# Food & leisure

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21.01.2019

Interpretare il sake significa immergersi in uno dei piccoli grandi misteri della cultura giapponese. Il mistero sta nell’alchimia che permette di creare il riso koji, una varietà ottenuta inoculando nel riso una muffa naturale. Dal riso koji si ottiene poi, per fermentazione, il sake, le cui proprietà organolettiche variano sensibilmente a seconda del territorio di produzione e della qualità specifica delle materie prime di base. La temperatura a cui è opportuno servire il sake dipende proprio da questi elementi, perciò ogni qualità di sake avrà una temperatura più adatta, tanto che nei ristoranti e nelle occasioni di più alto livello esisteva tradizionalmente una figura specifica deputata a riconoscere e ottenere la temperatura capace di esaltare le caratteristiche di ciascun sake.  Avendo una base insieme dolce e sapida, il sake si integra ai sapori dei cibi senza aggiungere elementi di acidità, accompagnando le pietanze più delicate nelle sue varianti analoghe, e crescendo di spessore e di corpo per i cibi più strutturati. Come molti aspetti della cultura del cibo giapponese, anche il sake è un rito da vivere nel quotidiano come nelle celebrazioni più speciali.  Gli izakaya sono i luoghi dove molti giapponesi approdano dopo il lavoro per sorseggiare sake accompagnati da piccoli piatti e si affiancano ai numerosi ristoranti che hanno scelto di riproporre e approfondire l’arte del sake.  Ecco dove vivere questo rito secondo stili e tempi diversi.  Nihonshu Stand Moto (Shinjuku)5-17-11 Shinjuku, Shinjuku-kuUn grande bancone a U e tanti sake da assaggiare, magari in compagnia dei famosi  lottatori di Sumo che frequentano il locale, a due passi dal Shinjuku Golden Gai e dal tempio Hanazono. Shu-Shu (Kanda)Yano Building 1F, 5-5 Kanda Konyacho Chiyoda TokyoFra negozi di elettronica e anime, un insolito sake bar spagnoleggiante dove chiedere consiglio a un sommelier specializzato.  Sake Hall Hibiya Bar (Ginza)Miyuki Bldg B1F, 5-6-12 Ginza, Chuo-ku Inediti cocktail a base di sake tradizionali da tutto il Giappone da accompagnare a selezionati assaggi di cibi.  Sakeba (Shibuya)3 Chome-15-2 Shibuya, Shibuya-kuSake (in purezza o in versione cocktail) e specialità gastronomiche da Kuramoto, nell’isola di Kyushu, dove si dice che l’acqua dia a tutto un sapore speciale.  Bar Gats (Shinjuku)17-2 Maruyamacho, Shibuya-ku  Fondato dal vocalist di una apprezzata jazz band, è il luogo giusto dove apprezzare l’abbinamento fra il sake e gli ottimi otsumami, stuzzichini, in un’atmosfera rilassata. Kozue (Shinjuku)3-7-1-2 Nishi-Shinjuku, Shinjuku-KuEcco dove assaggiare sake provenienti da tutto il Giappone abbinati a menù dedicati, il tutto con vista sul monte Fuji dal 40° piano del Park Hyatt di Shinjuku.  

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12.01.2019

Scegliere uno yoga resort per una pausa rigenerante significa assicurarsi silenzio, natura, cibo sano ed esercizio fisico, ma anche sposare principi etici ed esistenziali. Perché lo yoga è da migliaia di anni un vero e proprio stile di vita, che include la pratica quotidiana e la condivisione di una filosofia. Ecco cinque luoghi unici dove rigenerarsi e scoprire che un altro mondo (di benessere) è possibile. Silver Island Yoga Retreat (Grecia)C’è posto solo per dieci ospiti su quest’isola privata nel golfo greco di Volos, a nord dell’Eubea. Di proprietà da oltre mezzo secolo della famiglia Christie, i 60 acri dell’isola sono stati trasformati in un luogo incantato e fuori dal tempo e ecosostenibile in tutto, dalla produzione di energia elettrica e alla depurazione delle acque. Le lezioni di yoga si svolgono nel patio circolare vista mare la mattina e il pomeriggio. La cucina propone cibo biologico a chilometro zero. Lo splendido mare greco accompagna gli ospiti in ogni momento, con la possibilità di godere della pace delle spiagge o di conoscere i percorsi dell’isola o il suo profilo via mare, costeggiandolo con il kayak.  The Retreat (Costa Rica)The Retreat nasce per “resettare il senso di equilibrio interno” perché il benessere e uno stile di vita sano e armonioso diventino un’abitudine quotidiana anche al ritorno in città. Fra le raffinate e accoglienti casitas dedicate agli ospiti è possibile praticare diversi tipi di yoga con maestri internazionali, scegliere percorsi di benessere nella spa o concedersi un massaggio. Diana Stobo, lifecoach e founder di The Retreat, nasce come chef e questo rende la cucina del resort particolarmente creativa e interessante. Borgo Pignano (Italia)Fra Volterra e San Gimignano, nel cuore della Toscana, un intero borgo medievale è stato trasformato in resort, guadagnandosi il titolo 2019 della prestigiosa selezione internazionale Condé Nast Johansens come “miglior hotel per ecosostenibilità in Europa e nel Mediterraneo”. Durante la giornata è possibile praticare yoga fra gli uliveti e partecipare a incontri guidati, privati o di gruppo, dedicati al rilassamento o alla meditazione.  Vana (India)Vanain sanscrito significa “foresta”. Il nome è stato scelto dal fondatore, Veer Singh, per celebrare la simbiosi fra questo luogo di spiritualità e ospitalità e la rigogliosa foresta che lo avvolge, alle pendici dell’Himalaya. Yoga, ayurveda e una sana alimentazione sono al centro dell’esperienza di rigenerazione, arricchita dall’arte, dalla musica e dalla bellezza del luogo. Eco Yoga (Scozia, UK)Nelle Highlands scozzesi, sulle rive del lago Awe, i lodge di legno e pietra del resort Eco Yoga accolgono chi voglia immergersi nella natura e nel silenzio e vivere profondamente la pratica yogica (in particolare quella dinamica), con corsi collettivi organizzati periodicamente nel corso dell’anno o con pratiche individuali possibili a ogni stagione. Il resort è totalmente sostenibile dal punto di vista energetico e ha nell’acqua il suo secondo fulcro: l’acqua calma del lago su cui affaccia, l’acqua impetuosa delle cascate che lo circondano e quella calda nelle vasche di legno interne o esterne ispirate agli onsen giapponesi. 

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10.01.2019

Lo sanno anche le nonne: quando arriva il freddo, quello serio, una buona zuppa bollente è il rimedio più antico del mondo, per riscaldarci da dentro e per mettere a posto lo stomaco provato dai bagordi.  In Giappone, zuppa fa rima con oden, un piatto tipico molto diffuso sia nell’area di Tokyo, dove il brodo è più denso e scuro e di Osaka, dove invece è proposto con un brodo trasparente e leggero.  In generale, l’oden è una pietanza molto digeribile, la cui base è una zuppa preparata con fiocchi di bonito (katsuobushi) e alga kelp. Al suo interno si fanno lessare svariati ingredienti,  fra i quali satsuma-age (tortine di pesce fritte), hanpen (triangoli di surimi), chikuwa (tortine di pesce ad anello), konjac, daikon, ganmokudoki (tofu fritto con verdure sminuzzate), uova sode e kara-age (pollo fritto). A Tokyo, la scelta di ristoranti storici e nuovi che servono l’oden è davvero sconfinata, ma se doveste capitare in città questi sono quelli a cui dovreste puntare. Azabujūban: FukushimayaQuesta storica bottega specializzata inkamaboko (un tipo di surimi affumicato) ha una piccola sala ristorante al piano di sopra dove si può assaggiare l’oden in brodo dishōyu (salsa di soia) oppure di miso. Quest’ultimo è preparato con miso rosso della varietà  Hatcho, proveniente dalla zona di Aichi.  Yotsuya: Oden-yaContraddistinto dall’inconfondibile cartello Atsu Atsu Oden (“oden bollente”),  questo delizioso locale in stile retrò è arredato con carrettini da street food (in ricordo delle origini umili del piatto) prenotabili da gruppi di almeno otto persone, ai quali è riservata anche la formula all-you-can-eat-and-drink al prezzo di 4,000 yen. Fra le specialità c’è il dashi-wari, sake giapponese misto a brodo. Vi sentite abbastanza coraggiosi per provarlo?  Shinbashi: OtakōQuando la giornata di lavoro si conclude nel frenetico quartiere di Shibbashi, ci si può fermare da Otakō per gustare un piatto di oden e un bicchiere di sake in un ambiente rilassato, ideale per prendersi un po’ di tempo per sé.Il menù propone anche sashimi, carne e pesce alla griglia, pollo fritto e altre specialità. Ebisu: Nihonshu HanatareFamoso per il suo delizioso umi oden di pesce, questo posticino ha un bancone a cui possono accomodarsi una decina di persone. Il pesce arriva fresco ogni giorno dal porto di  Sashima e dal mercato del pesce di Yokohama. Se la stagione lo consente, l’odensi può provare con un bicchiere di sake caldo scelto fra le venti varietà proposte.  Daikan-yama: Ore no OdenImmerso in un quartiere elegante, questo locale somiglia più a un lounge bar di lusso che al classico ristorante di oden. Il menù proponela zuppa nella versionedi Osaka (quella con il brodo più leggero), accompagnata da una delle 100 etichette di ume-shu (vino di prugne) in carta. 

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09.01.2019

Un dinosauro teropode, l’antenato – carnivoro – degli struzzi e dei pinguini, ha lasciato la sua impronta sulle rocce di dolomia ancora fragili circa duecento milioni di anni fa, mentre il torrente Cellina iniziava probabilmente a scavare canyon e dirupi negli strati di roccia calcarea. Siamo nelle Dolomiti Friulane, le montagne comprese indicativamente fra i fiumi Piave e Tagliamento. La bellezza dei colori della dolomia, la roccia che compone le montagne, si mescola all’atmosfera selvaggia e misteriosa di un territorio dove la natura si concede solo a chi è disposto a corteggiarla, imparando le sue regole e riconoscendo i suoi segnali. Non a caso il simbolo di queste terre è il Campanile della Val Montanaia, raggiungibile solo a piedi: una guglia di dolomia alta 300 metri e larga 60 metri alla base. Ideale per chi ama la montagna nel suo spirito più puro, il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane protegge questo territorio fra le province di Pordenone e Udine, che comprende la Valcellina, l’alta valle del Tagliamento e la val Tramontina. I paesi hanno nomi antichi come Andreis, Forni, Cimolais, Claut e, uscendo dall’area del parco ed entrando nelle Alpi Carniche, Sauris, Sappada, Tarvisio, Piancavallo. L’ospitalità ha una tradizione altrettanto radicata, distribuita nei piccoli borghi e nei paesi dove d’inverno si può fare, fra le tante attività, sci da fondo e discesa, sci alpinismo, pattinaggio, ciaspolate e sleddog su percorsi non scontati.  Ogni paese e ogni valle ha le sue peculiarità: c’è spazio per chi cerca il relax e vuole iniziare a usare gli sci, come per gli esperti alla ricerca di nuove traiettorie di discesa e nuove sfide. Fra i boschi vivono indisturbati stambecchi, camosci e marmotte, mentre il gallo cedrone e l’aquila reale presidiano la terra e il cielo. A sud del Parco, la riserva naturale Forra del Cellina protegge l’ecosistema costruito nei millenni intorno alle profonde incisioni nel terreno che l’omonimo torrente ha tracciato. Le pozze smeraldine che si aprono lungo il corso del torrente Meduna, all’altezza di Tramonti di Sopra, sono un altro piccolo paradiso naturale creato dal lavorio dell’acqua sulle rocce bianche. D’estate, un bagno insperato e indimenticabile. Per chi, dopo o al posto degli sport invernali, preferisce relax e digital detox la scelta è ampia. La tradizione gastronomica locale racconta una terra da sempre crocevia di popoli e gusti, un ponte aperto verso la Mitteleuropa. Fra le specialità indiscusse c’è il prosciutto di Sauris, dal nome della località che ne è l’origine. Si tratta di un prosciutto di maiale dallo speciale gusto affumicato, ottenuto esponendo il prodotto ai fumi del legno di faggio dei boschi locali. La pitina è la declinazione friulana della salsiccia: carne trita di selvaggina impastata con sale, pepe e finocchio selvatico. Da gustare magari insieme alla birra Zahre, dall’antico nome di Sauris, prodotta in loco dall’omonimo birrificio artigianale. Proprio sulle piste da sci di Sauris si trova lo chalet Rikhelanun albergo di charme di 10 stanze ricavato da una dimora storica, accessibile d’inverno solo dalle piste da sci o con un apposito servizio di motoslitta. Immersi nella natura, coccolati dal camino o dalla sauna finlandese, si può godere del solarium che permette di apprezzare ogni singolo riflesso del sole sulla neve fino al tramonto. Si tratta di un esempio della ricercata ospitalità locale, che da sempre ha prediletto strutture di piccole dimensioni, dall’atmosfera riservata ed esclusiva, immerse nella storia di queste montagne. Un mix di tradizioni, bellezza e discrezione che racconta appieno l’anima di una montagna sinceramente autentica.  

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17.12.2018

I bagni termali, si sa, sono un vero toccasana, in grado di portare benefici agli organi e di alleviare il senso di fatica, eliminando l’acido lattico e riducendo dolori muscolari e artriti. Riscaldando il corpo, inoltre, contribuiscono addirittura ad attivare il metabolismo e aiutano a bruciare calorie. Non da ultimo, le acque sulfuree rappresentano una cura naturale per acne e macchie della pelle. In Giappone, anche grazie alla presenza di numerose fonti termali, la tradizione dei bagni caldi all’aria aperta è da sempre molto sviluppata. Ecco dove trovare tutti i benefici di questa pratica circondati dalla natura a due passi da TokyoHiratsuru (Atami, Shizuoka)Ad Atami, rinomata località termale, Hiratsuru è un hotel termale noto per i suoi rōtenburo di acqua naturalmente calda che sgorga da 300 metri di profondità. La vasca all’aperto è  un’infinity pool perfettamente integrata nel paesaggio della Baia di Sagami, con una splendida vista su Yugawara e Atami. Dopo il bagno, infilatevi uno yukatae godetevi un delizioso pasto a base di pesce fresco locale. Shima Yamaguchikan (Gunma)A Shima, le acque piovane accumulatesi oltre 60 anni fa sgorgano in un caldo e abbondante ruscello ricco di minerali utili a curare disordini gastrointestinali, reumatismi e ferite. Shima significa “quarantamila”, e fa riferimento al numero di malattie che si dice possano esser trattate con questa acque. Lo Shima Onsen si trova nella valle del fiume Shima, un luogo mistico dominato dal cinguettio degli uccelli e dal gorgoglio delle acque.  Yumori Tanakaya (Nasushiobara, Tochigi)Immerso nel Parco Nazionale di Nikkō, l’onsen di Shiobara offre una vista magnifica su vallate e montagne. Considerato fin dal 1200 una delle più rinomate località termali del Giappone, è tutt’oggi molto famoso per i suoi bagni a base di acque potabili ricche di minerali e in particolare di calcio.  Hottarakashi Onsen (Yamanashi, Yamanashi)Non lontana da Tokyo, Hottarakashi è una località termale famosa per le sue vasche all’aperto affacciate sul monte Fuji, che hanno per soffitto splendidi cieli stellati. Le acque termali leggermente alcaline sono delicate sulla pelle e adatte a trattare nevralgie, dolori muscolari e articolari, paralisi motorie, distorsioni, problemi circolatori e molto altro.  

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06.12.2018

È arrivato quel periodo dell’anno in cui il primo sake della stagione è pronto per essere consumato.Quando pensiamo a una cantina di produzione del sake, generalmente immaginiamo un luogo sperduto nelle campagne, ma la realtà è che ci sono moltissime saka-gura a due passi daTokyodove assaggiare il sake novello accompagnato da un ottimo pasto. Di solito, le saka-gura sono segnalate da una sugidama, una palla di rametti verdi di cedro giapponese appesa al cornicione. La produzione avviene nei mesi di ottobre e novembre, utilizzando il riso raccolto durante l’autunno. Il sake novello è pronto a dicembre, annunciato dal comparire dellesugidama.Il sake venduto nei mesi di dicembre e gennaio è chiamato shiboritate, ovvero “appena pressato”OzawaSakagura (Ōme, Tokyo)Ozawa Sakagurasi trova a Okutama, nella parte ovest dell’area metropolitana di Tokyo, ed è famosa per il sake e il tofu di marca Sawanoi. Il nome Sawanoideriva da Sawai-mura, l’antica zona di Okutama, conosciuta per la vegetazione rigogliosa e per il riso eccellente. Nel ristorante Mamagoto-ya Mama,gestito dal marchioSawanoi, si può assaggiare il sake accompagnato da piatti a base di tofu e yuba(la buccia del tofu).   IshikawaSakagura (Fussa, Tokyo)La Ishikawa Sakagura è un’antica cantina considerata un autentico patrimonio storico, con tanto di museo degli strumenti un tempo utilizzati per la produzione del sake.  Qui si producono etichette celebri come Yaezakurae Tamajiman, e la Japanese Beer dal lontano 1888. Il ristorante interno, Fussa no Beer Koya, offre pizza al forno a legna e piatti stagionali, il tutto con vista sulla cantina dalla finestra o dal terrazzo. Kumazawa Sakegura (Chigasaki, Kanagawa)Kumasawa è considerata l’ultima sakagurarimasta nella zona di Shōnan. Fondata nel 1872, continua a produrre sake artigianale in piccole quantità, in armonia con il clima locale.  I marchi in vendita comprendono Tensei, Shokō, Kumazawa, Shōnan e Kamakura Shiori, oltre a una birra non filtrata fatta con acqua proveniente da una falda sui monti di Tanzawa. Il ristorante Kuramoto Ryōri Tensei propone l’abbinamento fra il sake nuovo e piatti semplici a base di riso, pesce e verdure.   Yamanashi Meijo (Hokuto, Yamanashi)Conosciuta per l’alta qualità delsake Shichiken, fatto con l’acqua pura di Hakushū dal 1750, questa sakagurasulle Alpi Settentrionali giapponesi ha un ristorante di nome Daimindove si servono piatti stagionali a base di riso, verdure e frutta; fra i più amati ci sono il salmone marinato al malto di riso e il wasabi marinato in salsa di soia. 

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26.11.2018

Fra i palazzi liberty del quartiere di Porta Venezia, a Milano, in un cortile interno silenzioso, c’è Stamberga, un posto che sa di rifugio e contiene tante anime. Stamberga è un po’ sala da the, un po’ libreria con riviste e libri di design, d’arte, moda e viaggi e un po' galleria d’arte grazie Spiritus, l’installazione permanente delle grandi fotografie in bianco e nero di Marco Beretta, fotografo, viaggiatore e fondatore di Stamberga, che raccontano il silenzio operoso dei monasteri tibetani. E proprio con Marco abbiamo parlato del viaggio che lo ha portato a immaginare Stamberga. SJ: Come scegli gli oggetti e i libri che presenti a Stamberga? La scelta è più razionale o istintiva?MB: Ogni singolo titolo, oggetto o dettaglio è cercato, desiderato e pensato seguendo un filo sottile che lega ogni cosa. La scelta è un processo, prima emotivo e poi razionale. Alla ricerca, istintiva e continua, segue una pausa che fa sedimentare le sensazioni. La forma e il senso in Stamberga sono inscindibili: l’estetica anticipa il contenuto, il contenuto conferma l’estetica. SJ: Stamberga è uno spazio che supera i confini dei generi, cosmopolita nel DNA. Che ruolo ha il viaggio, reale o metaforico? MB: Quando guardo Stamberga colgo il senso reale del termine “contaminazione” come fusione armonica di elementi di diversa provenienza. Mi rendo conto che l’origine è nei viaggi che ho fatto di continuo per 30 anni incontrando le persone più diverse, nelle esperienze vissute: passare da un monastero tibetano a un concept storedi New York, dormire in tenda sul plateau himalayano e quindi nel grattacielo Burj Khalifa di Dubai, viaggiare in treno da Pechino a Ulanbataar e quindi su una moto Royal Enfield in India, visitare un museo a Santiago del Cile e una bottega artigiana in Birmania o una galleria a Berlino, mangiare sashimi a Tokyo e zuppa di serpente a Hong Kong. E, infine, una delle mie passioni: bere una tazza di thé verde a Shanghai e una di thé nero alla menta a Riad.  SJ: Quali città o Paesi sono state più significativi per la formazione del tuo gusto?MB: Birmania e India. Parigi e Tokyo. Questi sono i luoghi dove ho sempre voglia di tornare. SJ: Auberge Thé Bleu, il the servito a Stamberga, è una tua creazione: come e da dove è nata l’idea?MB: Ho assimilato il piacere e l’arte del the negli oltre 25 anni trascorsi viaggiando in Cina come manager internazionale di case di moda. Esaurite le scorte accumulate in quel periodo ho cercato in Europa piccole botteghe capaci di restituirmi quel sapore e soprattutto quello spirito, lento e lontano dai consumi di massa. Solo a Parigi ho trovato qualcosa di simile, così ho pensato di farlo io, realizzando un sogno: calarmi nel ruolo del mercante di the. Ho preso contatto con gli importatori di the puri, seguito un corso di sommelier, pensato a una carta, fatto una selezione di 25 tipi e quindi realizzato un marchio e un concept che rispecchiassero questo pensiero e questo percorso. L’immaginario è legato al periodo coloniale, alle atmosfere dell’Indocina francese, ai vascelli della Compagnia delle Indie, al silenzio fuori dal tempo dei monasteri tibetani SJ: Che ruolo ha la dimensione rituale ed estetica del the nella proposta di Auberge Thé Bleu?MB: È essenziale e irrinunciabile. La gestualità e la ritualità, orientali sono l’essenza della cura e dell’attenzione. Come Stamberga, Auberge Thé Bleu vuole evocare percezioni, esprimere un pensiero e un’intuizione.  

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15.11.2018

Il manzo di Kobe si è conquistato la reputazione globale di carne dalla delicatezza impareggiabile, ma da dove arriva questa sua fama? Kobee Kōbe-gyūsono entrambi marchi registrati in Giappone per la carne ottenuta dall’allevamento del bovino di razza Tajima. Affinché possa essere denominate tale, la carne deve rispettare tutta una serie di parametri che riguardano il luogo di produzione, la qualità e la razzaTajima è il nome di una razzanata e cresciuta nella prefettura di Hyōgo, la cui linea di sangue si tramanda dal periodoEdo (1603-1868).Il pedigree eccellente e l’allevamento controllatissimo contribuiscono a rendere la carne estremamente tenera e riconoscibile per via dell’aspetto marmorizzato, dovuto alle parti di grasso inframmezzate alla carne rossa, chiamate sashi. Il termine Wagyūdefinisce una razza ottenuta durante e dopo il periodo Meiji incrociando razze giapponesi con razze di origine estera. Tuttavia, questo manzo di origine giapponese così celebre in tutto il mondo non arriva necessariamente dal Giappone. Se desiderate provare il vero manzo di Kobe, ecco una lista di ristoranti da provare a Tokyo. Kobe TanryūIl posto ideale per osservare, seduti al bancone, la preparazione della carne teppanyaki, affettata e cotta alla griglia. Questo ristorante ha vinto più volte il titolo di Champion Kobe Beef negli oltre 50 concorsi sul manzo di Kobe che si tengono ogni anno, per cui la qualità della carne è assicurata. Kobe KikusuiQuesta macelleria con cucina serve bistecche e altre specialità giapponesi come il sukiyakie lo shabu-shabu, che esaltano la succosità della carne.  Kobe Steak Restaurant MōriyaCon oltre 130 anni di storia, Mōriya è un ristorante specializzato in carne diKobe ottenuta da animali di pura razza Tajima allevati in una fattoria nei pressi di Yabu. Qui si gustano ottimr bistecche a prezzi ragionevoli. Kobe Beef Ramen YazawaLa specialità della casa è un ricco ramen servito in una zuppa a base di ossa di manzo di Kobe e altri ingredienti selezionatifra cui verdure coltivate nella prefettura di Hyōgo e chāshū(maiale arrostito), che richiede una preparazione di 16 ore. Un’altra specialità da non perdere è il tendona base di manzo di  Kobe servito con l’uovo su base di riso, una vera delizia.   

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09.11.2018

Chi ha avuto la fortuna di vedere lo Sri Lanka prima della guerra civile, che ha reso quest’isola a sud dell’India sostanzialmente off-limits per quasi 30 anni, forse ne ricorderà il le atmosfere ancora intatte, il delicato sapore esotico, quella sensazione di trovarsi in un’India in miniatura, più vivibile e gentile, meno caotica. In un’epoca in cui il turismo intercontinentale era ancora appannaggio di pochi e l’isola era tutta da scoprire, poteva capitare di ritrovarsi ospiti di gente del posto per pochi denari, di prendere un the al ginseng nella giungla o di farsi scortare fra spiagge, piantagioni di the, templi e antichissime rovine a bordo di un furgone scassato, scambiando surreali conversazioni in un inglese stentato.Le temute tigri Tamil, che di lì a poco avrebbero scatenato la guerra, erano spesso evocate con terrore o nominate sotto i baffi, ma per un turista era ancora difficile comprendere la gravità della situazione. Nel 2009, cessato lo stato d’emergenza l’antica Ceylon britannica, oggi Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka, ha riaperto le porte ai visitatori. A quasi 10 anni di distanza, il panorama è decisamente cambiato rispetto agli anni Ottanta, perché l’isola si è preparata ad accogliere un turismo non necessariamente di nicchia, attrezzandosi con strutture adatte che permettono di scoprirne il fascino senza rinunciare alle comodità. Ecco allora qualche indirizzo da segnare in agenda per il vostro prossimo viaggio in Sri Lanka. KK Beach (Habaraduwa)Il design minimale di questo boutique hotel sembra scelto per lasciare ai colori e alla bellezza dell’Oceano Indiano il ruolo di protagonista. La lunga spiaggia color champagneunisce l’arcobaleno del giardino tropicale all’indaco dell’acqua, la cui magia è ritratta nelle opere degli artisti locali che decorano le suite. Da quest’oasi nella zona sud-occidentale dell’isola si può visitare, fra le tante mete, la città coloniale di Galle, patrimonio dell’Unesco e caratterizzata dalle ville in stile coloniale olandese. Santani Wellness Resort (Kandy)Siamo nei pressi di Kandy, città nel cuore montuoso dello Sri Lanka, celebre per ospitare il cosiddetto Tempio del Dente, dove la tradizione vuole sia conservata una reliquia del Buddha. Il Santani Wellness Resort è un vero e proprio santuario del benessere, immerso nella natura, dove si possono praticare rituali detox ayurvedici e Yoga, ritrovando equilibrio e pace. Ulpotha Yoga & Ayurveda RetreatUlphota è un villaggio della zona montuosa a nord-ovest dell’isola, vicino alla città di Kurunegala. L’attività principale è la coltivazione di riso ma per sei o sette mesi all’anno, da novembre a marzo e da giugno ad agosto, il villaggio si apre all’ospitalità diffusa in capanne, spartane ma estremamente accoglienti, e offre ovunqueseminari di yoga e terapie ayurvediche tradizionaliche tramandano la millenaria sapienza di questo luogo abitato da oltre 5000 anni. Si dice che Ulphota fu fondato da un gruppo di pellegrini provenienti dall’Himalaya alla ricerca delle tracce del figlio del dio Shiva, di certo c’è la particolare vocazione di questo e l’occasione di vivere l’autentica spiritualità locale. Saman Villas (Bentota Beach)Siamo su un promontorio che si allunga nell’Oceano Indiano sulla costa ovestdello Sri Lanka, fra Colombo e Galle. Le 27 suite richiamano ildesign degli antichi templi locali, offrendo ciascuna una vista indimenticabile. Si tratta di uno dei luoghi più panoramici e romantici dell’isola, dove la privacy è sacra e il servizio curato in ogni minimo dettaglio. Sen Wellness Sanctuary (Renawa Turtle Beach)Yoga e Ayurveda sono i protagonisti di questa spa dall’architettura studiata per raccogliere l’energia della terra e regalarla ai propri ospiti. Vicino alle lunghe spiagge della laguna di Renawa, propone, inoltre, trattamenti osteopatici e cibo eccellente, in linea con i dettami dell’Ayurveda per ritrovare il proprio benessere. Tri HotelIl lusso sostenibile è al centro di questo celebre ed esclusivo resort sulle rive del lago Koggala, nella zona meridionale dell’isola, fra Galle e Madara. La comproprietaria è Lara Baumann, celebre insegnante di yoga conosciuta in tutto il mondo che qui ha creato il luogo ideale per trasmettere il proprio percorso di ricerca. Le 11 suite si distendono lungo il promontorio che si fa largo fra le acque del lago, Yoga e Ayurveda scandiscono le giornate alla ricerca di un nuovo benessere fisico e spirituale.  

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07.11.2018

L’inverno è la stagione ideale per visitare un museo. Passeggiare nel tepore delle sale circondati da tanta bellezza mentre fuori piove e fa freddo rende l’esperienza ancora più appagante. E alla fine della visita, fermarsi a bere o a mangiare qualcosa nel caffè del museo con vista sulle opere o magari su un bel giardino è la degna conclusione di una giornata perfetta. Ecco cinque splendidi caffè in altrettanti musei di Tokyo. Museo Mitsubishi Ichigōkan: Café 1894Inaugurato nel 1894,poco dopo l’apertura delle relazioni diplomatiche del Giappone con il resto del mondo, l’edificio originale, fedelmente ricostruito nel 1968, fu progettato dall’architettoinglese Josiah Conder in stile Queen Anne. La collezione permanente è dedicata agli artisti europei di fine Ottocento, fra cui Henri de Toulouse-Lautrec, Odilon Redon e Félix Vallotton. Dopo aver visitato la collezione, potete rilassarvi nell’ambiente classico del caffè, aperto dalle 11.00 alle 23.00, per un pranzo, un the o una cena. Tokyo Metropolitan Teien Art Museum: Café TeienLa ex-residenza del principe e della principessa Asaka, educati a Parigi, risale al 1933 ma fu trasformata in museo solo 50 anni dopo. Gli interni, dalle decorazioni murali fino al mobilio e alle luci, sono un magnifico esempio di stile Art Déco, realizzate da grandi artisti del calibro di René Lalique e Henri Rapin. Ma il palazzo è conosciuto anche per il suo splendido giardino - teienin giapponese – sul quale si affacciaun tranquillo caffè con vista sul verde. Qui è tutto così rigoglioso che vi sembrerà impossibile pensare di trovarvi in città.  The National Art Centre: Salon de Thé “Rond”Progettato nel 2007 dal celebre architetto giapponese Kishō Kurokawa, pur non avendo una collezione permanente questo museo è uno degli spazi artistici più grandi del Giappone. Al suo interno ci sono un ristorante e tre caffè, ciascuno con uno stile differente, ma tutti ugualmente capaci di regalare un angolo di tranquillità in una cornice magnifica e immersi nell’arte.Il Salon de TheRondè una sala da the che si trova in cima a un enorme cono rovesciato e prende il nome proprio dalla sua forma circolare.  Museo Nezu: Nezu CaféNel cuore del quartiere della moda, a due passi da Omotesandō, il Museo Nezu ospitala collezione private di arte giapponese e dell’estremo orientedi Kaichirō Nezu, un uomo d’affari che fu presidente della Tōbu Railway. Il rigoglioso giardino sfrutta la natura ondulata del terreno  per creare uno scenografico paesaggio caratterizzato dal sussegursi di dune e collinette. Ci sono quattro sale da the nel parco, utilizzate anche per la cerimonia del the. Il nuovo Nezu Caféè il rifugio perfetto dal caos cittadino, con un menù ricco di miscele di the e caffè, matcha e dolci tradizionali giapponesi e occidentali.  Museo Hara: Café d’ArtProgettato come una residenza occidentale degli anni ’30 daJin Watanabe, famoso anche per aver firmato il progetto del Tokyo National Museum a Ueno Park e quello del Wakō Building a Ginza, il Museo Hara ha aperto nel 1979 ed è stata una delle prime istituzioni culturali giapponesi dedicate all’arte moderna. È conosciuto come uno dei simboli del modernismo giapponese, con un giardino  delineato da curve morbide che fa da cornice al rilassante Café d’Art.  

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26.10.2018

Pensare di godersi lo spettacolo autunnale del foliage a Kyoto senza essere circondati da orde di turisti è forse un po’ troppo ottimistico, ma è pur vero che l’ex capitale del Giappone offre alcuni luoghi nascosti dove i colori incantevoli del momiji si possono ammirare avvolti dalla pace. Fra questi c’è il giardino del tempio Zen di Daikin-zan Hōgon-in, costruito in era Muromachi (1336-1573). Questo giardino paesaggistico è il vero gioiello del tempio, originariamente progettato da Sakugen Shūryō, un prominente sacerdote Zen vissuto nell’epoca della fondazione del tempio. Il giardino abbraccia il paesaggio di Arashiyama ed è famoso per le sue grandi rocce, una delle quali a forma dileone.Inserito nella celebre Guida illustrata ai luoghi e Giardini della Capitalepubblicata nel periodo Edo (1603-1868), comprende elementi del paesaggio naturale come muschi, piante e rocce ed è noto anche come Giardino del Ruggito del Leone.Fra gli elementi più caratteristici c’è una struttura in pietra a secco che rappresenta le cascate della Porta del Drago sul FiumeGiallo. Secondo una leggenda cinese, una carpa capace di risalire queste cascate sarebbe in grado di trasformarsi in un drago. Nel buddhismo Zen, la carpa che risale la cascata simboleggia la capacità di raggiungere l’illuminazione e dunque di diventare un Buddha. Il viaggio in treno lungo la Keihoku Electric Railroad Arashiyama Line vi regalerà altre magnifiche viste sul foliage autunnale.  Nel periodo del picco del foliage, il Giardino del Ruggito del Leone resterà aperto anche la sera, dalle 17:30 alle 20:30, dal 9 novembre fono al 2 dicembre, offrendo ai visitatori la rara opportunità di contemplare lo scenario mozzafiato di Arashiyama, nel silenzio più completo, lontani anni luce dal caos della città.   

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18.10.2018

Sugamo: il soba stellatoTsuta è uo degli indirizzi più rinomati in città per il soba, tanto da essersi guadagnato l’ambita stella Michelin grazie alla qualità superiore dei suoi ingredienti. In una ciotola di shōyu soba assaporerete i noodle immersi in un brodo caldo e denso condito con tre tipi di salsa shōyu tare, pollocochine shamorokkudi Nagoya, pesce e verdure. A completare il tutto, le fette di farne di maiale marinate in erbe e vino rosso ai germogli di bambù. Ginza: la cucina salutista di KamonkaUna dieta bilanciata regala una buona salute: ecco il principio che sta dietro alla selezione di noodledi Kamonka, preparati con verdure biologiche e altri ingredienti sani. Il ristorante è famoso per il suo tantan ramen asciutto guarnito con mabo-dofu, che contiene due dei principali ingredienti della cucina piccante di Sichuan. A pranzo lo si mangia insieme al riso o al porridge di riso kayu.  Shinbashi: i Mensen in stile TaiwanI mensen non sono altro che dei sōmen (noodle sottili) bolliti in una zuppa densa. Si tratta di uno dei piatti forti della cucina Taiwanese, spesso venduto per strada, i cui ingredienti variano in base alla stagione e alla zona da Taipei a Kaohsiung, diventando sempre più delicati man mano che si avanza verso sud. Ōtemachi: i beimen di ComphoQui i beimen, vale a dire i noodle di riso, sono la base di numerose ricette che mescolano ingredienti etnici con la classica zuppa giapponese. Fra le più famose c’è il tom yum, preparato con gamberi succosi e condito con erbe e spezie. La sera, oltre ai noodle, si possono assaggiare diversi piatti salutari a base di verdure.   Ōtsuka: il ramen di NakiryūNel tantan ramen di Nakiryū, che si è guadagnato una stella Michelin, i noodle sono serviti in una zuppa in cui i sapori della carne trita, della cipolla e del sesamo trovano un’armonia unica. Anche chi non ama il sapore forte del tantan ramenapprezzerà questa versione stellate e sofisticata. 

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09.10.2018

Chiunque deve poter accedere alla qualità. Lo chef Nicola Dinato ha esattamente questa idea e la trasforma in alta cucina ogni volta che apre la porta di Feva, il ristorante che ha aperto insieme alla moglie Elodie Duboisson e che dal 2014 vanta una stella Michelin. Feva si trova a due passi dalle mura di Castelfranco Veneto, la cittadina natale di Dinato nel cuore della marca trevigiana. Da lì era partito a vent’anni, nel 2001, per imparare alla corte dei più grandi maestri della cucina internazionale come Ducasse, Roux e, forse più di tutti, Ferran Adrià. Lavorò, infatti, per una stagione a El Bulli, il leggendario ristorante di Adrià in Costa Brava, nel momento di massima notorietà della cucina molecolare, così vicina alla scienza per metodo e precisione e per questo estremamente legata alle caratteristiche proprie di ciascun ingrediente. Feva è il luogo dove l’alta cucina, così concettuale nella scuola di Adrià, torna a farsi comprensibile senza perdere in rigore e ricerca. Lo fa grazie a un prezzo volutamente contenuto, alla trasparenza nella preparazione dei piatti grazie alla cucina a vista, a una scansione dei gusti che rispetta il senso originario di ogni singola componente. È l’idea di “cucina madre” che accoglie tutti i frutti del mondo e della terra rispettandone l’essenza e restituendola sotto forma di esperienza di gusto ed emozione. Feva è anche una famiglia, intesa come comunità di persone che condividono lo stesso spazio e lo stesso obiettivo. Il territorio, la terra fertile dell’alto Veneto, è presente con le sue materie prime e con le sue tradizioni. Fin dal nome, Nicola Dinato rivendica le sue radici: Feva è infatti una menda,un “sopracognome” che veniva dato a un ramo particolare di una famiglia per distinguerlo dagli altri, una tradizione veneta che qui rinasce.  Dinamicità e creatività sono le modalità con cui il passato rinasce nella cucina di Feva: senza concessioni alla nostalgia e con la libertà creativa di produrre variazioni di alcuni piatti tipici della tradizione, come il riso o le carni, forti di una eccezionale competenza. Il risultato di questo pensiero sulla cucina è un’esperienza sensoriale che gioca spesso sullo scarto fra l’aspetto e la realtà, con presentazioni che simulano ingredienti di tutt’altra natura rispetto a quelli effettivi. In “come un’impepata di cozze”, ad esempio, i ravioli ripieni riprendono in tutto l’aspetto del guscio. Così, nulla è come sembra in questo angolo di provincia veneta che riesce sorprendentemente a offrire un’esperienza gastronomica all’avanguardia trasformando ingredienti semplici in piatti complessi e ricercati. 

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27.09.2018

A partire dal grande boom del cocktail noto come Highball, la versione giapponese del whisky & soda, il consumo di whisky in Giappone è cresciuto vertiginosamente (dai 75 milioni di litri del 2008 ai 135 milioni nel 2015). Allo stesso modo, nel 2017 le vendite di whisky giapponese all’estero hanno raggiunto la cifra record di 5.49 milioni di litri, quintuplicando rispetto a dieci anni fa. Al contempo, la carenza di whisky di malto ha cominciato a farsi sentire. Naturalmente, si possono maltizzare anche mais, grano o segale, ottenendo il cosiddetto “whisky di cereali”, ma il whisky più ricercato al momento è il single malt, ottenuto dal malto d’orzo. A causa delle differenze nel processo di produzione, le distillerie tendono a esaurire più facilmente il whisky single malt, che non si può produrre in massa come i whisky di cereali. Il whisky single maltdi Suntory, con i suoi sottomarchi Yamazaki, HibikieHakushu,ha vinto numerosipremi all’International Spirits Challenge, divenendo famoso in tutto il mondo.Suntory è la più antica distilleria di whisky single maltdel Giappone e si trova a sud-ovest di Kyoto, ai piedi delTennozan. La storia del whisky giapponese è cominciata proprio a Yamazaki nel1923, dove per la produzione del whisky si utilizza l’acqua della fonte naturale Rikyūno Mizu (“acqua della villa imperialee il clima è particolarmente propizio grazie all’umidità generata dall’intersezione dei fiumiKatsura, Uji e Kizu. La distilleria Suntory di Yamazaki offer tour guidati degli impianti di produzionee ha un museo del whisky dove si racconta nel dettaglio la storia del single maltdi Yamazaki dalla fondazione fino a oggi, un bancone per degustazioni e un negozio. La Whisky Library al primo pianoèuna bellissima collezione che raccoglie migliaia di whisky diversi. 

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14.09.2018

L’estate, il caldo, l’aria condizionata e i continui cambi di temperatura: tutto questo può rivelarsi particolarmente stressante per la salute fisica e psicologica. Per arrivare in forma agli impegni autunnali e alla ripresa del lavoro, i giapponesi amano concedersi un bagno rilassante e un massaggio alla spa on in un centro termale e magari un bel pasto sano ed equilibrato direttamente sul posto. Ecco dove è possible trovare tutto questo nel bel mezzo del caos e del traffico di Tokyo.  Odaiba: Hilton HotelLa An Spa dell’Hilton è un indirizzo di pregio per rilassarsi con vista sulla Tokyo Tower e il Rainbow Bridge. Oltre alle piscine e alle vasche interne, tutte realizzate integrando materiali naturali, sono disponibili diversi trattamenti e spazi dedicati al fitness. Shinjuku: Thermae YuIdeale per rimettersi in sesto dopo un giorno di lavoro o una serata impegnativa, questa bella spa ha una vasca all’aperto con acqua termale di Izu(trasportata fresca ogni giorno) dagli effetti benefici su nevralgie, dolori muscolari, affaticamento, distorsioni e ferite. C’è anche una vasca interna ad alta concentrazione di anidride carbonica dove stare a mollo per alleviare la fatica.  Ryōgoku: EdoyuEdoyu è una spa in stlile giapponese modern dove si respirano le atmosphere del periodo Edo, circondati da splendidi murali con riproduzioni di alcune famose opere di Hokusai. Ci sono vasche termali, una sauna finlandese, una sauna Loess a temperatura bassa, bani freddi, doccia nebulizzata, massaggi e scrub.  Sugamo: Tokyo Somei Onsen SakuraBasta varcare la soglia per immergersi in uno splendido giardino giapponese e dimenticare il caos della città, fra servizi di alto livello, tre tipi di sauna e 11 tipi di bagni rilassantiall’interno e all’esterno, fra cui quello in acqua termale naturale ricca di minerali. Imperdibile la vasca in pietra naturale con raggi FIR (raggi infrarossi a bassa frequenza) e ioni negativi per stimolare il metabolismo, rilassare e disintossicare.  Ogikubo: Nagomi no YuAd appena un minuto dalla stazione di Ogikubo, qui si possono provare diversi tipi di bagni termali in base alla stagione, compreso quello con acqua ricca di cloruro di sodio trasportata daMusashino e molto rara in città. Ci sono anche saune finlandesi, a base di aria calda e con ionizzazione negativa dell’aria. 

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13.09.2018

In Spagna, fra le secolari foreste di querce della Navarra, si può dormire sugli alberi nel massimo del comfort e letteralmente immersi nella natura. Lo chiamano “lusso a piedi scalzi” ed è l’idea da cui è nato Basoa Suites, un boutique hotel sugli albericomposto da sei suite in legno lavorato a mano e studiate per preservare nel tempo la bellezza dell’ecosistema che le avvolge, sorprendente fonte di benessere per ogni ospite.  Basoa Suites si trova a Lizaso, fra Pamplona e San Sebastian, nel cuore della Amati Oak Forestnella valle di Ultzama, gioiello naturale protetto caratterizzato per la varietà di uccelli e la ricchezza di funghi.  Le suite, ognuna diversa dall’altra, sono studiate in ogni dettaglio, tecnico e estetico, per minimizzare l’impatto e massimizzare la creazione di un circolo virtuoso di bellezza e benessere fra uomo e natura. Il legno è lavorato con tecniche tradizionali rigorosamente artigianali: ogni elemento in legno di Basoa Suites, dalle strutture agli oggetti, è realizzato a mano. La shou sugi bangiapponese, ad esempio, chiude i pori del legno attraverso un’attenta bruciatura della superficie che impedisce all’acqua di penetrare e regala al legno un particolare colore brunito e una resistenza eccezionale al tempo e alla pioggia. La lavorazione a scandole, italiana, trasforma il legno in assicelle sottili con una speciale modalità di taglio.  Tutte le soluzioni nascono per unire raffinatezza, comfort e sostenibilità: i bagni di ciascuna suite hanno trattamenti a secco per evitare tubature e scarichi, i percorsi per accedere alle strutture sono costruiti su passerelle in modo da non interferire con il suolo. E la colazione e la cena? Arrivano direttamente in camera dentro cestini trasportati da carrucole.  Cosa ancor più interessante, l’obiettivo dei fondatori è portare l’esperienza di Basoa Suites in Italia. Il progetto si chiama Tree Suitese vi partecipano Mikel Leyun Perez, tecnico e artigiano delle costruzioni e della lavorazione del legno, Claudia Marchesotti, architetto per il Politecnico di Milano, Inaki Iroz Zalba, attuale gestore di Basoa Suites, e la geologa Leire Iribarren.  Tree Suites, come Basoa, nasce dal desiderio di diffondere il piacere di soggiornare immersi nella natura attraverso l’impiego di design innovativo e materiali naturali. La domotica entrerà, a sorpresa, per ridurre al minimo i consumi con un sistema open source specifico messo a punto internamente. Il tutto nascerà avvalendosi della collaborazione di realtà locali del territorio che condivideranno valori e obiettivi del progetto. Una nuova meta dove respirare il profumo del legno guardando la natura vivere fra gli alberi, per dimenticare la frenesia del tempo e godersi un angolo di paradiso, a piedi scalzi. Incrociamo le dita. 

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03.09.2018

Nel vigneto delle Vinazze della Tenuta San Michele, a pochi chilometri da Siracusa, c’è una pietra miliare che ricorda una data e un fatto che hanno cambiato la storia: l’armistizio fra Regno d’Italia e l’esercito degli Alleati del 3 settembre 1943, seguito allo sbarco degli Alleati in terra di Sicilia avvenuto il 10 luglio e prologo all’annuncio del Maresciallo Badoglio dell’8 settembre. In quella data, la Sicilia divenne ancora una volta il centro del Mediterraneoe della storia italiana e lo fece nel cuore di una grande proprietà legata da secoli alla stessa famiglia: la famiglia Grande. Aristocrazia, gusto e apertura al mondo si fondono infatti da generazioni in questo buen retiroestivo degli intellettuali, nobili e notabili delle vicine Siracusa, Noto, Modica. Fra le personalità più brillanti c’è quella di Coraly Grande Sinatra, donna capace di attraversare il Novecento con l’autonomia e il fascino della sua brillante personalità, viaggiando, dedicandosi all’arte e prodigandosi a favore dei diritti delle donne.Il suo nome e la sua storia intrisa di stile, eleganza e intelligenza sono oggi espressi dal resort Donna Coraly, riportato al suo splendore al contempo rustico e aristocratico dalla nipote di Coraly Grande Sinatra, Lucia Pascarelli. Le cinque suite sono incastonate nella villa gentilizia inserita in un’antica masseria del 1400, protetta da un fossato e dalle mura come era tipico delle architetture rurali del tempo, e sono un fiorire di maioliche, pietra lavica, mobili d’epoca e opere d’arte moderna e contemporanea. Da ciascuna si accede direttamente al bio-laghetto, alla piscina e al giardino botanico. Lucia Pascarelli ha scelto di far crescere il suo resort nella migliore armonia possibile con la natura che lo circonda. Il grande giardino di oltre 5.000 metri quadri ospita una grande varietà di piante mediterranee punteggiate da specie esotiche e tropicali. Un grande carrubo indica la strada per l’Hortus Conclusus dove si coltivano piante aromatiche, verdura e frutta che diventano parte dei piatti serviti agli ospiti. I dintorni offrono una lunga serie di luoghi unici al mondo. Le aree marine protette di Cavagrande, del Plemmirio e di Vindicari offrono paesaggi eccezionali così come le grandi spiagge di Fontane Bianche e San Lorenzo. Le meraviglie barocche di Noto, l’isola di Ortigia e Siracusa, con la sua arte e la magnificenza del Teatro Greco, sono solo alcune delle possibili mete a poco più di 15 minuti dal resort, per vivere le tante sfumature della Sicilia attraverso lo spessore della sua storia, l’eleganza della sua ospitalità e la forza della sua natura. 

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24.08.2018

Questo non è un ristorante. Ci vuole il surrealismo di Magritte per raccontare Vespertine, la nuova idea di Jordan Kahn, best new chefdel 2017 secondo Food&Wine. Una cena al Vespertine supera l’inflazionata definizione di “esperienza” e si trasforma in un evento, uno spazio e un tempo in cui accade qualcosa difficile da dimenticare. Per cominciare, lo spazio: Vespertine nasce dentro un edificio senza muri, un involucro ondulato in vetro rivestito da una griglia di acciaio che gli è valso il soprannome di “The Waffle”. L’architetto è Eric Owen Moss, a cui si devono tutti gli edifici più innovativi di Culver City, il sobborgo di Los Angeles dove si trova Vespertine, opere architettoniche inconfondibili per originalità e sperimentazione, frutto del suo ingegno e della committenza visionaria di Frederick e Laurie Samitaur-Smith. Moss arrivò in una Culver City diventata città fantasma dopo l’ondata di chiusura degli studios negli anni ’70 e ’80, in particolare della Metro Goldwin Mayers che qui aveva il suo centro principale di produzione fin dagli anni ’20. Dagli anni ’90, per questa e altre iniziative analoghe, la città ha cominciato a popolarsi di artisti, creativi e start-up, i nuovi pionieri. Intorno a loro e al loro gusto hanno cominciato a nascere luoghi legati al mondo della ristorazione, fino all’approdo di Jordan Kahn nel 2014, anno in cui è partito il progetto Vespertine.  Lo spazio è una girandola di suggestioni: dalle sculture appese nel grande foyer all’ascensore, fino ai tavoli di acciaio con piano acrilico trasparente della sala da 22 coperti. La musica, elemento fondamentale nella messa in scena di Jordan Kahn, scandisce il tempo e cambia a seconda dello spazio: l’accesso al foyer è volutamente marcato da suoni a volte addirittura cacofonici, perché l’ingresso dia un’immediata sensazione di sollievo, di approdo in un altrove piacevole. L’ascensore è l’unico luogo completamente silenzioso, lo spazio del passaggio che porta prima al tetto, dove gli ospiti sono invitati a gustare i primi snack, e quindi alla sala.La cena ha una liturgia precisa di 18 portatedifficili da identificare al primo sguardo, dai sapori imprevedibili e precisi. Ogni cosa lavora per trasportare gli ospiti in un’altra dimensione, dove tutto sa di lontano e di nuovo. Chi sceglie Vespertine sceglie di osare, di perdere i punti cardinali delle tendenze della gastronomia contemporanea, prima fra tutte il chilometro zero, e abbandonarsi a una sequenza di gesti che attivano tutti e cinque i sensi. Il cibo diventa filo conduttore di una storia vissuta da ciascuno in modo diverso, accompagnata da personale di servizio altrettanto alieno, con divise disegnate  dal designer newyorchese Jona Sees. Nel mondo di Jordan Kahn ci si muove per sperimentare chi saremmo se fossimo immersi in un altro mondo: che sia questa l’anima più autentica che può vestire il cibo nella città degli Angeli e del cinema? 

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16.08.2018

Insalata, avocado, uova, caffè e Vegemite, non necessariamente in quest’ordine: ecco le prove che la colazione che avete davanti viene dall’Australia, e che state per assaggiare un mix di sapori che, piano piano, sta conquistando i gourmet di tutto il mondo.  L’aussie breakfast è la soluzione per gli amanti traditi dal brunch causa eccessiva inflazione dopo l’hype di inizio millennio: un pasto sano, gustoso e bellissimoperché si sa che, nell’era di instagram, l’occhio più che mai vuole la sua parte. Del resto, per lo stile di vita australiano la colazione è fondamentale: nella terra dei canguri ci si alza presto, si cercano cibi leggeri e nutrienti per poter fare sport magari prima del lavoro, si portano nel piatto i colori e la forza dirompente dell’Oceano.  La natura è il contesto, la fonte, l’ispirazione di una cucina che racconta le sue radici: ci sono le uova della colazione anglosassone, il pesce, l’avocado e i sapori dell’Oceano Pacifico e dell’Asia, le insalate e le verdure di stagione legate alle forti comunità arrivate in Australia dal Mediterraneo, italiane e greche su tutte.  L’avocado è il re: servito in forma di salsa, a fette, a cubetti, in insalata o sul pane tostato non può mai mancare. Le uova, soprattutto in camicia, sono regine, con qualche concessione allo scrambled. Frutta e verdura di stagione creano insalate colorate e ricche, mescolate con quinoa o cereali. Tutto artigianale, tutto fresco, tutto recuperato il più vicino possibile. Le frittelle, magari di mais, sono il sapore di casa, il tocco familiare che accompagna tutti i bambini australiani e che ritorna nei menù di New York e Londra per incuriosire i neofiti e regalare qualche momento di sana nostalgia agli expat. Il caffè è un altro punto fisso, magari sotto forma di ‘flat white’, un caffè nero con aggiunta di schiuma di latte, vera passione locale così come il Vegemite, crema spalmabile salata a base di lieviti, che può essere solo assaggiata e difficilmente descritta.  Lo stile dei bistrot e café australiani in giro per il mondo è altrettanto invitante perché ricrea, nell’interior design e nell’atmosfera, il clima rilassato e sorridente della vita di spiaggia di fronte all’Oceano e lo porta nel caos di New York o nella pioggerella di Londra.  Last but not least, la colazione australiana è un pasto proposto e consumato a qualsiasi ora del giorno, perfetto per i ritmi imprevedibili delle città contemporanee. L’importante è che sia tutto fresco, sano, colorato e mescolato: un terreno di sperimentazione e scoperta perfetto per gli chef visionari del terzo millennio. 

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13.08.2018

Leggenda vuole che l’estate in città sia un problema, soprattutto quando si è troppo lontani dal mare per distrarsi dal caldo e dalla noia delle città svuotate. Ma è veramente così? Fra partenze intelligenti e smart working, le estati in città sono oggi una tendenza, perfetta per riscoprire con ritmi più blandi i percorsi quotidiani, ma anche per godere di nuovi spazi che ricreano l’atmosfera della spiaggia lungo fiumi, laghi e parchi e offrono spazi per giocare e rilassarsi di giorno ed eventi e musica la sera. Ecco l’elenco delle spiagge che non ci si aspetta nel cuore dell’Europa. Paris Plages, ParigiDal 2002, per un mese ogni estate lungo la Senna appare una vera e propria spiaggia.Sulla Rive Droite, fra il Louvre e Pont de Sully, fra luglio e agosto si può camminare sulla sabbia, rilassarsi, gustare un drink o un gelato, giocare e godersi un supplemento di estate sotto i grandi ombrelloni e/o seguendo il cartellone di eventi serali.  AFK Canary Wharf, LondraSiamo a East London, in una delle anse del Tamigi, in mezzo ai grattacieli che hanno cambiato lo skyline della capitale inglese a cavallo del millennio e c’è una spiaggia. Vera. Sabbia dove rilassarsi ma anche campi da beach volley dove sfogare la voglia di sport estivi. Il Kerb Food Market offre la possibilità di uno spuntino o di un lunchbreak a qualsiasi ora e, del resto, pochi sono bravi come gli inglesi a sfruttare ogni singolo raggio di sole. Amburgo Siamo nel secondo porto d’Europa, ma le spiagge che si possono trovare lungo il fiume Elba sono davvero una sorpresa. Con le prime giornate di sole della primavera vengono portate tonnellate di sabbia che creano un vero e proprio litorale artificiale pieno di sdraio dove fermarsi a sorseggiare un drink. Si può scegliere l’atmosfera più congeniale: lo spazio più pop di Strand Paulio l’aria più ricercata dell’Hamburg City Beach ClubVarsavia Ci sono poco meno di 300 chilometri fra Varsavia e il mare ma per fortuna nel mezzo della città scorre il fiume Vistola con le sue insenature naturali trasformate nel tempo in spiagge. Qui le nottate sono a base di musica e dj set, eventi ormai cult per la città, mentre di giorno non è raro prendere il sole (quando disponibile) in compagnia di cervi, alci e cinghiali che si lasciano intravvedere fra i boschi che costeggiano la spiaggia e il fiume.  Vienna Parte del sistema di protezione dalle piene del fiume, la Donauinsel, l’isola di 21 chilometri creata sul tratto urbano del Danubio è diventata la meta ideale di chi vuole fuggire per qualche ora dalla città e rilassarsi nella natura. Spiagge di ghiaia e di sabbia, lunghe piste ciclabili, bellissime passeggiate e zone barbecue per gli amanti del genere sono a disposizione dei cittadini a una manciata di minuti dai loro uffici.  PragaSono ben tre le spiagge artificiali di Praga. Vltava Beachè la più vicina al centro: famosa per la presenza di cigni e anatre, è un buon punto per nuotare o partire per un giro in barca sul fiume, il tutto con vista sul Ponte San Carlo, uno dei simboli della città. Sempre sul fiume Moldava si trova Smìchov Beach: 700 tonnellate di sabbia garantiscono ampio spazio per rilassarsi e godere di ogni singolo raggio di sole, approfittando dei campi da volley, basket e badmington di giorno e dei tanti eventi in programma la sera. Il lago artificiale Lhotaè a pochi chilometri dalla città: per amanti della natura e della quiete.  Blijburg Aan Zee, AmsterdamBIiijburg, nella zona sud-est della città, è uno degli ultimi quartieri creati ad Amsterdam, dove le case sono su isole artificiali o direttamente sull’acqua dell’Ijmeer. L’atmosfera giovane e bohemiénne è la stessa che si respira sulla spiaggia di sabbia creata per offrire agli abitanti un luogo di svago, aperto a tutti e vivace come è nello stile della città.  Vicenza Tutto in proporzione: in questa piccola città-gioiello dell’architettura, plasmata nel ‘500 dalla mente di Andrea Palladio, il fiume Bacchiglionesi fa largo fra i palazzi antichi e i ponti dal sapore veneziano. In una delle anse più ampie una piccola spiaggia di sabbia, con bar, sdraio e playground per i bambiniè l’occasione per una sosta e per godere di un mix non scontato di relax balneare e bellezza urbana dall’origine antica. Arena Badeschiff, BerlinoUna grande piattaforma di oltre 1.400 metri quadrati ormeggiata sulla Sprea diventa la spiaggia preferita dei berlinesi: piscina riscaldata, solarium, bar e piccoli ristoranti. La cornice è la vista sul ponte Oberbaum, eretto nel 1724, a lungo il ponte più lungo di Berlino, che collega Kreuzberg e Friedrichshain, rispettivamente nella parte est e ovest della città, e sulla celebre torre della televisione.  Ginevra Anche lo spazio più informale a Ginevra ha un’allure elegante. È il caso dei celebri Bains de Paquis, sulle rive del lago che dà il nome alla città: uno stabilimento balneare urbano creato nel 1872, ristrutturato in stile Art Déco negli anni ’30 e oggi area di svago e refrigerio per la popolazione urbana e i turisti, a un prezzo tra l’altro assai popolare. I frangiflutti sono un ottimo rifugio in caso di affollamento.  

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06.08.2018

Era solo questione di tempo. Il poké hawaiiano, piatto a base di pesce crudo marinato, era destinato a diventare un inarrestabile food trend e a trasformarsi da cibo tradizionale e quotidiano per i natividell’arcipelago del Pacifico in oggetto del desiderio per i foodie di tutti i continenti. Facciamo un po' d’ordine, partendo dalla pronuncia: il provvidenziale accento serve a ricordare che si dice poh-kay, cioè “tagliato a tocchi”, e si riferisce al pesce crudo protagonista della versione originale del piatto, la cui origine si perde nella storia e risale a ben prima che gli occidentali approdassero alle Hawaii. Il primo poké prevedeva infatti semplice pesce crudo pescato lungo la scogliera e marinato con olio di sesamo e shoyu(salsa di soia). L’influsso della cucina giapponese, coreana e cinese è evidente e testimonia gli scambi continui da quel lato del Pacifico.  La successiva versione, l’ahi shoyu poké, è, in questo senso, la perfetta fotografia dell’incontro fra tradizione occidentale e cultura locale avvenuto alla fine del ’700. Grazie alle nuove flotte navali, il pesce diventa ahi, il tonno pinne gialle pescato nei mari più profondi, lontano dalla costa. Cipolla e chili entrano nei possibili condimenti accanto alle alghe e alle nociinamonatostate e tritate, ricche di sali minerali e oli e originarie dell’arcipelago filippino delle Molucche.  L’evoluzione contemporanea del pokénasce dal contatto con il gusto delle tribù metropolitane di tutto il mondo: da Los Angeles a Parigi, da Milano a Londra, non c’è capitale del lifestyle che non veda proliferare nei suoi menù le poké bowl, capaci di soddisfare le esigenze del momento: esperienza di gusto, immersione nella tendenza e ricerca di cibo salutare e fresco. I possibili mix da sperimentare nella propria bowl si sono moltiplicati, sia nei tipi di pesce, sia nelle marinature che nella presenza costante di riso e verdure di stagioneche trasforma il poké in un ricco piatto unico. Per andare all’origine del trend, gli indirizzi sono Sons of Thunderdi James King a New York, con le sue speciali marinature, e lo SweetFin Pokédi Los Angeles, che varia le bowlcon ingredienti supplementari provenienti da tutta l’area del Pacifico. A Milano ile poké bowlsi possono assaggiare sulle altalene di Pokeia, confidando nella fantasia dello chef Vincenzo Mignuolo e magari assaggiando uno dei cocktail proposti dal mixologistFlavio Angiolillo.  AhiPoké Londonsi è ormai diffuso in tutta la città, portando l’abitudine delle bowlda Fitzrovia a Spitafields, passando per Victoria. A Parigi c’è Natives, nella nuova culla delle tendenze – il quartiere intorno a Canal St.Martin, con cinque proposte di menù da accompagnare con succhi e centrifugati, seguendo le good vibecaliforniane. Se si chiede agli hawaiiani, però, l’unico posto al mondo dove gustare il vero pokésono le loro isole, dove è facile imbattersi nel più delizioso dei pokéin un convenience storeo in un minuscolo chiosco lungo la strada, come insegna la storia di questo cibo la cui conquista del mondo è partita dal supermercato Tamashiro di Honolulu negli anni ’70. 

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03.08.2018

The Clifton è un hotel di charme realizzato all’interno di un complesso di ville settecentesche immerse in un’antica tenuta di 100 acri a pochi minuti da Charlottesville, in Virginia. Qui si respira la storia degli Stati Uniti, in particolare quella del suo terzo presidente Thomas Jefferson, filosofo e autore della dichiarazione di Indipendenza. The Clifton occupa infatti la villa che fu costruita per la figlia del Presidente, Martha Jefferson, e il marito Thomas Mann Randolph nel 1799 e altre 4 ville realizzate fra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, all’interno delle quali sono state ricavate 20 stanze private. Ogni ambiente e ogni edificio hanno una propria anima, ma tutti sono accomunati da un insieme armonioso di mobili d’epoca e decorazioni moderne, il tutto punteggiato da una selezione accurata di opere d’arte contemporanea.  I grandi candelabri antichi del foyer accompagnano gli ospiti nel maestoso salotto con divani Chesterfield e poltrone Bergéres, dall’eleganza vintage e rilassata, e nella lounge. Il rivestimento in rame dei ripiani in rovere è l’elemento distintivo della zona bar, insieme ai grandi specchi che moltiplicano la luce e fanno vibrare i colori dei velluti, ricordando le atmosfere degli speakeasy degli anni ’30. Un grande patio dalle vetrate che corrono dal soffitto al pavimento permette di godere in ogni stagione della vista delle vicine Blue Ridge Mountains, una parte della catena degli Appalachi che va dalla Pennsylvania alla Georgia, dalle caratteristiche cime aguzze.  La cucina del ristorante 1799 è affidata a Matthew Bousquet, una stella Michelin all’attivo e una fantasia infinita nel seguire e cambiare costantemente i menù di ogni pasto, scegliendo di volta in volta in quale degli spazi condivisi servirli, così da permettere agli ospiti di godere di ogni ambiente, secondo la luce e l’ora del giorno. La cucina interpreta la tradizione dei piatti locali privilegiando prodotti della zona e di stagione, molti provenienti direttamente dall’orto privato che lo stesso Bousquet cura all’interno della tenuta. La cantina ospita vini locali con eccellenze vintage, a cui si aggiungono i cocktail realizzati dai bartender di The Clifton. Sorseggiare un ottimo vino al grande bancone di rovere rivestito in rame del bar è un modo per viaggiare nel tempo e scoprire l’anima più raffinata e discreta degli Stati Uniti

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03.08.2018

L’Awa Dance Festivalè una tradizione iniziata circa 400 anni fa. Awa è infatti il nome antico di Tokushima, a Shikoku.Sulla nascitadel festival non esiste tuttavia una teoria condivisa: secondo alcuni lo si organizzò la prima volta per celebrare il completamento del Castello di Tokushima, secondo altri si tratta di una variazione locale del Bon-odori, la danza tipica dell’O-bon, il festival buddhista giapponese che onora gli spiriti degli antenati. C’è infine una terza teoria secondo cui l’Awa Odori affonderebbe le radici della danza fūryū, da cui deriva il teatro Noh. Nel periodo Edo, il clan feudale di Tokushima proibì le danze per ragioni di ordine pubblico; in particolare, ai samurai era impedito di prendere parte alle celebrazioni pubblicheper evitare che perdessero l’onore ubriacandosi o assumendo comportamenti poco appropriati.  Hachisuka Ichigaku fu arrestato per aver partecipato all’Awa Dance Festival. Tuttavia, questi divieti non spensero l’entusiasmo della gente di Awa per il festival. L’Awa Odori era patrocinato dai ricchi mercanti, i quali avevano un ruolo centrale negli scambi culturali fra Awa e il resto del paese che influenzavano anche la scelta delle musiche e dei canti inseriti nel festival. Esistono due tipi di Awa Odori: l’otoko-odori(danza maschile) è ironica e dinamica, mentre l’onna-odori(danza femminile)è elegante e seduttiva. I danzatori formano squadre chiamaterene si sfidano fra di loro. L’Awa Odori comincia la sera, quando uomini, donne e bambini scendono in strada fra musica, danze e movimento, al ritmo della celebre canzone AwaYoshikono suonata da e dagli shamisen(liuti giapponesi) e dai tamburi taiko. Lo spettacolo principale si svolge ogni sera dalla 18.00 alle 22.00, mentre durante il giorno ci sono esibizioni su diversi palchi sparsi per il centro città. L’11 agosto l’Asty Tokushima Indoor Arena ospita il pre-festival con la partecipazione delle migliori squadre di danzatori. E c’è anche un’area dove turisti e visitatori possono cimentarsi nelle danze imparando i passi base.Ecco un video tratto dall’ultima edizione del festival.  

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26.07.2018

Yoron Island: YurigahamaQuella di Yurigahama è una splendida spiaggia a filo d’acqua che si trova a 1,5 chilometri dalla costa di Ōganeku, nella città di Yoron, prefettura di Kagoshima. Rinominata “la spiaggia fantasma”, questa striscia di sabbia bianchissima affiora soltanto con la bassa marea in estate e in primavera, circondata da unmare verse smeraldo che luccica nel sole. Secondo la leggenda, si avranno anni di fortuna e felicità quanti sono I granelli a forma di stella raccolti sulla spiaggia.  Shikine Island: Tomari BeachTomari Beach si raggiunge con un viaggio di tre ore in battello veloce da Tokyo. Protetta dalle rocce, questa spiaggia bianca si affaccia su un mare così limpido che si vedono i pesci. L’isola diShikine Islandè famosa soprattutto per le sue fonti naturalie per le tre vasche all’aperto aperte 24 ore al giorno. Lo stabilimento più rinomato è il Jinata Onsen, le cui acque sono efficaci contro nevralgie e problemi di circolazione. Le acque dell’Ashitsuki Onsen guariscono tagli, graffi e ferrite, mentre a Matsugashita Miyabiyu ci si può immergere nonostante la marea. Shizuoka: the beaches of ShimodaShimoda è una città della penisola di Izu, nella prefettura di Shizuoka, a tre ore di treno da Tokyo. È famosa per le sue nove splendide spiagge, soprattutto per la bellissima spiaggia bianca di Shirahama.Nagata Beach è una spiaggetta protetta da frangiflutti di pietra, dove è persino concesso accendere un barbecue. Se siete in cerca di acque limpide, onde gentili e tranquillità, il posto per voi è SotouraKujuppama è una spiaggia poco conosciuta e quasi intima, protetta dalle colline che impediscono alle auto di turbarne la pace. Nabetahama Beachè la più vicina a Shimoda, frequantata dalla gente del posto e soprattutto dale famiglie con bambini per via delle acque calme. Tatado Beach è frequentata dai surfisti. Iritahama ricorda una spiaggia tropicale, con le palme di Sago che lambiscono la sabbia. Fra le altre spiagge che meritano a Shimoda ci sono quelle di Kisami Ohama e diTōji. Kōchi: KatsurahamaKatsurahama è una spiaggi a mezzaluna all’interno dell’omonimo parco naturale, che si estende fra i capi di Ryuo e Ryozu. Si tratta di uno dei punti panoramici più spettacolari nella prefettura di Kōchi, con il verde dei pini, il blu del cielo e i sassolini colorati. Accanto alla spiaggia c’è una bellissima statua del samurai Sakamoto Ryōma mentre meritano una visita anche l’acquario e il Sakamoto Ryōma Memorial Museum. Hateruma: NishinohamaNishinohama si trova nell’estremo sud del Giappone, a un’ora di barca dall’isola di Ishigaki Island, a Okinawa. La sua bellezza perfetta sembra quasi creata al computer, tanto che è stata eletta la più bella spiaggia del mondo grazie al suo chilometro di spiaggia soffice e candida affacciata su un mare verde smeraldo.Fino alla barriera il mare è calmo ed è molto piacevole immergersi, mentre oltre la barriera si può fare snorkeling e ammirare lo spettacolo dei coralli e dei pesci colorati. Se invece non amate nuotare, potrete sempre godervi il sole sulla spiaggia. 

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25.07.2018

 L’amore di Tiziana Alamprese per Tokyo arriva da lontano, e nasce ben prima del suo trasferimento definitivo nella capitale giapponese, dodici anni fa, quando ha assunto il ruolo di direttore marketing di Fiat Auto Japan. Nata a Potenza, Tiziana, che oggi in qualità di direttore marketing di Fiat Chrysler Japanricopre un ruolo manageriale di primo rilievo nel mondo dell’automotivein Giappone, ci ha raccontato di essere rimasta folgorata dalla cultura del Sol Levante e dallo zen fin dai tempi del liceo classico, leggendo il dialogo di Heidegger con un discepolo giapponese contenuto nella raccolta di saggi filosofici In cammino verso il linguaggio. Poi sono arrivati la laurea presso l’Istituto Universitario di Lingue Orientali di Napoli con specializzazione in storia, lingua, economia e diritto giapponesi, il master in economia all’Università del Kyushu, a Fukuoka, e la certezza di voler tornare di nuovo, un giorno, in Giappone. Com’è vista e come vive il contesto lavorativo in Giappone una donna europea in un’alta posizione dirigenziale?TA:Come quello italiano, il mondo del lavoro Giapponese può essere difficile per una donna, in particolare per una donna “straniera”. Per emanciparsi occorrono creatività, professionalità, chiarezza di visione e missione, conoscenza della cultura e, possibilmente, anche delle sfumature della lingua. E poi almeno una spalla altrettanto “straniera” a cui appoggiarti per lamentarti e farsi coraggio a vicenda! Non vorrei banalizzare in poche righe il mio percorso di 13 anni, durante i quali ho affrontato molte difficoltà e tante sfide, tuttavia penso di essere riuscita a fare della mia diversità un punto di forza sul lavoroLe succede mai di trovarsi in difficoltà nel seguire le complesse regole dell’etichetta giapponese nei contesti di lavoro e conviviali?TA:Avendo una solida conoscenza della cultura e della lingua sono facilitata nel seguire le regole e i rituali conviviali del Giappone, ma a volte capita anche a me di sbagliare in pieno! Va detto che i Giapponesi perdonano facilmente e anzi si divertono dinanzi alle goffaggini degli occidentali. A volte però si guardano bene dal sottolineare le nostre manchevolezze ed è un peccato, perché non ci aiutano ad imparare dagli errori commessi. In ogni caso, la migliore strategia è sempre scusarsi con un profondo inchino e associarsi con candore alla risata benevola che - si spera – l’errore abbia suscitato. Se invece il Giapponese si offende e non sorride, si consiglia la fuga! Perché, a suo avviso, i giapponesi amano così tanto l’Italia?TA:Ho una teoria un po’ particolare in proposito, credo che i giapponesi siano “Italiani dentro”. Lo si capisce molto bene entrando in un qualsiasi locale in cui amici, colleghi o sconosciuti cantano, ridono, si abbracciano e ballano senza inibizioni. L’alcol è solo il mezzo conduttore di questa espansività, che i Giapponesi amano attribuire al tipico Italiano ma che in realtà sono insite anche nel loro DNA! Insomma, la vera ragione di questo amore per l’Italia non si spiega solo con l’apprezzamento profondo per il cibo, l’eleganza, lo stile, il design, l’arte e la bellezza – tutti elementi che abbondano anche in Giappone - né risiede unicamente nelle evidenti similitudini legate al territorio (i vulcani, i terremoti, le quattro stagioni), ma sta soprattutto inquella stessa “gioia di vivere”che noi Italiani esprimiamo senza reticenze nella quotidianità, e i giapponesi tendono invece a tenere più controllata per ragioni legate alle regole sociali di comportamento.  Che cosa le piace particolarmente della cultura e del carattere giapponese?TA: La curiosità e la capacità di stupirsicome bambini per qualsiasi nuova scoperta, anche piccola, esprimendo tale stupore senza vergogna, a tutte le età e in qualsiasi contesto, anche verso completi sconosciuti. E poi mi colpisce il loro occhio allenato a riconoscere immediatamente quei dettagli che rivelano la vera bellezza, che a volte a noi Italiani sfuggono completamente.    Qual è la sua mappa sentimentale della città?TA:Il quartiere di Hiroo e dintorniè la zona dove ho visto crescere mia figlia dai sei ai diciotto anni, e dunque sono particolarmente affezionata alle nostre passeggiate nel parco Arisugawa, splendido in ogni stagione, e al nostro ristorante di sushi, la sua passione. Le domeniche mattina ad Harajuku percorrendo la famosa Takeshita street con la scusa di comprare vestiti o accessori ispirati alle varie subculture metropolitane per lei adolescente, ma alla fine lo shopping era per me! Le eccezionali mostre di arte contemporanea al Museo Mori, al 52° piano del complesso Roppongi Hills, in abbinamento a una vista mozzafiato di Tokyo che riesce a emozionare ogni volta. E poi le periodiche puntate al bellissimo museo Nezu di arte anticain Minami Aoyama, contemplando il mutare delle stagioni nel suo magico giardino. Le visite per buoni auspici a ogni inizio del nuovo anno all’imponente tempio shintoista Meijioppure al magnifico tempio buddhista Zojo-ji. Trascorrere intere domeniche quando il tempo è uggioso in una delle fantastiche SPA cittadinecon acque termali e ristoranti. E infine la mia Tokyo notturna, che è senza dubbio rappresentata dalle serate trascorse ad esplorare Shinjuku, il quartiere più pulsante di vita, più denso di eccessi e contraddizioni, di neon, di trasgressioni a volte al limite della legalità, di kitsch, di umanità varia, di bellezza e bruttezza mescolate insieme, al pari dei cocktail alcolici che lì scorrono a fiumi. Al top di ogni notte a Shinjuku, un giro nel Golden Gai, un dedalo di vicoletti e di locali minuscoli per ritrovarsi a bere un saké offerto da una simpatica mama-sanche nel suo baretto fa sentire tutti a casa, trasformando dei perfetti sconosciuti in amici.        Può consigliarci alcuni luoghi non turistici da non perdere a Tokyo e dintorni? TA:Io amo la Yamanote, la mitica linea ferroviaria che attraversa tutti i 23 quartieri di Tokyo in maniera circolare, in un loop di circa 35 chilometri, con al centro lo spazio intoccabile, immoto e sacro del Parco Imperiale. Un vero tour di Tokyo dovrebbe svolgersi lungo le sue stazioni e includere l’esplorazione delle sue 23 “città nella città’”. Ogni quartiere ha mantenuto intatta la propria identità, vicoli e stradine, vecchie case e localini gestiti da anziane signore, mercati, templi e tempietti, giardini meravigliosi, specialità gastronomiche e bottiglie di saké rare... tutto dietro gli scintillanti grattacieli che continuano a sorgere e a verticalizzare la metropoli. Ma a Tokyo è anche bellissimo camminare da quartiere a quartiere. Un percorso che raccomando è quello dal parco di Ueno fino a Nippori, attraversando l’antico quartiere di Yanaka, che dà l’impressione di essere a Kyoto! Per chi ama vedere la città dalla prospettiva del fiume, suggerisco d’imbarcarsi sul battello che collega la famosa Asakusa a Odaiba, il moderno quartiere costruito letteralmente dove prima vi era solo mare e di sostare nei giardini di Hamarikyu, oasi di verde zen con i grattacieli di Shiodome sullo sfondo, gustando in tutta lentezza una tazza di matcha (il the verde della cerimonia) nell’antica casa del te nel parco, in perfetto oblio delle noie terrene!      Si percepisce in città il fermento per le Olimpiadi del 2020? Crede che la ricaduta sulla città sarà positiva?TA:C’è già una ricaduta molto positiva in tutti gli ambiti del business, ma l’effetto più interessante si potrebbe avere sugli aspetti sociali, considerando la grande opportunità per il Giappone di adottare politiche più avanzate ad esempio nell’ambito delle pari opportunità e del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. In fondo, il tema delle Olimpiadi del 2020 sarà proprio la diversità!  Che rapporto ha con la cucina e la gastronomia giapponesi?TA:Anche dopo 12 anni di vita qui e di intense esplorazioni, Tokyo continua a sorprendermi e mi tiene legata in un incantesimo di continue scoperteda tutti i punti di vista, ma soprattutto da quello gastronomico! Io semplicemente adorola cucina giapponese, che pongo al top della classifica mondiale insieme a quella italiana. Bisogna provare tutto, dal sushi alla soba, dal teppanyaki alla tempura senza sdegnare yakitori, robatayaki, kushiaki e la cucina vegetariana dei templi zen.  

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18.07.2018

Fino a pochi mesi fa, infatti, un cocktail di qualità poteva essere gustato solo fuori casa, a meno di disporre di un esperto mixologist disponibile, dell’attrezzatura e degli ingredienti necessari. NIO è tutto questo: un cofanetto di cartoncino grande come un cd che contiene una busta di plastica alimentare e…un cocktail di qualità, senza conservanti, additivi o agenti chimici, semplicemente da aprire tagliando l’angolo, versare in un tumbler o in un bicchiere pieno di ghiaccio e bere dove, come e con chi si preferisce.  NIO è una ambiziosa start up italiana fondata da Luca Quagliano, spirit lover e imprenditore, insieme ai soci Alessandro Palmarin e Massimo Palmieri. L’idea è rendere semplice e accessibile il piacere di bere un ottimo cocktail in qualsiasi luogo, eliminando il peso e i rischi legati alle bottiglie in vetro, rendendo facile sia la preparazione che il trasporto e la conservazione: in barca, in spiaggia, in una casa di vacanze, dovunque si abbia voglia di un brindisi.  Il tocco esperto è quello del bartender romano Patrick Pistolesi, bartender di livello internazionale e socio di NIO, che ha selezionato mix e ingredienti d’eccellenza. La confezione, interamente riciclabile, permette di conservare i cocktail a lungo anche a temperatura ambiente senza che subiscano alterazioni.  Tutti made in Italy, Whiskey Sour, Negroni, Manhattan, Daiquiri, Milano-Torino sono solo alcuni dei cocktail disponibili ciascuno in pack monodose, acquistabili on line sul sito di NIO oppure nel primo showroom NIO in via Tortona 15, nel cuore del design district di Milano. Per fare una sorpresa agli amici, in caso di ricorrenze o situazioni più formali, il pack di NIO è completamente personalizzabile, così da risolvere, oltre al problema logistico di bere bene dovunque, anche qualsiasi imbarazzo da compleanno o ospitalità da dare o ricambiare. 

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10.07.2018

“Edamame” è il nome giapponese dei baccelli di soia colti ancora verdi e morbidi, da maggio a fine ottobre, divenuti ormai uno snack popolare in tutto il mondo. La prefettura di Gunma produce all’incirca il 28% della soia giapponese, seguita da quelle di Akita (24%) e di Yamagata (12%). Alcune varietà di soia devono essere mature perché possano essere raccolte, mentre altre possono consumate ancora acerbe. Sono stati sviluppati nuovi tipi di soia per incrementare le dimensioni e la quantità, nonché le proprietà organolettiche dei semi di soia. Si presume che gli edamame fossero già apprezzati nel periodo Nara (710-794) e nel periodo Heian (794-1185). Alcune fonti scritte riportano l’uso in epoca Kamakura (1185-1333) di offrire tributi in edamame. Durante il periodo Edo (1603-1868), d’estate, i venditori ambulanti giravano le strade con baccelli di soia, ancora attaccati al ramoscello, che venivano poi bolliti e salati e consumati come spuntino dai passanti. In origine erano chiamati edazuki mame, che significa letteralmente “legumi su un ramoscello”. Il nome fu in seguito abbreviato nell’attuale forma edamame. Il colore del baccello è essenziale: deve essere preferibilmente verde brillante. La maturazione comporta una riduzione del contenuto di zuccheri (responsabile del sapore e della dolcezza caratteristici degli edamame), di amminoacidi e acido ascorbico. Il modo più comune di cucinare gli edamame è bollirli e salarli. Sono lo snack più comune nei bar giapponesi, specialmente in accompagnamento a birra e alcolici. L’elevato contenuto proteico degli edamame li rende particolarmente adatti per limitare gli effetti dannosi dell’alcol. Nelle prefetture di Miyagi e Yamagata, con gli edamame viene prodotta una confettura, utilizzata nei famosi zunda-mochi, dolcetti di riso al gusto di edamame. Ciò che sorprende degli edamame è il loro elevato valore nutrizionale se consumati bolliti. La bollitura è inoltre il metodo di cottura che li rende più appetitosi. I passaggi sono pochi e semplici. Per prima cosa, pulite gli edamame ed eliminate le estremità del baccello. Procedete quindi a strofinarli con del sale e a gettarli in un recipiente di acqua portata a ebollizione, nel quale li lascerete per circa tre minuti. Una volta cotti, scolateli e cospargeteli di sale grosso. È meglio non utilizzare acqua fredda per evitare di renderli molli e zuppi. Una volta tiepidi, versatevi una birra e godeteveli. 

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09.07.2018

Dal 5 all’11 agosto si celebra negli USA la Farmer’s Market Week: una settimana per parlare e promuovere i vantaggi dei mercati contadini, tradizione secolare ritornata in auge con la nuova attenzione alla sostenibilità e al benessere portata dal nuovo millennio. In tutto il mondo, i mercati dei prodotti freschi, locali, prodotti e venduti da piccole realtà, magari familiari, sono oggi un luogo di scoperta delle abitudini di ogni luogo, secondo il motto “do it like the locals” che promuove un’idea di turismo immersivo e coinvolgente. Ecco una piccola rassegna di 10 farmer’s market selezionati in tutto il mondo, ciascuno specchio fedele della cultura che nutre e della città che lo ospita.  Union Square Green Market (New York)Correva l’anno 1976 quando alcuni contadini e allevatori dai dintorni di New York cominciarono a portare i propri prodotti a Union Square, uno degli spazi aperti e pubblici più grandi della città. Da allora è la crescita è stata continua: oggi fra pescatori, contadini e fornaisi arriva anche a 130 stand, visitati da migliaia di newyorchesi di stanza o in transito, alla ricerca di curiosità e freschezza.  Roppongi Ark Hills (Tokyo)Un po' farmer’s market, un po' luogo di incontro e svago all’aperto con una particolare attenzione per le famiglie che possono approfittare di un ampio spazio giochi per i bambini. Qui arrivano pesce fresco e specialità dai dintorni di Tokyo, insieme a piccoli prodotti di artigianato. Si può fare la spesa o fermarsi a mangiare in uno dei tanti piccoli ristoranti che circondano il mercato. Chi prima arriva… Borough Market (Londra)Di questo mercato si comincia a parlare nel 1014, quando attraversare il Tamigi e arrivare alla sponda sud era un’impresa, a secoli alterni addirittura illegale.La tradizione di crocevia di merci di questo luogo è ripartita di slancio negli anni ’90, quando i primi negozi di specialità alimentari approdarono in quelli che erano magazzini rimasti deserti. L’immediato successo dimostrò al mondo che c’era una nuova voglia di sperimentare gusti e tradizioni, dall’Inghilterra e dal mondo. Oggi è un mercato aperto 6 giorni a settimana, tappa immancabile nella scoperta della british wave contemporanea (anche) a tavola. Cangas De Onis (Spagna)Cangas de Onìs oggi è un piccolo paese fra le montagne ma in passato fu capitale del regno delle Asturie, nel nord della Spagna. Terra di confine e di transito, qui il rito del mercato domenicale inizia già nel Medioevo e continua oggi nella grande piazza fra Palaciu Pintu e la chiesa di Santa Maria. Il risultato è una sintesi in cibo e colori della cultura asturiana e spagnola, con un’attenzione speciale ai formaggi, vera specialità di cui ciascun produttore avrà cura di spiegare caratteristiche e gusto. Dolci, marmellate e le tipiche nocciole locali completano il paesaggio.  Ferry Plaza Farmer’s Market (San Francisco)Compie 25 anni il Ferry Plaza Farmer’s Market di San Francisco, espressione della California pioniera della sostenibilità e del chilometro zero come condizioni del benessere. Gestito dal CUESA (associazione non-profit), è un punto di riferimento per chi ama la cultura del cibo, per rinomati chef e per migliaia di visitatori, soprattutto il sabato. Nato in un punto cruciale del transito dei pendolari della Bay Area, offre frutta e verdura fresca, pesce e specialità da forno. Roma Farmer’s Market (Roma)Il quartiere della Garbatella è uno storico quartiere popolare di Roma. Fra i suoi vecchi palazzi spesso coperti di murales si fa largo il vecchio mercato rionale, ristrutturato di recente, dove è arrivato lo storico mercato del fresco della capitale, prima nella zona di Testaccio. Pizza, pasta, formaggi, salumi, frutta, verdurae ogni prelibatezza si trova fra le decine di banchi disponibili, quasi tutto proveniente dalle campagne laziali. Aperto il sabato e la domenica, se possibile meglio non arrivare in macchina.  Mercato di Piazza delle Erbe (Padova)In ogni città del Veneto c’è Piazza delle Erbe dove, spesso già dal Medioevo, i contadini arrivavano in città per vedere i propri prodotti. La tradizione prosegue e Padova ne è un esempio: nel pieno centro della città, fra palazzi nobiliari che riecheggiano i fasti della Repubblica di Venezia, ogni giorno (tranne la domenica) continuano ad arrivare frutta, verdura e prodotti freschi in oltre 70 standpiù altri che si estendono nell’adiacente Piazza della Frutta. I padovani, i turisti e le migliaia di studenti che affollano la città e la vicina antica Università ringraziano. Marché Bastille (Parigi)Come accade spesso in Francia, al Marché Bastille gli occhi gustano in anticipo la bontà delle infinite varietà di frutta e verdura fresche, carni, pesce, spezie, oliveche arrivano qui, in boulevard Richard Lenoir. L’influenza africana è evidente e arriva fino alle stoffe batik, alle decorazioni, ai gioielli, scenografici e economici. La moltiplicazione dei buongustai ha reso anche questo mercato una meta di appassionati alla ricerca dell’ingrediente segreto, una specie di gentrification gastronomica che suggerisce di fare attenzione ai prezzi. Kaupattori Market (Helsinki)Questo mercato è una delle tante buone ragioni per visitare Helsinki. La piazza che lo ospita offre una vista imperdibile sul Golfo di Finlandia e conclude, o avvia, Esplanade Park, una delle arterie verdi della città. Il pesce è il protagonista, da mangiare direttamente lì (se la temperatura lo consente) o take-away. Le verdure e la frutta locali compaiono a seconda delle stagioni, insieme a souvenir di ogni tipo.  Kowloon City Wet Market (Hong Kong)Il Paese delle megalopoli non poteva che avere un mercato in proporzione: il mercato del fresco di Kowloon City ha oltre 500 stand affastellati in una struttura che, dall’esterno, ricorda un’enorme nave. Il pesce è l’ingrediente di cui si trovano più variazioni sul tema, tutte dalla freschezza proverbiale. Frutti tipici come il longane altri da maneggiare con cautela come il rambutane il duriansi trovano in questo mercato e garantiscono, insieme alle centinaia di altre offerte, un’immersione nei colori e negli aromi della Cina meridionale. 

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02.07.2018

Nel 2013 l’UNESCO ha inserito la cucina tradizionale giapponese, detta washoku, fra I suoi Patrimoni Culturali Tangibili, in quanto sapienza trasmessa di generazione in generazione capace di esprimere il rispetto dei giapponesi per la natura. Le principali caratteristiche della cucina giapponese sono la varietà e la freschezza degli ingredienti, il rispetto per il loro sapore originale, una dieta estremamente salutare e bilanciata, la capacità di riflettere la bellezza naturale e il mutare delle stagioni e lo stretto legame con gli eventi che contraddistinguono il calendario delle festività annuali. Ichijūissaiè la parola utilizzata per esprimere l’equilibrio nutrizionale ideale della dieta giapponese, che si può ritrovare nel classico pasto composto da zuppa, riso e un’altra portata. La combinazione di questi tre piatti è ricca di umami(il “quinto sapore” dei giapponesi), povera di grassi animali e ideale per prevenire l’obesità e promuovere la longevità. Non da ultimo, ordinare un pasto così composto è una scelta economica e allo stesso tempo di soddisfazione. Soprattutto a Tokyo, dove se ne trova una gran varietà.  To-iro (Nakameguro)Da To-iro potrete sedervi a uno degli otto posti al bancone e godervi una zuppa di riso e miso preparata ogni giorno con ingredient diversi. Nutriente e deliziosa.   Chisō Kōjiya (Shirokane-dai)Miso preparato in casa e malto di riso saltato sono alla base dei piatti di questo ristorante, abbinati a verdure freschissime e al pesce del mercato di Tsukiji. In particolare, vi suggeriamo di provare il pollo ruspante di O’oyama condito con il malto di riso (shio koji). Washoku Ando (Akasaka)In questo locale moderno gli ingredienti stagionali la fanno da padroni. Il riso utilizzato è quello della pregiata qualità Koshihikari, originario della prefettura di  Niigata. Nidaime Aoi (Shibuya)Lo chef Yūichirō Satoyoshi saprà trovare senza dubbio il piatto che fa al caso vostro, ma noi vi suggeriamo senza dubbio di provare il dashimaki tamago, la tradizionale omelette giapponese arrotolata preparata con uova e dashi (dado granulare a base di pesce). Sake Square (Kinshichō)Qui la specialità è il pesce fresco, abbinato ai sake proposti dalla sommelier. 

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25.06.2018

La capitale giapponese è una metropoli frenetica, affollata e indaffarata, e sebbene siano proprio queste sue caratteristiche a renderla così vivace e affascinante, a volte la vita in città può diventare stressante, soprattutto quando si è stanchi e si ha bisogno del meritato riposo. Ma dove vanno gli abitanti di Tokyo per rilassarsi e staccare un po’ dal lavoro? A dire il vero, c’è solo l’imbarazzo della scelta: a breve distanza dalla città ci sono molti luoghi dalla bellezza incredibile e varia. Eccone una piccola selezione. Monte FujiLa montagna più fotografata del mondo è in realtà uno stratovulcano attivo e si trova a meno di 100 chilometri a sud-ovest di Tokyo. Stiamo parlando, naturalmente, del monte Fuji, che nei giorni più limpidi si può vedere anche da diversi luoghi in città, in particolare dalle alture e dai grattacieli più alti.Oshino, un piccolo villaggio nella Regione dei Cinque Laghiall’interno della Prefettura di Yamanashi e a 114 chilometri da Tokyo, offre una vista incantevole sul Monte Fuji, soprattutto quando la sua cima innevata compare fra i fiori di ciliegio o sopra il foliage autunnale. Se doveste venire da queste parti, vale anche la pena di visitare Oshino Hakkai, una costellazione di otto laghetti alimentati dalla neve sciolta che arriva dai fianchi del monte, passando attraverso gli strati porosi di lava in un ciclo ventennale: il risultato è un’acqua super filtrata e pulitissima.  Il santuario di Tōshōgu a NikkoCirca due ore a nord di Tokyo sorge uno dei luoghi più mistici di tutto il Giappone, il santuario di Tōshōgu, raggiungibile in due ore a bordo del treno “Kengo” dalla stazione di Akasaka.Questo Patrimonio dell’Umanità sorge sul suolo sacro dei monti Nikko, dove convergono le acque luccicanti dei fiumi Daiya e Inari. L’intera area è ricoperta da una fitta foresta di cedri centenari (che hanno fra i 400 e 800 anni di età)e disseminata di templi.Il tempio di Tokugawa Ieyasu Tōshōgu, è un luogo magnifico e dall’impatto emotivo innegabile. Le parti in legno dell’edificio sono decorate da bassorilievi, fra cui le celebri “tre scimmie sagge” che si coprono rispettivamentegli occhi, le orecchie e la bocca per evitare pensieri cattivi.KanazawaUn viaggio di appena due ore e mezzo a bordo del treno Hokuriku Shinkansen porta da Tokyo fino a Kanazawa, sul Mar del Giappone, una destinazione conosciuta per l’abbondanza di pesce fresco, e in particolare per i granchi e le ricciole. Oltre a provare la cucina locale negli ottimi ristoranti della zona, il suggerimento è quello di fare un giro fra i 180 banchi dell’incredibile mercato coperto di Omicho, dove sono in vendita tutte le specialità di Kanazawa: pesce fresco crudo e cotto, verdure di stagione della zona e sushi lunchbox.   Hakone Open Air Museum90 chilometri a sud di Tokyo, l’Hakone Open-Air Museum è un insolito museo all’aria aperta dove sculture di artisti giapponesi e internazionalisono esposte in mezzo al verde, e sullo sfondo delle valli e delle montagne circostanti. La lista dei grandi artisti rappresentati include nomi di primaria importanza comeJuan Mirò, Auguste Rodin, Henry Spencer Moore, Emile-Antoine Bourdelle e Medardo Rosso. Il museo ha anche diverse parti al chiuso, fra le quali c’è il padiglionePicasso, uno spazio di due piani interamente dedicato all’artista spagnolo, con tele, sculture, ceramiche e fotografie d’epoca che ne ripercorrono la vita. Brancusi, Renoir e Giacometti sono alcuni degli altri artisti le cui opere sono esposte nelle aree al chiuso. Ito, Penisola di Izu 100 chilometri a sud-ovest di Tokyo, la penisola di Izu, facilmente raggiungibile in treno, è la destinazione perfetta per un fine settimana fuori città. Sulla costa orientale si trovano alcune rinomate destinazioni termali, compresa Ito, una delle più amate dagli edochiani, che amano venire qui per rilassarsi e prendersi cura di sé. Circondata da picchi e colline, Ito ha una lunga e rinomata tradizione in termini di ospitalità: fra gli edifici più antichi della città c’è il Tokaikan, un ex-ryokan(un albergo tradizionale giapponese con centro benessere) oggi aperto al pubblico come edificio storico. Oltre a visitare quelle che erano un tempo le camere per gli ospiti, con i classici pavimenti tatami, i letti futon e le decorazioni in legno, si può usufruire dell’area termale e della sala da the, entrambe ancora funzionanti. 
 
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