranzo informale o un aperitivo all’insegna dei sapori locali. Basilica di San Francesco, AssisiCostruita a partire dal 1228 nel punto in cui il Santo aveva deciso di essere sepolto, la Basilica di San Francesco rappresenta il monumento più importante di Assisi. Si tratta in realtà di due chiese sovrapposte: la gotica Basilica Superiore, dalle architetture slanciate, e la basilica inferiore, che ha invece un aspetto quasi ancora romanico. Qui si trovano la cripta e il locale che ospita le reliquie di san Francesco, oltre a opere dei grandi maestri della scuola fiorentina e senese del 1300, in particolare Giotto, Cimabue, Simone Martini e Pietro Lorenzetti. Piazza della Signoria, GubbioLa grande piazza di Gubbio ha una caratteristica davvero peculiare: si tratta infatti di una vera e propria “piazza pensile”, una sorta di terrazza panoramica affacciata sulla città e sulle campagne sostenuta da un robusto muro su cui si aprono quattro grandi arcate. Su questa spettacolare piazza si affacciano il trecentesco Palazzo dei Consoli e il neoclassico palazzo Ranghiasci. 

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19.05.2017

Il dedalo di stradine medievali affollate di ristoranti, caffè e boutique del Marais, che culmina nella romantica Place des Vosges dove visse fra gli altri Victor Hugo, resta uno dei quartieri più piacevoli di Parigi. Siamo sulla Rive droite, fra il terzo e il quarto arrondissement, in una zona che è contemporaneamente ricca di storia e senza tempo e irrimediabilmente alla moda, grazie anche ai tanti localini e alla vita notturna decisamente interessante. Fra i risvolti positivi di questo suo essere sempre trendy e al passo con i tempi, c’è il fatto che il Marais offre una serie di posti davvero ottimi per sorseggiare un buon cocktail circondati dall’atmosfera bohémien del quartiere. Anche qui, infatti, ha attecchito alla grande il revival dei cocktail bar in stile speakeasy dalle luci soffuse, dove i protagonisti assoluti sono i barman e le loro creazioni. Ecco qualche indirizzo da segnare in agenda per la vostra prossima visita.Sherry ButtMattoni a vista, pavimenti di legno e sedie di velluto. E un grande bancone sovrastato da una lavagna dove si può leggere la lista dei cocktail preparati da bartender super-esperti e sempre allavanguardia. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per rendere questo locale davvero cool, inclusi i DJ set nel fine settimana. Mary CelesteIn questo amatissimo localino arredato in stile vagamente navale nascosto dietro una porticina di rue Commines, i cocktail sono stati pensati come accompagnamento d’eccellenza alla vera protagonista: la cucina a base di pesce freschissimo, fra cui le rinomate ostriche. Il tutto servito attorno all’affollato bancone in piccole e curatissime porzioni, con abbondanza di verdure fresche. Little Red DoorUn piccolo angolo di New York City in pieno Marais, contraddistinto dalla porticina rossa cui deve il nome, dove si va per l’atmosfera perfetta e sofisticata, per la bellezza del luogo ma soprattutto per gli ottimi cocktail preparati con ingredienti freschi provenienti da fornitori locali. CandelariaUn’autentica taqueria e un cocktail bar di altissimo livello: con questa formula inedita, nel 2011 Candelaria ha conquistato il Marais e tutta Parigi. E continua a essere considerato uno dei migliori locali al mondo dove concedersi il meglio del bere miscelato. Le Vieux Comptoir du Cap HornUn amatissimo baretto cileno a due passi da Place de Vosges dove si può bere l’autentico pisco sour, uno dei drink preferiti da Ernest Hemingway. I pochi tavolini all’aperto e gli interni stracolmi di cose lo rendono davvero caratteristico, insieme all’affezionata clientela di expat cileni. 

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18.05.2017

Nel 358 a.C. un gruppo di coloni greci provenienti dall’Eubea scelse un colle a forma di toro per costruire un nuovo insediamento: Taormina. Impossibile non innamorarsi di questa cittadina siciliana che s’inerpica sulla collina guardando il Mediterraneo, e che sembra essere consapevole della sua bellezza, dell'eccedenza di meraviglia suscitata in chiunque dagli splendori della natura e dall’armonioso sovrapporsi di stili architettonici che testimoniano il passaggio di Greci e dei Romani, dei Normanni e degli Spagnoli, dei Savoia e degli Asburgo. Sulla panoramica piazza principale si affacciano la chiesa barocca di San Giuseppe, del XVII secolo, la chiesa gotica di Sant'Agostino e la Torre dell'Orologio del XII secolo: mille anni di storia in uno sguardo, al cospetto di una natura ancor più maestosa che spazia dal mare da all'Etna, il più alto vulcano attivo d'Europa. Corso Umberto I è la passeggiata cittadina, ricca di piccole botteghe artigiane, punteggiato da numerosi palazzi patrizi fra cui Palazzo Corvaja, dove alla torre cubica in stile arabo sono state aggiunte nei secoli le bifore in stile gotico-catalano e la quattrocentesca sala normanna. La Cattedrale di San Nicola, del Quattrocento, con l'austera facciata in pietra e il Duomo, con il portale decorato risalente al 1636, rappresentano altre tappe della Taormina artistica insieme al Teatro Greco Romano del III secolo a.C. ancora usato come suggestivo scenario per cicli di rappresentazioni classiche.   E fra una passeggiata e l’altra il consiglio è quello di concedersi qualche assaggio della prelibata cucina locale, che presenta le stesse radici meticce della città, fra torte salate d’ispirazione spagnola, i classici arancini di derivazione araba, il baccalà portato dai Normanni e una grande varietà di dolci squisiti. Da non perdereTeatro Antico Dagli anni Cinquanta questo teatro del III secolo è tornato a svolgere il suo compito originario ospitando varie forme di spettacolo, che spaziano dalla prosa ai concerti e alle cerimonie. Si tratta del secondo centro di rappresentazione teatrale classico per dimensione in Sicilia dopo il Teatro Greco di Siracusa. Corso Umberto I Un tempo parte della via Valeria che da Messina portava a Catania, Corso Umberto I è la via principale del centro storico di Taormina, animata da una gran mole di attività commerciali quali botteghe, gastronomie e bar. Ma su di esso si affacciano anche alcune piazze di pregevole interesse come Piazza IX Aprile, Piazza Duomo e Piazza Vittorio Emanuele, oltre alle chiese di San Pancrazio e Santa Caterina. Villa Comunale Questa piacevole oasi di tranquillità nel cuore di Taormina deve le sue origini a Lady Florence Trevelyan, una nobildonna scozzese che a fine Ottocento si sposò con il sindaco di Taormina Salvatore Cacciola. In quella che era la sua abitazione venne costruito il giardino – ovviamente all'inglese – dove furono collocati diversi tipi di piante rare ed esotiche. Oggi la villa, un dedalo di sentieri immersi tra magnolie, ibischi e cespugli di bouganville, è di proprietà al Comune e chiunque può visitarlo, anche per ammirare il meraviglioso panorama sull’Etna e la costa Ionica. SaporiBam BarVia Giovanni di Giovanni, 45In un ambiente interamente decorato dal Maestro Tino Giammona con riproduzioni di alberi di aranci e fichi d’india, si possono gustare le migliori granite della Sicilia. Casa Giolì Un locale a conduzione familiare che propone una cucina creativa con ingredienti freschi e genuini. La CapineraA Taormina mare, questo posticino propone specialità siciliane rivisitate preparate con il pescato del giorno, croccanti ortaggi, oli siciliani e diversi prodotti provenienti dai presidi SlowFood. La vista sul mare è un ingrediente altrettanto importante.  Foto: Kirk Fisher 

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15.05.2017

Quando si pensa alle destinazioni preferite dai newyorchesi per un fine settimana di primavera o d’estate, i primi luoghi che ci vengono in mente sono gli Hamptons e le spiagge di Long Island. La verità, però, è quelle zone possono rivelarsi fastidiosamente sovraffollate, in questo periodo dell’anno. In compenso, basta percorrere il corso del fiume Hudson per ritrovarsi immersi nella tranquillità dei paesaggi rigogliosi, variegati e ricchi di storia e di cultura della Hudson Valley, che si estende per circa 150 miglia a nord di Manhattan. Questi luoghi, ai quali approdarono per primi gli Olandesi nel 1600, furono oggetto di contesa con gli inglesi e poi scenario della Rivoluzione Americana. Nell’Ottocento, con lo sviluppo della navigazione commerciale e turistica a vapore lungo l’Hudson, furono oggetto di un grande sviluppo industriale e, al contempo, si trasformarono in luogo di villeggiatura e di piacere per le famiglie dei magnati e degli aristocratici newyorchesi – i Vanderbilt, i Roosevelt – le cui magnifiche ville appartenenti alla leggendaria Gilded Age si possono ancora ammirare lungo le sponde del fiume. Oggi, la Hudson Valley, ufficialmente designata National Heritage Area, è una destinazione rinomata e molto amata per la varietà di esperienze che sa offrire, dai magnifici paesaggi naturali all’enogastronomia (si tratta della più antica zona vitivinicola del paese), dai negozi d’antiquariato ai musei, dalle birrerie artigianali ai villaggi storici, dai castelli ai parchi che ne adornano i monti. Al punto che, seguendo il corso del fiume o addentrandosi leggermente nell’interno, i punti d’interesse sono così tanti che un fine settimana non basta di certo per esplorarli tutti. La soluzione? Scegliere quelli che più si adattano al vostro gusto. Ecco allora una piccola selezione di esperienze imperdibili o particolari da provare almeno una volta nella bella Hudson Valley. Una crociera lungo il fiumeIl modo più semplice per farsi un’idea generale dei paesaggi che costeggiano il fiume è quello d’imbarcarsi per una piccola crociera sull’Hudson, un’esperienza decisamente retrò che richiama l’epoca d’oro dei battelli a vapore. Il tour di due ore a bordo della lussuosaPride of the Hudson parte da Newburgh, a 90 km da Upper Manhattan, per toccare luoghi di alto interesse storico e paesaggistico come i Washington's Headquarters, dove George Washington si stabilì durante la Rivoluzione, il Monte Beacon, punto più alto fra i Monti Catskill e l’Atlantico, il castello di Bannerman, Breakneck Ridge con i suoi picchi rocciosi tanto amati dagli escursionisti, la graziosa cittadina di Cold Spring, nota per i suoi ristorantini e i negozi di antiquariato, e West Point, sede dell’Accademia Militare.A Kingston, capoluogo della contea di Ulster, ci si può imbarcare invece sulla Rip Van Winkle (così battezzata in onore dell’omonimo personaggio nato dalla penna dello scrittore Washington Irving), per scoprire i fari lungo il fiume, le opulente ville che lo costeggiano - fra cui quelle dei Wyndcliff, dei Vanderbilt e degli Ogden Mills – e l’antica taverna The Rosemont, già Tank & Tummy, risalente al 1740. Una sosta al museo A Nyack, città natale di Edward Hopper, l’ottocentesca casa natale del grande pittore americano è stata trasformata in un bellissimo museo dove, alle mostre temporanee dedicate ad artisti contemporanei, si possono visitare la stanza da letto di Hopper, curiosare fra le sue opere giovanili e vari memorabilia e scoprire i luoghi reali che hanno fatto da soggetto alle sue opere, grazie al grande lavoro di documentazione del fotograo Charles Sternaimolo.A Beacon, sulla sponda est del fiume di fronte a Newburgh, una ex-fabbrica della Nabisco ospita il Dia: Beacon, un museo che raccoglie opere di arte contemporanea dagli anni ’60 a oggi provenienti dalla collezione della prestigiosa Dia Art Foundation.Per un’esperienza museale decisamente più “leggera”, dall’altra parte dell’Hudson c’è invece il Motorcyclopedia Museum di Newburgh, che come svela il nome è un luogo tutto dedicato alla storia del motociclo, raccontata attraverso un’incredibile collezione dire 400 pezzi di proprietà di Gerald A. Doering e del figlio Ted, distribuite su due piani negli spazi di un ex-magazzino. Paesaggi e giardiniCirca 130 chilometri a nord di Manhattan, c’è il ponte pedonale più lungo del mondo: è la famosa Walkaway over the Hudson, che collega Poughkeepsie sulla sponda est a Highland sulla sponda ovest. Costruita come ponte ferroviario a fine Ottocento e divenuta pedonale solo nel 2009, questa imponente opera d’acciaio lunga oltre due chilometri è un magnifico punto d’osservazione per ammirare il panorama.Spostandosi verso ovest da Highland s’incontra poi un altro luogo-simbolo della Hudson Valley, il Mohonk Mountain House. Questo un lussuoso albergo con Spa che sembra uscito da un film di Wes Anderson è ospitato all’interno di un castello vittoriano affacciato sull’omonimo lago e immerso nella splendida Mohonk Preserve, un parco naturale di oltre 300 ettari fatto di picchi rocciosi, foreste, campi, terreni agricoli, ruscelli, stagni e paludi dove si possono fare passeggiate e praticare sport estivi e invernali all’aperto.Infine, spingendosi verso l’interno della sponda est dell’Hudson, vale la pena di fare una sosta presso il rigoglioso Innisfree Garden, un magnifico esempio di giardino anni Cinquanta progettato dal paesaggista Lester Collins dove lo stile americano, romantico e modernista, si fonde con suggestioni cinesi e giapponesi in un’armoniosa composizione di verde acqua, roccia e cielo. Mangiare & bereL’abbondanza di prodotti freschi, i tanti mercati contadini, i piccoli produttori e gli ottimi ristoranti della Hudson Valley rendono queste zone una meta enogastronomica di primo piano. A conferma di tutto questo, la città di Hyde Park, sulla sponda orientale del fiume, ospita la sede principale del Culinary Institute of America, una delle più importanti scuole di cucina del mondo, all’interno della quale ci sono diversi ristoranti dove gli allievi più brillanti dell’istituto fanno pratica. Fra questi, il più prestigioso è il Bocuse Restaurant, un sofisticato ristorante francese intitolato al leggendario chef transalpino. Ma la Hudson Valley è anche la più antica zona di produzione vinicola negli Stati Uniti, e molte sono le aziende visitabili dove fermarsi per una degustazione o per fare acquisti. La Brotherhood Winery di Washingtonville, a sud di Newburgh, vanta il titolo di più vecchia azienda vitivinicola d’America. La winery è aperta per degustazioni e nei suo diversi spazi, compresa una sua grande e antica cantina, ospita eventi e cene private. 

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08.05.2017

Sono appena 60 i chilometri che separano Milano da Bergamo, eppure a molti inspiegabilmente sfugge l’occasione di scoprire questa bellissima città a due passi dal capoluogo lombardo, forse un po’ più conosciuta da quando le hanno costruito accanto un frequentatissimo aeroporto. Visitare Bergamo significa partire alla scoperta di una città dall'impianto medioevale, dove la storia è leggibile a ogni angolo, e di un'anima proverbialmente laboriosa e dalle tante sfumature che ha utilizzato la sua tenacia e resilienza per mantenere la propria identità nell'alternarsi delle dominazioni. Furono i Veneziani, padroni della città dal 1428, a erigere le mura simbolo della città, costruite su di una precedente fortificazione con l'obiettivo di trasformare Bergamo in una rocca impenetrabile al riparo dallo scomodo vicino spagnolo, dominatore di Milano.  In questo angolo di Lombardia pedemontana tutto sembra conservarsi a dispetto dell'avvicendarsi dei domini in superficie, come il sito sacro della Basilica di Santa Maria Maggiore, più volte ricostruita ma collocata nello stesso punto dal VII secolo. La Basilica offre una sintesi del patrimonio storico e artistico cittadino, con i dipinti di scene bibliche i cui disegni sono in parte attribuiti a Lorenzo Lotto e la tomba del musicista Gaetano Donizetti. Per abbracciare la città dall'alto, dopo averne percorso le tortuose strade ciottolate o via Colleoni – il viale delle passeggiate domenicali - vale la pena di prendere una delle due funicolari, costruite proprio per facilitare gli scambi fra le due parti della città, quella Bassa e quella Alta. Alle 22.00 di ogni giorno, dalla Torre Civica arriveranno i cento colpi che nel Rinascimento avvisavano della chiusura dei ponti sulle mura veneziane e oggi rimangono a ricordare un passato non troppo lontano e certamente vivo nell'impianto urbano della città. Bergamo vanta una lunga tradizione di generosità, senso civico e mecenatismo di cui custodisce ancora oggi, con discrezione e modestia, le preziose tracce. Da una parte c’è la Biblioteca Civica Angelo Mai, con la sua raccolta di volumi avviata a metà del diciottesimo secolo, ospitata da Palazzo Nuovo, cuore della città alta di fronte al Palazzo della Ragione. Dall'altra, Bergamo può contare su un'istituzione come l'Accademia Carrara, museo nato da un lascito testamentario e tuttora capace di attrarre collezioni private d'arte di alto livello affidate all'Accademia perché siano messe a disposizione della cittadinanza. Da non perdere La funicolare di Bergamo Alta Via San VigilioLa funicolare di Bergamo Alta venne costruita nel 1887 per collegare la Città Alta con la Città Bassa. Negli anni si succedettero diversi restauri e rinnovamenti: dopo la Prima Guerra Mondiale venne dotata di due ascensori per piano inclinato, negli anni '60 del secolo scorso vennero installate anche due ulteriore vetture panoramiche, e con il 1987 ha finalmente raggiunto il suo aspetto attuale. Biblioteca Angelo MaiConsiderata una delle più ricche biblioteche italiane di conservazione, è situata nella caratteristica Città Alta, in un’incantevole posizione in Piazza Vecchia. Ha anche funzione di Archivio storico comunale e Biblioteca musicale. Il suo archivio si stima in circa 700.000 volumi, tra documentari, quadri, busti, medaglie, e cimeli. Mura VenezianePasseggiare sulle Mura di Bergamo è un’esperienza davvero affascinante. Le mura inglobano tutta la Città Alta, comprendo una lunghezza complessiva che supera i 5 chilometri, da cui si può cogliere una vista eccezionale sulla Città Bassa.Accademia CarraraIstituita e ideata nel 1794 dal patrizio bergamasco Giacomo Carrara come Pinacoteca e una Scuola di Pittura, ad oggi l’Accademia Carrara è centro per la conservazione, lo studio, e l’esposizione del patrimonio artistico. Nata dalla Collezione Carrara, l'Accademia si è via via arricchita grazie a più di 2.000 lasciti privati, tra i quali vanno ricordati quello del conte Guglielmo Lochis, del senatore del Regno d’Italia Giovanni Morelli, e del critico d'arte Federico Zeri.  La MariannaSe siete dei fan del gelato gusto stracciatella, non potrete evitare di passare a rendere omaggio a questa storica pasticceria di Città Alta aperta nel 1952. Qui, infatti, nel 1961 Enrico Panattoni inventò la Stracciatella, dopo aver trovato la giusta combinazione di crema e cioccolato fondente. Il nuovo gusto venne battezzato col nome “stracciatella” in omaggio ad uno dei piatti più apprezzati dagli ospiti del ristorante, la stracciatella “alla Romana”, una semplice zuppa a base d’uovo e brodo di carne. 

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05.05.2017

Visitare il Giappone può essere, fra le tante cose, anche un pretesto per andare a caccia di sistemazioni memorabili, capaci di farvi dimenticare in un attimo tutta la fatica del viaggio. Fra queste, gli alberghi di stampo tradizionale giapponese sono forse quelli che preferiamo: ecco la nostra lista di aperture recenti e imminenti da non lasciarsi sfuggire nei prossimi mesi. Hoshino Resort Kai Anjin (Itō, Shizuoka)Inaugurato lo scorso 13 aprile, questo albergo costruito attorno a una fonte termale naturale è ispirato all’antica nave San Buena Ventura, la prima imbarcazione occidentale mai costruita in Giappone, sotto la supervisione di William Adams, il celebre navigatore del XVII secolo. Tutte le stanze hanno la vista sull’oceano, che rappresenta anche il tema principale degli interni. L’impagabile vasca all’aperto affacciata sul mare vi consentirà di godere di magnifici tramonti in perfetto relax. E per quanto riguarda la cucina, il ristorante in stile giapponese con un tocco un po’ British serve piatti preparati con il delizioso pesce fresco di Itō. Ashinoko Hanaori (Hakone, Kanagawa)Immerso nella foresta di Hakone, una delle principali destinazioni termali giapponesi, questo albergo pensato per offrire un’esperienza a stretto contatto con la natura aprirà in estate. Affacciato sul bellissimo lago Ashi, Hanaori unisce nel design stile giapponese e occidentale, e fra i suoi servizi ci sono la piscina termale, a grande terrazza e le vasche per il pediluvio in riva al lago. Fra le attrazioni locali ci sono la cabinovia, le crociere sul lago e il Pola Museum con la sua collezione di quadri e ceramiche. Hotel Allamanda Kohamajima (Okinawa)Aperto dal 1° aprile 2017, questo albergo si trova a Kohamajima, nell’arcipelago delle isole Yaeyama nella prefettura di Okinawa, un’isola dal diametro di 17 chilometri conosciuta per le sue piantagioni di canna da zucchero, per le sue spiagge di sabbia bianca e per la sua ampia barriera corallina. Ideale per sfuggire alle rotte turistiche e per praticare sport acquatici, si può raggiungere dall’isola di Ishigaki con una traversata di mezz’ora circa. La vasca termale in argilla marina affacciata sul mare merita davvero. Yufuin Villa Zakuro (Ōita)Questo lussuoso rifugio fatto di appena due camere doppie si trova a Yufuin, Yufu, nella prefettura di Oita, una delle più note destinazioni termali giapponesi. Entrambe le camere sono arricchite da una vasca all’aperto dove ci si può immergere ammirando il magnifico panorama del Monte Yufu. Villa Zakuro fa parte del gruppo Relux, un sito che raccoglie per i suoi iscritti un’attenta selezione di ryokan e alberghi di lusso in tutto il paese. Ubusuna-no-sato TOMIMOTO (Nara)Aperta lo scorso marzo nella storica sede del Kenkichi Tomimoto Memorial Hall ad Ando, dedicata al grande ceramista giapponese, questa struttura comprende il cottage in stile giapponese Takebayashi Tsukiyo, con il salotto idealmente affacciato sulla “foresta di bambù illuminata dalla luna”, e Nisshin, una stanza in stile moderno arricchita da una vasca in ceramica in cui rilassarsi godendo della vista sul giardino tradizionale giapponese. Kamishichiken Oku (Kyoto)Questo albergo di recentissima apertura è composto da sei suite con tatami dove sperimentare la migliore ospitalità di Kyoto. Il ristorante Kurosuke offre degli ottimi kaiseki, piatti formati da piccole porzioni – in questo caso di dievrsi tipi di tofu preparato con la rinomata acqua di Kyoto, accompagnati da ingredienti stagionali. 

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04.05.2017

L’origine di Venice, il quartiere a ovest di Los Angeles affacciato sul Pacifico a sud di Santa Monica, è indissolubilmente legata ai suoi canali, voluti e progettati nel 1905 dal giovane imprenditore Abbot Kinney per bonificare le aree paludose alle spalle della spiaggia e renderle abitabili. Tuttavia, la Venezia californiana, ispirata a quella italiana, non è sempre stata gradevole come la conosciamo oggi: se fino agli anni Venti fu una zona dedita al divertimento e al turismo, intorno agli anni Cinquanta visse un lungo periodo di decadenza che la vide trasformarsi una sorta di baraccopoli con i canali asfaltati fino agli anni Ottanta, quando ebbe finalmente inizio una grande opera di recupero. Oggi i canali limpidi e orlati di fiori di Venice sono una delle principali attrazioni del quartiere, insieme alla spiaggia, ai graffiti, ai caffè, ai ristorantini, alle gallerie e alle boutique che affollano l’Abbot Kinney Boulevard e la Main Street. L’atmosfera, nonostante tutto, è rilassata e vacanziera, e per le strade si mescolano surfisti e celebrità, attori ciclisti, turisti e musicisti di strada, fanatici della forma e giovani skater. A Venice c’è qualcosa d’interessante per tutti, anche se a volte è difficile scansare i luoghi più turistici e scovare i posticini migliori, quelli più amati da chi vive da queste parti. Ecco qualche idea per cominciare. Un caffè da Abbot’s HabitUn semplice bar affacciato sul vivacissimo Abbot Kinney Boulevard che rispecchia l’anima casual e rilassata del quartiere. Sedersi qui la mattina e osservare il quartiere che si sveglia è sempre un’ottima idea, magari con un buon caffè e un piatto di uova e bacon. Uno spuntino da GjustaUna bakery che è anche uno stilosissimo caffè dove potrete scegliere fra una varietà imbarazzante di prodotti da forno dolci e salati, dalla pagnotta casereccia con lievito madre ai croissant, dalle torte ai bialy, dalla mousse di avocado e cioccolato al pane con frutta e noci. Pranzo o cena al French Market CaféParigi incontra la California. Sedersi a uno dei tavoli all’aperto di questo locale in stile francese e ordinare qualcosa da mangiare è decisamente una delle cose da inserire nella lista delle cose da fare a Venice. Il cibo è in stile bistrò, ma dopotutto è l’atmosfera quella che conta. Un giro da Time Warp RecordsSe amate i vecchi vinili, questo negozio di musica saprà darvi un bel po’ di soddisfazioni con la sua selezione di album vintage. Ma c’è anche il rischio che vi faccia scoprire qualcosa di nuovo e altrettanto interessante. Shopping vintage da Animal HouseQuesta amatissima boutique di Venice unisce a una sempre eclettica collezione di pezzi vintage anche una selezione interessante di capi nuovi. Ci sono anche sneaker e libri. Arte contemporanea alla galleria LA LouverScoprire il lavoro di artisti emergenti californiani e internazionali senza praticamente spostarsi dalla Venice Boardwalk, il famoso lungomare orlato di palme, non ha prezzo. Una tappa imperdibile per chi desidera familiarizzare con l’ambiente artistico del quartiere.  

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03.05.2017

La splendida Siracusa, gioiello della Magna Grecia nella Sicilia sud-orientale, fu fondata da un gruppo di coloni provenienti da Corinto nell'VIII secolo a.C., per poi essere conquistata dai Romani nel 212 a.C. Il cuore antico della città si trova sul mare, e in particolare sull'isola di Ortigia, la cui particolarità risiede nell’avere sul suo territorio sorgenti naturali d'acqua dolce, come la Fonte Aretusa o la Fontana degli Schiavi, che l’hanno resa fin dall’età del bronzo luogo ideale per un insediamento. Collegata alla terraferma tramite il Ponte Umbertino, Ortigia è presidiata dal Castello di Maniace, il cui nome deriva da quello del comandante bizantino che lo volle erigere a difesa della città. Dalla prima fondazione del 1038 a oggi, la struttura ha subito molte modifiche, aggiunte e crolli, ma resta uno dei simboli dell'isola e della città. Al VI secolo risale invece il Tempio di Apollo, il più antico tempio dorico periptero, cioè circondato da portici o colonne, dell'antica Grecia Occidentale. Il luogo sacro più importante della città coincide con il Duomo in stile barocco e rococò all'esterno, ma con una complessa stratificazione di epoche e ruoli espressa all'interno. Il sito dell'attuale Duomo era infatti sede di un importante tempio dedicato ad Atena ai tempi della polis, successivamente convertito in chiesa: le tracce del tempio sono ancora presenti e si mescolano a quelle della successiva epoca medioevale e al Barocco, sintetizzando in un unico monumento un'attitudine autentica alla convivenza e al rispetto.Dove fermarsi a mangiareLe Comari Piazza San Giuseppe, 8 L’autentica cucina siciliana in versione vegetariana a due passi dal Duomo con un menù che cambia ogni settimana e un’attenta selezione di prodotti genuini e locali. Ristorante Don CamilloAll’interno di un silenzioso ex-edificio religioso in una delle strade più belle di Ortigia, questo piccolo tempio della gastronomia sicula dal 1985 delizia i suoi ospiti fin dal 1985. Le Vin de l’AssassinCurato e accogliente bistrot in stile francese con un delizioso cortile dove i sapori della cucina d'oltralpe incontrano i profumi della Sicilia.  

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27.04.2017

Situato proprio nel cuore di Tokyo e dedicato alla memoria dell’Imperatore Meiji e dell’Imperatrice Consorte Shoken, il Santuario Meiji è circondato dall’incantevole paesaggio di una vasta foresta urbana. Due sono i grandi festival qui ospitati in primavera e in autunno, ma quello di primavera è senza dubbio il più grandioso dei due, in programma dal 29 aprile al 3 maggio, quando la natura è all’apice del suo splendore. All’interno del tempio i devoti compiono i riti shinto, mentre all’esterno, davanti al Santuario, un palcoscenico temporaneo ospita una serie di spettacoli di generi diversi, che comprendono il Bugaku (danze tradizionali giapponesi), il Noh (dramma musicale), una serie di Kyōgen (intermezzi comici), il Sankyoku (trio strumentale) e l’esecuzione di musiche tradizionali e suonate con il Satsuma Biwa (una specie di liuto). Le azalee e le rose del Giappone in piena fioritura primaverile renderanno ancor più memorabili le vostre passeggiate nei dintorni del Santuario. Il fitto programma di eventi comprende il Bungaku la mattina del 29 aprile, mentre per il 2 maggio sono previsti Noh e Kyōgen la mattina e musica tradizionale il pomeriggio. La gara di tiro con l’arco giapponese si terrà la mattina del 3 maggio presso il Shiseikan Dōjō. Tra gli altri eventi degni di nota, anche un convegno di poesia tanka il 7 maggio, a chiusura del periodo di festività. Ecco un paio di negozi in cui acquistare dei wagashi, i tradizionali dolci giapponesi, ideali per vincere i morsi della fame tra un evento e l’altro. MizuhoUno dei migliori negozi di daifuku (dolcetti di riso ripieni) a Tokyo, Mizuho è specializzato esclusivamente in questa golosità. I daifuku di Mizuho sono piacevolmente dolci, con un leggero sentore salato e un equilibrio perfetto tra la friabilità della pasta di riso e la morbidezza del ripieno di anko (marmellata di fagioli rossi). Toraya Café Omotesandō HillsAperto cinque secoli fa (originariamente a Kyoto), Toraya è un caffè e un negozio in cui è possibile trovare una grande varietà di dolciumi a base di an, la tradizionale pasta di fagioli dolci, rinomati in tutto il Giappone. 

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26.04.2017

Ci vuole un animo romantico per godere pienamente della bellezza della Riviera dei Fiori, l'estremo lembo di Ponente di Liguria che va dal paesino di Andora alla Francia, oltre il confine con Ventimiglia. Le colline alle spalle dei paesi sono ricoperte di terrazze e di ulivi: qui si trova Taggia con le sue specialità di olio e di olive che mescolano cucina di terra e cucina di mare. I borghi medioevali, le dimore nobiliari e i castelli dimostrano come i signori di ogni epoca abbiano scelto questi luoghi per insediarsi o per trascorrere gli inverni, altrimenti troppo rigidi in città. Le cittadine, da Ventimiglia a Sanremo fino a Bordighera, sono ancora piccole, assai più che a misura d'uomo, ma tradiscono con lo sfarzo di alcuni loro palazzi una certa vocazione al divertimento, alla cultura e alla leggerezza. Le occasioni di svago non mancano: la Riviera dei Fiori vanta non solo il popolarissimo Festival della Canzone Italiana, ma anche la corsa ciclistica Milano-Sanremo, di cui si tenne la prima edizione il 14 aprile 1907, e la Battaglia dei Fiori di Ventimiglia, una sorta di carnevale fuori stagione che vede sfilare nella seconda metà di giugno carri sormontati da figure allegoriche di cartapesta e ricolmi di fiori. Natura, buon cibo e appuntamenti mondani nel segno del gioco, della musica e dello sport animano le coste e magari aiutano a scacciare un pizzico di malinconia, sempre velata di ironia come è tipico dello spirito ligure. Bordighera è la cittadina che riassume più di ogni altra l'anima di questi luoghi e che lega la sua storia a quella della Regina Margherita di Savoia, la cui presenza attirò nella seconda metà dell’Ottocento una variopinta folla di esponenti della nobiltà italiana e internazionale dell'epoca, ma anche artisti e intellettuali. Fra i lasciti di quel periodo dorato sono da annoverare, le palme che caratterizzano il verde della cittadina e il lampadario che orna la chiesa della Maddalena, dono della Regina. Ma questa è anche la terra dove Italo Calvino è cresciuto e si è formato, è la terra che ha ispirato Riviere del poeta Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975: ai suoi  Maestri è dedicato il Parco Culturale della Riviera dei Fiori e delle Alpi Marittime, che traccia fra il mare e le colline i percorsi di chi ha saputo raccontare queste terre e le loro mille sfumature. La Riviera dei Fiori è, infatti, tutto questo ma anche semplicemente una splendida costa dal mare limpido, più generoso con la spiaggia che in altre parti della regione tanto da lasciare tutto lo spazio per godersi un clima perfetto in ognuna delle sue sfumature stagionali e di permettere, a chi vuole, di fare sport sulla sabbia. Ognuno può costruire il suo percorso fra storia antica e contemporanea, arte, natura, cultura, enogastronomia, musica e sport e scegliere il tono da dare al proprio soggiorno, sotto l'ala protettrice di un clima ideale dodici mesi all'anno. Crediti fotografici;Foto Archivio Agenzia Regionale "In Liguria"

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24.04.2017

Forse potrà sembrarvi strano ma a Monaco la primavera e l’estate possono essere davvero calde e gradevoli, a dispetto degli inverni piuttosto rigidi. E con l’arrivo dei primi tepori chi vive in città ama passare più tempo possibile all’aperto, fra i mercati, i parchi e i tanti biergarten sparsi per la città, ma anche sulle rive del fiume Isar, dove non è affatto insolito vedere comitive intente a prendere il sole o a preparare un barbecue.E quando i confini della città stanno stretti, la verde Baviera offre molte destinazioni piacevoli a pochi chilometri per una piccola fuga lunga un giorno o poco più. Ecco qualche idea. Rothenburg ob der TauerLungo la famosa Romantische Straße, l’itinerario lungo quasi 400 chilometri che unisce Füssen a Würzburg attraversando molti luoghi storici e paesaggistici della Baviera, questa cittadina medievale sorta nel X secolo attorno al castello dei conti di Rotherburg è famosa per i sui scorci pittoreschi, le stradine, le torri e le tipiche case a traliccio. Racchiusa all’interno delle antiche mura, ha il suo cuore nella Marktplatz, la Piazza del Mercato, dominata dall’imponente edificio gotico e rinascimentale del Municipio. Da qui, la via principale della città (Herrngasse), costeggiata da case colorate, negozi e balconi fioriti, porta fino ai Giardini del CastelloNeuschwansteinA meno di due ore di automobile da Monaco, il castello di Neuschwanstein compare in cima a una collina come una visione uscita da una favola. E in effetti questo incredibile edificio di fine Ottocento costruito nello stile delle antiche residenze feudali tedesche è il modello al quale Disney s'ispirò per i più celebri castelli dei suoi film animati, nonché per quello di Disneyland.Commissionato da Ludwig II di Baviera, cugino della celebre Imperatrice d'Austria  Sissi, Neuschwanstein fa parte di una serie di castelli che il re progettava di far costruire e per i quali sperperò tutto il suo patrimonio personale.Conosciuto anche come der Märchenkönig ("il re delle favole"), Ludwig fece erigere questo lussuoso rifugio disseminato di omaggi all'arte di Richard Wagner, di cui fu grande sostenitore, in cima a una collina affacciata sul villaggio di Hohenschwangau, nel sud-ovest della Baviera, dove ancora oggi ogni estate circa 6.000 visitatori al giorno si recano per ammirarne la bellezza senza tempo. Ratisbona126 chilometri a nord di Monaco, questo piccolo gioiello è la più antica città tedesca (con quasi 2.000 anni di storia) e anche quella meglio conservata, tanto da essersi meritata la designazione di Patrimonio culturale dell'UNESCO per il suo magnifico centro storico fatto di stradine, piazze ed edifici così integri da sembrare un set cinematografico.La città, ricca e potente fino al 1245 e poi per molti secoli rimasta ai confini della storia e dell’economia tedesca, fu infatti risparmiata dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, per rifiorire ne dopoguerra grazie all’industria e alla fondazione dell’Università. Fra i suoi monumenti più importanti ci sono il ponte romanico Steinerne Brücke e il duomo gotico di San Pietro, oltre alle tante chiese e monasteri antichi e al Municipio. Kehlsteinhaus (il Nido dell’Aquila)Ci vogliono quasi tre ore per raggiungere da Monaco la zona di Obersalzberg, amena località alpina al confine con la Svizzera, ma vale la pena di spingersi fino a questi luoghi così belli, la cui fama è però generalmente associata alla figura di Adolf Hitler, che qui veniva in villeggiatura. E proprio lo chalet-fortezza donato al dittatore tedesco dal partito nel 1939, costruito a 1.834 metri sul picco del Kehlstein, è oggi una delle maggiori attrazioni della zona: trasformato in un ristorante con belvedere, lo si raggiunge arrampicandosi lungo una strada tutta curve lunga 7 chilometri, superando una galleria e infine prendendo un ascensore 

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20.04.2017

Chi ha l’ha detto che gli acquari sono roba per bambini? Negli ultimi anni, questi luoghi affascinanti si sono trasformati in attrazioni anche per adulti, sempre più tecnologiche e spettacolari, davvero capaci di creare l’illusione di trovarsi sott’acqua. I giapponesi ne sono particolarmente appassionati, per cui ecco una lista degli acquari più interessanti del paese. Aqua Park Shinagawa, TokyoRinnovato e riaperto nell’estate del 2015, l’Aqua Park è uno dei più rinomati acquari di Tokyo e la sua collocazione presso lo Shinagawa Prince Hotel, accanto alla stazione di Shinagawa, lo rende anche facilmente raggiungibile. Si tratta di uno spazio enorme suddiviso in 11 aree, fra le quali il Magical Ground, con la grande vasca dotata di pannello touch e di un’affascinante scenografia di fiori digitali che si mescolano alla vita acquatica, il Dolphin Party, un grande carosello con musica e luci LED, e il Port of Pirates, che offre ai visitatori l’esperienza d’imbarcarsi su un enorme e galeone dei pirati. Fra le attrazioni da non perdere segnaliamo la Jungle Zone, la piazza dove si possono vedere da vicino le creature del mare, lo Stadio dei delfini, il tunnel lungo 20 metri illuminato da un lucernaio e la Jellyfish Ramble, una splendida esposizione di meduse. Sumida Aquarium, TokyoAl 5° e 6° piano del West Yard di Skytree Town, questo acquario utilizza esclusivamente acqua di mare artificiale, con un netto risparmio in termini di emissioni poiché non è necessario trasportare l’acqua in grossi serbatoi, e senza compromettere la qualità della vita delle creature acquatiche. Una delle attrazioni principali è il percorso in salita lungo 50 metri con le vasche delle meduse e gli specchi triangolari che creano l’illusione di trovarsi immersi nell’acqua. C’è anche la più grande vasca aperta del Giappone, che nelle sue 350 tonnellate d’acqua ospita una vasta colonia di pinguini di Magellano sotto le luci a LEDKamo Aquarium e Jellyfish Dream Theatre, Tsuruoka City, YamagataIl Kamo Aquarium è fra i più importanti al mondo per varietà e numero di meduse e partecipa al progetto Palau Project della Facoltà di Scienze dell’Università di Yamagata, che prevede l’esposizione di specie rarissime. Il Jellyfish Dream Theatre è una vasca di 5 metri di diametro che contiene circa duemila meduse comuni, una vista davvero incredibile. Kaiyūkan, OsakaAperto nel 1990, è uno dei più famosi acquari in Giappone. Tutto gira intorno all’idea del pianeta terra e delle creature viventi che in esso interagiscono come un organismo unico. Un magnifico viaggio virtuale nelle diverse aree dell’Oceano Pacifico, che trova il culmine nell’Aqua Gate, una passeggiata “sottomarina” all’interno di un tunnel trasparente, circondati da colorati pesci tropicali. Ci sono poi lo spazio dedicato alla Foresta del Giappone, quella che riproduce l’ambiente roccioso delle Isole Aleutine con le lontre, la Baia di Monterey Bay popolata di foche e leoni marini, la Baia di Panama con l’ecosistema della foresta pluviale, la foresta ecuadoriana con gli animali e le piante del Rio delle Amazzoni... Incredibile poi la vista dei pinguini che marciano nella riproduzione dell’ambiente antartico, dei delfini che nuotano nel Mare della Tasmania, dei coralli e dei pesci colorati della Grande Barriera Corallina, senza dimenticare il più grande granchio del GiapponeEchizen Matsushima Aquarium, FukuiAperto nel lontano 1959, l’acquario si trova accanto alle scenografiche falesie del Tōjinbō e ospita delfini, tartarughe marine e pesci d’alto mare. Il pavimento trasparente dell’area dedicata al Mar dei Coralli vi darà la sensazione di galleggiare sull’acqua fra creature come il pesce luna. È possibile affittare l’acquario dopo la chiusura al costo di 10.000 yen e goderselo in solitaria. Shimonoseki Marine Science Museum “Kaikyokan”Situato sullo Stretto di Kanmon, ha una caratteristica unica: la vasca che riproduce il vortice alto due metri e le maree dello Stretto. Camminando nel tunnel sottomarino si può osservare il fronte dell’onda infrangersi con spruzzi d’acqua sopra la propria testa. Il fascino unico di questo luogo consiste però nelle oltre 100 specie differenti di fugu (pesce palla velenoso) in mostra. Altre specie rare comprendono il takifugu, il pesce istrice e il pesce luna. 

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12.04.2017

In un certo senso, i vulcani sono piccole e a volte spaventose finestre su ciò che accade costantemente sotto i nostri piedi. Trattandosi delle più spettacolari manifestazioni superficiali dei fenomeni in atto all’interno della terra, sebbene rappresentino un pericolo concreto e imprevedibile, come tragicamente c’insegna la storia, essi hanno da sempre esercitato un fascino irresistibile sull’uomo.A rendere le cose ancora più complicate c’è il fatto che nemmeno i vulcanologi riescono a mettersi d’accordo sulla definizione di “vulcano attivo”. Il motivo è presto detto: poiché la vita di un vulcano può raggiungere anche milioni di anni, parlare di vulcani “attivi” appare ridicolo in relazione alla durata della vita umana. Quasi tutti i vulcani hanno diverse migliaia di anni ed eruttano molte volte – tuttavia, spesso, questo non accade negli 80/90 anni di durata di una vita umana. Dunque, se in relazione alla propria durata di vita sono considerabili attivi, non lo sono secondo i parametri umani. Oggi esistono 1.500 vulcani potenzialmente, e circa 500 milioni di persone vivono nelle loro vicinanze. Tutto ciò può sembrare spaventoso, ma bisogna ammettere che avere la fortuna di ammirare queste meraviglie naturali – anche soltanto per pochi momenti – è un’esperienza unica e desiderabile. Perciò, ecco quattro vulcani da vedere almeno una volta nella vita. Eyjafjöll, IslandaMeglio noto come Eyjafjallajökull – l’impronunciabile nome del ghiacciaio che lo ricopre – questo vulcano 120 chilometri a sud-est di Reykjavik è salito alle cronache nel 2010 quando un’enorme nuvola di fumo si è innalzata dalle sue cime provocando lo scompiglio nei cieli di tutto il mondo, con voli cancellati e rimandati. Il vulcano si può visitare a piedi, sugli sci oppure a bordo di una jeep – ma sempre accompagnati da una guida, perché i crepacci del ghiacciaio possono essere estremamente pericolosi.  www.visiticeland.com Popocatépetl, Messico70 chilometri a sud-est di Città del Messico, con i suoi oltre 5.000 metri questo magnifico vulcano attivo dalla cima innevata affettuosamente chiamato “El Popo” è la seconda montagna più alta del Messico (dopo lo Ixtaccíhuatl o “Pico de Orizaba”). Coerentemente con il suo nome – che in lingua atzeca significa “Montagna Fumante” – appena l’anno scorso ha fatto zampillare ceneri e sassi sulla capitale, per cui salire in cima non è consigliabile. Per godere di un’ottima vista su entrambi i vulcani si può raggiungere il Parco nazionale che li circonda entrambi, l’Izta-Popo National Park, e arrivare fino al Paso de Cortés, che si trova a metà fra le due cime all’altezza di 3.400 metri.www.visitmexico.com Krakatoa, IndonesiaQuest’isola vulcanica e il suo arcipelago nello Stretto di Sunda, fra Java e Sumatra, sono il risultato di una terribile eruzione che, nel 1883, ha distrutto fra ondate di tsunami l’isola preesistente e i suoi tre vulcani. L’attività eruttiva è attualmente concentrata sull’isola di Anak Krakatau, emersa nel 1927 dalla caldera creatasi nel 1883. L’isola è un Parco Nazionale, e per visitarla occorre un permesso speciale (incluso solitamente nelle visite guidate). Si può anche ammirarla dalle barche che fanno il giro dell’arcipelago, fermandosi poi a fare snorkeling nella barriera corallina.www.indonesia.travel Mauna Loa, HawaiiIn lingua hawaiiana, il nome significa “Montagna Lunga”, e in effetti il Mauna Loa non è soltanto il vulcano più grande del mondo, ma anche la montagna più alta del pianeta; sebbene infatti s’innalzi di “soli” 4.025 metri sulla superficie del mare, i suoi lunghi fianchi affondano nel mare per altri 5.761 metri, e dunque fra la cima e la base del vulcano ci sono 9.966 metri. Il Mauna Loa occupa una buona metà di Big Island, e ha eruttato ben 33 volte dalla sua prima eruzione accuratamente documentata nel 1843, l’ultima volta nel 1984. Per raggiungere il vulcano c’è una strada panoramica lunga 27 chilometri percorribile con ogni tipo di vettura, che conduce fino all’Osservatorio Astronomico sul fianco della montagna. Di lì può cominciare il trekking verso la cima.www.gohawaii.com 

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10.04.2017

Soho, acronimo South of Houston Street, è noto soprattutto per essere una zona dedita allo shopping e al divertimento. Questo vivacissimo angolo di Lower Manhattan, ex-quartiere manifatturiero i cui edifici industriali perfettamente conservati oggi ospitano ristoranti, bar, gallerie e boutique di moda, è sulla cresta dell’onda fin dagli anni Settanta, e sebbene sia cambiato molto negli anni il suo spirito originario non accenna a esaurirsi. Andare in giro per Soho significa poter scegliere fra alcuni dei migliori bar e ristoranti in città, e l’offerta è così varia e interessante che stilare una classifica sarebbe sostanzialmente impossibile. Perciò, abbiamo deciso di seguire l’istinto e di consigliarvi alcuni dei nostri posticini preferiti in zona. Fanelli CafeVera e propria istituzione di Prince Street, questo caffè fondato a metà Ottocento riesce davvero  a trasmettere lo spirito della “vecchia Soho”. La clientela spazia dai turisti vestiti di tutto punto ai residenti e agli artisti che non hanno mai lasciato il quartiere dagli anni Settanta. Sedetevi al bancone e ordinate una birra alla spina (o un whisky – liscio, naturalmente), e se avete fame sappiate che anche il cibo in stile pub qui è ottimo. EmporioNel cuore di Nolita, fra i tanti ristoranti italiani ottimi ma senza pretese, Emporio spicca per l’atmosfera trendy eppure autenticamente romana. La specialità di questo ristorante di quartiere è infatti proprio la cucina romana (con molte ottime opzioni senza glutine), ma si può passare anche solo per un bicchiere di vino o un drink dopo il lavoro, oppure per il brunch nel fine settimana. La loro pizza al forno a legna è fra le migliori di Manhattan, e fanno uno spritz davvero fantastico.  The DailyUn cocktail bar segreto ma non troppo che richiama davvero l’atmosfera di uno speakeasy anni Venti – cosa che molti locali simili non riescono a fare. La lista dei cocktail è piccola e cambia ogni giorno, perciò la cosa migliore da fare è sedersi al bancone e spiegare ai baristi che cosa vi piace: riusciranno certamente a tirare fuori un ottimo cocktail servito con tutti i crismi. Già solo guardarli all’opera è puro divertimento.  Sanctuary TCucina americana contemporanea con un occhio alla salute, miscele di the artigianali e cocktail su misura: ecco la formula del successo di questo ristorantino accogliente dall’eleganza minimalista nel cuore di Soho, il cui nome è ispirato al desiderio del proprietario Dawn Cameron di offrire ai suoi clienti un rifugio dal caos della città, dove dedicarsi al sensuale rito del the. E il the è decisamente protagonista, qui, con oltre 50 miscele differenti fra cui scegliere. Grazie a Chris Chavez per le segnalazioni 

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05.04.2017

Avete mai assaggiato il ten-don? Si tratta di un piatto a base di riso arricchito da una croccante e colorata tempura mista di gamberetti e verdure di stagione. Considerato il re dei piatti a base di riso, ha origini incerte. Secondo alcuni il primo ten-don sarebbe stato servito da San-Sada, un ristorante di Asakusa non lontano dal grande portale Kaminarimon, simbolo del quartiere, nel 1837. Secondo altri avrebbe invece fatto il suo debutto nella bancarella di un venditore di cibo di strada a Shimbashi nel 1831. Quale che sia la verità, la cosa certa è che il ten-don è un piatto tipico della cultura Edo. Oggi lo si trova facilmente nei ristoranti di Tokyo che servono soba o tempura, ma per assaggiarlo nei locali più rinomati occorre prenotare e non sempre la cosa si rivela facile. Una buona alternativa è assaggiarlo a pranzo, quando i ristoranti sono meno affollati. Ecco dove. San-Sada (Asakusa)Fondato più di 180 anni fa vicino al celebre Kaminarimon, è considerato il luogo di nascita del ten-don ed era molto frequentato nel Edo dai fedeli di ritorno dal vicino tempio di Sensō-ji. Il fondatore, Sadakichi, originario della provincia di Mikawa (l’attuale prefettura di Aichi), aprì un ristorante di tempura di fronte alla sua casa di Nigyōchō e lo chiamò Mikawa-ya Sadakichi, abbreviato poi in San-sada ( “san” è una pronuncia alternativa del carattere “mi” nel dialetto di Mikawa). Oggi offre un ten-don in puro stile Edo servito in tre formati differenti con olio di sesamo. Particolarmente apprezzata è la tempura mista di pesce e verdura. Tempura Masa (Ginza)Questo ristorante assolutamente esclusivo ha soltanto 10 piatti in carta e suoi prezzi sono allineati all’alta qualità della cucina. La specialità della casa è la croccante tempura di gamberetti e altri ingredienti locali servita su una ciotola di riso e preparata al momento nella cucina a vista.   Ten-don Kaneko-Hannosuke (Nihombashi)Ecco un ristorante dove si serve soltanto ten-don, in particolare un’abbondante porzione di riso arricchita da tempura di anguilla, calamari fritti, vongole, gamberi, peperoncini verdi, uova alla coque e alga nori fritta. Tutto il pesce arriva freschissimo ogni mattina dal mercato di Tsukiji. Il segreto del successo di questo piccolo e sempre affollatissimo locale è la sua speciale salsa tare in stile Edo, molto apprezzata dai clienti. Yama no Ue Hotel (Surugadai, Kanda)Questo albergo si trova a Kanda, in quello che fu in passato il quartiere degli editori a Tokyo, e dunque ha avuto l’onore di ospitare grandi autori come Yasunari Kawabata, Yukio Mishima e Shōtarō Ikenami. Il ten-don era uno dei piatti più amati dagli scrittori, preparato con ingredienti stagionali selezionati e cotto in due padelle separate a temperature diverse – il pesce ad alta temperatura per ottenere una consistenza ben croccante, le verdure a temperatura più bassa per una texture piacevolmente fragrante. 

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30.03.2017

Croccanti panini (Semmel) farciti di burro e marmellata o prosciutto e formaggio, una fetta di ciambellone marmorizzato (Gugelhupf) oppure un Kipfel, l’antenato del croissant e del nostro amato cornetto, il tutto accompagnato da un bel caffè fumante. La classica colazione austriaca è abbondante e di gran soddisfazione, ma per chi preferisse qualcosa di più moderno o internazionale, nei migliori caffè di Vienna, come in tutte le grandi capitali, l’offerta è davvero infinita; si può scegliere una colazione dolce a base di ottima pasticceria oppure salata, con uova, bacon e tutto il resto, oppure un brunch completo. Sì, ma dove? Ecco alcuni dei nostri indirizzi preferiti. Haas & HaasÈ praticamente impossibile non trovare la propria colazione preferita fra le oltre 30 proposte da questo leggendario ed elegante caffè di Stephansplatz, che offre una sorta di viaggio attorno al mondo esplorando le tradizioni mattutine di paesi diversi. Ad accompagnare il cibo, the, caffè oppure un’ottima cioccolata. Non mancano le opzioni vegetariana, gluten-free e senza latticini. Das AugustinQuesto grazioso posticino un po’ fuori mano, non lontano dalla fermata Johnstrasse della U-Bahn, è un vero paradiso per foodie. Quando il tempo lo permette, si può fare colazione oppure ordinare il brunch all’aperto nel suo bel cortile “segreto”, scegliendo fra il classico menù austriaco, quello all’americana o le più esotiche proposte internazionali. Poi, naturalmente, un caffè (espresso, americano, au lait) oppure un chai, un lassi, un sencha... UlrichA due passi dal quartiere dei musei, Ulrich è un caffè-ristorante dall’atmosfera contemporanea e rilassata dove la colazione spazia da uova & bacon al piatto vegan. La colazione viennese si chiama Tabula Rasa ed è super abbondante (Semmel, salumi, foraggi, uova, yogurt e muesli e tutto il resto). Per chi vuole stare leggero, invece, ci sono smoothie e succhi freschi. Motto am FlussSe quella che cercate è una colazione con vista, questo è il posto giusto. Il Motto si trova infatti direttamente sul Canale del Danubio, sopra la futuristica stazione dei traghetti che lungo il fiume portano a Bratislava. L’elegante caffè sulla terrazza offre un’ottima colazione a tutte le ore del giorno – dal breakfast sandwich al croissant accompagnato da café au lait fino al brunch vero e proprio – oltre a pane casalingo, marmellate artigianali, smoothie fatti sul momento e limonata fatta in casaCafe AnsariNon lontano dal Motto, in fondo alla parte più tranquilla di Praterstrasse, il tranquillo caffè aperto qualche anno fa dall’artista georgiana Nana Ansari e da suo marito Nasser propone uno stile gastronomico decisamente originale, che mescola la cucina georgiana tradizionale a quella orientale. Tutto questo si riflette naturalmente anche sulla colazione, offerta nelle versioni russa e orientale ma anche viennese o leggera con yogurt, muesli e frutta fresca e secca. Nel periodo estivo l’ideale è accaparrarsi un tavolo all’aperto

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29.03.2017

Un altro ristorantino a Trastevere? Ebbene sì, lungo le stradine acciottolate del quartiere più godereccio e nottambulo di Roma, l’apertura di un nuovo locale è storia di tutti i giorni. Ogni tanto, però, arriva qualcuno con un’idea che rompe gli schemi e riesce a distinguersi dall’offerta già sovrabbondante d’indirizzi dove fermarsi e bere e mangiare qualcosa. L’ultima fra le imprese curiose e degne di nota è quella di Eggs, il bistrò che l’8 marzo scorso ha aperto le porte in vicolo del Cedro con una proposta decisamente “tematica”. Ecco perché, secondo noi, vale la pena di andare a dare un’occhiata: 1. Perché la carbonara non è una sola.E dunque qui il classico piatto della cucina romana a base di pasta, uova e guanciale è proposto in molte variazioni di colore (e sapore), da quella viola con patate vitelotte a quella verde con carciofi croccanti, fino alla carbonara arancione con i fiori di zucchina. Ma i puristi aspettino ad arricciare il naso, perché sotto l’ombrello di Eggs, oltre alle uova di gallina ci sono anche quelle di quaglia, struzzo, riccio e persino il caviale2. Perché le uova non vengono da galline qualsiasi.Locali e biologiche, le uova di gallina utilizzate da Eggs arrivano da piccoli produttori locali, in particolare Paolo Parisi, Peppovo e L'Uovo e la Canapa3. Perché dietro ci sono le ragazze di Zum.Ossia la chef Barbara Agosti e le sue socie Laura Iucci e Dominika Kosik, artefici del successo del primo locale interamente dedicato al tiramisù artigianale, in Campo de’ Fiori. Un gruppo affiatato e decisamente propenso alla realizzazione di idee insolite e originali. 4. Perché gli arredi sono speciali.O meglio creati da una persona speciale, Simona Iucci, che ha coinvolto i ragazzi del carcere di Lisbona (dove lei lavora e vive) nella realizzazione di arredi a partire da materiali di cantiere. 5. Perché c’è lo zampino di Puntarella Rossa.E a giudicare dalla schiettezza delle opinioni del celebre sito di recensioni di ristoranti, c’è da scommettere che nello stringere una partnership con quest’impresa abbia avuto un occhio particolare per la qualità. Per Eggs, Puntarella seleziona i vini naturali e artigianali presenti in menu e organizza presentazioni e incontri con produttori locali e chef. 

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22.03.2017

Kanazawa, capitale della prefettura di Ishikawa sul Mar del Giappone, raggiunse il suo massimo splendore sotto il regno della dinastia Kaga, nel periodo Edo (1603-1868). Dopo la presa di potere da parte di Toshiie Maeda, infatti, la città non fu mai più colpita da guerre o terremoti, e dunque le sue strade acciottolate e le sue mura di terra sono giunte intatte fino a noi. Costruita intorno al suo castello in una zona delimitata dai fiumi Sai e Asano, nel XVI secolo Kanazawa aveva la quarta popolazione più vasta in Giappone dopo Edo, Osaka e Kyoto. Il feudo di Kaga, in compenso, era il più ricco della nazione: le otto famiglie Maeda del clan Kaga e il loro entourage presero residenza nel castello e negli edifici circostanti, oggi al centro di un itinerario artistico e culturale che comprende un museo e una casa-memoriale. Oltre alle residenze dei samurai, il clan Kaga ci ha lasciato poi anche molti celebri giardini, senza contare l’impegno nella promozione della cultura e la raccolta di un’enorme quantità di libri e altri scritti, al punto che, nei decenni a seguire, la letteratura Meiji prosperò grazie al lavoto dei tre più grandi autori di Kanazawa: Kyōka Izumi, Murō Saisei e Shusei Tokuda. Una tradizione, quella letteraria, che prosegue ancora oggi con autori contemporanei nati o residenti a Kanazawa, come Hiroyuki Itsuki e Kei Yuikawa. Oggi, però, una delle maggiori attrazioni del luogo è la sua tradizioe gastronomica, che fa tesoro degli ingredienti freschi e di altissima qualità offerti dal mare e dalle montagne. Ecco una lista di luoghi e indirizzi che vi consentiranno di scoprire tutto i meglio di Kanazawa nella splendida stagione della fioritura dei ciliegi. Nagamachi BukeyashikiQuesto splendido quartiere ancora a bitat e spesso utilizzato per riprese cinematografiche o servizi fotografici è caratterizzato dalla presenza delle antiche residenze dei samurai legati al clan Kaga-Maeda clan, visitabili insieme al museo dedicato Tempio di OyamaEretto nel 1873 in memoria di Tohiie Maeda, questo santuario si distingue per lo splendido portale terminato nel 1875 e caratterizzato da un interessante mix di  cultura tradizionale giapponese, cinese ed elementi architettonici europei. In particolare, la meravigliosa vetrata è qualcosa d’imperdibile, sia quando è attraversata dalla luce del sole, sia la sera grazie all’illuminazione, che resta accesa fino alle 22.00. Nel giardino,collegato attraverso la porta a est con il castello di Kanazawa, c’è uno stagno con tanto di isola e ponticelli a forma di strumenti musicali tradizionali giapponesi. Museo MaedatosanokamikeIl museo raccoglie svariate collezioni appartenute alla dinastia Maeda Tosanokamike, inclusi alcuni oggetti davvero preziosi come l’armatura e l’elmo indossati da Toshimasa Maeda e antichi volumi. Kenroku-enSi tratta di uno dei tre più grandi giardini paesaggistici del Giappone insieme al Kōraku-en di Okayama e al Kairaku-en di Mito. Il nome fa riferimento alle sei qualità del paesaggio perfetto: spaziosità, silenzio, artificio, antichità, corsi d’acqua e scenario naturale. È considerato il luogo migliore a Kanazawa dove ammirare i ciliegi in fioreNagamachi YuzenkanLo Yuzen è l’arte della decorazione tradizionale dei kimono, fiorita sotto il dominio del feudo di Kaga a metà del periodo Edo, che prende il nome dal suo inventore Yuzen Miyazaki. Il cosiddetto Kaga Yuzen ha alcune caratteristiche distintive, come lo stile pittorico concentrato su motivi naturali e classici e l’uso dei cinque colori legati alla dinastia (blu scuro, marrone scuro, ocra, verde erba e porpora). Qui si tengono laboratori di Yuzen e si possono affittare kimono. Crafts HirozakaQuesto atelier raccoglie le venti forme di artigianato tradizionale che rappresentano l’inestimabile patrimonio Kanazawa. Organizza mostre e seminari, e ha anche un interessante gift shop dove trovare souvenir originali. Museo Kutaniyaki Le porcellane Kutani risalgono al 1655, l’epoca di Toshiharu Maeda, e sono considerate autentici capolavori dai grandi intellettuali e artigiani della porcellana. Questo museo di Kaga, non lontano da Kanazawa, raccoglie circa 360 anni di grande artigianato artistico. Le delizie localiPoiché si trova vicina sia al mare, sia alla montagna, Kanazawa è uno scrigno di preziosi ingredienti in ogni stagione. La primavera è il momento dei germogli di bambù e delle ricette a base di piccoli pesci di fiume. Il mercato Ohmicho Ichiba – conosciut anche come “la cucina di Kanazawa” – è davvero una tappa imperdibile per scoprire gli ingredienti freschi che stanno alla base della gastronomia locale. I dolci wagashi sono un’altra specialità del posto; nati per accompagnare la cerimonia del the, molto in voga qui al tempo della dinastia Maeda, oggi sono venduti un po’ ovunque. Presso l’Ufficio del turismo della Prefettura di Ishikawa si può anche imparare a prepararli con le proprie mani.Infine, il sake è un altro dei gioielli della corona della dinastia Kaga. Si prepara con il riso delle pianure locali e l’acqua fresca che sgorga dalle fonti del Monte Haku. Se doveste trovarvi nella zona di Higashi Chaya, fate un salto da Higashiyama Shuraku e potrete degustare circa 120 qualità di sake locale, e acquistare una bottiglia del vostro preferito. 

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22.03.2017

Nuotare, andare in barca a vela, fare sport acquatici e persino immersioni a due passi da Amsterdam. Chi l’avrebbe mai detto? Eppure è proprio così: quando arriva la bella stagione, basta percorrere 18 chilometri in direzione sud dalla capitale olandese fino al grazioso villaggio di Vinkeveen, a est del quale si apre l’area nota come Vinkeveen Plassen, caratterizzata dalla presenza di laghi artificiali nati dalla massiccia attività di estrazione della torba. Facilmente raggiungibili navigando il fiume Amstel o percorrendo l’autostrada, i laghi della Vinkeveen Plassen sono molto frequentati dagli abitanti della capitale, e possono essere la base ideale per visitare Amsterdam o per avventurarsi in una crociera verso i suoi canali. Non a caso, molti VIP e personaggi eminenti della società olandese hanno preso casa qui nel corso degli anni, per godere della tranquillità, della riservatezza e della natura del luogo, pur restando a due passi da Amsterdam. Per chi decide di passare un weekend estivo sui laghi le occasioni di svago sono molte: dagli sport d’acqua - surf, vela, canoa, immersioni, sci d’acqua e flyboarding – ai percorsi ciclabili e ai sentieri che si snodano attorno ai bacini d’acqua. Si può poi decidere di soggiornare in una classica houseboat, oppure noleggiare una barca per navigare fra le isolette di sabbia. Una delle particolarità di questi bacini d’acqua, oltre alla flora e alla fauna tipici della zone umide di questo tipo (prima dei laghi si trattava sostanzialmente di una palude) è infatti la presenza di 44 isolette che sono in realtà delle sottili strisce di sabbia, dove ci si può fermare per rilassarsi o far un pic-nic mentre si esplorano i laghi a bordo di un’imbarcazione. Soggette a una costante erosione da parte delle acque, purtroppo, le isole rischiano di scomparire, ed è proprio per questo che gli enti pubblici proprietari hanno recentemente deciso di metterle in vendita: da aprile sarà infatti possibile acquistarle e prendersi carico della loro salvaguardia, per una cifra che dovrebbe aggirarsi fra i 10.000 e i 50.000 euro per ogni isola. A fine giornata, è d’obbligo godersi il tramonto sorseggiando un aperitivo a bordo lago in uno dei tanti localini e porticcioli affacciati sulle acque, e a seguire si può scegliere un buon ristorante dei dintorni per sperimentare la cucina locale. In particolare, meritano una tappa Villa Lokeend, albergo-ristorante ricavato all’interno di un vecchio edificio scuro in puro stile scandinavo un tempo dedicato alla caccia delle anatre selvatiche, e il ristorante Bowen Water, che propone un menù degustazione composto da piatti ricercati a base d’ingredienti locali. 

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21.03.2017

Spesso ritratta dal cinema, dalla pittura e dalla letteratura, soltanto in tempi recenti Ferrara è stata scoperta dal turismo di massa, e questo aspetto la rende una città tanto affascinante quanto ancora vivibile e visitabile con la calma e la serenità necessarie. La sua dimensione è senza dubbio particolare, fatta di spazi sottratti alle acque, di nebbiolina, di strette vie acciottolate e di piazze dense di bellezza che si aprono allo sguardo come salotti a cielo aperto. All’origine di tutto questo c’è una specie di miracolo, quella della trasformazione di un piccolo borgo sul Po in un gioiello del Rinascimento, città ricca di nobiltà e di splendore della quale furono fautori i Duchi d’Este. Un processo graduale le cui tracce restano nella netta separazione fra la città medievale e quella rinascimentale. La prima, a sud, comprende la bella e angusta Via delle Volte, Piazza Trento-Trieste, la Cattedrale dalla facciata romanico-gotica e l’imponente Castello perfettamente intatto, con tanto di fossato, torri e ponti levatoi. La seconda, frutto di una mastodontica e pionieristica opera urbanistica quattrocentesca, include architetture più ariose come quella di Piazza Ariostea e dell’ampio Corso Ercole I d’Este, che dal centro giunge fino al confine delle mura costeggiando il Palazzo dei Diamanti e il monumentale cimitero della Certosa. Ed è proprio lungo i nove chilometri di mura che avvolgono il centro storico che si snoda uno dei più affascinanti percorsi di scoperta di Ferrara, da compiere in alto sul terrapieno oppure in basso nel vallo, a piedi o in sella alla bicicletta - uno dei simboli di questa città a misura d’uomo. Costruita nel Medioevo e rimaneggiata fra il XV e il XVI secolo, la cinta muraria è un susseguirsi di baluardi, porte, passaggi e torrioni che nelle diverse epoche furono posti a difesa della città. Ma le mura sono anche il polmone verde di Ferrara, prediletto in egual maniera dagli amanti del jogging e dell’ozio, percorso da alberi secolari e orlato dai prati del “sottomura” e del Parco Urbano. Da non perdereVia delle VolteImpossibile non restare affascinati da questo angolo di Medioevo in pieno centro storico, dove il tempo sembra essersi letteralmente fermato. Questa antica strada acciottolata e attraversata da archi e passaggi sospesi (le “volte”), che in un tempo molto lontano seguiva il corso del Po, in passato doveva apparire buia e quasi ostile, mentre oggi è semplicemente pittoresca. Palazzo SchifanoiaVia Scandiana 23“Schivar la noia”: con questo motto, gli Estensi fecero costruire alla fine del Trecento questo antico palazzo destinato allo svago e all’intrattenimento della corte. Protagonista assoluto è il Salone dei Mesi, caratterizzato dal ciclo rinascimentale di affreschi voluti da Borso d’Este e realizzati da diversi pittori ferraresi della scuola di Cosmé Tura, che rappresentano divinità pagane, scene di vita quotidiana e simboli dell'astrologiaMura degli AngeliImmortalato nel celebre romanzo Il Giardino dei Finzi Contini dallo scrittore ferrarese Giorgio Bassani, questo tranquillo e affascinante tratto della cinta muraria immerso nel verde nella parte settentrionale della città ha un’atmosfera quasi magica. Il suo soprannome deriva dalla Porta degli Angeli, una torre di avvistamento eretta nel Cinquecento, e dall’antico nome di Corso Ercole I d’Este, già Via degli Angeli, che proprio qui approda dal centro. Cimitero ebraicoVia delle VigneSembra un angolo di campagna in città questo antico cimitero ebraico a ridosso delle mura, vicinissimo ma separato da quello cristiano, la Certosa, dove all’ombra di grandi alberi riposa fra gli altri Giorgio Bassani. Per entrare occorre suonare il campanello del custode, che vi scorterà oltre il grande portale fino alle semplici e antiche lapidi ornate di sassi posati in ricordo dai visitatori. Comacchio e le sue valli A 50 chilometri da Ferrara, Comacchio è una pittoresca città lagunare del tutto simile a una piccola Venezia attraversata da canali costeggiati da casette a schiera in tinte pastello. Simbolo della città è il Ponte Pallotta, meglio noto come Trepponti, costruito nel Seicento con la funzione di porta fortificata per chi entrava in città dal mare lungo il canale navigabile. Le Valli di Comacchio, nel Parco del Delta del Po, si possono esplorare a bordo di una motonave in un itinerario guidato che ne svela la storia e la natura, facendo tappa presso due vecchie stazioni da pesca dove si possono visitare i casoni dei pescatori e un impianto da pesca tradizionale. Queste zone sono abitate da molti uccelli acquatici, fra i quali i fenicotteri rosa

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20.03.2017

Martini, Negroni, Cosmo: per chi frequenta abitualmente cocktail bar e aperitivi, questi nomi sono ormai così familiari che è come se esistessero da sempre. E invece la maggior parte dei drink che ancora oggi sono protagonisti al bancone dei locali sono nati alla fine dell’Ottocento, un tempo non poi così remoto - e alcuni anche molto più recentemente. Tuttavia, di rado ci viene in mente di domandarci perché si chiamino proprio così, chi li abbia inventati, quando e perché. Ecco allora che cosa abbiamo scoperto ripercorrendo le storie che hanno portato alla nascita di cinque fra i cocktail più famosi. Martini Dry: invenzione americana o italiana?Il famoso aperitivo con l’oliva a base di gin e dry vermouth, tanto amato dagli americani e protagonista di tante scene di film e serie TV, ha un’origine piuttosto dibattuta. Secondo alcuni il suo nome deriverebbe dal Martinez, un cocktail ottocentesco, secondo altri sarebbe stato inventato da un barista italiano dell’Hotel Knickerbocker di New York per John D. Rockefeller, secondo altri ancora l’origine è da richiamarsi semplicemente a Martini&Rossi, la celebre azienda, anch’essa italiana, produttrice di bevande alcoliche fondata nell’Ottocento. Manhattan, galeotto fu il partyWhisky, vermut rosso dolce e angostura bitter. L’aperitivo rosso (che in realtà, visti gli ingredienti, sarebbe perfetto anche come digestivo) più famoso del mondo viene fatto risalire anch’esso alla New York ottocentesca. Secondo un’affascinante teoria, sarebbe stato creato nel 1874 per un ricevimento organizzato presso il Manhattan Club (da cui il nome) dalla futura madre di Winston Churchill, Jennie Churchill, in onore del neo-governatore dello Stato di New York Samuel J. Tilden. Cosmopolitan, l’eleganza è femminaDopo il successo planetario di Sex & The City, tutti abbiamo imparato a conoscerlo come il cocktail preferito dall’icona di stile Carrie Bradshaw, ma la fama del “Cosmo” – a base di vodka, cointreau e succo di lime e di mirtillo, risale in realtà agli anni Settanta, quando divenne popolare nei cocktail bar di Miami e New York City - anche se le sue origini sono probabilmente da ricercarsi più indietro, intorno agli anni Trenta. Per il suo sapore fruttato e il colore rosso-rosato, viene generalmente considerato un drink creato per il pubblico femminile. Negroni, l’Americano “sbagliato”Quando, intorno al 1920, il conte fiorentino Camillo Negroni fece aggiungere una spruzzatina di gin al posto del seltz nel suo Americano, forse non poteva immaginare che avrebbe dato al più celebre cocktail italiano di sempre. Vermut rosso, bitter Campari e gin sono da allora gli ingredienti base di questo drink robusto, noto anche nella sua versione più light, lo Sbagliato, con spumante brut al post del gin. Daiquiri, da Cuba al mondoAmatissimo da Ernest Hemingway che lo sorseggiava in gran quantità al banco del bar El Floridita dell’Avana, questo mix di rum bianco, succo di lime e sciroppo di zucchero di canna, come tutti i cocktail più leggendari è protagonista di numerose leggende legate alla sua origine. La più fantasiosa riguarda un marine americano approdato a Playa Daiquiri così assetato da essere in vena d’inventare un cocktail sul momento, mentre vagamente più credibile è quella dell’ingegnere italiano a Cuba che, dovendo ricevere un ospite inaspettato, gli prepara un drink con quello che ha in casa, incappando accidentalmente nel mix del secolo. Quello che sappiamo per certo è che il Daiquiri fu reso ufficialmente celebre intorno al 1914 proprio dall’abilissimo bartender catalano del Floridita, Constantino Ribalaigua Vert. 

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15.03.2017

Fitti boschi, lagune, penisole montuose che sorgono da un mare cristallino, rupi di tufo, lunghe spiagge sabbiose, antiche fonti termali, pianure e dolci colline ricoperte di campi e vigneti. Con il suo ampio territorio incastonato fra Toscana e Lazio, la Maremma offre al visitatore un’incredibile varietà di paesaggi. L'Alta Maremma, che dalla provincia di Livorno giunge fino al Golfo di Follonica, spazia dai dolci pendii della val di Cornia costeggiati di rocche, castelli e incantevoli borghi medievali alle colline metallifere, da sempre fonte di ricchezza e di lavoro. Su queste ultime regna sovrana la bella cittadina medievale di Massa Marittima, che domina il paesaggio dall’alto con il suo meraviglioso Duomo bianco. Più a sud, la Maremma Grossetana trova il suo centro nevralgico nel capoluogo, protetto dalle possenti e intatte Mura Medicee e punto di partenza per esplorazioni che portano dai siti archeologici, come quello dell’Antica Roselle, fino al mare e alle sue più rinomate località vacanziere: Marina di Grosseto, Principina, e soprattutto Castiglione della Pescaia e Punta Ala, porti turistici naturali adornati di pinete. Ma è verso l’interno, alle pendici del Monte Amiata, che occorre spingersi per scoprire, fra boschi e colline, piccoli tesori come Scansano, delizioso borgo natio del fruttato Morellino rosso rubino. Al confine con il Lazio, nella Bassa Maremma, nuove sorprese attendono il viaggiatore soprattutto lungo la costa, dove l’ultimo tratto di mare toscano, lambito dal Parco dell’Uccellina, è punteggiato di meraviglie come Orbetello con la sua laguna, l’antico borgo di Capalbio protetto dalle mura e Talamone, con la sua rocca affacciata sul mare. E poi, naturalmente, le impervie scogliere del Monte Argentario, e le isole incontaminate: il Giglio, la più grande, e la minuscola Giannutri, meta ambita quanto salvaguardata e protetta dal turismo di massa. Di tutt’altro carattere è l’aspro entroterra della Bassa Maremma, fatto di testimonianze etrusche scavate nelle rocce tufacee - dalle tombe alle impressionanti “vie cave” - e di fragili rupi sulle quali sorgono magnifici borghi fortificati come Pitigliano, Sorano e Sovana. Da queste parti, nelle campagne pianeggianti sotto il borgo di Saturnia, sgorgano anche le celebri acque termali curative di origine vulcanica, subito catturate dagli stabilimenti termali ma anche dal piccolo fiume Gorello, che le trascina con sé attraverso un canneto fino a una cascata ornata di vasche calcaree nei pressi di un vecchio mulino, dove tutti possono usufruirne liberamente. Da non perderePiazza Garibaldi a Massa MarittimaLa scenografia di un film ambientato nel Medioevo: così appare a colpo d’occhio la piazza principale di Massa Marittima, città che a dispetto del nome non si trova sulla costa ma all’interno, e domina dalle sue alture le colline metallifere. Bianca e solenne, la Cattedrale di San Cerbone domina la scena del monumentale ingresso alla città dalla sommità di una scalinata, affacciandosi in diagonale sulla piazza triangolare pavimentata in un insolito gioco di prospettive. Non c’è traccia di automobili, e tutto intorno sorgono edifici storici decorati di stemmi, vecchie botteghe e antichi loggiati. Il travertino utilizzato per gran parte delle costruzioni si accende di rosa con la luce del tramonto, rendendo la visione ancor più sublime. I borghi del tufoA sud-ovest della città di Grosseto, verso l’interno, si trovano tre autentici gioielli della Maremma, i cosiddetti "borghi del tufo". Sono Pitigliano, Sorano e Sovana, terre tufacee un tempo abitate dagli Etruschi, che qui scavarono nella roccia profonde vie di comunicazione, le “vie cave” o “cavoni”, ancora perfettamente visibili. Un’area davvero affascinante la cui esplorazione può partire dalla splendida Pitigliano, per poi proseguire verso Sovana, nota soprattutto per la sua necropoli etrusca, e infine verso Sorano, la“ Matera della Toscana”. ScansanoNoto soprattutto per il suo vino rosso rubino dai sentori fruttati, il Morellino, questo borgo sulle colline dell’Albegna e del Flora, nell’entroterra grossetano, è un ottimo punto panoramico per ammirare le sottostanti vallate coltivate a vite, ma anche per una passeggiata nel dedalo di stradine costeggiate da casette e balconi fioriti che si arrampicano verso il centro storico, dominato da antiche chiese e storici palazzi. CapalbioL’ultimo paese della Maremma toscana, a pochi chilometri dal confine con il Lazio, è una rinomata località di villeggiatura che alterna il fascino dell’antico borgo medievale con le grandi mura merlate, la Rocca Aldobrandesca, le case in pietra affacciate sulle viuzze del centro, alle belle campagne e alle spiagge sabbiose del litorale, bagnate da splendide acque. Isola di GiannutriMeno nota della vicina Isola del Giglio, quest’isoletta del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano è una vera bomboniera, larga appena 500 metri e lunga 5 chilometri ma orlata di grotte, circondata da meravigliosi fondali, impreziosita dai resti di un’antica villa romana e arricchita da due belle spiagge, Cala Maestra e Cala dello Spalmatoio. Le Cascate del GorelloLungo la strada che da Saturnia va verso Manciano, centro in cui sorgono gli stabilimenti termali di questa celebre località toscana, c’è un luogo molto speciale. A renderlo tale è il fiume Gorello, che raccoglie l’acqua termale di origine vulcanica sgorgata dal cratere posizionato sotto la piscina principale delle Terme e prosegue la sua corsa fino a un vecchio mulino di pietra abbandonato. Qui, sbucando da un canneto, il Gorello diventa cascata e scorre sulle pozze calcaree formatesi nel corso dei secoli dando vita a una serie di bellissime vasche termali naturali, alle quali si può accedere liberamente giorno e notteCrediti fotograficiImmagine d'apertura (girasoli): foto di  Giovanni su licenza CC BY-SA 2.0Le cascate del Gorello: foto di Waugsberg su licenza CC BY-SA 3.0Capalbio: foto di Yellow Cat su licenza CC BY-SA 2.0Monte argentario: foto di Markus Bernet su licenza CC BY-SA 2.5Porto romano, Giannutri: foto di Aldo Ardetti su licenza  CC BY-SA 3.0 

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13.03.2017

L’accoglienza calorosa dei ryokan con i loro interni in legno può trasformare un viaggio in Giappone in un’esperienza davvero unica. Dopo aver visto brevemente le regole da seguire durante il soggiorno in uno di questi alberghi tradizionali, ecco alcuni dei nostri ryokan preferiti in giro per il Giappone. Notoya Ryokan, YamagataIl Ginzan Onsen ha una storia lunga 500 anni, che risale ai tempi in cui qui c’era un’importante miniera d’argento. E arrivando qui la sensazione è in effetti quella di fare un viaggio indietro nel tempo, verso l’inizio del ventesimo secolo, quando la cultura giapponese ricombinò alcuni elementi del mondo occidentale nel cosiddetto stile romano Taishō. Fra gli edifici superstiti lungo il corso del fiume Ginzan c’è anche il bellissimo Notoya Ryokan, decorato con lacca giapponese makie pannelli di legno. Imperdibile un bagno nel rotenburo, la vasca all’aperto scavata nella roccia, per godersi la meraviglia della natura a Yamata - specie a primavera, quando è più rigogliosa. Hoshi Onsen Chojukan, GunmaIn corrispondenza di una fonte termale segreta nel Jōshin’etsu-kōgen National Park, lo Hoshi Onsen Chojukan vanta 140 anni di storia ed è stato registrato come bene culturale tangibile. Il colonnato che conduce all’ingresso tradizionale in legno viene decorato in base alla stagione, e c’è anche un focolare molto raro, acceso tutto l’anno per scaldare l’acqua utilizzata durante la cerimonia del the. La particolarità di questo ryokan sono i bagni misti, ovverosia condivisi da uomini e donne, sebbene ci siano spogliati separati. L’acqua termale calda che sgorga costantemente dal fondo della vasca vi terrà caldi per tutto il tempo durante il vostro bagno rilassante sullo sfondo di un paesaggio da sognoKanaguya, NaganoIl nome Kanaguya deriva dai molti fabbri che lavoravano qui all’epoca del dominio Matsuhiro, durante il periodo Edo (1603-1868). Questo luogo era noto per offrire ospitalità lungo la Kusatsu Kaido, la strada che connette Zenkoji e Kusatsu sull’altopiano dello Shiga. Due delle botteghe di fabbro sopravvissute al tempo sono state registrate come patrimonio culturale tangibile, e la sera gli ospiti del ryokan possono ascoltare racconti sull’architettura e la storia degli edifici e le tecniche di costruzione dei templi. C’è poi una vasca termale da otto che comprende anche una parte all’aperto. Si dice che Kanaguya abbia ispirato l’ambientazione del film di animazione La città incantata di Hayao Miyazaki. Gero Onsen Yunoshimakan, GifuQuesta locanda d’altri tempi fu fondata nel 1931 in un boschetto di 16 ettari affacciato sul Gero Onsen. L’ingresso, il corridoio sospeso e l’edificio centrale in legno di tre piani sono uno degli scenari notturni utilizzati durante la Festa della Cultura Nazionale. Anche la vetrata colorata nella hall è perfettamente conservata. L’atmosfera di questo ryokan è ideale per rilassarsi completamente, cullati dal canto degli uccelli e circondati da piante e fiori dalla bellezza incantevole. Le terme di Gero, insieme a quelle di Arima e Kusatsu, sono considerate fra le più antiche fonti del Giappone: risalirebbero infatti all’inizio dl decimo secolo. Kayabukinosato Kawaba Onsen Yutorian, GunmaArrivare in questo piccolo e antico villaggio composto da sette case con il tetto di paglia collegate fra loro da una monorotaia è come fare un viaggio nel passato. Costruiti, distrutti e ricostruiti nei secoli, questi edifici sono un mirabile esempio dell’abilità dei costruttori giapponesi dei periodi Edo, Meiji e Taishō (1868-1926).  

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09.03.2017

Genova è una città di frontiera e di mare, non semplicemente perché sull'acqua ci vive ma soprattutto perché da sempre è proiettata verso l'altrove, magari spinta proprio dalle montagne che le cingono le spalle. Ancora oggi, la città ha un sapore di possibilità tentate e da tentare, almeno tante quante sono le sue facce: i palazzi storici delle antiche famiglie della nobiltà marinara in via Garibaldi, il buio dei carruggi, vicoli così stretti da non far passare il sole, i profili delle strade sopraelevate, le spiagge che si aprono a sorpresa lungo la costa e che mostrano ancora a chi arriva dal mare i colori vivaci delle tradizionali case dei marinai arroccate sugli scogli. Da Genova partì Cristoforo Colombo e partirono migranti per tutti i continenti, tanto che il pittoresco quartiere La Boca di Buenos Aires prende il suo nome da Boccadasse, la spiaggia vicino alla quale salpavano nell'Ottocento le navi cariche di genovesi pronti a raggiungere e conquistare ancora una volta le Americhe. Dentro i confini della città resta invece una profonda tradizione del buon vivere, forse protetta dal carattere apparentemente burbero dei suoi cittadini, sicuramente aiutata da un clima invidiabile e invidiato, con estati lunghe e inverni miti che rendono questa fetta d'Italia perfetta per una visita o una piccola vacanza in tutte le stagioni. I luoghi del cuoreVia GaribaldiQui sta il cuore pulsante della città, caratterizzato da numerosi palazzi nobili tra i quali non si possono non visitare Palazzo Doria Tursi, Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Spinola, sede della Galleria Nazionale. I CarruggiImpossibile parlare di Genova senza parlare dei Carruggi, i  famosi (e famigerati)vicoli della città vecchia, dove in effetti può ancora capitare di fare incontri spiacevoli.  Tuttavia, in questo stretto meandro di strade i volti e i mestieri sono incredibilmente ancora quelli di mezzo secolo fa 40 o 50 anni fa, quelli raccontati nelle prime canzoni di Fabrizio De André, e questo non può che affascinare. Genova BoccadasseL’antico borgo marinaro di Genova, delimitato da Corso Italia e da Capo di Santa Chiara,  offre dalla sua insenatura una romantica vista allietata dalle variopinte case antiche che la circondano. La Trattoria Osvaldo A Genova Boccadasse, fin dagli anni ’40 la piccola Trattoria Osvaldo serve cucina casalinga, specialità di pesce e tipiche pietanze genovesi in un ambiente intimo fatto di pochi tavoli.  

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06.03.2017

Per chi si trovi a viaggiare in Giappone per piacere, il ryokan rappresenta la sistemazione ideale, perché offre l’opportunità d’immergersi nell’ospitalità tradizionale del paese, oltre che di rilassarsi dopo una lunga giornata passata a visitare luoghi d’interesse. Non è dunque un caso che questi storici alberghi siano diventati sempre più popolari fra i visitatori. Il tipo di ospitalità offerto dal ryokan è molto particolare. Si può mangiare in camera oppure dividere un tavolo con gli altri ospiti, si dorme su un futon che viene srotolato soltanto la sera e poi messo da parte la mattina, e ci si può concedere un lungo bagno rilassante in compagnia degli altri ospiti. In poche parole, si vive l’albergo molto di più e si passa molto più tempo con le persone. Di conseguenza, è bene avere una certa familiarità con le poche, semplici regole dell’etichetta che occorre seguire in questi luoghi, in modo da trascorrere un soggiorno il più piacevole possibile. Arrivo e cenaAl momento della prenotazione, generalmente vi verrà richiesto d’indicare il vostro orario preferenziale per la cena. Poiché il ryokan prepara la cena secondo gli orari di arrivo degli ospiti e le loro preferenze, se prevedete di arrivare in ritardo o desiderate spostare l’orario della cena è assolutamente consigliato avvertire il personale con un certo anticipo. Vietato calpestare la soglia o il bordo del tatamiProprio come si consiglia di fare nelle case private giapponesi, evitate di calpestare la soglia o il bordo del tatami perché sarebbe considerato un gesto sconvenienteMancia sì, ma solo in bustaIn Giappone non c’è l’abitudine di lasciare la mancia. Tuttavia esiste una tradizione, nota come kokorodzuke e ancora in uso presso alcuni ryokan, secondo la quale gli ospiti sono tenuti a esprimere a loro riconoscenza verso le nakai-san, o cameriere, che li accolgono conducendoli fino alla loro camera. Se desiderate lasciare loro una mancia, assicuratevi di avere con voi un pochi-bukuro, un tipo di busta che i giapponesi utilizzano in occasioni speciali come il Capodanno e che si può trovare in qualsiasi negozio, dove infilare le banconote. In queste situazioni porgere direttamente il denaro denoterebbe una certa volgarità.  Vestaglie e asciugamani non sono Le yukata (vestaglie) e gli asciugamani che troverete in camera sono di proprietà dell’albergo. Se vi piacciono particolarmente, potete provare a parlarne con la nakai-san e convincerla a cederveli a un prezzo ragionevole - alcuni ryokan li vendono nel proprio negozio di souvenir. Come in tutti gli alberghi del mondo, però, infilare in valigia oggetti di proprietà del ryokan è ritenuto estremamente maleducatoNiente bevande in cameraA cena si può bere tutto ciò che si vuole, ma evitate di portare qualsiasi tipo di bevanda in camera. E se doveste farlo, assicuratevi di lasciare tutto pulito e ordinatoRispettate l’etichetta dell’onsenProprio come alle terme onsen e ai bagni pubblici sentō, quando ci s’immerge nella vasca comune, specialmente se si portano i capelli lunghi, è bene evitare di disperderli nell’acqua. Lavatevi accuratamente e versatevi addosso l’acqua calda prima di entrare nella vasca, ed evitate di tenere addosso l’asciugamano. Ricordate sempre che non siete al lavatoio: non è il caso di mettersi a fare il bucato nella vasca. Quando uscite, non raggiungete gli spogliatoi completamente fradici, ma attendete di essere asciutti in modo da non lasciate una lunga scia d’acqua dietro di voi. 

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02.03.2017

Per imparare a conoscere Palermo bisogna assecondarla e lasciare che passi in pochi metri da un'epoca all'altra, dal sole al buio, dal silenzio di un vicolo al cicaleccio continuo dei mercati, dalla maestosità delle sue chiese antiche al verde dei suoi parchi. Palermo è stata molto amata e spesso tradita dai popoli e dai re che l'hanno conquistata: ciascuno ha tentato di fare propria questa città, ma nessuno ha potuto fare di più che lasciare un segno del suo passaggio per poi farsi assorbire da un tessuto urbano labirintico e brulicante di vita e persone. I maestosi palazzi nobiliari degli antichi quartieri intorno al vecchio porto sono infatti solo la cornice del luogo vero dove in questa città tutto accade, la strada, perché non esiste una logica capace di spiegare quel “di più” di meraviglia che nasce dal mescolare gli ingredienti, le facce e le storie diverse di Palermo.  L'ideale è alzarsi di buon'ora e immergersi nei suoni, negli odori e nei colori dei mercati che colonizzano quasi ogni mattina le piazze della città con merci e cibi. Il mercato è il luogo delle parole e degli scambi, il centro della vita sociale, un ecosistema da osservare e da cui lasciarsi rapire. Non a caso, quello che oggi si chiama street food a Palermo raggiunge vette che fanno invidia ai ristoranti più blasonati. Anche i luoghi d'arte e di storia della città, naturalmente, sono fonte di continuo stupore: dal Palazzo dei Normanni, la più antica residenza reale d'Europa, a Palazzo D'Orleans, sede della Regione; dalla maestosa Cattedrale con le sue arcate monumentali fino a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale di Sicilia. E poi c’è la giustamente famosa piazza ottagonale dei Quattro Canti, capolavoro seicentesco di architettura e scultura, con le statue e le colonne cesellati sulle facciate convesse dei palazzi a proteggere le quattro fontane agli angoli, ciascuna riferita a una stagione. E infine l’ottocentesco Viale della Libertà, abbellito dalle case in stile Liberty e dai due teatri principali: il Teatro Massimo e il Politeama Garibaldi. Da non perdereI mercati di Palermo I mercati di Palermo rappresentano il luogo perfetto per un autentico tuffo nel passato e nelle tradizioni più antiche del popolo palermitano.  Quelli più importanti sono quattro: la Vucciria, il Capo, il Borgo Vecchio e infine quello più antico di Ballarò, nel cuore della città. Ognuno porta con sé importanza storica e culturale, ma ciò che realmente li accomuna è il piacevole miscuglio di voci, odori e rumori in angoli della città dove il tempo sembra essersi fermato. Parte integrante del colore e del fascino del luogo è anche l'inevitabile presenza dei venditori ambulanti, che invitano i passanti a provare, ad assaggiare, chiamando a gran voce. Chiesa della Martorana Questa chiesa bizantina è uno dei luoghi più importanti nella storia di Palermo, ma anche un monumento ricco di fascino e storia antica: completata nel 1143 per volere dell’ammiraglio bizantino Giorgio d’Antiochia, è un raro esempio di testimonianza della cultura religiosa e artistica orientale ancora intatta in Italia. La chiesa si contraddistingue per la molteplicità di stili diversi che s’incontrano, poiché con il passare dei secoli fu arricchita da vari artisti con diversi gusti artistici, architettonici e culturali. Dal 2015 è considerata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Franco U’ Vastiddaru Via Vittorio Emanuele,102 Fritti misti, panelle, crocché, pane ca’ meusa: lo street food siciliano per eccellenza in una delle strade storiche del capoluogo, fino alle ore piccole della notte. Pasticceria Cappello Nata come latteria nel lontano 1944, negli anni Novanta questa pasticceria è diventata una delle più prestigiose d’Italia. Nel solco della tradizione, ancora oggi qui si possono trovare dolci di alta pasticceria oltre a tutti i grandi classici sicilianiPanificio GrazianoQuella che secondo molti è la migliore pizza al taglio della città va gustata rigorosamente su vassoi di carta e con forchetta di plastica. La fila per averla può essere lunga, ma ne vale davvero la pena - e comunque il profumo che sprigiona è assolutamente irresistibile. Crediti fotograficiVista dall’alto: foto di Xerones su licenza CC-BY-SA 2.0  Duomo: foto di Antonio Manfredonio su licenza CC-BY-SA 2.0 Chiesa della Martorana: foto di Fabio P. licenza CC-BY-SA 4.0  I Quattro Canti: foto di Bjs su licenza CC-BY-SA 2.5  

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27.02.2017

Il mondo del bartending è più vivo che mai. L’arte di preparare e inventare cocktail, riportata alla ribalta a partire dagli anni Ottanta negli Stati Uniti grazie alla riscoperta dei cocktail vintage e alla nascita di cocktail bar in stile speakeasy, gradualmente ha attraversato l’Oceano e si è fatta strada anche in Europa e nel mondo. E, forse inaspettatamente, fra le capitali europee della cosidetta mixology c’è Monaco di Baviera, certamente più nota per la sua birra e per le migliaia di persone che ogni anni in autunno riempiono i tendoni dell’Oktoberfest collezionando sbornie moleste a colpi di bicchieri da un litro. Per chi non ama questa caotica manifestazione, l’alternativa c’è, perché la città bavarese pullula di ottimi cocktail bar in stile contemporaneo o vintage, con tanto di bartender e mixologist di fama mondiale. Ecco alcuni dei nostri preferiti. Schumann’s Tagesbar“Un bar/caffè dove incontrarsi prima del lavoro, a pranzo oppure per l’aperitivo”- Così Charles Schumann, il più affascinante e carismatico bartender di Monaco, colui che forse più di tutti ha contribuito al prestigio della città in tema di cocktail bar, descrive lo Schumann's Tagesbar (Maffeistrasse 6), uno dei suoi quattro bellissimi locali. L’atmosfera internazionale e contemporanea di questo classico american bar dall’eleganza raffinata è rafforzata dalla qualità dei drink, realizzati con pochi ingredienti di alto livello e con una vocazione alla semplicità. Certo, una cosa è innegabile: parte del fascino di questo posto si deve al suo proprietario, classe 1941, il cui curriculum comprende molti anni in Francia come barista in bar e nightclub, una carriera da imprenditore nel mondo dei bar, autore di libri sul mondo dei cocktail, designer di utensili per il bartending e persino modello.  Mauro’s Negroni ClubCreatura di un altro dei bartender più amati di Monaco, Mauro Mahjoub, che ha dominato la scena per oltre 25 anni prima con il suo Negroni Bar- oltre che con le sue competenze di storico del mondo del bar– e poi, dal 2009, con questo nuovo locale nel quartiere di Haidhausen che offre più di 15 versioni diverse di Negroni in un ambiente scaldato da pannelli di legno scuro e utensili retrò. Loretta's BarIndirizzo perfetto per la colazione e per gli amanti del caffè durante il giorno, di sera il Loretta Bar si trasforma in un paradiso per appassionati di cocktail.  Alle porte del quartiere di  Glockenbachviertel, famoso per la sua vivace vita notturna, il Loretta è una vera perla nascosta fra le tante insegne al neon dei ristoranti di kebab e currywurst di Müllerstrasse, che da ormai un decennio è entrata nella list dei locali più amati grazie alla sua atmosfera rilassata, all'arredamento vintage con pezzi di modernariato e allo staff perfetto. Per i drink, lo stile scelto dal proprietario e bartender Kris Krolo è quello dell'era pre-proibizionista. E se un classico Hanky Panky o un Old Fashioned puro dovessero essere troppo forti per i vostri gusti, c'è sempre la fantastica selezione di amari europei, con centinaia di etichette diverse.  Goldene BarDa sempre ospitato all’interno dell’iconica Haus der Kunst, questo locale che ha appena compiuto 80 anni conserva ancora i sontuosi decori murali su foglia d’oro originali degli anni Trenta, ai quali si affiancano oggi opere d’arte contemporanea, mobili anni Cinquanta e Sessanta e un prezioso lampadario degli anni Venti. Nel 2010 la gestione del bar è stata presa da Leonie von Carnap e dal famosissimo mixologist tedesco Klaus St. Rainer, che ha riportato il locale sulla cresta dell’onda guadagnandosi diversi premi internazionali. La lista dei cocktail gioca su ricette vintage rivisitate con un tocco di originalità contemporanea – come nel caso del Blood & Sand, un classico degli anni Trenta ripensato con l’utilizzo di tecniche all’avanguardia. ZephyrEcco un posto dove l’interior design fa un passo indietro per lasciare tutta la scena ai cocktail, per cui non aspettatevi sontuosi arredi a tema speakeasy o sofisticato minimalismo contemporaneo, ma pareti grigie e semplici sedute. In compenso, il vero spettacolo si consuma al bancone, dove fra ingredienti freschi ed esotici, bottiglie rare e creatività a briglie sciolte si possono assaggiare alcuni dei migliori drink in città, preparati da baristi esperti e alla mano.  

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27.02.2017

Generalmente, tendiamo a pensare che viaggiare in pullman sia scomodo e ben poco invitante – del resto a chi piace passare la notte su una poltrona rigida gomito a gomito con uno sconosciuto e con le gambe rannicchiate? Ma in Giappone il successo delle linee di pullman di lusso è in qualche modo riuscito ad abbattere questo pregiudizio, sdoganando il pullman come mezzo lussuoso, sicuro, dotato della giusta privacy e anche estremamente comodo. Per farlo, naturalmente, le aziende di trasporto hanno inserito tutta una serie di servizi, come la connessione internet, le prese di corrente, gli schermi, e poi naturalmente sedili comodi e ampi per consentire ai passeggeri di godersi il viaggio. Ecco alcune possibilità per chi desidera spostarsi in pullman i Giappone in tutta comodità. JR Bus Premium SeatsQuesta linea autostradale offre due file di sedili ampi, comodi e reclinabili che vi faranno sentire un po’ come se aveste la vostra “stanza” privata. A disposizione dei passeggeri anche connessione Wi-Fi, prese di corrente, ciabatte e asciugamani. Ci sono tratte diurne fra Tokyo e Nagoya e tratte notturne fra Tokyo, Gifu e Nagoya. Dream SleeperQuesto pullman di lusso che collega quotidianamente Yokohama e Hiroshima, ha soltanto 14 posti disposti su due file e separati da tende, per garantire uno spazio privato e confortevole, oltre a comodi sedili, lampade LED, musica soffusa, aromaterapia e poggiapiedi regolabili.  My FloraEcco quello che è forse il pullman più lussuoso di tutto il Giappone, con i suoi appena 12 posti distribuiti in uno spazio che potrebbe ospitarne 50. I posti sono separati da tende e dotati di schermo TV, lenzuola e ciabatte. My Flora fa parte della compagnia Kaifu Kanko collega la stazione di Tokyo a quella di Tokushima con tratte notturne. 

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23.02.2017

Se negli anni Quaranta Matera era ritenuta una vergogna nazionale per le condizioni di estrema povertà e sporcizia in cui gli abitanti vivevano nelle sue case-grotta, oggi il suo valore e la sua immagine coincidono proprio con quei tanto vituperati “Sassi”, che risistemati a dovere la rendono unica e ne fanno una destinazione turistica di primaria importanza. Con l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO e la consacrazione a Capitale Europea della Cultura per il 2019, oggi Matera si emancipa definitivamente da un passato difficile e controverso. Uno dei motivi che rendono i Sassi tanto affascinanti è la loro struttura architettonica fortemente stratificata: c’è la parte visibile, quella dei palazzi, delle chiese, delle scale, delle corti e dei ballatoi costruiti attraverso le epoche e incastonati gli uni negli altri in modo spettacolare. E poi c’è l’invisibile, fatto di grotte, cisterne per l’acqua e cunicoli vari, spesso nascosti nel sottosuolo o all’interno degli edifici. Fulcro della città vecchia, i Sassi comprendono due grandi rioni, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, divisi al centro dal colle della Civita, uno sperone di roccia che custodisce il cuore della zona medioevale. Il Sasso Caveoso, disposto ad anfiteatro romano con le abitazioni scavate nella roccia che scendono a gradoni, è il punto ideale da cui ammirare la gravina, in particolare da Piazza Caveoso, dominata dalla chiesa di San Pietro.  Si trovano qui anche lo scenografico sperone roccioso del monte Errone, al cui interno è scavata la chiesa rupestre della Madonna dell’Idris, il complesso di S. Lucia delle Malve e il Musma, un eccezionale museo di scultura contemporanea ambientato nelle grotte. Percorrendo Via Madonna delle Virtù e costeggiando la gravina si arriva al Rione Sasso Barisano, quasi completamente ristrutturato, dove si trovano San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, e la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti che celano ambienti in grotta spesso nascosti dietro fregi e portali. Ma il centro storico di Matera si sviluppa anche sul Piano sopra i Sassi e nella Civita, dove si trovano il belvedere di Piazza Vittorio Veneto, il bellissimo Duomo duecentesco, il Museo Archeologico e il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Da non perdereCasa NohaAll’interno di una nobile dimora scavata nella roccia che domina il Sasso Caveoso, proprio vicino al Duomo, un inedito progetto multimediale che si propone come introduzione immersiva alla storia e all’anima di Matera. Sulle pareti delle stanze scorrono immagini accompagnate da parole che raccontano non solo il passato della casa ma anche quella di Matera dalla Preistoria a oggi, attraverso il documentario I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera di Giovanni Carrada. Palombaro LungoLa più grande cisterna idrica di Matera è un pozzo profondo 15 metri scavato sotto la parte antica della città nella prima metà dell'Ottocento per provvedere ai bisogni della comunità. L’acqua - ben 5.000 metri cubi – arrivava fin qui attraverso una rete di canali che la trasportava dalla fonte naturale ai piedi del Castello Tramontano. Oggi, il Palombaro può essere visitato a piedi attraverso un affascinante percorso guidato fra grotte e cisterne contigue nel sottosuolo della città. MUSMA – Museo della Scultura ContemporaneaUn eccezionale museo interamente dedicato alla scultura nella cornice del cinquecentesco Palazzo Pomarici, la cui unicità è data dall’affascinante accostamento fra gli ambienti secolari scavati nei sassi e le sculture contemporanee. Gli spazi del museo, infatti, non comprendono soltanto solo le aree edificate del Palazzo, ma anche i grandi ipogei sotterranei scavati nel tufo.  La collezione, che spazia da fine Ottocento a oggi, comprende circa 500 opere fra sculture, ceramiche, gioielli, disegni, incisioni e libri d’arte. Castello TramontanoIl cima alla collina de Montigny, a sud-est del centro, questo imponente castello cinquecentesco domina il paesaggio con le sue torri cilindriche. A volerne la costruzione fu il Conte Giancarlo Tramontano, per affermare il proprio dominio sulla città, ma una violenta sommossa popolare ne provocò la morte, e così il castello restò così incompiuto. L’Abbondanza LucanaVia Bruno Buozzi, 11 Per assaggiare la cucina tipica lucana rivisitata e presentata con raffinatezza a base d’ingredienti di prima qualità, questo ristorante in zona Sassi può essere un’opzione interessante. Buona anche lista dei vini, e decisamente suggestivo l’ambiente. La Gatta BuiaSempre in zona Sassi, una graziosa enoteca dove degustare circa 80 etichette tra vini della Basilicata e del panorama nazionale e assaggiare una cucina stagionale ispirata alle tipicità lucane. In primavera ed estate ci si può anche sedere all’aperto per fare l’aperitivo nella bella Piazza del Sedile. 

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21.02.2017

21 anni di storia, oltre 1.200 birrifici, quasi 7.500 birre diverse. Sono i numeri della birra artigianale in Italia, un settore il cui esordio si fa risalire al 1996 con la nascita dei primi brewpub, vale a dire qui pub che per primi hanno cominciato a produrre la propria birra. Nomi come Baladin (della provincia di Cuneo) e Birrificio Lambrate (naturalmente di Milano) nascono proprio in quell’anno. Molti di questi si sono poi trasformati in veri e propri micro birrifici, prendendo la strada dell’imprenditoria e cominciando a vendere in tutta Italia e all’estero, e trasformando quello della birra artigianale in un vero e proprio fenomeno che ha coinvolto anche i gradi produttori, lanciatisi in questo mercato, e che ha visto comparire le birre artigianali un po’ ovunque, dai bar ai supermercati - oltre che nei tanti negozi specializzati nati sull’onda di questo successo. Oggi dunque il panorama è questo, e può riuscire difficile orientarsi e soprattutto riconoscere i produttori autentici da quelli che semplicemente cavalcano l’onda. La scena è talmente ricce e complessa che fare una classifica sarebbe impossibile, ecco dunque una piccola lista di alcuni interessanti microbirrifici, sospesa i più classici e irrinunciabili e gli emergenti. BaladinChiamarlo micro birrificio è forse ormai un po’ riduttivo, vista la presenza sul panorama internazionale, la catena di locali dedicati (Open) e la recente apertura del nuovo grande stabilimento in grado di produrre fino a 50.000 ettolitri l’anno. Resta il fatto che Baladin e il suo fondatore e patron Teo Musso restano protagonisti assoluti nel panorama italiano della birra artigianale, forti di un’avventura cominciata a fine anni Ottanta con un brewpub e trasformatasi negli anni in un piccolo impero. Birrificio LambrateLe sue birre dai nomi ispirati alla cultura e alla storia milanese hanno fatto scuola, e soprattutto tanta strada da quel lontano 1996 quando tre soci di misero insieme per produrre le prime due birre. Oggi, con un impianto da 20 ettolitri, 34 etichette fra classiche, stagionali e collaborazioni e un frequentatissimo pub-ristorante, il Birrificio Lambrate vende in tutta Italia, in Germania, in Estonia, in Spagna e persino in Norvegia e in Thailandia. Birrificio ItalianoCorreva il 1996 quando Agostino Arioli aprì il primo brewpub lombardo. 21 anni e 15 etichette dopo, il Birrificio resta sinonimo di passione sincera e genuina, resistente alle mode. Le sue birre prive di stabilizzanti, enzimi, flocculanti o altro si possono bere, oltre che in Italia, anche in Inghilterra, Spagna, Germania e Giappone. Barley Questo birrificio della provincia di Cagliari nato nel 2006 è il pioniere dello stile 100% italiano, l’Italian Grape Ale, ufficialmente riconosciuto dal Beer Judge Certification Program, associazione statunitense che ha raccolto tutti gli stili legati al mondo della birra. In questo caso si tratta di birre realizzate con uva o mosto d’uva da vitigni locali, come la BB10 con sapa (mosto cotto) da uve Cannonau, la BBevò con sapa da uve Nasco e la BB9, con sapa da uve Malvasia. 32 Via dei BirraiAudace, Oppale, Admiral, Nectar… Sono alcuni degli affascinanti nomi delle qualità 100% Made in Italy prodotte da questo micro birrificio artigianale di Pederobba, Treviso, contraddistinto dalle inconfondibili etichette con i bolloni colorati. Classe 2006, 32 via dei Birrai mette l’accento sugli ingredienti e sulla produzione meticolosa, tanto da essersi aggiudicato la certificazione slowBREWING, che attraverso controlli continui assicura la qualità delle materie prime impiegate attraverso tutte le fasi di produzione, assicurando procedure di fabbricazione tradizionali, igiene e una distribuzione rispettosa dell’ambienteCanediguerraUn’immagine fresca e convincente grazie alle magnifiche etichette dalle fantasie psichedeliche, l’esperienza di un giovane, Alessio Gatti, che ha lavorato in altri importanti birrifici italiani e 11 birre che rappresentano un po’ la nuova generazione dei birrai italiani. Tutto questo rende il neonato birrificio di Alessandria degno di nota. 

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20.02.2017

La primavera si avvicina, ma ci vorrà ancora un po’ prima che i ciliegi sakura fioriscano. Tuttavia,  in Giappone non ci sono soltanto i fiori di ciliegio: anche il rosa intenso dei fiori di pruno è da sempre un elemento importante della cultura nazionale, fin dal periodo Nara (710-794), tanto da comparire in svariati proverbi ed emblemi di famiglia. Il fiore di pruno è sacro a Tenjin, deificazione shintoista di Sugawara-no-Michizane, grande studioso, poeta e uomo politico del periodo Heian (794-1185), ed è simbolo delle prefetture di Ibaraki, Wakayama, Fukushima e Osaka. Esistono all’incirca cinquecento varietà diverse di fiori di pruno, sparse per tutto il paese. Ecco dove ammirarne al meglio la fioritura. Yushima Tenjin FestivalIl tempio di Yushima è da sempre un luogo privilegiato per ammirare la fioritura dei pruni. Quest’anno ricorre la 60esima edizione del Yushima Tenjin Matsuri, un festival nato nel 1958 che nel tempo si è ingrandito fino a vantare ben 30.000 partecipanti. Fino all’8 marzo si potranno ammirare le splendide fioriture pagando un modesto biglietto d’ingresso. Mido Plum FestivalGiunto alla sua 121a edizione, questo festival si svolge a Kairaku-en, uno dei tre principali giardini paesaggistici del Giappone insieme al Kōraku-en di Okayama’s e al Kenroku-en di Kanazawa’s, creato dal Signore di Mito, Nariaki Tokugawa, come spazio ricreativo pubblico. Qui si possono ammirare circa 3.000 pruni di circa 100 varietà differenti, che fioriscono in diversi momenti del mese. Il festival proseguirà fino al 31 marzo. Plum Grove at Osaka Castle ParkAperto al pubblico nel 1974, il Plum Grove contava in origine 880 alberi di 22 varietà diverse, donati per celebrare il 100o anniversario della Kitano Senior High School nella prefettura di Osaka. Oggi vi si possono ammirare ben 1,270 pruni di 200 varietà differenti, che fioriscono su una superficie di 1,7 ettari fra febbraio e marzo con la maestosa torre del castello sullo sfondoForest Garden of SuzukaQuesto giardino botanico a Suzuka vede protagonisti i pruni a doppia fioritura noti come Gofuku-shidare, che si possono ammirare ancora fino al 31 marzo, tutti i giorni dalle 9.00 alle 16.00.  

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16.02.2017

Il nome, Hongdae, deriva dalla prestigiosa università privata di Hongik Daehakgyo, che dal 1946 sta al centro del quartiere e conta oltre 20.000 studenti, molti dei quali qui si specializzano in discipline artistiche per poi aprire il proprio atelier in zona. E sono proprio gli studenti, coreani e stranieri, insieme ai tanti expat che frequentano Hongdae, ad aver dato l’impronta inconfondibile a quello che è forse oggi il quartiere più vivace, eccentrico e godereccio di tutta Seoul, il luogo ideale dove svagarsi e rilassarsi dopo aver visitato le tante bellezze storiche e culturali che offre la città. Ma che cos’ha di così speciale Hongdae? Innanzitutto una vivacissima vita notturna, grazie ai tantissimi locali aperti fino a tardi: bar, caffè e soprattutto club, dove si balla e si ascolta musica - soprattutto il secondo e l’ultimo venerdì di ogni mese, quando c’è il consolidato rituale del Club Day, e si può entrare in tutti i club pagando un solo biglietto d’entrata. E tutto, trattandosi di quartiere universitario, a prezzi abbordabili. Poi ci sono i negozi – dalle piccole boutique indipendenti agli spazi dedicati al design emergente, per chi ama andare a caccia di oggetti particolari, souvenir originali e regali unici le occasioni sono tantissime lungo le strade pedonali del quartiere. E che dire dello street food a tutte le ore, dei muri ricoperti di bellissimi graffiti, e degli stessi giovani frequentatori del quartiere, con i loro outfit bizzarri ed elaborati e i tagli di capelli più pazzi? Ad accomunare tutto questo è senza dubbio la creatività, che da sempre pervade Hongdae e lo rende unico e decisamente imperdibile. Per cominciare a scoprirlo, abbiamo scelto per voi alcuni dei nostri luoghi preferiti in zona. VisitareHongdae PlaygroundGiochi per bambini da un lato, muri ricoperti di colorati graffiti dall’altra e poco più. Non ha niente di così particolare questo parchetto di fronte all’università, eppure è il cento della vita del quartiere e il punto giusto da cui partire per capirne lo spirito e l’atmosfera gradevole e rilassata. Qui si radunano i ragazzi per improvvisare concerti, specie nel fine settimana, bancarelle vendono cibo di strada, gadget e abiti di seconda mano, e le persone siedono o passeggiano senza fretta. Aa Design Museum (& Café)Uno spazio ibrido tutto dedicato al design che è in parte museo, in parte showroom e in parte caffè. Tanti piani per altrettante destinazioni d’uso, con stili differenti, per un luogo dove incontrare il design fra passato e presente, per poi concedersi un caffè circondati dalla bellezza. L’idea di fondo è quella di proporre mobili di design difficilmente reperibili altrove in Corea, valorizzandone peculiarità e autori. Le collezioni cambiano di continuo e propongono spesso alcuni dei nomi più interessanti del panorama creativo internazionale.  Trickeye MuseumImpossibile non lasciarsi tentare dalla follia un po’ kitsch di questo “museo” interattivo decisamente insolito, fatto di tanti trompe l’oeil tridimensionali che riproducono quadri famosi. Naturalmente si può interagire con le opere, toccarle e scattare migliaia di selfie assurdi. Shopping Hongdae Free MarketOgni sabato, nei mesi estivi, la comunità creativa e artistica di Hongdae si riunisce in questo interessante mercatino dell’usato all’interno del Playground, dove però si vendono anche oggetti d’arte e creazioni originali, comprese interessanti rivisitazioni contemporanee dell’artigianato tradizionale coreano. Design squareAl quinto piano dell’inconfondibile Sangsangmadang, l’estroso edificio di vetro e cemento nel cuore del quartiere universitario dove gli studenti s’incontrano per il cinema, i concerti e per visitare la galleria d’arte, c’è un imperdibile negozio tutto dedicato all’artigianato e agli accessori di design realizzati a mano. Mangiare & bereThanks Nature CafeQuesto incredibile caffè a tema a due passi dall’università è tutto dedicato alla natura, ma la fedeltà all’argomento non si limita alle piante e ai ritratti di animali appesi alle pareti – ci sono anche statuette di animali, animali imbottiti e due pecore in carne e ossa che pascolano allegramente nell’estivo, belando di tanto in tanto.   Street FoodLe strade pedonali del quartiere sono costeggiate di banchetti che vendono cibo di strada sempre diverso, una tappa irrinunciabile per chi vuole scoprire la gastronomia tradizionale coreana e i food trend più assurdi. Ci si trova davvero di tutto, dai classici Tteokbokki (gommosi gnocchi di riso immersi in abbondante salsa rossa moderatamente piccante) agli spiedini di pollo ricoperti di pomodoro e mozzarella filante. AnhPerché andare in un ristorante vietnamita a Seoul? Perché Da Anh, se si ha la pazienza di affrontare la fila perenne, si può assaggiare la cucina vietnamita autentica; solo pochi piatti, preparati con le ricette di famiglia dei proprietari. The BeastroDalla cucina vietnamita a quella americana, perché dopo aver provato lo street food coreano può essere gradita una piccola parentesi occidentale in questo amatissimo ristorante di quartiere che serve cucina americana innovativa a base d’ingredienti non proprio leggerissimi (da cui il nome). Molto affollato il brunch del fine settimana. DopocenaThe VaultConoscete le escape room? Sono l’ultimo grido in tema di divertimento: stanze chiuse per uscire dalle quali occorre risolvere enigmi giocando in squadra. A The Vault ce ne sono diverse ispirate a vari film d’azione, ma c’è anche il ristorante e un cocktail bar ben fornito. NB2 Un night club dedicato alla musica hip hop che ha letteralmente conquistato il quartiere e la città intera, tanto che non è affollato soltanto nel weekend ma tutte le sere della settimana.  Crediti fotograficiFoto di copertina: Travis Estell su licenza CC BY-SA 2.0 Il mercato: Emily Shin su licenza CC BY-SA 2.0 Graffiti: Dawn Lim su licenza CC BY-SA 2.0  

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15.02.2017

Bologna è un autentico gioiello italiano, forse non conosciuta quanto merita, soprattutto all’estero. È la città dell'Università più antica del mondo e delle osterie, del buon mangiare e della bella musica, la città nel cui centro, come diceva il bolognese Lucio Dalla, “non si perde neanche un bambino”, perché la sua pianta a raggiera si lascia subito leggere e - da dovunque si arrivi - si sa che prima o poi, imboccando una delle porte medioevali che ne punteggiano la cinta, si arriverà sotto alle due Torri, simbolo della Bologna antica e medievale. Sebbene si tratti di una città relativamente piccola, per visitarla occorre scegliere quali dei suoi tanti volti privilegiare. C'è la Bologna storica del tardo Medioevo, con le torri e i preziosi palazzi, e soprattutto con quei 38 chilometri di portici che la rendono unica al mondo. C'è la Bologna del buon vivere e del buon mangiare, con le sue specialità conosciute e imitate in tutto il mondo: la mortadella, le tagliatelle con il ragù, le lasagne, i tortellini, per citarne solo alcuni. C'è la Bologna dei colli e dei quartieri fuori porta, cioè fuori dalla cinta muraria medioevale, ciascuno con il suo carattere speciale, e quella dei Giardini Margherita, il polmone verde della città, dove famiglie e studenti si mescolano ogni primavera. Ma forse la vera Bologna è nell’incrocio di tutte queste anime, nella capacità di fondere l'umanità della provincia con lo spirito cosmopolita di chi accoglie decine di migliaia di studenti da tutta Italia e dal mondo, una vera città nella città, con dialetti, facce e lingue diverse.  Tutte queste identità convivono imparando qualcosa le une dalle altre e sorprendendosi a ogni incontro: non esiste differenza che non possa essere stemperata parlando davanti a un buon bicchiere di vinoDa non perderePiazza delle Sette ChieseVia Santo Stefano, 24 La Basilica di Santo Stefano, conosciuta anche come Piazza delle sette chiese, è uno dei monumenti più importanti della città di Bologna. Sorta sulla base di un antico tempio pagano, gode di una caratteristica unica che spinge qui numerosi turisti ogni anno, l'unione di sette chiese in stili diversi. Di queste sette chiese originali oggi ne rimangono quattro: la Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, la Basilica dei Santi Vitale e Agricola, e la Chiesa della Trinità. Mercato di MezzoVia Clavature, 12Incastonato nella zona tra Piazza Maggiore, via Rizzoli, piazza della Mercanzia, via Castiglione, via Farini, piazza Galvani e via dell’Archiginnasio si trova quello che i bolognesi chiamano “Il Quadrilatero”. Proprio qui si trova il Mercato di Mezzo, luogo d’incontro di sapori e genialità fin dall’epoca del Medioevo, portati avanti grazie alla tradizione gastronomica bolognese. Organizzato su tre livelli, il nuovo Mercato di Mezzo, ristrutturato nel 2014, nasce come luogo per permettere ai cittadini di fare la spesa a tutte le ore del giorno, potendo scegliere tra una vasta scelta di prodotti: pesce, carne, salumi, formaggi, pane, pasta, frutta... ed oggi ovviamente anche: dolci, birra e tanto altro. Salita San LucaVia di San Luca, 36 Sulla cima del Colle della Guardia, uno dei colli che circondano Bologna, sorge il bel Santuario della Beata Vergine di San Luca, raggiungibile in auto, in bici e soprattutto a piedi - percorrendo è uno dei porticati più belli del mondo, con i suoi quasi 4 chilometri e le 666 arcate edificate tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Pastificio Paolo Atti e figli Dall'anno della sua fondazione, il lontano 1880, questo storico pastificio non ha mai smesso di confezionare e produrre pane, pasta, e delizie dolci in una delle vie più belle dell'antico centro di Bologna. Entrando nel pastificio sono ancora visibili le insegne originarie, così come qui sono ancora presenti i profumi della tradizione – una tradizione tramandata dal lavoro di generazioni a generazioni. Osteria BottegaVia Santa Caterina, 51 In pieno centro città, tra Porta Saragozza e via Barberia, si trova il più famoso ristorante di Bologna, un'osteria rinomata e conosciuta da tutti gli abitanti e i frequentatori assidui della città. Il merito è soprattutto della cucina emiliana tradizionale, che naturalmente comprende i tortellini e la cotoletta alla bolognese, e dell’ampia scelta di salumi della zona, dalla mortadella del salumiere Ennio Pasquini al prosciutto di Parma, passando attraverso il rinomato culatello di Zibello. 

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13.02.2017

Il giorno di San Valentino, in Giappone, è un vero e proprio festival del cioccolato. Stando ai dati dell’Economic Research Institute, nel 2016 le vendite di dolci in Giappone hanno raggiunto il corrispettivo di 16,4 miliardi di euro, con un incremento del 102% rispetto all’anno precedente, dato per oltre il 50% solo dall’aumento delle vendite di cioccolato. Questi numeri, a fronte di una popolazione che sta progressivamente invecchiando e del notevole calo delle nascite, sono da attribuire all’espansione del mercato verso un target adulto. Ecco perché nascono riti nuovi legati anche a San Valentino – come ad esempio quello di regalare i cosiddetti giri-choco (alla lettera “cioccolata di riconoscenza”) ai propri superiori di sesso maschile da parte delle donne giapponesi. Anche il mercato del giri-choco, dunque, oltre a quello degli scambi di dolci pensieri fra innamorati, si sta espandendo parecchio, sia fra i marchi più economici, sia fra quelli più costosi e raffinati. E a proposito di cioccolata di alta qualità, ecco alcuni dei negozi più rinomati di Kyoto dove acquistare un goloso pensiero per San Valentino. Assemblages KakimotoQuesto bar pasticceria accanto al Kyoto Gyoen è stato aperto nel 2016 dallo chef Akihiro Kakimoto, uno dei finalisti del World Chocolate Masters 2013 di Parigi, e propone cioccolata e altri dolci a base d’ingredienti tradizionali giapponesi, come le foglie di shiso e lo zenzro giapponese.  ChōgorōmochiStorica pasticceria il cui nome si riferisce alla celebre torta di riso resa famosa Cerimonia del The di Kitano, una grandiosa festa svoltasi nel 1587 presso il vicino tempio di Kitano Tenmangû. Solo a San Valentino, qui si può trovare il mochi al cioccolato, una deliziosa specialità localeCacao 365 Gion ShopEstensione della catena occidentale di dolci Malebranche, famosa per il suo fondant au chocolat con the matcha, questo negozio vende la celebre cioccolata e gli éclair di Malabranche, ma anche gli speciali cioccolatini di San ValentinoNama Chocolat Organic TeahouseAccanto al sentuario di Heian, questa sala da the propone deliziosi cioccolatini artigianali preparati da maestri pasticcieri formatisi a New York. Fra i sapori più interessanti ci sono quelli dolci al liquore alle erbe australiano, quelli amari allo zucchero di canna Amami Ōshima e quelli dolceamari al matcha. MunianQuesto chocolatier di lusso in stile francese a Shijō è famoso soprattutto per i suoi ottimi tartufi Munian, che non si trovano da nessun’altra parte. Il suo dessert più rappresentativo è il Gâteau Chocolat ai tartufi. 

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09.02.2017

Trieste è una città dalla bellezza unica e densa di contrasti. Sospesa fra l’asprezza del Carso e il mare, frustata dalla Bora e baciata dal sole, divisa fra immense piazze luminose e aristocratiche e impervie stradine dal sapore popolare, fra aspirazioni cosmopolite a sentori provinciali. Gran parte del suo fascino deriva in parte dal suo essere città di confine con una storia difficile e sofferta, da sempre contesa, dilaniata dalle guerre, divisa e infine spartita quando, nel 1954, fu definitivamente restituita all’Italia privata del suo prolungamento istriano. Dalla regale porta d’ingresso aperta sul mare di Piazza Unità d’Italia fino al ghetto ebraico con la sua rete di anguste stradine, da Piazza della Borsa al Canal Grande d’ispirazione veneziana, dall’Arco romano di Riccardo in città vecchia al Colle di San Giusto dominato dall’omonima cattedrale quattrocentesca, Trieste è una città dai mille volti e paesaggi, che si svela in tutta la sua bellezza solo al visitatore attento e curioso. E poi, naturalmente, c’è il lungomare, dove i triestini amano stendersi non appena il sole scalda l’aria, abbellito da storici palazzi e statue contemporanee che celebrano mestieri e caratteri della città. Da qui, sono pochi passi fino all’ottocentesco Castello di Miramare, residenza dell'arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo e di sua moglie Carlotta del Belgio, che domina il Golfo dall’alto del suo promontorio circondato da un rigoglioso, bagnato dalle azzurre acque dell’omonima Area Marina Protetta. Da non perderePiazza Unità d'ItaliaChe la si osservi dal Molo Audace, dal Golfo, dal Municipio o dal Caffè degli Specchi, questa piazza, maestoso salotto della città, non manca di affascinare per la sua candida e regale vastità. Qui, in fondo, si trovano il cuore e l'anima di Trieste, insieme ai palazzi che hanno segnato la storia della città e dell'Italia: il Palazzo della Luogotenenza austriaca, Palazzo Stratti, Palazzo Lloyd, Palazzo Modello, il Grand Hotel Duchi d'Aosta, il Municipio, e l'antico Palazzo Pitteri. Su questo selciato, mentre la vista si perde tra la bellezza della vecchia città che fu centro vitale della cultura mitteleuropea e l'Adriatico, non è difficile immaginare i triestini più illustri di ieri e di oggi passeggiare distratti e sovrappensiero. Caffè degli specchiIl più conosciuto e prestigioso caffè di Trieste, affacciato sulla magnifica Piazza Unità, va preso per quello che è: un emblema della cultura ottocentesca dei caffè a Trieste, largamente ispirata a quella viennese e mitteleuropea. Non ci si va dunque per prendere un caffè, quanto piuttosto per visitare le sale che ospitarono Joyce, Svevo, Kafka in un tempo in cui in città trovavano spazio quasi un centinaio d’istituzioni simili, salotti buoni destinati all’incontro fra artisti, intellettuali, politici e imprenditori. Kleine BerlinQuesto complesso di gallerie scavate dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale dalle parti del Tribunale è un incredibile angolo di passato rimasto intatto. Si possono visitare la galleria antiaerea pubblica destinata alla popolazione civile e il ricovero antiaereo militare tedesco, dove tutto è stato lasciato così com’era all’epoca, imbiancatura compresa. Il complesso ospita anche due mostre permanenti, delle quali una proprio sui bombardamenti subiti da Trieste durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tram di OpicinaTrieste come Lisbona? In un certo senso sì, perché il grazioso “tram de Opicina”, protagonista di una delle più celebri canzoni popolari triestine, affronta pendenze non certo da poco, tanto che a un certo punto viene agganciato ad alcune motrici che lo spingono in salita e lo trattengono in discesa. La tratta, lunga appena 5 km, conduce fino a Opicina, sul Carso, meta prediletta dei triestini per una breve gita fuori porta o anche semplicemente per un pranzo in trattoria. Parco di MiramareRiesce davvero difficile immaginare che i 22 rigogliosi ettari del meraviglioso parco che circonda il pittoresco Castello asburgico di Miramare potessero essere un tempo una landa desolata. Eppure, ci vollero molti anni perché il promontorio roccioso di Grignano, di natura carsica, prendesse l’aspetto attuale. Ad affrontare l’impresa fu Massimiliano D’Asburgo, che ingaggiò paesaggisti, botanici e vivaisti, e fece portare grandi quantità di terreno dalla Stiria e dalla Carinzia per realizzare il suo privato “giardino delle meraviglie”, pieno di specie rare ed esotiche, costruzioni insolite, sentieri e percorsi d’acqua. Crediti fotograficiPiazza Unità: foto di Joergsam su licenza CC BY-SA 4.0San Giusto: Matthias Kabel su licenza CC-BY-SA-3.0Tram Opicina: Nol Aders su licenza CC-BY-SA-4.0 

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06.02.2017

Le haciendas messicane, imponenti costruzioni dove un tempo vivevano e producevano le più facoltose famiglie locali, sono parte integrante del paesaggio di quelle terre, soprattutto negli stati del centro e del sud. Risalenti perlopiù al periodo fra il Cinquecento e l’Ottocento, sono veri e propri pezzi della storia messicana, a lungo protagonisti dell’economia ma anche della vita sociale e degli svaghi, spesso trasformate in status symbol al punto da spingere i loro stessi proprietari a ingaggiare battaglie a suon di facciate arzigogolate, architetture spettacolari e interni a dir poco lussuosi. Che cosa resta, oggi, del quel mondo dorato ormai decaduto? A volte soltanto pochi muri, ma altre edifici perfettamente conservati, valorizzati e trasformati in meravigliosi boutique hotel, intrisi di storia e di bellezza d’altri tempi. Ecco perché dormire in una hacienda è un’esperienza da non lasciarsi sfuggire per chiunque si trovi a visitare il Messico e le sue tante bellezze, un tuffo in quella che è la storia autentica del paese, allietato dalla giusta dose di agi e comodità - e soprattutto lontano anni luce dai villaggi e resort presi di mira dal turismo di massa. Hacienda UayamonA pochi chilometri dalla città di Campeche, nella parte occidentale della penisola dello Yucatán, questa hacienda settecentesca che oggi fa parte del gruppo alberghiero The Luxury Collection unisce fascino coloniale, natura rigogliosa e benessere, grazie anche alla spa che utilizza prodotti naturali e propone trattamenti ispirati alla cultura Maya. E a proposito di cultura Maya, a due passi c’è anche il sito archeologico di Edznà, con il suo magnifico tempio. Hacienda Sac ChichNon lontano, a sud-est di Merida (dove c’è anche l’aeroporto), ecco un altro bellissimo complesso storico. Cuore dell’hacienda è la Casa de Maquinas, storica struttura in pietra calcarea risalente a metà Ottocento, con tanto di loggia fiorita, terrazzo e laghetto ristrutturata dall’architetto messicano Salvador Reyes Rios e arredata con mobili di produzione locale. E poi c’è Casa Sisal, una struttura nuova dal design contemporaneo (ma realizzata con antiche tecniche Maya), una vera e propria casa lussuosissima e arricchita da piante tropicali e piscina a sfioro. Chablé Resort & SpaAncora vicino a Merida, questo resort sviluppato attorno a una hacienda ottocentesca ristrutturata comprende 38 casitas e due grandi ville, e mescola fascino antico e architetture contemporanee. Rinomato per la cucina del pluripremiato chef Jorge Vallejo, Chablé ha anche una Spa olistica costruita attorno a un cenote, una grotta con laghetto d’acqua dolce. Hacienda El CarmenCambiamo scenario, e dallo Yucatan spostiamoci nello stato di Jalisco, non lontano dal capoluogo Guadalajara, nel Messico centro-occidentale. Qui, quello che fu nel Settecnto un monastero carmelitano specializzato nella produzione agricola, oggi è un elegante albergo con spa immerso nel verde, pieno di storia e di fascino, e lontano dalle solite rotte turistiche. Hacienda SepulvedaSpostandosi a nord-est verso l’interno, a pochi chilometri da Lagos de Moreno - Patrimonio dell’Umanità UNESCO e tappa del famoso Camino Real, la famosa rotta commerciale fra Messico e Stati Uniti risalente al Cinquecento – ecco un altro delizioso complesso che conta 25 suite circondate da 20 ettari di verde e una spa. La seicentesca facciata rosso terra, i colonnati in pietra a vista, gli interni romanticamente ispirati al passato coloniale: non manca niente per godersi un piacevole soggiorno. Hacienda De San AntonioAppena oltre il confine fra gli stati di Jalisco e Colima, graziata dall’eterna primavera che caratterizza il clima locale, questa Hacienda con vista decisamente unica sul vicino Volcàn de Colima ha quattro splendide suite distribuite attorno al grande cortile centrale, ed è circondata da un elegante giardino. Molto rinomata anche la cucina, e fra le attività proposte c’è l’equitazione. 

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31.01.2017

Dalle sontuose sale da the della tradizione, dove tutto lascia trasparire lusso e grandeur, fino ai piccoli caffè di quartiere, dai locali più originali fino a quelli che non ti aspetti, a Parigi quella del the è una tradizione autentica. Forse non saremo a Londra, ma anche qui la tradizione delle sale da the è viva è vegeta, e lo dimostra il fatto che, accanto agli indirizzi più tradizionali, continuano a nascere locali dedicati a questo piacevole rito che ogni tanto tutti dovremmo concederci. Che preferiate un assortimento di pasticceria di alto livello, una selezione di the imbattibile o magari entrambi, ce n’è davvero per tutti i gusti. Ecco alcuni dei nostri indirizzi del cuore. Angelina Se in accompagnamento al vostro the desiderate provare il meglio della famosa pasticceria francese, ecco il posto giusto per voi: il Salon de thé della prestigiosa maison Angelina di rue de Rivoli, fondata nel 1903 dal pasticcere austriaco Antoine Rumpelmayer. Questo salotto aristocratico dalle atmosfere Belle Epoque ha ospitato a suo tempo Marcel Proust, Cocò Chanel e tutti i più grandi stilisti francesi. Fra le specialità della casa c’è anche la famosa cioccolata in tazza alla vecchia maniera, soprannominata “l’Africain”. Café PouchkineLa celebre sala da the dei grandi magazzini Printemps non offre una grandissima varietà di the, ma del resto è famosa soprattutto per la sua ricchissima pasticceria francese dalle influenze russe, specie nella scelta degli ingredienti insoliti. Molto apprezzata anche la cioccolata in tazza. Pavillon Lenotre Questo bellissimo pavillon d’inizio Novecento, realizzato in occasione dell’esposizione Universale, si trova nientemeno che sugli Champs-Elysée, proprio di fronte al Grand Palais: quale luogo migliore per immergersi nelle atmosfere parigine più classiche, magari sorseggiando un the accompagnato da un pasticcino? La Pâtisserie des Rêves Questo indirizzo amatissimo dai gourmand di tutto il mondo, regno del pasticcere Philippe Conticini, ha diversi indirizzi a Parigi e nel mondo, ma una sola sala da the in rue de Longchamp. La pasticceria è naturalmente di altissimo livello, ma non mancano ricette tradizionali rivisitate come la millefoglie e la tarte tatin. La sala da the della Grande Mosquée Un autentico angolo d’oriente nel cuore del Quartier Latin: è la Grande Mosquée, la più grande moschea di tutta la Francia, costruita all’indomani della Prima Guerra Mondiale in omaggio ai soldati musulmani francesi caduti nel conflitto. La bellissima sala da thè in stile marocchino serve il classico thè alla menta servito nei bicchierini di vetro, oltre a un buon assortimento di pasticceria orientale. Umami Matcha Café Nell’haut Marais, a due passi da Place de la République, questo localino dal design essenziale unisce le atmosfere di un coffee shop newyorchese, influenze gastronomiche francesi e la totale devozione al matcha, il the verde giapponese dalle innumerevoli proprietà e dal sapore inconfondibile, reso protagonista sia del cibo che delle bevande. Crediti fotografici:Angelina: foto di Gryffindor su licenza CC BY-SA 3.0Pâtisserie des Rêves: foto di Norio Nakayama su licenza CC BY-SA 2.0Grande Mosquée: foto di Celette su licenza CC BY-SA 3.0 

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30.01.2017

Quello fra la cucina sudamericana e giapponese è un matrimonio solido e ormai rodato: si pensi alla deliziosa cucina nippo-brasiliana nata originariamente Libertade, il quartiere giapponese di San Paolo, e poi diffusasi in tutte le grandi città del mondo. E anche la fusione nippo-messicana, di provenienza Statunitense, sembra godere della stessa fortuna in Italia, come dimostra il recente successo di Coffee Pot a Roma, un delizioso locale di Trastevere (ma ce n’è uno anche a Piazza Bologna) che ha l’aspetto di un rigoglioso giardino d’inverno, ricco di richiami a entrambi mondi a cui s’ispira, dal design essenziale in puro stile orientale ai cactus che adornano le pareti, scaldando l’atmosfera. Ma l’ibridazione avviene soprattutto in cucina, dove nascono sushi roll e nigiri ma anche tacos gourmet,  con l’aggiunta recente d’innesti d’ispirazione hawaiiana e piatti costruiti con la tecnica della cottura a bassa temperatura. Obiettivo generale: abbinare il gusto a una certa leggerezza, capace di dar vita a una cucina decisamente varia e interessante ma sana. Dietro i fornelli ci sono Marco Fontana, specializzato in pasticceria,  piatti messicani e cotture a bassa temperatura, e Ajmal Ameer, responsabile della sezione sushi e raw food. Un capitolo a parte meritano i cocktail a base di mezcal, il famoso distillato messicano ottenuto dall’agave, unica concessione non proprio salutista ma assolutamente da provare in abbinamento ai sapori insoliti di piatti come il Polynesian taco, con polpo cotto a bassa temperatura, erbe aromatiche, sour cream al lime, cipolla e jalapeno. Un indirizzo interessante e piacevole per provare un buon sushi a Roma, e soprattutto per sperimentare una fusione inedita di sapori. 

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30.01.2017

Toreiyu-Tsubasa è il nome di un treno shinkansen della compagnia ferroviaria giapponese JR East che collega Fukushima e Shinjō, nella Prefettura di Yamagata. Si tratta di un treno molto speciale, veloce ma pensato per offrire ai passeggeri il massimo del relax, puntualissimo – gli arrivi e le partenze spaccano letteralmente il secondo rispetto agli orari ufficiali – ma anche incredibilmente comodo, grazie alla presenza a bordo di piccoli lussi come sedili-tatami e vasche per il pediluvioL’area relax si trova nella carrozza 16, ed è proprio qui che si trovano le due vasche rosse per il pediluvio, protette da pannelli di legno a persiana per rendere l’atmosfera più intima e prenotabili insieme al biglietto del treno. L’obiettivo è quello di farvi arrivare a destinazione rilassati come se foste appena stati all’onsen, il classico centro termale giapponese.La carrozza 15 è una vera e propria tatami lounge con un bancone rosso dove si servono il sake di Yamagata ma anche vini, the, caffè e bevande analcoliche. I sedili-tatami si trovano invece nelle carrozze 12, 13 e 14, dove oltre ai tradizionali tappeti in paglia di riso si trovano eleganti tavoli in betulla e soffitti di legno decorati con bassorilievi che riproducono i frutti tipici della regione di Yamagata. Decisamente un treno dalle caratteristiche uniche: difficile trovarne al mondo uno più comodo. 

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26.01.2017

Firenze appartiene a tutti e appartiene al mondo. Da qualunque latitudine si arrivi, è facile sentirsi a casa in un luogo le cui immagini rimbalzano quotidianamente in ogni continente, che non si può non incontrare in qualsiasi corso di studi, che è il sogno da realizzare almeno una volta nella vita per chi vive lontano e l'occasione per rigenerare lo sguardo immergendolo nella bellezza per chi ha la fortuna di raggiungerla di frequente. Firenze è città del mondo, meta di milioni di turisti ogni anno; nelle sue strade si parlano tutte le lingue, unite dalla comune meraviglia per i tesori artistici, ma anche per la bontà di vini e cibi. Proprio per questo, a volte può essere difficile distinguere fra quelli che sono i sapori autentici fiorentini e le esperienze create a tavolino per soddisfare le aspettative dei turisti e l’idea di una Firenze romantica da cartolina, ma poco genuina nella sostanza. Ecco allora una piccola selezione di tappe del gusto che vi aiuteranno ad assaporare il gusto vero della cucina locale, mescolandovi ai residenti. Il Mercato CentraleDopo aver fatto un giro per lo storico mercato coperto di Firenze, con le sue bancarelle ricolme di pesche, basilico, melanzane e ogni ben di Dio, prendete le scale che salgono al piano di sopra, appena rinnovato, e vi ritroverete immersi in un autentico paradiso per foodie, dove potrete assaggiare i sublimi prodotti artigianali che nascono dagli ingredienti venduti al piano terra. Questo spazio è una vetrina dedicata a ciò che di meglio la Toscana e le altre regioni italiane hanno da offrire in termini di enogastronomia, una celebrazione dell’eccellenza italiana che ha per sfondo il mastodontico ed elegante edificio di ferro e vetro progettato da Giuseppe Mengoni e datato 1874. I LamprodottaiNon si può venire a Firenze senza assaggiare un panino con il lampredotto. Andate alla ricerca di un vero lampredottaio fiorentino: trovarli non è difficile, basta seguire il profumo di uno dei tipici chioschi. Se siete un po’ schizzinosi, non chiedetevi che cosa state addentando e affidatevi ai sapori forti del vero street food all’italiana: un panino con la trippa non sarà forse il massimo della raffinatezza, ma al primo morso ve ne sarete già scordati. I migliori lampredottai? Maurizio Marchetti in Via dei Cimatori, Leonardo Torrini in Viale Giannotti (angolo con via del Paradiso), Palmiro Pinzauti in Piazza de’ Cimatori e Mario Albergucci al Piazzale di Porta Romana. In FabbricaAll’interno di una fabbrica d’argenti, per la precisione - lo storico laboratorio Pampaloni, in zona Poggio Imperiale, quella che di giorno è la mensa degli operai la sera si trasforma in un raffinato e decisamente originale ristorante dove si cena fra stoviglie di pregio e sontuosi candelabri d’argento, all’ombra di un grande lampadario pop a forma di falce e martello, serviti da due magazzinieri in livrea che indossano le più svariate divise. E d’argento sono anche le posate, i sottopiatti, le caraffe e i secchielli del ghiaccio, mentre pavimenti e pareti conservano il loro aspetto scarno e originale, decorati qua e là da luminarie al neon. Un modo geniale per far scoprire ai profani tutto un mondo di alto artigianato, sapori e toscanità. Trattoria Sostanza Nascosto in un vicolo nel cuore della città, questo ristorante con pochissimi tavoli circondati da pareti ricoperte di quadri, stampe e cartoline di amici e clienti affezionati, ha tutto il sapore di una trattoria d’inizio secolo. Fra le specialità, pasta al sugo di burro, trippa e pollo con tortino di carciofi. Indispensabile prenotare con largo anticipo. Osteria Pepo Ribollita e vino Chianti a volontà. In questo tipico localino nel cuore della città, i piatti del giorno vengono scritti a mano su lavagne, per sottolineare la qualità sempre fresca dei prodotti. Il menù cambia ovviamente ogni giorno. Potrete assaggiare una vera cucina casalinga e rimanere incantanti dalla costante ma delicata musica di sottofondo. Zazà Questo storico ristorante tipico fiorentino in Piazza Mercato propone piatti come la fiorentina alla griglia, gli gnocchetti al granchio verace, e, a seconda della stagione, funghi e tartufi tipici dei dintorni della città di Firenze. Fra antichi quadri e prosciutti appesi, si mangia su tovagliette di carta come nei tipici ristoranti di New York. Nella stagione estiva è possibile cenare nel piccolo dèhors all’aperto con vista sulla piazza del Mercato Centrale. Crediti fotograficiLampredotto: foto di Lucarelli su licenza CC-BY-SA-3.0Fiorentina: foto di AkiragiuliaVista sulla città: foto di MustangJoe 

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25.01.2017

Ci sono città la cui fama tende a essere oscurata dalla loro storia meno recente, e la tedesca Düsseldorf, capitale della Renania Settentrionale-Vestfalia adagiata sul Reno, è senz’altro una di queste. Il suo nome, per molti, evoca ancora un paesaggio prettamente industriale, quello che si sviluppò nel secondo dopoguerra quando la città, dopo la totale distruzione a seguito del conflitto, divenne in breve tempo uno dei principali poli industriali della Germania. Ma la verità è che quell’aspetto della città appartiene ormai al passato. Perché se l’area di Düsseldorf è ancora senza dubbio una delle zone economicamente più strategiche per la nazione, questo si deve soprattutto ai settori della finanza e della comunicazione. Ciò che resta di quell’epoca sono le aree un tempo destinate all’industria e oggi riqualificate con grande impegno e lungimiranza. Come Medienhafen, l’ex-porto fluviale, divenuto una sorta di enorme laboratorio architettonico a cielo aperto dove nomi del calibro di David Chipperfield, Joe Coenen, Steven Holl e Claude Vasconi hanno avuto campo libero per realizzare le loro opere più ardite dove sorgevano vecchi magazzini ed edifici industriali in disuso. Fra gli esempi di progettazione futuristica e all’avanguardia svetta senz’altro il Neuer Zollhof di Frank Gehry, realizzato a fine anni Novanta al posto della vecchia dogana, con le sue inconfondibili linee curve e asimmetriche. Se sulla sponda ovest del Reno sorge la parte più nuova della città, non bisogna però dimenticare che Düsseldorf ha alle spalle anche un glorioso passato; sulla sponda est del fiume sorge la parte più antica della “piccola Parigi” di Germania, come le definì Napoleone, che trova il suo cuore nella Altstadt, la città vecchia, ricca di storia ma anche meta prediletta per la vita notturna, al punto da essersi guadagnata il soprannome di “bar più lungo del mondo”. Qui infatti, fra gli edifici ricostruiti ad arte dopo la distruzione della Seconda Guerra Mondiale, bar e locali si susseguono senza soluzione di continuità, mentre lungo la sfarzosa Königsalle, affettuosamente detta Kö, una delle più amate strade dello shopping in Germania, s’incontrano boutique di lusso e scintillanti vetrine. Non mancano antiche chiese, pezzi originali della città storica come la Schlossturm e prestigiose istituzioni culturali di primaria importanza come l’Accademia delle Belle Arti e la Kunsthalle, un eccezionale museo di arte contemporanea. Per sfuggire al caos festaiolo del centro e respirare atmosfere più alternative e bohémienne occorre spostarsi verso Flingern, nella zona nord-est della città, ex-quartiere operaio che negli ultimi anni sta vivendo una grande rinascita: fra ristorantini, caffè, gallerie, negozi di design indipendenti e deliziose boutique, l’aria che si respira è fresca, creativa e decisamente cool. Fra i quartieri emergenti, meritano una visita anche Unterbilk, a sud del centro (al confine con Medienhafen), un’altra area fortemente riqualificata e oggi abitata soprattutto da giovani famiglie dove abbondano locali e negozietti interessanti, e Pempelfort, a nord del centro. Proprio a Pempelfort si trova uno dei tanti parchi della città, il bellissimo Hofgarten, grande polmone verde del centro arricchito da lunghi viali alberati, due laghetti, e costellato di statue e alberi secolari. Visitare una città interessante come Düsseldorf e imparare a conoscerne tutti i diversi volti vale decisamente la pena, ma richiede un po’ di tempo. Se doveste trovarvi in città per un fine settimana o pochi giorni, ecco sei esperienze che non dovreste farvi sfuggire. 1) Mangiare in cima alla RheinturmAffacciata sul fiume, la torre della televisione è l’edificio più alto della città e anche uno dei suoi simboli. Dal suo piano più alto, a 168 metri d’altezza, lo sguardo spazia a 360° sulla città, e c’è anche l’immancabile ristorante panoramico girevole. Non sarà uno stellato ma la vista merita. 2) Visitare il KITVale a dire il Kunst Im Tunnel, l’insolito museo ricavato all’interno di un tunnel che passa sotto il fiume al quale si accede da una struttura in vetro lungo la Rhine Promenade. La quale ospita anche un bellissimo caffè. Lo spazio ospita mostre dedicate all’arte contemporanea in tutte le sue forme, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla video arte. 3) Ammirare la Chiesa di St. LambertusLa chiesa quattrocentesca dedicata al patrono martire San lamberto, considerata l’edificio più antico di Düsseldorf e la guglia ritorta del suo campanile è uno dei simboli della città. Sembra che il “difetto” sia dovuto al legno utilizzato, che era bagnato al momento della costruzione. 4) Fare la spesa al mercato di CarlsplatzA sud della città vecchia, questo tradizionale mercato può dare tante soddisfazioni specie alla mattina presto, quando le sue bancarelle traboccano di ogni ben di Dio. Dalla frutta e dalla verdura fresca locale oppure esotica fino ai dolci – perfetti per una colazione diversa dal solito – e alle specialità gastronomiche. 5) Bere qualcosa al Sir WalterL’ultima avventura enogastronomica del noto chef e ristoratore locale Walid El Sheikh è il locale del momento ad Altstadt, di fianco alla Kunsthalle e di fronte all’Opera. Elegante e fascinoso, ispirato agli anni Sessanta, ai film di Lars von Trier e di Peter Brook, propone cocktail e una lista dei vini internazionale, da accompagnare agli snack gourmet su sottofondo musicale. 6) Passeggiare lungo il fiume nel Rheinpark GolzheimQuesta lunga striscia verde che costeggia la riva destra del fiume da Pempelfort fino a Golzheim regala una vista superba sulla dolce curva del Reno e sullo skyline della città. Camminando sui prati fra pioppi, betulle e aceri incontrerete molte persone intente a fare sport, dal jogging al calcio. 

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24.01.2017

Un po’ ristorante, un po’ whisky bar, un po’ jazz club. È Salon Beyrouth, un locale dove si respirano le atmosfere dell’era del jazz, dei Ruggenti Anni Venti e del proibizionismo, conditi con il giusto pizzico di contemporaneità. Siamo nel cuore di Clémenceau, nella zona Ovest di Beirut, quello che un tempo fu il quartiere più vivace e multietnico della città e che oggi è in piena rinascita dopo gli anni di degrado seguiti alla guerra. Un luogo particolarmente amato dai nostalgici della città cosmopolita che Beirut fu un tempo, e che si sta popolando sempre più di boutique di designer emergenti, negozietti di design e locali. La cornice perfetta, insomma, per questo angolo di meraviglia sospeso fra il Medioriente, New York City e la New Orleans del jazz, nato dalla creatività della coppia formata da Raya Kazoun e Moustafa Makky, che dopo aver trovato un edificio storico nel quartiere si sono affidati all’architetto Anthony Maalouf per la ristrutturazione. Grazie ai colori terrosi e ambrati ispirati al whisky, alle luci ben calibrate e a un mix di materiali che mescola legno, metallo, vetro e marmi bianchi e neri, il Salon Beyrouth ha quell’atmosfera conviviale e piena di calore che invita a entrare, cercando un posticino per sé fra gli arredi in Stile Art Déco, curiosando nella “biblioteca del whisky” con le sue preziose bottiglie, o magari soffermandosi al grande bancone in travertino per ordinare uno dei cocktail originali preparati con ingredienti invitanti come whisky, champagne e assenzio. E per chi avesse voglia di mangiare un boccone è interessante anche il menù, che con maestrale equilibrismo attinge al repertorio del bistrot parigino d’altri tempi così come al classico brunch newyorchese, spaziando con disinvoltura dalla quiche alle uova alla Benedict

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23.01.2017

Per molto tempo la valle portoghese del fiume Douro, che sfocia nella città di Porto, è stata considerata la destinazione ideale per una gita fuori porta partendo dalla città. Ultimamente, però, la bellezza di quei paesaggi e delle strutture ricettive che nel corso degli anni ne hanno arricchito l’ospitalità l’hanno trasformata in una meta a tutto tondo, dove passare giorni piacevoli esplorando la natura e scoprendo la cultura locale del vino. Patrimonio dell’Umanità nonché antica regione del vino - la prima ad essere ufficialmente riconosciuta nel mondo - la Valle del Douro, solcata dal fiume, è caratterizzata da ripide colline terrazzate e ricoperte di vigne, punteggiate da villaggi e dagli edifici bianchi delle aziende vinicole. Un paesaggio da cartolina che si può esplorare on the road ma anche in treno, con una crociera lungo il fiume e persino in elicottero. Fra la città di Porto, dove il fiume raggiunge il mare, fino a Miranda do Douro, dove le sue acque entrano in territorio portoghese, molte sono le tappe e gli scorci da includere nell’itinerario, sulle due rive del corso d’acqua. Si può partire da Vila Nova de Gaia, a sud del centro città, dove ci sono le cantine per l’invecchiamento del Porto e si può assaggiare questo inconfondibile vino liquoroso, assoluto protagonista della produzione locale.Un’altra tappa interessante per conoscere meglio il territorio è il Museu do Douro a Peso da Régua, dedicato al fiume e alla produzione vitivinicola della sua valle. Attraversando il fiume e dirigendosi verso sud s’incontra Lamego, centro vinicolo e sede vescovile, nonché una delle città più affascinanti del Portogallo del nord, la cui immagine più iconica è quella della monumentale scalinata che sale fino al Santuario di Nossa Senhora dos Remédios, abbellita da un magnifico decoro in ceramica bianca e blu. Per ammirare dall’alto il paesaggio della valle, merita una sosta il belvedere di São Leonardo da Galafura, vicino a Régua, affacciato sul fiume e sulle colline con una vista mozzafiato a 360 gradi. Tornando sul fiume, a Pinhão, si può ammirare la deliziosa stazione lungo la ferrovia del Douro, anch’essa decorata da ceramiche nei toni del bianco e del blu che celebrano il vino e i paesaggi della valle. A pochi chilometri si trova quello che è forse il punto panoramico più bello di tutta la zona, Casal de Loivos, un vero e proprio balcone naturale sulla città di Pinhão, incastonato nella curva a S percorsa dal fiume. A sud del Douro, il castello medievale di Numão, con le sue mura e le sue torri merlate che orlano la collina, offre un altro paesaggio da cartolina per indimenticabili foto ricordo, mentre proseguendo ancora verso est il Parco Archeologico di Vale do Coa è un eccezionale museo all’aria aperta dedicato all’arte rupestre, dove si continua a scavare e a fare ricerche così come nell’intera valle. Da qui alla Spagna il passo è breve: a Barca de Alva comincia infatti l’area del Parco Naturale Arribes del Duero, dove il fiume si fa più stretto segue la linea del confine fino alla piccola città di Miranda do Douro. Quando andareA settembre, quando nella valle è tempo di vendemmia e si può addirittura partecipare, contribuendo alla produzione di alcuni fra i migliori vini portoghesi. Le cantine da non perdereQuinta do NovalQuinta do Vale do MeãoQuinta da Roêda (Croft)Quinta do Seixo (Sandeman) Quinta de Terra Feita (Taylors) Dove dormireTaylor’s Vintage House HotelSix Senses Douro ValleyQuinta NovaCasa do RioCasa de Vilharino de San RomãoCasa de Casal de Loivos 

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23.01.2017

Le ostriche sono un piatto decisamente invernale. Ricche di amminoacidi essenziali, minerali e glicogeno, si sono guadagnate il soprannome di “latte marino”. Esistono addirittura reperti archeologici che dimostrano come fossero già consumate durante l’Era Jōmon (dal 14000 al 300 a.C.). La zona più ricca di ostriche è quella della Prefettura di Hiroshima, che rifornisce ben il 63% del mercato nazionale giapponese. Le ricette a base di ostriche sono molte, ma la loro versione più golosa è senz’altro la frittura, perfetta per rifocillarsi quando fa freddo. E ci sono davvero tantissimi ristoranti specializzati in ostriche fritte. Ecco una lista che potrà aiutarvi a scegliere quello che fa per voi. RengateiNato a Ginza nel 1895, questo ristorante specializzato in piatti occidentali è da sempre frequentato da scrittori e intellettuali innamorati delle sue ostriche fritte, croccanti fuori e capaci di sprigionare in bocca tutta la loro bontà. Sono servite con una salsa speciale la cui ricetta è stata inventata proprio da Rengatei. OdayasuPreparatevi a fare una lunga coda prima di essere serviti in questo popolarissimo ristorante di Tsukij, famoso per la croccantezza perfetta delle sue fritture. Ma sappiate anche che ne vale la pena, perché il menù “kaki mix”, servito soltanto nel periodo invernale, è semplicemente fantastico, e le ostriche sono davvero enormi. SanyūAperto a Ningyōchō nel 1970, questo ristorante a gestione familiare ha un’atmosfera davvero accogliente. Da ottobre ad aprile, serve ostriche fritte grandi quasi quanto un pugno, la cui cremosa delicatezza è racchiusa all’interno di una pastella perfettamente croccante. Katsuretsu Yotsuya TakedaQuesto ristorante di Yotsuya è specializzato in katsuretsu, o “cotolette”, e altre delizie. Da ottobre a marzo, la specialità sono ostriche fritte di diverse provenienze, in base al periodo, da gustare con abbondante salsa tartara in un ambiente amichevole e informale. LevantePioniere della cucina occidentale, questo ristorante di Yūrakuchō ha fatto da sfondo alle vicende del romanzo esordio di Seichō Matsumoto Points and Lines, uscito nel 1958. La specialità sono le ostriche Matoya della Prefettura di Mie, cucinate in vari modi. Quelle fritte son croccanti fuori e succose dentro.  

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16.01.2017

Napoli, la terza città d’Italia, è un luogo dalla bellezza che mozza il fiato e dal carattere indomabile: o la si ama o la si odia, e quando la sia ama, la si ama alla follia. Adagiata al centro di quella che Orazio definì Campania felix, terra fortunata e graziata dal mite clima mediterraneo, da un’impareggiabile varietà di paesaggi e dalla fertilità dei terreni vulcanici, Napoli è tutt’una con il suo Golfo, il cui splendore da cartolina non riesce tuttavia a scacciare il retro-pensiero della minaccia di un Vulcano mai spento, o’ Vesuvio, travestito da placida montagna che svetta benigna all’orizzonte. Visitare Napoli richiede tempo e disponibilità: solo così si riesce ad assaporarne le molte anime, viaggiando fra epoche e paesaggi, fra grandi piazze e angusti vicoli, a cominciare da quel forziere di tesori che è il suo centro storico, il più vasto d’Europa, giustamente eletto Patrimonio dell’Umanità UNESCO.Due sono i nuclei più antichi della città: quello che risale all’antica Partenope, sulla collina di Pizzofalcone (nell’attuale quartiere San Ferdinando), e quello della città romana, chiamata Neapolis (“città nuova”) in contrapposizione a quella greca. Di entrambe resta evidente l’impianto originario nella cosiddetta zona dei Decumani, e in particolare a Spaccanapoli, la strada che va dai Quartieri Spagnoli al quartiere di Forcella tagliando in linea retta la città Ma Napoli non è soltanto quella del centro storico e dei monumenti. Tutti da esplorare sono anche i quartieri, capaci di svelare i mille volti diversi della città: Chiaja, con il lungomare di via Caracciolo, Mergellina e le vie dello shopping; la meravigliosa Posillipo, che prende il nome di una delle sontuose ville antiche che qui sorgevano sospese sul mare. E ancora San Ferdinando con via Toledo, la strada più celebre e animata di Napoli, che dall’Ottocento ospita palazzi sfarzosi, botteghe e caffè letterari. Montecalvario, con gli amati e famigerati quartieri spagnoli, un labirinto di ripidi vicoli in cui botteghe artigiane e trattorie si alternano ad angoli angusti e poco raccomandabili. E infine il Vomero, appendice ottocentesca e collinare di Napoli, vera e propria città nella città anche per numero di abitanti.Qualunque sia il vostro itinerario, ecco i luoghi che non dovreste lasciarvi sfuggire. Da non perdereMuseo di CapodimonteLa Reggia di Capodimonte con il suo parco è da sempre un luogo magico e prediletto dai napoletani. Il Museo all’interno del palazzo raccoglie principalmente la collezione borbonica e quella dei Farnese, oltre a svariate opere delle grandi scuole italiane ed europee di pittura dal Medioevo al Seicento, capolavori provenienti dalle chiese di Napoli e la collezione Borgia con le sue antichità greche, romane, egizie ed etrusche. C’è anche una sezione dedicata all’arte contemporanea, che include il celebre Vesuvius di Andy Warhol. Stazione Toledo della metropolitanaPer quanto possa sembrare insolito visitare una stazione della metropolitana per ammirarne la bellezza, nel caso di Toledo, la celebre stazione della Linea 1 nel quartiere di San Giuseppe, è il caso di dire che ne vale decisamente la pena. Disegnata dall'architetto spagnolo Óscar Tusquets e inaugurata nel 2012, di lì a poco è stata incoronata dal Daily Telegraph e dalla CNN come “la stazione della metropolitana più bella d’Europa”. Napoli SotterraneaNascosto nel grembo della città, a 40 metri di profondità, questo percorso attraverso 2.400 anni di storia, dall’epoca greca a quella moderna, s’inoltra fra cunicoli dove s’incontrano cisterne, opere di grande ingegneria civile come l’antico acquedotto greco-romano, rifugi antiaerei, stazioni sismiche e persino orti didattici sotterranei. Il Cristo Velato Nella seicentesca Cappella di Sansevero, una chiesa sconsacrata dalle parti di piazza San Domenico Maggiore, è custodita una delle sculture più famose al mondo. Si tratta del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino (1753), rappresentazione del Cristo morto coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Un’opera di straordinaria bellezza, suggestione e abilità, caratterizzata da una drammaticità insuperata grazie a dettagli realistici come la vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili e il costato scavato e abbandonato alla morte. Parco VirgilianoPer i napoletani è semplicemente il parco di Posillipo, sul cui promontorio sorge da sempre. Percorso il grande viale costeggiato di pini si raggiunge la monumentale entrata di epoca fascista, accedendo al grande piazzale recentemente arricchito da una fontana, e di qui ci si può perdere fra alberi secolari, piante di mirto, ulivi, pini e piante di rosmarino esplorando i 92.000 metri quadrati di verde fino al belvedere, da cui lo sguardo, nelle giornate più limpide, abbraccia tutta Napoli e il suo golfo, dalle isole fino al Vesuvio. MarechiaroSimbolo della Dolce Vita napoletana negli anni Sessanta, questo caratteristico borgo di Posillipo è entrato nella leggenda anche grazie a una celebre canzone del poeta e scrittore napoletano Salvatore Di Giacomo, ispirata da una fenestrella affacciata sul mare. Con la sua vista magnifica sul Golfo, i ristoranti panoramici e la spiaggetta di fronte alla quale sorge il famoso Scoglione, Marechiaro è senza dubbio un luogo pervaso di romanticismo dove assaporare la quintessenza della napoletanità da cartolina. Napoli nel piattoGran Caffè GambrinusNapoli e il gusto leggendario del suo caffè: come non provarlo circondati dallo splendore sospeso fra forme neoclassiche e decorazioni Liberty di questo storico caffè letterario a ridosso di Piazza del Plebiscito? PintauroVia Toledo, 275 Se la sfogliatella è la regina della pasticceria napoletana, Pintauro è senza dubbio il re della sfogliatella, inventata nel 1818 da Pasquale Pintauro in persona modificando una ricetta del Settecento di cui era entrato in possesso. Antica Pizzeria da MicheleIl segreto della straordinaria pizza sfornata in quello che da molti è considerato il “tempio sacro” di questa specialità partenopea risiede nell’arte tramandata per generazioni di pizzaioli a partire dal 1870, a cominciare da Salvatore Condurro e da suo figlio Michele.. Osteria della MattonellaVia Giovanni Nicotera, 13 Un locale dall’aria semplice e familiare dove assaggiare l’autentica cucina casalinga napoletana di Antonietta Imperatrice - che imperatrice lo è davvero, ma della classica pasta alla genovese, fra le più famose e apprezzate in città. Pizzeria De’ FiglioleVia Giudecca Vecchia, 39 Storico indirizzo di Forcella per la pizza fritta, grande protagonista dello street food made in Napoli, a conduzione familiare e con una tradizione che affonda le radici nel XIX secolo. Molte le farciture, a cominciare dalla più classica “completa” con ricotta, ciccioli, salame, pomodoro, provola e pepe. Photo creditsCapodimonte Foto di Mentnafunangann su licenza CC BY-SA 4.0Cristo velatoFoto di David Sivyer su licenza CC BY-SA 2.0MarechiaroFoto di Antonio Picascia su licenza CC BY-SA 2.0GambrinusFoto di Michele Sergio su licenza CC BY-SA 3.0Pizza napoletanaFoto di Valerio Capello su licenza CC BY-SA 3.0 

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11.01.2017

Che cosa sarebbe Courmayeur senza il Monte Bianco? Forse soltanto un paesino di montagna di poco più di duemila anime, un paesino come tanti altri, fatto di tipiche cassette e ameni panorami. E invece tutto, qui, gira inevitabilmente attorno al gigante granitico di quasi 5.000 metri, irto di guglie e di creste e solcato da profondi valloni nei quali scorrono i ghiacciai. Questo grazioso villaggio a 1.224 metri di altitudine ha da sempre una forte vocazione turistica fin da quando, fra il Seicento e il Settecento, fu scelto come meta di villeggiatura dall’aristocrazia piemontese e savoiarda. Ma fu solo dall’Ottocento che si trasformò in meta internazionale dell’alpinismo, e la consacrazione definitiva si ebbe con la costruzione degli impianti di risalita nel secondo dopoguerra e il traforo del Monte Bianco, nel 1965. Nel ventunesimo secolo, Courmayeur è una meta internazionale ambita soprattutto per gli sport invernali, che tuttavia, fra piste, chalet, ristoranti e alberghi di lusso, ha conservato le sue atmosfere alpine. Per respirarle basta percorrere la stretta e tortuosa strada dello shopping, via Roma, nel cuore del centro storico, o spingersi fino ai borghi e i villaggi che la circondano. In paese spiccano la settecentesca Chiesa di San Pantaleon e la Torre Malluquin, eredità di un castello del Cinquecento, che oggi ospita mostre ed eventi. Nei dintorni non mancano edifici sacri di rilievo, dal piccolo santuario di Notre Dame de la Guérison, che si staglia candido contro il profilo dei monti, alla seicentesca Chiesa di San Germano nella frazione di Larzey, e splendidi villaggi di montagna come Morgex, borgo medievale dominato dalla torre di un antico castello, La Salle e, naturalmente, La Thuile. Ma i veri protagonisti restano pur sempre i monti, che hanno reso Courmayeur e tutta la Valdigne un rinomato comprensorio di sci alpino frequentato da sciatori di tutto il mondo. Un vero paradiso degli sport invernali, con 100 chilometri di piste di varia difficoltà, eccezionali impianti di risalita e molte occasioni anche per gli sciatori più esperti e per lo sci fuori pista. Fra una sciata e l’altra, però, il nostro consiglio è quello d’immergersi in quel che resta dell’antica grandeur della vecchia Courmayeur, gustandone i sapori più autentici ed esplorandone gli angoli rimasti intatti. Ecco alcuni dei nostri posti del cuore. Museo Alpino Duca degli AbruzziIn questo angolo d’Italia dove si è fatta la storia dell’alpinismo, merita senz’altro una visita il museo dedicato a una delle attività più affascinanti e avventurose di sempre. Il percorso espositivo non è soltanto per esperti e appassionati, ma anche per chi desidera scoprire qualcosa in più sui 150 anni di storia della Società Guide Alpine di Courmayeur. Notre Dame de la GuérisonVia Val Veny, La Villette Questa bianca chiesetta, piccolissima al cospetto del grande ghiacciaio della Brenva, compare come una visione percorrendo la strada per la Val Veny. Costruita a metà Ottocento, ha le pareti ricoperte di quadri, tavolette, stampelle, doni ed ex-voto. Vi si celebrano anche le messe propiziatrici per le guide alpine. Caffè della PostaVia Roma, 51 Per quanto possa essere affollato in alta stagione, questo locale storico nel centro di Courmayeur merita una visita a colazione o all’ora dell’aperitivo per respirare la sua atmosfera unica fra l’antico camino, le stufe e i soffitti secenteschi. Aperto nel 1911 come drogheria, nel corso del tempo si è adattato alla trasformazione del paese in una delle più rinomate località sciistiche delle Alpi, accogliendo VIP e celebrità. Pierre Alexis 1877Un ottimo ristorante in centro città dove gustare non soltanto i piatti della tradizione valdostana, ma anche pietanze creative e sempre diverse preparate con prodotti di stagione e materie prime fresche di qualità, se possibile provenienti dal territorio. Ampia la scelta di vini. Crediti fotografici:Courmayeur, base impianti sciistici: foto di Alan Baldwin su licenza CC BY NC-ND 2.0Via Roma e il Caffè La Posta: foto di Damien Roué su licenza CC BY NC-ND 2.0Cabinovia: foto di Dan Zelazo su licenza CC BY NC-ND 2.0Notre Dame de la Guérison: foto di Jerome Bon su licenza CC BY 2.0

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10.01.2017

Se ne avete avuto abbastanza dei grandi banchetti di fine e inizio anno, il nabemono, altrimenti detto nabe, è un ottimo compromesso per saziarsi senza appesantirsi. Ecco dove assaggiare questo tradizionale piatto unico giapponese a Tokyo per scaldarsi nella fredde giornate invernali. CHANKONABENato come piatto corroborante per i rikishi, i lottatori di sumo, il chankonabe è una pietanza sana e ben bilanciata con una varietà di ingredienti che comprende pesce, frutti di mare, carne, surimi e verdure. Sebbene lo si trovi principalmente a Ryōgoku, il distretto con la maggior concentrazione di palestre e scuole di sumo, potete gustarlo anche in altre zone di Tokyo. Chanko KirishimaGestito dall’ex-lottatore Kirishima della scuola Michinoku, si trova all’ottavo piano di un edificio non molto distante dallo stadio di sumo Kokugikan, ed è sempre affollato per via della sua rinomatissima cucina. Da non perdere il chankonabe con gamberetti e capesante in brodo di ossa di pollo e maialeKotonofujiQuesto ristorante di Kagurazaka gestito dall’ex-lottatore Kotonofuji propone il chankonabe della scuola Sadogatake, un piatto semplice ma molto sfizioso arricchito da verdure, carne e polpette di pollo in brodo di pollo, lasciato sobbollire per almeno quattro ore. KANISHABUIn inverno, le fredde acque settentrionali portano con sé una ricchezza di granchi della neve, isenbeckii e giganti. Potrete gustarne le delicate carni nei ristoranti qui di seguito. Ryō (Azabu)La specialità di Ryō è il granchio pescato a Nemuro e Kushiro, Hokkaido. Tra i numerosi piatti offerti, trovate il nabe. Tarabaya (Kichijōji)Da Tarabaya potrete gustare il meglio della cucina di Hokkaido e diversi tipi di granchi, a un prezzo ragionevole, anche nella formula all-you-can-eat. CHICKEN MIZUTAKIIl mizutaki è una specialità di Hakata, costituita da pollo non disossato bollito e condito con salsa ponzu. Il suo brodo, oltre a essere molto saporito, è ricco di collagene e aiuta a vincere il freddo. Mizutaki Shimizu (Megurogawa)Storico ristorante gestito dalla famiglia Kyōmachi e immancabilmente pieno. Qui potrete gustare un nabe preparato con carne e brodo di pollo allevato a terra. Un’altra specialità sono le uova di frosone servite sul riso bollito. Torishō Takehashi (Roppongi)Questo ristorante offre diversi tipi di pollo tra i quali shamo, rosso, Yamato e altri. Il nabe più richiesto è il shirotaki, preparato con cosce di pollo non disossate e ricco di collagene.  ODENIn origine, l’oden era semplicemente konjac bollito con miso, ciò che ora viene chiamato dengaku. Oggi con oden si intende un ricco brodo con uova semi-sode, daikon, konjac e polpette di pesce pressato, insaporito con salsa di soia. Nelle sue numerose varianti, è considerato un classico piatto invernale in tutto il Giappone. Kappō Inagaki (Hanzōmon)Kappō Inagaki offre l’esperienza trentennale dell’oden preparato nelle varianti del Kansai, del Kantō e di NagoyaEsaki (Kagurazaka)Un ristorante piccolissimo, con soli otto posti al bancone, ma davvero molto rinomato per i suoi ingredienti scelti serviti in un brodo delicato che ne esalta il sapore. 

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05.01.2017

Le city spa finiscono spesso per essere simili a delle cliniche: bianche, minimaliste, forse un po’ troppo fredde. Non è certo questo il caso di Aire, uno spazio dedicato al benessere nascosto in una stradina di Tribeca, nel cuore di Manhattan, fra negozi e ristorantini, all’interno di un’ex-fabbrica tessile di fine Ottocento. I grandi spazi post-industriali rivisitati dall’architetto Alonso Balaguer, dei quali restano le pareti in mattoni a vista e i pilastri, fanno da sfondo a un ambiente decisamente caldo, illuminato dalla luce delle candele e dominato dall’acqua. L’ispirazione è quella degli antichi bagni greci e romani, dove affonda le radici l’idea stessa di Salus Per Aquam, ma si rifà anche alla tradizione turca e ottomana dei bagni di vapore. L’idea nasce dalla mente di un imprenditore spagnolo che ha già aperto quattro spa Aire in Spagna e ne lancerà a breve altre due a Chicago e Parigi.Per preservare la calma del luogo e la giusta dose di relax, la Aire spa di Manhattan ospita soltanto 20 persone per turno (della durata di 90 minuti), le quali hanno a loro disposizione un circuito termale con diverse piscine (ghiaccio, fredda, calda, bollente e salata), bagno di vapore con aromaterapia, sala relax con panche di marmo riscaldate. Non mancano massaggi e trattamenti vari, fra i quali spicca il Red Wine Ritual, che comprende un bagno nel vino rosso della cantina spagnola Matarromera all’interno di un’antica vasca veneziana, un trattamento esfoliante e un massaggio.   Aire Spa è aperta tutti i giorni dell’anno, dalle 9 del mattino alle 11 di sera. Non serve portare nulla di speciale - solo il costume e tanta voglia di lasciarsi il mondo alle spalle per un paio d’ore. 

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03.01.2017

Una città così bella e ricca di storia da essersi meritata l’appellativo di “piccola Parigi”, ma soprattutto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2007. È Bordeaux, la capitale del vino per eccellenza, graziata da un clima perennemente mite circondata di vigneti. Nonostante la maggior parte dei visitatori che approdano qui lo facciano proprio per immergersi nella cultura del vino, e per assaggiare le prestigiose etichette locali abbinate a una cucina considerata di altissimo livello, Bordeaux è molto di più di una meta enogastronomica. Ai piaceri del vino e della tavola si affianca infatti una bellezza rara, che affonda le radici in una grandeur settecentesca recentemente rimessa a nuovo attraverso un’accurata opera di ristrutturazione generale della città. Oggi, per così dire liberata dalla muffa dei secoli che rischiava di rendere la sua nobiltà un po’ stantia, Bordeaux appare come una città che ha saputo traghettare la sua storia nel nuovo millennio; rimessa in moto la linea tramviaria, sottratte al degrado le rive del fiume Garonna che l’attraversa, ecco che la città torna a risplendere nella maestosità dei suoi storici palazzi, ai quali fanno compagnia edifici contemporanei, a cominciare da quello decisamente futuristico della nuova Cité du Vin, disegnato dallo studio XTU Architects per celebrare la cultura del vino. Allo stesso modo, ai ristoranti stellati e di lusso, cattedrali di una sofisticata tradizione enogastronomica, si sono affiancati ristoranti più casual ma altrettanto interessanti, innovativi bistrò, bar e locali che movimentano la vita notturna dei quartieri. Per imparare a conoscere la città, il nostro consiglio è quello di partire proprio dalla sua parte settecentesca, il cosiddetto Triangle d’Or che comprende Place Gambetta, la Place del grandes Hommes, la Place de la Comédie con il maestoso Grand Théâtre, e ancora la chiesa di Notre Dame - oltre a innumerevoli boutique e negozi di lusso. Imperdibile anche il quartiere medievale di St. Pierre, con le sue stradine acciotolate, le piccole piazze, e le zone di Ste Croix e St. Michel, caratterizzate da due magnifiche chiese. Davvero imponente anche il Palais de la Bourse, che domina l’omonima piazza affacciata sul fiume – e a proposito di fiume meritano una visista le rinnovate sponde della Garonna, dove vecchi magazzini portuali sono stati trasformati in negozi, caffè e locali circondati da spazi verdi. Infine, suggestiva la vista su e dal Pont de Pierre, simbolo della città, il “ponte di pietra” ottocentesco che, con le sue grandi arcate, per la prima volta permise ai bordolesi di raggiungere dal centro città la rive droite. Oggi lo si può percorrere anche con il tram. E se vi resta ancora un po’ di tempo per mangiare, bere e fare shopping (ne siamo certi), ecco alcuni dei nostri indirizzi preferiti: MangiareRestaurant du LoupUn classico ristorante in stile vecchia Bordeaux in pieno centro storico per assaggiare la più classica cucina francese innaffiata da vini locali. Intimo e accogliente. Jean PrinceAppena aperto, questo ristorantino di pesce dall’atmosfera casual e contemporanea fondato da un giovane ristoratore vede protagonista l’aragosta in versione fusion e abbordabile Le chien de PavlovUn bistrot di cucina creativa e gourmet con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Sapori insoliti e piglio cosmopolita. ShoppingMona watchesAcronimo di “Montres Originales Nardon et Ardilouze”, MONA nasce dal connubio fra un orologiaio e un designer che si sono incontrati nella città costiera si Soulac sur Mer, vicino a Bordeaux. Realizza bellissimi orologi dal design moderno ed elegante con parti fabbricate rigorosamente in Europa. L’intendantSe volete portare a casa qualche ottima bottiglia di vino senza andare in giro per produttori, questo è l’indirizzo giusto. Le 101Un delizioso concept store affiancato a uno studio grafico che è allo stesso tempo galleria e negozio specializzato in design, arte e fotografia. Crediti fotograficiPiazza della Borsa di notte con tram e specchio d’acqua: foto di Phillip Maiwald su licenza CC BY-SA 3.0Il Grand Théâtre: foto di Patrick Despoix su licenza CC BY-SA 3.0 

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02.01.2017

La fama di città grigia, ostile e industriale che si è guadagnata negli anni boom economico sembrano lontani anni luce dalla Milano di oggi, una città piena di contrasti ma affascinante, che da un lato si eleva verso il cielo con i futuristici grattacieli di Porta Nuova e dall’altro riscopre i quartieri, ripopola le strade, riqualifica gli spazi ex-industriali. Una città che accelera ma che sa anche rallentare, il cui centro storico relativamente piccolo, racchiuso nella cosiddetta “cerchia dei Navigli”, si può percorrere a piedi a cominciare dalla monumentale Piazza del Duomo sulla quale, oltre alla cattedrale, si affacciano l’ottocentesca Galleria Vittorio Emanuele II, il Palazzo Reale e il Museo del Novecento ospitato nello storico arengario. Di lì, bastano pochi passi per raggiungere il glorioso Teatro alla Scala, il Castello Sforzesco, Brera e la sua Pinacoteca, e le antiche colonne romane di San Lorenzo. La cultura prosegue naturalmente oltre la cerchia, con più di sessanta fra musei e gallerie che spaziano fra il fumetto e la fotografia, l’arte antica e quella contemporanea, il cinema e lo sport. C’è poi la Milano dinamica e creativa, fra i cui simboli si annovera senz’altro il celebre “quadrilatero della moda”, quell’area densa di boutique e showroom di design delimitata da via Montenapoleone, via Manzoni, via della Spiga e corso Venezia. Più a nord sorge la nuova Downton milanese, quella dei grattacieli di Porta Nuova, dove ancora fanno capolino i vecchi palazzi e il pavé da passeggiata di Corso Como incontra la controversa bellezza berlinese di Piazza Gae Aulenti all’ombra della colossale Torre Unicredit e sotto il Bosco Verticale, definito “il grattacielo più bello del mondo. Ma la Milano forse più bella e autentica è quella che non si svela al primo sguardo. Una Milano dal fascino discreto fatta di scorci e dettagli, di orti, di cortili nascosti e di chiostri silenziosi a cui approdare visitando antichi monasteri. Questa è la città slow che vi invitiamo a scoprire con curiosità e lentezza. Da non perdere:Orto Botanico di BreraUna piccola isola di pace senza tempo nel cuore della città, dove passeggiare fra 300 specie di piante fra cui rari e magnifici esemplari come gli antichissimi ginko biloba, un tiglio alto 40 metri, e un noce del Caucaso. Basilica di Sant’AmbrogioQuesta Basilica paleocristiana è uno dei luoghi più importanti nella storia di Milano, ma anche un monumento ricco di fascino e di mistero. Eretta tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano Ambrogio e dedicata ai martiri, è un raro esempio di romanico lombardo rimasto intatto, e conserva nella cripta le reliquie dei santi Ambrogio, Gervaso e Protaso. Villa Necchi CampiglioUn gioiello di architettura razionalista nel centro di Milano, giunto a noi perfettamente intatto compreso il giardino con campo da tennis e piscina. Un vero spaccato di vita dell’alta borghesia industriale lombarda di quegli anni, restituito attraverso l’architettura, le arti decorative, gli arredi e le collezioni. Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore Corso Magenta, 13 – Milano Considerata la Cappella Sistina di Milano, questa chiesa era un tempo sede del più importante monastero femminile della città appartenente all’ordine benedettino. L’interno è spettacolare, grazie alle meravigliose decorazioni alle pareti e sul soffitto, ornate dagli affreschi rinascimentali di Bernardino Luini.  

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02.01.2017

La prima visita dell’anno al tempio di chiama hatsumode, anche se un tempo era più nota come toshigomori. All’epoca era abitudine dei capi famiglia passare l’ultima notte dell’anno all’interno del santuario a pregare, ma in seguito il toshigomori venne suddiviso in due diversi rituali: il joyamode, la visita al tempio la sera del 31 dicembre, e il ganjitsumode, quella della mattina del nuovo anno, che diede origine all’odierno hatsumode. Santuario di MeijiQuesto santuario custodisce le reliquie dell’Imperatore Meiji e di sua moglie, l’Imperatrice Shōken. Il rigoglioso giardino che lo circonda lo ha reso un luogo prediletto per il relax, ma durate la prima settimana dell’anno si trasforma nel principale luogo di culto di tutto il Giappone. Dal 5 al 30 gennaio, una mostra dedicata alla calligrafia ospiterà circa 25.000 lavori di studenti delle scuole elementari e medie di tutta la nazione. Santuario di Nishi-araiFondato nell’826, durante il periodo Heian, con il nome ufficiale di Sōji-ji, nacque per volere di un sacerdote, Kobo Daishi, che era giunto qui durante una terribile epidemia. Per mettere in salvo gli abitanti del villaggio malati, egli fece costruire un tempio con la statua della dea Kan’non, e una statua con le sue proprie sembianze da collocare accanto a un pozzo contaminato. Dopo che ebbe pregato per 21 giorni, dal pozzo zampillò acqua pulita e la malattia si estinse. Poiché il pozzo si trovava a ovest (nishi) della sala principale del tempio, il luogo prese il nome di Nishi-arai, nonché il soprannome di Monte Kōya di Kantō – il vero monte Kōya si trova a Kansai. Folle di credenti raggiungono il tempio di Sōji/Nishi-arai per scacciare gli spiriti cattiviSantuario di HieCostruito circa 800 anni fa, il Santuario di Hie è dedicato al Dio delle montagne Oyamakui. Dopo che Tokugawa Ieyasu lo ebbe designato come il santuario a protezione del castello di Edo, cominciò a essere frequentato dallo shogunato e dai vari signori feudali. Durante il mese di giugno ospita il Sannō Festival, uno dei tre grandi festival Edo giapponesi. Durante l’epoca Edo, carri e mikoshi (tempietti portatili) potevano entrare nel castello Edo, e così intere generazioni di shōgun poterono godersi l’evento noto come Tenka Festival. I tesori del santuario di Hie comprendono 31 spade designate tesori nazionali o importanti proprietà culturali e il tesoro dello Shogunato di Tokugawa. A differenza di altri luoghi di culto, il santuario di Hie è protetto da statue dalle sembianze di scimmie (al posto dei komainu, i cani guardiani dalle sembianze di leoni). Santuario di ŌtoriIl nome di questo tempio significa “santuario del gallo” ed è dedicato al Principe Yamato Takeru. A Novembre, nel Giorno del Gallo, gli amanti dei festival vengono qui per pregare, chiedendo fortuna, sicurezza e prosperità per il nuovo anno. Poiché il 2017 è l’Anno del Gallo nello zodiaco cino-giapponese, si prevede un numero di visitatori ancora più grande del solitoSantuario di Kanda MyōjinQuesto complesso di ben 1.300 anni custodisce le divinità per ben 108 quartieri di Tokyo, compresi Kanda, Nihonbashi, Akihabara, Ōtemachi e Marunouchi. Il vecchio mercato di Kanda, insieme a Tsukiji, fornisce ancora oggi cibi della tradizione Edo. Il primo giorno dell’anno, il tempio ospita il mochitsuki, la “pestatura del riso”, durante la quale viene offerto gratuitamente il saké. Il 9 gennaio, invece, si può scegliere il proprio foglietto della fortuna durante il Daikoku Festival, che dura 3 giorni. 

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21.12.2016

Spiagge dorate, scogliere, villaggi di pescatori e tanta, tanta bellezza ovunque lo sguardo si posi. L’Algarve, nel sud del Portogallo, è davvero una terra magnifica, graziata da una luce stupenda e anche relativamente poco turistica, specie fuori stagione – considerato anche che il clima è sempre mite, anche d’inverno. A Lagos, storica e vivace città costiera dell’Algarve occidentale, c’è una casa luminosa che si affaccia sul centro storico e sul mare, distante soltanto cinque minuti, ricavata dall’unione di tre edifici sospesi fra architettura tradizionale e contemporanea, e circondata da un grande orto. È Casa Mãe, un rifugio pensato come punto d’appoggio ideale per esplorare la città e l’Algarve occidentale ma anche per accogliere con il calore e l’atmosfera informale di una vera e propria casa. Le 30 camere, grandi e luminose, si trovano nella parte più moderna del complesso, ma non mancano di un tocco di atmosfera locale, grazie ai pavimenti in terracotta artigianale asciugata al sole dell’Algarve e i pannelli di legno ispirati all’architettura del luogo, che proteggono i balconi, ombreggiando ma lasciando passare la luce del sole. Grazie al grande orto biologico che lo circonda, alla fattoria di proprietà dell’albergo e ai fornitori fidati nelle immediate vicinanze, Orta, il ristorante di Casa Mãe, propone una cucina incentrata sulla freschezza e sulla salute, che rielabora con creatività e attenzione alle stagioni gli ingredienti controllati. Pane fatto in casa, uova autoprodotte, verdure dell’orto, formaggi regionali, succhi e centrifugati preparati al momento: in altre parole, la filosofia del chilometro zero e della filiera corta presa alla lettera. Infine, fra gli altri aspetti insoliti e interessanti di Casa Mãe ci sono la rivista dedicata, che propone un viaggio virtuale attraverso il Portogallo alla ricerca dei caratteri e  delle persone che hanno contribuito a forgiare lo spirito dell’albergo, e Loja, il concept store dedicato al design e all’artigianato portoghesi, arricchito da un angolo dedicato ai libri di fotografia e design. 

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20.12.2016

Con l’arrivo del Natale, Tokyo si trasforma e indossa il suo abito più luminoso. In questo periodo dell’anno i quartieri risplendono, uno più bello dell’altro, per cui doveste trovarvi da queste parti verso la fine dell’anno il consiglio è di non farvi mancare una visita alle installazioni elencate qui sotto. Marunouchi Illuminations 2016Per il quindicesimo anno di seguito, con il supporto di Ōtemachi Financial City, i 250 alberi che costeggiano gli 1,2 chilometri fra il Grand Cube e Ōtemachi-dōri risplenderanno grazie a un milione di luci LED nel classico color champagne Marunouchi. Le luci, che resteranno accese per un centinaio di giorni, utilizzano energia solare ed eolica.Fino al 19 febbraio 2017 Midtown Christmas 2016Starlight Garden (“giardino di stelle”) è il nome del meraviglioso mondo fatto di luci blu che avvoge Midtown durante le feste. Quest’anno, lo spettacolo delle luci LED a colore pieno delle dimensioni di 6 centimetri sarà reso ancor più sorprendente dai fasci di luce lunghi 180 metri che saliranno verso il cielo sopra il quartiere di Roppongi, in una spettacolare animazione ispirata al Big Bang.Fino al 25 dicembre 2016 Caretta Illuminations “Canyon d’Azur 2016”L’anno scorso lo spettacolo di queste decorazioni ha attirato circa 500.000 visitatori. Quest’anno, la “Foresta dello Spirito Blu” segna l’undicesima edizione del Canyon d’Azur. Nel cuore di questa foresta di luce, si può esprimere un desiderio al cospetto della “Campana dello Spirito”. Le campanelle risuoneranno contro un muro fatto di luci di otto altezze differenti e per tutta la Foresta. Il romantico spettacolo delle luci è accompagnato da una colonna sonora dedicata, che si ripete ogni 20 minuti. Già che ci siete, salite fino al terrazzo panoramico al 46° piano della Caretta Shiodome Tower, da dove si può godere della vista notturna sul Rainbow Bridge e sulla baia di Tokyo.Fino al 14 febbraio 2017 Tokyo Dome City “Winter Illuminations”Quest’inverno, il Tokyo Dome City festeggia il 150° anniversario delle relazioni fra Italia e Giappone con le illuminazioni realizzate in collaborazione con l’Italia e l’installazione “Italy in Love – the Magic of Light, for all the Lovers”. A guidarvi attraverso la mostra sarà la befana in persona. Per la prima volta in Giappone, saranno esposti modellini in scala 1:25 di celebri edifici italiani come la torre di Pisa e la casa di Giulietta.Fino al 19 febbraio 2017 Jewels of Shōnan 2016-2017Il Jewels of Shōnan è la terza più grande installazione luminosa nella regione di Kantō. Una cascata di luci del diametro di oltre 70 metri circonda a 360 gradi la sommità del faro Sea Candle sull’isola di Enoshima. Dall’ingresso dell’Enoshima Samuel Cocking Garden fino al faro, poi, c’è il cosiddetto Shōnan Chandelier un tunnel di luci fatto di 60.000 perle di cristallo. Vi sentirete semplicemente travolti da una pioggia luminosa. A Shōnan, poi, la temperatura è più mite rispetto a Tokyo, e anche un giorno d’inverno può riservare temperature primaverili.  Fino a fine gennaio è visitabile anche un’installazione che vede illuminati ben 20.000 tulipani.  Fino al 19 febbraio 2017 (per vedere i tulipani illuminati: fino a fine gennaio) 

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14.12.2016

Quando si parla della capitale britannica è impossibile non pensare ai double decker, i celebri bus a due piani di colore rosso, che da semplici mezzi di trasporto si sono trasformati in veri e propri simboli della città, al pari del Big Ben e delle caratteristiche cabine telefoniche. Questa valida alternativa alle linee metropolitane è il metodo più affascinate per andare alla scoperta della città, specialmente nel periodo natalizio, quando case e strade si riempiono di addobbi e luci colorate. I Routemaster, così sono chiamati i bus originali che fecero la loro prima comparsa nel lontano 1954, sono caratterizzati da un ingresso libero nella parte posteriore, e purtroppo è stato proprio questo loro elemento distintivo a far sì che venissero tolti dalla circolazione: il mancato rispetto delle norme di sicurezza e di accessibilità, oltre ad un eccessivo costo di manutenzione, ha fatto sì che nel 2005 si prendesse la decisione di sostituire i vecchi double decker con altri di nuova generazione. I bus 2.0 mantengono però invariati i colori e le forme dei tradizionali, così che, vecchio o nuovo che sia, l’emozione di immergersi nell’atmosfera del Natale stando comodamente seduti su un’icona della Gran Bretagna non cambia. Ecco alcune linee perfette per un indimenticabile tour della metropoli - non vi resta che munirvi di biglietto e lasciarvi trasportare. Route 15Nonostante i Routemaster siano stati mandati in pensione, questa linea è l’unica che attualmente conserva ancora una decina dei vecchi esemplari. Collega la città da est ad ovest, da Blackwall Station fino a Charing Cross Station in Trafalgar Square. Lungo il tragitto sono numerose le fermate obbligate, tra cui, in ordine, la Tower of London, the Monument, la torre alta 61 metri costruita tra Monument Street e Fish Street Hill in ricordo del grande incendio di Londra del 1666, e l’imponente St Paul’s Cathedral situata in Ludgate Hill. Route 74 Attraversa Londra da nord a sud-ovest, iniziando la sua corsa a Putney Exchange, a due passi dal celebre museo delle cere Madame Tussaud’s, e terminandola a Baker Street Station. Passando per Marylebone, Mayfair, Knightsbridge, South Kensington e Earls Court, permette di fermarsi a Hyde Park, che nei mesi invernali si trasforma in un gigantesco parco dei divertimenti grazie alle attrazioni del Winter Wonderland, e di visitare il Victoria and Albert Museum, il Science Museum e il Natural History Museum, tutti situati presso Exhibition Road. RV1 RoutePercorre la città da Covent Garden/Catherine Street, che nel periodo delle feste si anima di suggestivi mercatini natalizi, fino a Tower Gateway Station. Attraversa il Tamigi due volte, passando per Waterloo Bridge e London Bridge, offrendo così l’occasione di ammirare le decorazioni luminose che si riflettono nelle sue acque.Lungo il tragitto è impossibile non ammirare il the Shard, il grattacielo di Southwark realizzato da Renzo Piano, e la ruota panoramica London Eye, situata tra Westminster Bridge e Hungerford Bridge. 

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12.12.2016

Natale è ormai alle porte e non c’è niente di meglio che passare una giornata per mercatini per immergersi nello spirito delle feste. Durante il periodo dell’Avvento sono numerose le città che brulicano di eventi ed iniziative, ma Vienna rimane senza dubbio una delle più magiche e suggestive. La capitale austriaca ospita una miriade di mercatini, ormai diventati un rito imperdibile nel mese di dicembre; ecco quindi quelli a cui non rinunciare. Il Wiener Christkindlmark in Rathausplatz Quello nella Piazza del Municipio è uno dei mercati più grandi di Vienna.Con i suoi 150 stand e una corona dell’Avvento di ben 12 metri di diametro a decorare la location, offre specialità gastronomiche e perfette idee regalo ai milioni di turisti che attrae ogni anno. Poco lontano, presso il parco del Municipio, il divertimento è assicurato grazie alla presenza di due piste di pattinaggio e varie attività di animazione per i più piccoli, tra cui la lettura di racconti natalizi.Dal 12/11 al 26/12 Il Weihnachtsdorf di Maria-Theresien-PlatzFra il Museo di Storia dell’Arte e il museo di Storia Naturale, intorno alla statua dell’imperatrice Maria Teresa, si distribuiscono circa 70 stand in cui è possibile comprare pregiati pezzi di artigianato artistico e lasciarsi tentare da punch, cornetti, pan di zenzero e altre specialità culinarie viennesi. Ad accompagnare gli acquisti, un sottofondo di cori gospel e gruppi musicali diffonde un’atmosfera di festa e serenità.Il mercato è visitabile dal 16/11 al 26/12, mentre dal 27/12 al 31/12 cede il posto al villaggio di San Silvestro. Il mercatino di Natale davanti a SchönbrunnQuesto mercato della cultura ha luogo nel suggestivo cortile della Reggia, una volta residenza della Principessa Sissi, per l’occasione magnificamente decorato ed illuminato. Camminando tra gli 80 espositori presenti, le tipiche casette in legno, è difficile resistere al profumo di caldarroste, dolci e bevande calde che si sprigiona nell’aria.I deliziosi prodotti gastronomici, uniti alle numerose attività organizzate per i bambini, garantiscono ogni anno una grande affluenza di turisti.Aperto dal 19/11 al 26/12; come quello di Maria-Theresien-Platz, dal 27/12 viene sostituito da un Mercatino del Nuovo Anno. L’Altwienermarkt  in piazza FreyungÈ il più antico dei mercati organizzati a Vienna, la cui prima edizione risale al lontano 1772. Diventato una vera e propria tradizione, offre la possibilità di acquistare statuine artigianali del presepe, decorazioni in vetro e ceramica, preziosi bijoux e innumerevoli prelibatezze quali biscotti speziati, tè aromatizzati e vin brulé. Nel pomeriggio, precisamente dalle ore 16:00, la piazza si arricchisce di festosi canti natalizi.Dal 18/11 al 23/12 

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12.12.2016

Avete mai sentito parlare dell’oyakodon? A spiegare di che cosa si tratta è il nome stesso di questo piatto super proteico: oya significa “genitore”, e fa riferimento al pollo; ko è l’uovo, il “figlio” in questa ricetta; don, infine, è la ciotola di riso sulla quale gli altri due ingredienti sono gentilmente adagiati sotto forma di zuppa cremosa. L’oyakodon è un piatto universalmente apprezzato, e piacerà anche a voi se lo provate in un di questi ristoranti a Tokyo.   Suegen, ShibuyaIl Suegen è stato frequentato da molti letterati, ma il più famoso di tutti è certamente Yukio Mishima, che qui consumò la sua ultima cena. Qui non si mangia il solito oyakodon: l’attenzione posta alla qualità del pollo, del quale si tritano le parti meno carnose (escludendo dunque petto e cosce) è molto elevata. Attraverso la colorita combinazione del brodo e dell’uovo dalla consistenza vellutata si può apprezzare a pieno l’umami di questa carne di prima qualità. Taizen, Shinjuku GyoenSempre affollatissimo per i suoi spiedini yakitori fatto con pollo della prestigiosa razza Hinai (da mangiare a fine pasto), a pranzo Taizen offre però soltanto l’oyakodon. Il profumo delizioso della carme di pollo e della salsa, insieme al giallo vivo dell’uovo, sono così invitanti che se non ci si affretta si rischia di restare a bocca asciutta. Ranjatai, KandaQuesto celebre ristorante stellato si distingue per la freschezza e la qualità degli ingredienti. Ogni mattina arrivano in cucina carne di pollo Hinai di prima qualità e uova fornite direttamente dagli allevatori, senza intermediari. Il ristorante è aperto solo per cena, e il menù giornaliero proposto dallo chef è molto semplice; qualunque sia la vostra ordinazione, riceverete una ciotola di oyakodon per concludere il pasto. Ise, Kajichō (Chiyoda)La già ottima fama di questo ristorante è cresciuta ulteriormente grazie alle molte segnalazioni da parte dei media. A pranzo si può ordinare soltanto l’oyakodon, ma la freschezza della carne e delle uova e la qualità della cucina rendono l’esperienza memorabile. Persino il riso è superlativoHonkeabeya, KagurazakaDa Honkeabeya ls qualità è affidata a un’associazione di 31 allevatori di pollame Hinai della prefettura di Akita. Poiché i polli sono allevati a terra, la carne è più magra e soda, e anche le uova utilizzate per l’oyakodon sono rigorosamente Hinai. Il risultato è una combinazione deliziosa che farà gioire le vostre papille. 

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05.12.2016

Saryō, KagurazakaAll’interno di una storica residenza tradizionale, Saryō è un ottimo rifugio dal trambusto della città, dove l’atmosfera è rilassata e le porcellane accuratamente scelte. Nel menù, dolci giapponesi ed europei e anche una cheesecake al matcha crudista. Chachanoma, OmotesandōIn questo negozio specializzato in the potrete assaggiare qualità mai provate prima, comprendendo le differenze fra i vari aromi e le loro intensità. Si tengono anche dei seminari su come preparare un the perfetto. Zen-Kashoin, ShibuyaQuesta sala da the e pasticceria, la cui sede principale si trova a Muromachi, Kyoto, propone ottime miscele abbinate a dolci vari, fra i quali la torta spugnosa kasutera, rioiena di fagioli neri Suzuki-en, AsakusaUn vero paradiso per gli amanti del matcha, l’unico dove si trova una così grande varietà di gusti di gelato al the verde, tutti diversi per intensità ma ugualmente piacevoli in termini di delicata amarezza. Microcosmos, ShibuyaIn questo caffè dal design delizioso potrete rilassarvi mentre gustate un buon matcha pancake, generalmente servito in porzioni da tre con abbondante panna montata.  

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05.12.2016

Come ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, Parigi è pronta a trasformarsi in un’esplosione di luci e colori. Tutte le piazze e le strade della città, così come le vetrine dei negozi, si riempiono di addobbi e installazioni sfidando anche i più restii fra di noi a resistere allo spirito natalizio. A fine novembre si è tenuta la cerimonia ufficiale, presieduta dal sindaco Anne Hidalgo, durante la quale sono state accese le illuminazioni che faranno brillare la capitale francese fino all’8 gennaio. Ad assistere all’evento anche il campione olimpico di Judo Teddy Riner che, nelle vesti di ospite d’onore, ha dato il via a questo magico spettacolo. Uno dei luoghi più suggestivi della città è senza dubbio Avenue des Champs-Élysées, il celebre viale alberato che dall’Arc de Triomphe porta a Place de la Concorde, e che per l’occasione si arricchisce di oltre due chilometri di luminarie. Da quest’anno, poi, le decorazioni sono anche ecosostenibili, dal momento che, utilizzando la tecnologia a led, garantiscono un basso consumo elettrico. Proprio a Place de la Concorde è situata la Grande Roue, una maestosa ruota panoramica rigorosamente avvolta da decorazioni luminose, dalla quale si può ammirare una spettacolare Parigi dall’alto. Da non perdere anche le Galeries LaFayette e il grande magazzino Printemps, entrambi situati in boulevard Haussmann, nel IX arrondissement. Queste due importanti mete dello shopping parigino, infatti, nel periodo natalizio si trasformano in veri e propri paesi dei balocchi e le loro vetrine attirano turisti di ogni età. In particolare, alle Galeries LaFayette quest’anno si respira l’atmosfera natalizia del Polo Nord grazie al tema “Natale Extra Polare”, ed è stato allestito un albero di Natale con addobbi realizzati di sola carta. Un’altra tappa obbligata è la collina di Montmartre, meta ideale per una romantica passeggiata. Scelta come dimora da alcuni degli artisti più importanti del ventesimo secolo, tra cui Picasso, Renoir e Toulouse-Lautrec, nel mese di dicembre diventa ancora più magica trasformandosi in una cascata di luci. Infine, rimanendo in tema artistico, merita una visita anche il Viaduc des Arts, un antico viadotto ferroviario della linea Bastille oggi in disuso. I laboratori di artigianato tradizionale, creati all’interno delle volte dai caratteristici mattoni rosa, vengono incorniciati dai più svariati addobbi luminosi. 

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01.12.2016

Le già numerose attrattive di Monaco di Baviera acquistano un sapore tutto particolare a partire da dicembre, quando la città tedesca si trasforma nella meta perfetta per assaporare l’atmosfera natalizia. Tra festival musicali e mercatini folcloristici, abbiamo selezionato alcuni degli appuntamenti più piacevoli da segnare sull’agenda: Toolwood Winter FestivalL’edizione invernale di questa festa, che presta particolare attenzione ai temi dell’ecologia e della consapevolezza ambientale, si tiene presso il Theresienwiese, sede della più nota Oktoberfest. Concerti di musica live si alternano a spettacoli teatrali e performance acrobatiche, garantendo un’esperienza indimenticabile. Imperdibile la celebrazione dell’ultimo dell’anno, atto finale del festival che prevede stand multietnici e dj set.Fino al 31 dicembre Christkindlmarkt, mercatino natalizio di Marienplatz Il mercatino più grande di Monaco ha inizio dal sabato precedente il primo giorno dell’Avvento, quando, con una cerimonia solenne, il sindaco della città dichiara l’apertura ufficiale e le decorazioni natalizie vengono finalmente accese. Il Christkindlmarkt, accompagnato dalle ore 17.30 da un programma di musiche tradizionali natalizie, vanta ogni anno una grandissima affluenza di turisti, giunti per ammirare gli oltre 150 stand e l’imponente albero di Natale di 30 metri collocato al centro della piazza.Fino al 24 dicembre Sternenplatzl am RindermarktA poca distanza da Marienplatz, è una delle più grandi fiere dedicate al presepe di tutta la Germania. Perfetta per chi vuole acquistare preziose statuette fatte a mano, porta con sé una tradizione secolare; il primo mercatino del presepe a Monaco si tenne, infatti, già nel lontano 1757.Fino al 24 dicembre Münchner Mittelaltricher WeihnachtsmarktIl mercatino medievale di Wittelsbacher Platz è uno dei più particolari che si possa visitare a Monaco nel periodo natalizio. Al posto delle classiche casette di legno, gli stand presenti ricordano infatti le tende tipiche dei tornei cavallereschi medievali. In quest’atmosfera d’altri tempi è possibile gustare cibi e vivande tradizionali, tra cui vin brûlè, biscotti allo zenzero, würstel arrostiti e frittelle di mele, ma anche comprare pezzi d’artigianato in legno, vetro e cera e, addirittura, vere e proprie armature.Fino al 23 dicembre 

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28.11.2016

Che piaccia o no, negli ultimi dieci anni Amsterdam è cambiata profondamente. La città dei canali e delle biciclette, presa di mira da grandi aziende, start-up del mondo digitale, turisti, nuovi immigrati e ricchi del nuovo millennio non è immune a tutte queste infuenze. E se da una parte è riuscita a conservare il suo fascino originario, dall’altra è costretta a trasformarsi e ad adattarsi alla sua nuova situazione, con risultati non sempre convincenti. Di buono c’è che, per chi arriva in città come visitatore, l’offerta di alberghi di livello e boutique hotel, i molti musei rilanciati, e la rinnovata e a tratti sofisticata scena enogastronomica, con i molti caffè e ristoranti aperti nel centro e nella zona di Amsterdam Noord, quartiere dei creativi e dei locali più cool, è davvero invitante. Per familiarizzare il nuovo volto di Amsterdam e assaporarne gli aspetti migliori, abbiamo selezionato cinque luoghi che riassumono al meglio lo spirito della città contemporanea. B. AmsterdamSemplicemente il più grande incubatore di start-up d’Europa, un ecosistema che nei suoi 28.000 metri quadrati e 2 edifici riunisce start-up creativi e grandi aziende fungendo da ponte fra queste realtà e offrendo una moltitudine di servizi. Merita decisamente una visita, anche perché fra i vari spazi dedicati allo svago c’è un bel ristorante panoramico con vista sulla città. Coffee ConceptsLavoro, cibo, arte e tanto caffè. Sono gli ingredienti di questo insolito spazio a due passi dal Van Gogh Museum che ospita allo stesso tempo un’agenzia di comunicazione e PR, una galleria e un sandwich shop. Popolato da giovani professionisti che si fermano qui a lavorare sorseggiando caffè sui divani, o magari per una pausa pranzo veloce e un sandwich d’asporto, ha un’atmosfera decisamente vivace. Hutspot Un concept store di abbigliamento, accessori, mobili e oggetti per la casa dedicato a designer e brand emergenti con un occhio alla sostenibilità, ma anche un bel caffè al piano superiore dove rifocillarsi dopo lo shopping. Tutto questo è Hutspot, la cui location principale si trova nel multietnico e cosmopolita quartiere di De Pijp. Noordelicht CafeNel cuore del Noord, il quartiere ex-industriale alle spalle della stazione (e raggiungibile solo in traghetto) dove hanno preso sede tante grandi aziende e start-up, questo caffè nascosto fra vecchi magazzini e parcheggi parzialmente rinati a nuova vita ha un’atmosfera davvero accogliente e rilassata. Ingredienti bio, tante opzioni vegetariane e musica dal vivo dal giovedì al sabato sera completano il quadro. De Vergulden EenhoornL’unicorno dorato, creatura rara quanto un ristorante di campagna ad Amsterdam, è il nome giusto per questo luogo davvero speciale ricavato da una fattoria seicentesca dell’Oost affacciata su un canale. Come l’atmosfera, così anche il cibo è ispirato alla campagna, con pane nero tostato farcito di verdure, pesce o carne, da abbinare alle birre. Perfetto per una gita appena fuori porta nella bella stagione, anche perché presto qui si potrà addirittura pernottare. 

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23.11.2016

Vienna è una città dall’impianto urbanistico sorprendente e maestoso, disseminato di guglie, storici palazzi e grattacieli contemporanei, in un mix armonioso che solo una vera capitale europea sa offrire. La prospettiva migliore per poterlo apprezzare è, naturalmente, dall’alto, per poter abbracciare con lo sguardo ampie porzioni dei suoi tetti e dello skyline. Per godersi la vista della città dall’alto, magari mangiando un boccone o sorseggiando un bicchiere di vino, non serve però necessariamente prenotare ristoranti di lusso o spendere un patrimonio. Ci sono posticini graziosi e terrazze panoramiche anche in cima a palazzi insospettabili, e splendidi caffè nascosti dentro le cupole dei musei. Eccone qualcuno.Justizcafe Questo caffè con terrazza panoramica è una piacevole sorpresa in cima al Palazzo di Giustizia di Vienna, sede della Corte Suprema austriaca nonché gioiello dell’architettura neo- rinascimentale ottocentesca. Semplice, spazioso e luminoso - ma soprattutto graziato da una vista magnifica - per raggiungerlo occore prendere l’ascensore fino al 5° piano. Das Ocean’skyIl caffè in cima alla Haus des Meeres, l’acquario di Vienna (ospitato all’interno di una ex-torre della contraerea) è un’altra piccola gemma che non ti aspetti, soprattutto per la vista dall’11° piano - specie con la bella stagione quando si può uscire in terrazza. Café-Restaurant Kunsthstorisches MuseumNon è la vista sulla città, ma quella sui sontuosi interni della cupola ottocentesca che sormonta il Museo della Storia dell’Arte di Vienna, a dare una marcia in più a questo locale nel cuore della città. La tradizione gastronomica è quella dei grandi caffè viennesi, con un tocco gourmet. Restaurant am DonauturmVero e proprio simbolo della città fin dal 1964, anno in cui fu costruita, la Torre sul Danubio ospita un ristorante panoramico a 165 metri d’altezza, da dove si può godere della migliore vista sulla città e sulla Wienerwald. Il menù è stagionale e rigorosamente viennese. Onyx Bar @ DO&CO hotelLetteralmente nel cuore della città, affacciato con le sue grandi vetrate sulle guglie del Duomo di Santo Stefano, l’Onyx Bar è uno dei locali più incantevoli di Vienna, perfetto per un aperitivo al tramonto o per un cocktail a tarda sera, quando le sue sale si affollano. 

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23.11.2016

La cosa bella del Giappone è che il foliage autunnale, così come i ciliegi in fiore, può essere ammirato nell’intero arcipelago e per lunghi periodi. Se vi siete persi il momiji-gari, dunque, potreste essere ancora in tempo per ammirarlo a Chūgoku, Shikoku o Kyūshū. Nametoko Gorge (Prefettura di Ehime)A Uwajima, nel sud della Prefettura di Ehime, il Parco Nazionale Ashizuri-Uwakai, dove la natura è lussureggiante le acque del fiume Shimanto scorrono blu e trasparenti, si trova la stupenda cascata di Yukiwa, nel bel mezzo della gola di. Alta ben 80 metri, scorre disegnando fantasie simili a fiocchi di neve ed è fra le 100 più belle in Giappone, Kiyomizu Temple (Prefettura di Shimane)Il tempio di Kiyomizu a Yasugi, nella Prefettura di Shimane, risale al 587 ed è dedicato alla dea dalle undici teste, Kannon, capace di scacciare gli spiriti maligni. Costruito sul dorso della montagna e circondato da un bosco di cedri, il tempio vanta molti tesori,  fra i quali una pagoda a tre piani, ma l’attrazione principale in questa stagione è il foliage che infiamma di rosso la montagna. Kakuon Temple (Prefettura di Hiroshima)Il tempio di Kakuon legato al Buddhismo Ōbaku-zen si trova nella città fortficata di Chofu. Si tratta di una dele tre principali scuole zen in Giappone, fondata durante il periodo Edo, nel 1698, per dare il benvenuto al settimo patriarca della setta cinese di Ōbaku. Anche qui, il foliage attira molti turisti.  Akizuki Castle Ruins (Prefettura di Fukuoka)Le rovine del castello di Akizuki si trovano ad Asakura, nella Prefettura di Fukuoka. Il castello era stato costruito per esaudire il desiderio testamentario del daimyō Kuroda Nagamasa, nel 1624. In seguito divenne la residenza ufficiale dei signori feudali di Akizuki per varie generazioni, fino al declino al principio dell’era Meiji. Le foglie colorate che si stagliano contro le rovine, in contrasto con i cedri verdi, creano un’atmosfera davvero unica. Mifuneyama Rakuen (Prefettura di Saga)Il Monte Mifuneyama a Takeo City è alto 210 metri e sul suo versante ovest c’è il Mifuneyama Rakuen (rakuen sugnifica “paradiso” in giapponese), un parco di 150.000 metri quadrati con oltre 5.000 ciliegi sakura e altrettante azalee che fioriscono durante la primavera. In autunno, in compenso, dominano le foglie rosse, illuminate in occasione dei festival stagionali.   Kanmuri (Kagoshima)Kyūshū, Kanmuri, a Kagoshima, è il luogo d’origine del Buddhismo Shingon, noto un tempo anche per la presenza di erbe medicinali. Lungo il sentiero di dieci chilometri che conduce fin circa a metà della montagna, in autunno si può ammirare lo spettacolo del foliage.

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21.11.2016

Il recente revival di barbe e baffi che ha visto rivalutare e letteralmente fiorire l’antico mestiere del barbiere non ha risparmiato nemmeno Parigi. La conseguenza, non certo spiacevole, è che oggi per chi cerca un posto in città dove prendersi cura di barba e capelli come si deve non c’è che l’imbarazzo della scelta, fra botteghe d’altri tempi, indirizzi all’ultimo grido e veri e propri mastri barbieri. Ecco i nostri preferiti.Alain Maître BarbierIl barbiere più amato del Marais, nonché “l’unico mastro barbiere di Parigi”, si chiama Alain e propone ai suoil clienti (fra i quali molti VIP) la “rasatura all’antica” sullo sfondo di un negozio che è un vero e proprio museo di oggetti e strumenti del mestiere. Un’esperienza imperdibile, anche per chi vuole mettere in forma barba e baffi o è in cerca di un taglio personalizzato. La Barbière de ParisDalla piccola bottega vintage del mastro barbiere al grande e moderno salone dell’unico barbiere donna di Parigi, Sarah Daniel Hamizi, considerata fra i migliori in città. Sarah collabora con i più grandi marchi della moda parigina e internazionale, ma nei suoi saloni (ben tre) si dedica a barbe, baffi e rasature perfette. Largo spazio è riservato anche ai trattamenti benessere tutti al maschile. Les Mauvais GarçonsTre botteghe dedicate all’arte del taglio perfetto e della rasatura, nate dalla passione di una donna in un piccolo salone di rue Oberkampf (dove ancora si trova il negozio originale) in tempi non sospetti e portate avanti da suo fratello sull’onda del revival dela professione. I “cattivi ragazzi” propongono anche lezioni di rasatura. La Cle du BarbierStile newyorchese per questa coppia di saloni, uno immerso nell’atmosfera di un loft del 5° arrondissement, l’altro su rue de Saint Honoré, entrambi specializati nella cura della barba con l’aggiunta di diversi trattamenti di benessere e bellezza dedicati all’uomo.  

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17.11.2016

Ecco una selezione di templi circondati da magnifici giardini dove si può contemplare la bellezza della natura in piena tranquillità. Enkō-jiNel 1601, lo shogun Ieyasu Tokugawa fece costruire il tempio Enkouji a Fushimi, Kyoto, allo scopo di utilizzarlo come scuola. Il tempio fu poi spostato due volte fino alla sua sede attuale, quella di Kotani-chō, Ichijoji, dove s trova dal 1667. Il tempio custodisce diversi tesori artistici, un giardino di pietra e il cosiddetto Giardino dei dieci buoi, che con i colori autunnali del muschio e delle foglie vi lascerà senza fiato. Bishamon-dōAppartenente alla corrente del Buddhismo Tendai, questo tempio di montagna fu fondato nel 703, ma è stato ricostruito nella sua attuale collocazione di Yamashina Anshu solo nel 1665. Molto amato durante l’autunno per i colori della natura circostante, durante le celebrazioni per l’anno nuovo si affolla di fedeli che pregano per a buona riuscita degli affari e la sicurezza delle proprie case.   Daigo-jiLa storia di questo tempio comincia nel 874, con la sua fondazione dedicata alla dea Kannon. La sala Sakyamuni del 926 e la pagoda di cinque piani risalente al 951 sono state risparmiate dalle guerre e nel 1994 hanno ricevuto la denominazione di World Heritage Site. Il tempio conserva circa 150.000 oggetti d’arte e d’artigianato, fra cui diversi tesori nazionali. In autunno, il sentiero che conduce al Benten-dō, si adorna di foglie dai colori caldi. Rurikō-inFamoso per la sua architettura e il suo giardino, il tempio di Rurikō-si trova a Yase. Fra gli anni Venti e Quaranta è stato ampiamente ristrutturato dall’architetto Sotoji Nakamura, mentre il paesaggista Toemon si è occupato del giardino, che d’autunno si tinge dei colori del muschio e delle foglie d’aceroHōkyō-inCostruito sotto il regno dell’Imperatore   (1053-1129) come tempio zen, nel1350 Hōkyō-in divenne un tempio dela setta Rinzai a Sagano. Dopo un periodo di declino, fu restaurato nell’era Meiji. In autunno, il foliage attrae molti visitatori, e la su contemplazione rientra fra i rituali di devozione. Eikan-dō (aka Zenrinji Temple)Costruito 873, Eikan-dō ha attraversato alterne vicende nei secoli. Legato alla corrente Jodo, attrae molti seguaci del celestiale Buddha Amida Nyōrai e custodisce 58 importanti opere d’arte. Quest’anno il suo parco resterà illuminato fino al 4 dicembre

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15.11.2016

Definisci comfort food: saporito, grasso, con un rassicurante profumo di casa. E, per molti, sinonimo della cucina di nonna. Perché, si sa, bene come dalla nonna non si mangia da nessuna parte. Spesso infatti sono proprio quei sapori, quegli ingredienti, quelle preparazioni e quei profumi ad aver dato forma al nostro gusto, e un imprinting incancellabile alle nostre papille. Dev’essere stato così anche per Joe Scaravella, proprietario di un ristorante davvero molto particolare di Staten Island, Enoteca Maria, che ha aperto qualche anno fa proprio per ritrovare quel “sapore di casa” conosciuto grazie alle donne della sua famiglia di origini italiane, gelosamente e caparbiamente conservato e trasmesso di generazione in generazione. La particolarità di Enoteca Maria è che in cucina ci sono effettivamente delle nonne: nonne italiane nella cucina principale, e nonne da tutto il mondo nella seconda cucina che Joe ha messo a disposizione di tutte le culture gastronomiche del mondo, non certo difficili da incontrare in una città come New York.E così, ogni giorno, i foodie newyorchesi possono entrare in contatto con la vera tradizione, incontrare cucine internazionali nella loro versione più autentica e casalinga, insomma un privilegio non certo da poco. Per sapere quali nonne e quali cucine si alterneranno in cucina, basta consultare il calendario sul sito del ristorante Ma l’idea di Scaravella è ancora più ambiziosa e supera le pareti del ristorante, con l’obiettivo di creare una sorta di libro virtuale e crowd-sourced di ricette delle nonne da tutto il mondo, Nonnas of the World, al quale tutti possono contribuire nella propria lingua madre. Un’idea decisamente innovativa per rendere interessante e contemporanea la tradizione. 

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14.11.2016

Quest’anno, in Giappone, il freddo è arrivato tutto d’un colpo. Ciò significa che si tratta di un’annata particolarmente buona per ammirare il foliage: non c’è nemmeno bisogno di allontanarsi dalla capitale Tokyo per ammirare il coloratissimo spettacolo. Ecco i luoghi migliori in città da cui goderselo. Shinjuku GyoenNel periodo Edo, Shinjuku Gyoen era la residenza di Naitō, signore di Takatō nell’allora provincia di Shinshū. Nell’era Meiji divenne poi giardino imperiale e, dopo la guerra, fu aperto al pubblico. Nei suoi oltre 53 ettari crescono 1.200 alberi, un panorama da godere in silenzio e meditazione. Bandite bevande e giochi vari. Museo Nazionale della Scienza e della NaturaConsiderato un vero e proprio tesoro naturale sopravissuto all’interno della città, quello che è oggi il giardino del Museo è stato insignito del titolo di monumento naturale e luogo d’interesse storico. In passato fu parte della residenza suburbana di Matsudaira, signore di Takamatsu. Rikugi-enIl giardino creato da Yanagisawa Yoshiyasu con il permesso del quinto shōgun Tokugawa Tsunayoshi comprende una collina artificiale e un piccolo stagno, e il suo completamento richiese ben sette anni. Considerato come uno dei più bei parchi dell’epoca insieme al giardino di Koishikawa Kōrakuen, orginariamente conteneva ben 88 riferimenti ad alcune famose scene tratte dell’antica poesia Kishū. Quest’anno, il parco resterà illuminato fino a 7 dicembre. Parco InokashiraCon una superficie totale di 380,000 metri quadrati, questo grande parco occupa una vasta area nelle zone di Musashino e Mitaka. È consierato uno dei 100 migliori punti panoramici per ammirare i ciliegi in fiore, ma l’aria limpida e frizzante delle belle giornate novembrine rende la vista del foliage autunnale altrettanto spettacolare. Il parco si raggiunge con facilità dalla stazione di Kichijoji, prendendo l’uscita sud e percorrendo la strada pedonale che costeggia la trafficata Nanaibashi Dōri. Showa Commemorative National Government ParkI 180 ettari di questo parco realizzato per celebrare il cinquantenario dell’Imperatore Showa comprendono fra le altre cose un giardino giapponese e un giardino di bonsai. Ideale punto d’osservazione sia nel periodo dei ciliegi in fiore, sia in autunno per il foliage, offre scorci davvero suggestivi, specie lungo il viale delle ginkgo bilobaMonte TakaoSul MonteTakao il foliage autunnale si può ammirare per un periodo relativamente lungo, circa un mese - controllate la mappa del foliage del tempio di Yakuōin e troverete tutti gli appuntamenti di novembre. La zona, poi, offre molte possibilità, dalla semplice passeggiata di montagna per osservare i colori dell’autunno alle tante tappe enogastronomiche per assaggiare le delizie locali.  

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08.11.2016

I kurikinton di SuyaQuando si parla di kurikinton, tutti pensano subito a Suya, un negozio di wagashi che si trova a Nakatsugawa, lungo l’antica strada Nakasendō che collegava Edo (l’attuale Tokyo) a Kyoto. Da Suya ogni singolo dolce è fatto rigorosamente a mano. Le castagne arrivano dal monte Ena, e vengono bollite e mescolate con lo zucchero per poi essere ricomposte in forma di castagna. I kurikinton si trovano anche a Tokyo, ma solo per un periodo di tempo limitato. I kurinattō di Kyoto KuriyaA Kyoto il dolce sapore della castagna è sinonimo dell’autunno. Dalle parti del Parco Imperiale, Kuriya è una pasticceria nota per i suoi kuriohagi, dolcetti di riso ricoperti di pasta di castagne, per i dorayaki (frittelle ripiene di pasta di castagne) e per i kurinattō kin-no-mi, castagne intere in glassa di miele. I kurikaoru Daifuku di WaguriyaLa zona di Iwama a Kasama, nella Prefettura di Ibaraki, è considerata uno dei luoghi d’origine della castagna giapponese, e l’incantevole scenario dei boschi di castagni sembra avvalorare questa tesi. Qui, i kurikaoru daifuku di Waguriya sono preparati a mano uno alla volta, bollendo le castagne in acqua e zucchero e poi avvolgendole nel riso. Il colore marroncino chiaro è dato dalle bucce bollite. I kuridora di SurugaFamoso per i suoi kuridora, Suruga si trova a Tokyo nella zona di Kameari del quartiere Katsushika. Ma che cosa sono i kuridora? Sono dei pancake ripieni di fagioli azuki da Tokachi (Hokkaido) e di una castagna intera. Un abbinamento davvero perfetto. I kurikanoko di TorayaLa castagna è uno dei sapori autunnali offerti da Toraya, un negozio di dolci wagashi nato nel lontano 1586. La si trova nei kurikanoko, tradizionali dolcetti rotondi arricchiti da una castagna con glassa al miele, e in diversi snack da gustare durante la cerimonia del the, come i kurikomochi, i kurimeigetsu e i kurianmitsu. 

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07.11.2016

Pur non essendoci magari mai stati, ci sono in qualche modo familiari. Li abbiamo visti nei film, sfondo di scene memorabili, nelle serie TV o nei più celebri scatti ambientati a New York. Sono i ristoranti più celebri della città, locali divenuti ormai icone riconoscibili al primo sguardo, magari dalle loro insegne, o il cui nome riesce comunque a evocare un’atmosfera e un’epoca che hanno fatto la storia della Grande Mela. Eccone alcuni. BarbettaIl ristorante italiano per eccellenza (piemontese, per la precisione) nel cuore del theater district di Broadway. Qui venivano Caruso e Toscanini di passaggio in città, poi Warhol, Paul Newman, e ancora oggi politici e celebrity siedono ai suoi tavoli.  È comparso in svariati film e serie TV, fra cui Alice e Celebrity di Woody Allen, Sex & the City e Mad Men, Katz DelicatessenIl noto locale del Lower East Side fondato nel 1917 e reso ancor più celebre dalla scena cult del finto orgasmo tratta dal film Harry ti presento Sally è da sempre amato dai newyorchesi per il suo pastrami, carne di manzo essiccata in salamoia e speziata e poi tagliata a fettine sottili per farcire i sandwich. La GrenouilleUn vero classico appartenente a un’epoca in cui i ristoranti francesi erano il non plus ultra della raffinatezza e dell’eleganza, e qui sedevano star del cinema, icone della musica e celebri stilisti. Nel cuore di Midtown, resta fieramente l’ultimo baluardo della haute cuisine francese targata anni SessantaDelmonico’s Nato nel 1837, Delmonico’s vanta il non trascurabile primato di essere il primo vero e proprio ristorante d’America. Questo storico ristorante del Financial District, che oggi occupa lo spazio triangolare di un ottocentesco palazzo al’incrocio fra Beaver e William street, ha visto nascere molti piatti classici, fra i quali la famosa Delmonico steak. River caféIl posto giusto dove sedere a un tavolo con vista sui grattacieli di Manhattan, sul ponte di Brooklyn e sulla Statua della Libertà. Aperto nel 1977 in una zona pressoché abbandonata di Brooklyn in riva all’Hudson, proprio in virtù della sua vista unica è comparso in diversi film, spot pubblicitari e serie TV. The OdeonPer riconoscerlo basta vederne l’inconfondibile insegna luminosa, che con le sue lettere un po’ retró brilla come un faro nella notte di Tribeca dal 1980. Bistró in stile francese in piena Manhattan, comparso anche nel famoso romanzo Le mille luci di New York di Jay McInerney l’Odeon è una vera leggenda. 

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03.11.2016

Con le sue nobili dimore stuccate di bianco, Belgravia, nel cuore della City of Westminster, è il simbolo di una Londra d’altri tempi, quella Ottocentesca di proprietà del marchese di Wesminster, quella abitata da grandi attori, scrittori e musicisti. E quella della ambasciate, le cui bandiere sventolano solenni sui palazzi di Belgrave Square. Ma di recente Belgravia è diventata anche una meta enogastronomica, in particolare in corrispondenza di Elizabeth Street, un’elegante strada alberata fra South Kensington e Victoria dove negli ultimi anni hanno aperto bottega caffè, pasticcerie e negozietti gourmet. Ecco gli indirizzi da non lasciarsi sfuggire durate l’esplorazione di questo inaspettato angolo di tranquillità in pieno centro città.  PasticcerieDominic Ansel BakeryDopo aver conquistato gli americani con la sua bakery di New York e i giapponesi con quella di Tokyo, a settembre il pasticcere Dominic Ansel è arrivato in Europa portando con sé la sua più celebre invenzione, il cronut, un ibrido fra il croissant e il donut (la celebre ciambella americana amatissima da Homer Simpson) definito dal TIME “la migliore invenzione del 2013”. Per il negozio di Londra, Ansel ha anche inventato cinque dolci speciali ispirati alla cultura inglese. Peggy PorschenSi dice che sia la pasticceria preferita di Kate Moss - anche se è davvero difficile immaginare che l’esile modella inglese sia una frequentatrice di pasticcerie. Ma quel che più conta è che Peggy Porschen è un trionfo del cake design in rosa dove anche un semplice pasticcino è una piccola opera d’artigianato - per non parlare delle torte di matrimonio e di compleanno. Impossibile resistere all’assaggio.  Shopping gourmetJeroboamsVini pregiati dal mondo e una selezione di champagne vintage e non vintage da acquistare per un’occasione speciale o degustare al bicchiere. Ecco la semplice formula di uno dei wine store più amati di LondraPoilâneLa succursale londinese di questa celebre panetteria parigina propone pane preparato con farina macinata a pietra, lievitato naturalmente e cotto nel forno a legna, secondo una tradizione iniziata nel 1932 a Saint- Germain des Prés. Le sue pagnotte rotonde sono un autentico cult.  Caffè e spuntinoBaker & SpiceUn grazioso posticino a due passi dalla stazione Victoria, ideale per fermarsi a bere un caffè accompagnato da una fetta di torta o magari per un pranzo leggero o una ricca insalataTomtom coffeeTomtom è il posto giusto per la colazione (tradizionale inglese, ma anche a base di salmone oppure dolce), e in particolare è molto apprezzato il suo caffè, una miscela preparata su misura e tostata nel Dorset a base di chicchi selezionati provenienti da diversi paesi del mondo e coltivati nel rispetto dei produttori.  AperitivoThe Ebury Wine barUn’ottima selezione di vini da accompagnare a piatti classici come filetto di salmone arrrosto e salsicce con mashed potatoes, senape e gravy, con qualche incursione nella cucina fusion ed esotica.  RistorantiThe Thomas CubbittAl piano terra un cocktail bar con ottime birre e cucina informale (ma curata, come nel caso degli hamburger di carne pregiata), al primo piano un ristorante di cucina inglese della tradizione preparata con ingredienti stagionali e una carta dei vini specializzata in champagne e bianchi e rossi aromatici. OlivetoUn autentico ristorante sardo a Belgravia, molto amato per la pizza ma anche per i d’ispirazione regionale. Ambiente informale e prenotazione d’obbligo.  Foto di copertina di Amanda Slater su licenza CC BY-SA 2.0  

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02.11.2016

L’atmosfera accogliente e rilassata di un ostello e i servizi di un albergo di alta categoria, con l’aggiunta impagabile di una magnifica vista sull’oceano. ODDSSON è un nuovo hotel ricavato all’interno di uno degli edifici più famosi di tutta l’Islanda, il JL Húsið, un vecchio e imponente magazzino degli anni Quaranta affacciato sul mare nel centro di Reykjavík, con una vista spettacolare sulla baia Faxaflói. Il suo tratto distintivo è un inedito quanto riuscito connubio fra l’architettura industriale del magazzino, mantenuta integra quanto più possibile, e l’estetica eclettica dello studio Döðlur Design, basata sull’idea del contrasto e dell’abbinamento di elementi estremamente diversi e arricchita da mobili e complementi progettati su misura. Questi ultimi, ispirati ai materiali già esistenti all’interno dell’edificio, sono stati concepiti per adattarsi a un ostello così come a un albergo, e sono frutto di un design semplice e funzionale, spesso adatti a molteplici scopi – come ad esempio i letti a castello con armadio incorporato. Anche i materiali più datati sono stati trattati come qualcosa di prezioso e recuperati sia per la loro bellezza, sia per i ricordi che evocano – vecchi muri, pavimenti e soffitti hanno dato l’impronta all’intero progetto e sono stati abbondantemente riutilizzati. Il risultato è un mix di elementi vecchi e nuovi che combina colori delicati e pregiati tessuti con materiali meno pregiati e pareti originali, e arredi contemporanei con una selezione di bizzarri pezzi di design. Quanto alle camere, l’albergo può ospitare fino a 230 ospiti, con una varietà di sistemazioni davvero unica, il cui scopo è quello di soddisfare le esigenze e i desideri di tutti i viaggiatori: dai pod, le camere in miniatura in stile giapponese, fino  alle camerate con letti a castello, dalle stanze private da ostello alle vere e proprie stanze d’albergo, compresa una suite che concentra nei suoi 70 metri quadri tutto il meglio che l’ODDSSON ha da offrire - pezzi di design internazionali, opere d’arte realizzate da celebri artisti islandesi e una vista mozzafiato sull’oceano. Fra gli altri servizi proposti dall’albergo ci sono un piccolo ma delizioso yoga studio, un bistró e un ristorante specializzati in cucina italiana rivisitata con spirito contemporaneo, un cocktail bar e un caffè. 

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31.10.2016

Tōhoku è un vero scrigno di tesori storici e naturali. Una visita per ammirare il foliage può dunque trasformarsi nel pretesto per restare un po’ di più e scoprirne i templi e i monumenti.   Towadako (Prefettura di Aomori)Il lago Towada è una doppia caldera interamente circondata dagli alberi. Il servizio di escursioni via battello permette di ammirare il foliage autunnale da diverse prospettive, mentre per una passeggiata consigliamo il percorso che va dalla riva sul lato ovest di Katsura-ga-hama fino alla spiaggia di Gozen-ga-hama, con l’Otome-no-zō, la statua delle due fanciulle. Kakunodate (Prefettura di Akita)Kakunodate – feudo del clan Akita – fiorì come città fortificata di proprietà della famiglia Satake (ramo nord). Oltre che per passeggiare per il centro ammirando le antiche dimore dei samurai delle famiglie Matsumoto, Aoyagi e Ishiguro, qui  si viene in primavera per i sakura, e in autunno per il foliage rosso degli aceri e quello giallo delle ginkgo biloba.   Omoshiroyama Momijigawa Keikoku (Prefettura di Yamagata)Ai piedi del monte Omoshiro, al confine fra le prefetture di Yamagata e Miyagi, c’è un canyon che diventa ancor più affascinante in questa stagione, quando i colori vivdi delle foglie autunnali si mescolano ai sempreverdi. Il modo migliore per ammirare lo spettacolo è percorrere il sentiero che costeggia il fiume per 2 chilometri fino al ponte sospeso. Chūson-ji (Prefettura di Iwate)Il Chūson-ji, mausoleo dedicato a 4 generazioni della famiglia Ōshū Fujiwara, è un complesso di templi che comprende la storica Konjiki-dō – la Sala D’oro – uno dei più importanti esempi di arte buddhista risalenti al periodo Heian period del Giappone nord-orientale. Il tempio fu probabilmente fondato nell’850 da Jikaku Daishi, un alto prelato del monastero di Tendai a Enryakuji, sul Monte Hiei, vicino a Kyoto, anche se secondo altre fonti sarebbe stato fondato da Fujiwara Kiyoe all’inizio del XII secolo in onore delle vittime di guerra e per la pace eterna. Quel che è certo è che si tratta di un tesoro nazionale nonché di patrimonio UNESCO dal 2011.  In questa stagione, i colori vividi del foliage autunnale fanno da cornice alle processioni di bambini e alle esibizioni di teatro Noh. Naruko-kyō (Prefettura di Miyagi)Il Naruko-kyō è una gola a V formata dal fiume Ōtani, profonda un centinio di metri e lunga 2.5 chilometri. Il paesaggio di roccia alternata al verde dei pini e al rosso degli aceri è una vista superba. Per raggiungere la gola occorre camminare per circa mezz’ora dalle stazioni ferroviarie di Nakayamadaira Onsen o Naruko Onsen, ma durante la stagione del foliage ci sono anche delle navette dedicate. Tsurugajō Park (Prefettura di Fukushima)Noto anche come “castello di Aizu-Wakamatsu”, il Tsurugajō – o castello di Tsuruga – andò distrutto nel 1874 e fu poi ricostruito nel 1965 a partire dai resti. Il castello si trova al centro di un parco che in autunno si trasforma in una fantastica destinazione per ammirare il foliage, dalla piana di Aizu fino alle montagne circostanti. Il parco resterà illuminato fino al 13 novembre. 

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27.10.2016

Inserita dal New York Times fra le città 52 città del mondo da visitare nel 2016, unica italiana della lista, ed eletta seconda capitale europea dell’innovazione, Torino è una città speciale per molti versi. Ricca di arte e di cultura, cosmopolita, incredibilmente affascinante - persino magica, sospesa com’è fra un glorioso passato e un futuro che già si respira nell’aria. Dallo scacchiere del centro, con Piazza Castello, il Palazzo Reale, i portici di via Po e l’ariosa Piazza Vittorio Veneto, dagli storici caffè al rinnovato Museo Egizio fino all’imponente Mole Antonelliana, sede del Museo del Cinema, Torino è tutta un invito alla scoperta. Ma è forse allontanadosi dai percorsi più battuti che si copre la sua anima più sincera, immergendosi nella nightlife che anima la zona fra l’ex borgo industriale di San Salvario, a sud del centro, punteggiato di ristorantini, enoteche e “piole” (le osterie locali), e il Quadrilatero Romano, un centralissimo intrico di vie lastricate fra Santa Teresa, via della Consolata, corso Regina e via XX Settembre. Oppure spingendosi fino a Vanchiglia, storico quartiere industriale stretto fra la Dora Riparia e il Po dove fra stradine e piazzette hanno aperto molti locali e negozi interessanti. Ecco una piccola guida ai nostri luoghi preferiti in città. Da vedereParco DoraUn innovativo parco post-industriale progettato dal paesaggista tedesco Peter Latz là dove fino agli anni Ottanta c’erano le grandi industrie come Valdocco e Michelin, lungo il fiume Dora e a nord del centro.Museo del CinemaEsempio unico in Italia, il Museo del Cinema di Torino ha trovato nella Mole uno spazio unico e affascinante, grazie all’ambientazione pensata dallo scenografo svizzero François Confino. Imperdibile la salita in ascensore fino in cima al monumento-simbolo di Torino.Villaggio Leumann, CollegnoAlle porte della città, questo villaggio operaio in stile Liberty voluto dall’illuminato imprenditore di origini svizzere Napoleone Leumann attorno al suo cotonificio rappresenta un viaggio imperdibile e affascinante nella Torino ottocentesca. MangiareCoco'sVia Galliari, 28 Frequentatissimo bar-trattoria di San Salvario dall’atmosfera autenticamente degli anni Sessanta, dove fra vecchie foto e memorabilia si mangia una cucina semplice e casalinga.Soul KitchenIn zona Vanchiglia, un indirizzo da non perdere per sperimentare la cucina vegana e crudista in versione creativa e ben presentata, circondati da un ambiente decisamente cool.Dora in poi“Dim sum all’italiana” sulle rive del Lungo Dora Firenze. In altre parole, cucina fusion che ibrida la gastronomia nazionale con materie prime, esotiche (ma coltivate in loco) e contaminazioni da tutto il mondo.Mara dei BoschiSemplicemente uno dei gelati artigianali più buoni di Torino, preparato con ingredienti legati alla stagionalità e al territorio, latte d’alpeggio e uova provenienti da allevamenti non intensivi. BereMagazzino 52Un’enoteca con cucina che punta tutto sull’abbinamento fra etichette di nicchia italiane e francesi e pochi piatti ben studiati. Si possono anche acquistare le bottiglie, esposte sugli scaffali.Enoteca BordòAmatissima enoteca in zona Quadrilatero che unisce l’amore per le bollicine francesi alla cucina toscana, proponendo taglieri e una piccola scelta di piatti tradizionali. 

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26.10.2016

Sul dorso della leggendaria Butte, la collina di Montmartre a Parigi, un tempo crescevano rigogliose le vigne, che con il tempo hanno lasciato posto a due strade scavate nell’altura, rue Calaincourt e rue Custine, a due passi dalla famosa fermata della metro in stile art déco di Lamarck-Caulincourt  e da rue Lepic, la via del Moulin Rouge, che porta fino Place du Tertre, cuore di Montmartre.In quest’angolo della città ricco di storia e di fascino, quell’antica atmosfera riesce in qualche modo a sopravvivere ancora oggi, miracolosamente sopravvissuta al turismo di massa e all’imborghesimento. Al punto che a volte si ha quasi la sensazione di trovarsi in un villaggio, perché fra ristorantini innovativi, birrerie artigianali, boutique indipendenti e locali l’atmosfera di quartiere riesce ancora a restituire una certa autenticità, un’aria al contempo chic e popolare - sebbene in versione contemporanea e inevitabilmente contaminata dalle mode e dai trend del momento. Ecco la nostra mappa ideale dei locali e dei negozi da non perdere in zona. MangiareLe grenier à painPer ben due volte, questa celebre panetteria parigina ha vinto il premio per la migliore baguette in città. Merita dunquue una sosta per assaggiare l’ottimo pane ma anche i dolci, i croissant e il pan au chocolat.Le Tracteur Rouge Un ristorantino perfettamente intonato al quartiere: atmosfera amichevole e rilassata, ambiente curato ma informale e cucina semplice, quasi classica, a base d’ingredienti di alta qualità.La KaramboleTapas, hamburger e altri piatti di stampo internazionale accompagnano i drink e la musica che spesso e volentieri anima questo caffè, dove ampio spazio è offerto ad artisti e DJ emergenti.Tito BurritosUna varietà infinita di deliziosi e abbordabili burrito, taco e quesadilla per placare la fame dei nottamboli di passaggio: ecco il segreto di questo minuscolo locale con pochi tavoli amatissimo dai parigini.KosakIl gelato artigianale di Kosak si distingue per i sapori particolari e gli ingredienti curati. C’è poi un interessante angolo tutto dedicato alle barrette di cioccolato “bean to bar”, prodotte con fave selezionate dai migliori maestri cioccolatieri del mondo. BereChez CamilleForse il bar più frequentato della zona, ma vale la pena d’immergersi nell’atmosfera autenticamente parigina di questo localino dove i drink sono economici, il clima è intimo e anche la strada davanti alla porta è sempre affollata.Bar Terass" HotelIl bar panoramico del lussuoso Terass" Hotel, l’albergo degli artisti, è il posto giusto per un romantico aperitivo con vista sui tetti di Parigi, e in particolare su quel panorama da cartolina che si può ammirare dalla collina di Montmartre.Les NovicesUn bistrot dall’arredamento contemporaneo e dalla vocazione gourmet a due passi dal Sarcro Cuore, che rivisita classici della cucina casalinga con presentazioni eleganti e piccoli tocchi di sofisticatezza. Ottima la scelta di cocktail, aperto fino a tardi.À la bière comme à la bièreOltre 450 etichette di birra artigianale da tutta la Francia: ecco il tesoro di questa birreria dalla cantina decisamente fornita, dove oltre a bere sul posto in un ambiente conviviale si possono fare acquisti decisamente interessanti. Shopping e altroL’atelier ParigotPer chi è in cerca di un souvenir decisamente unico, questo negozio di magliette felpe e borse propone stampe originali, insolite e a tratti folli a tema parigino. Si realizzano anche stampe su richiesta.L’atelier Gentleman Un barbiere vecchio stampo dove si coltiva l’arte della rasatura perfetta in tempi di barbe lunghe. Ma non si preoccupino i barbuti: fra un massaggio al viso, un impacco e un caffè, anche la loro barba sarà rimessa a nuovo.Owl boutiqueUn bellissimo concept store dedicato alle creazioni afro-chic di Julienne, stilista parigina originaria del Cameroun, che fondono con grazia i colori e le fantasie dell’Africa e l’inimitabile stile francese.  

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25.10.2016

Poche città sanno rendersi sempre nuove, eccitanti e interessanti come Londra, dove la mappa dei quartieri emergenti si estende di anno in anno e i locali si rigenerano con una velocità quasi travolgente, tanto che ogni volta che ci si torna occorre reimparare a conoscerla. Negli ultimi anni, poi, oltre a tutto ciò che si può incontrare in superficie c’è tutto un mondo che vive nel sottosuolo della città e che si anima di notte; un mondo fatto di locali “nascosti” in stile speakeasy dei tempi del proibizionismo, di bar ricavati nei luoghi più insoliti, di rifugi dedicati alla buona musica e all’arte del coktail perfetto. Ecco qualche indirizzo interessante per cominciare a conoscere questa Londra sotterranea. WC, ClaphamIn quello che un tempo era un bagno pubblico vittoriano sotto la fermata della metro di Clapham Common, oggi c’è un bar dal sapore autenticamente retrò che ha conservato la sua atmosfera affascinante, un po’ gotica e genuinamente londinese. Si bevono vini in abbinamento a una selezione molti curata di salumi e formaggi, e la domenica e il lunedì si ascolta musica dal vivo. Vi sfidiamo a trovare una location più insolita (e inaspettatamente riuscita) in tutta Londra. Cahoots, SohoUn vero viaggio nel tempo – e in particolare verso gli anni Quaranta - per questo posticino nascosto nella stazione sotterraea in disuso di Kingly Court, a Soho, dove i tavoli si trovano all’interno di una vecchia carrozza della metro restaurata, si sorseggiano coktail vintage e si ascolta musica jazz, swing, lindyhop con qualche incursione notturna nel rock’n’roll e nell’electro swing, che spinge inevitabilmente gli avventori a ballare fra i tavoli. Basement Sate, SohoAncora nel cuore del West End, un indirizzo nuovo e interessante non solo per la location sotterranea, ma anche per l’insolito abbinamento che propone, quello fra cocktail e dessert. Questi ultimi diventano infatti per una volta protagonisti assoluti del menù, trasformandosi in creazioni ambiziose e a tratti ardite. Merchant House, City of LondonGrandeur d’altri tempi per questo elegantissimo locale sotterraneo - doppiamente nascosto sotto un cortile interno ma comunque frequentatissimo - dalle pareti pannellate in legno, fra le quali è custodita una delle più ampie collezioni di gin e rum del mondo. Tutto è ispirato alla storia dell’Impero Britannico, a cominciare dai nomi dei cocktail, elencati in un menù che somiglia a un libro antico. The Natural Philosopher, HackneyForse non tutti i clienti del negozio di riparazione compurer Macsmith Apple di Hackney sanno che nell’ex-magazzino del suddetto negozio si cela un cocktail bar davvero chic, dove - come insegna il nome – si servono creazioni alcoliche preparate con ingredienti completamente naturali. Il locale comprende un confortevole saltto con bar, una minuscola saletta sotterranea e, in onore alla location, un piccolo museo Mac Museum con tanti pezzi autentici per gli appasionati del genere.

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24.10.2016

In Giappone l’usanza di ammirare le chiome autunnali degli alberi, o foliage, viene detta comunemente momiji-gari oppure kōyō-gari, alla lettera “caccia alle foglie rosse”. Nelle prossime settimane pubblicheremo una serie di consigli su dove ammirare questo spettacolo autunnale in tutto il paese, a cominciare da Hokkaido.  Il luogo dove per primo va in scena lo spettacolo del foliage autunnale è Hokkaido, l’isola più a nord dell’arcipelago giapponese. La natura a Hokkaido è decisamente rigogliosa, e attrae visitatori tutto l’anno. Tuttavia, in questa stagione è davvero sorprendente, con le montagne avvolte dalle foglie rosso fuoco degli aceri e il giallo inteso delle ginkgo biloba. Ecco dove godersi al meglio qyesto spettacolo. Jozankei OnsenIl luogo ideale dove immergersi in una vasca d’acqua calda o costeggiare un ruscello all’ombra delle meravigliose foglie d’acero, delle viti cremisi, del sorbo selvatico e dei ciliegi giapponesi. Si può anche prendere la cabinovia e ammirare tutta questa bellezza dalla cime dei monti. ShikotsukoShikotsuko è un luogo magnifico visitabile in giornata da Sapporo. Il lago da cui prende il nome è noto in tutto il paese per la trasparenza perfetta delle sue acque, che riflettono il bellissimo foliage dei tigi, degli aceri, dei sorbi e delle ginkgo biloba. Maruyama ParkSimbolo di Sapporo, il Maruyama Park fa parte dell’omonima antichissima foresta ed è stato designato tesoro nazionale. Poiché si trova proprio nel cuore della città, è una destinazione molto accessibile per un bel trekking fra i katsura e gli aceri nel loro manto autunnale. Kosetsu-en (Miharashi Park)Noto un tempo come Iwafune Garden, il giardino di Kosetsu – nel Parco Miharashi di Hakodate – ospita oltre 150 specie di piante, e offre dunque panorami mozzafiato durante tutto l’anno. Fino al 13 novembre giochi di luce e spettacoli ravviveranno l’esperienza di ammirare il foliage autunnale. KamuikotanAmatissimo dagli abitanti di Asahikawa, questo punto panoramico, il cui nome significa letteralmente “la città degli dei”, permette ancora di assaporare a pieno le antiche atmosfere del folklore Ainu, grazie alla rocce scavate in modo bizzarro dal fiume Ishikari, al cerchio di megaliti e alle case a fossa.   

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23.10.2016

Laghi, castelli, distillerie, e ancora verdi pascoli, scogliere e promontori. Sono le immagini che scorrono oltre il finestrino – o forse sarebbe meglio dire le grandi finestre – del Grand Hibernian, il treno di lusso che da Dublino parte all’esplorazione dell’Irlanda riproponendo ai suoi passeggeri una modalità di viaggio ormai dimenticata, quella delle lunghe distanze percorse su rotaia, immersi nella comodità e nel tepore della propria cabina, pensata come un piccolo salotto itinerante. Sono le atmosfere dell’Orient Express e della Transiberiana, ma trasferite nell’isola verde e rivisitate in chiave contemporanea con cinque moderne e tecnologiche carrozze che portano ciascuna il nome di una contea irlandese e sono state arredate in modo da riflettere i colori tradizionali del tartan della contea a cui si ispirano. Il treno può accogliere fino a 40 ospiti in eleganti e confortevoli cabine con tanto di scrittoio e vetrata panoramica, anch’esse arredate con un occhio al patrimonio culturale irlandese. La carrozza panoramica rievoca l'atmosfera di un pub di Dublino e, proprio come un pub, è fatta per ospitare chiacchiere, musica e bevute. Colazione, pranzo e cena sono serviti invece nei due vagoni ristorante – Sligo, più sofisticato e intimo, e Wexford, con tavoli da sei e arredi arricchiti da tessuti tweed irlandesi e motivi celtici. Gli itinerari partono da Dublino per attraversare i luoghi più affascinanti della Repubblica d'Irlanda e dell'Irlanda del Nord. Quello più breve, di due notti, porta a nord e include escursioni a Belfast, al museo del Titanic, nell'antica distilleria Old Bushmills e lungo il suggestivo Sentiero del Gigante. Il viaggio di quattro notti si dirige invece verso ovest, a Cork, al castello di Blarney, ai Laghi di Killarney, al Parco Nazionale del Connemara e a Galway. Infine, il viaggio di sei notti unisce i due itinerari, consentendo di esplorare gli angoli più nascosti dell'isola di Smeraldo. Il Grand Hibernian è solo l’ultimo arrivato della collezione Belmond, che comprende affascinanti esperienze di viaggio in treno fra Europa, Asia e Sudamerica, 46 alberghi dal carattere iconico e diverse crociere fluviali di lusso. 

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19.10.2016

Il fascino delle città universitarie, con la loro vivacità culturale e l’alto tasso di popolazione giovane, salta subito agli occhi di qualsiasi visitatore, ma a subirlo sono soprattutto coloro che amano la cultura e che magari quelle città le hanno vissute e frequentate proprio da studenti e ancora ne conservano mille ricordi. Avendo ben presente tutto questo, l’imprenditore americano Ben Weprin ha avuto l’idea di creare un’inedita collezione di alberghi nelle più dinamiche e caratteristiche città universitarie degli Stati Uniti, naturalmente nei dintorni degli atenei, con un carattere vagamente nostalgico e pieno di riferimenti al mondo universitario, e in più la giusta dose di lusso. Il risultato sono i Graduate Hotels, oggi presenti ad Athens (Georgia), Charlottesville (Virginia), Madison (Wisconsin), Oxford (Mississippi) e Tempe (Arizona), una piccola catena di alberghi a tema dedicati allo spirito della città che li ospita, alla sua cultura e alla sua storia, caratterizzati da un design molto curato e pieno di oggetti d’epoca, richiami e riferimenti, e spesso ricavati in spazi riconvertiti. L’hotel di Athens è stato ricavato negli spazi di un’ex-fonderia, nel cui cuore si trova oggi un locale per la musica del vivo. Quello di Oxford si trova al centro del distretto culturale della cittadina, pienamente immerso nella sua eredità storica e universitaria. Tutti hanno ampi spazi dedicati alla socialità e alla covivialità, tocchi vintage sotto forma di mobili, quadri e tappezzerie, tanti libri e innumerevoli riferimenti ai campus ai quali sono ispirati.Un modo decisamente diverso di vivere e scoprire uno degli aspetti forse più autentici e meno noti dell’identità americana

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18.10.2016

L’autunno, in Giappone, è la stagione del sanma, il luccio sauro del Pacifico, e del cosiddetto modori-gatsuo, un tonnetto autunnale la cui carne è molto più grassa e nutriente di quella del suo corrispettivo primaverile. Il modo migliore per assaggiare il pesce di stagione è anche quello più semplice, alla griglia, perché difficilmente la mano dell’uomo può fare di meglio della natura. Ecco dunque una lista di locali a Tokyo dove assaggiare del delizioso yaki-zakana, ossia pesce grigliato. Shokusai Kadota (Ebisu, Shibuya-ku)Questo posto è rinomato il suo pesce grigliato sul carbone e preparato con ingredienti freschi sotto gli occhi dei clienti. Ottimo il katsuo proveniente dalla provincia di Tosa e i funghi matsutake, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di sake giapponese. Kumasawa (Ginza, Chuo-ku)Kumasawa offre diversi menù del giorno a base di pesce di stagione in un ambiente informale. Il piatto che va per la maggiore è il mugitorogohan, che ha una base di riso e orzo sulla quale viene adagiato il pesce grigliato insieme a una grattata di yam. Buoni anche i contorni, gli snack e gli tsukemono, tipici sottaceti giapponesi. Kappo Imai (Shinjuku Gyoen)Con il termine kappō in Giappone si indica un ristorante tradizionale dove pranzare e cenare in un ambiente rilassato, in questo caso gustando dell’ottimo pesce alla griglia. Il Kappo Imai è particolarmente rinomato per la freschezza del suo pesce, dunque megli affrettarsi prima che finisca. Shun no Aji Takishita (Azabujuban, Minato-ku)Come il nome stesso suggerisce, da Shun no Aji si possono sperimentare a pieno i “sapori di stagione”. Informale e aperto a pranzo e a cena, è una tappa imperdibile per gli amanti del pesce, servito da uno staff gentile e disponibile con grande celerità – giusto il tempo di grigliarlo a dovere.  

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17.10.2016

Sospeso fra le vacanze estive e le festività natalizie, l’autunno a volte può rivelarsi terribilmente lungo e monotono, e potendo non è male staccare anche soltanto per un paio di giorni. Da nord a sud fino alle isole, l’Italia è piena di luoghi meravigliosi tranquillamente visitabili in un fine settimana: città d’arte, paesini, parchi naturali. Abbiamo selezionato cinque destinazioni e itinerari perfetti e affascinanti anche quando la stagione non aiuta. Fra tartufi e castelliIl territorio di Langhe, Roero e Monferrato, fra le province di Alessandria, Asti e Cuneo, è una magnifica porzione di oltre 10.000 ettari nel sud del Piemonte stretta fra il Po e l’Appennino ligure e caratterizzata da dolci colline ricoperte di viti rigogliose e punteggiate di castelli e di campi coltivati. Questo paesaggio così caratteristico dà il suo meglio specialmente d’autunno, quando i colori si scaldano e la nebbia si appoggia languidamente sulle alture lasciando spuntare di fuori soltanto campanili, rocche e castelli. Fra i luoghi da esplorare ci sono la Langa del Barolo, dove si produce l’omonimo vino, il Castello di Grinzane Cavour, sede dell’Enoteca Regionale del Piemonte, e ancora le Collline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, dove si produce l’omonimo rosso, Canelli e le terre dell’Asti spumante e il Monferrato, terra di Infernot, particolari stanze sotterranee scavate e scolpite nella roccia per la conservazione del vino. Di pari passo con le strade del vino vanno quelle dei sapori – tartufi, formaggi, carni e pasta fresca – e dunque vale la pena di passare dalla storica città di Alba per il tartufo bianco, da Roccaverano per la celebre robiola di capra e dal Monferrato la bagna caoda.Un capitolo a parte meritano i piccoli borghi collinari spesso perfettamente conservati come Cocconato, nell’Astigiano, o Bergolo, il più piccolo comune delle Langhe e uno dei più piccoli d’Italia, arroccato su un'altura che domina le valli Bormida e Uzzone. Nei borghi del tufo A sud-ovest della città di Grosseto, verso l’interno, si trovano tre autentici gioielli della Maremma, i cosiddetti "borghi del tufo". Sono Pitigliano, Sorano e Sovana, terre tufacee un tempo abitate dagli Etruschi, che qui scavarono nella roccia profonde vie di comunicazione, le “vie cave” o “cavoni”, ancora perfettamente visibili. Un’area davvero affascinante la cui esplorazione può partire dalla splendida Pitigliano, arroccata su una rupe di tufo e detta “la piccola Gerusalemme” per via della grande comunità ebraica che vi trovò rifugio e accoglienza nel 1500. Di quell’epoca resta il ghetto con la sinagoga, il forno, la cantina e la macelleria kosher, ma nel centro storico meritano una visita anche la cattedrale, Palazzo Orsini, antico convento trasformato in rocca, l’Acquedotto Mediceo e la Fontana delle sette cannelle. A circa otto chilometri da Pitigliano, Sovana, anch’essa in cima a una rupe, è nota soprattutto per la sua necropoli etrusca caratterizzata dalle molte tombe a camera scavate nel tufo e da spettacolari vie cave. La vicina Sorano è un antichissimo borgo che ha tutta l’aria di un villaggio fantasma, percorso da un labirinto di stradine costeggiate da case-torre medievali e da logge che si aprono su panorami mozzafiato.Al cospetto dei SassiNon esiste al mondo un luogo paragonabile a Matera, la città dei “Sassi”, grotte in parte naturali e in parte scavate dall’uomo nella friabile roccia tufacea per trovarvi riparo. Fulcro della città vecchia, i Sassi comprendono due grandi rioni, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, divisi al centro dal colle della Civita, uno sperone di roccia che custodisce il cuore della zona medioevale. Il Sasso Caveoso, disposto ad anfiteatro romano con le abitazioni scavate nella roccia che scendono a gradoni, è il punto ideale da cui ammirare la gravina, in particolare da Piazza Caveoso, dominata dalla chiesa di San Pietro. Percorrendo Via Madonna delle Virtù e costeggiando la gravina si arriva al Rione Sasso Barisano, quasi completamente ristrutturato, dove si trovano San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, e la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti che celano ambienti in grotta spesso nascosti dietro fregi e portali.Ma il centro storico di Matera si sviluppa anche sul Piano sopra i sassi e nella Civita, dove si trovano luoghi unici come il belvedere di Piazza Vittorio Veneto, il bellissimo Duomo duecentesco in stile romanico-pugliese, la deliziosa piazza del Sedile col Conservatorio, e ancora la chiesa del Purgatorio, il Museo Archeologico e Piazzetta Pascoli con il seicentesco Palazzo Lanfranchi, sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Un weekend in Costiera Straordinario esempio di paesaggio mediterraneo caratterizzato da una natura e da una cultura eccezionali, la Costiera Amalfitana è quel tratto di costa campana delimitato a ovest da Positano e a est da Vietri sul Mare. Il suo emblema è la celebre “strada delle mille curve”, che per 50 chilometri percorre tortuosa questo scenografico angolo d’Italia sospeso sul mare, svelando uno spettacolare paesaggio fatto di vallate, promontori, baie e calette, ma anche di vigne, uliveti e agrumeti. Prima tappa la pittoresca Positano, una cartolina vivente fatta di casette bianche e colorate che digradano verso il mare e resa inconfondibile dalla grande cupola maiolicata di Santa Maria Assunta. Poi Amalfi, l’antica Repubblica Marinara da cui la Costiera prende il nome, un altro gioiello che si apre a ventaglio verso il mare con i suoi vicoli e le tipiche case bianche d’impronta mediterranea, dominato dall’imponente Torre Saracena e dall’inconfondibile Duomo. Una breve deviazione verso l’interno ed ecco Ravello, sofisticata terrazza protesa verso il mare a 350 metri d’altezza, amata per gli incredibili panorami e per l’annuale festival musicale internazionale. Qualche curva più in là s’incontra Minori, tipico borgo marinaro di vicoli e piazzette che scendono verso la spiaggia, e poi Maiori, rinomata località balneare che vanta la più lunga spiaggia della Costiera, quasi un chilometro di soffice sabbia con stabilimenti attrezzati. E infine Vietri sul Mare, patria della ceramica artistica, dove spiccano la cinquecentesca Cupola iridescente della Chiesa di San Giovanni Battista, rivestita di maioliche a forma di pesce di colore giallo, verde e azzurro, e il bellissimo Palazzo della Ceramica Solimene, sede di una delle più antiche fabbriche di ceramica dell'Italia meridionale, con la sua spettacolare facciata ricoperta di vasi grezzi smaltati di verde e arancione. Nel giardino di pietraNel 1693 un terremoto rase pressoché al suolo la cittadina siciliana di Noto, sul lato orientale dell'isola, costringendo abitanti e istituzioni a ricostruirla: ecco l'origine della città gioiello del Barocco siciliano, dove palazzi nobiliari e luoghi di culto dallo stile e dai colori omogenei si susseguono senza soluzione di continuità regalando alla città, fra i tanti appellativi, anche quello di “giardino di pietra”. L'uso della pietra di Siracusa, un calcare morbido il cui colore oscilla fra il bianco e il grigio, permise lavorazioni e decori arditi e regalò alla città un tono morbido e cangiante al sole. La “nuova” Noto ha il suo asse viario principale in Corso Vittorio Emanuele, costeggiato per tutta la sua lunghezza da edifici barocchi, lungo il quale si aprono tre piazze con altrettante chiese. Ma è la piazza del Municipio la cartolina che resta negli occhi di chiunque visiti questo angolo di Sicilia: da una parte il Palazzo Ducezio e dall'altra il Duomo, con le tre rampe d'accesso e la navata a due ordini, che creano un effetto di perfezione fuori dal tempo. Noto non è però soltanto la perla del Barocco: la Noto antica è prodiga di altrettanti tesori, come l'antica villa romana del Tellaro con i suoi mosaici. Merita naturalmente una visita anche la vicina Siracusa, gioiello della Magna Grecia, e in particolare la sua parte più antica che si trova sull’isola di Ortigia. 

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12.10.2016

Adagiato su un promontorio soleggiato nei pressi dell’abitato di Torno e circondato dall’idilliaco paesaggio naturale, dai graziosi villaggi e dai giardini del Lago di Como, Il Sereno Lago di Como è uno degli alberghi più attesi di questo 2016, soprattutto perché punta a portare nel panorama rivierasco un concetto di ospitalità inedito, e lo fa con l’aiuto di una squadra all-star nella quale si annoverano l’architetto Patricia Urquiola, lo chef Andrea Berton e il botanico Patrick Blanc. Terza creatura a entrare nel portfolio Sereno Hotels (parte del gruppo dei Leading Hotels of the World) dopo Le Sereno Hotel & Villas di St. Barthélemy e Villa Pliniana, quest’ultima collocata a sua volta sul Lago di Como, il nuovo suite hotel vista lago è stato concepito come un albergo contemporaneo dallo stile sobrio e understated, dunque un po’ controcorrente rispetto a ciò che siamo abituati a vedere in zona. La Urquiola e il suo team hanno curato ogni aspetto della struttura, dal progetto architettonico fino all’interior design, occupandosi anche di disegnare mobili, tappeti, tappezzerie, lampade e arredi bagno su misura. Il risultato sono 30 grandi suite che si estendono per circa 137 metri lungo la riva, ciascuna con la sua terrazza affacciata sul lago e uno stile sofisticato fatto di colori terrosi, grigi e noce con tocchi di blu e verde, a richiamare le tinte naturali del paesaggio circostante. Al centro dell’albergo c’è la bella e originalissima scalinata progettata dall’architetto Urquiola e realizzata con materiali naturali, i cui ampi gradini “fluttuano” nella lobby, e nel giardino una piscina a sfioro sembra gettarsi nel lago, affiancata dalla spiaggetta con accesso diretto al bacino d’acqua. Ad aggiungere un altro tocco di eterea bellezza all’insieme contribuiscono le tre opere d’arte botanica di Patrick Blanc, due giardini verticali e una scultura verde, ciascuna realizzata con migliaia di specie di piante diverse. Da ultimo, ma non certo meno importante, al Ristorante Al Lago il celebre chef Andrea Berton propone un interessante menù che abbraccia incroci e contaminazioni fra le diverse regioni che confinano con il Lago, abbinando il pesce d’acqua dolce e le erbe aromatiche del luogo con i sapori e i prodotti della vicina Valtellina (vini, formaggi e carni) e gli ingredienti e i piatti tipici della Pianura Padana, patria del risotto.  

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11.10.2016

La viticoltura a Venezia non è una novità: fin da tempi remoti, qui si è coltivata la vite, e ancora oggi restano antiche vigne e pergole cariche di grappoli nascoste nei cortili dei palazzi e sulle isole della Laguna. Solo in anni recenti, però, a Venezia si è ricominciato a fare vino, e il merito di questa rinascita è di un “pensionato” francese conosciuto sull’isola di Sant’Erasmo - da sempre nota come “l’orto di Venezia” per la natura fertile del suo terreno – semplicemente come Michel. Il signor Michel, però, non è un semplice produttore di vino: si tratta infatti nientemeno che di Michel Thoulouze, il grande imprenditore televisivo francese che ha dato vita nel corso della sua carriera a celeberrimi programmi televisivi e a ben 60 reti televisive. Proprio così: il Michel Thoulouze di Canal Plus, il pioniere della pay TV, oggi fa il viticoltore in Laguna insieme alla sua famiglia e a un gruppo di amici ed esperti che lo supportano nell’impresa. Tutto ha inizio nei primi anni 2000, quando Michel, affascinato dall’isola di Sant’Erasmo, compra una casa in Laguna e, chiacchierando con i contadini locali, scopre di aver acquistato il miglior terreno dell’isola. Nasce così l’idea di riportare sull’isola la coltivazione della vite con le tecniche tradizionali degli agricoltori locali, ricostruendo l’antico sistema di drenaggio dell’acqua (dunque niente irrigazione), utilizzando il metodo “duro su duro” (senza dissodare) e mettendo al bando concimi e diserbanti. Tre i vitigni italici recuperati: la locale Malvasia istriana, il Vermentino e il Fiano, un blend costruito insieme ad Alain Graillot, uno dei più importanti produttori della Côtes du Rhône. Il risultato è Orto di Venezia, un bianco con corpo, ricco di mineralità e di un’acidità naturale che permette al vino di affinarsi in bottiglia per anni. Quella di Michel Thoulouze è la parabola “slow” per eccellenza: da manager di successo nel settore dei media, perennemente in viaggio e abituato a ritmi frenetici e stressanti, a viticoltore su un’isoletta della Laguna di Venezia, disposto a coltivare, insieme all’uva, anche l’arte della pazienza richiesta dai tempi lunghi della produzione del vino secondo metodi antichi. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più di questa sua seconda vita. SJ: Michel, la sua è una storia che ci affascina molto. Che cosa l’ha spinta a un cambiamento di vita così radicale?MT: Credo che le cose si comprendano davvero soltanto a posteriori, dopo averle fatte. E a posteriori non penso sia stata propriamente una scelta: siamo come legnetti in un torrente, ogni tanto vediamo qualcosa venirci incontro. Succede di rado, due o tre volte nella vita, e quando accade dobbiamo usare tutta la nostra forza per afferrare quell’occasione.Quello che è cambiato è anche il mio modo di percepire il tempo. La percezione del tempo può variare parecchio, si può pensarlo in termini di anni oppure di secoli. Sa quando si dice “ho lavorato tutta una vita per i miei figli”? Ecco, in quel caso se ne fa una questione quasi patrimoniale, di trasmissione da una generazione all’altra. Pensare a lungo termine ci porta a fare delle scelte diverse, e piantare una vite significa proprio fare qualcosa che andrà oltre la nostra speranza di vitaSJ: Che cosa le manca della sua vita di prima?MT: Soprattutto il lavoro di squadra. Stranamente, però, la mia vita non è cambiata poi così tanto: prima costruivo televisioni dal niente, qui a Sant’Erasmo ho costruito il mio paesaggio. La creazione è ciò che m’interessa principalmente. Non avrei mai acquistato un’azienda vinicola già esistente. Ho creato il mio paesaggio, il mio vino, il mio nuovo personaggio – qui sull’sola sono solo Michel, quello che fa vino, nessuno conosce la mia vita precedente. SJ: Come si trova con i veneziani? Si sente ormai veneziano d’adozione?MT: Diciamo che mi trovo bene soprattutto con gli abitanti di Sant’Erasmo. Non è facile entrare nel mondo contadino - e oltretutto isolano - ma ce l’ho fatta. Oggi vivo totalmente “slow”: mangio le verdure del mio orto, le mie uova, ho le mie anatre e le mie galline e pesco il pesce della laguna. E poi, naturalmente, bevo il mio vino. Più che a chilometro zero, direi che vivo a metro zeroSJ: Perché proprio sant’Erasmo e non, ad esempio, una delle rinomate zone del vino francesi? Che cosa l’ha colpita di quest’isoletta veneziana?MT: La vista meravigliosa. Ogni mattina, quando mi sveglio, vedo la Laguna con i suoi cambi di colore. Casa mia e il mio vitigno sono a 10 metri dall’acqua. Come ho già detto, non avrei mai potuto comprare un’azienda già esistente, avevo la necessità di creare qualcosa dal nulla. È un’avventura, un’avventura molto lenta: ci sono voluti due anni solo per preparare il terreno, poi abbiamo dovuto attendere altri 4 anni... E insomma fra una cosa e l’altra la prima bottiglia l’abbiamo avuta in mano dopo 8 anni. Una lunga storia, insomma, ma che tutto sommato è passata abbastanza velocemente. SJ: Che cosa distingue Orto di Venezia dagli altri produttori della laguna?MT: Il semplice fatto di fare il vino - di fare tutto qui, dall’inizio alla fine, nella città di Venezia. La nostra è l’unica cantina censita nel territorio comunale. SJ: Ci parli un po’ dell’azienda.MT: Utilizziamo soltanto vecchi vitigni italiani, millenari. Non abbiamo un enologo, perché siamo convinti che il vino nasca nei campi e non in cantina; per questo, abbiamo chiamato con noi il grande ingegnere agrario Claude Bourguignon, esperto di microbiologia del suolo e vera star dell’agronomia slow insieme alla moglie Lydia. SJ: Quante bottiglie producete all’anno e dove le vendete?MT: 15.000 bottiglie, esportate in Giappone, Stati Uniti, Francia, ma anche in Svizzera e in Belgio. Nei ristoranti stellati di Parigi, dove gli chef hanno cominciato ad apprezzare i vini non “tecnici”, che si somigliano un po’ ovunque nel mondo, un vino con personalità come il nostro è apprezzato. Naturalmente, le nostre bottiglie si possono trovare anche nelle enoteche di Venezia e di Milano. SJ: Può raccontarci quali sono i suoi posti preferiti a Venezia, oltre a Sant’Erasmo? MT: In Laguna, senza dubbio San Lazzaro degli Armeni, forse la più bella, incredibilmente tranquilla. Amo molto anche Torcello, e per quanto riguarda Sant’Erasmo consiglio di venire non tanto in periodo di carciofi, ma durante la fioritura dei carciofi, quando l’isola si riempie di quei meravigliosi fiori violacei.A Venezia mi piace la parte della città vicina alla zona dell’Arsenale, dove i visitatori raramente arrivano e si possono ancora trovare i vecchi bar con gli anziani che giocano a carte. In realtà, per sfuggire alla folla basta spostarsi di pochi metri rispetto al classico percorso turistico Stazione - Rialto – San Marco – Accademia.Oppure venire dopo le sette di sera, quando le navi da crociera e i pullman se ne vanno e le strade si svuotano. Un’altra cosa che consiglio è andare a Piazza San Marco verso le due del mattino: un’esperienza incredibile, la troverete completamente deserta. È davvero meraviglioso avere la piazza tutta per sé.   

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07.10.2016

La storia del consumo di grano saraceno (soba) in Giappone affonda le radici nel periodo Jōmon (14,000-300 a.C.). Fin da allora, la varietà giapponese di questa pianta si raccoglie due volte l’anno, e dunque esiste il soba primaverile e quello autunnale. L’Akishin soba, il grano saraceno autunnale, si raccoglie fra i mesi di settembre e ottobre, e in questo periodo lo si festeggia un po’ in tutto il paese. Anche a Tokyo, ogni ristorante specializzato in noodle di soba espone un cartello in cui si annuncia l’arrivo del grano saraceno fresco. Ecco una lista di ottimi ristoranti dove provare questa specialità stagionale in forma di deliziosi spaghetti. Ryōgoku, Sumida:HosokawaFondato nel periodo Edo, Hosokawa è rifornito dagli agricoltori di Ibaraki, Hokkaidō e Shikoku. Il grano saraceno viene conservato in chicchi a bassa temperatura, e macinato sul posto. Di conseguenza, i soba noodles di Hosokawa sono interamente preparati con grano saraceno appena macinato. Le vostre papille andranno in estasi. Hachiōji:ZaboDa Zabo, non solo i noodles sono fatti per il 100% di farina di grano saraceno, ma quest’ultimo è anche macinato a mano nel mortaio. Questo metodo di preparazione conferisce al soba un aroma inconfondibile, quasi come se i chicchi fossero stati tostati. Da accompagnare con una buona tempura. Shirokane:Sango-anUn ristorante dall’atmosfera rilassata e informale dove gustare una ciotola di ottimi soba sorseggiando saké senza fretta. Fra le specialità della casa meritano in particolare i soba-gaki, soffici gnocchi con la consistenza simile a quella di una mousse serviti in un brodo caldo dal sapore – o meglio dall’umami – intenso. Nakano:Jiyu-sanLungo la strada Mejiro-dōri, a Nakano, Jiyū-san serve deliziosi noodle di soba da gustare in un ambiente tranquillo ed elegante. Jindaiji, Chōfu:YusuiNella zona di Jindaiji i ristoranti che servono soba non mancano, ma questo ha una particolarità: per preparare i noodle utilizza farina macinata a pietra e acqua fresca di sorgente. Il sapore che ne deriva è quanto mai autentico. 

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05.10.2016

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04.10.2016

C'è un minimo comune denominatore che lega i nuovi concept hotel del mondo: i libri. Per chi non vuole rinunciare alla scoperta di nuove letture durante ogni viaggio, ecco una guida ai cinque più originali library hotel del mondo, dove il relax è accompagnato da migliaia di volumi. Dal più tradizionale, ovviamente britannico, al più innovativo, inevitabilmente giapponese, ogni instancabile lettore può trovare la sua formula. B2Hotel, ZurigoLe ciminiere tradiscono l'origine dello spazio: un ex birrificio. Sul tetto, la spa con le sue piscine permette di rilassarsi osservando dall'alto tutta la città. 24 ore al giorno, la Wine Library offre un irresistibile mix: i 33.000 volumi della sua raccolta, in libera consultazione, e degustazioni di formaggi, birre e vini di prima qualità. Book and Bed, TokyoA Ikebukuro, nel cuore della Tokyo di avanguardia, nasce Book and Bed: qui si dorme in cuccette di legno inglobate nelle librerie, che contano migliaia di volumi fra narrativa e fumetti, tutti scelti da Shibuya Publishing & Book Sellers. Tutti i titoli possono essere presi in prestito durante il soggiorno: impossibile rassegnarsi a dormire. Library Hotel, New YorkConcept hotel affacciato su Madison Avenue, il Library Hotel di New York conta oltre 6.000 volumi suddivisi per argomento e distribuiti in tutte le stanze che riempiono i suoi dieci piani, dove anche le opere d'arte sono coerenti con l'argomento scelto. Se si cambia idea e si vuole spaziare, la reading room è aperta giorno e notte. The Gladstone Library, Flintshire, Galles del NordNata in memoria di William Gladstone, quattro volte primo ministro britannico dell'epoca vittoriana, questa libreria, albergo e ristoro per viandanti è soprattutto un luogo di scambio e di incontro fra pensatori, immerso nella quiete della campagna gallese. I libri disponibili sono oltre 250.000, le conferenze e i seminari frequenti durante tutto l'anno. The Alcove Library Hotel, Ho Chi Min CityIn una delle zone più verdi e tranquille di Saigon si trova un library hotel di design, dove alle migliaia di volumi disponibili per la lettura si sommano i comfort e il piacere di ambienti dall'allure elegante e minimale. Fra narrativa e saggistica, un buon luogo per riposare la mente dalla frenesia cittadina.   

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03.10.2016

Un profumo inconfondibile, gradevole e aromatico, che si sprigiona soprattutto in cottura: è quello del tartufo pregiato di Norcia, a circa 96 km da Perugia, nel cuore dell’Appennino umbro – marchigiano e, in particolare, nel comprensorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Questo tesoro nasce e cresce nell’area collinare e montana in zone assolate su terreni ben drenati, porosi e calcarei. Il colore è bruno nerastro (con striature rosse negli esemplari immaturi), la superficie è verrucosa. L’interno del tartufo, invece, è di un nero violaceo con venature sottili di colore bianco. Il corpo del tartufo nero è di grandezza variabile, a partire da pochi grammi - normalmente si trovano tartufi di piccola pezzatura, più rari quelli di media grandezza e decisamente difficili da trovare i più grandi, di forma tondeggiante, che possono raggiungere le dimensioni di una grossa mela. Questi ultimi appartengono alla famiglia del Tuber Brumale Vittadini e si raccolgono per tutto l’inverno sotto querce, noccioli e carpini neri. Il tartufo di Norcia è utilizzato tradizionalmente per la preparazione di crostini, risotti, spaghetti, tagliolini e strangozzi, una pasta fresca all’uovo tipica dell’Umbria simile alle tagliatelle. Il momento migliore per acquistare e assaggiare il tartufo nero di Norcia è tra fine febbraio e inizio marzo, quando si svolge Nero Norcia, la principale mostra-mercato del tartufo di Norcia e delle specialità a base di questo prezioso ingrediente. 

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30.09.2016

Come le pagine color avorio del celebre taccuino di cui porta il nome, il nuovo Moleskine Café di Brera, a Milano, è pulito ed essenziale, intimamente minimalista nei suoi colori neutri. Eppure, questa elegante semplicità è un vero e proprio invito entrare, e non appena lo si fa ci si accorge che non c’è nulla di freddo nell’ambiente curato e in qualche modo affettuoso di questo spazio pieno di luce, nelle ampie vetrate a tutta altezza, nei sorrisi dello staff disponibile e gentile, nel profumo di caffè rigorosamente locale, fornito dalla torrefazione milanese Sevengrams. Una singolare fusione fra un caffè letterario e uno Starbucks più nordico ed educato, un format originale che segue il successo del primo Moleskine Café già aperto all'interno dell'Aeroporto Internazionale di Ginevra proponendosi come fonte d’ispirazione quotidiana grazie al connubio fra caffè, ristorazione, zone lettura con sofà e spazi dedicati a mostre d'arte, talk e workshop. Non manca, naturalmente, l’esposizione di libri e taccuini in vendita, mentre per osservare il mondo che (s)corre oltre i confini di questo mondo ovattato c’è il gradevole déhors. Quanto al menù, oltre alle due miscele di espresso e ai caffè filtrati e a infusione - da sorseggiare ai tavolini più discreti e nascosti o al grande tavolo comune del piano terra, in base all’umore della giornata – ci sono la colazione slow a base di pane, frutta fresca, yogurt, noci e succhi di frutta, verdure e aromi, il pranzo con sandwich gourmet, zuppe e insalate o piatti caldi serviti in cartoccio e, la domenica, il brunch con specialità italiane, americane e molte opzioni vegetarianeRingraziamo Lara Santoro per la segnalazione Foto: Michele Morosi 

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27.09.2016

Ammettiamolo: a volte, quando si mangia da soli al ristorante, può non essere piacevole sentirsi addosso gli sguardi incuriositi dei commensali dei tavoli acconto al nostro, cosa che ci spinge, generalmente, a consumare la batteria dello smartphone sperando che il supplizio finisca presto. Niente di più insopportabile, nel 2016, anche perché esistono città dove mangiare da soli è tutt’altro che un’insolita abitudine da biasimare, ma una scelta. New York, per esempio, dove i ristoranti perfetti per mangiare in beata solitudine sono tanti, bellissimi e di ottima qualità. Da Bill’s Bar and Burger, uno dei più famosi burger restaurant della città con tre sedi (Downtown, Meatpacking District e Rockefeller Center) mangiare da soli è una piacevole abitudine per molti newyorkesi. Ambiente informale quanto basta, comfort food, birra fresca, milkshake e uno sgabello che vi aspetta senza fare troppe domande, per una cena senza pretese, forse, ma soprattutto senza sguardi indiscreti e inquisitori. Il Gotham West Market è una vera e propria Mecca per foodie, anche per quelli più solitari. Il grande mercato sulla 11th Avenue offre, innanzitutto, una grande scelta ai golosi e a chi ama pranzi e cene gourmet, in un ambiente giovane e conviviale, con grandi tavoli in condivisione e piccoli angoli dove mangiare senza essere disturbati. Ci si trova un po’ di tutto, in fatto di cibo di tendenza: ramen, tapas, panini italiani e un buon bicchiere di vino. Vino a volontà e stuzzichini a base di formaggio -  la perfetta combinazione per gourmand solisti - vi aspettano da Terroir Tribeca insieme a un bel bancone lungo e tavoli spaziosi. Sebbene si tratti del wine bar ideale per sentirsi a proprio agio anche da soli, da Terroir non è difficile fare nuove conoscenze: il personale è loquace e preparato, e tra un sorso di vino e l’altro la conversazione nasce spontanea. Qualsiasi luogo chiamato Butter non può che essere buono e avvolgente. E così è anche il ristorante di Midtown che offre cibo genuino e ottimi cocktail da sorseggiare al bancone o seduti in uno dei tavoli comuni. Anche i dessert sono un inno all’egoismo gastronomico: chi avrebbe voglia di condividere i bignè ai lamponi serviti con salsa alla vaniglia? È perfetto per un pasto in solitaria anche Ko, un piccolo ristorante di cucina fusion asiatica nell’East Village dove gli ospiti siedono lungo un bancone della cucina e sono serviti direttamente dai cuochi. Prenotare può essere un’impresa titanica, anche perché i posti a disposizione sono soltanto 12, ma se siete fortunati verrete premiati da una cena indimenticabile. Il menu fisso degustazione (generalmente dieci piccole portate) varia in base agli ingredienti disponibili e alla stagionalità. Infine, se lo street food è l’amico per eccellenza del pranzo in solitudine, a New York cibo di strada fa rima con hot dog. E in città ci sono sono mille posti dove mangiarne di ottimi, ma il più famoso è senza dubbio Nathan’s, a Coney Island, dove si svolge anche l’annuale gara a chi trangugia il maggior numero di panini con il würstel. Per i più temerari, da provare anche il corn dog, ovvero un würstel su stecchino fritto con pastella di mais. 

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27.09.2016

In Giappone il saké ha anche la sua festa: si chiama Sake Day ed è un evento organizzato ogni anno a ottobre dalla Japan Sake and Shōchū Makers Association. Quest’anno, il 7° Japanese Sake Festival si terrà il 2 ottobre ad Akasaka, presso il Santuario Nogi. Proprio come avveniva in passato, offrire saké in un santuario è ancora oggi considerato un atto fondamentale per ottenere la benevolenza degli dei. Per mantenere viva questa tradizione, l’evento offre l’opportunità di assaggiare sotto il cielo d’autunno un’accurata selezione di saké sacri e rari provenienti da diverse località del paese. Il Santuario Nogi fu inagurato nel 1923 in onore del conte Nogi e di sua moglie, che si suicidarono nel 1912 dopo la morte dell’Imperatore Meiji, seguendo l’usanza samurai di togliersi la vita dopo la morte del proprio maestro. Commossa da quel gesto, la popolazione si recò in massa all’abitazione del conte, al punto che la collina sulla quale si trovava la casa divenne presto nota come “la collina di Nogi”. Il pellegrinaggio venne in seguito indirizzato verso il santuario, la cui costruzione ebbe inizio nel 1919.Per maggiori informazioni:TEL: 03.3402-2181Nogi_info@nogikaikan.jpBiglietto: 4,500 JPY a persona(tasse incluse). Si consiglia di prenotare in anticipo. 

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20.09.2016

Quante volte avete pensato che sarebbe stato fantastico poter dormire sulla Senna, vera anima della Ville Lumière? Nel giugno scorso è stato finalmente inaugurato il primo hotel galleggiante di Parigi: ormeggiato ai piedi della stazione ferroviaria di Austerlitz e a due passi dalla famosa Cité de la Mode et du Design con il suo modernissio palazzo verde, in una zona vivacissima che sta attraversando una rapida trasformazione sospesa fra storia e contemporaneità, OFF è una specie di grande catamarano con due file di stanze disposte su due piani (54 in tutto, più 4 suite), un elegante bar sull’acqua dove bere cocktail accompagnati da tapas, una piscina e un porticciolo. Inutile dire che la vista dalle grandi finestre sul fiume e sui giochi di luce nei diversi momenti della giornata nonché sulle due rive e i loro bei palazzi è semplcemente impagabile. A completare l’esperienza, concepita come unica e assolutamente inedita, c’è l’attentissima direzione artistica musicale, con speciali playlist che, diffuse nell’albergo e nel bar, scandiscono i diversi momenti della giornta fondendosi con le belle viste come una colonna sonora dedicata dalla dimensione molto cinematografica. A quanto pare, poi, non esiste una stagione migliore per soggiornare all’OFF: in inverno ci si gode la vista sul fiume al caldo dietro le vetrate, mentre nelle belle giornate estive si può usufruire del patio, della piscina e del porticciolo. Per chi invece sceglie di fermarsi al bar, il menù offre una bella lista di cocktail studiati su misura e una buona selezione di etichette, il tutto accompagnato da tapas e da piatti in stile bistronomie preparati principalmente con ingredienti localiFoto di Céline Demoux 

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19.09.2016

Un bellissimo fiore violaceo che viene dall’Asia Minore, e i cui rossi stimmi emanano un aroma intenso e avvolgente e tingono di giallo tutto ciò con cui entrano in contatto. È lo zafferano, dall’arabo za῾farān, una pianta antica che raggiunse l’Italia nel XIII secolo grazie a un frate domenicano di origine abruzzese. Ed è propio in Abruzzo, e più precisamente sull’Altipiano di Navelli, che ancora oggi si trova uno dei maggiori poli produttivi di questa spezia in Italia. Prodotto DOP dal 2005, il pregiato zafferano dell’Aquila nasce dai fiori coltivati sull’Altipiano e raccolti a ottobre, dai quali vengono asportati gli stimmi, disposti successivamente su un setaccio e tostati sulla brace di legna di mandorlo o di quercia, e infine macinati fino a ridursi in polvere. Per produrre un chilo di zafferano occorrono circa 200.000 fiori, il che spiega il prezzo elevato di questa preziosa spezia. Nella cucina abruzzese, lo zafferano si utilizza principalmente per insaporire e colorare pesci e molluschi, in particolare nello scapece alla vastese, un’antica pietanza a base di palombo, nell’intingolo all'aquilana, un miscuglio di midollo di bue, zafferano abruzzese, uova, panna da cucina e burro, e sotto forma di salsa con le classiche cozze allo zafferano, arricchite da prezzemolo, cipolla, alloro, vino bianco e olio d'oliva. Di seguito, un piccolo elenco di produttori di zafferano dell’Aquila DOP:Peltuinum Antica Azienda AgricolaVia Peltuino, 19, Prata D'Ansidonia (AQ)Azienda Agricola Castel CamponeschiVia Savini 27, L'AquilaAzienda Agricola Alessandro ZugaroPiazza della Concezione, Paganica (AQ)Azienda Agricola Papaoli AlfonsoVia Spiagge Piccole, 2, Navelli (AQ) 

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15.09.2016

Vacanze brevi e in periodi insoliti, voglia di staccare da tutto e da tutti, desiderio di esperienze indimenticabili. Sono molteplici i motivi che possono spingerci a partire da soli soli, a ridefinire noi stessi e i nostri spazi al di fuori da ambienti familiari per qualche giorno o qualche settimana. Mettersi alla prova, sperimentare, esplorare nuove mete ma anche nuovi modi di vivere e di viaggiare: c’è chi le chiama vacanze alternative, ma a noi piace l’idea che ognuno possa inventarsi il proprio viaggio, tra avventure, fughe inedite e tanta voglia di reinventarsi. Sul treno panoramico Se anche voi siete dell’idea che non esista modo migliore di godere della bellezza del viaggio, della sorpresa dei paesaggi, dello scorrere del tempo che viaggiare in treno, è arrivato il momento di organizzare un vacanza a bordo di un treno panoramico. Treni storici, che percorrono tappe inconsuete e desuete e che attraversano luoghi di grande bellezza naturalistica. In India, per esempio, si può salire a bordo di uno dei treni panoramici più belli del mondo lungo la Darjeeling Himalayan Railway, che unisce New Jalpaiguri a Darjeeling. Lungo il percorso si possono ammirare le cime innevate dell’Himalaya e si passa letteralmente in mezzo a piccoli paesi. Inaugurata nel 1881, la Darjeeling Himalayan Railway è un percorso piuttosto breve di 80 chilometri, famoso per il suo dislivello: parte dai 100 metri sopra il livello del mare per arrivare a 2.200. L’Unesco ha dichiarato la ferrovia Patrimonio dell’Umanità. Yoga... a IbizaChi l’avrebbe mai detto che Ibiza sia la meta perfetta per gli amanti dello Yoga? Che goda di fama di isola degli eccessi è ormai cosa nota anche se, a onor del vero, oltre alle feste, alla musica e ai locali c’è molto di più. Tra Es Cubells e Cala Carbò, ad esempio, si danno appuntamento ogni estate gli appassionati dello Yoga e della meditazione e i cultori delle discipline orientali. Qui sono nati anche molti centri Yoga, come Hot Yoga Ibiza, e addirittura tour operator specializzati in viaggi del benessere (interiore) come Ibiza Retreats, che organizza soggiorni in eleganti fincas d'epoca con catering rigorosamente bio e stage disintossicanti con maestri di Tai-chi, Qigong e Pilates. Camminare per ritrovare se stessiLa moda l’ha definitivamente lanciata Wild, film tratto da una storia vera in cui la protagonista attraversa a piedi gli Stati Uniti da sud a nord per ritrovare se stessa. A dire il vero, però, è già da un po’ di tempo che il numero di camminatori in solitaria sta crescendo. C’è chi segue i classici tracciati come il Cammino di Santiago e la via Francigena e chi si cimenta in percorsi minori e di una bellezza inedita, il Cammino di Oropa in Piemonte e la Via della Costa, tappa ligure del famoso Cammino di Santiago di Compostela. Come Jack in cima alla torreJack Kerouac trascorse l'estate del 1956 in una fire lookout tower nel Washington Desolation Peak. Non sappiamo se e quanto abbia scritto durante i 63 giorni trascorsi in vetta all’alta torre di avvistamento incendi nel verde del parco statunitense, ma sicuramente dev’essere stata un’esperienza di grande bellezza. Con vista mozzafiato assicurata. Sarà per questo che oggi, dopo decenni di abbandono – le nuove tecnologie hanno reso pressoché inutile la presenza delle torri – alcune di esse sono state restaurate e sono disponibili in affitto ai privati, per brevi vacanze e soggiorni alternativi. La Forest Fire Lookout Association mette a disposizione un elenco delle torri in affitto, che possono essere riservate spesso per costi davvero irrisori. Per la fire lookout tower: foto di Signal Minor su licenza CC BY 2.0  

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13.09.2016

Non è certo un segreto che in Messico si mangi bene, ma mentre molti esauriscono la propria conoscenza della gastronomia messicana ai pur deliziosi tacos e guacamole, famosi in tutto il mondo, è solo andando alla scoperta delle tradizioni culinarie ricche e variegate di questa terra che ci si rende conto di quante sorprese i sapori, gli aromi le e consistenze della cucina tradizionale messicana riservino ai sensi. Frutto di incontri, fusioni e sovrapposizioni tra la tradizione di Atzechi e Maya e la cucina dei conquistadores spagnoli, la gastronomia locale è un tripudio di gusti intensi e piccanti, spezie e decorazioni colorate. La base della maggior parte delle ricette tradizionali messicane è il mais, che viene utilizzato in molti piatti e serve anche per fare le famose tortillas, simili a crêpes ripiene di carne, peperoni, fagioli, formaggio e tanto altro. I fagioli sono un altro elemento costante della cucina messicana - li si ritrova in moltissimi piatti, serviti come contorni, accompagnati dal riso o a contorno di piatti a base di maiale e di pollo. Molto rinomata è la gastronomia dell’Oaxaca, una delle più famose in Messico, che comprende il mole, una salsa densa a base di peperoni, frutta secca, spezie e cioccolato, le tlayudas, tortillas di mais accompagnate da ingredienti tipici regionali e, per i più arditi, le cavallette condite con sale, aglio e altre spezie. I buongustai non potranno poi esimersi dal fare tappa a San Miguel de Allende, che della gastronomia tradizionale, dai mercati fino alle ricette della più alta cucina, ha fatto il suo punto di forza. Fragrante e piccante, la cucina yucateca diletta il palato con i sapori unici di questa regione, unendo molti degli elementi utilizzati dalla tradizionale cucina Maya - mais, cioccolato, tacchino selvatico, zucca, peperoncini e pomodori - con ingredienti europei come la carne di maiale, le arance importate dagli spagnoli e l'Edam, un tipico formaggio olandese. Uno dei piatti più interessanti e forse meno conosciuti della cucina tradizionale messicana è il chiles en nogada, che viene servito in tutte le case del Paese nel giorno dell’indipendenza, il 16 settembre. Le sue origini si perdono nel mito: si racconta infatti che alcune suore dell’ordine di Santa Clara inventarono una pietanza per onorare l’ingresso di Agustín de Iturbide, primo imperatore del Messico indipendente, nella città di Puebla, il suo onomastico (il 28 d’agosto) e la bandiera tricolore, da dove provengono i colori dominanti del piatto: il verde dei chiles poblanos, il bianco della salsa di noci e il rosso del melograno. Ogni famiglia ritiene di essere in possesso della segretissima receta originale di questo piatto insolito e sorprendente, la cui bontà sensuale si trova nel ripieno, dove la carne trita si fonde con la frutta fresca e secca, le mandorle e le spezie, il tutto irrorato da una dose abbondante di salsa preparata con noci di Castilla macinate, mandorle, latte e Marsala.Per assaggiare un ottimo chiles en nogada l’indirizzo giusto è quello della Hosterìa Santo Domingo di Città del Messico, storico e rinomato – ma non troppo turistico - ristorante dove questa specialità viene servita tutto l’anno in porzioni a dir poco abbondanti. Ancora a Città del Messico, in un palazzo seicentesco del centro, si nasconde La casa de las Sirenas, un ristorante dove assaggiare un’ottima alta cocina mexicana in un'atmosfera incantevole; dalla terrazza si può mangiare godendo di un panorama che spazia sui maggiori monumenti della città. A una manciata di isolati dal museo di Frida Kahlo, Los Danzantes è un ristorante perfetto per assaggiare la cucina regionale messicana a base di ingredienti locali e di stagione, fra cui specialità a base di insetti come le rinomate empanadas de escamoles (ripiene di larve) del Coyoacàn. Da non perdere un assaggio di tamales, piatto tipico a base di pasta di mais con ripieno di carne, avvolto in foglie di granoturco e cucinato al vapore. Infine, per conoscere a fondo la cultura gastronomica messicana occorre provare almeno una volta il rito della colazione o desayuno, che qui è una faccenda seria e spesso fa rima con chilaquiles, un piatto super energetico a base di tortillas, salsa di pomodoro, pollo, cipolle, formaggio e, in alcuni casi, anche uova. A Città del Messico la si può gustare al Cafè El Popular, minuscolo e affollatissimo bistrot su due piani del centro storico. Crediti fotografici:Chiles en nogada: foto di Madeleine Ball su licenza CC BY-SA 2.0 Tamales: foto di Diana Ponce Navarrete su licenza CC BY-SA 4.0 

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13.09.2016

Con il termine generico "manzo di Kobe" si indica il bovino giapponese dal manto nero della razza di Tajima, allevato nella Prefettura di Hyōgo. Il luogo d'origine dell'animale è infatti uno dei criteri da rispettare per ottenere la denominazione di manzo Tajima; altri requisiti prevedono che il maschio sia stato castrato e che la femmina non abbia mai partorito. Ma il vero elemento distintivo è la struttura grassa e ben marmorizzata della carne. Alla carne officialmente certificata come manzo di Kobe si applica il celebre marchio con il crisantemo.  La carne che in Occidente si definisce Wagyū è un'altra cosa. Fuori dal Giappone, per essere Wagyu la carne deve avere soltanto il 50% di DNA giapponese, mentre in Giappone il termine Wagyū si usa esclusivamente per animali allevati nel paese, e ciascuna varietà di Wagyū ha il suo nome specifico. Ecco alcuni dei migliori ristoranti a Kobe dove assaggiare la famosa carne giapponese. Oi NikutenFondato nel 1887, questo storico ristorante con macelleria al piano terra propone carni altamente selezionate nella steak-house e nel ristorante specializzato in shabu-shabu (una specie di hot pot più evoluto in versione giapponese) ai piani superiori. Kisshokichi HontenQui si può assaggiare un eccellente manzo di Kobe a prezzi ragionevoli, senza bisogno di condividere il piatto. Il menù include anche un vasto assortimento di bistecche e sushi a base di carne di manzo.  Ohta YaQuesto ritorante specializzato in yakiniku (carne alla griglia) è gestito direttamente dall'Ohta Ranch. Si può scegliere fra costine, bistecche o frattaglie. La cottura in stile  yakiniku è particolarmente gradevole poiché lascia intatto il delizioso sapore del manzo di Kobe.  

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12.09.2016

Questo salame morbido dal gusto particolarmente piccante tipico dell’altopiano del Poro, in provincia di Vibo Valentia, nasce come piatto povero preparato con gli scarti del maiale. Il colore, tendente al rosso, è dovuto alla presenza di una discreta dose di peperoncino, mentre la consistenza è molto morbida, anche dopo la stagionatura. La preparazione avviene miscelando le parti grasse del maiale e il peperoncino piccante calabrese, per poi insaccare il tutto in un budello cieco e affumicare. La ’nduja si spalma sul pane abbrustolito, ma si può utilizzare anche come soffritto per il ragù o per il sugo al pomodoro con l’aggiunta di aglio e addirittura per arricchire una pizza. Il nome, così singolare, potrebbe derivare dal francese andouille, ovvero “salsiccia”, ma non è certo e qualcuno addirittura ne fa risalire l’origine al termine latino inducere,  che significa “introdurre”, in riferimento al gesto d’inserire la carne nel budello. Come ogni prodotto tipico riconosciuto, anche la piccantissima ‘nduja ha il proprio giorno: l’8 di agosto, quando presso la cittadina di Spilinga di svolge una celebre sagra. In Calabria esistono numerosi artigiani che preparano ogni giorno questo prodotto tipico nel migliore di modi, di seguito ne riportiamo una piccola selezione: L’artigiano della ‘ndujaLocalità San Francesco, SP 22, Spilinga (VV)Salumificio Monteporo dei F.lli PuglieseVia Provinciale, Spilinga (VV)Azienda agricola RomanoVia Gioacchino da Fiore, 36, Acri (CS) Foto di Cirimbillo su licenza CC BY-SA 3.0 

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02.09.2016

Se East London è la dimostrazione tangibile che ben poche città al mondo sono capaci di cambiare pelle in un batter di ciglia come Londra, si capisce perché qui – in quello che fino a qualche anno fa era un quartiere quanto meno poco raccomandabile – si stia dando appuntamento il meglio dell’alta cucina d’oltremanica. Uno degli indirizzi attualmente più interessanti è quello del Typing Room, il ristorante del Town Hall Hotel, albergo ricavato in una ex-sede municipale di architettura Edwardiana risalente al 1910. Il ristorante si trova nella sala, dalla quale prende il nome, nella quale venivano messe su carta le comunicazioni del sindaco. Al comando dela cucina c’è Lee Westcott, che utilizza i migliori ingredienti locali e stagionali britannici per creare piatti europei moderni innovativi. La sua è una cucina pura, naturale e onesta, perfetta da gustare in un ambiente rilassato ma elegante come quello del ristorante di East London. Tanto marmo, rovere e ottone spazzolato regalano al nuovo ristorante londinese un’aria esclusiva ma tutt’altro che snob. Il servizio, anche se apparentemente casual in jeans e camicia Oxford, è però estremamente professionale e preparato. Ma cosa si mangia da Typing Room? Il menù si apre con una serie di "spuntini" - piccole esplosioni di sapore che preparano alla cena à la carte o al menù degustazione. I piatti sono generalmente strutturati e accompagnati da emulsioni: ne è un esempio il piccione affumicato in legno di pino con sale affumicato al sedano rapa, nocciole e una salsa di yogurt con sesamo e tè verde. Da provare anche il cavolfiore con uvetta e capperi fritti, in un’interessante combinazione di sapori mediterranei. Conclude la cena un’ottima seppur classica selezione di formaggi, serviti con pere alle spezie chutney e pane o, per chi vuole osare, un’insolita barbabietola servita con cioccolato bianco e olive nere. 

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30.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni Piatto povero e semplice eppure gustosissimo - e soprattutto adatto ai mesi più torridi dell’anno - la panzanella è un piatto anti-spreco nato nelle case toscane per non buttare gli avanzi di pane dei giorni precedenti. Il nome, “pane” e “zanella” significa letteralmente piatto fondo e zuppiera, e deriva dall’usanza dei contadini di bagnare il pane secco per unirlo poi alle verdure in un’insalatiera. E in effetti il suo ingrediente di base è proprio il pane raffermo, che in abbinamento ai frutti dell’orto si trasforma in una pietanza in grado di durare più di due giorni. Per preparare un’ottima panzanella, dunque, non comprate il fresco ma utilizzate la pagnotta acquistata dal fornaio qualche giorno prima, lasciatela a bagno in acqua e cipolla rossa cruda (eventualmente lasciata precedentemente in ammollo in acqua e aceto) per circa mezz’oretta e intanto iniziate a tagliare i pomodori da condire con olio e sale con un certo anticipo, per farli inzuppare adeguatamente. Infine unite pane e pomodori e aggiungete basilico fresco. Per arricchire la ricetta usate la vostra creatività e gli ingredienti che avete a disposizione – ortaggi, erbe o spezie che siano. Di seguito, alcuni indirizzi dove assaggiare la vera panzanella nel cuore della bellissima città di Firenze:La PanzanellaVia dei Cappuccini, 10Hostaria del BriccoVia San Niccolò, 8Osteria del PorcellinoVia Val di Lamona, 7 Foto di Heather Katsoulis via Wikipedia su licenza CC BY-SA 2.0  

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25.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Mele, pinoli, uvetta e cannella per il ripieno, acqua, farina e olio per l’impasto. Lo strudel è un dolce a pasta arrotolata molto semplice, tipico del Trentino Alto Adige ma derivato nientemeno che da un antico dolce turco, la baklava, risalente al tempo degli Assiri e diffuso in tutti i territori conquistati dagli ottomani, e in particolare giunto fino in Europa grazie al sultano Solimano il Magnifico nel Cinquecento.Oggi ne esistono diverse ricette dolci e salate, e variazioni legate agli ingredienti locali. C’è chi lo fa con la pasta frolla, chi con la pasta sfoglia e chi con la pasta matta – l’originale. Oltre agli ingredienti tipici, è poi possibile prepararlo con altri tipi di frutta: pere, albicocche, frutti di bosco; ma c’è chi applica la formula dello strudel anche per preparare torte salate con verdure.Tuttavia, la versione più conosciuta resta quella dolce e tradizionale, preparata in Trentino con le dolcissime mele Golden. Per assaggiarla, l’ideale è rivolgersi alle migliori pasticcerie in regione. Eccone alcune:Caffè Pasticceria RomaPiazza Santa Maria Assunta, 3, Malè (TR)StrudelStubeVia Bottai, BolzanoCafè Pasticceria KönigCorso Libertà, 168, Merano (BZ) Foto di Petr Novák su licenza CC Attribution-Share Alike 2.5 Generic via Wikipedia 

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22.08.2016

San Miguel de AllendeNello stato di Guanajuato, a circa 270 km da Città del Messico, questa splendida città designata dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità sorge a 1.910 metri sul livello del mare lungo quella che era un tempo l’importante via dell’argento, la ruta de la plata, che si snodava tra Zacatecas e Città del Messico. San Miguel ha un centro storico perfettamente conservato che risale al XVII e XVIII secolo: stradine acciottolate che si inerpicano sulla montagna, viali alberati, chiese barocche e palazzi nobiliari. Il tutto illuminato da una luce calda e suadente che sembra infondere vita anche alle pietre. Città tranquilla, è perfetta da girare a piedi, molto amata dagli appassionati d’arte perché pullula di atelier, gallerie e laboratori di artisti locali e internazionaliPueblaQuesta popolosa città del Messico centrale, a soli 130 km da Città del Messico, fu fondata nel 1531 dagli spagnoli nel cuore di una fertile vallata chiusa tra alcuni dei vulcani più alti del Paese tra i quali il famoso Popocatepetl e l'Iztaccihuatl. La sua fama è legata alla battaglia di Puebla del 5 maggio 1862, quando le forze dell'esercito francese cercarono di conquistare la città, e furono respinte dall'esercito spagnolo aiutato dalla popolazione in una delle vittorie militari più significative di tutta la storia messicana. Il centro, che si snoda intorno allo Zócalo (la piazza principale) è caratterizzato da numerosi edifici in stile coloniale. Fra i monumenti principali ci sono la barocca Catedral de Puebla, il Templo de San Cristobal, il Palacio Municipal, il Templo de San Francisco e il Salón de protocolos del Gobierno del Estado de Puebla. Ma Puebla è anche una tappa imperdibile per tutti i gourmand: la sua cucina è considerata una delle più rinomate del Paese, ed è d’obbligo assaggiare il mole, una salsa a base di cioccolato, cannella, noci, vari tipi di peperoncino e chili. San Cristóbal de Las Casas In una valle circondata dalle montagne dello stato del Chiapas, nel Messico meridionale, San Cristóbal è ancora oggi abitata da numerosi gruppi indigeni che discendono dai maya. Qui, oltre allo spagnolo, si parla una lingua locale, si seguono antiche tradizioni e ci si veste con gli abiti tradizionali. San Cristóbal è una delle città coloniali meglio preservate del Messico, ed è composta da una serie di quartieri tradizionali, ciascuno dei quali è noto per una particolare attività come ad esempio la lavorazione del ferro battuto, la carpenteria e le sculture in legno. Conoscere la città significa viverne i ritmi lenti e antichi, passeggiando per le sue strette strade acciottolate, tra le case dipinte con colori sgargianti e tra gli sgargianti mercati, e assaporandone l’atmosfera piacevolmente bohémienne che la rende una meta molto popolare fra i backpacker di tutto il mondo e i turisti stranieri. Oaxaca"Uahàka" è una città calorosa, accogliente e traboccante di cultura. A pochi chilometri dalla città si trova la zona archeologica di Monte Albán, che nel passato fu il luogo militare e religioso più importante della valle di Oaxaca. L’antica città di Oaxaca visse il proprio periodo di massimo splendore tra il 500 a.C. e l'800 d.C: il sito archeologico è così perfettamente conservato che visitarlo equivale a un viaggio nel tempo e la cima del Monte Albán è sicuramente il luogo migliore da cui scattare splendide fotografie della zona. L’Oaxaca moderna è invece dotata di una bellezza che molto deve alla fase coloniale: la piazza principale è circondata dalla cattedrale e da edifici del XVI secolo magnificamente restaurati e trasformati in alberghi, ristoranti, gallerie e musei. Ma è nei mercati che si nasconde l’autentico spirito della città, fra cioccolato artigianale, mole e chapulines, ossia le cavallette, tra gli spuntini più popolari in questa zona del Paese. A Oaxaca si produce un mezcal, parente della tequila, considerato tra i migliori del Messico: si possono anche visitare le piccole fabbriche locali, per scoprirne il processo di distillazione. TaxcoPiccola città nel nord dello stato del Guerrero, arroccata su un’alta collina e circondata da montagne, Taxco fu famosa e ricca per i suoi giacimenti di argento. Ancora oggi, quasi a ogni angolo della città, si trovano botteghe artigianali dove acquistare manufatti locali in argento. Le sue strade acciottolate sono decisamente ripide e sfociano quasi tutte in pittoresche piazzette dove fermarsi per una pausa. La passata appartenenza al Viceregno della Nuova Spagna è evidente negli edifici, dalle semplici case ai palazzi più importanti. Grazie al magnifico panorama che la circonda, ai suoi colori, alla sua tradizione e alla calorosità dei suoi abitanti, Taxco è stata nominata Pueblo Mágico, un riconoscimento conferito dal governo messicano ai pueblos di maggiore importanza dal punto di vista turistico. La città è famosa per la sua  gastronomia “esotica”, e in particolare per i jumiles, i coleotteri, che gli antenati degli attuali abitanti di Taxco ritenevano un alimento sacro e utilizzavano come medicina. Oggi si mangiano nei tacos o accompagnati dal mole. Photo credits:San Miguel de AllendePhoto by Jiuguang Wang under the CC BY-SA 2.0 licenseCatedral de PueblaPhoto by Diego Delso under the CC BY-SA 3.0 licenseSan Cristobal de Las CasasPhoto by lllillji.koo under the CC BY-SA 3.0 licenseOaxacaPhoto by João Sousa under the GNU Free Documentation licenseTaxcoPhoto by Carlos Adampol Galindo under the CC BY-SA 2.0 license  

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18.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  L’unica definizione corretta per indicare il tipico pesto della regione Liguria è “pesto genovese”,  perché con la dicitura di pesto “alla” genovese spesso si fa riferimento a variazioni dell’antica ricetta, con l’aggiunta d’ingredienti non indicati dal vero metodo. La ricetta originale, che risale alla metà dell’Ottocento, prevede l’utilizzo di basilico genovese DOP (50 gr di basilico a foglia piccola), olio extravergine d’oliva (mezzo bicchiere), Parmigiano Reggiano o Grana Padano (6 cucchiai da cucina), pecorino (2 cucchiai da cucina), pinoli o noci (1 cucchiaio da cucina), aglio (2 spicchi) e sale (un pizzico). Per prima cosa occorre lavare bene il basilico in acqua fredda e metterlo ad asciugare all’interno di un canovaccio. Nel frattempo, meglio munirsi di un mortaio di marmo, di un pestello in legno e di tanta, tanta pazienza. L’aglio deve essere dolce e va pestato con il sale grosso; una volta ridotto in crema, è il momento di aggiungere i pinoli e di continuare a “pigiare”. Il passo successivo consiste nel mescolare la crema di aglio, sale e pinoli alle foglie di basilico, con un dolce movimento rotatorio e prolungato. Infine si aggiungono il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano, il pecorino sardo e l’olio extravergine d’oliva, ideale per amalgamare tutti gli ingredienti senza sopraffarli. A questo punto siamo pronti per utilizzarlo. Come? Per condire le trofie, la classica pasta fresca genovese, per preparare delle gustose bruschette o anche semplicemente per insaporire un minestrone.  

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17.08.2016

Anche per un popolo particolarmente dedito al lavoro come quello giapponese, prima o poi arriva sempre il momento in cui staccare dal caos della vita quotidiana e immergersi nella natura diventa una necessità irrinunciabile. Le destinazioni più turistiche non sono certo la scelta migliore, se si sta puntando a evitare la folla, tuttavia da Hokkaido alle Alpi giapponesi il paese è disseminato di piacevoli rifugi la cui attrazione principale è il cielo stellato che si staglia contro rigogliosi boschi e una natura incontaminata. Memu Earth HotelInaugurato quest’estate fra i vasti pascoli di Obihiro, Tokachi, il Memu Earth Hotel è una sorta di “campeggio” di lusso composto da magnifiche tende dove godersi la natura senza soffitti né pareti, riposando fra candide e soffici lenzuola. È possibile fare una doccia nelle strutture progettate dallo studio di Kengo Kuma, uno dei più importanti architetti giapponesi, gustare le prelibatezze dello chef Yuji Tani preparate con prodotti locali, e naturalmente rilassarsi guardando le stelle mentre si sorseggia un drink davanti al falò. Nonokaze ResortL'hotel si trova a Toyako, Hokkaido, e tutte le camere si affacciano sul Lago Toya – il che significa che si può godere a pieno della magnifica vista all'alba e al tramonto, ammirando le notti stellate e i colori cangianti della natura. Si può scegliere fra un tuffo nel lago, una giornata di relax alle terme o un bagno nella vasca di roccia. È inoltre possibile prenotare un bagno privato all'aperto sotto la volta stellata. E infine è d’obbligo assaggiare gli ottimi patti della tradizione francese e giapponese. Yatsugatake Grace HotelA Minamimaki, un villaggio nella prefettura di Nagano, questo albergo è stato incoronato come il terzo miglior luogo da cui osservare le stelle in Giappone – cosa che non sorprende, dal momento che il cielo in questione è quello sopra la catena montuosa Yatsugatake, dove l'aria è limpida e non ci sono interferenze luminose. Dopo aver mangiato nella sala da pranzo squisitamente tradizionale, si può noleggiare un telescopio e godere della splendida vista delle stelle e della pioggia di meteoriti sotto la guida di un esperto. 

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15.08.2016

Scoprire un Paese significa anche scoprirne la tradizione enogastronomica, curiosare nelle sue cucine, nei sapori in cui si riconosce e questo è tanto più vero in Francia, che del buon vivere ha fatto una bandiera. Lontano dalle meraviglie di Parigi si trovano le regioni e le località dalle quali tutto parte, ciascuna espressione di un territorio che nel cibo riconosce il suo clima, la sua storia e, spesso, il suo futuroNormandia: Valleée d'AugeDove il panorama di colline alterna pascoli, fattorie e frutteti, le specialità non possono che carne, formaggi e creme da una parte e ottimo sidro dall'altra. Questa è la Vallée d'Auge, non lontano da Caen, dove piccoli B&B come Les Petis Matins Bleus ospitano una manciata di turisti e offrono loro corsi di cucina lunghi un fine settimana e focalizzati sulle specialità locali. Bretagna: GuilvinecAggrappato al promontorio dove l'Europa si butta nell'Atlantico, Guilvinec è il più grande porto antico di pesca della Francia. Il paese ruota tutto intorno il quotidiano andirivieni delle barche dall'oceano alla riva e ciascun ristorante delle sue strette vie offre squisito pesce fresco cucinato con cura. Per gustare a pieno la simbiosi con il mare, ogni pomeriggio feriale si può assistere a una dimostrazione di pesca dal porto oppure salire su una delle barche e partecipare a una uscita in mare. Provenza: La Cadière d'AzurCi si avvicina al Mediterraneo, la cucina è una protagonista sempre più consapevole e sono gli chef stellati gli eccezionali padroni di casa per un soggiorno all'insegna del buon vivere. Parliamo di René Bérard e della sua Hostellerie Bérard, incastonata in uno dei paesi più pittoreschi dell'entroterra provenzale a est di Marsiglia, La Cadière d'Azur. Qui si può scegliere di partecipare a un corso di cucina che dura un'intera settimana fianco a fianco dello chef, visitare i mercati della zona per imparare a riconoscere le materie prime e quindi gustare i pasti preparati con tanta maestria sulla terrazza della Hostellerie. Borgogna: SaulieuLa Borgogna è terra d'elezione per la cucina francese. Dovunque si vedranno mucche al pascolo, colpevoli di produrre eccellente latte da cui nascono ottimi formaggi, fra tutti l'Epoisses, che ricorda profumi di noci e di lime. Qui c'è l'imbarazzo della scelta fra ristori e ospitalità, ma l'indirizzo da non mancare è il prestigioso relais Bernard Loiseau di Saulieu, nel parco naturale regionale di Morvan. Provenza: Mont VentouxVisitare la Provenza senza conoscere le sue cantine sarebbe imperdonabile. Grape Escapes organizza soggiorni di tre notti con escursioni che spaziano dal monte Ventoux a Chateauneuf-du-Pape, non lontano da Avignone. Ogni giornata è dedicata alla scoperta dei vigneti con degustazioni al seguito, la notte si riposa a Mazan, in quello che fu il castello del marchese de Sade, ma che oggi è semplicemente un luogo di relax. Photo credits:Le architetture dei Pays D’AugePhoto by Cicero under the CC BY-SA 3.0 licenseFormaggio EpoissePhoto by Coyau under the CC BY-SA 3.0 licenseFoto di copertina: Noah Baslé via unsplash 

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11.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Il radicchio di Treviso è una varietà della cicoria coltivata fin dalla metà del XVI secolo, caratterizzata da un forte colore rosso scuro intenso e striature bianche, molto croccante al palato e dall’inconfondibile gusto amarognolo. Cresce nel rigido inverno trevigiano, e Treviso e Castelfranco vengono considerati i principali poli di produzione. Ne esistono due varianti: il radicchio precoce - meno pregiato con un sapore più amaro - e il radicchio tardivo, molto più pregiato con foglie lunghe e affusolate caratterizzate da una costa centrale bianca e foglie di un coloro rosso violaceo intenso. Utilizzato solitamente per la preparazione dell’ottimo risotto al radicchio rosso di Treviso, è anche un ottimo rimedio anti-invecchiamento, ricco di antiossidanti e antinfiammatorio ideale per chi ha problemi cutanei, artrite e reumatismi. Con un contenuto calorico basso, è ricco di vitamine A, B1 e B2 cariche di antiossidanti. Il Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP consiglia l’acquisto del prodotto presso i seguenti coltivatori:Soc. Agricola Dotto GiovanniStrada Torre D’Orlando, 8°, Torre D’Orlando (TV)Biofattoria MurialdoVia Cal di Breda, 67, TrevisoDotto PaoloVia Aereoporto, 7, TrevisoCooperativa Soc. AlternativaVia Cardinal Callegari, 32, Carbonera (TV)Graziotto OrnellaVia Postumia, 8, Ponzano Veneto (TV)Azienda Agricola Nonno AndreaVia Campagnola, 72, Villorba (TV)Soc. Agricola Biodinamica San Michele s.s.Via Bovon, 28, Case Scarabello (TV)Bellia ClaudioVia Tito Speri, 98, Bragato (VE) Foto di Zetagroup su licenza CC BY-SA 3.0 

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10.08.2016

Direttore creativo di United Arrows, il prestigioso gruppo giapponese di negozi multimarca d’alta gamma con punti vendita in tutto il paese, Yasuto Kamoshita è uno dei buyer più conosciuti nel mondo della moda giapponese, e nel 2013 ha addirittura ricevuto  l’ambito premio Premio Pitti Immagine Uomo a Firenze per il suo lavoro. Con lui abbiamo parlato della sua visione della vita e del lavoro, del Giappone e del suo rapporto con il mondo di Slowear e dei suoi marchi. SJ: Che cosa ama di più del suo lavoro?YK: Amo il mio lavoro per diversi motivi. Adoro fare cose, incontrare persone creative e trovare nuova ispirazione. Mi piace scoprire luoghi in giro per il mondo, e infine sono davvero felice quando qualcuno apprezza le mie creazioni. SJ: Fra tutte le persone che ha incontrato nella vita, ce n’è qualcuna che l’ha influenzata particolarmente? Vuole condividere con i nostri lettori un episodio in particolare?YK: Senza alcun dubbio, la mia vita ha subito una svolta quando ho cominciato a frequentare la Scuola di Belle Arti per diventare un pittore. Lì ho incontrato una persona che sarebbe divenuta uno dei miei più cari amici. Sfortunatamente, quella persona non c’è più, ma credetemi, la sua abilità nel disegnare era sbalorditiva. M’impegnai al massimo durante le lezioni di disegno per superarlo, ma non avevo la minima speranza. Ero bravino, ma il talento è talento. O ce l’hai o non ce l’hai. Non potevo competere con il mio amico. E così, ho capito che avrei fatto meglio a lasciar perdere la carriera artistica per seguire altre strade. SK: Che cosa ritiene più importante nella vita, oltre alla carriera e al lavoro?YK: Il mio motto è: “qualunque cosa tu faccia nella vita, cerca di goderne al massimo”. SJ: Ci può raccontare del suo primo incontro con Slowear?YK: Ho avuto a che fare con Incotex per 25 anni, perciò ho seguito il processo di re-branding che ha portato alla nascita di Slowear passo dopo passo. Il nuovo nome mi è subito piaciuto moltissimo. Mi sono detto che nella moda italiana cominciava finalmente a soffiare un vento nuovo. SJ: Che cosa le piace fare nei ritagli di tempo libero durante i suoi viaggi di lavoro?YK: Di solito, quando viaggio per affari, non mi resta molto tempo libero. Ma se succede mi piace sedermi nel mio caffè preferito e rilassarmi un po’ ascoltando i rumori di sottofondo. La musica, il tintinnio delle posate, il chiacchericcio... SJ: Avrà certamente viaggiato tantissimo. C’è qualche posto che le piacerebbe suggerirci per una visita?YK: Kanazawa, sul Mar del Giappone. Da quando, all’inizio di quest’anno, abbiamo aperto lì un negozio United Arrows, ho avuto occasione di andarci spesso e devo dire che c’è qualcosa di squisitamente retrò nell’aria, grazie forse al gran numero di edifici tradizionali ancora in piedi. Il Mar del Giappone regala pesce dalle carni sode, succose e saporite, e dunque non c’è da stupirsi se a Kanazawa si mangia in modo inarrivabile. Inoltre, ci sono diversi eventi culturali interessanti presso il 21st Century Museum - e non da ultimo la città è piuttosto vicina a Tokyo. SJ: Riesce mai a mettere in pratica lo stile di vita “slow”?YJ: Purtroppo no... Il mio lavoro e la mia vita privata sono talmente frenetici che non ho un attimo di tregua. Anzi, qualcuno saprebbe dirmi se c’è un modo per allungare le giornate? SJ: Che cosa suggerirebbe a chi si trovi a visitare Tokyo per la prima volta?YK: Personalmente adoro l’atmosfera locale dei vari quartieri. A Tokyo, suggerirei una passeggiata per Nakano o Kōenji. Il Santuario di Shōin è un luogo incantevole dove osservare la vita quotidiana della gente del posto. E infine è molto interessante anche il Japanese Folk Crafts Museum, dove si può scoprire da vicino la raffinata bellezza dell’artigianato giapponese. 

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04.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Soffice, dolce e freschissima, ancora più buona se accompagnata da panna montata al momento: la granita siciliana è la regina di tutte le granite. Le origini di questa antica ricetta vengono fatte risalire alla dominazione araba in Sicilia, quando giunse fino a noi la ricetta dello sherbet, una bevanda ghiacciata aromatizzata con succhi di frutta o acqua di rose, adatta per rinfrescarsi nei giorni estivi più torridi. La versione autoctona pare sia nata nella zona di Messina, dove un tempo i cosiddetti “nivaroli” raccoglievano la neve sull’Etna, sui monti Peloritani, Iblei e Nebrodi, conservandola tutto l’anno nelle “neviere” e preservandola dal calore estivo per poi trasportarla sulle rive del mare nei mesi di maggiore arsura. In seguito, venne scoperta la possibilità di mescolare la neve con il sale per abbassarne la temperatura, consentendo ai cristalli di ghiaccio troppo grossi di sciogliersi trasformandosi in soffici fiocchi. Ancora oggi in giro per la meravigliosa Sicilia si possono assaggiare le migliori granite del mondo, in una vastissima varietà di gusti e accompagnate dalle inseparabili brioche, perfette per una colazione o una merenda estive. Ecco dove assaggiarle:Café de ParisViale Ruggero di Lauria, 25, CataniaRitrovo IngridPiazza S. Vincenzo, StromboliBar KennedyViale Tisia, 150, Siracusa  Gelateria La SirenettaVia Savoia, 2, San Vito Lo CapoAlfredoLoc. Lingua, Santa Maria di Salina, Isola di SalinaIrreraPiazza Cairoli, 12 Messina Foto di Sebastian Fischer su licenza CC BY-SA 3.0   

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01.08.2016

L'eccellenza dell'ospitalità e il perfetto equilibrio con la natura si incontrano in una manciata di indimenticabili hotel in tutto il mondo, nati con l'obiettivo di regalare pace ai propri ospiti immergendoli in paesaggi nei quali l'imponenza della natura si manifesta in tutta la sua forza rigenerante. Maya Boutique HotelMaya è una montagna all'imbocco della Valle d'Hérens, nel Cantone Vallese a sud est della Svizzera. Alle sue pendici si trova Maya Boutique Hotel, un gioiello di architettura ecosostenibile realizzato interamente in paglia per minimizzare l'impatto ambientale. Qui è possibile trascorrere un soggiorno all'insegna della purificazione del corpo e dello sguardo, grazie all'aria tersa d'alta quota e alla perfezione dei paesaggi incontaminati. Il tutto senza alcun timore: Maya Boutique Hotel produce da solo tutta l'energia utile per riscaldamento e cucina, grazie a forni a legna e pannelli solari, integrandosi perfettamente con l'ecosistema in cui è incastonato. Ecork Hotel Évora Suites & SpaÉvora è un'antica città di fondazione romana nel cuore dell'Alentejo, regione del Portogallo fra Lisbona e l'Algarve caratterizzata da sterminati boschi di alberi da sughero. Qui vengono prodotti un terzo dei tappi di sughero in circolazione al mondo e non poteva che nascere qui il primo ecohotel rivestito interamente da pannelli di sughero, capace di approfittare delle capacità isolanti di questo materiale, sia a livello termico che acustico. Le suite, la spa, le piscine e tutte le strutture che compongono questo hotel immerso nel verde si alimentano a energia geotermica e pannelli solari. Nessuno scrupolo di coscienza quindi ad approfittare di bagno turco e cromoterapia: l'impatto ambientale è ridotto ai minimi termini. Palacio del SalIl Salar de Uyuni è un maestoso deserto di sale che si estende per oltre 10.000 km quadrati sull'altipiano andino meridionale della Bolivia, a 3.650 metri di quota, nell'area occupata  milioni di anni fa da un immenso lago preistorico. Qui si trova un terzo delle riserve di litio del pianeta e qui è nato nel 2004 Palacio del Salar, il primo hotel al mondo costruito esclusivamente con il sale, in perfetto equilibrio con la natura circostante. Perdersi ad ammirare i colori del deserto di sale al tramonto è solo uno dei piaceri che si possono gustare in questo luogo d'eccellenza, dove al fascino della natura si aggiungono il comfort delle suite, il piacere dei trattamenti riservati nella spa e il gusto delle specialità dello chef, prima fra tutte l'imperdibile salt chicken. 

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28.07.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Per carità, non chiamatela focaccia. A Roma, come in tutta la regione Lazio, la “pizza bianca” è una vera e propria istituzione, e in quanto tale va rispettata e addirittura venerata. Da sempre la merenda preferita degli abitanti della Capitale, è forse la specialità più ecumenica in città, quella che attraversa classi sociali e ideologie, capace di mettere d’accordo proprio tutti. Salata al punto giusto, con tanto di granelli di sale sparsi qua e là, per tradizione è dorata, soffice e alveolata al centro e croccante sui bordi, e unta al punto tale che nelle piccole depressioni della superficie si formano delle deliziose piscinette d’olio. La farcitura ideale è con quella che a Roma chiamano mortazza, altrimenti detta mortadella o Bologna, un abbinamento decisamente goloso e nutriente. Ma dove ci si procaccia tale meraviglia? Se tutti i romani convengono sul fatto che la pizza bianca sia un dono di Dio, più difficile è trovarli d’accordo sulla classifica dei migliori forni che la preparano. Per non sbagliare, ecco una piccola lista che, se non altro, contiene i più amati in assoluto nella città di Roma:Antico Forno RoscioliVia dei Chiavari, 34, RomaForno Campo De’ Fiori Vicolo del Gallo, 14, RomaPanificio Bonci Via Trionfale, 36, RomaAntico Forno del GhettoPiazza Costaguti, 30,RomaPanificio La RenellaVia del Moro, 15, Roma Foto di copertina: la leggendaria pizza bianca di Roscioli © Forno Roscioli di Roscioli Pier Luigi & C. SAS 

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25.07.2016

La striscia lunga un chilometro e mezzo lungo il letto del fiume Wien che ospita il moderno Naschmarkt, il più celebre mercato di Vienna, affonda le sue radici nel Cinquecento. In principio vendeva solo latte contenuto in bottiglie in legno di frassino - Asch, che in tedesco significa appunto frassino, sta all'origine del nome antico del mercato, Aschenmarkt.  Oggi, in questo mercato nel cuore della città si possono acquistare frutta e verdura fresche da tutto il mondo, comprese erbe e spezie esotiche, formaggi, prodotti da forno come pane, kaiser roll e torte, carni e pesce. Gran parte delle bancarelle presenti oggi risale agli anni Venti del Novecento. Uno degli aspetti più interessanti però è rappresentato dalla miriade di ristorantini che propongono una grande varierà di cucine, dal sushi al kebab, dal pesce i piatti tradizionali come il Kaiserschmarrn, la famosa "frittata dolce" o il Palatschinken, la crepe arrotolata tipica ungherese. Non manca una certa varietà di abiti e accessori, anche grazie all'estensione del mercato delle pulci aggiunta nel 1977, che prende vita ogni sabato.  Frequentatssimo dai locali come dai turisti, il Naschmarkt offer tre grandi opzioni sulle quali suggeriamo di concentrarsi: per prima cosa i prodotti tradizionali e regionali austriaci, poi gli oggetti rari e vintage, e infine i bar, le pasticcerie e i ristoranti.   In materia di prodotti regionali vale la pena di provare l'Uhudler, un vino fruttato locale, e poi il miele, i liquori e i dolci - i migliori si possono acquistare accanto al mercato delle pulci, presso le bancarelle "improvvisate" dei contadini austriaci e ungheresi. Particolarmente curiosi i "sassi di cioccolato", sostanzialmente zucchero ricoperto di cioccolato dall'aspetto simile a quello di un sassolino. E poi ci sono oli aromatici di ogni genere, aceti a base di vino, mele, mirtilli, sambuco, melograno, cetriolo, zafferano e altro, pani d'avena, di miglio, di farro, di segale, di grano duro, di kamut e di amaranto, salsicce turche, spezie e dolci mediorientali. Un mix di bancarelle austriache e dell'Europa dell'Est propone oggetti e accessori vintage, dalle borse ai gioielli, dalle posate d'argento a bicchieri, vasellame, biancheria e soprammobili.  Infine, dovendo scegliere dove fermarsi a mangiare un boccone fra i tanti ristorantini del mercato, il suggerimento è di non lasciarsi sfuggire questi tre indirizzi:Nautilus per il pesce fresco;Palatschinkenkuchl  per i pancake in stile viennese;Kurkonditorei Oberlaa  per le torte e i macaron. 

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22.07.2016

"Finché c'è riso nei prati e pesce nei fiumi, la gente sarà felice" recita un antico detto thailandese. E in effetti, da nord a sud la Thailandia offre un’incredibile varietà geografica ed etnica, alla quale corrisponde un’altrettanta variegata proposta di tradizioni culinarie. Famosa in tutto il mondo, la cucina Thai è ricca, raffinata e, soprattutto, piccantissima. I peperoncini, le spezie, il succo di limone, la citronella e le foglie di coriandolo, insieme a decine di altre erbe e radici locali, regalano una nota inconfondibile a piatti di pollo, manzo, maiale e pesce, sempre accompagnati dall’immancabile riso bianco (khao jao). Un modo interessante scoprire questi sapori e gustare il vero cibo thailandese è farlo per strada, soprattutto nelle grandi città e, in partcolare, a Bangkok, dove si cucina un po’ ovunque, su carretti (apparentemente) improvvisati o nei mercati. Fondamentale, dunque è superare la ritrosia del turista occidentale e assaggiare senza timore, per rimanere stupiti dalla straordinaria bontà del vero thai street food. Quasi tutte le strade di Bangkok sono affollate di bancarelle che offrono cibo a buon mercato, generalmente aperte tutto il giorno, in qualche caso anche tutta la notte. Veri e propri mini ristoranti che propongono una varietà inaspettata di piatti coloratissimi, profumati, invitanti, dal riso con vari tipi di curry ai diversi tipi di pasta e spaghetti, fino al som tam (insalata di papaya verde agra e piccante), al pollo arrosto e ai frutti di mare freschissimi. Da non perdere il mercato di Klong Toei, dove si riforniscono i ristoratori della capitale e si possono acquistare tutti gli ingredienti della cucina Thai: erbe fresche, frutta, rane, pesci e persino insetti. A Silom, la principale zona d’affari di Bangkok, non lasciate solo agli impiegati locali il privilegio di assaggiare alcune delle specialità più succulente della cucina locale. I piatti da non perdere sono gli spaghetti all’uovo con maiale arrosto e wanton (Bami Keaw Mu Daeng), il riso con il maiale arrosto (Khao Mu Daeng), il riso con il pollo (Khao Man Kai), gli spaghetti con la carne, il grigliato misto di pesce, il sukiyaki alla thailandese e la carne alla griglia. Molto interessante anche il quartiere cinese della città, tra via Yaowarat e Charoen Krung. Qui si trovano centinaia di bancarelle che vendono cibo cucinato sul momento e stuzzichini, non solo specialità thailandesi ma anche ricette cinesi. Infine, Khao San, zona famosa per i locali notturni, lo è anche per il cibo di strada cucinato sui suoi marciapiedi, che comprende tutte le specialità più note, dal celeberrimo Phad Thai (un patto di noodle saltati con verdure e carne o pesce) alla frittata con riso (Khao Kai Jeaw). Meglio però arrivare prima delle 20.00, perché in seconda serata la situazione si fa decisamente affollata. 

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20.07.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Una semplice insalata, la cui fama internazionale è giustificata della qualità dei suoi ingredienti e dal geniale abbinamento di sapori e colori. Secondo la leggenda, la ricetta della Caprese ebbe origini in un passato recente, grazie a un muratore in vena di patriottismi che amava racchiudere nel suo panino i colori della bandiera Italiana: verde, bianco e rosso, rappresentati rispettivamente da basilico, mozzarella e pomodoro, tutti ingredienti cardine della cucina campana. Una cucina di carattere, con sapori elaborati nati da ingredienti poveri e semplici, base di idee creative ed innovative pur nel segno di un’antica storia culinaria. Ma soprattutto una cucina in cui il sole è forse l’ingrediente principale, quello che regala ai prodotti locali quel loro gusto intenso e non riproducibile in altre zone del paese. Ecco alcuni indirizzi dove acquistare la gustosissima mozzarella (fior di latte oppure bufala) adatta per la tipica Caprese: Caputo CaseariaVia Roma, 88, Teverola (CE)Caseificio LeuciVia Nazionale Appia, 150, Casagiove (CE)Il casolareVia Olivella, 12, Alvignano (CE)Caseificio Masseria LupataVia Porta Marina, 29, Capaccio (SA)Caseificio La MasseriaVia Cornito, Eboli (SA) Photo credits; photo by Schwäbin under the CC by-sa-3.0-de license  

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19.07.2016

La coltivazione delle mele in Francia è un'eredità dei Galli e dei Romani, che dominarono la regione per circa 500 anni. Altrettanto antica è l'arte del sidro, che viene citata già dal geografo greco Strabone in relazione all'abbondanza di alberi di mele in Gallia e alla produzione di una bevanda molto simile a quella che oggi conosciamo appunto come sidro. Semplificando, esistono diversi tipi di sidro, classificati per tecnica di produzione, ciascuno dei quali acquista un suo sapore particolare, ma anche per il colore, che può variare dal giallo chiaro e quasi trasparente fino all'arancione scuro.  Alcuni sidri sono torbidi per via dei sedimenti, altri completamente trasparenti. Alcuni hanno un forte gusto di mela, altri appena un accenno. E anche la dolcezza può variare molto, tanto che esistono sidri dolci e altri dal sapore decisamente secco. La preparazione del sidro è complessa e interessante. Per prima cosa si schiacciano le mele sulla pietra secondo il metodo tradizionale, poi la polpa viene raccolta in telai di canapa o di juta e inserita nella pressa, con la quale si spreme il succo a una temperatura che oscilla fra i  4 e i 16 gradi, solitamente in botti di legno. Come per il vino, si può prevedere una seconda fermentazione, che trasformerà l'acido malico acid in un più delicato acido lattico. Un sidro può invecchiare sei mesi prima di essere imbottigliato. Grazie al metodo Charmat, che prevede la fermentazione del succo in un serbatoio sigillato per consentire all'anidride carbonica prodotta dalla fermentazione di mantenersi, si produce un sidro frizzante.  In Francia, la Bretagna è una delle regioni più rinomate per la produzione del sidro. Per sperimentare di persona il processo di  produzione di questa eccezionale bevanda suggeriamo di organizzare una visita presso una cidrerie tradizionale. Come ad esempio la Cidrerie de la Baie  con i suoi 7.000 meli, specializzata nella produzione di sidro biologico. L'esperienza, che consente di scoprire passo passo come nasce il sidro, termina con una degustazione.  Per chi fosse interessato ad acquistare o assaggiare sidro bretone di alta qualità, ecco gli indirizzi raccomandati dall'IDAC (Interprofession des Appellations Cidricoles) nella zona della Cornouille, la Cornovaglia francese, dove si trovano la maggior parte dei produttori di sidro in Bretagna. Cidrerie Manoir du Kinkiz Cidrerie MelenigCidrerie Séhédic Le Brun Dominique  

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13.07.2016

Negli Stati Uniti tutti li conoscono per lo State Bird Provisions, il loro primo e amatissimo ristorante, ma Stuart Brioza & Nicole Krasinski non si sono fermati qui e hanno deciso di replicare l'esperienza con The Progress, un nuovo indirizzo che promette un'esperienza enogastronomica davvero unica. L'idea è quella di una cucina dal carattere sincero a base d'ingredienti locali e biologici, concepita con una particolare attenzione alla qualità delle materie prime che sottolinea l'impegno dei due ristoratori a offrire un tipo di ristorazione di alto livello. Il menù comprende circa 18 piatti, e i clienti sono invitati a scegliere collettivamente sei portate, servite come un unico pasto in stile familiare. Oltre alle interessantissime pietanze, ci sono una lista dei vini davvero ben studiata e le creazioni dei bartender, che pensano a preparare i cocktail per accompagnare il pasto oppure per un aperitivo da gustare insieme a qualche delizioso snack. Tutta la squadra opera nell'ottica di offrire qualcosa di unico e indimenticabile, dall'ambiente al servizio, fino naturalmente al cibo. E in tema di pietanze non possiamo non citare le patate novelle con porcini cotte nel forno a legna, o i noodle con vongole, calamari fritti, tofu e gambi di zucca. I dolci sono uguamente invitanti, dalla torta alle ciliegie e cioccolato con panna al timo al sorbetto di pesche nettarine.  L'artigiana di San Francisco Mary Mar Keenan, specializzata nella creazione di stoviglie,vasi e ceramiche artigianali, ha realizzato una linea di piatti che riflette lo stile e la filosofia del ristorante, aggiungendo un ulteriore elemento di naturalezza e coerenza all'insieme.  

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13.07.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni. Cominciamo da quel meraviglioso scrigno di meraviglie gastronomiche che è l’Emilia Romagna e dal suo piatto più semplice e più amato: la piadina. Un pane povero, poverissimo, il più semplice che esista, capace di trasformarsi in un piatto eccezionale “il cibo nazionale dei romagnoli” come lo definì spiritosamente Giovanni Pascoli. Le sue origini vanno ricercate nell’antica Roma, quando questa “primitiva” forma di pane a base di acqua e farina era piuttosto diffusa. In tempi più recenti compare il suo vero antenato, un impasto con farina di ghianda diffuso nel Montefeltro, e pian piano la ricetta prende piede con gli ingredienti che oggi conosciamo: acqua, farina di frumento, sale e strutto di maiale o – nella meno frequente versione vegetariana – olio d’oliva. L’impasto è suddiviso in palline che vengono poi stese con il mattarello nella tradizionale forma rotonda e cotte brevemente su un “testo” caldo, l’apposita padella piatta a doppio bordo un tempo in terracotta oggi più spesso di acciaio e ghisa, ricoperta da uno strato antiaderente. Vera quintessenza dello street food romagnolo, la piadina è anche un’eccellenza che si è recentemente guadagnata il tanto atteso marchio IGP.  Non più semplice sostituto del pane, oggi è protagonista in tavola grazie alle abbondanti farciture a base di formaggi, verdure e salumi nostrani. Dove assaggiarla? Il nostro suggerimento è quello di optare per i classici chioschi che da sempre ne coltivano l’arte, sulla riviera e in città, e di fermarsi davanti a quelli più affollati aspettando pazientemente il proprio turno. Ecco alcuni dei nostri preferiti:Piadina NovellaVia Faentina, 284/a, RavennaDalla LellaViale Rimembranze, 74/A, RiminiLa piadina RiccioneseViale Castrocaro, 17, RiccioneIl PosticinoVia Cervese, 3723, CesenaChiosco delle Streghe Via 2 Giugno, 10, Milano Marittima Photo credits: photo by Kobako under the CC BY-SA 2.5 license 

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12.07.2016

Tradizionalmente, in Giappone l'anguilla (unagi) si mangia grigliata insieme al riso bianco nel "Giorno del Bue", che quest'anno cade il 30 di luglio. Doyō no hi è l'espressione con cui si indicano i 18 giorni che precedono il cambio di stagione, e il doyō no ushi no hi, il "Giorno del Bue", segna appunto il periodo che porta l'estate a trasformarsi in autunno secondo l'antico calendario lunare.Ne periodo Edo, l'unagi si consumava esclusivamente durante l'inverno. Di conseguenza, l'estate era periodo di magra per i commercianti di anguilla. Per risolvere la situazione, uno di loro si rivolse a Hiraga Gennai, un medico ed erborista, nonché uno dei maggiori studiosi di cultura occidentale dell'epoca. Secondo la credenza popolare, per non soffrire il caldo durante l'estate occorre consumare alimenti il cui nome inizia per U, come ad esempio ushi, il bue. Ma anche unagi, anguilla, comincia per U, e così Gennai ebe la semplice idea di coniare uno slogan che recitava:  "il giorno dell'ushi è il giorno dell'unagi". Lo studioso era così influente che tutti i ristoratori seguirono il suo suggerimento, e il Giorno del Bue divenne anche il giorno in cui si mangia l'anguilla.  Oggi l'anguilla è sinonimo d'estate. La si trova cucinata in due modi: secondo la ricetta Kantō e secondo la ricetta Kansai. La ricetta Kantō (zona di Tokyo), prevede che l'anguilla venga aperta in due, grigliata, cotta al vapore e poi di nuovo grigliata. Il risultato è una carne tenera e succosa. Al contrario, nella ricetta Kansai (zona di Osaka), l'anguilla è generalmente più piccola e di solito, dopo essere stata aperta in due viene grigliata senza alcuna cottura al vapore. L'anguilla Kansai è dunque saporita e croccante. Ecco una lista di ristoranti di Tokyo dove assaggiare ottimi piatti a base di angullla. NodaiwaAperto oltre due secoli fa, durante l'Era Kansei dell'11° Shōgun Tokugawa Ienari, l'originale sede di Nodaiwa si trova a Iikura, Azabu, Minato-ku, all'interno di una tradizionale abitazione campestre trasportata fin qui dalle montagne della zona di Hida Takayama e ricostruita con un tocco d'eleganza. Il ristorante comprende un'area comune e sale private, ed è noto per essere stato il ristorante di anguilla preferito dall'Imperatore Shōwa. Nel 1996 ha aperto la sua succursale parigina. MyōjinshitaQuesto ristorante aprì i battenti nel 1894 nel quartiere delle geisha, Yanagibashi, per poi trasferirsi nella più modaiola zona di Kanda. Circondato dagli alberi, è molto amato per l'abiente rilassato e la freschezza delle anguille, pescate, consegnate e cucinate nello stesso giorno secondo la tradizionale ricetta Edomae, con il grasso che si trasforma in deliziosa croccantezza. ChikuyōteiAperto nel periodo Edo, Chikuyōtei è uno storico ristorante specializzato in anguilla con sede a Ginza. Il piatto forte è l'unagi servita su una ciotola di riso bianco. La carne è croccante fuori e umida e tenera dentro. Il menù comprende anche l'uzaku, un'insalta di anguilla e cetrioli, l'umakitamago, un rotolo di frittata ripieno di anguilla, e il chazuke, riso immerso nel the verde e accompagnato da orata fresca proveniente dal mercato di Tsukiji marinata nel sesamo. MiyagawaMiyagawa è un altro ristorante specializato in anguilla aperto nel 1893 a Tsukiji che propone l'unajū, anguilla ai ferri su riso servita in una scatoletta laccata a prezzi ragionevoli. Fra i molti piatti a disposizione, suggeriamo l'unagi shira-yaki, anguilla grigliata al naturale accompagnata da wasabi. ŌedoPreparata in stile rigorosamente tradizionale, l'anguilla di Ōedo ripropone ricette e sapori tramandati nel corso dei decenni fin da quando il ristorante di Nihonbashi fu aperto, nel periodo Edo. L'unajū non smette mai di stupire per la tenerezza della carne, ma nel Giorno del Bue dovete provare una specialità in edizione limitata che prende il nome di ikada, una sorta di "zattera" composta da filetti di anguilla messi uno di fianco all'altro e tenuti insieme da spiedi posati su un letto di riso. Il ristorante ha una sede anche a Minami Aoyama. 

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11.07.2016

Jeju Island, in Corea del Sud, è una destinazione molto amata dai coreani e dai giapponesi, che qui vengono a rilassarsi per una vacanza fra mare e natura oppure per passare la luna di miele. L'isola è caratterizzata da un mix davvero unico di rocce vulcaniche, piogge frequenti e clima temperato che la rendono molto simile alle Hawaii, e offre ai visitatori la possibilità di svolgere moltissime attività all'aria aperta.Fra queste, vale la pena di citare i trekking sul monte Hallasan, un vulcano dormiente nonché la montagna più alta della Corea del Sud, ma anche una visita alle cascate, i percorsi a cavallo, la semplice contemplazione della magnifica vista sul mare all'alba e al tramonto e la vita da spiaggia sulla bella sabbia dorata. L'isola abbonda di prodotti locali che sono tutti assolutamente da provare durante la vacanza qui, in particolare il pesce fresco, acquistabile nei mercati e cucinato nei ristoranti o direttamente sulla spiaggia. Il clima tropicale rende l'isola perfetta per la coltivazione dei frutti tropicali, e fra la vegetazione abbondano anche i funghi shitake e le piante di cactus. Un ottimo souvenir da portarsi a casa è poi il miele ottenuto dai fiori locali, dal sapore davvero particolare.  Dalle acque cristalline ai panorai mozzafiato, tanti sono gli aspetti che rendono Jeju una destinazione da mettere assolutamente in lista  per una vacanza piacevole e rilassante. Per arrivare occorre prenotare il volo e la trasferta in barca, mentre una volta sull'isola ci si può muovere in auto, in autobus ma anche in bicicletta, dal momento che le strade son abbastanza larghe per cicrcolare sule due ruote in tutta sicurezza. L'aeroporto internazionale di Jeju è raggiunti quotidianamente da diversi voli che lo collegano a  Seoul, Busan e Daegu ma anche a Osaka e Tokyo, solo per nominarne alcuni. Per quanto riguarda i traghetti, ogni giorno ci sono collegamenti dal Ferry Terminal principale con Busan, Yeosu e altre destinazioni nazionali in terraferma. I porti turistici propongono inoltre gite alle isole di Kapa-do, Mara-do, Piyang-do, e U-doFoto di copertina: Korean Culture and Information Service via flickr su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic  

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08.07.2016

Quando pensiamo a una destinazione enogastronomica, forse gli Stati Uniti non sono la prima realtà che ci viene in mente. Ma la verità è che le grandi città di questo territorio sconfinato offrono una tale ricchezza di proposte che non è affatto difficile mangiare come Dio comanda. Soprattutto se si conoscono gli indirizzi giusti. San FranciscoSan Francisco è la capitale americana del cibo sano, di ricerca e creativo. Se alcuni degli chef emergenti più quotati del momento hanno aperto i loro locali qui - Stuart Brioza e Nicole Krasinski dello State Bird Provisions, per esempio – è soprattutto l’attenzione alle materie prime a fare la differenza in città, dove non c’è ristorante che non sia rifornito da una fattoria di fiducia. A San Francisco ci sono tanti ottimi ristoranti. Le strade di Mission District, soprattutto Valencia Street, pullulano di locali vivaci e aperti fino a notte fonda, dove si mangia mediamente molto bene. Per non parlare del fenomeno dei food truck, che qui ha raggiunto livelli di eccellenza difficilmente ritrovabili altrove e del cibo etnico di Clement Street (zuppe vietnamite in primis). Per fare shopping gourmet c’è il Ferry Building Marketplace, con bancarelle permanenti che vendono le golosità locali come il pane al lievito naturale di Acme Bread e il formaggio artigianale di Cowgirl Creamery. Las VegasPer quanto possa suonare strano, Las Vegas è addirittura la nuova patria della cucina stellata a stelle e strisce e tra le cinque città nordamericane più interessanti per i viaggiatori gourmet. Fra sapori fusion, multietnici e a impatto zero, gli ultimi indirizzi da non perdere in città sono pluripremiati. In tempi ancora non sospetti, il primo a credere nelle potenzialità “culinarie” di Las Vegas fu Wolfgang Puck, chef di origine austriaca, che aprì qui nel lontano 1992 la sucursale del celebre Spago. Oggi è l’anima del CUT, steakhouse di lusso di The Palazzo, considerata una delle migliori di Las Vegas. Persino Alain Ducasse ha scelto Las Vegas: il ristorante Rivea del resort Delano, offre la vera cucina francese blasonata, con influenze italiane e note di gusto internazionale. Non manca all’appello Gordon Ramsay che gestisce a Las Vegas ben tre locali dove vengono serviti i simboli della cucina americana (hamburger e carne alla griglia) in versione gourmet. Louisville Conosciuta in passato solo il suo bourbon, Louisville, in Kentucky, è una città oggi famosa anche per le sue birre artigianali, tra le migliori in America. A Louisville si mangia la tipica cucina del Sud, di certo non leggera ma in grado di regalare grandi soddisfazioni. Assolutamente da provare una delle mille versioni del Kentucky Hot Brown (il nome deriva dall’hotel di Louisville che lo servì per la prima volta, il Brown Hotel) proposte nei locali cittadini: si tratta di un sandwich aperto farcito con tacchino, bacon e salsa Mournay. Per i palati robusti, come di diceva una volta, c’è il Louisville-style chili, uno stufato di carne, fagioli servito con spaghetti e le rolled oysters, che si trovano solo qui: sono ostriche giganti impanate con un impasto speciale chiamato pastenga e poi fritte, che furono servite per la prima volta da un immigrato italiano, Phillip Mazzoni, e da suo fratello, alla fine del XIX secolo ai clienti del loro saloon. New OrleansIn una città che è un crogiuolo di razze e culture come New Orleans, la cucina non può che essere sorprendente e multietnica. Non a caso è nata proprio qui la cucina creola, mix di tradizioni, sapori e profumi dai quattro angoli del mondo: francese, spagnola, portoghese, italiana, dei nativi americani e africana. Ancora oggi, nelle famiglie e nei vecchi quartieri della città, è questa la più amata e cucinata. Le specialità da assaggiare a New Orleans sono tantissime, a partire dalla zuppa gumbo, una ricetta ricchissima con gamberetti, ostriche, molluschi o carne come pollo e salsiccia. Ma anche i panini qui sono speciali: li chiamano po'boy e vengono cucinati in tutta la Louisiana. Il pane, che ricorda le baguette francesi, viene riempito di verdure e frutti di mare fritti, soprattutto gamberi; ma i po'boy possono essere anche di carne. C’è anche una sorta di paella chiamata jambalaya: speziata e piccante, con riso, cui vengono aggiunti frutti di mare, crostacei, granchi in salsa di pomodoro. Copertina: l’insalata con pancetta dello State Bird Provision foto di Ed Anderson  

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07.07.2016

Otto piani su due altezze distinte, grandi vetrate a tutta parete e una terrazza con vista a 360° sul cuore della città: il nuovo citizenM hotel di Londra, proprio di fronte a Tower Hill, promette un inizio con il botto con l'inaugurazione ufficiale di questo mese   Gli interni riflettono perfettamente la filosofia del gruppo, che mira a ridefinire il concetto di lusso rivolgendosi ai viaggiatori contemporanei. Al piano terra ci si rilassa, si lavora, si chiacchiera seduti di fronte al caminetto, si guarda la TV o si mangia in una serie di aree interconnesse progettate pensando a chi viaggia per piacere e per lavoro. Oltre alle camere dal design come sempre ben concepito, ci sono poi tutta una serie di spazi che meritano una menzione speciale:CoffeeMAccanto all'uscita di una delle stazioni della metropolitana più affollate dela città, propone agli ospiti dell'hotel ma anche agli esterni caffè e pasticceria.CanteenMUn ristorante con cucina a vista e bar sempre aperto, le cui proposte spaziano dal sushi alle insalate, dai curry alle torte. La sera si può provare una sofisticata lista di cocktail.CollectionMViste le numerose richeste degli ospiti di acquistare oggetti presenti negli alberghi del gruppo, è nato il negozio che propone la collezione firmata CitizenM di accessori da viaggio, libri, oggetti d'arte e di design.SocietyMLa sala riunioni dell'albergo, nell'ormai noto stile anni Cinquanta rivisitato con creatività. CloudMUn bar con meravigliosa vista sullo skyline londinese con il Tower Bridge e i nuovi grattacieli, dal Gherkin fino allo Shard.    Con questa nuova apertura, il gruppo olandese conferma la sua vocazione al design, all'originalità e alla tecnologia, per un'esperienza di soggiorno che si prospetta gradevole, senza intoppi e, allo stesso tempo, decisamente abbordabile. 

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05.07.2016

L’immagine dei fuochi d’artificio colorati che illuminano la notte è un tema da sempre caro alla poesia giapponese dedicata all’estate. Sembra che questa tradizione abbia avuto inizio quando l’ottavo shogun Tokugawa Yoshimune (1684–1751) tenne il primo Festival di fuochi d’artificio sul fiume Sumida per dare un po’ di conforto alla popolazione colpita dall’epidemia di peste, ma anche per scacciare gli spiriti maligni e onorare il Dio dell’acqua. Tuttavia, secondo la credenza popolare, il primo spettacolo di fuochi d’artificio sarebbe stato organizzato a beneficio di Ieyasu (1543–1616), il fondatore dello Shogunato di Tokugawa. Comunque sia, l’estate non è estate senza i fuochi d’artificio che allietano le notti di tutto il paese. In Giappone, questi spettacoli sono anche un’occasione per dare sfoggio delle ultime novità in termini di tecnologia, spesso premiate con riconoscimenti internazionali. Ecco una selezione dei festival più interessanti per godersi la meraviglia. Il 38° Festival dei Fuochi d’Artificio di AdachiCon una tradizione quasi secolare, il Festival di Adachi apre la stagione con uno spettacolo di 13,500 fuochi d’artificio e un pubblico di ben 550,000 persone, il tutto accompagnato da un’accattivante colonna sonora e dal gran finale noto come Pomp and Circumstance. Per godersi lo show, suggeriamo di sedersi in riva al fiume.Data: sabato 23 luglioOra: 19:30 – 20:30Dove: presso l’Arakawa Nishiaraibashi Park Il 50° Festival dei Fuochi d’Artificio di Katsushika Nōryō Nell’anno che segna il suo cinquantennale, il Festival propone 15,000 fuochi e uno spettacolo dalla durata speciale, più lungo del solito. Se arrivate in anticipo, fate una passeggiata dalle parti  del vicino Tempio di Shibamata Taishakuten e perdetevi nelle sue atmosfere, tipiche del Periodo Edo.Data: martedì 26 luglioOra: 19:20 – 20:30Dove: presso il campo da baseball di Katsushika Shibamata (accanto al fiume Edogawa) Il 39° Festival dei Fuochi d’artificio di RyōgokuIl Festival di Ryōgoku discende dall’antico Festival di Ryōgoku Kawa-biraki che si tenne per la prima volta nel 1733, a metà del Periodo Edo, e si svolge in due location differenti lungo il fiume Sumida. Si tratta del più grandioso festival di fuochi d’artificio in tutto il Giappone, con oltre 20,000 fuochi compresa una gara fra 200 “palle di fuoco”. Il punto migliore da cui osservare queste lingue di luce colorata che si spingono più in alto della torre Tokyo Sky Tree e degli edifici circostanti sono le houseboat yakatabune, ma occorre prenotare un posto con almeno un mese d’anticipo.Data: sabato 30 luglioOra: 19:05 – 20:30Dove: fra i ponti Sakurabashi e Kototoibashi e fra i ponti Komagatabashi e Umayabashi Il Jingū Gaien Firework Display sponsorizzato da Nikkan SportsLa bellezza di 12.000 stelle di fuoco esploderanno illuminando il cielo notturno di Downtown Tokyo, mentre presso il Meiji Jingū Gaien si terranno concerti ed esibizioni dal vivo, fra cui quelle di Diamond Yukai e Tomoka Fujioka della Miss Saigon Company. Fin dai tempi del grande terremoto del 2011, il Festival di Jingū Gaien organizza una speciale raccolta di beneficenza per l’organizzazione Great East Japan Earthquake Recovery Charity. Quest’anno, parte dei profitti andranno alle vittime del terromoto di Kumamoto del 2016.Data: sabato 20 agostoTime: 19:30 – 20:30Dove: al Jingū Stadium; al Chichibunomiya Rugby Stadium; al Rubber-ball Baseball Ground; nella zona di fronte al Tokyo Metropolitan Gymnasium  

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04.07.2016

SJ: Ciao Soyeon parlaci un po' di te.SP: Sono "made in Korea" ma ho girato parecchio per lavoro - Giappone, Inghilterra, Svizzera, Singapore. Mi piace entrare in contatto con lingue e culture diverse, e con altri popoli. Qualcuno mi definsce fuori dal comune e misteriosa, un po' come i prodotti  Carlo Moretti.SJ: Facendo un parallelo fra la tua personalità e le qualità del brand Carlo Moretti, quali aspetti del marchio ritieni di avere nel tuo DNA?SP: L'aspetto più rilevante è l'originalità. Il tempo passa veloce, le stagioni cambiano e con loro le mode e le tendenze, ma l'obiettivo è riuscire a mantenere la nostra originalità, perché prima di tutto siamo dei creativi.  SJ: Come riesci a mantenere un equilibrio fra la tua vita professionale e personale? SP: Correndo. C'è uno splendido percorso podistico intorno al Palazzo Imperiale a Otemachi. Respirare l'aria buona fra gli alberi e osservare i cigni che nuotano nel lago mi restituisce un senso di estrema calma, è davvero un luogo tranquilllo che mi aiuta a dimenticare tutte le questioni di lavoro.  SJ: Quando hai sentito parlare di Slowear la prima volta e qual è stata la tua impressione?SP: L'anno scorso, alla Rinascente di Milano. Ricordo che mentre acquistavo un paio di pantaloni Incotex la commessa mi disse che Slowear distribuiva i suoi capi anche a Seoul e in Giappone. Di quei pantaloni mi attirarono il modello e l'alta qualità, abbinati a un prezzo ragionevole.   SJ: Visto che conosci molto bene Tokyo e Singapore, potresti consigliarci qualche angolo o percorso in stile "slow" in entrambe le città per passare una giornata?SP: Beh, una giornata per Tokyo è davvero poco, ma se dovessi consigliare un albergo suggerirei lo splendido Hotel Palace o l'altrettanto bello Hotel Okura.  Sono entrambi alberghi d'alta gamma dallo spirito squisitamente giapponese - avete mai sentito parlare di omotenashi, l'ospitalità giapponese? Si tratta di un'accoglienza attenta e piena di attenzioni che avrete modo sperimentare ovunque decidiate di stare. Naturalmente, chiunque visiti Tokyo non può perdersi il quartiere dello shopping, Ginza; suggerisco di esplorarlo a piedi. In zona ci sono due ristoranti eccezionali: il miglior indirizzo in città per il shabu-shabu alla giapponese e il sukiyaki,  ZAKURO, e il Ginza Sushi Kou, per provare il vero sushi. Anche la zona di Ebisu è piena di ottimi ristoranti, in particolare francesi e italiani, e wine bar. Qualche volta vado al Garden Place, un wine bar di Ebisu con una cantina di oltre 1.000 etichette diverse da tutto il mondo. Per scegliere un vino ci puoi mettere anche un'ora, a me poi piace molto scegliere bottiglie d'annata per la mia collezione. Roppongi è il quartiere della vita notturna, pieno di boutique e caffè. Da vedere assolutamente anche la zona di Minami Aoyama. E se cercate un'esperienza autenticamente giapponese, andate ad Asakusa, che ha un fascino antico davvero suggestivo. Qui troverete dei souuvenir fantastici da portare a casa.  Quanto a Singapore, è una città piccola ma cosmopolita e aperta a tutte le culture, che offre tantissimo in termini di alberghi, piscine, ristoranti, centri commerciali e persino casinò. Il suo edificio-simbolo è il Marina Bay Sands, certamente da vedere. Se cercate un posto tranquillo dove rilassarvi un po', consiglio il Giardino Botanico o la zona di Sentosa.  SJ: Per concludere, puoi dirci come interpreti nella tua quotidianità uno stile di vita slow?SP: Per me viere "slow" signifca cucinare, leggere un libro, correre in mezzo alla natura o intrattenersi in conversazioni interessanti. È da queste cose che nascono nuove idee, ed è così che si prepara il terreno alla creatività.   

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28.06.2016

A meno di due ore di automobile da Monaco, il castello di Neuschwanstein compare in cima a una collina come una visione uscita da una favola. E in effetti questo incredibile edificio di fine Ottocento costruito nello stile delle antiche residenze feudali tedesche è il modello al quale Disney s'ispirò per i più celebri castelli dei suoi film animati - Biancaneve, Cenerentola, La bella addormentata -  nonché per quello di Disneyland. Commissionato da Ludwig II di Baviera, cugino della celebre Imperatrice d'Austria  Sissi, Neuschwanstein fa parte di una serie di castelli che il re progettava di far costruire e per i quali sperperò tutto il suo patrimonio personale. Conosciuto anche come der Märchenkönig ("il re delle favole"), Ludwig fece erigere questo lussuoso rifugio disseminato di omaggi all'arte di Richard Wagner, di cui fu grande sostenitore, in cima a una collina affacciata sul villaggio di Hohenschwangau, nel sud-ovest della Baviera, dove ancora oggi ogni estate circa 6.000 visitatori al giorno si recano per ammirarne la bellezza senza tempo. Proprio di fronte sorge il Castello di Hohenschwangau, nell'omonimo villaggio, fatto costruire dal padre di Ludwig, Re Massimiliano II di Baviera; qui, a due passi dal confine con l'Austria, il futuro re trascorse la sua infanzia Ma per comprendere ancora meglio la personalità di questo insolito sovrano occorre spingersi fino allo splendido Castello di Linderhof, il più piccolo dei castelli di Ludwig e l'unico che il re riuscì a vedere completato quand'era ancora in vita. Non lontano dagli altri due, questo gioiellino architettonico è circondato da un enorme parco disseminato di altre piccole strutture in stili diversi, ispirate alle opere di Wagner (in particolare la "grotta di Venere", ricostruzione della Grotta Azzurra di Capri immaginata come scenografia per una scena del Tannhäuser di Richard Wagner), ma anche al mondo orientale, per il quale Ludwig nutriva un'autentica passione.  

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27.06.2016

Mentre l’estate imperversa nell’emisfero nord e le temperature si fanno sempre più calde e a tratti afose, dirigersi verso sud, e in particolare verso il subcontinente indiano, può essere una buona idea. Soprattutto se la destinazione prescelta è la catena dell’Himalaya, dove non soltanto le temperature sono quelle gradevoli di alta montagna ma si cela un resort che è la quintessenza del benessere e della tranquillità. Come la maggior parte dei resort di lusso in India, Ananda Spa ha alle spalle origini regali: questa magnifica tenuta di oltre 40 ettari fu infatti un tempo il palazzo di un marajà. Oggi, con una quantità di premi ricevuti di tutto rispetto, Ananda è una destinazione nota in tutto il mondo per la sua location d’eccellenza alle pendici dell’Himalaya e affacciato sulla città-meta spirituale di Rishikesh e sulla bella valle del Gange, per la sua ospitalità impeccabile, per i servizi e soprattutto per le magnifiche vedute. Non appena entrati, la sensazione è quella di una calma avvolgente, preludio a uno stile di vita che s’ispira all’antica saggezza indiana. Tutto intorno, le possibilità per chi ama le arrampicate, lo sci e il campeggio all’aria aperta sono infinite, ma è restando all’interno dei confini del resort che si può fare esperienza del vero benessere scondo i dettami dell’Ayurveda, dello Yoga e del Vedanta, rivisitati con un occhio al fitness e al benessere contemporanei di stampo internazionale e  associati a un’alimentazione sana e biologica per restituire agli ospiti equilibrio e armonia. La spa propone molti trattamenti e servizi in una prospettiva olistica, che si prende cioè cura del corpo nella sua interezza e, al contempo, della mente. Dai programmi di dimagrimento fino a quelli antistress a base di meditazione mattutina e Yoga, questo approccio personalizzato è stato studiato proprio per andare incontro alle esigenze individuali di ciascuna persona. Inutile dire che quando si riparte da qui ci si sente come nuovi, rigenerati sia in senso fisico, sia in senso interiore o spirituale.  

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24.06.2016

Sono già 2 miliardi le persone che nel mondo si nutrono delle 19mila specie di insetti ritenute commestibili dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Se per i cittadini dell’Africa Centrale, del Sud-Est Asiatico e del Sud America includerli nella dieta alimentare è una usanza quotidiana, per gli abitanti europei e, in particolare, italiani questo risulta un vero e proprio salto culturale. Disgustati e mossi da pregiudizi, ci rifiutiamo di mettere sulla nostra tavola quegli animali che siamo soliti associare alla malattia e alla sporcizia. La situazione sembra però destinata a cambiare radicalmente nei prossimi decenni.Si prevede, infatti, che nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà la soglia dei 9 miliardi di abitanti; un dato allarmante considerato che la produzione di cibo, per poter andare di pari passo con la crescita demografica, dovrà aumentare del 70% circa. Essendo pressoché esaurita la disponibilità di terreni da destinare ad agricoltura e pascolo, una valida soluzione è costituita, appunto, dalla entomofagia. Gli insetti, infatti, presenti in natura in grande quantità, sono facilmente reperibili ed un loro allevamento richiederebbe spazio limitato.Ricchi di proprietà nutritive tra cui ferro, vitamine, fosforo e, soprattutto, proteine, sono una reale risorsa per aiutare gli 800 milioni di individui attualmente costretti a convivere con il problema della fame. Anche in ambito legislativo si stanno muovendo i primi passi. Nello scorso ottobre è stato modificato il testo, datato 1997, che regolamenta i cosiddetti Novel Food, ovvero sia quegli alimenti prodotti attraverso nuove ed innovative tecnologie, sia quei cibi non appartenenti alla tradizione europea, ma consumati con regolarità in altri paesi. La nuova proposta, che è in attesa del sì del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea, prevede di semplificare notevolmente l’introduzione sul mercato europeo di queste pietanze, insetti inclusi. È solo questione di tempo, quindi, e al ristorante ordineremo un piatto di cavallette croccanti, scarafaggi saltati in padella o zuppa di larve. E, perché no, potremo anche stupirci di quanto siano buoni.  

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23.06.2016

Aceri verdi: è questo il kigo o riferimento stagionale associato in Giappone all’nizio dell’estate. Il motivo è evidente: basta guardarsi intorno per notare le gemme che, finalmente apertesi in foglie, ricoprono i rami di un nuovo verde vestito. L’estate fa del Monte Takao la destinazione ideale per una semplice camminata o una passeggiata nei boschi fuori Tokyo. Il Monte Il MonteTakao, alto 599 metri, si trova ad Hachiōji, nella cosiddetta Greater Tokyo Area. A causa della natura in continua evoluzione e della vista dalle sue cime, è una destinazione molto amata durante tutto l’anno. La sua posizione, fra la latitudine temperata e quella subtropicale, all’incontro di monti e pianura, rende la flora straordinariamente eterogenea, con 1.300 specie e un’enorme popolazione di uccelli e altri animali.  I sentieri escursionisticisIl tempio di Yakuō, simbolo del Monte Takao, ha una storia di oltre 1.200 anni. Il Trail 1, indicato dalle lanterne rosse, è senza dubbio il percorso più noto. Attraverso una serie di dolci alture si attraversano rigogliosi boschi di cedro e una riserva per scimmie. I meno esperti potranno optare anche per la cabinovia o la seggiovia. Fra gli altri sentieri segnaliamo quello che costeggia il Mae no Sawa, una delle sorgenti del fiume Tama, l’Inariyama Trail, il Jūsō Trail che dal Monte Takao conduce a ovest verso il Monte Jimba e il sentiero sulla cresta orientale del Monte Shiro, dove si può fare una tranquilla passeggiata in quasi perfetta solitudine. Le terme Il Monte Takao è anche un’interessante destinazione termale a due passi da Tokyo per tutti gli amanti dell’onsen, la coccola perfetta dopo una lunga escursione fra i monti. A Furoppy si possono sperimentare ben 11 tipi di bagni termali differenti, compreso il rotenburo all’aria aperta. Ci si arriva comodamente dalla stazione di Hachiōji o di Takao, e c’è anche una navetta gratuita dalla stazione di Takaosanguchi. Fra gli altri onsen della zona suggeriamo lo Yura no Sato Sagamihara e il Sagamiko Onsen Ururi.  Le specialità gastronomicheProprio accanto alla stazione della cabinovia del Monte Takao, Kasumi è una destinazione molto celebre e sempre affollata per via dei suoi deliziosi tenguyaki, caratteristici dolcetti che hanno la forma di una figura demoniaca, ma anche per i pasticcini ripieni di crema di soia nera. Takahashi-ya è un elegante ristorante vecchio stile famoso per i suoi tororo-soba, noodle di grano saraceno serviti con puré di patata dolce del Monte Takao. In un grande spazio di 6,500 m2 fra le montagne, Ukai Toriyama offre raffinati piatti a base di pollo in un ambiente raffinato. 

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21.06.2016

Un bicchiere dopo il lavoro in un’afosa giornata d’estate è sempre un piacere, ma la solita birra finisce per annoiare, prima o poi. Tuttavia, Tokyo sa offrire molto di più della solita birra - ad esempio le birre artigianali dal sapore e dall’aroma particolari, magari da accompagnare a snack insoliti e ricercati. Abbiamo selezionato per voi i nostril preferiti. Nakameguro Tap RoomLa Nakameguro Tap Room è stato il primo locale aperto dalla birreria artigianale Baird di Numazu nella zona di Tokyo. La lista delle birre è scritta sulle lavagne sopra il bancone, e comprende due etichette speciali, la Suruga Bay Imperial IPA e la Angry Boy Brown Ale, oltre a tutta una serie di proposte stagionali. Tap Stand ShinjukuA Shinjuku i locali dove bere sono tantissimi, ma pochi offrono una selezione di birre artigianali nazionali ed estere così accurata. Da Tap Stand se ne possono assaggiare ben 23PDX Tap Room ShibuyaQuesto locale è specializzato in birre artigianali americane provenienti da Portland, Oregon, come la Rogue Beer e la Terminal Gravity Eagle Cap IPA con il suo carattere spiccatamente agrumato. La cremosa salsina garbanzo a base di ceci è un abbinamento perfetto, insieme agli altri snack proposti, E se il tempo è buono ci si può anche sedere all’aperto. Craft Hands Azabu-JubanDa Craft Hands si può bere ottima birra in un locale accogliente sui toni del verde. Il menù comprende 14 birre alla spina dagli Stati Uniti, dal Belgio e da altri paesi europei, oltre a una buona selezione di birre in bottiglia. Swanlake Pub Edo Yoyogi-UeharaUn bellissimo locale dove godersi il bouquet di un buon bicchiere di vino o una birra particolare fino a tarda notte. Consigliamo in particolare la White Swan Weizen abbinata al saporito assortimento di snack a base di pollo fritto.

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09.06.2016

A chiunque sia stato in India o anche solo in un ristorante indiano sarà capitato almeno una volta di vedere o di ordinare un thali, alla lettera “piatto”, un pasto completo servito su un grande piatto rotondo di metallo con l’aggiunta di un paio di ciotoline dette katori posate accanto al bordo, oppure su un vassoio a scompartimenti. La parola thali sta a indicare sia il piatto, sia il suo contenuto e la sua composizione, che tipicamente prevede una certa varietà di sapori - piccante, salato, amaro, acido, astringente e dolce - per soddisfare tutti i palati. Il thali fa parte del panorama socio-geografico del mondo Hindu da migliaia di anni, e sebbene le sue origini restino ignote, è plausibile ritenere che si tratti del risultato di studi approfonditi sul cibo e sui suoi effetti sulla pratica dello Yoga risalenti ai tempi dei Veda. I componenti del thali variano di regione in regione, e tendono a incorporare sapori e ingredienti locali; a ben vedere, si potrebbe tracciare un parallelo fra la sua composizione, frutto dell’antica tradizione indiana e della medicina ayurvedica, e la cosidetta “piramide alimentare”, che deriva invece dalla moderna scienza della nutrizione. Ecco come comporre un thali perfetto. Antipasti e stuzzichini: un assortimento di sottaceti e chutney dolci e piccanti serviti con i papad, sottili cialde a base di farina di ceci decorticati. Qualche pakora, frittelline di verdure in pastella di farina di ceci, oppure un paio di dhokla, piccoli rombi spugnosi cotti al vapore a base di semolino e farina di ceci, in base alla regione in cui ci si trova. Latticini: un classico è il raita, una salsina a base di yogurt, cetrioli, pomodoro e cipolla. Il chaas è invece yogurt con aggiunta di semi di cumino, pasta di peperoncini verdi allo zenzero e sale, mentre il paneer è un formaggio fresco molto usato in tutta l’India. Pane: ce ne sono molti tipi diversi, pani fatti con farina di frumento integrale, come il chapati o il paratha, o bianca, come il nan o il puri.  Il bajra roti e il jowar bhakri possono essere preparati con farina di miglio o di mais.  In India il pane può essere servito semplice oppure arricchito con spezie, farcito con formaggi o verdure come patate e piselli, e non contiene mai lievito. Legumi, verdure, carne e pesce: tutti questi elementi fanno parte integrante della cucina indiana. Alcuni sono stagionali, altri veri e propri ingredienti base, e si preparano in molti modi diversi con aggiunta di abbondanti spezie. Le verdure possono essere antipasti oppure intingoli con mix di spezie specifici, magari con l’aggiunta di pasta di arachidi, di pomodoro, di menta e coriandolo o latte di cocco. Le lenticchie si usano stufate per il dal, dalla consistenza brodosa quasi come quella di una zuppa. Riso: di solito accompagna i dal e i curry, ma nelle zone costiere si può mangiare anche con le verdure, con la carne o con il pesce. I piatti a base di riso considerati completi non sono molti: fra questi ci sono il khichidi, un riso cotto insieme alle lenticchie, il pulao e il biryani, arricchiti da carne, pesce, uova o verdure. Nel sud dell’India sono piuttosto diffusi i dosa e gli uthappa, delle crêpe a base di riso. Dolci: secondo la dottrina ayurvedica, il palato ha bisogno di un certo contrasto di sapori e di un’esperienza sensoriale complessa. Ecco perché anche i dolci fanno parte del thali. Spesso si tratta di ricette a base di latte, fatto bollire a fuoco lento e arricchito da cereali e verdure cotti nel ghee (burro chiarificato). Fra i più celebri c’è il kheer, un budino di riso che si prepara facendo bollire il riso con grano spezzato e tapioca nel latte zuccherato per poi insaporirlo con cardamomo, uvetta, zafferano, anacardi, pistacchio mandorle. Da provare anche il dolcissimo gulab jamun con latte in polvere e sciroppo di rose.

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04.06.2016

Se c'è un posto al mondo che la natura ha ingiustamente favorito dotandolo di una bellezza inarrivabile, quel posto è con tutta probabilità la Costa Rica. Uno dei luoghi più interessanti del paese è il Parco Nazionale del vulcano Arenal, una destinazione resa perfetta da un incredibile equilibrio fra gli elementi - il calore del vulcano, le acque termali, l'aria pura della foresta pluviale e le fertili terre della regione di San Carlos. In quest'area protetta si trovano in realtà  due vulcani, il Chato, inattivo da quasi 3.500 anni, il cui cratere collassato contiene un'incantevole laguna, e l'Arenal, il vulcano più attivo di tutta la Costa Rica, dal quale la lava continua a scorrere fin dal 1968. Sotto la luce del sole si possono vedere il fumo e la cenere vulcanica che si levano dalla cima dell'Arenal, ma è dopo il crepuscolo che il paesaggio si trasforma completamente, quando i fiumi di lava rosso fuoco risplendono nell'oscurità scendendo lungo i ripidi fianchi del vulcano. Il Parco è attraversato da brevi percorsi compresi fra i 2 e i 3,4 chilometri che attraversano i campi di lava formati dalle precedenti eruzioni e tratti boscosi. L'esplorazione è il modo ideale per trascorrere la giornata, ed è assolutamente sicura, perché i ranger tengono sotto stretto controllo l'attività vulcanica, chiudendo i sentieri e le parti dell'area ritenuti rischiosi. Per la sera, il consiglio è d'immergersi nelle acque calde di origine vulcanica per eliminare qualsiasi doloretto o fastidio abbiate accumulato durante il giorno camminando alla scoperta del Parco. Il momento migliore per farlo è proprio dopo il tramonto, quando la fitta vegetazione tropicale e le luci che si accendono lungo i bordi delle piscine rendono l'atmosfera particolarmente magica. Uno dei luoghi dedicati al benessere è ad esempio il Tabacon Grand Spa Thermal Resort. Ma il Parco è anche ricchissimo di flora e fauna. I più fortunati potranno avvistare cerbiatti, tapiri, scimmie urlatrici e serpenti, e molte specie di uccelli fra cui pappagalli, orioli e gazze. La vegetazione comprende palme, ceibe, funghi selvatici, orchidee, felci e bromeliacee. Dopo una simile avventura addolcita dalla bellezza della natura e dai momenti di relax, la prima cosa che vi verrà in mente appena partiti sarà di ritornare presto. Foto di Christophe Meneboeuf, licenza CC BY-SA 3.0 

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27.05.2016

Avete mai sentito parlare di glamping? Si tratta di un termine nato dall'unione di due elementi apparentemente distanti anni luce - glamour e camping - che a quanto pare non sono poi così inconciliabili, specie per chi desidera ritrovare tutte le comodità della vita normale in un'esperienza di vita all'aperto. Per saperne di più, ci trasportiamo virtualmente fino alla città costiera di  Iquitos, in Perù, immersa nella Foresta Amazzonica, dove sorge l'antica città Inca di Machu Picchu, abbarbicata sulle Ande. Destinazione, il bellissimo Treehouse Lodge, un resort composto da otto case sugli alberi nella giungla alla confluenza dei fiumi  Yarapa e Cumaceba vicino alla Riserva di Pacaya Samiria. L'avventura comincia già a partire dal viaggio, perché il lodge si raggiunge in barca, lentamente, prendendo pian piano confidenza con l'ambiente e preparandosi a un'esperienza indimenticabile. Vivere nella natura selvaggia ha i suoi lussi. Oltre all'aria pulita della foresta pluviale e all'atmosfera incontaminata, qui non c'è alcuna possibilità di connettersi alla rete, dunque niente telefoni né WiFi - il che significa potersi staccare totalmente dalla vita di tutti i giorni per concentrarsi sulla bellezza del luogo. Durante il soggiorno nella casa sull'albero, un'esperienza capace di far sentire chiunque in piena comunione con la natura, le possibilità d'incontrare animali selvatici sono tantissime - dai colorati uccelli tropicali alle scimmie in vena di scherzi, fino ai pigri bradipi. Indispensabile dunque avere con sé un binocolo. Chi teme di annoiarsi non ha motivo di preoccuparsi, perché anche le attività abbondano, dalle gite in canoa ai trekking fra ponti sospesi e sentieri con vista mozzafiato sulla foresta. E il tempo passato nel proprio bungalow sospeso sarà altrettanto coinvolgente, dal momento che queste case sull'albero sono state progettate per accogliere nei loro spazi confortevoli tutta l'atmosfera dell'ambiente circostante. Con un po' di fortuna, a svegliarvi potrebbe essere una farfalla che si posa sul letto dopo avervi volato un po' attorno. Non ci sono muri, fra l'interno e l'esterno, ma solo bastoncini di legno e tende.Più che interessante anche il capitolo cibo, affidato allo chef resident che utilizza prodotti freschi locali e li trasforma in piatti gourmet. Dunque, tutto concorre a far innamorare gli ospiti del posto e della natura, semplicemente rendendo più comoda e gradevole un'esperienza autentica come quella di addormentarsi e risvegliarsi al suono della foresta. In fondo, perché scegliere la strada più difficile quando si può glampeggiare?

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23.05.2016

La seconda parte della nostra guida agli angoli più tranquilli di Mumbai prende il via al tramonto, con alcuni consigli per passare la serata nella caotica città abitata da ben 22 milioni di persone, nonostante sia grande circa la metà di Londra.  1. Prendete uno yacht dal Gateway of India al tramonto. Questa colossale icona della città appare ancora più bella vista dal mare e illuminata dalla luce del sole che tramonta.Dove: Mumbai, Maharashtra, 400001, India.Quando: al tramonto.  2. Ascoltate le meravigliose melodie che si sprigionano da un piano a coda creando l'atmosfera giusta per una tazza di caffè nella Sea Lounge dello storico Taj Mahal Hotel con vista mozzafiato sul Mar Arabico.Dove: Apollo Bunder, Mumbai, Maharashtra 400001, India.Quando: al tramonto.  3. Se la vostra idea di pace interiore contempla il sorseggiare un cocktail circondati da bella gente, non perdetevi l'AER rooftop bar, al 34esimo piano di un grattacielo con vista sul nuovo skyline della città. Dove: 1/136, 34th Floor, Dr. E. Moses Road, Worli, Mumbai, Maharashtra 400018, India.Quando: a inizio serata. Il nostro consiglio:Per molti anni, i 3,5 chilometri del viale noto come Marine drive sono stati lo sfondo dell'espressione dei più svariati sentimenti - amore, rabbia, lutti e grandi celebrazioni. Questa strada resta comunque un punto panoramico interessante, in particolare suggeriamo una lunga passeggiata da Nariman Point lungo la baia fino a Chowpatty Beach e poi Malabar Hill, da dove si gode di una magnifica vista sulla baia nota come Queen’s necklace ("collana della Regina") per via delle tante luci che risplendono lungo la costa. Dove: da Nariman Point, Mumbai, Maharashtra 400021, India, fino Hanging Garden, Malabar Hill, Mumbai, Maharashtra 400006, India.Quando: subito dopo il tramonto.

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20.05.2016

Mumbai, ancora affettuosamente chiamata Bombay, è un esempio perfetto di città indiana così come la s'immagina, caotica e affollata. Eppure, trovare piccoli momenti di pura beatitudine nel cuore di questa metropoli veloce e rumorosa, capitale indiana della finanza e dell'intrattenimento, non è impossibile. Con questa piccola guida in due parti vi faremo scoprire una serie di luoghi e attività in cui rifugiarsi anche solo per sfogliare un libro, fare una passeggiata o sorseggiare una tazza di chai bollente. Cominciamo con un po' di idee per trascorrere la giornata.  1. Fate il pieno di endorfine e adrenalina cominciando la giornata di buon'ora con una bella corsa all'ippodormo, il Mahalakshmi Race Course, di fianco ai cavalli che galoppano, e poi premiatevi con un bicchiere di acqua di cocco fresca.Dove: Dr E Moses Marg, Royal Western India Turf Club, Mahalakshmi Nagar, Mumbai, Maharashtra 400034, India.Quando: all'alba. 2. Passate un po' di tempo in quel tempio della cultura che è la Asiatic Society of Mumbai, eredità dell'era britannica, fra libri, riviste, antichi manoscitti, vecchie monete, mappe e manufatti vari.Dove: Town Hall, Shahid Bhagat Singh Road, Fort, Mumbai, Maharashtra 400001, India.Quando: in tarda mattinata. 3. Fate un salto allo Yoga House Café, dove potrete viziarvi con un mix di cucina macrobiotica all'avanguardia e antica sapienza culinaria. Questo indirizzo, abbastanza nuovo in città, offre anche brevi lezioni di Yoga e salutismo.Dove: Nargis Villa, Water Bungalow, Sherly Rajan Road, Near Rizvi College, Opp ICICI Bank, Bandra West, Mumbai, Maharashtra 400050, India.Quando: all'ora di pranzo. 4. Salite in cima al Castella de Aguada, noto anche come Bandra Fort,  e fernatevi in un punto con vista sul Bandra Worli Sealink. La gradevole brezza, il rumore dell'oceano e la vista in lontananza del ponte attraversato dalle automobili creano il mix perfetto di natura e civiltà.  Dove: Mount Mary, Bandra West, Mumbai, 400050, India.Quando: verso sera. 5. Il Prithvi​ Theatre Café è un caratteristico caffè che serve ottime specialità locali e internazionali accompagnate da caffè bollente e chai. L'atmosfera è perfetta per perdersi fra le pagine di un libro o conversare amabilmente con uno sconosciuto.Dove: 20, Janki Kutir, Juhu Church Road, Juhu, Mumbai, Maharashtra 400049, India.Quando: all'ora dell'aperitivo.

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17.05.2016

Se i grattacieli di Chūo e di Minato vi hanno stancato, scoprire una Tokyo diversa non è difficile, basta concedersi una passeggiata da Yushima fino a Hongo, una zona dove ancora si respirano atmosfere d’altri tempi grazie a monumenti come il santuario di Yushima Tenjin e l’università di Tokyo. Fra un banchetto che vende frittelle monjayaki e un tradizionale negozio di dolci wagashi, mentre l’odore irresistibile degli yakitori riempie l’aria notturna, vi sembrerà davvero di essere in un’altra città. Yushima TenmangūIl santuario di Yushima Tenman-gū è dedicato a Sugawara no Michizane, studioso del Periodo Heian (794-1185) venerato come il dio dell’apprendimento, Tenman-Tenjin. Il 25 di Maggio hanno inizio le celebrazioni del Reitai Festival, che prevedono l’ingresso nel santuario con un tempietto portatile, musica shintoista tradizionale, suono di tamburi taiko e decorazioni floreali. Il 28 c’è un’altra processione con tempietti votivi a spalla che parte da Tenman-gū e raggiunge il centro città. Kyu-Iwasaki GardenIl Kyu-Iwasaki Garden fu realizzato nel 1896 dall’architetto inglese Josiah Conder come residenza dei fondatori della Mitsubishi, gli Iwasaki. Il complesso è formato da una casa in stile occidentale, una in stile giapponese e un edificio dedicato al gioco del biliardo. Sebbene l’area sia oggi ridotta a un terzo delle sue dimensioni originali, rappresenta comunque un bell’esempio di architettura di fine Ottocento (Periodo Rokumeikan). Ex-residenza di Ichiyō HiguchiLa casa dove la poetessa e romanziera Ichiyō Higuchi (1872-1896) visse per una decina d’anni e scrisse diverse poesie famose. MitsubachiFondato nel 1915, Mitsubachi è uno storico caffè che serve dolci in stile giapponese tipici del Periodo Edo (1603-1868), come i mitsumame ricoperti di melassa o marmellata di fagioli rossi. Tsuboya SōhontenNato nel Periodo Kan’ei (1624-1644), questo negozio di dolci vende specialità tipiche del Periodo Edo. È particolarmente rinomato per i suoi wafer monaka a forma di vasetto pieni di pasta di fagioli rossi e per le torte nurikiri di patata dolce, una gioia per gli occhi e per il palato. Monja-enLa semplice cucina di Shitamachi attira un pubblico eterogeneo, dagli studenti agli intellettuali. Qui si possono gustare pancake arricchiti con ingredienti a scelta fra cui cavolo cappuccio, frutta di stagione, pesce o carne. Immortalati nell’Hokusai Manga, la famosa raccolta di schizzi del pittore dell’onda, i pancake monjayaki erano molto diffusi durante il Periodo Shōwa (1926 – 1989), al punto che tutti i negozi della zona di Shitamachi esponevano almeno un vassoio di ferro ricolmo di queste specialità. Oggi i monjayaki stanno vivendo una sorta di revival. 

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11.05.2016

Una quarantina di attrazioni nascoste su una collina in mezzo a un boschetto di pioppi a Nervesa di Battaglia, nel Trevigiano, tutte costruite a mano e funzionanti a energia zero. A realizzarle, nel corso di 40 anni, è stato Bruno Ferrin, eclettico proprietario dell’Osteria ai Pioppi, ai cui clienti è riservato l’utilizzo di questo insolito parco divertimenti. Tutto ha inizio nel 1969, quando Bruno e la moglie Marisa aprono la loro attività di ristorazione, che oggi comprende l’osteria - una locanda semplice dove ci si serve da soli per poi sedersi ai tavoli interni o esterni - il più tradizionale ristorante e, naturalmente, il parco giochi con le giostre di Bruno, tutte messe a norma, testate per la sicurezza e sottoposte a manutenzione: scivoli (fra cui uno alto 60 metri con tre piste), altalene, tappeti elastici, un enorme cilindro ispirato a quello dei criceti, una ruota ispirata all’uomo vitruviano, e ancora liane, percorsi di guerra, centrifughe, carrucole e “giri della morte”. E per muovere le giostre, soprattutto le più complesse, occorre sudare e darsi da fare, ma il divertimento ripaga la fatica. Ogni singola giostra è stata ispirata dall’osservazione della realtà e del movimento in natura, oltre che dall’amore di Bruno per la costruzione di oggetti meccanici. L’ingresso al parco è gratuito per chiunque si fermi a mangiare al ristorante all’osteria - l’unica raccomandazione è di aspettare che la digestione abbia fatto il suo corso.

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10.05.2016

Alcune città sono belle da qualsiasi prospettiva le si guardi. Una di queste è Parigi, avvolgente dalle strade del Quartier Latin e del Marais, meravigliosa dai grandi boulevard alberati, romantica scendendo lungo i quais che costeggiano la Senna o seguendo il corso del Canal St. Martin. Ma a noi piace soprattutto dall’alto, dagli abbaini, dai tetti, dai balconi, dalla cima della Butte, la celebre collina di Montmartre. E poi, naturalmente, dai caffè e dai ristoranti costruiti in cima ai palazzi e sulle terrazze, dai quali lo sguardo riesce a catturare tutta la monumentale bellezza di Parigi. Eccone alcuni. Le GeorgesIn cima al Centre Pompidou, il Museo d’Arte Moderna di Parigi, questo elegante caffè e ristorante tutto vetrate nel cuore di Parigi dà grandi soddisfazioni in qualsiasi momento. Sotto il sole per un caffè o un aperitivo dopo aver visitato il museo oppure la sera, quando le luci della Ville Lumière si accendono, per cenare sotto il cielo di Parigi. Café RichelieuEccoci in un altro museo, il Louvre, e in particolare nell’ala Richelieu, a due passi dagli appartamenti di Napoleone III. Gestito dalla celebre pasticceria Angelina di Rue de Rivoli, frequentata da Coco Chanel e Proust, questo caffè ha un magnifico terrazzo affacciato sulla Cour Napoléon e la piramide. Da provare la cioccolata calda “L’Africain” e il Mont Blanc.  Nüba Un club dall’atmosfera rilassata e quasi vacanziera. Siamo sulle rive della Senna, sulla grande terrazza pavimentata in legno del caratteristico edificio iper-moderno della Cité del la Mode et du Design. Un posto davvero speciale dove ascoltare musica a cielo aperto sorseggiando cocktail. Le PerchoirDoveva essere una sorta di speakeasy, con l’ingresso invisibile dalla strada, ma questo grande rooftop bar di Menilmontant è così bello che i parigini l’hanno scovato subito, e ormai occorre fare la fila per poter salire. Ne vale decisamente la pena, perché godersi il tramonto con vista a 360° sulla città e sorseggiare vino fra piante di pomodoro e lucine colorate con Parigi ai propri piedi è un’esperienza meravigliosa. Le Zyriab by NouraIl caffè e ristorante sul terrazzo dell’Institut du Monde Arabe progettato da Jean Nouvel è specializzato in ottima cucina libanese (il gruppo Noura ha molti ristoranti in Francia e anche in Inghilterra), ma va benissimo anche per un drink o un caffè fuori dagli orari più affollati dei pasti. La vista sulla Senna e sull’Ile Saint Louis con Notre Dame sullo sfondo è davvero stupenda.

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09.05.2016

Okinawa è la prefettura più a ovest di tutto il Giappone, e comprende ben 363 isole. Per 450 anni, a cominciare dal XV secolo, il mondo l’ha conosciuta come il Regno di Ryūkyū. Okinawa è un vero e proprio scrigno di tesori, dalla meraviglia del suo mare verde smeraldo, della barriera corallina e della varietà infinita di pesci alla bellezza incontaminata delle sue folte e verdi foreste, fino alla rinomata tradizione gastronomica e alla sensazione di trovarsi in un luogo senza tempo. Sulla Corrente Kuroshio, che ne bagna le coste, si possono veder nuotare mante, balene e altre splendide creature marine. Qui la stagione turistica comincia prima, verso marzo/aprile e, sebbene il whale-watching possa essere praticato soltanto in inverno, Okinawa offre molte altre possibilità di svago e divertimento, soprattutto per chi ama gli sport acquatici. Okinawa Churaumi AquariumNella lingua locale churaumi significa “mare puro”. Il Churaumi Aquarium è una sorta di paradiso acquatico abitato da squali balena e dalla prima manta gigante nata in cattività. Grazie a una ricostruzione in scala reale della barriera corallina è poi possibile scoprire i misteri delle profondità del mare di Okinawa. SnorkellingLo snorkelling è uno sport molto gettonato, a Okinawa. L’acqua è particolarmente trasparente per via della scarsità di plankton, e dunque nuotare fra coralli e pesci colorati è ancora più bello - i più fortunati potranno addirittura nuotare con le tartarughe. Tutta l’attrezzatura necessaria si può noleggiare sul posto.  ParasailingIl parasailing è un’emozionante “passeggiata” nell’aria a 40/50 metri d’altezza sopra il mare di Okinawa. Un’attività divertente da fare nel tempo libero e senza stress, per godersi al meglio il panorama della barriera corallina, delle spiagge bianche e della costa rocciosa meravigliosamente cesellata.  Sea-walkingIl sea-walking è un particolare tipo d’immersione che consiste nel camminare sul fondale marino dotati di uno speciale casco, proprio come fareste sulla terra. Uno dei vantaggi è che è il viso non si bagna, per cui è possibile tenere occhiali e lenti a contatto e godersi a pieno la meravigliosa vista. L’isola di KouriKourijima è una bellissima isola circondata da un mare verde smeraldo e collegata all’isola principale di Okinawa da un ponte. La cristallina trasparenza delle acque è particolarmente amata anche dai chi vive da queste parti, tanto che molti amano noleggiare una bicicletta per fare il giro dell’isola. I ristoranti e gli alberghi non mancano di certo, per cui potete fare con calma e godervi anche il tramonto. La cucinaInfluenzata sia dal Giappone, sia dalla Cina, Okinawa ha sviluppato una tradizione culinaria tutta sua, che comprende molti piatti a base di carne di maiale e tofu, ma è anche molto ricca di frutta e verdura, in particolare banana, mango, ananas, frutto della passione, limone hirami e guava. Se siete amanti del buon cibo, dovete assolutamente provare i sāta andakī (ciambelle di Okinawa), il sōki soba (noodle di grano saraceno con maiale stufato), le costine di maiale rafute e gli hamburger di maiale agu. E non fatevi mancare un giro sulla Kokusai Dōri (1,6 chilometri), la strada principale di Naha, la capitale - un susseguirsi ininterrotto di indirizzi imperdibili per foodie e amanti dello shopping.

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04.05.2016

Tutti amano il tonkatsu. Ma che cos’è esattamente? In poche parole, una cotoletta di maiale fatta con una spessa fetta di carne (lombo o filetto) e passata prima nella farina, poi nell’uovo e successivamente nel pane grattato a scaglie, e infine fritta alla perfezione. I ristoranti specializzati in tonkatsu si differenziano per il tipo di pangrattato, l’origine della carne e le verdure utilizzate come contorno. Indipendentemente dalle sfumature, a Tokyo ci sono diversi posti ottimi per assaggiarlo. Eccone alcuni.  Butagumi, Nishi-AzabuRinomato per l’attenta scelta degli ingredienti, questo ristorante utilizza carni provenienti dalla prefettura di Gifu, mentre il cavolo cappuccio e il riso koshihikari vegono da aziende agricole fidate dove si coltiva senza pesticidi. Di qui, la qualità straordinaria del cibo: il tonkatsu croccante e leggero di Butagumi attira folle di clienti ogni giorno. Consigliatissimi i menù del pranzo. Agezuki, KagurazakaDa Agezuki si mangiano cotolette saporitissime fatte con la migliore carne di maiale Minami no Shimabuta dalla prefettura di Miyazaki, vincitrice di un importante riconoscimento da parte del Ministero dell’Agricoltura. La carne è tenera e succosa, ma non troppo grassa. Viste le code infinite, meglio prenotare in anticipo. Hasegawa, RyōgokuHasegawa è un locale alla vecchia maniera, molto amato per il suo tonkatsu a base di carne di maiale Hiraboku Sangenton da Yamagata. Il ristorante serve anche shabu-shabu e altre specialità giapponesi. la marezzatura dà alla carne una texture fantastica, senza renderla troppo grassa. Narikura, TakadanobabaAmbiente moderno e amichevole e una lunga coda di gente costantemente davanti alla porta: ecco le caratteristiche di Narikura, il cui successo si deve proprio al tonkatsu particolarmente croccante all’esterno e succoso nel cuore. Il piatto più gettonato è il Chatonbriand tonkatsu con carne Kirifuri-Kogen. Il nome Chatonbriand è una giocosa variazione del termine Chateaubriand (come la famosa bistecca); e ton, in giapponese, significa infatti “maiale”. Geniale. Agefuku, GotandaDi proprietà della catena di ristoranti Meat Yazawa, Agefuku non accetta compromessi in tema di qualità della carni sotto il profilo delle origini, dei tagli, delle cotture e dei condimenti. Uno dei condimenti più amati è la loro salsa al tartufo. Oltre al tonkatsu, Agefuku è rinomato anche per il suo menchi-katsu, una cotoletta anch'essa fritta ma di carne macinata. Decisamente da provare.

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02.05.2016

Per i turisti alla scoperta di una delle città più belle al mondo, ma anche per gli abitanti che devono quotidianamente andare al lavoro, la bicicletta risulta una soluzione valida e alternativa a metro, tram e autobus per spostarsi in tutta libertà senza gravare sull’ambiente. È questo il concetto alla base del progetto GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici. L’iniziativa, che sta raccogliendo sempre maggior consenso, consiste in un percorso lungo ben 43 km, di cui più dell’80% già percorribile, che collega i principali monumenti ed attrazioni di Roma. Questo anello ciclopedonale diventa così un vero e proprio museo a cielo aperto che permette allo stesso tempo di scoprire zone altrimenti difficili da raggiungere attraverso differenti mezzi di trasporto. Inoltre, vengono promosse giornate in cui si invita tutti a riscoprire la bellezza del muoversi su due ruote. È alle porte ad esempio  l’Appia Day, organizzato da Lega Ambiente, che si terrà il prossimo 8 maggio e che vede la possibilità di immergersi nella magia di questa antichissima via, anche in sella alla propria bici proprio grazie al GRAB. Per l’occasione, la Regina Viarum è chiusa alla circolazione delle automobili ed offre l’opportunità di visitare gratuitamente i monumenti presenti sul suo cammino. Ecco altre due piste ciclabili particolarmente suggestive sul territorio romano. Itinerario sul TevereQuesto percorso, che parte da Castel Giubileo per arrivare fino al ponte di Mezzocammino, permette di seguire il corso del fiume romano tra strade asfaltate ed altre caratterizzate dai tipici sanpietrini. Composto per la maggior parte dalla banchina del Tevere, dà la possibilità di muoversi sotto i più affascinanti ponti della capitale, offrendo una insolita visuale dal basso della città. Unico difetto: la pista può risultare inaccessibile nei mesi autunnali ed invernali nel caso di aumento del livello dell’acqua.  Parco della CaffarellaSe invece si preferisce allontanarsi dalla città per passare una giornata in campagna, un’ottima soluzione è intraprendere il Sentiero dell’acqua. Questo percorso, lungo 5 km, porta alla scoperta di un bell’angolo di campagna romana, la Valle della Caffarella, attraversata dal fiume Almone. Partendo dalla Fonte Acquasanta Egeria, si arriva al Bosco Sacro e al Ninfeo di Egeria, per raggiungere infine le sorgenti ed il lago del Pioppeto.  Immagine: per gentile concessione di GRAB

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28.04.2016

Seoul è una città davvero unica: tutto sembra correre velocissimo verso il futuro eppure, in qualche modo, i suoi abitanti riescono a conservare i valori della cultura tradizionale. C’è così tanto da fare e da vedere che, a chi la visita la prima volta, la città può quasi incutere addirittura timore. Ecco perché abbiamo chiesto alla nostra amica Soon Ryu, considerata un’icona nel mondo della moda e della creatività in Corea del Sud, di farci da guida alla scoperta della capitale.  SJ: Ciao Soon! Puoi dirci brevemente qualcosa di te?SR: Lavoro come direttore creativo nel campo della moda e del lifestyle, sono una grande viaggiatrice e ho scritto un libro intitolato Style Bangkok. SJ: Quali sono le tue più grandi passioni?SR: La moda, i viaggi e la qualità della vita, che cerco di mantenere sempre alta, per quanto possibile. SJ. Non esci mai di casa senza...?SR: Il mio iPhone, un quadernetto per gli appunti e il burro cacao. SJ: Com’è vivere e lavorare a Seoul?SR: Seoul è una metropoli affollata, frenetica, dove tutto va veloce e si lavora duro. D’altro canto, le persone riescono a costruirsi un proprio stile di vita individuale, trovando l’equilibrio fra il nuovo e la tradizione, fra le mode passeggere e la cultura tradizionale. Un mix interessante, che rende la scena culturale coreana e il nostro modo di vivere abbastanza unici rispetto a quelli di qualsiasi alta città del mondo. SJ: Se dovessi fare da guida a qualcuno che non è mai stato a Seoul quali posti consiglieresti?SR: Per chi non è mai stato in città una delle prime tappe irrinunciabili è la zona di Samcheongdong dalle parti del Gyeongbok Palace e del Bukchon hanok village (le hanok sono le case tradizionali coreane), abitato fino a un secolo fa da nobili, aristocratici e persone appartenenti alle classi sociali più elevate, compresa la famiglia reale. La Namsan Tower, il quartiere di Hannam-dong e il Leeum Museum sono altre tre mete da inserire in agenda. Salire in cima alla Namsan Tower e godersi la vista panoramica su Seul è il modo ideale per rendersi conto delle enormi dimensioni della città. SJ: Puoi consigliarci qualche indirizzo interessante in città in linea con lo stile Slowear?SR: Il Korea Furniture Museum a Seongbuk-dong, con i suoi oltre 2.000 pezzi di mobilio tradizionale coreano e le sue 10 hanok è una vera gioia per gli occhi (attenzione però, si visita solo su prenotazione). Mi piace molto anche il MMCA Seoul museum, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, dedicato ad artisti coreani e stranieri. La Dongdaemun Design Plaza (DDP) progettata da Zaha Hadid è un miscuglio davvero insolito di architetture vecchie e nuove. Per assaggiare la cucina coreana DOC consiglio Poom Seoul, specializzato in cucina banga, tradizionalmente riservata alle classi più elevate (anche qui è obbligatorio prenotare). Coffee Hanyakbang è un locale bellissimo in stile vintage e un po’ délabré dove bere ottimo caffè filtro, mentre il Charles H bar del Four Seasons è un affascinante bar in stile speakeasy ispirato all’epoca del proibizionismo e specializzato in cocktail. Se preferite un’atmosfera più casual e rilassata, il mio consiglio è invece l’ATM bar a Hannam-dong. Per quanto riguarda gli alberghi, suggerirei il Nest Hotel a Yeongjongdo, un design hotel di stile vicino all’aeroporto di Incheon, e il bellissimo Makers Hotel dalle parti di Insadong, dove ogni stanza è stata progettata singolarmente e in modo originale. SJ: Che cos’è per te lo slow lifestyle?SR: Per me si tratta soprattutto di trovare e mantenere il giusto equilibrio fra desideri e possibilità, fra ciò che vogliamo e ciò che possiamo fare. Credo sia l’obiettivo più importante che possiamo perseguire nella vita.

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17.04.2016

La prima partenza è prevista per le 9.10 del 30 aprile, poi il trenino dell’Etna viaggerà minimo una volta al mese per tutto l’anno, dicembre compreso, intensificando le sue corse durante l’estate. A bordo dello storico treno della Ferrovia Circumetnea, l’Aln 56, si percorreranno le pendici del maestoso vulcano, per inoltrarsi poi, con il Wine Bus, lungo la Strada del Vino dell’Etna e scoprire le più belle cantine della zona. Il ritmo sui binari sarà quello lento della montagna, che consente di apprezzare al meglio questa terra fatta di lava e di luce, di vento e di vigne, di roccia e di mare. Si partirà da Riposto, grazioso villaggio con un porticciolo sullo Ionio, oppure da Piedimonte Etneo, più a nord verso l’interno, in compagnia di guide multilingue che racconteranno la storia del vino etneo. Oltre il finestrino, le rigogliose campagne dei versanti Sud Est e Nord Est dell’Etna, con i tipici i terrazzamenti, i muretti a secco di pietra lavica, i casolari contadini e le antiche ville nobiliari. Giunti a Randazzo, i passeggeri potranno spostarsi sul bus “hop-on hop-off” che percorre la Strada del Vino attraversando Verzella, Rovittello, Crasà, Pietramarina, passando per il centro storico di Castiglione di Sicilia e le gole dell’Alcantara. Ciascuno sarà libero di salire e scendere a piacere per visitare i borghi e le cantine incontrati lungo il percorso, fare una sosta per il pranzo o partecipare a una degustazione. Il prezzo del biglietto sarà di 23 euro, con la possibilità di acquistare una degustazione per altri 12 euro.

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12.04.2016

Negli Stati Uniti, il sidro è in un certo senso una novità. Se un tempo infatti ogni casa nelle campagne americane aveva il suo frutteto e produrre sidro era una cosa piuttosto normale, per tutto il ventesimo secolo questa deliziosa bevanda fermentata e leggermente alcolica è sparita fino a tempi relativamente recenti, quando è stata riscoperta e la produzione è ricominciata con un entusiasmo simile a quello che ha caratterizzato la scena delle birrerie artigianali. E fatto che a New York, in pieno Lower East Side, abbia aperto il primo cider bar della città non fa che confermare questa tendenza. Il locale si chiama Wassail, un omaggio alla cultura inglese del sidro, dove questa parola indica la bevanda ma è anche un saluto e allo stesso tempo un rituale benaugurante diffuso fra i produttori di sidro nelle campagne occidentali dell’Inghilterra. Ma il vero omaggio è nella ricchissima lista di cocktail a base di mele e, soprattutto, negli oltre novanta tipi di sidro alla spina in bottiglia a disposizione, selezionati con cura da una squadra di veri e propri esperti - i tre proprietari e il capo barista vengono tutti dal mondo del sidro, così come Dan Pucci, il ‘cider director’, grande protagonista della scena americana del cosiddetto cider revival. E che dire della cucina? Anche qui si percepisce prepotentemente un ritorno alle radici, alle stagioni, anche ai prodotti locali - con un indirizzo vegetariano e, dunque, un focus deciso su verdure e cereali. Lo chef brasiliano Vinicius Campos utilizza legumi, patate dolci, barbabietole e altre semplici verdure di stagione nobilitandole con preparazioni creative e dettagli sofisticati. Wassail162 Orchard Street Lower East Side, New York City 

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11.04.2016

Che cos’è un borgo? Senza dubbio una dimensione tutta italiana, oggi estesa a molte realtà differenti ma che deriva da una definizione precisa: burgus, in latino tardo, indicava un abitato di medie dimensioni dotato di fortificazione e di un mercato. In altre parole, di una propria autonomia, identità ed economia. Quante realtà di questo genere esistono ancora oggi nel nostro paese? Moltissime, e alcune sono riuscite a preservare un aspetto, un’atmosfera e un patrimonio artistico, artigianale ed enogastronomico così intatti e autentici da farci sospettare che sia proprio qui, in queste piccole realtà, che si trova il vero tesoro dell’Italia, un tesoro da promuovere valorizzare a tutti i costi.Impossibile stilare una lista di tutti i magnifici borghi d’Italia (per questo esiste addirittura un apposito club). Questi sono soltanto alcuni dei nostri preferiti. Monte Isola (Brescia, Lombardia)Meno nota di altri splendidi borghi sul lago di Como o sul Garda, Montisola, la perla dell’Iseo, è altrettanto affascinante. Si tratta in realtà di una “collezione” di ben 12 borghi su un’isoletta montuosa dal perimetro di 11 chilometri nel lago, dove non sono ammesse macchine ma soltanto autobus e biciclette. Fra i più suggestivi c’è Peschiera Maraglio, un villaggio di pescatori con una rocca e un grazioso porticciolo. Castell’Arquato (Piacenza, Emilia Romagna)Bellissimo borgo medievale arroccato sulle prime alture della Val D’Arda, a circa 30 chilometri da Piacenza, Castell’Arquato è rimasto pressoché intatto nel corso dei secoli. Meravigliosa la sua Piazza Monumentale sulla quale si affacciano la trecentesca Rocca Viscontea, la chiesa Collegiata (VIII secolo) e il medievale Palazzo del Podestà con i suoi merli e la sua torretta. Manarola (La Spezia, Liguria)Questo antico borgo della riviera ligure di Levante, nonché una delle famose Cinque Terre, è miracolosamente sfuggito alle devastazioni delle alluvioni dell’ottobre 2011 che hanno danneggiato pesantemente Vernazza e Monteroso. Vero e proprio gioiello urbanistico, con le sue sue case-torri colorate arroccate sulla costa scoscesa e affacciate sul bel mare della Riviera è una vista da togliere il fiato.   Pitigliano (Grosseto, Toscana)La “piccola Gerusalemme” della Maremma grossetana, arroccata su una rupe di tufo, fu un tempo abitata da Etruschi e Romani, ma il suo soprannome si deve alla grande comunità ebraica che vi trovò accoglienza nel 1500 - di quell’epoca resta il “ghettto” con la sinagoga, il forno, la cantina e la macelleria kosher. Il centro è tutto un fiorire di chiese e antichi palazzi, e poi ci sono le “vie cave”, vie di comunicazione di epoca etrusca interamente scavate nella roccia tufacea. Civita di Bagnoregio (Viterbo, Lazio)Un luogo unico e spettacolare nel Viterbese, appoggiato su uno sperone di roccia e circondato da calanchi, unito al resto del mondo solo da uno stretto ponte. Qui davvero il tempo si è fermato: nel borgo non restano che poche famiglie, e non entrano le automobili. E i lenti franamenti delle fragili pareti di tufo fanno abbassare il terreno con un'erosione media di sette centimentri all'anno, tanto che Civita è anche nota come “la città che muore” - ma muore lentamente, per cui avete tutto il tempo per visitare questa meraviglia. Castelmezzano (Potenza, Basilicata)Divenuto recentemente l’ispirazione per l’ambientazione del film Un paese quasi perfetto, Castelmezzano è un piccolo borgo incastonato nelle Dolomiti Lucane al cospetto di alte guglie montuose, che ricorda un po’ i villaggi greci della zona delle Meteore. Originariamente, la città era un insediamento militare normanno, del quale restano oggi le rovine di un’antica fortezza raggiungibile con una ripidissima scalinata scavata nella roccia. Copertina: Manarola, di Chensiyuan

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08.04.2016

Che si tratti di una gita fra amici o di una giornata di puro relax da trascorrere in solitudine davanti al mare, 24 ore sono sufficienti per esplorare le bellezze storiche di Kamakura e immergersi nella natura della rigogliosa isola di Enoshima, nella  baia di  Sagami. Come arrivareCon il Kamakura-Enoshima Day Pass avrete accesso illimitato ai treni JR, alla Shōnan Monorail e alla Enoden Line nell’area di Kamakura-Enoshima, il tutto per 700 Yen (prezzo aggiornato a marzo 2016). Il pass si può acquistare alle macchinette o in qualsiasi biglietteria della Japan Rail presso le stazioni di Ōfuna, Fujisawa, Kamakura e Kita-Kamakura. Bellissimo il tragitto lungo la costa, specialmente nel tratto fra  le stazioni di Koshigoe, Kamakura-kōkōmae e Shichirigahama sulla linea Enoden. Cosa vedere Kōtoku-inQuesto tempio Jōdo è dominato dalla statua del Grande Buddha, che è il simbolo di Kamakura. Si tratta di una rappresentazione del celestiale Buddha Amitābha, scolpita oltre 750 anni fa da un artista sconosciuto. Alta 13 metri, questa statua di 121 tonnellate ha conservato pressoché intatto il suo aspetto originale nonostante le numerose guerre che hanno coinvolto la città. Hase-deraA metà del Monte Kamakura e diviso in due aree distinte, Hase-dera è un tempio buddhista che ospita la statua lignea di  Kannon, la Dea della Misericordia. Arrivando dalla vicina stazione, rimarrete immediatamente colpiti dalla bellezza del giardino che circonda i due laghetti all’ingresso dell’area inferiore. Chiamato anche “il Paradiso Occidentale della Terra Pura”, Hase-dera è circondato dal verde e dai fiori in ogni stagione. L’8 di aprile, per festeggiare il compleanno di Buddha, si serve ai devoti il the all’ortensia. Komachi-doriKomachi-dori è la zona dello shopping di Kamakura e si estende per circa 360 metri dall’uscita est stazione dei treni fino al tempio scintoista di Tsurugaoka Hachiman. Non perdetevela se siete alla ricerca di souvenir o di ottimo street food. Hannari Inari è un banchetto famoso per le sue deliziose millefoglie di riso condite con aceto e guarnite con caviale di salmone, tobiko oppure uova. Un’altra specialità primaverile sono i bianchetti freschi crudi, pescati ogni mattina. Se andate da Torikoya provate le patate dolci fritte o le crocchette al sesamo nero - ma assaggiatele quando sono ancora ben calde.  Tsurugaoka Hachiman-gūDedicato a Minamoto no Yoritomo, fondatore e primo shogun dello shogunato di Kamakura, questo grande santuario offre la possibilità di assistere al rito dello Yabusame, il tiro con l’arco a cavallo, per ben tre volte l’anno: la terza domenica di aprile, il 16 di settembre e la prima domenica di ottobre. In primavera, la vista dei ciliegi in fiore è da togliere il fiato. Santuario di Zeniarai Benzaiten Ugafuku Noto anche come Zeniarai Benten, questo santuario scintoista a 20 minuti di cammino dalla stazione di Kamakura è dedicato a Benzaiten, una delle sette divinità della fortuna. Secondo la credenza, le sacre acque che fuoriescono dalla sua fonte sarebbero in grado di moltiplicare il denaro immerso in esse. Il santuario fu fondato da Minamoto no Yoritomo nel 1185 come luogo di venerazione di Ugafuku, dopo aver avuto una visione della divinità che gli ordinava di raggiungere le sacre acque della valle Sasukegayatsu. Zeniarai Benten è una delle cinque fonti sacre di Kamakura.  Enoshima Island SpaCamminare può essere stancante, e allora perché non trovare un po’ di sollievo alla fatica immergendosi in una vasca calda con vista sul monte Fuji sul mare? Questa spa offre dieci tipi di piscine, da quella all’aria aperta a quella in grotta - oppure si può optare per un po’ di ginnastica, un trattamento di bellezza, un massaggio e persino la capsula di ossigeno. Si può mangiare al caffè oppure al ristorante, e c’è una navetta gratuita che porta qui dalla stazione.  

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06.04.2016

Caffè e biciclette: una strana accoppiata, qualcuno direbbe, eppure negli ultimi anni  la cultura delle biciclette e quella del caffè si sono incontrate un po’ in tutte le grandi città del mondo, dando vita a locali pensati per chi ha eletto le due ruote a mezzo di elezione. Persino in una metropoli notoriamente “a misura di automobile” come Los Angeles, perché se il traffico è notevole e i trasporti son decisamente inadeguati alle dimensioni del tessuto urbano, scegliere la bicicletta può spesso rivelarsi una mossa intelligente. E poiché le distanze da coprire sono sempre notevoli, ecco nascere l’esigenza di fare sosta in un cycle café per la colazione, il pranzo o uno spuntino sulla via di casa. Spoke Bicycle CaféQuesto localino con spazio all’aperto strategicamente collocato lungo la pista ciclabile che costeggia il Los Angeles River offre riposo, caffè gratis e snack rigeneranti come barrette ai cereali, frutta, succhi e yogurt. Per rilassarsi ci sono giochi in scatola e giornali, ogni tanto suonano band dal vivo e soprattutto si può far aggiustare la bici perché c’è il meccanico, oltre al negozio di biciclette e ricambi. A breve il caffè dovrebbe trasformarsi in un vero e proprio ristorantino. Aperto dal giovedì alla domenica dalle 9 alle 18.00. The WheelhouseUn vero e proprio luogo d’incontro per chi usa la bicicletta tutti i giorni, una sorta di hub dedicato alla bicicletta nel cuore creativo della città, l’Art District, all’interno del complesso post-industriale Factory Place. The Wheelhouse è innanzitutto un caffè dal design ricercatissimo ma capace di creare un ambiente accogliente, fra travi a vista, superfici in cemento e in legno, divani in pelle retrò e dettagli divertenti come il menù che somiglia al tabellone degli arrivi e delle partenze di una stazione ferroviaria. Ma è anche officina e fornitissimo negozio di biciclette - da quelle per neofiti a quelle più equipaggiate per chi desidera sostituire l’auto con la bici o viaggiare in bicicletta - e accessori sempre molto selezionati, dai caschi ai cestini, fino alle borse. Peddler’s CreameryQuello dietro a questa insolita gelateria nel cuore di Downtown L.A, è un concetto un po’ diverso ma sempre legato alla bici: i gelati (con e senza latte) e gli altri dessert freddi qui si preparano pedalando. L’idea è quella di mantenere un’attività a basso impatto ambientale risparmiando energia e anche usando prodotti locali e devolvendo il 5% dei profitti a cause sociali e ambientali. Ma come funziona? Per entrare nel club dei “pedalatori” occorre prenotarsi (il locale è aperto dalle 7.000 del mattino alle 9.00 di sera) e poi pedalare per 15 minuti alla velocità di 15 miglia orarie per attivare le macchine e produrre una certa quantità di gelato. In cambio si avrà una pallina di gelato “gratuita” - ma si può anche decidere di donarla in beneficenza. Oppure, si può semplicemente fermarsi qui per comprare un buon gelato.

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05.04.2016

Visitare i mercati tradizionali di Seoul è sempre un’ottima idea, soprattutto se si desidera entrare in contatto con la cultura locale, conoscere persone del posto e magari scovare qualche souvenir speciale da riportarsi a casa. Questi autentici angoli di vita coreana si trovano un po’ ovunque in città, a volte in zone residenziali o magari nascosti all’ombra di un grattacielo. Eccone alcuni che fareste bene a non lasciarvi sfuggire. Namdaemun MarketOltre a essere uno dei più vecchi mercati di Seoul, Namdaemun è anche così sconfinato e pieno di cose che, se non trovate quel che cercate qui, probabilmente non lo troverete da nessun’altra parte in città. I negozi vendono davvero di tutto, dai vestiti per uomo, donna e bambino agli oggetti più quotidiani, dagli utensili per cucina ai prodotti d’importazione. E poi, naturalmente, ci sono i ristorantini e i banchi che preparano le specialità locali; particolarmente rinomati sono i kalguksu noodle (noodle di grano fatti in casa e tagliati al coltello serviti in ciotola con brodo e altri ingredienti) e il galchi jorim (pesce brasato con salsa piccante). Gwangjang MarketQuesto celebre mercato specializzato in tessili e tessuti vari è stato il primo grande mercato stabile della nazione e ancora oggi offre ottimi prodotti a prezzi abbordabili - ad esempio le belle lenzuola di seta, satin e lino che arrivano direttamente dalle fabbriche. Tuttavia, molti vengono qui soprattutto per le bancarelle gastronomiche dove si può trovare il meglio dello street food coreano. Una delle tante specialità del mercato sono i bindaetteok (“pancake di fagioli mung”), pancake fritti in stile coreano fatti con farina di fagioli mung, cipollotti freschi e kimchi (verdura marinata fermentata). Mangwom MarketImmergetevi nella quotidianità di Seoul passeggiando per questo mercato lontano dalle rotte turistiche e frequentato soprattutto dagli abitanti del luogo, che vengono qui a fare la spesa grazie ai prezzi particolarmente convenienti di frutta e verdura. Anche gli snack e i piatti serviti dai ristorantini di strada sono molto abbordabili, per cui potrete sbizzarrirvi negli assaggi. Gyeongdong MarketQuello che una volta era un  semplice mercato agricolo, con il tempo si è trasformato nel più grande mercato di erbe medicinali di tutto il paese. Anche se a prima vista potrà sembrarvi un mercato di frutta, verdura e gastronomia come gli altri, seguite il profumo del ginseng e delle altre erbe e scoprirete tutto un mondo. Se siete curiosi d’imparare come si fa una saponetta alle erbe orientali o di farvi fare un checkup gratuito da un medico esperto di agopuntura, bussate alla porta della “Korean Traditional Medicine Experience Hall for Foreigners”. Seoul Folk Flea MarketLa versione rinnovata del mercatino delle pulci che un tempo riuniva gli ambulanti sulle rive del Cheonggyecheon è un moderno edificio di due piani dove si vendono fra le altre cose oggetti vintage e artigianato locale. Se cercate un souvenir un po’ particolare o di valore, qui lo troverete quasi sicuramente. E c’è anche il “Traditional Culture Experience Center” dove potete imparare a lavorare la hanji (carta tradizionale coreana) o a realizzare maschere artigianali e altri manufatti tradizionali. Foto di L.W. Yang

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30.03.2016

La prima volta che si visita Monaco di Baviera, patria della famosa (e famigerata) Oktoberfest, è impossibile non lasciarsi attrarre dalle varie brauerei, le famose birrerie cittadine, e dai biergarten, quelle magnifiche quanto insidiose istituzioni che consentono di bere birra e mangiare cibi ipercalorici all’aria aperta in un piacevole giardino circondati da buontemponi. Avendo frequentato poco e superficialmente la città, molti si convincono che, in fin dei conti, a livello enogastronomico quello che ha da offrire si esaurisca qui, fra un bicchiere di birra da un litro (Mass) e uno stinco di maiale. Ma è sufficiente approfondire un minimo la conoscenza per accorgersi che Monaco sa essere una città estremamente varia e raffinata quando si tratta di mangiare e di bere, basta allontanarsi dai cliché e conoscere i posti giusti. Eccone alcuni che vi faranno certamente cambiare idea. Cucina tradizionale tedescaHalaliResistete alla tentazione, tenetevi alla larga dalle invitanti sirene della Hofbräuhaus e delle altre “trappole per turisti” e dirigetevi verso questo autentico ristorante tedesco vecchio stile che da un secolo allieta i suoi ospiti con piatti di selvaggina serviti in una grande ed elegante sala pannellata in legno fra trofei di caccia. Solo per amanti di lepri, fagiani, pernici e simili. Cucina innovativaBroedingImmaginate di gustare una cena gourmet nella sala da pranzo di un amico: è più o meno questa l’esperienza che offre uno dei più amati ristoranti di Monaco, il regno di Gottfried Wallisch e dello chef Manuel Reheis, grandi esperti di vini soprattutto austriaci. Il menù ha sei portate, cambia ogni sera in base agli ingredienti in gran parte locali, e a ogni piatto il sommelier abbina un vino differente. Vegan GratitudeStrano a credersi, nella patria dei würstel è addirittura possibile ordinare un intero pasto senza carne e altri prodotti animali. In realtà, com’è ben noto, la Germania è piuttosto avanti quando si parla di cucina e cibi vegetariani, e questo grazioso ristorantino di design nella zona universitaria di Schwabing ne è la prova. La cucina propone piatti basati su ingredienti locali e a filiera corta, un menù del giorno che spazia dai curry al risotto.  Gourmet TantrisDa oltre quarant’anni, Tantris è considerato il migliore ristorante di Monaco e forse di tutta la Germania, e non ha mai perso la sua stella Michelin. Anche se di solito non ci interessano i ristoranti stellati, questo ha una tradizione così lunga che vale la pena di prenotare un tavolo, e con un certo anticipo. L’ambiente è di design ispirato agli anni Settanta, il servizio naturalmente impeccabile, la lista dei vini fantastica e la cucina dello chef Hans Haas sorprendente. EtnicoYum Ci sono molti ristoranti di cucina thailandese a Monaco, ma questo ha decisamente una marcia in più. Piccolo e sofisticato, si distingue per il servizio impeccabile, le belle presentazioni e un ricco menù di insalate (yum in thailandese significa appunto “insalata”), oltre a classici come il pad thai (tagliatelle di riso saltate) e gli spiedini di pollo con salsa di arachidi.

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30.03.2016

La storia del caffè in Giappone comincia nel Periodo Edo (1603-1868), noto anche come Sakoku, quando soltanto ai cinesi, ai coreani e agli olandesi era consentito l’accesso al paese, stazionando a Dejima, un’isoletta nella baia di Nagasaki collegata alla terraferma da una sottile striscia di terra.Il caffè era uno dei prodotti importati da Giava dagli olandesi nel XVII secolo, attraverso la Compagnia delle Indie Occidentali. Tuttavia, la bevanda divenne popolare fra i giapponesi soltanto nel Periodo Meiji (1868-1912).Il primo cafe giapponese aprì a Ueno, Tokyo, nell’aprile del  1888, seguito dal Café Paulista, a Minō, nella prefettura di Ōsaka, nel giugno del 1911. Il numero di locali che aprirono in seguito, dove le persone potevano ritrovarsi per discutere di arte e cultura, fu fondamentale per trasformare il caffè una bevanda popolare, tanto che intorno agli anni Venti il Giappone aveva già una sua cultura del caffè ben radicata.Gli storici caffè di Ginza hanno conservato l’atmosfera di quei tempi; il caffè si prepara ancora alla vecchia maniera, filtrato goccia dopo goccia, e va bevuto lentamente assaporandone il meraviglioso aroma. A Tokyo esiste ancora un certo numero di locali in cui il caffè si può gustare senza fretta, proprio come ai vecchi tempi.  Tricolore GinzaSeduti sui bei divani di velluto rosso di questo caffè fondato nel 1936, o al bancone del piano terra, respirerete per un po’ le autentiche atmosfere dalla Ginza di un tempo. Se ordinate un café au lait, il caffè verrà filtrato e versato lentamente davanti a voi, con un  po’ di latte e dei deliziosi éclair alla crema per accompagnarlo. Café de L’AmbreNascosto in una stradina secondaria e piuttosto difficile da trovare nel labirinto di vicoletti della zona, il Café de L’Ambre serve ottimo caffè fin dal 1948. E, sebbene non offra nient’altro che questo, l’aroma delizioso dei chicchi appena tostati non manca mai di attrarre curiosi ed esperti da tutto il mondo. Café Paulista GinzConsiderato uno dei più vecchi caffè del Giappone, questo locale fu fondato nel 1910 da Ryu Mizuno, presidente della Compagnia Imperiale dell’Immigrazione, che firmò un accordo con il Governo brasiliano per la distribuzione del caffè in Giappone. Il Caffè Paulista cominciò a offrire la bevanda a prezzi ragionevoli, rendendola accessible a un maggior numero di persone. Nel Periodo Taishō (1912-1926), il locale divenne un luogo di ritrovo per molti scrittori, compresi Kan Kikuchi, Ryūnosuke Akutagawa e Jun’ichirō Tanizaki. Persino John Lennon e Yoko Ono passarono di qui per tre giorni di seguito durante una loro permanenza in Giappone. Quelle atmosfere artistiche rivivono oggi negli interni in stile retrò e nello straordinario aroma del caffè. Kinohana Flor de CaféAncora John Lennon e Yoko Ono visitarono questo caffè in stile retrò nel quarto giorno della sua apertura - correva l’anno 1979.  Filtrato da chicchi appena tostati, qui il caffè si versa sotto gli occhi dei clienti, una tazza alla volta. Ci sono tre miscele speciali: il Kinohana Blend è ricco e aromatico; il Bōjun Blend è leggermente dolce; il Nonohana Blend è leggero e rinfrescante. Il caffè si può accompagnare con toast alla cannella o dolci vari. RadorioNato a Jinbōchō nel 1949, il Radorio è un moderno caffè in stile squisitamente Shōwa al piano terra di un edificio di mattoni. L’atmosfera è rilassata, in omaggio a quella di un pub inglese. Questo è stato il primo caffè di Tokyo a offrire il caffè Viennois, - vale a dire caffè nero con panna montata servito nel bicchiere di vetro. La sera, il locale si trasforma quasi in un cocktail bar, ed è particolarmente amato dai personaggi della cultura giapponese, a cominciare dall’autore di gialli Go Ōsaka, che pare abbia l’abitudine di attendere a uno dei suoi tavoli l’annuncio dei vincitori del premio letterario Naoki.  SabōruJinbōchō è il paradiso in terra per chi è alla ricerca di libri usati, ma è anche un quartiere noto per i suoi tanti caffè vecchio stile. Fra questi c’è il Café Sabōru, utilizzato spesso come set per serie e programmi televisivi. La gente viene qui per respirare un po’ di quell’atmosfera magica.

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29.03.2016

Nel corso degli ultimi 15 anni i ristoranti “giapponesi” a Milano si sono moltiplicati a dismisura. Alcuni, fra i primi che hanno aperto, continuano a proporre la loro ottima e autentica cucina e a essere frequentatissimi dai milanesi così come dalla comunità giapponese. Ma nel panorama generale diventa davvero difficile orientarsi per chi non è esperto, così abbiamo chiesto ai nostri colleghi della redazione giapponese di svelarci quali sono gli indirizzi che frequentano più volentieri quando di trovano in città. Yazawa Japanese BBQDecisamente non un indirizzo per vegetariani, questo ristorante è specializzato nella preparazione della carne di manzo wagyu giapponese, il pregiato manzo dal manto nero allevato secondo tradizione e nutrito unicamente con cereali e granaglie, abbeverato con birra e massaggiato più volte quotidianamente. La carne è cucinata secondo la tradizione yakiniku, vale a dire marinata e poi grigliata, e risulta morbidissima. Ad accompagnare le pietanze c’è anche un’ottima selezione di saké. BasaraUn locale molto particolare aperto dalla colazione (classica italiana) fino alla cena, che la sera si trasforma in un ottimo sushi restaurant grazie a una serie di pannelli scorrevoli e propone piatti creativi ma non fusion, e soprattuto autenticamente giapponesi, creati dallo chef Hiro. Casa Ramen Finalmente da qualche anno anche a Milano si può magiare l’autentico Ramen giapponese, il classico piatto a base di tagliatelle di grano in brodo di carne o pesce arricchito spesso da alghe, uova e maiale affettato - e da mangiare rigorosamente “col risucchio”. A prepararlo è nientemeno che un italiano, Luca Catalfamo, che si è innamorato di questo piatto viaggiando per il mondo e ha imparato a prepararlo decisamente bene! OsakaQuesto storico ristorante giapponese di Milano in corso Garibaldi resiste ben saldo dal 1999, e per capire il motivo basta osservarne la clientela, prevalentemente giapponese, che si tratti di expat o di businessmen in città per affari. L’ambiente è molto autentico e anche la cucina rispetta con attenzione i canoni della tradizione proponendo molti piatti classici. Oasi giapponeseUn altro indirizzo eccezionale per chi desidera provare la vera cucina casalinga giapponese a prezzi Incredibilmente economici e in un ambiente familiare. Il ristorante, un tempo un semplice take-away che riforniva la vicina scuola giapponese con i bento box (cestini per il pranzo), è gestito infatti da madre e figlio, specializzati rispettivamente in sushi e norimaki, con l’aiuto di alcuni chef.

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25.03.2016

La tradizione giapponese nota come hanami, o "contemplazione dei fiori", affonda le radici nel Periodo Nara (710–794) e nasce come passatempo per aristocratici. Il Man’yōshū contiene ben 43 poesie tanka sul tema, e nel Kokin Wakashū il numero sale a 70. All'epoca, la parola sakura (“ciliegio”) divenne sinonimo di "fiore" e una sorta di pietra di paragone per la bellezza femminile. Poiché i ciliegi fioriscono all'unisono e i fiori cadono nel giro di appena un paio di settimane, questo spettacolo meraviglioso quanto effimero rappresenta un elemento fondamentale nella percezione delle quattro stagioni da parte dei giapponesi, e potrebbe essere considerato una metafora della vita in generale. L'agenzia metereologica giapponese diffonde ogni anno un rapporto chiamato "il fronte dei ciliegi in fiore" che anticipa l'avvento delle fioriture nel paese da Kyūshū fino a Hokkaidō, utilizzando come riferimento i ciliegi Yoshino. Se desiderate godervi la vista spettacolare dei ciliegi in fiore ed evitare le folle di turisti, potete scaricare un'applicazione che vi fornirà informazioni dettagliate sulle fioriture. Tokyo MidtownI ciliegi di Midtown nascono da arboscelli che si trovavano originariamente nella ex-sede del Ministero della Difesa. Al momento ci sono oltre 150 alberi, inclusi ciliegi Yoshino e ciliegi piangenti Yaebeni Shidarezakura. Il quartiere dello shopping nel cuore della capitale è una destinazione molto amata per ammirare i ciliegi - anche di notte, perché vengono illuminati (quest'anno fino al 17 aprile). Giardino Est del Palazzo ImperialeCompletato nel 1968, questo parco di 210.000 m2 circondato da alcuni degli edifici più alti di Tokyo è aperto al pubblico a ingresso gratuito per tutta la stagione dell'hanami con 280 ciliegi in fiore, compresi esemplari di Satozakura eYamazakura. I pic nic sono assolutamente banditi, ma in compenso potrete godervi lo spettacolo della fioritura senza folle oceaniche.  RikugienLa ex-residenza suburbana di Yanagisawa Yoshiyasu, consigliere di Tokugawa Tsunayoshi, quinto shogun dell'omonima dinastia, è un'area di oltre 87.000 m2 che comprende una collina e uno stagno. Durante il periodo Meiji, il fondatore della Mitsubishi Iwasaki Yatarō acquistò il giardino e, nel 1938, lo donò alla città di Tokyo. Nel 1953, fu designato Luogo Speciale per la Bellezza del Paesaggio. Il suo simbolo è un ciliegio piangente di 15 metri la cui maestosità rifulge sia di giorno che di notte. Il parco, con ingresso a pagamento, è aperto al pubblico dalle 9 del mattino alle 9 di sera. All'interno ci sono delle sale da the dove si possono gustare ottimi dolci wagashi, the verde matcha e anche the sakura, fatto con veri fiori di ciliegio. Fiume MeguroIl fiume Meguro è famoso per gli splendidi 800 ciliegi che crescono lungo le sue rive per 4 chilometri. Non lontano dalla stazione di Meguro, dove il tratto inferiore del fiume si allarga, si può camminare traquillamente lungo la bella passeggiata. Dalle parti della stazione di  Ikejiri-Ōhashi e Nakameguro, il corso del fiume si restringe e i ciliegi formano un arco che si riflette nell'acqua. La zona di Nakameguro generalmente è piuttosto affollata; meglio andare la sera, cenare al ristorante e poi godersi la vista dei ciliegi in fiore arricchita dalla splendida illuminazione accesa fino alle 9. Sumida ParkLa zona fra il ponte Azuma e il ponte Sakura sul fiume Sumida è comparsa in molti film e serie televisive, ed è una perfetta destinazione per l'hanami, grazie anche alla vista della Tokyo Sky Tree che svetta fra i ciliegi in fiore. L'ideale è salire su un battello per godersi i sakura che costeggiano il fiume.  Sakuratta, 2016 EditionNon esiste guida più accurata alle fioriture dei ciliegi di questa applicazione dove troverete tutto sul "fronte dei ciliegi in fiore" e sui luoghi migliori per ammirarne lo spettacolo da Hokkaidō a Okinawa, dall'Hirosaki Park ad Aomori fino al Shinjuku Gyoen di Tokyo. Sakuratta fornisce anche tutte le informazioni necessarie sulla sicurezza dei punti di osservazione.

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22.03.2016

Nato a Tokyo da una famiglia di sarti da tre generazioni Yoshimada Hoshiba è una persona affabile e distinta, con una lunga carriera da direttore di importanti riviste giapponesi come Mono Magazine, Esquire Japan, Leon e Oceans, e ha anche scritto un saggio sull'essenza dello chic in uscita ad Aprile. Attualmente, è alla guida della rivista Forza Style. Nonostante sia sempre molto impegnato, si è prestato volentieri a fare due chiacchiere con noi sul suo lavoro e sulla sua vita privata.  SJ: Signor Hoshiba, lei lavora da parecchio tempo con le riviste. Quale crede che sia l'atteggiamento giusto per svolgere il suo lavoro di direttore?YH: Principalmente, ritengo che sia meglio optare per poche cose di ottima qualità piuttosto che per molte cose di qualità inferiore. Tendo inoltre a preferire ciò che è universalmente riconosciuto come bello rispetto alle mode passeggere. Sono cose che ho imparato proprio facendo il direttore di riviste, e ora fanno parte integrante della mia filosofia di vita.Quando lavoro a un articolo, il mio obiettivo è sempre quello di trasmettere l'idea di uno stile di vita di qualità elevata, indipendentemente dal sesso e dall'età dei miei lettori. Il nostro tempo è limitato, e viviamo una sola volta: ecco perché voglio raccontare cose che ho visto, sentito, indossato e apprezzato in prima persona. Che si tratti di una rivista, di un giornale, della radio, della TV o di un evento, questo è il mexsaggio che m'interessa trasmettere.  SJ: Come sono cambiati sarti giapponesi di oggi rispetto ai loro predecessori?YH: Beh, i materiali italiani sono sempre andati per la maggiore. Tuttavia, in passato, i sarti qui erano maggiormente influenzati dallo stile inglese, mentre oggi lo stile italiano sta diventando sempre più apprezzato fra i sarti, in Giappone e nel mondoSJ: Che cosa fa nel suo tempo libero?YH: Al momento non ne ho molto. Lavoro quasi 355 giorni su 365. Nei restanti dieci giorni viaggio. Sono stato in giro per tutto il mondo,ma la cosa che apprezzo di più è fare una bella una crociera nel Mediterraneo, percorrendo tutte le coste italiane.La prima volta che l'ho fatto, a bordo della Regent Seven Seas, ho volato da Tokyo a Venezia, dove sono salito a bordo e ho fatto la traversata dell'Adriatico fino in Croazia, Montenegro e Grecia. Il viaggio è proseguito poi verso la Sicilia, Napoli, Civitavecchia e Livorno. L'ultima fermata è stata il Principato di Monaco. Alla fine ero così felice che gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Ho sviluppato una vera e propria dipendenza da crociere. SJ: Quando viaggia per lavoro come occupa gli eventuali momenti liberi?YH: Di solito mi piace assaggiare buon cibo o passeggiare senza una meta. Se il tempo è mite, adoro rilassarmi in piscina con un libro, o passare qualche ora in una spa. Mi piace anche visitare musei e gallerie e andare ai concerti. SJ: Come mette in pratica la sua idea di slow lifestyle?YH: Se non avessi almeno un po' di tempo libero non ruscirei mai a scrivere e a trasmettere la mia idea di slow lifestyle. Per questo cerco sempre di completare tutti i miei compiti nel minor tempo possibile: meno ore impiego per lavorare, più tempo avrò da dedicare a tutte le altre cose. Ho 43 anni, e ci sono ancora tante cose che vorrei fare. A volte, quando sogno di potermi concedere uno stile di vita slow, mi dico che forse dovrei rimboccarmi le maniche e darmi una mossa (ride, ndr). SJ: Può consigliarci qualche posto interessante a Tokyo?YH: Domanda difficile, ce ne sono così tanti! Beh, in termini di hotel,  Aman Tokyo è semplicemente splendido. Se volete provare dell'ottimo sushi andate da Yajima, a Shibuya. Per la cucina italiana suggerisco la fiorentina dell'Osteria Beone nella stessa zona, o la pasta alla siciliana de La Scogliera ad Akasaka. E la lista potrebbe proseguire all'infinito. Se date un'occhiata alla rivista che dirigo, Forza Style, troverete molti ottimi suggerimenti. Oppure venite direttamente a trovarmi alla Kodansha Publishing. Cibo, locali, karaoke... lasciate che vi mostri la vera vita notturna di Tokyo! 

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22.03.2016

Seoul è una città travolgente. C'è così tanto da fare - soprattutto quando si tratta di negozi e ristoranti - che spesso nella foga di provare tutto non si fa nemmeno in tempo a gustarsi il vero spirito della città. Così abbiamo chiesto a un amico, Jung Hee Park, fashion editor di Luel Magazine e personaggio piuttosto noto nel settore della moda in Corea del Sud, di darci una prospettiva diversa, raccontandoci la capitale da insider. SJ: Com'è vivere e lavorare Seoul?JHP: Decisamente comodo, se non hai problemi di soldi. Non esiste al mondo un altro posto come Seoul: qui puoi trovare facilmente e rapidamente tutto ciò che ti serve. E poi è una città moderna, tecnologica, dove l'IT e i servizi funzionano perfettamente - ideale per lavorarci. Il rovescio della medaglia è che tutto cambia e si evolve molto in fretta, perciò tentare di rallentare un po' i ritmi di vita può rivelarsi piuttosto difficile. SJ: Descrivici la tua giornata ideale in città.JHP: Sicuramente una giornata rilassante e tranquilla nel weekend. Comincerei la mia mattinata con una corsa lungo il fiume Han, un vero toccasana. Poi stenderei un telo sull'erba e mi farei consegnare il pranzo per un bel pic nic. Forse a chi non è coreano potrà sembrare strano, ma qui a Seoul il cibo d'asporto te lo consegnano anche all'aperto! La sera andrei nel mio whisky bar preferito, Vault+82, una specie di speakeasy vecchio stile dove offrono anche un servizio di lucidatura delle scarpe mentre gusti il tuo drink. In generale, direi che la mia giornata ideale è fatta di semplicità con qualche piccola concessione al lusso. SJ: Dove ci suggeriresti di andare per assaporare lo spirito più autentico della città?JHP: Seoul è completamente circondata dalle montagne - un fatto piuttosto insolito per una grande città - perciò ritrovare il contatto e l'armonia con la natura non è poi così difficile. Il mio suggerimento è quello di salire in cima a una delle montagne che circondano la città, come Nam o Pugak, e di godersi il panorama da lassù. Non vedrete soltanto luci e grattacieli, ma anche antichi palazzi. Osservare la città da una montagna anziché da un grattacielo potrebbe essere un bel cambio di prospettiva. SJ: Ci consigli qualche posto in città in linea con il nostro stile?JHP: Sicuramente Seochon, uno dei più antichi quartieri nel nord di Seoul, disseminato di vecchie abitazioni tradizionali (hanok), palazzi storici e gallerie d'arte. Non si può dire che rappresenti lo spirito dell'intera città, ma certamente è un posto piacevole dove passeggiare lontano dal trambusto dei quartieri più moderni. SJ: Che cos'è per te lo slow lifestyle?JHP: Conoscere con chiarezza quello che ti piace e quello che vuoi fare, e agire di conseguenza. Credo che avere un'idea precisa del proprio gusto e dei propri obiettivi possa aiutarci molto a vivere la vita che desideriamo. La vita è lunga - inseguire i nostri desideri uno dopo l'altro potrebbe essere un modo bello e significativo per viverla in un'ottica slow.

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21.03.2016

Less is more. Mai slogan fu più azzeccato che nel caso della piadina, vera quintessenza dello street food romagnolo, ma anche eccellenza che si è recentemente guadagnata il tanto sospirato marchio IGP. Un pane povero, poverissimo, il più semplice che esista, eppure capace di trasformarsi in un piatto eccezionale, “il cibo nazionale dei romagnoli” come lo definì spiritosamente Giovanni Pascoli. Le sue origini vanno ricercate nell’antica Roma, quando questa “primitiva” forma di pane a base di acqua e farina era piuttosto diffusa. In tempi più recenti compare il suo vero antenato, un impasto con farina di ghianda diffuso nel Montefeltro, e pian piano la ricetta prende piede con gli ingredienti che oggi conosciamo: acqua, farina di frumento, sale e strutto di maiale o – nella meno frequente versione vegetariana - olio d’oliva. L’impasto si suddivide in palline che poi vengono stese col mattarello nella tradizionale forma rotonda e cotte brevemente su un “testo” caldo, l’apposita padella piatta con doppio bordo un tempo in terracotta e oggi più spesso di acciaio o di ghisa, ricoperta da uno strato antiaderente. A Ravenna, Forlì e Cesena la piadina è più piccola, spessa e morbida, mentre nella sua versione riminese è più ampia e sottile. Sulle tavole romagnole sostituisce di frequente il pane, ma nella versione “da strada” diventa protagonista grazie alle abbondanti farciture a base di formaggi, verdure e salumi nostrani. Ma veniamo al dunque: dove assaggiarla? In regione non si può certo dire che ci sia scarsità di questa delizia locale; il nostro primo suggerimento è quello di optare per i classici chioschi che da sempre ne coltivano l’arte, sulla riviera e in città, e di fermarsi davanti a quelli più affollati aspettando pazientemente il proprio turno - ne vale la pena. Per quel che vale, ecco alcuni dei nostri preferiti. Ravenna – Piadina NovellaVia Faentina, 284/aRinomato soprattutto per i suoi ottimi e abbondanti rotoli di piadina, il chiosco di Novella Pamini cura in particolare le farciture e la stagionalità degli ingredientiRimini – Dalla LellaTutto ebbe inizio nel 1986 con un negozietto dove la signora Lella proponeva abbinamenti insoliti per le farciture e regalava le piadine non perfettamente rotonde ai bambini che giocavano in strada davanti al negozio. Oggi Dalla lella ha tre indirizzi ed è considerata una delle migliori piadinerie di tutta la RomagnaRiccione – La piadina RiccioneseAltro indirizzo imperdibile per gli amanti della piadina sottile, la Riccionese è una rosticceria e piadineria artigianale non lontana dal celebre viale Ceccarini. Fra le varie specialità c’è la piadina arrotolata con farcitura dolce di nutella, fragole e pannaCesena – Il PosticinoVia Cervese, 3723Accanto allo svincolo dell’autostrada, questo tempio della piadina alta e profumata è celebre per i suoi maxi-rotoli riccamente farciti e serviti su lunghi taglieri di legno. Squisiti anche i crescioni (piadine ripiene e chiuse come calzoni) Milano Marittima – Chiosco delle StregheConsiderato da molti il migliore di questa nota località vacanziera sulla riviera, questo chiosco è rinomato per il suo ottimo impasto, disponibile anche nella versione per celiaci. Anche qui non mancano le versioni dolci per stomaci allenati. Bertinoro – Ca’ de’ Be’Non è un chiosco, ma non potevamo non segnalarvi questo posto fantastico sulla collina di Bertinoro, in provincia di Forlì, con un terrazzo dalla vista semplicemente meravigliosa. Qui, oltre alla piadina (nella sua versione alta e ricca di grassi) potete assaggiare tutte le specialità romagnole, dalla pasta fresca alle verdure gratinate, godendovi il paesaggio. Nella foto: Dalla Lella, Rimini

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17.03.2016

Trascorrere una giornata fra le vie del Marais significa farsi un bellissimo regalo. Fra gallerie d'arte e vetrine di moda, caffè e ristoranti fanno capolino distillando nelle loro cucine un mix di tradizione e glamour che rende il questo quartiere davvero speciale. Petit DéjeunerFra pavimenti turchesi, piani in marmo e migliaia d’immagini su Instagram, Obladì Café aggiunge una spolverata di eleganza alla bontà autentica dei dolci fatti in casa, anche vegani e senza glutine. Per scoprire che il pane a Parigi non è solo baguette, invece, l'indirizzo perfetto è Poilane, rue de Belleyme: i grandi pani rotondi fatti con farina macinata a pietra sono in mostra già dalla vetrina. Qui, negli anni ’60, si incontrava Salvador Dalì, e ancora oggi pane e cioccolato attirano i buongustai del quartiere (attenzione: non troverete caffé!). Déjeuner/BrunchNel Pletzl, il cuore ebraico del Marais, si incrociano Rue Vieille du Temple e Rue des Rosiers, rispettivamente sedi di due eccellenze come il Breizh Café e L'As du Fallafel. Il Breizh Café offre forse le migliori crêpes della città, da gustare in versione dolce a fine pasto, dopo ostriche e gallette salate. L'As du Fallafel, dal canto suo, eccelle nella preparazione dei felafel. Il piccolo e pittoresco locale ha perennemente la coda, lavora soprattutto per take away ma merita una sosta per gustare l'atmosfera indimenticabile almeno quanto il panino con felafel, melanzane e hummusMerendaAl languore di metà pomeriggio si può riservare il passaggio in uno dei café storici di Parigi: Carette Café, servizio impeccabile, stile eterno e ottima cioccolata calda. Di tutt'altro segno la locale vetrina della catena belga Le Pain quotidien: lunghi tavoli di legno per mangiare tutti insieme, ingredienti bio, pane artigianale e creme dolci da spalmare che risvegliano l'entusiasmo di un bambino in ogni buongustaio. CenaIl Marché des Enfants Rouge è il più antico mercato coperto di Parigi, datato 1610. Di fronte, fra i muri di un'antica pasticceria, si trova il Café Charlot, un'istituzione parigina per animi goderecci che possano approfittare comme il faut della terrazza sul lato nord di Rue de Bretagne per una lunga sosta. L'happy hour, dalle 19.00 alle 21.00, è un must, la cena regala specialità con il timballo di St.Jacques. L'alternativa, in tutti i sensi, è Le Derrière, ristorante “clandestino” al quale si accede da una porta anonima fra altre due insegne di spicco sulla scena della ristorazione parigina, 404 e Andy Whaloo. La porta conduce a un cortile che a sua volta conduce in un appartamento dove ogni stanza ospita pochi e scelti coperti, accanto al letto o al tavolo da ping pong. L'eccellente cucina francese di carni e formaggi completa il quadro di una serata decisamente fuori dall'ordinario. DopocenaLe Piment Café è il posto giusto dove concludere la serata, scegliendo fra una carta infinita di punch e facendosi largo nella folla variopinta che frequenta abitualmente il locale. Se si è alla ricerca di cocktail originali e whisky ricercati, il consiglio è Le Sherry Butt. I cocktail sono “solo” 11 ma custodiscono ingredienti fatti in casa, esotici e introvabili come l'Umeshu, un liquore giapponese fatto con le prugne. Foto: Andrea Schaffer via Flickr

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16.03.2016

Dalle coste dell’East Sussex ai porticcioli della Cornovaglia, dalle dolci colline dello Yorkshire, la Toscana inglese, fino alle bucoliche Cotswolds, luogo prediletto di villeggiatura per i londinesi, l’Inghilterra è un paese dai paesaggi vari e ricchi di sorprese. Come i panorami, anche il clima può cambiare molto da una regione all’altra, ma una cosa resta: l’ottima cura che gli inglesi hanno del loro patrimonio, la capacità di conservarne le atmosfere uniche, autentiche e bucoliche. Fra coste, colline e campagne, ecco cinque villaggi che vale la pena di visitare per assaporare la sensazione di trovarsi in un lubro di E.M. Forster. O in un film di James Ivory. Alfriston, East Sussex Nella valle del fiume Cuckmere, questo grazioso vilaggio di appena 800 anime è famoso soprattutto per la Clergy House, vale a dire la canonica della chiesa di St. Andrew, di proprietà del National Trust, un tipico e ben conservato edificio medievale  con la strutura in legno e il tetto di paglia. Ci sono poi tre pub in altrettanti edifici storici, e il classico village green, un grande prato con panchine che circonda la chiesa, dove fermarsi per ammirare il placido paesaggio. Polperro, CornovagliaAutentica iincarnazione della parola “pittoresco”, questo villaggio di pescatori sulla costa sud-ovest della Cornovaglia sembra uscito da una cartolina, con i suoi cottage bianchi perfettamente conservati abbarbicati sulla costa scoscesa e le sue stradine senza automobili (la macchina tassativamente si lascia al parcheggio proprio per non intasare il villaggio) dove un tempo, complice il buio, si svolgeva il contrabbando di alcol a tabacco. All’ingresso del porticciolo c’è anche una minuscola spiaggetta sabbiosa, che però sparisce con l’alta marea. Lower and Upper Slaughter, GloucestershireMeta prediletta di chi da Londra decide di fare una gita fuori porta, le Cotswolds sono la quintessenza della campagna inglese, a soli 150 chilometri dalla capitale: dolci pendii, laghi, fiumi, valli e prati. I due graziosi villaggi gemelli di Upper e Lower Slaughter sono collegati da un breve sentiero sul fiume Eye, che costeggia cottage di pietra ricoperti di rose rampicanti e i resti di un vecchio mulino trasformato in sala da the.   Hambleden, BuckinghamshireUtilizzato spesso come set cinematografico e televisivo,  Hambleden è un villaggio di casette in mattoni e selce perfettamente conservato, felicemente isolato in una valle dove l’ultimo secolo sembra non esser trascorso. Immerso nel verde delle Chiltern Hills, poco distante dal corso del Tamigi, è dominato dalla chiesa trecentesca di St. Mary e incorniciato dai castagni. Ci sono anche un mulino, una villa signorile e un pub, The Stag and HuntsmanSaltaire, West YorkshirePatrimonio UNESCO dal 2001, Saltaire è un bellissimo paese-modello di epoca vittoriana fatto costruire dal filantropo e imprenditore Sir Titus Salt  per gli operai del suo mulino. Tuttora abitato, si sviluppa intorno al vecchio mulino, oggi un museo che conserva un’ampia collezione di opere del pittore inglese David Hockney, e si compone di casette a schiera di mattoni scuri. C’è anche una magnifica chiesa, vero gioiello di architettura vittoriana.

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08.03.2016

A Oslo per non perdersi la nuova grande mostra di Matthew Barney Qualunque cosa facccia, Matthew Barney non manca mai di far parlare di sé. È dunque naturale che ogni evento dedicato a questo geniale artista americano, capace di unire scultura, pittura, cinema e fotografia per affrontare in modo spesso provocatorio temi controversi, susciti immancabilmente grande interesse a livello internazionale. A Oslo ha appena inaugurato presso l’Astrup Fearnley Museet la sua ultima mostra, che resterà allestita fino al 15 maggio; quale migliore occasione per concedersi un weekend nella capitale norvegese, approfittando anche dell’arrivo della primavera? Da aprile le temperature diventano relativamente miti (10-15 gradi di giorno) e da maggio praticamente il sole non tramonta mai del tutto. Alla scoperta della natura e delle delizie dell’Alta MaremmaLe colline metallifere e le vecchie miniere, la splendida chiesa di Massa Marittima illuminata nella notte, le rovine etrusche, la pineta selvaggia e la spiaggia di Mortelliccio, i boschi folti e impenetrrabili e le distese di girasoli. L’Alta Maremma è una toscana decisamente diversa da quella da cartolina, più aspra, più autentica, e oltremodo affascinante anche perché meno turistica. L’ideale è fare base nella deliziosa cittadina collinare di Massa Marittima e organizzare brevi uscite nei dintorni per ammirare l’esplosione primaverile della natura. L’enogastronomia è altrettanto rustica e ricca di sapori; da provare i crostini toscani con le animelle, i classici tortelli maremmani ripieni di ricotta e spinaci (o bietole), il cinghiale e l’immensa varietà di formaggi e salumi, senza dimenticare l’ottimo olio e i vini locali, primo fra tutti il Morellino di Scansano. A Vals per godersi le terme al cospetto delle Alpi svizzereIn una stretta vale nel cantone svizzero dei Grigioni, dove le acque hanno generato in milioni di anni paesaggi incredibilmente vari e selvaggi, l’antico villaggio di Vals sorge a 1.250 metri d’altitudine con le sue vecchie case Walser dai tetti in quarzite, la stessa pietra estratta in loco che ha dato vita alle celebri terme disegnate dall’architetto Peter Zumthor. Un fine settimana è il tempo giusto per potersi riempire gli occhi di bellezza fra l’architettura incredibile delle terme, scarne e arcaiche eppure incredibilmente moderne, e il paesaggio circostante. Un’iniezione di pace, silenzio ed energia primigenia da assaporare sospesi fra pietra e acqua, fra prati e cielo. A Londra per l’apertura della prima grande mostra sui Rolling StonesNon servono mai scuse per prenotare un weekend a Londra, ma se la stagione è mite e soprattutto coincide con un evento di portata galattica come la prima grande mostra interamente dedicata ai Rolling Stones, una breve fuga è più che giustificata. La mostra, che aprirà ad aprile e resterà allestita fino a settembre, occuperà entrambi i piani della Saatchi Gallery, con 9 percorsi tematici, 500 artefatti, immagini,filmati rari, registrazioni, costumi, copertine e tecnologie interattive per festeggiare degnamente i 50 di storia della band. Da prenotare al più presto, naturalmente.

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07.03.2016

Era il 1686 quando il palermitano Giuseppe Procopio Coltelli aprì il primo caffè parigino della storia sulla riva sinistra della Senna, e il suo Le Procope fu benedetto da un successo immediato. Grazie, soprattutto, all’esotico sorbetto siciliano, che divenne ben presto un richiamo irresistibile per i parigini, i quali mai prima di allora avevano assaggiato nulla di simile. Procopio, che aveva portato con sé la ricetta segreta dalla sua bella isola, trasformò così il sorbetto in una delle tendenze culinarie più in voga nella Parigi del Seicento. Nato sotto una buona stella, Le Procope era destinato a vedere la storia passare attraverso le sue sale. Ai suoi tavoli si sarebbero seduti gli attori della Comédie-Française, i filosofi Rousseau e Voltaire, i Danton, Marat e Robespierre e gli scrittori Balzac e Hugo. E ancora oggi sembra quasi di sentirli discutere, Robespierre e i suoi compagni, e di vederli dar forma a quelle idee che avrebbero portato alla alla fine dell’Ancien Régime sotto i colpi della Rivoluzione Francese. Le Procope resta infatti un luogo carico di storia, come testimoniano i quadri appesi alle pareti e le antiche decorazioni esposte un po’ ovunque,  al punto che si ha quasi l’impressione di trovarsi in un museo. Ma è anche un locale molto piacevole e squisitamente parigino nel senso più profondo del termine. Ci si può venire per un pranzo, per una cena o anche semplicemente per godersi una tazza di tè. Nel centralissimo (e decisamente turistico) quartiere di St. Germain, il ristorante dell’antico migrante siciliano offre una gastronomia dal gusto spiccatamente tradizionale, con alcune specialità preparate ancora secondo le ricette usate dai primi chef nel XVIII secolo. Le pietanze servite sono numerose e comprendono, oltre a grandi classici come il coq au vin, un’ampia scelta di pesce, crostacei e frutti di mare.

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03.03.2016

Direttore Marketing e Comunicazione del gruppo Rinascente, Monica Ferreri vive e lavora a Milano. Il suo amore per la città è tangibile - quello per i luoghi dove si è formata e ha studiato ma anche quello per i suoi tanti e differenti aspetti, comprese le evoluzioni più recenti.Noi le abbiamo chiesto di parlarci della sua Milano e delle altre città in Italia e nel mondo alle quali è particolarmente affezionata. SJ: Può dirci un pregio e un difetto di Milano, e indicare il luogo in città che le sta più a cuore?MF: Milano è senza dubbio una città che definirei poliedrica, e questo è un grande pregio. Ci trovi bellezza estetica, creatività, arte, cultura, musica, moda, design, eccellenza nel food, musei, teatri e università. Se sai viverla, è una città che, al pari di altre capitali europee, offre tantissimo, dove puoi arricchirti e divertirti.L’altra faccia della medaglia è il suo essere irrimediabilmente frenetica: ti spinge a vivere a una velocità che non ti permette di coltivare relazioni, purtoppo! O meglio, occorre impegnarsi molto per riuscire a farlo.Il mio posto del cuore a Milano è il cortile dell'Università Statale, un luogo per me un pò magico, in centro città ma intimo e raccolto, accessibile a tutti, allegro, dinamico, di una bellezza straordinaria. Un luogo d'altri tempi, insomma, ma con l'energia e la forza di oggi.  E poi è la mia Università, quella dove ho passato quattro anni fondamentali per il mio futuro, dove si è laureata anche mia figlia, dove ogni volta che vado ritrovo un'energia fantastica. SJ: Quali sono le tre cose da non perdere in città per chi avesse un solo giorno a disposizione per visitarla?MF: Se dovessi far capire lo spirito e l'essenza di Milano a una persona che la possa vivere un solo giorno organizzerei tre momenti distinti: innanzitutto  un tour culturale che includa il Museo '900, la Pinacoteca di Brera, il Cenacolo, il Duomo e la Scala. Poi uno sguardo alle nuove aree della città - Piazza Gae Aulenti, il bosco verticale, la Darsena, la Fondazione Prada, il MUDEC. E infine il classico giro del quadrilatero della moda, soffermandosi non solo sui negozi, ma sbirciando oltre i portoni dei palazzi per vedere i meravigliosi giardini custoditi nel centro di Milano . SJ: Quale altra città del mondo ama di più e perché?MF: Decisamente Londra, perchè è una città che ti fa sentire parte di lei, ti include. E poi ogni volta che ci torno scopro sempre qualcosa di nuovo nello stesso luogo, nella stessa piazza, nella stessa via. È davvero un luogo avanti rispetto a qualsiasi altro, una città dove ti sembra di vivere il futuro di un'altra cittàSJ: Da Milano a Palermo, le “città Rinascente” sono rappresentative dell'intero stivale. Avendo avuto modo di frequentarle anche per lavoro, può darci qualche dritta sparsa su angoli, locali, ristoranti, panorami, qualsiasi cosa l'abbia colpita di questi luoghi?MF: In ordine strettamente geografico, da nord a sud, comincerei con Torino, dove è imperdibile un assaggio dei cioccolatini Peyrano, unici, con infiniti e sorprendenti gusti. A Genova suggerisco un giro nella zona di Boccadasse, in particolare il Capo Santa Chiara, da cui si può contemplare tutta la costa fino a Portofino bevendo un fantastico aperitivo.A Padova senza dubbio la splendida Piazza delle Erbe, per le variopinte bancarelle di fiori e prodotti tipici sotto il "salone". A Firenze il ristorante La Leggenda dei Frati, che si trova in un luogo fantastico, il loggiato di Villa Bardini. Ha un giardino con una vista spettacolare sulla città e offre un’esperienza che unisce arte e cibo, conditi con la simpatia dello chef.A Roma adoro perdermi tra gli antiquari di via Margutta e fermarmi per uno spuntino nel meraviglioso cortile di Babette.A Cagliari non si può non ammirare lo spettacolo dei fenicotteri rosa nello stagno di Molentargius proprio dietro al Poetto, la spiaggia più bella della città. A Palermo la soprpresa più piacevole e inaspettata è stato l’Orto Botanico, con oltre 12,00 specie diverse di piante e fiori. E infine a Catania, potendo, l’ideale è andare per la festa di Sant’Agata, ai primi di febbraio, quando tutte le strade della città si riempiono per tre giorni di luminarie artistiche. SJ: Parliamo un po' di “slow lifestyle”: qual è la sua personale interpretazione? Riesce a mai a ritagliarsi dei momenti slow?MF: Se parliamo di ritmi di vita, non mi definirei una donna "slow"; sono in continuo movimento e devo sempre andare a mille. Ma compenso questa frenesia operativa con un atteggiamento slow nei rapporti umani e nella concezione della vita. Lo slow lifestyle è un approccio sereno alla vita, significa essere in pace con se stessi e con gli altri, avere passione per le cose che si fanno. Il mio vero momento slow, però, lo conquisto ogni volta che riesco a ritagliarmi un weekend con gli amici per andare a giocare a golf, il mio sport preferito.

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01.03.2016

Akira Ono è il direttore di Men’s Ex, la più importante rivista giapponese dedicata all'abbigliamento maschile e ai marchi d'alta gamma. Con lui abbiamo fatto una chacchierata sullo slow lifestyle e sulla vita nella capitale giapponese. SJ: Che cosa ami in particolare del tuo lavoro?AO: La cosa che preferisco è viaggiare e fare nuove conoscenze. Con il vantaggio che, essendo scrittore e giornalista, ho la possibulità di esprimere le mie impressioni ed emozioni attraverso immagini e parole. SJ: Come ti poni quando ti capita di trovarti di fronte a una persona rispetto alla quale non sei imparziale?AO: Cerco di non pensare a quanto quella persona mi lasci indifferente o non mi convinca. In fondo tutti abbiamo una qualche caratteristica che ci rende affascinanti. Credo che positività e ottimismo siano i principi fondamentali di una vita felice e appagante.  SJ: Quando viaggi per lavoro coem ti piace passare le ore libere?AO: Passeggiando, specie se mi trovo in una città dove non sono mai stato prima. E assaggiando le specialità locali. SJ: Se ti spedissero su di un'isola deserta e potessi portare con te soltanto un libro, quale sceglieresti?AO: Un manuale di sopravvivenza. Vorrei mettermi alla prova, scoprire se sarei in grado di rendermi autosufficiente in un luogo non civilizzato. SJ: C'è un luogo fra quelli che hai visitato di recente che ti piacerebbe raccomandarci?AO: Echigo-Yuzawa, nella Prefettura di Niigata. Si tratta di una storica destinazione sciistica dove si possono praticare gli sport invernali, assaggiare verdure di montagna e piatti a base di pesce, godersi le terme o cantare in un karaoke bar. Una vera e propria immersione nella cultura del periodo Shōwa , per perdersi nel lento scorrere del tempo. SJ: Come riesci a conciliare la tua quotidianità con uno stile di vita slow?AO: Ogni volta che ho un giorno libero lascio a casa la macchina e faccio lunghi tragitti in bicicletta. Lo preferisco alla semplice camminata perché è un'attività molto più varia e completa. SJ: Quali sono le cose più importanti nella tua vita?AO: Fare nuove esperienze e nuove conoscenze. SJ: Se dovessimo visitare Tokyo per la prima volta quale esperienza ci suggeriresti?AO: Una serata al karaoke bar Boogie Woogie di Ginza, dove si ascolta anche musica dal vivo. L'ambiente rilassato e caloroso crea uno straodinario senso di unità e familiarità, persino fra sconosciuti. www.mens-ex.jp

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29.02.2016

Per carità, non chiamatela focaccia. A Roma la “pizza bianca” è una vera e propria istituzione, e in quanto tale va rispettata e addrittura venerata. Da sempre la merenda preferita dei romani tutti – studenti, operai, professionisti – è forse la specialità più ecumenica in città, quella che attraversa classi sociali e ideologie, capace di mettere d’accordo proprio tutti. Salata al punto giusto, con tanto di grossi granelli di sale sparsi qua e là, per tradizione è dorata, soffice e alveolata al centro e croccante sui bordi, e unta al punto tale che nelle piccole depressioni della superficie si formano delle deliziose piscinette d’olio. Se non corrisponde all’identikit lasciate perdere, se invece la riconoscete potete passare allo step successivo: farcirla di mortazza. Sì, proprio di mortadella, o Bologna che dir si voglia. E poi abbandonatevi a quel piacere un po’ colpevole che solo le cose più belle sanno dare. Ma dove ci si procaccia cotal meraviglia? Se tutti i romani convengono sul fatto che la pizza bianca sia un dono di Dio, più difficile è trovarli d’accordo sulla classifica dei migliori forni che la preparano. Per non sbagliare, ecco una piccola lista che, se non altro, contiene i più amati in assoluto. Antico Forno RoscioliFarina, acqua, sale, olio, latte e lievito. La ricetta sembra facile eppure in pochi riescono a realizzarla bene come qui in via dei Chiavari, a due passi da Campo De’ Fiori. Inutile dire che questo panificio, creatura di Marco Roscioli, è una leggenda - anche per la pizza rossa e per le altre specialità che propone. Forno Campo De’ FioriPochi passi ed eccoci in un’altra bottega storica, pochi metri quadri che però fanno parte dell’identità di Roma. La pizza bianca qui è più bassa e croccante rispetto agli altri forni. È sempre calda e va mangiata passeggiando oppure riposandosi all’ombra della statua di Giordano Bruno che domina la piazza. Panificio Boncivia Trionfale 36Ecco la casa del pizzaiolo Gabriele Bonci, che dai teleschermi ha insegnato a tutti gli italiani come impastare e far lievitare la pizza. Strano a dirsi, pochi ci sono riusciti come lui, perciò questo forno del centro è sempre affllatissimo nonostante i prezzi non proprio popolari. Ampia la proposta per vegani e vegetariani. Antico Forno del GhettoPiazza Costaguti 30Anche in questo storico forno i vegani sono accontentati: si tratta infatti di un forno kosher, che non utilizza ingredienti animali per la preparazione di pani e pizze. Non disperino però tutti gli altri: giusto a fianco c’è una gastronomia dove vendono ottimi salumi con cui farcire l’osso, la tipica pizza bianca dalla forma allungata. La RenellaSe passeggiando per Trastevere doveste essere assaliti da un irresistibile profumo di pane, probabilmente vi trovate nei pressi di questo rustico panificio, un classico romano dove si dice preparino una delle migliori pizze bianche in città. Nella foto: la leggendaria pizza bianca di Roscioli

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26.02.2016

Jigokudani Monkey ParkI macachi giapponesi che si fanno il bagno nelle acque fumanti con la testa ricoperta di neve sono ormai diventati il simbolo per eccellenza delle terme giapponesi. Per incontrarli dovete raggiungere il Jōshin'etsu National Park, nel canyon di Shiga-kōgen, Prefettura di Nagano, dove potrete ammirarli mentre si rilassano fra I vapori al cospetto delle cime innevate. I cervi di NaraI cervi che scorazzano in libertà nel parco naturale di Nara sono stati insigniti del titolo di Monumento Naturale del Giappone. Questi 1.200 splendidi esemplari sono  venerati come i divini messaggeri del Santuario di Kasuga. Ogni anno, all’inizio di ottobre, le loro corna vengono tagliate per evitare che possano rappresentareun pericolo per gli umani. Il taglio delle corna è una tradizione che risale all’inizio del periodo Edo (1603-1868), portata avanti sin da allora dai monaci shintoisti. Nitama, il capostazione felinoAlla stazione di Kishi, nella Prefettura di Wakayama Prefecture, il capostazione è… un gatto. Il primo felino a ricoprire questo ruolo fu Tama, nel 2007, e da allora questa piccola stazione sperduta nelle campage divenne incredibilente famosa, tanto che quella mossa geniale venne ribattezzata nekonomics, una crasi fra fra neko, “gatto”, ed economics, a sua volta un riferimento alla politica economica del primo ministro Shinzo Abe, nota come Abenomics. A Tama è poi succeduto Nitama, un gatto tartarugato che ricopre atualmente il ruolo di capostazione. L’allegra danza delle mante a Ishigakijima, OkinawaLe isole dell’arcipelago di Okinawa sono meta degli amanti del whale watching e offrono l’opportunità di avvistare tartarughe marine e branchi di delfini. Nel cosiddetto “incrocio delle mante” a Kawahira Ishigaki, Ishigakijima, si può ammirare la danza di queste incredibili creature nelle acque poco profonde. Il periodo migliore per godere di questo spettacolo è quello che va da agosto a ottobre, quando è possibie ammirare dieci o più mante nuotare incrociandosi in diagonale fino a formare un meraviglioso incrocio.

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19.02.2016

A Tokyo la giornata lavorativa finisce piuttosto tardi, ed è abitudine di molti fermarsi a mangiare qualcosa sulla strada del ritorno verso casa. Fra gli spuntini serali più amati dai giapponesi ci sono senza dubbio gli yakitori, i classici spiedini di pollo alla griglia serviti in molti ristorantini dall’atmosfera informale e rilassata, dove si può tranquillamente mangiare anche da soli. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, gli yakitori non sono affatto junk food, perché la cottura alla griglia priva la carne di gran parte del grasso. Nei ristoranti che servono yakitori, poi, si possono assaggiare molte altre specialità, come gli spiedini di verdure e le tipiche fritture di pollo o di pesce (karaage). Ognuno di questi posti ha una sua personalità particolare, che può prevedere anche un arredamento ricercato o musica jazz di sottofondo. Ecco la nostra lista dei migliori indirizzi dove provare gli yakitori a Tokyo. KokurikoDue banconi separati e un’atmosfera rilassata caratterizzano questo ristorante che offre riparo dal caos del quartiere di Akasaka e si distingue per la qualità degli ingredienti e della cucina. Gli yakitori sono grigliati sulla classica carbonella di quercia ubame, e il menù è disponibile anche in inglese e in francese. Toriyoshi (Shibuya)Toriyoshi è una catena con molti negozi in città, ma questo di Dogenzaka, a Shibuya, è stato il primo e resta il migliore. Il bancone al centro del locale conferisce all’ambiente un’atmosfera informale. Da provare, oltre agli spiedini, anche le croccanti alette di pollo fritte con la salsina tare dalla ricetta segreta. Una vera delizia. Asagaya Bird LandIl negozio principale di questa catena si trova a Ginza, giusto tre minuti a piedi dalla Asagaya JR Station. Qui gli yakitori sono preparati con la pregiata carne di pollo di razza Okukuji Shamo, magra ma succosa, e tutti i piatti sono abbinati a una particolare varietà di birra o di saké. Dal momento che i posti sono limitati, è indispensabile prenotare. Toriyoshi (Nakameguro)Se dovesse capitarvi di essere colti da un improvviso desiderio di yakitori, correte da Toriyoshi Nakameguro, dove non è necessario prenotare. Forse vi toccherà fare un po’ di coda, ma ne vale la pena perché questo ristorantino ha un’atmosfera davvero gradevole e vi riuscirà facile anche fare amicizia con i vostri vicini di tavolo. TorikiNellla zona dello shopping di Kinshicho, questo rinomato ristorante è specializzato in yakitori preparati con carne di pollo locale attentamente selezionata e verdure di stagione e grigliati con grande maestria. Un altro aspetto da non trascurare è che qui si può prenotare anche dopo le nove di sera. Ordinare è particolarmente semplice, perchè il ristorante offre tutta una serie di menù composti da più piatti.

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17.02.2016

L'idea che qualcuno possa lasciare il tepore delle coste portoghesi per i freddi e piovosi inverni di Londra potrà sembrare strana a un londinese, ma la verità è che la capitale britannica ha così tanto da offrire da riuscire a farsi perdonare anche il clima non proprio gradevole, per godersi a pieno tutto ciò che ha da offrire. E in effetti è andata proprio così per Antonio, store manager del nostro negozio di Londra e originario del Portogallo. SJ: Ciao Antonio, raccontaci come sei finito a Londra.AA: Ho visitato la città per la prima volta nel 1998 e me ne sono perdutamente innamorato. Così ho preso la decisione di voltare le spalle alle assolate coste portoghesi e di trasferirmi qui, dove mi sentivo davvero come un pesce nell'acqua. Sono un londinese d'adozione da 12 anni, ormai, e continuo ad amare questa città così varia, affollata e sempre di corsa. SJ: Non esci mai di casa senza…AA: La mia fedele borsa da uomo Slowear dove metto tutto quello che mi serve durante la giornata: iPhone, chiavi, portafogli, sigarette... SJ: Com'è vivere e lavorare a Londra?AA: Londra è una città molto competitiva, ma proprio grazie al velocissimo ricambio di persone che vanno e vengono offre moltissime opportunità. La città è viva 24 ora al giorno, non dorme mai e puoi trovare tutto quello che cerchi a qualsiasi ora del giorno o della notte - questo lo considero un vero lusso.  SJ: Descrivici la tua giornata ideale in città, dall'alba a dopo il tramonto.AA: Comincerei la giornata con una bella colazione all'inglese al Breakfast Club di Soho, poi farei una passeggiata sul lungofiume, percorrendo il Southbank da Vauxhall fino alla Tate Modern, dove mi fererei per visitare qualche mostra e pranzare. Nel pomeriggio mi concederei un po' di shopping in Bond Street, poi qualche drink  con gli amici prima di cena all'Aqua Shard , che si trova al 31esimo piano del grattacielo noto come The Shard e offre una meravigliosa vista sulla città. Infine, me ne tornerei a casa per cucinarmi qualcosa di leggero e vedere un po' di TV. SJ: Puoi suggerirci qualche posto che non dovremmo lasciarci sfuggire durante la nostra prossima visita?AA: Per chi non ci è mai stato, il Parlamento, la Elizabeth Tower (nota come Big Ben) e il Tower Bridge sono tappe obbligatorie. Un'altra esperienza da fare è bere qualcosa a Soh