# Food & leisure

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29.03.2017

Un altro ristorantino a Trastevere? Ebbene sì, lungo le stradine acciottolate del quartiere più godereccio e nottambulo di Roma, l’apertura di un nuovo locale è storia di tutti i giorni. Ogni tanto, però, arriva qualcuno con un’idea che rompe gli schemi e riesce a distinguersi dall’offerta già sovrabbondante d’indirizzi dove fermarsi e bere e mangiare qualcosa. L’ultima fra le imprese curiose e degne di nota è quella di Eggs, il bistrò che l’8 marzo scorso ha aperto le porte in vicolo del Cedro con una proposta decisamente “tematica”. Ecco perché, secondo noi, vale la pena di andare a dare un’occhiata: 1. Perché la carbonara non è una sola.E dunque qui il classico piatto della cucina romana a base di pasta, uova e guanciale è proposto in molte variazioni di colore (e sapore), da quella viola con patate vitelotte a quella verde con carciofi croccanti, fino alla carbonara arancione con i fiori di zucchina. Ma i puristi aspettino ad arricciare il naso, perché sotto l’ombrello di Eggs, oltre alle uova di gallina ci sono anche quelle di quaglia, struzzo, riccio e persino il caviale2. Perché le uova non vengono da galline qualsiasi.Locali e biologiche, le uova di gallina utilizzate da Eggs arrivano da piccoli produttori locali, in particolare Paolo Parisi, Peppovo e L'Uovo e la Canapa3. Perché dietro ci sono le ragazze di Zum.Ossia la chef Barbara Agosti e le sue socie Laura Iucci e Dominika Kosik, artefici del successo del primo locale interamente dedicato al tiramisù artigianale, in Campo de’ Fiori. Un gruppo affiatato e decisamente propenso alla realizzazione di idee insolite e originali. 4. Perché gli arredi sono speciali.O meglio creati da una persona speciale, Simona Iucci, che ha coinvolto i ragazzi del carcere di Lisbona (dove lei lavora e vive) nella realizzazione di arredi a partire da materiali di cantiere. 5. Perché c’è lo zampino di Puntarella Rossa.E a giudicare dalla schiettezza delle opinioni del celebre sito di recensioni di ristoranti, c’è da scommettere che nello stringere una partnership con quest’impresa abbia avuto un occhio particolare per la qualità. Per Eggs, Puntarella seleziona i vini naturali e artigianali presenti in menu e organizza presentazioni e incontri con produttori locali e chef. 

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22.03.2017

Kanazawa, capitale della prefettura di Ishikawa sul Mar del Giappone, raggiunse il suo massimo splendore sotto il regno della dinastia Kaga, nel periodo Edo (1603-1868). Dopo la presa di potere da parte di Toshiie Maeda, infatti, la città non fu mai più colpita da guerre o terremoti, e dunque le sue strade acciottolate e le sue mura di terra sono giunte intatte fino a noi. Costruita intorno al suo castello in una zona delimitata dai fiumi Sai e Asano, nel XVI secolo Kanazawa aveva la quarta popolazione più vasta in Giappone dopo Edo, Osaka e Kyoto. Il feudo di Kaga, in compenso, era il più ricco della nazione: le otto famiglie Maeda del clan Kaga e il loro entourage presero residenza nel castello e negli edifici circostanti, oggi al centro di un itinerario artistico e culturale che comprende un museo e una casa-memoriale. Oltre alle residenze dei samurai, il clan Kaga ci ha lasciato poi anche molti celebri giardini, senza contare l’impegno nella promozione della cultura e la raccolta di un’enorme quantità di libri e altri scritti, al punto che, nei decenni a seguire, la letteratura Meiji prosperò grazie al lavoto dei tre più grandi autori di Kanazawa: Kyōka Izumi, Murō Saisei e Shusei Tokuda. Una tradizione, quella letteraria, che prosegue ancora oggi con autori contemporanei nati o residenti a Kanazawa, come Hiroyuki Itsuki e Kei Yuikawa. Oggi, però, una delle maggiori attrazioni del luogo è la sua tradizioe gastronomica, che fa tesoro degli ingredienti freschi e di altissima qualità offerti dal mare e dalle montagne. Ecco una lista di luoghi e indirizzi che vi consentiranno di scoprire tutto i meglio di Kanazawa nella splendida stagione della fioritura dei ciliegi. Nagamachi BukeyashikiQuesto splendido quartiere ancora a bitat e spesso utilizzato per riprese cinematografiche o servizi fotografici è caratterizzato dalla presenza delle antiche residenze dei samurai legati al clan Kaga-Maeda clan, visitabili insieme al museo dedicato Tempio di OyamaEretto nel 1873 in memoria di Tohiie Maeda, questo santuario si distingue per lo splendido portale terminato nel 1875 e caratterizzato da un interessante mix di  cultura tradizionale giapponese, cinese ed elementi architettonici europei. In particolare, la meravigliosa vetrata è qualcosa d’imperdibile, sia quando è attraversata dalla luce del sole, sia la sera grazie all’illuminazione, che resta accesa fino alle 22.00. Nel giardino,collegato attraverso la porta a est con il castello di Kanazawa, c’è uno stagno con tanto di isola e ponticelli a forma di strumenti musicali tradizionali giapponesi. Museo MaedatosanokamikeIl museo raccoglie svariate collezioni appartenute alla dinastia Maeda Tosanokamike, inclusi alcuni oggetti davvero preziosi come l’armatura e l’elmo indossati da Toshimasa Maeda e antichi volumi. Kenroku-enSi tratta di uno dei tre più grandi giardini paesaggistici del Giappone insieme al Kōraku-en di Okayama e al Kairaku-en di Mito. Il nome fa riferimento alle sei qualità del paesaggio perfetto: spaziosità, silenzio, artificio, antichità, corsi d’acqua e scenario naturale. È considerato il luogo migliore a Kanazawa dove ammirare i ciliegi in fioreNagamachi YuzenkanLo Yuzen è l’arte della decorazione tradizionale dei kimono, fiorita sotto il dominio del feudo di Kaga a metà del periodo Edo, che prende il nome dal suo inventore Yuzen Miyazaki. Il cosiddetto Kaga Yuzen ha alcune caratteristiche distintive, come lo stile pittorico concentrato su motivi naturali e classici e l’uso dei cinque colori legati alla dinastia (blu scuro, marrone scuro, ocra, verde erba e porpora). Qui si tengono laboratori di Yuzen e si possono affittare kimono. Crafts HirozakaQuesto atelier raccoglie le venti forme di artigianato tradizionale che rappresentano l’inestimabile patrimonio Kanazawa. Organizza mostre e seminari, e ha anche un interessante gift shop dove trovare souvenir originali. Museo Kutaniyaki Le porcellane Kutani risalgono al 1655, l’epoca di Toshiharu Maeda, e sono considerate autentici capolavori dai grandi intellettuali e artigiani della porcellana. Questo museo di Kaga, non lontano da Kanazawa, raccoglie circa 360 anni di grande artigianato artistico. Le delizie localiPoiché si trova vicina sia al mare, sia alla montagna, Kanazawa è uno scrigno di preziosi ingredienti in ogni stagione. La primavera è il momento dei germogli di bambù e delle ricette a base di piccoli pesci di fiume. Il mercato Ohmicho Ichiba – conosciut anche come “la cucina di Kanazawa” – è davvero una tappa imperdibile per scoprire gli ingredienti freschi che stanno alla base della gastronomia locale. I dolci wagashi sono un’altra specialità del posto; nati per accompagnare la cerimonia del the, molto in voga qui al tempo della dinastia Maeda, oggi sono venduti un po’ ovunque. Presso l’Ufficio del turismo della Prefettura di Ishikawa si può anche imparare a prepararli con le proprie mani.Infine, il sake è un altro dei gioielli della corona della dinastia Kaga. Si prepara con il riso delle pianure locali e l’acqua fresca che sgorga dalle fonti del Monte Haku. Se doveste trovarvi nella zona di Higashi Chaya, fate un salto da Higashiyama Shuraku e potrete degustare circa 120 qualità di sake locale, e acquistare una bottiglia del vostro preferito. 

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22.03.2017

Nuotare, andare in barca a vela, fare sport acquatici e persino immersioni a due passi da Amsterdam. Chi l’avrebbe mai detto? Eppure è proprio così: quando arriva la bella stagione, basta percorrere 18 chilometri in direzione sud dalla capitale olandese fino al grazioso villaggio di Vinkeveen, a est del quale si apre l’area nota come Vinkeveen Plassen, caratterizzata dalla presenza di laghi artificiali nati dalla massiccia attività di estrazione della torba. Facilmente raggiungibili navigando il fiume Amstel o percorrendo l’autostrada, i laghi della Vinkeveen Plassen sono molto frequentati dagli abitanti della capitale, e possono essere la base ideale per visitare Amsterdam o per avventurarsi in una crociera verso i suoi canali. Non a caso, molti VIP e personaggi eminenti della società olandese hanno preso casa qui nel corso degli anni, per godere della tranquillità, della riservatezza e della natura del luogo, pur restando a due passi da Amsterdam. Per chi decide di passare un weekend estivo sui laghi le occasioni di svago sono molte: dagli sport d’acqua - surf, vela, canoa, immersioni, sci d’acqua e flyboarding – ai percorsi ciclabili e ai sentieri che si snodano attorno ai bacini d’acqua. Si può poi decidere di soggiornare in una classica houseboat, oppure noleggiare una barca per navigare fra le isolette di sabbia. Una delle particolarità di questi bacini d’acqua, oltre alla flora e alla fauna tipici della zone umide di questo tipo (prima dei laghi si trattava sostanzialmente di una palude) è infatti la presenza di 44 isolette che sono in realtà delle sottili strisce di sabbia, dove ci si può fermare per rilassarsi o far un pic-nic mentre si esplorano i laghi a bordo di un’imbarcazione. Soggette a una costante erosione da parte delle acque, purtroppo, le isole rischiano di scomparire, ed è proprio per questo che gli enti pubblici proprietari hanno recentemente deciso di metterle in vendita: da aprile sarà infatti possibile acquistarle e prendersi carico della loro salvaguardia, per una cifra che dovrebbe aggirarsi fra i 10.000 e i 50.000 euro per ogni isola. A fine giornata, è d’obbligo godersi il tramonto sorseggiando un aperitivo a bordo lago in uno dei tanti localini e porticcioli affacciati sulle acque, e a seguire si può scegliere un buon ristorante dei dintorni per sperimentare la cucina locale. In particolare, meritano una tappa Villa Lokeend, albergo-ristorante ricavato all’interno di un vecchio edificio scuro in puro stile scandinavo un tempo dedicato alla caccia delle anatre selvatiche, e il ristorante Bowen Water, che propone un menù degustazione composto da piatti ricercati a base d’ingredienti locali. 

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21.03.2017

Spesso ritratta dal cinema, dalla pittura e dalla letteratura, soltanto in tempi recenti Ferrara è stata scoperta dal turismo di massa, e questo aspetto la rende una città tanto affascinante quanto ancora vivibile e visitabile con la calma e la serenità necessarie. La sua dimensione è senza dubbio particolare, fatta di spazi sottratti alle acque, di nebbiolina, di strette vie acciottolate e di piazze dense di bellezza che si aprono allo sguardo come salotti a cielo aperto. All’origine di tutto questo c’è una specie di miracolo, quella della trasformazione di un piccolo borgo sul Po in un gioiello del Rinascimento, città ricca di nobiltà e di splendore della quale furono fautori i Duchi d’Este. Un processo graduale le cui tracce restano nella netta separazione fra la città medievale e quella rinascimentale. La prima, a sud, comprende la bella e angusta Via delle Volte, Piazza Trento-Trieste, la Cattedrale dalla facciata romanico-gotica e l’imponente Castello perfettamente intatto, con tanto di fossato, torri e ponti levatoi. La seconda, frutto di una mastodontica e pionieristica opera urbanistica quattrocentesca, include architetture più ariose come quella di Piazza Ariostea e dell’ampio Corso Ercole I d’Este, che dal centro giunge fino al confine delle mura costeggiando il Palazzo dei Diamanti e il monumentale cimitero della Certosa. Ed è proprio lungo i nove chilometri di mura che avvolgono il centro storico che si snoda uno dei più affascinanti percorsi di scoperta di Ferrara, da compiere in alto sul terrapieno oppure in basso nel vallo, a piedi o in sella alla bicicletta - uno dei simboli di questa città a misura d’uomo. Costruita nel Medioevo e rimaneggiata fra il XV e il XVI secolo, la cinta muraria è un susseguirsi di baluardi, porte, passaggi e torrioni che nelle diverse epoche furono posti a difesa della città. Ma le mura sono anche il polmone verde di Ferrara, prediletto in egual maniera dagli amanti del jogging e dell’ozio, percorso da alberi secolari e orlato dai prati del “sottomura” e del Parco Urbano. Da non perdereVia delle VolteImpossibile non restare affascinati da questo angolo di Medioevo in pieno centro storico, dove il tempo sembra essersi letteralmente fermato. Questa antica strada acciottolata e attraversata da archi e passaggi sospesi (le “volte”), che in un tempo molto lontano seguiva il corso del Po, in passato doveva apparire buia e quasi ostile, mentre oggi è semplicemente pittoresca. Palazzo SchifanoiaVia Scandiana 23“Schivar la noia”: con questo motto, gli Estensi fecero costruire alla fine del Trecento questo antico palazzo destinato allo svago e all’intrattenimento della corte. Protagonista assoluto è il Salone dei Mesi, caratterizzato dal ciclo rinascimentale di affreschi voluti da Borso d’Este e realizzati da diversi pittori ferraresi della scuola di Cosmé Tura, che rappresentano divinità pagane, scene di vita quotidiana e simboli dell'astrologiaMura degli AngeliImmortalato nel celebre romanzo Il Giardino dei Finzi Contini dallo scrittore ferrarese Giorgio Bassani, questo tranquillo e affascinante tratto della cinta muraria immerso nel verde nella parte settentrionale della città ha un’atmosfera quasi magica. Il suo soprannome deriva dalla Porta degli Angeli, una torre di avvistamento eretta nel Cinquecento, e dall’antico nome di Corso Ercole I d’Este, già Via degli Angeli, che proprio qui approda dal centro. Cimitero ebraicoVia delle VigneSembra un angolo di campagna in città questo antico cimitero ebraico a ridosso delle mura, vicinissimo ma separato da quello cristiano, la Certosa, dove all’ombra di grandi alberi riposa fra gli altri Giorgio Bassani. Per entrare occorre suonare il campanello del custode, che vi scorterà oltre il grande portale fino alle semplici e antiche lapidi ornate di sassi posati in ricordo dai visitatori. Comacchio e le sue valli A 50 chilometri da Ferrara, Comacchio è una pittoresca città lagunare del tutto simile a una piccola Venezia attraversata da canali costeggiati da casette a schiera in tinte pastello. Simbolo della città è il Ponte Pallotta, meglio noto come Trepponti, costruito nel Seicento con la funzione di porta fortificata per chi entrava in città dal mare lungo il canale navigabile. Le Valli di Comacchio, nel Parco del Delta del Po, si possono esplorare a bordo di una motonave in un itinerario guidato che ne svela la storia e la natura, facendo tappa presso due vecchie stazioni da pesca dove si possono visitare i casoni dei pescatori e un impianto da pesca tradizionale. Queste zone sono abitate da molti uccelli acquatici, fra i quali i fenicotteri rosa

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20.03.2017

Martini, Negroni, Cosmo: per chi frequenta abitualmente cocktail bar e aperitivi, questi nomi sono ormai così familiari che è come se esistessero da sempre. E invece la maggior parte dei drink che ancora oggi sono protagonisti al bancone dei locali sono nati alla fine dell’Ottocento, un tempo non poi così remoto - e alcuni anche molto più recentemente. Tuttavia, di rado ci viene in mente di domandarci perché si chiamino proprio così, chi li abbia inventati, quando e perché. Ecco allora che cosa abbiamo scoperto ripercorrendo le storie che hanno portato alla nascita di cinque fra i cocktail più famosi. Martini Dry: invenzione americana o italiana?Il famoso aperitivo con l’oliva a base di gin e dry vermouth, tanto amato dagli americani e protagonista di tante scene di film e serie TV, ha un’origine piuttosto dibattuta. Secondo alcuni il suo nome deriverebbe dal Martinez, un cocktail ottocentesco, secondo altri sarebbe stato inventato da un barista italiano dell’Hotel Knickerbocker di New York per John D. Rockefeller, secondo altri ancora l’origine è da richiamarsi semplicemente a Martini&Rossi, la celebre azienda, anch’essa italiana, produttrice di bevande alcoliche fondata nell’Ottocento. Manhattan, galeotto fu il partyWhisky, vermut rosso dolce e angostura bitter. L’aperitivo rosso (che in realtà, visti gli ingredienti, sarebbe perfetto anche come digestivo) più famoso del mondo viene fatto risalire anch’esso alla New York ottocentesca. Secondo un’affascinante teoria, sarebbe stato creato nel 1874 per un ricevimento organizzato presso il Manhattan Club (da cui il nome) dalla futura madre di Winston Churchill, Jennie Churchill, in onore del neo-governatore dello Stato di New York Samuel J. Tilden. Cosmopolitan, l’eleganza è femminaDopo il successo planetario di Sex & The City, tutti abbiamo imparato a conoscerlo come il cocktail preferito dall’icona di stile Carrie Bradshaw, ma la fama del “Cosmo” – a base di vodka, cointreau e succo di lime e di mirtillo, risale in realtà agli anni Settanta, quando divenne popolare nei cocktail bar di Miami e New York City - anche se le sue origini sono probabilmente da ricercarsi più indietro, intorno agli anni Trenta. Per il suo sapore fruttato e il colore rosso-rosato, viene generalmente considerato un drink creato per il pubblico femminile. Negroni, l’Americano “sbagliato”Quando, intorno al 1920, il conte fiorentino Camillo Negroni fece aggiungere una spruzzatina di gin al posto del seltz nel suo Americano, forse non poteva immaginare che avrebbe dato al più celebre cocktail italiano di sempre. Vermut rosso, bitter Campari e gin sono da allora gli ingredienti base di questo drink robusto, noto anche nella sua versione più light, lo Sbagliato, con spumante brut al post del gin. Daiquiri, da Cuba al mondoAmatissimo da Ernest Hemingway che lo sorseggiava in gran quantità al banco del bar El Floridita dell’Avana, questo mix di rum bianco, succo di lime e sciroppo di zucchero di canna, come tutti i cocktail più leggendari è protagonista di numerose leggende legate alla sua origine. La più fantasiosa riguarda un marine americano approdato a Playa Daiquiri così assetato da essere in vena d’inventare un cocktail sul momento, mentre vagamente più credibile è quella dell’ingegnere italiano a Cuba che, dovendo ricevere un ospite inaspettato, gli prepara un drink con quello che ha in casa, incappando accidentalmente nel mix del secolo. Quello che sappiamo per certo è che il Daiquiri fu reso ufficialmente celebre intorno al 1914 proprio dall’abilissimo bartender catalano del Floridita, Constantino Ribalaigua Vert. 

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15.03.2017

Fitti boschi, lagune, penisole montuose che sorgono da un mare cristallino, rupi di tufo, lunghe spiagge sabbiose, antiche fonti termali, pianure e dolci colline ricoperte di campi e vigneti. Con il suo ampio territorio incastonato fra Toscana e Lazio, la Maremma offre al visitatore un’incredibile varietà di paesaggi. L'Alta Maremma, che dalla provincia di Livorno giunge fino al Golfo di Follonica, spazia dai dolci pendii della val di Cornia costeggiati di rocche, castelli e incantevoli borghi medievali alle colline metallifere, da sempre fonte di ricchezza e di lavoro. Su queste ultime regna sovrana la bella cittadina medievale di Massa Marittima, che domina il paesaggio dall’alto con il suo meraviglioso Duomo bianco. Più a sud, la Maremma Grossetana trova il suo centro nevralgico nel capoluogo, protetto dalle possenti e intatte Mura Medicee e punto di partenza per esplorazioni che portano dai siti archeologici, come quello dell’Antica Roselle, fino al mare e alle sue più rinomate località vacanziere: Marina di Grosseto, Principina, e soprattutto Castiglione della Pescaia e Punta Ala, porti turistici naturali adornati di pinete. Ma è verso l’interno, alle pendici del Monte Amiata, che occorre spingersi per scoprire, fra boschi e colline, piccoli tesori come Scansano, delizioso borgo natio del fruttato Morellino rosso rubino. Al confine con il Lazio, nella Bassa Maremma, nuove sorprese attendono il viaggiatore soprattutto lungo la costa, dove l’ultimo tratto di mare toscano, lambito dal Parco dell’Uccellina, è punteggiato di meraviglie come Orbetello con la sua laguna, l’antico borgo di Capalbio protetto dalle mura e Talamone, con la sua rocca affacciata sul mare. E poi, naturalmente, le impervie scogliere del Monte Argentario, e le isole incontaminate: il Giglio, la più grande, e la minuscola Giannutri, meta ambita quanto salvaguardata e protetta dal turismo di massa. Di tutt’altro carattere è l’aspro entroterra della Bassa Maremma, fatto di testimonianze etrusche scavate nelle rocce tufacee - dalle tombe alle impressionanti “vie cave” - e di fragili rupi sulle quali sorgono magnifici borghi fortificati come Pitigliano, Sorano e Sovana. Da queste parti, nelle campagne pianeggianti sotto il borgo di Saturnia, sgorgano anche le celebri acque termali curative di origine vulcanica, subito catturate dagli stabilimenti termali ma anche dal piccolo fiume Gorello, che le trascina con sé attraverso un canneto fino a una cascata ornata di vasche calcaree nei pressi di un vecchio mulino, dove tutti possono usufruirne liberamente. Da non perderePiazza Garibaldi a Massa MarittimaLa scenografia di un film ambientato nel Medioevo: così appare a colpo d’occhio la piazza principale di Massa Marittima, città che a dispetto del nome non si trova sulla costa ma all’interno, e domina dalle sue alture le colline metallifere. Bianca e solenne, la Cattedrale di San Cerbone domina la scena del monumentale ingresso alla città dalla sommità di una scalinata, affacciandosi in diagonale sulla piazza triangolare pavimentata in un insolito gioco di prospettive. Non c’è traccia di automobili, e tutto intorno sorgono edifici storici decorati di stemmi, vecchie botteghe e antichi loggiati. Il travertino utilizzato per gran parte delle costruzioni si accende di rosa con la luce del tramonto, rendendo la visione ancor più sublime. I borghi del tufoA sud-ovest della città di Grosseto, verso l’interno, si trovano tre autentici gioielli della Maremma, i cosiddetti "borghi del tufo". Sono Pitigliano, Sorano e Sovana, terre tufacee un tempo abitate dagli Etruschi, che qui scavarono nella roccia profonde vie di comunicazione, le “vie cave” o “cavoni”, ancora perfettamente visibili. Un’area davvero affascinante la cui esplorazione può partire dalla splendida Pitigliano, per poi proseguire verso Sovana, nota soprattutto per la sua necropoli etrusca, e infine verso Sorano, la“ Matera della Toscana”. ScansanoNoto soprattutto per il suo vino rosso rubino dai sentori fruttati, il Morellino, questo borgo sulle colline dell’Albegna e del Flora, nell’entroterra grossetano, è un ottimo punto panoramico per ammirare le sottostanti vallate coltivate a vite, ma anche per una passeggiata nel dedalo di stradine costeggiate da casette e balconi fioriti che si arrampicano verso il centro storico, dominato da antiche chiese e storici palazzi. CapalbioL’ultimo paese della Maremma toscana, a pochi chilometri dal confine con il Lazio, è una rinomata località di villeggiatura che alterna il fascino dell’antico borgo medievale con le grandi mura merlate, la Rocca Aldobrandesca, le case in pietra affacciate sulle viuzze del centro, alle belle campagne e alle spiagge sabbiose del litorale, bagnate da splendide acque. Isola di GiannutriMeno nota della vicina Isola del Giglio, quest’isoletta del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano è una vera bomboniera, larga appena 500 metri e lunga 5 chilometri ma orlata di grotte, circondata da meravigliosi fondali, impreziosita dai resti di un’antica villa romana e arricchita da due belle spiagge, Cala Maestra e Cala dello Spalmatoio. Le Cascate del GorelloLungo la strada che da Saturnia va verso Manciano, centro in cui sorgono gli stabilimenti termali di questa celebre località toscana, c’è un luogo molto speciale. A renderlo tale è il fiume Gorello, che raccoglie l’acqua termale di origine vulcanica sgorgata dal cratere posizionato sotto la piscina principale delle Terme e prosegue la sua corsa fino a un vecchio mulino di pietra abbandonato. Qui, sbucando da un canneto, il Gorello diventa cascata e scorre sulle pozze calcaree formatesi nel corso dei secoli dando vita a una serie di bellissime vasche termali naturali, alle quali si può accedere liberamente giorno e notteCrediti fotograficiImmagine d'apertura (girasoli): foto di  Giovanni su licenza CC BY-SA 2.0Le cascate del Gorello: foto di Waugsberg su licenza CC BY-SA 3.0Capalbio: foto di Yellow Cat su licenza CC BY-SA 2.0Monte argentario: foto di Markus Bernet su licenza CC BY-SA 2.5Porto romano, Giannutri: foto di Aldo Ardetti su licenza  CC BY-SA 3.0 

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13.03.2017

L’accoglienza calorosa dei ryokan con i loro interni in legno può trasformare un viaggio in Giappone in un’esperienza davvero unica. Dopo aver visto brevemente le regole da seguire durante il soggiorno in uno di questi alberghi tradizionali, ecco alcuni dei nostri ryokan preferiti in giro per il Giappone. Notoya Ryokan, YamagataIl Ginzan Onsen ha una storia lunga 500 anni, che risale ai tempi in cui qui c’era un’importante miniera d’argento. E arrivando qui la sensazione è in effetti quella di fare un viaggio indietro nel tempo, verso l’inizio del ventesimo secolo, quando la cultura giapponese ricombinò alcuni elementi del mondo occidentale nel cosiddetto stile romano Taishō. Fra gli edifici superstiti lungo il corso del fiume Ginzan c’è anche il bellissimo Notoya Ryokan, decorato con lacca giapponese makie pannelli di legno. Imperdibile un bagno nel rotenburo, la vasca all’aperto scavata nella roccia, per godersi la meraviglia della natura a Yamata - specie a primavera, quando è più rigogliosa. Hoshi Onsen Chojukan, GunmaIn corrispondenza di una fonte termale segreta nel Jōshin’etsu-kōgen National Park, lo Hoshi Onsen Chojukan vanta 140 anni di storia ed è stato registrato come bene culturale tangibile. Il colonnato che conduce all’ingresso tradizionale in legno viene decorato in base alla stagione, e c’è anche un focolare molto raro, acceso tutto l’anno per scaldare l’acqua utilizzata durante la cerimonia del the. La particolarità di questo ryokan sono i bagni misti, ovverosia condivisi da uomini e donne, sebbene ci siano spogliati separati. L’acqua termale calda che sgorga costantemente dal fondo della vasca vi terrà caldi per tutto il tempo durante il vostro bagno rilassante sullo sfondo di un paesaggio da sognoKanaguya, NaganoIl nome Kanaguya deriva dai molti fabbri che lavoravano qui all’epoca del dominio Matsuhiro, durante il periodo Edo (1603-1868). Questo luogo era noto per offrire ospitalità lungo la Kusatsu Kaido, la strada che connette Zenkoji e Kusatsu sull’altopiano dello Shiga. Due delle botteghe di fabbro sopravvissute al tempo sono state registrate come patrimonio culturale tangibile, e la sera gli ospiti del ryokan possono ascoltare racconti sull’architettura e la storia degli edifici e le tecniche di costruzione dei templi. C’è poi una vasca termale da otto che comprende anche una parte all’aperto. Si dice che Kanaguya abbia ispirato l’ambientazione del film di animazione La città incantata di Hayao Miyazaki. Gero Onsen Yunoshimakan, GifuQuesta locanda d’altri tempi fu fondata nel 1931 in un boschetto di 16 ettari affacciato sul Gero Onsen. L’ingresso, il corridoio sospeso e l’edificio centrale in legno di tre piani sono uno degli scenari notturni utilizzati durante la Festa della Cultura Nazionale. Anche la vetrata colorata nella hall è perfettamente conservata. L’atmosfera di questo ryokan è ideale per rilassarsi completamente, cullati dal canto degli uccelli e circondati da piante e fiori dalla bellezza incantevole. Le terme di Gero, insieme a quelle di Arima e Kusatsu, sono considerate fra le più antiche fonti del Giappone: risalirebbero infatti all’inizio dl decimo secolo. Kayabukinosato Kawaba Onsen Yutorian, GunmaArrivare in questo piccolo e antico villaggio composto da sette case con il tetto di paglia collegate fra loro da una monorotaia è come fare un viaggio nel passato. Costruiti, distrutti e ricostruiti nei secoli, questi edifici sono un mirabile esempio dell’abilità dei costruttori giapponesi dei periodi Edo, Meiji e Taishō (1868-1926).  

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09.03.2017

Genova è una città di frontiera e di mare, non semplicemente perché sull'acqua ci vive ma soprattutto perché da sempre è proiettata verso l'altrove, magari spinta proprio dalle montagne che le cingono le spalle. Ancora oggi, la città ha un sapore di possibilità tentate e da tentare, almeno tante quante sono le sue facce: i palazzi storici delle antiche famiglie della nobiltà marinara in via Garibaldi, il buio dei carruggi, vicoli così stretti da non far passare il sole, i profili delle strade sopraelevate, le spiagge che si aprono a sorpresa lungo la costa e che mostrano ancora a chi arriva dal mare i colori vivaci delle tradizionali case dei marinai arroccate sugli scogli. Da Genova partì Cristoforo Colombo e partirono migranti per tutti i continenti, tanto che il pittoresco quartiere La Boca di Buenos Aires prende il suo nome da Boccadasse, la spiaggia vicino alla quale salpavano nell'Ottocento le navi cariche di genovesi pronti a raggiungere e conquistare ancora una volta le Americhe. Dentro i confini della città resta invece una profonda tradizione del buon vivere, forse protetta dal carattere apparentemente burbero dei suoi cittadini, sicuramente aiutata da un clima invidiabile e invidiato, con estati lunghe e inverni miti che rendono questa fetta d'Italia perfetta per una visita o una piccola vacanza in tutte le stagioni. I luoghi del cuoreVia GaribaldiQui sta il cuore pulsante della città, caratterizzato da numerosi palazzi nobili tra i quali non si possono non visitare Palazzo Doria Tursi, Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Spinola, sede della Galleria Nazionale. I CarruggiImpossibile parlare di Genova senza parlare dei Carruggi, i  famosi (e famigerati)vicoli della città vecchia, dove in effetti può ancora capitare di fare incontri spiacevoli.  Tuttavia, in questo stretto meandro di strade i volti e i mestieri sono incredibilmente ancora quelli di mezzo secolo fa 40 o 50 anni fa, quelli raccontati nelle prime canzoni di Fabrizio De André, e questo non può che affascinare. Genova BoccadasseL’antico borgo marinaro di Genova, delimitato da Corso Italia e da Capo di Santa Chiara,  offre dalla sua insenatura una romantica vista allietata dalle variopinte case antiche che la circondano. La Trattoria Osvaldo A Genova Boccadasse, fin dagli anni ’40 la piccola Trattoria Osvaldo serve cucina casalinga, specialità di pesce e tipiche pietanze genovesi in un ambiente intimo fatto di pochi tavoli.  

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06.03.2017

Per chi si trovi a viaggiare in Giappone per piacere, il ryokan rappresenta la sistemazione ideale, perché offre l’opportunità d’immergersi nell’ospitalità tradizionale del paese, oltre che di rilassarsi dopo una lunga giornata passata a visitare luoghi d’interesse. Non è dunque un caso che questi storici alberghi siano diventati sempre più popolari fra i visitatori. Il tipo di ospitalità offerto dal ryokan è molto particolare. Si può mangiare in camera oppure dividere un tavolo con gli altri ospiti, si dorme su un futon che viene srotolato soltanto la sera e poi messo da parte la mattina, e ci si può concedere un lungo bagno rilassante in compagnia degli altri ospiti. In poche parole, si vive l’albergo molto di più e si passa molto più tempo con le persone. Di conseguenza, è bene avere una certa familiarità con le poche, semplici regole dell’etichetta che occorre seguire in questi luoghi, in modo da trascorrere un soggiorno il più piacevole possibile. Arrivo e cenaAl momento della prenotazione, generalmente vi verrà richiesto d’indicare il vostro orario preferenziale per la cena. Poiché il ryokan prepara la cena secondo gli orari di arrivo degli ospiti e le loro preferenze, se prevedete di arrivare in ritardo o desiderate spostare l’orario della cena è assolutamente consigliato avvertire il personale con un certo anticipo. Vietato calpestare la soglia o il bordo del tatamiProprio come si consiglia di fare nelle case private giapponesi, evitate di calpestare la soglia o il bordo del tatami perché sarebbe considerato un gesto sconvenienteMancia sì, ma solo in bustaIn Giappone non c’è l’abitudine di lasciare la mancia. Tuttavia esiste una tradizione, nota come kokorodzuke e ancora in uso presso alcuni ryokan, secondo la quale gli ospiti sono tenuti a esprimere a loro riconoscenza verso le nakai-san, o cameriere, che li accolgono conducendoli fino alla loro camera. Se desiderate lasciare loro una mancia, assicuratevi di avere con voi un pochi-bukuro, un tipo di busta che i giapponesi utilizzano in occasioni speciali come il Capodanno e che si può trovare in qualsiasi negozio, dove infilare le banconote. In queste situazioni porgere direttamente il denaro denoterebbe una certa volgarità.  Vestaglie e asciugamani non sono Le yukata (vestaglie) e gli asciugamani che troverete in camera sono di proprietà dell’albergo. Se vi piacciono particolarmente, potete provare a parlarne con la nakai-san e convincerla a cederveli a un prezzo ragionevole - alcuni ryokan li vendono nel proprio negozio di souvenir. Come in tutti gli alberghi del mondo, però, infilare in valigia oggetti di proprietà del ryokan è ritenuto estremamente maleducatoNiente bevande in cameraA cena si può bere tutto ciò che si vuole, ma evitate di portare qualsiasi tipo di bevanda in camera. E se doveste farlo, assicuratevi di lasciare tutto pulito e ordinatoRispettate l’etichetta dell’onsenProprio come alle terme onsen e ai bagni pubblici sentō, quando ci s’immerge nella vasca comune, specialmente se si portano i capelli lunghi, è bene evitare di disperderli nell’acqua. Lavatevi accuratamente e versatevi addosso l’acqua calda prima di entrare nella vasca, ed evitate di tenere addosso l’asciugamano. Ricordate sempre che non siete al lavatoio: non è il caso di mettersi a fare il bucato nella vasca. Quando uscite, non raggiungete gli spogliatoi completamente fradici, ma attendete di essere asciutti in modo da non lasciate una lunga scia d’acqua dietro di voi. 

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02.03.2017

Per imparare a conoscere Palermo bisogna assecondarla e lasciare che passi in pochi metri da un'epoca all'altra, dal sole al buio, dal silenzio di un vicolo al cicaleccio continuo dei mercati, dalla maestosità delle sue chiese antiche al verde dei suoi parchi. Palermo è stata molto amata e spesso tradita dai popoli e dai re che l'hanno conquistata: ciascuno ha tentato di fare propria questa città, ma nessuno ha potuto fare di più che lasciare un segno del suo passaggio per poi farsi assorbire da un tessuto urbano labirintico e brulicante di vita e persone. I maestosi palazzi nobiliari degli antichi quartieri intorno al vecchio porto sono infatti solo la cornice del luogo vero dove in questa città tutto accade, la strada, perché non esiste una logica capace di spiegare quel “di più” di meraviglia che nasce dal mescolare gli ingredienti, le facce e le storie diverse di Palermo.  L'ideale è alzarsi di buon'ora e immergersi nei suoni, negli odori e nei colori dei mercati che colonizzano quasi ogni mattina le piazze della città con merci e cibi. Il mercato è il luogo delle parole e degli scambi, il centro della vita sociale, un ecosistema da osservare e da cui lasciarsi rapire. Non a caso, quello che oggi si chiama street food a Palermo raggiunge vette che fanno invidia ai ristoranti più blasonati. Anche i luoghi d'arte e di storia della città, naturalmente, sono fonte di continuo stupore: dal Palazzo dei Normanni, la più antica residenza reale d'Europa, a Palazzo D'Orleans, sede della Regione; dalla maestosa Cattedrale con le sue arcate monumentali fino a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale di Sicilia. E poi c’è la giustamente famosa piazza ottagonale dei Quattro Canti, capolavoro seicentesco di architettura e scultura, con le statue e le colonne cesellati sulle facciate convesse dei palazzi a proteggere le quattro fontane agli angoli, ciascuna riferita a una stagione. E infine l’ottocentesco Viale della Libertà, abbellito dalle case in stile Liberty e dai due teatri principali: il Teatro Massimo e il Politeama Garibaldi. Da non perdereI mercati di Palermo I mercati di Palermo rappresentano il luogo perfetto per un autentico tuffo nel passato e nelle tradizioni più antiche del popolo palermitano.  Quelli più importanti sono quattro: la Vucciria, il Capo, il Borgo Vecchio e infine quello più antico di Ballarò, nel cuore della città. Ognuno porta con sé importanza storica e culturale, ma ciò che realmente li accomuna è il piacevole miscuglio di voci, odori e rumori in angoli della città dove il tempo sembra essersi fermato. Parte integrante del colore e del fascino del luogo è anche l'inevitabile presenza dei venditori ambulanti, che invitano i passanti a provare, ad assaggiare, chiamando a gran voce. Chiesa della Martorana Questa chiesa bizantina è uno dei luoghi più importanti nella storia di Palermo, ma anche un monumento ricco di fascino e storia antica: completata nel 1143 per volere dell’ammiraglio bizantino Giorgio d’Antiochia, è un raro esempio di testimonianza della cultura religiosa e artistica orientale ancora intatta in Italia. La chiesa si contraddistingue per la molteplicità di stili diversi che s’incontrano, poiché con il passare dei secoli fu arricchita da vari artisti con diversi gusti artistici, architettonici e culturali. Dal 2015 è considerata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Franco U’ Vastiddaru Via Vittorio Emanuele,102 Fritti misti, panelle, crocché, pane ca’ meusa: lo street food siciliano per eccellenza in una delle strade storiche del capoluogo, fino alle ore piccole della notte. Pasticceria Cappello Nata come latteria nel lontano 1944, negli anni Novanta questa pasticceria è diventata una delle più prestigiose d’Italia. Nel solco della tradizione, ancora oggi qui si possono trovare dolci di alta pasticceria oltre a tutti i grandi classici sicilianiPanificio GrazianoQuella che secondo molti è la migliore pizza al taglio della città va gustata rigorosamente su vassoi di carta e con forchetta di plastica. La fila per averla può essere lunga, ma ne vale davvero la pena - e comunque il profumo che sprigiona è assolutamente irresistibile. Crediti fotograficiVista dall’alto: foto di Xerones su licenza CC-BY-SA 2.0  Duomo: foto di Antonio Manfredonio su licenza CC-BY-SA 2.0 Chiesa della Martorana: foto di Fabio P. licenza CC-BY-SA 4.0  I Quattro Canti: foto di Bjs su licenza CC-BY-SA 2.5  

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27.02.2017

Il mondo del bartending è più vivo che mai. L’arte di preparare e inventare cocktail, riportata alla ribalta a partire dagli anni Ottanta negli Stati Uniti grazie alla riscoperta dei cocktail vintage e alla nascita di cocktail bar in stile speakeasy, gradualmente ha attraversato l’Oceano e si è fatta strada anche in Europa e nel mondo. E, forse inaspettatamente, fra le capitali europee della cosidetta mixology c’è Monaco di Baviera, certamente più nota per la sua birra e per le migliaia di persone che ogni anni in autunno riempiono i tendoni dell’Oktoberfest collezionando sbornie moleste a colpi di bicchieri da un litro. Per chi non ama questa caotica manifestazione, l’alternativa c’è, perché la città bavarese pullula di ottimi cocktail bar in stile contemporaneo o vintage, con tanto di bartender e mixologist di fama mondiale. Ecco alcuni dei nostri preferiti. Schumann’s Tagesbar“Un bar/caffè dove incontrarsi prima del lavoro, a pranzo oppure per l’aperitivo”- Così Charles Schumann, il più affascinante e carismatico bartender di Monaco, colui che forse più di tutti ha contribuito al prestigio della città in tema di cocktail bar, descrive lo Schumann's Tagesbar (Maffeistrasse 6), uno dei suoi quattro bellissimi locali. L’atmosfera internazionale e contemporanea di questo classico american bar dall’eleganza raffinata è rafforzata dalla qualità dei drink, realizzati con pochi ingredienti di alto livello e con una vocazione alla semplicità. Certo, una cosa è innegabile: parte del fascino di questo posto si deve al suo proprietario, classe 1941, il cui curriculum comprende molti anni in Francia come barista in bar e nightclub, una carriera da imprenditore nel mondo dei bar, autore di libri sul mondo dei cocktail, designer di utensili per il bartending e persino modello.  Mauro’s Negroni ClubCreatura di un altro dei bartender più amati di Monaco, Mauro Mahjoub, che ha dominato la scena per oltre 25 anni prima con il suo Negroni Bar- oltre che con le sue competenze di storico del mondo del bar– e poi, dal 2009, con questo nuovo locale nel quartiere di Haidhausen che offre più di 15 versioni diverse di Negroni in un ambiente scaldato da pannelli di legno scuro e utensili retrò. Loretta's BarIndirizzo perfetto per la colazione e per gli amanti del caffè durante il giorno, di sera il Loretta Bar si trasforma in un paradiso per appassionati di cocktail.  Alle porte del quartiere di  Glockenbachviertel, famoso per la sua vivace vita notturna, il Loretta è una vera perla nascosta fra le tante insegne al neon dei ristoranti di kebab e currywurst di Müllerstrasse, che da ormai un decennio è entrata nella list dei locali più amati grazie alla sua atmosfera rilassata, all'arredamento vintage con pezzi di modernariato e allo staff perfetto. Per i drink, lo stile scelto dal proprietario e bartender Kris Krolo è quello dell'era pre-proibizionista. E se un classico Hanky Panky o un Old Fashioned puro dovessero essere troppo forti per i vostri gusti, c'è sempre la fantastica selezione di amari europei, con centinaia di etichette diverse.  Goldene BarDa sempre ospitato all’interno dell’iconica Haus der Kunst, questo locale che ha appena compiuto 80 anni conserva ancora i sontuosi decori murali su foglia d’oro originali degli anni Trenta, ai quali si affiancano oggi opere d’arte contemporanea, mobili anni Cinquanta e Sessanta e un prezioso lampadario degli anni Venti. Nel 2010 la gestione del bar è stata presa da Leonie von Carnap e dal famosissimo mixologist tedesco Klaus St. Rainer, che ha riportato il locale sulla cresta dell’onda guadagnandosi diversi premi internazionali. La lista dei cocktail gioca su ricette vintage rivisitate con un tocco di originalità contemporanea – come nel caso del Blood & Sand, un classico degli anni Trenta ripensato con l’utilizzo di tecniche all’avanguardia. ZephyrEcco un posto dove l’interior design fa un passo indietro per lasciare tutta la scena ai cocktail, per cui non aspettatevi sontuosi arredi a tema speakeasy o sofisticato minimalismo contemporaneo, ma pareti grigie e semplici sedute. In compenso, il vero spettacolo si consuma al bancone, dove fra ingredienti freschi ed esotici, bottiglie rare e creatività a briglie sciolte si possono assaggiare alcuni dei migliori drink in città, preparati da baristi esperti e alla mano.  

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27.02.2017

Generalmente, tendiamo a pensare che viaggiare in pullman sia scomodo e ben poco invitante – del resto a chi piace passare la notte su una poltrona rigida gomito a gomito con uno sconosciuto e con le gambe rannicchiate? Ma in Giappone il successo delle linee di pullman di lusso è in qualche modo riuscito ad abbattere questo pregiudizio, sdoganando il pullman come mezzo lussuoso, sicuro, dotato della giusta privacy e anche estremamente comodo. Per farlo, naturalmente, le aziende di trasporto hanno inserito tutta una serie di servizi, come la connessione internet, le prese di corrente, gli schermi, e poi naturalmente sedili comodi e ampi per consentire ai passeggeri di godersi il viaggio. Ecco alcune possibilità per chi desidera spostarsi in pullman i Giappone in tutta comodità. JR Bus Premium SeatsQuesta linea autostradale offre due file di sedili ampi, comodi e reclinabili che vi faranno sentire un po’ come se aveste la vostra “stanza” privata. A disposizione dei passeggeri anche connessione Wi-Fi, prese di corrente, ciabatte e asciugamani. Ci sono tratte diurne fra Tokyo e Nagoya e tratte notturne fra Tokyo, Gifu e Nagoya. Dream SleeperQuesto pullman di lusso che collega quotidianamente Yokohama e Hiroshima, ha soltanto 14 posti disposti su due file e separati da tende, per garantire uno spazio privato e confortevole, oltre a comodi sedili, lampade LED, musica soffusa, aromaterapia e poggiapiedi regolabili.  My FloraEcco quello che è forse il pullman più lussuoso di tutto il Giappone, con i suoi appena 12 posti distribuiti in uno spazio che potrebbe ospitarne 50. I posti sono separati da tende e dotati di schermo TV, lenzuola e ciabatte. My Flora fa parte della compagnia Kaifu Kanko collega la stazione di Tokyo a quella di Tokushima con tratte notturne. 

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23.02.2017

Se negli anni Quaranta Matera era ritenuta una vergogna nazionale per le condizioni di estrema povertà e sporcizia in cui gli abitanti vivevano nelle sue case-grotta, oggi il suo valore e la sua immagine coincidono proprio con quei tanto vituperati “Sassi”, che risistemati a dovere la rendono unica e ne fanno una destinazione turistica di primaria importanza. Con l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO e la consacrazione a Capitale Europea della Cultura per il 2019, oggi Matera si emancipa definitivamente da un passato difficile e controverso. Uno dei motivi che rendono i Sassi tanto affascinanti è la loro struttura architettonica fortemente stratificata: c’è la parte visibile, quella dei palazzi, delle chiese, delle scale, delle corti e dei ballatoi costruiti attraverso le epoche e incastonati gli uni negli altri in modo spettacolare. E poi c’è l’invisibile, fatto di grotte, cisterne per l’acqua e cunicoli vari, spesso nascosti nel sottosuolo o all’interno degli edifici. Fulcro della città vecchia, i Sassi comprendono due grandi rioni, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, divisi al centro dal colle della Civita, uno sperone di roccia che custodisce il cuore della zona medioevale. Il Sasso Caveoso, disposto ad anfiteatro romano con le abitazioni scavate nella roccia che scendono a gradoni, è il punto ideale da cui ammirare la gravina, in particolare da Piazza Caveoso, dominata dalla chiesa di San Pietro.  Si trovano qui anche lo scenografico sperone roccioso del monte Errone, al cui interno è scavata la chiesa rupestre della Madonna dell’Idris, il complesso di S. Lucia delle Malve e il Musma, un eccezionale museo di scultura contemporanea ambientato nelle grotte. Percorrendo Via Madonna delle Virtù e costeggiando la gravina si arriva al Rione Sasso Barisano, quasi completamente ristrutturato, dove si trovano San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, e la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti che celano ambienti in grotta spesso nascosti dietro fregi e portali. Ma il centro storico di Matera si sviluppa anche sul Piano sopra i Sassi e nella Civita, dove si trovano il belvedere di Piazza Vittorio Veneto, il bellissimo Duomo duecentesco, il Museo Archeologico e il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Da non perdereCasa NohaAll’interno di una nobile dimora scavata nella roccia che domina il Sasso Caveoso, proprio vicino al Duomo, un inedito progetto multimediale che si propone come introduzione immersiva alla storia e all’anima di Matera. Sulle pareti delle stanze scorrono immagini accompagnate da parole che raccontano non solo il passato della casa ma anche quella di Matera dalla Preistoria a oggi, attraverso il documentario I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera di Giovanni Carrada. Palombaro LungoLa più grande cisterna idrica di Matera è un pozzo profondo 15 metri scavato sotto la parte antica della città nella prima metà dell'Ottocento per provvedere ai bisogni della comunità. L’acqua - ben 5.000 metri cubi – arrivava fin qui attraverso una rete di canali che la trasportava dalla fonte naturale ai piedi del Castello Tramontano. Oggi, il Palombaro può essere visitato a piedi attraverso un affascinante percorso guidato fra grotte e cisterne contigue nel sottosuolo della città. MUSMA – Museo della Scultura ContemporaneaUn eccezionale museo interamente dedicato alla scultura nella cornice del cinquecentesco Palazzo Pomarici, la cui unicità è data dall’affascinante accostamento fra gli ambienti secolari scavati nei sassi e le sculture contemporanee. Gli spazi del museo, infatti, non comprendono soltanto solo le aree edificate del Palazzo, ma anche i grandi ipogei sotterranei scavati nel tufo.  La collezione, che spazia da fine Ottocento a oggi, comprende circa 500 opere fra sculture, ceramiche, gioielli, disegni, incisioni e libri d’arte. Castello TramontanoIl cima alla collina de Montigny, a sud-est del centro, questo imponente castello cinquecentesco domina il paesaggio con le sue torri cilindriche. A volerne la costruzione fu il Conte Giancarlo Tramontano, per affermare il proprio dominio sulla città, ma una violenta sommossa popolare ne provocò la morte, e così il castello restò così incompiuto. L’Abbondanza LucanaVia Bruno Buozzi, 11 Per assaggiare la cucina tipica lucana rivisitata e presentata con raffinatezza a base d’ingredienti di prima qualità, questo ristorante in zona Sassi può essere un’opzione interessante. Buona anche lista dei vini, e decisamente suggestivo l’ambiente. La Gatta BuiaSempre in zona Sassi, una graziosa enoteca dove degustare circa 80 etichette tra vini della Basilicata e del panorama nazionale e assaggiare una cucina stagionale ispirata alle tipicità lucane. In primavera ed estate ci si può anche sedere all’aperto per fare l’aperitivo nella bella Piazza del Sedile. 

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21.02.2017

21 anni di storia, oltre 1.200 birrifici, quasi 7.500 birre diverse. Sono i numeri della birra artigianale in Italia, un settore il cui esordio si fa risalire al 1996 con la nascita dei primi brewpub, vale a dire qui pub che per primi hanno cominciato a produrre la propria birra. Nomi come Baladin (della provincia di Cuneo) e Birrificio Lambrate (naturalmente di Milano) nascono proprio in quell’anno. Molti di questi si sono poi trasformati in veri e propri micro birrifici, prendendo la strada dell’imprenditoria e cominciando a vendere in tutta Italia e all’estero, e trasformando quello della birra artigianale in un vero e proprio fenomeno che ha coinvolto anche i gradi produttori, lanciatisi in questo mercato, e che ha visto comparire le birre artigianali un po’ ovunque, dai bar ai supermercati - oltre che nei tanti negozi specializzati nati sull’onda di questo successo. Oggi dunque il panorama è questo, e può riuscire difficile orientarsi e soprattutto riconoscere i produttori autentici da quelli che semplicemente cavalcano l’onda. La scena è talmente ricce e complessa che fare una classifica sarebbe impossibile, ecco dunque una piccola lista di alcuni interessanti microbirrifici, sospesa i più classici e irrinunciabili e gli emergenti. BaladinChiamarlo micro birrificio è forse ormai un po’ riduttivo, vista la presenza sul panorama internazionale, la catena di locali dedicati (Open) e la recente apertura del nuovo grande stabilimento in grado di produrre fino a 50.000 ettolitri l’anno. Resta il fatto che Baladin e il suo fondatore e patron Teo Musso restano protagonisti assoluti nel panorama italiano della birra artigianale, forti di un’avventura cominciata a fine anni Ottanta con un brewpub e trasformatasi negli anni in un piccolo impero. Birrificio LambrateLe sue birre dai nomi ispirati alla cultura e alla storia milanese hanno fatto scuola, e soprattutto tanta strada da quel lontano 1996 quando tre soci di misero insieme per produrre le prime due birre. Oggi, con un impianto da 20 ettolitri, 34 etichette fra classiche, stagionali e collaborazioni e un frequentatissimo pub-ristorante, il Birrificio Lambrate vende in tutta Italia, in Germania, in Estonia, in Spagna e persino in Norvegia e in Thailandia. Birrificio ItalianoCorreva il 1996 quando Agostino Arioli aprì il primo brewpub lombardo. 21 anni e 15 etichette dopo, il Birrificio resta sinonimo di passione sincera e genuina, resistente alle mode. Le sue birre prive di stabilizzanti, enzimi, flocculanti o altro si possono bere, oltre che in Italia, anche in Inghilterra, Spagna, Germania e Giappone. Barley Questo birrificio della provincia di Cagliari nato nel 2006 è il pioniere dello stile 100% italiano, l’Italian Grape Ale, ufficialmente riconosciuto dal Beer Judge Certification Program, associazione statunitense che ha raccolto tutti gli stili legati al mondo della birra. In questo caso si tratta di birre realizzate con uva o mosto d’uva da vitigni locali, come la BB10 con sapa (mosto cotto) da uve Cannonau, la BBevò con sapa da uve Nasco e la BB9, con sapa da uve Malvasia. 32 Via dei BirraiAudace, Oppale, Admiral, Nectar… Sono alcuni degli affascinanti nomi delle qualità 100% Made in Italy prodotte da questo micro birrificio artigianale di Pederobba, Treviso, contraddistinto dalle inconfondibili etichette con i bolloni colorati. Classe 2006, 32 via dei Birrai mette l’accento sugli ingredienti e sulla produzione meticolosa, tanto da essersi aggiudicato la certificazione slowBREWING, che attraverso controlli continui assicura la qualità delle materie prime impiegate attraverso tutte le fasi di produzione, assicurando procedure di fabbricazione tradizionali, igiene e una distribuzione rispettosa dell’ambienteCanediguerraUn’immagine fresca e convincente grazie alle magnifiche etichette dalle fantasie psichedeliche, l’esperienza di un giovane, Alessio Gatti, che ha lavorato in altri importanti birrifici italiani e 11 birre che rappresentano un po’ la nuova generazione dei birrai italiani. Tutto questo rende il neonato birrificio di Alessandria degno di nota. 

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20.02.2017

La primavera si avvicina, ma ci vorrà ancora un po’ prima che i ciliegi sakura fioriscano. Tuttavia,  in Giappone non ci sono soltanto i fiori di ciliegio: anche il rosa intenso dei fiori di pruno è da sempre un elemento importante della cultura nazionale, fin dal periodo Nara (710-794), tanto da comparire in svariati proverbi ed emblemi di famiglia. Il fiore di pruno è sacro a Tenjin, deificazione shintoista di Sugawara-no-Michizane, grande studioso, poeta e uomo politico del periodo Heian (794-1185), ed è simbolo delle prefetture di Ibaraki, Wakayama, Fukushima e Osaka. Esistono all’incirca cinquecento varietà diverse di fiori di pruno, sparse per tutto il paese. Ecco dove ammirarne al meglio la fioritura. Yushima Tenjin FestivalIl tempio di Yushima è da sempre un luogo privilegiato per ammirare la fioritura dei pruni. Quest’anno ricorre la 60esima edizione del Yushima Tenjin Matsuri, un festival nato nel 1958 che nel tempo si è ingrandito fino a vantare ben 30.000 partecipanti. Fino all’8 marzo si potranno ammirare le splendide fioriture pagando un modesto biglietto d’ingresso. Mido Plum FestivalGiunto alla sua 121a edizione, questo festival si svolge a Kairaku-en, uno dei tre principali giardini paesaggistici del Giappone insieme al Kōraku-en di Okayama’s e al Kenroku-en di Kanazawa’s, creato dal Signore di Mito, Nariaki Tokugawa, come spazio ricreativo pubblico. Qui si possono ammirare circa 3.000 pruni di circa 100 varietà differenti, che fioriscono in diversi momenti del mese. Il festival proseguirà fino al 31 marzo. Plum Grove at Osaka Castle ParkAperto al pubblico nel 1974, il Plum Grove contava in origine 880 alberi di 22 varietà diverse, donati per celebrare il 100o anniversario della Kitano Senior High School nella prefettura di Osaka. Oggi vi si possono ammirare ben 1,270 pruni di 200 varietà differenti, che fioriscono su una superficie di 1,7 ettari fra febbraio e marzo con la maestosa torre del castello sullo sfondoForest Garden of SuzukaQuesto giardino botanico a Suzuka vede protagonisti i pruni a doppia fioritura noti come Gofuku-shidare, che si possono ammirare ancora fino al 31 marzo, tutti i giorni dalle 9.00 alle 16.00.  

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16.02.2017

Il nome, Hongdae, deriva dalla prestigiosa università privata di Hongik Daehakgyo, che dal 1946 sta al centro del quartiere e conta oltre 20.000 studenti, molti dei quali qui si specializzano in discipline artistiche per poi aprire il proprio atelier in zona. E sono proprio gli studenti, coreani e stranieri, insieme ai tanti expat che frequentano Hongdae, ad aver dato l’impronta inconfondibile a quello che è forse oggi il quartiere più vivace, eccentrico e godereccio di tutta Seoul, il luogo ideale dove svagarsi e rilassarsi dopo aver visitato le tante bellezze storiche e culturali che offre la città. Ma che cos’ha di così speciale Hongdae? Innanzitutto una vivacissima vita notturna, grazie ai tantissimi locali aperti fino a tardi: bar, caffè e soprattutto club, dove si balla e si ascolta musica - soprattutto il secondo e l’ultimo venerdì di ogni mese, quando c’è il consolidato rituale del Club Day, e si può entrare in tutti i club pagando un solo biglietto d’entrata. E tutto, trattandosi di quartiere universitario, a prezzi abbordabili. Poi ci sono i negozi – dalle piccole boutique indipendenti agli spazi dedicati al design emergente, per chi ama andare a caccia di oggetti particolari, souvenir originali e regali unici le occasioni sono tantissime lungo le strade pedonali del quartiere. E che dire dello street food a tutte le ore, dei muri ricoperti di bellissimi graffiti, e degli stessi giovani frequentatori del quartiere, con i loro outfit bizzarri ed elaborati e i tagli di capelli più pazzi? Ad accomunare tutto questo è senza dubbio la creatività, che da sempre pervade Hongdae e lo rende unico e decisamente imperdibile. Per cominciare a scoprirlo, abbiamo scelto per voi alcuni dei nostri luoghi preferiti in zona. VisitareHongdae PlaygroundGiochi per bambini da un lato, muri ricoperti di colorati graffiti dall’altra e poco più. Non ha niente di così particolare questo parchetto di fronte all’università, eppure è il cento della vita del quartiere e il punto giusto da cui partire per capirne lo spirito e l’atmosfera gradevole e rilassata. Qui si radunano i ragazzi per improvvisare concerti, specie nel fine settimana, bancarelle vendono cibo di strada, gadget e abiti di seconda mano, e le persone siedono o passeggiano senza fretta. Aa Design Museum (& Café)Uno spazio ibrido tutto dedicato al design che è in parte museo, in parte showroom e in parte caffè. Tanti piani per altrettante destinazioni d’uso, con stili differenti, per un luogo dove incontrare il design fra passato e presente, per poi concedersi un caffè circondati dalla bellezza. L’idea di fondo è quella di proporre mobili di design difficilmente reperibili altrove in Corea, valorizzandone peculiarità e autori. Le collezioni cambiano di continuo e propongono spesso alcuni dei nomi più interessanti del panorama creativo internazionale.  Trickeye MuseumImpossibile non lasciarsi tentare dalla follia un po’ kitsch di questo “museo” interattivo decisamente insolito, fatto di tanti trompe l’oeil tridimensionali che riproducono quadri famosi. Naturalmente si può interagire con le opere, toccarle e scattare migliaia di selfie assurdi. Shopping Hongdae Free MarketOgni sabato, nei mesi estivi, la comunità creativa e artistica di Hongdae si riunisce in questo interessante mercatino dell’usato all’interno del Playground, dove però si vendono anche oggetti d’arte e creazioni originali, comprese interessanti rivisitazioni contemporanee dell’artigianato tradizionale coreano. Design squareAl quinto piano dell’inconfondibile Sangsangmadang, l’estroso edificio di vetro e cemento nel cuore del quartiere universitario dove gli studenti s’incontrano per il cinema, i concerti e per visitare la galleria d’arte, c’è un imperdibile negozio tutto dedicato all’artigianato e agli accessori di design realizzati a mano. Mangiare & bereThanks Nature CafeQuesto incredibile caffè a tema a due passi dall’università è tutto dedicato alla natura, ma la fedeltà all’argomento non si limita alle piante e ai ritratti di animali appesi alle pareti – ci sono anche statuette di animali, animali imbottiti e due pecore in carne e ossa che pascolano allegramente nell’estivo, belando di tanto in tanto.   Street FoodLe strade pedonali del quartiere sono costeggiate di banchetti che vendono cibo di strada sempre diverso, una tappa irrinunciabile per chi vuole scoprire la gastronomia tradizionale coreana e i food trend più assurdi. Ci si trova davvero di tutto, dai classici Tteokbokki (gommosi gnocchi di riso immersi in abbondante salsa rossa moderatamente piccante) agli spiedini di pollo ricoperti di pomodoro e mozzarella filante. AnhPerché andare in un ristorante vietnamita a Seoul? Perché Da Anh, se si ha la pazienza di affrontare la fila perenne, si può assaggiare la cucina vietnamita autentica; solo pochi piatti, preparati con le ricette di famiglia dei proprietari. The BeastroDalla cucina vietnamita a quella americana, perché dopo aver provato lo street food coreano può essere gradita una piccola parentesi occidentale in questo amatissimo ristorante di quartiere che serve cucina americana innovativa a base d’ingredienti non proprio leggerissimi (da cui il nome). Molto affollato il brunch del fine settimana. DopocenaThe VaultConoscete le escape room? Sono l’ultimo grido in tema di divertimento: stanze chiuse per uscire dalle quali occorre risolvere enigmi giocando in squadra. A The Vault ce ne sono diverse ispirate a vari film d’azione, ma c’è anche il ristorante e un cocktail bar ben fornito. NB2 Un night club dedicato alla musica hip hop che ha letteralmente conquistato il quartiere e la città intera, tanto che non è affollato soltanto nel weekend ma tutte le sere della settimana.  Crediti fotograficiFoto di copertina: Travis Estell su licenza CC BY-SA 2.0 Il mercato: Emily Shin su licenza CC BY-SA 2.0 Graffiti: Dawn Lim su licenza CC BY-SA 2.0  

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15.02.2017

Bologna è un autentico gioiello italiano, forse non conosciuta quanto merita, soprattutto all’estero. È la città dell'Università più antica del mondo e delle osterie, del buon mangiare e della bella musica, la città nel cui centro, come diceva il bolognese Lucio Dalla, “non si perde neanche un bambino”, perché la sua pianta a raggiera si lascia subito leggere e - da dovunque si arrivi - si sa che prima o poi, imboccando una delle porte medioevali che ne punteggiano la cinta, si arriverà sotto alle due Torri, simbolo della Bologna antica e medievale. Sebbene si tratti di una città relativamente piccola, per visitarla occorre scegliere quali dei suoi tanti volti privilegiare. C'è la Bologna storica del tardo Medioevo, con le torri e i preziosi palazzi, e soprattutto con quei 38 chilometri di portici che la rendono unica al mondo. C'è la Bologna del buon vivere e del buon mangiare, con le sue specialità conosciute e imitate in tutto il mondo: la mortadella, le tagliatelle con il ragù, le lasagne, i tortellini, per citarne solo alcuni. C'è la Bologna dei colli e dei quartieri fuori porta, cioè fuori dalla cinta muraria medioevale, ciascuno con il suo carattere speciale, e quella dei Giardini Margherita, il polmone verde della città, dove famiglie e studenti si mescolano ogni primavera. Ma forse la vera Bologna è nell’incrocio di tutte queste anime, nella capacità di fondere l'umanità della provincia con lo spirito cosmopolita di chi accoglie decine di migliaia di studenti da tutta Italia e dal mondo, una vera città nella città, con dialetti, facce e lingue diverse.  Tutte queste identità convivono imparando qualcosa le une dalle altre e sorprendendosi a ogni incontro: non esiste differenza che non possa essere stemperata parlando davanti a un buon bicchiere di vinoDa non perderePiazza delle Sette ChieseVia Santo Stefano, 24 La Basilica di Santo Stefano, conosciuta anche come Piazza delle sette chiese, è uno dei monumenti più importanti della città di Bologna. Sorta sulla base di un antico tempio pagano, gode di una caratteristica unica che spinge qui numerosi turisti ogni anno, l'unione di sette chiese in stili diversi. Di queste sette chiese originali oggi ne rimangono quattro: la Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, la Basilica dei Santi Vitale e Agricola, e la Chiesa della Trinità. Mercato di MezzoVia Clavature, 12Incastonato nella zona tra Piazza Maggiore, via Rizzoli, piazza della Mercanzia, via Castiglione, via Farini, piazza Galvani e via dell’Archiginnasio si trova quello che i bolognesi chiamano “Il Quadrilatero”. Proprio qui si trova il Mercato di Mezzo, luogo d’incontro di sapori e genialità fin dall’epoca del Medioevo, portati avanti grazie alla tradizione gastronomica bolognese. Organizzato su tre livelli, il nuovo Mercato di Mezzo, ristrutturato nel 2014, nasce come luogo per permettere ai cittadini di fare la spesa a tutte le ore del giorno, potendo scegliere tra una vasta scelta di prodotti: pesce, carne, salumi, formaggi, pane, pasta, frutta... ed oggi ovviamente anche: dolci, birra e tanto altro. Salita San LucaVia di San Luca, 36 Sulla cima del Colle della Guardia, uno dei colli che circondano Bologna, sorge il bel Santuario della Beata Vergine di San Luca, raggiungibile in auto, in bici e soprattutto a piedi - percorrendo è uno dei porticati più belli del mondo, con i suoi quasi 4 chilometri e le 666 arcate edificate tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Pastificio Paolo Atti e figli Dall'anno della sua fondazione, il lontano 1880, questo storico pastificio non ha mai smesso di confezionare e produrre pane, pasta, e delizie dolci in una delle vie più belle dell'antico centro di Bologna. Entrando nel pastificio sono ancora visibili le insegne originarie, così come qui sono ancora presenti i profumi della tradizione – una tradizione tramandata dal lavoro di generazioni a generazioni. Osteria BottegaVia Santa Caterina, 51 In pieno centro città, tra Porta Saragozza e via Barberia, si trova il più famoso ristorante di Bologna, un'osteria rinomata e conosciuta da tutti gli abitanti e i frequentatori assidui della città. Il merito è soprattutto della cucina emiliana tradizionale, che naturalmente comprende i tortellini e la cotoletta alla bolognese, e dell’ampia scelta di salumi della zona, dalla mortadella del salumiere Ennio Pasquini al prosciutto di Parma, passando attraverso il rinomato culatello di Zibello. 

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13.02.2017

Il giorno di San Valentino, in Giappone, è un vero e proprio festival del cioccolato. Stando ai dati dell’Economic Research Institute, nel 2016 le vendite di dolci in Giappone hanno raggiunto il corrispettivo di 16,4 miliardi di euro, con un incremento del 102% rispetto all’anno precedente, dato per oltre il 50% solo dall’aumento delle vendite di cioccolato. Questi numeri, a fronte di una popolazione che sta progressivamente invecchiando e del notevole calo delle nascite, sono da attribuire all’espansione del mercato verso un target adulto. Ecco perché nascono riti nuovi legati anche a San Valentino – come ad esempio quello di regalare i cosiddetti giri-choco (alla lettera “cioccolata di riconoscenza”) ai propri superiori di sesso maschile da parte delle donne giapponesi. Anche il mercato del giri-choco, dunque, oltre a quello degli scambi di dolci pensieri fra innamorati, si sta espandendo parecchio, sia fra i marchi più economici, sia fra quelli più costosi e raffinati. E a proposito di cioccolata di alta qualità, ecco alcuni dei negozi più rinomati di Kyoto dove acquistare un goloso pensiero per San Valentino. Assemblages KakimotoQuesto bar pasticceria accanto al Kyoto Gyoen è stato aperto nel 2016 dallo chef Akihiro Kakimoto, uno dei finalisti del World Chocolate Masters 2013 di Parigi, e propone cioccolata e altri dolci a base d’ingredienti tradizionali giapponesi, come le foglie di shiso e lo zenzro giapponese.  ChōgorōmochiStorica pasticceria il cui nome si riferisce alla celebre torta di riso resa famosa Cerimonia del The di Kitano, una grandiosa festa svoltasi nel 1587 presso il vicino tempio di Kitano Tenmangû. Solo a San Valentino, qui si può trovare il mochi al cioccolato, una deliziosa specialità localeCacao 365 Gion ShopEstensione della catena occidentale di dolci Malebranche, famosa per il suo fondant au chocolat con the matcha, questo negozio vende la celebre cioccolata e gli éclair di Malabranche, ma anche gli speciali cioccolatini di San ValentinoNama Chocolat Organic TeahouseAccanto al sentuario di Heian, questa sala da the propone deliziosi cioccolatini artigianali preparati da maestri pasticcieri formatisi a New York. Fra i sapori più interessanti ci sono quelli dolci al liquore alle erbe australiano, quelli amari allo zucchero di canna Amami Ōshima e quelli dolceamari al matcha. MunianQuesto chocolatier di lusso in stile francese a Shijō è famoso soprattutto per i suoi ottimi tartufi Munian, che non si trovano da nessun’altra parte. Il suo dessert più rappresentativo è il Gâteau Chocolat ai tartufi. 

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09.02.2017

Trieste è una città dalla bellezza unica e densa di contrasti. Sospesa fra l’asprezza del Carso e il mare, frustata dalla Bora e baciata dal sole, divisa fra immense piazze luminose e aristocratiche e impervie stradine dal sapore popolare, fra aspirazioni cosmopolite a sentori provinciali. Gran parte del suo fascino deriva in parte dal suo essere città di confine con una storia difficile e sofferta, da sempre contesa, dilaniata dalle guerre, divisa e infine spartita quando, nel 1954, fu definitivamente restituita all’Italia privata del suo prolungamento istriano. Dalla regale porta d’ingresso aperta sul mare di Piazza Unità d’Italia fino al ghetto ebraico con la sua rete di anguste stradine, da Piazza della Borsa al Canal Grande d’ispirazione veneziana, dall’Arco romano di Riccardo in città vecchia al Colle di San Giusto dominato dall’omonima cattedrale quattrocentesca, Trieste è una città dai mille volti e paesaggi, che si svela in tutta la sua bellezza solo al visitatore attento e curioso. E poi, naturalmente, c’è il lungomare, dove i triestini amano stendersi non appena il sole scalda l’aria, abbellito da storici palazzi e statue contemporanee che celebrano mestieri e caratteri della città. Da qui, sono pochi passi fino all’ottocentesco Castello di Miramare, residenza dell'arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo e di sua moglie Carlotta del Belgio, che domina il Golfo dall’alto del suo promontorio circondato da un rigoglioso, bagnato dalle azzurre acque dell’omonima Area Marina Protetta. Da non perderePiazza Unità d'ItaliaChe la si osservi dal Molo Audace, dal Golfo, dal Municipio o dal Caffè degli Specchi, questa piazza, maestoso salotto della città, non manca di affascinare per la sua candida e regale vastità. Qui, in fondo, si trovano il cuore e l'anima di Trieste, insieme ai palazzi che hanno segnato la storia della città e dell'Italia: il Palazzo della Luogotenenza austriaca, Palazzo Stratti, Palazzo Lloyd, Palazzo Modello, il Grand Hotel Duchi d'Aosta, il Municipio, e l'antico Palazzo Pitteri. Su questo selciato, mentre la vista si perde tra la bellezza della vecchia città che fu centro vitale della cultura mitteleuropea e l'Adriatico, non è difficile immaginare i triestini più illustri di ieri e di oggi passeggiare distratti e sovrappensiero. Caffè degli specchiIl più conosciuto e prestigioso caffè di Trieste, affacciato sulla magnifica Piazza Unità, va preso per quello che è: un emblema della cultura ottocentesca dei caffè a Trieste, largamente ispirata a quella viennese e mitteleuropea. Non ci si va dunque per prendere un caffè, quanto piuttosto per visitare le sale che ospitarono Joyce, Svevo, Kafka in un tempo in cui in città trovavano spazio quasi un centinaio d’istituzioni simili, salotti buoni destinati all’incontro fra artisti, intellettuali, politici e imprenditori. Kleine BerlinQuesto complesso di gallerie scavate dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale dalle parti del Tribunale è un incredibile angolo di passato rimasto intatto. Si possono visitare la galleria antiaerea pubblica destinata alla popolazione civile e il ricovero antiaereo militare tedesco, dove tutto è stato lasciato così com’era all’epoca, imbiancatura compresa. Il complesso ospita anche due mostre permanenti, delle quali una proprio sui bombardamenti subiti da Trieste durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tram di OpicinaTrieste come Lisbona? In un certo senso sì, perché il grazioso “tram de Opicina”, protagonista di una delle più celebri canzoni popolari triestine, affronta pendenze non certo da poco, tanto che a un certo punto viene agganciato ad alcune motrici che lo spingono in salita e lo trattengono in discesa. La tratta, lunga appena 5 km, conduce fino a Opicina, sul Carso, meta prediletta dei triestini per una breve gita fuori porta o anche semplicemente per un pranzo in trattoria. Parco di MiramareRiesce davvero difficile immaginare che i 22 rigogliosi ettari del meraviglioso parco che circonda il pittoresco Castello asburgico di Miramare potessero essere un tempo una landa desolata. Eppure, ci vollero molti anni perché il promontorio roccioso di Grignano, di natura carsica, prendesse l’aspetto attuale. Ad affrontare l’impresa fu Massimiliano D’Asburgo, che ingaggiò paesaggisti, botanici e vivaisti, e fece portare grandi quantità di terreno dalla Stiria e dalla Carinzia per realizzare il suo privato “giardino delle meraviglie”, pieno di specie rare ed esotiche, costruzioni insolite, sentieri e percorsi d’acqua. Crediti fotograficiPiazza Unità: foto di Joergsam su licenza CC BY-SA 4.0San Giusto: Matthias Kabel su licenza CC-BY-SA-3.0Tram Opicina: Nol Aders su licenza CC-BY-SA-4.0 

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06.02.2017

Le haciendas messicane, imponenti costruzioni dove un tempo vivevano e producevano le più facoltose famiglie locali, sono parte integrante del paesaggio di quelle terre, soprattutto negli stati del centro e del sud. Risalenti perlopiù al periodo fra il Cinquecento e l’Ottocento, sono veri e propri pezzi della storia messicana, a lungo protagonisti dell’economia ma anche della vita sociale e degli svaghi, spesso trasformate in status symbol al punto da spingere i loro stessi proprietari a ingaggiare battaglie a suon di facciate arzigogolate, architetture spettacolari e interni a dir poco lussuosi. Che cosa resta, oggi, del quel mondo dorato ormai decaduto? A volte soltanto pochi muri, ma altre edifici perfettamente conservati, valorizzati e trasformati in meravigliosi boutique hotel, intrisi di storia e di bellezza d’altri tempi. Ecco perché dormire in una hacienda è un’esperienza da non lasciarsi sfuggire per chiunque si trovi a visitare il Messico e le sue tante bellezze, un tuffo in quella che è la storia autentica del paese, allietato dalla giusta dose di agi e comodità - e soprattutto lontano anni luce dai villaggi e resort presi di mira dal turismo di massa. Hacienda UayamonA pochi chilometri dalla città di Campeche, nella parte occidentale della penisola dello Yucatán, questa hacienda settecentesca che oggi fa parte del gruppo alberghiero The Luxury Collection unisce fascino coloniale, natura rigogliosa e benessere, grazie anche alla spa che utilizza prodotti naturali e propone trattamenti ispirati alla cultura Maya. E a proposito di cultura Maya, a due passi c’è anche il sito archeologico di Edznà, con il suo magnifico tempio. Hacienda Sac ChichNon lontano, a sud-est di Merida (dove c’è anche l’aeroporto), ecco un altro bellissimo complesso storico. Cuore dell’hacienda è la Casa de Maquinas, storica struttura in pietra calcarea risalente a metà Ottocento, con tanto di loggia fiorita, terrazzo e laghetto ristrutturata dall’architetto messicano Salvador Reyes Rios e arredata con mobili di produzione locale. E poi c’è Casa Sisal, una struttura nuova dal design contemporaneo (ma realizzata con antiche tecniche Maya), una vera e propria casa lussuosissima e arricchita da piante tropicali e piscina a sfioro. Chablé Resort & SpaAncora vicino a Merida, questo resort sviluppato attorno a una hacienda ottocentesca ristrutturata comprende 38 casitas e due grandi ville, e mescola fascino antico e architetture contemporanee. Rinomato per la cucina del pluripremiato chef Jorge Vallejo, Chablé ha anche una Spa olistica costruita attorno a un cenote, una grotta con laghetto d’acqua dolce. Hacienda El CarmenCambiamo scenario, e dallo Yucatan spostiamoci nello stato di Jalisco, non lontano dal capoluogo Guadalajara, nel Messico centro-occidentale. Qui, quello che fu nel Settecnto un monastero carmelitano specializzato nella produzione agricola, oggi è un elegante albergo con spa immerso nel verde, pieno di storia e di fascino, e lontano dalle solite rotte turistiche. Hacienda SepulvedaSpostandosi a nord-est verso l’interno, a pochi chilometri da Lagos de Moreno - Patrimonio dell’Umanità UNESCO e tappa del famoso Camino Real, la famosa rotta commerciale fra Messico e Stati Uniti risalente al Cinquecento – ecco un altro delizioso complesso che conta 25 suite circondate da 20 ettari di verde e una spa. La seicentesca facciata rosso terra, i colonnati in pietra a vista, gli interni romanticamente ispirati al passato coloniale: non manca niente per godersi un piacevole soggiorno. Hacienda De San AntonioAppena oltre il confine fra gli stati di Jalisco e Colima, graziata dall’eterna primavera che caratterizza il clima locale, questa Hacienda con vista decisamente unica sul vicino Volcàn de Colima ha quattro splendide suite distribuite attorno al grande cortile centrale, ed è circondata da un elegante giardino. Molto rinomata anche la cucina, e fra le attività proposte c’è l’equitazione. 

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31.01.2017

Dalle sontuose sale da the della tradizione, dove tutto lascia trasparire lusso e grandeur, fino ai piccoli caffè di quartiere, dai locali più originali fino a quelli che non ti aspetti, a Parigi quella del the è una tradizione autentica. Forse non saremo a Londra, ma anche qui la tradizione delle sale da the è viva è vegeta, e lo dimostra il fatto che, accanto agli indirizzi più tradizionali, continuano a nascere locali dedicati a questo piacevole rito che ogni tanto tutti dovremmo concederci. Che preferiate un assortimento di pasticceria di alto livello, una selezione di the imbattibile o magari entrambi, ce n’è davvero per tutti i gusti. Ecco alcuni dei nostri indirizzi del cuore. Angelina Se in accompagnamento al vostro the desiderate provare il meglio della famosa pasticceria francese, ecco il posto giusto per voi: il Salon de thé della prestigiosa maison Angelina di rue de Rivoli, fondata nel 1903 dal pasticcere austriaco Antoine Rumpelmayer. Questo salotto aristocratico dalle atmosfere Belle Epoque ha ospitato a suo tempo Marcel Proust, Cocò Chanel e tutti i più grandi stilisti francesi. Fra le specialità della casa c’è anche la famosa cioccolata in tazza alla vecchia maniera, soprannominata “l’Africain”. Café PouchkineLa celebre sala da the dei grandi magazzini Printemps non offre una grandissima varietà di the, ma del resto è famosa soprattutto per la sua ricchissima pasticceria francese dalle influenze russe, specie nella scelta degli ingredienti insoliti. Molto apprezzata anche la cioccolata in tazza. Pavillon Lenotre Questo bellissimo pavillon d’inizio Novecento, realizzato in occasione dell’esposizione Universale, si trova nientemeno che sugli Champs-Elysée, proprio di fronte al Grand Palais: quale luogo migliore per immergersi nelle atmosfere parigine più classiche, magari sorseggiando un the accompagnato da un pasticcino? La Pâtisserie des Rêves Questo indirizzo amatissimo dai gourmand di tutto il mondo, regno del pasticcere Philippe Conticini, ha diversi indirizzi a Parigi e nel mondo, ma una sola sala da the in rue de Longchamp. La pasticceria è naturalmente di altissimo livello, ma non mancano ricette tradizionali rivisitate come la millefoglie e la tarte tatin. La sala da the della Grande Mosquée Un autentico angolo d’oriente nel cuore del Quartier Latin: è la Grande Mosquée, la più grande moschea di tutta la Francia, costruita all’indomani della Prima Guerra Mondiale in omaggio ai soldati musulmani francesi caduti nel conflitto. La bellissima sala da thè in stile marocchino serve il classico thè alla menta servito nei bicchierini di vetro, oltre a un buon assortimento di pasticceria orientale. Umami Matcha Café Nell’haut Marais, a due passi da Place de la République, questo localino dal design essenziale unisce le atmosfere di un coffee shop newyorchese, influenze gastronomiche francesi e la totale devozione al matcha, il the verde giapponese dalle innumerevoli proprietà e dal sapore inconfondibile, reso protagonista sia del cibo che delle bevande. Crediti fotografici:Angelina: foto di Gryffindor su licenza CC BY-SA 3.0Pâtisserie des Rêves: foto di Norio Nakayama su licenza CC BY-SA 2.0Grande Mosquée: foto di Celette su licenza CC BY-SA 3.0 

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30.01.2017

Quello fra la cucina sudamericana e giapponese è un matrimonio solido e ormai rodato: si pensi alla deliziosa cucina nippo-brasiliana nata originariamente Libertade, il quartiere giapponese di San Paolo, e poi diffusasi in tutte le grandi città del mondo. E anche la fusione nippo-messicana, di provenienza Statunitense, sembra godere della stessa fortuna in Italia, come dimostra il recente successo di Coffee Pot a Roma, un delizioso locale di Trastevere (ma ce n’è uno anche a Piazza Bologna) che ha l’aspetto di un rigoglioso giardino d’inverno, ricco di richiami a entrambi mondi a cui s’ispira, dal design essenziale in puro stile orientale ai cactus che adornano le pareti, scaldando l’atmosfera. Ma l’ibridazione avviene soprattutto in cucina, dove nascono sushi roll e nigiri ma anche tacos gourmet,  con l’aggiunta recente d’innesti d’ispirazione hawaiiana e piatti costruiti con la tecnica della cottura a bassa temperatura. Obiettivo generale: abbinare il gusto a una certa leggerezza, capace di dar vita a una cucina decisamente varia e interessante ma sana. Dietro i fornelli ci sono Marco Fontana, specializzato in pasticceria,  piatti messicani e cotture a bassa temperatura, e Ajmal Ameer, responsabile della sezione sushi e raw food. Un capitolo a parte meritano i cocktail a base di mezcal, il famoso distillato messicano ottenuto dall’agave, unica concessione non proprio salutista ma assolutamente da provare in abbinamento ai sapori insoliti di piatti come il Polynesian taco, con polpo cotto a bassa temperatura, erbe aromatiche, sour cream al lime, cipolla e jalapeno. Un indirizzo interessante e piacevole per provare un buon sushi a Roma, e soprattutto per sperimentare una fusione inedita di sapori. 

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30.01.2017

Toreiyu-Tsubasa è il nome di un treno shinkansen della compagnia ferroviaria giapponese JR East che collega Fukushima e Shinjō, nella Prefettura di Yamagata. Si tratta di un treno molto speciale, veloce ma pensato per offrire ai passeggeri il massimo del relax, puntualissimo – gli arrivi e le partenze spaccano letteralmente il secondo rispetto agli orari ufficiali – ma anche incredibilmente comodo, grazie alla presenza a bordo di piccoli lussi come sedili-tatami e vasche per il pediluvioL’area relax si trova nella carrozza 16, ed è proprio qui che si trovano le due vasche rosse per il pediluvio, protette da pannelli di legno a persiana per rendere l’atmosfera più intima e prenotabili insieme al biglietto del treno. L’obiettivo è quello di farvi arrivare a destinazione rilassati come se foste appena stati all’onsen, il classico centro termale giapponese.La carrozza 15 è una vera e propria tatami lounge con un bancone rosso dove si servono il sake di Yamagata ma anche vini, the, caffè e bevande analcoliche. I sedili-tatami si trovano invece nelle carrozze 12, 13 e 14, dove oltre ai tradizionali tappeti in paglia di riso si trovano eleganti tavoli in betulla e soffitti di legno decorati con bassorilievi che riproducono i frutti tipici della regione di Yamagata. Decisamente un treno dalle caratteristiche uniche: difficile trovarne al mondo uno più comodo. 

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26.01.2017

Firenze appartiene a tutti e appartiene al mondo. Da qualunque latitudine si arrivi, è facile sentirsi a casa in un luogo le cui immagini rimbalzano quotidianamente in ogni continente, che non si può non incontrare in qualsiasi corso di studi, che è il sogno da realizzare almeno una volta nella vita per chi vive lontano e l'occasione per rigenerare lo sguardo immergendolo nella bellezza per chi ha la fortuna di raggiungerla di frequente. Firenze è città del mondo, meta di milioni di turisti ogni anno; nelle sue strade si parlano tutte le lingue, unite dalla comune meraviglia per i tesori artistici, ma anche per la bontà di vini e cibi. Proprio per questo, a volte può essere difficile distinguere fra quelli che sono i sapori autentici fiorentini e le esperienze create a tavolino per soddisfare le aspettative dei turisti e l’idea di una Firenze romantica da cartolina, ma poco genuina nella sostanza. Ecco allora una piccola selezione di tappe del gusto che vi aiuteranno ad assaporare il gusto vero della cucina locale, mescolandovi ai residenti. Il Mercato CentraleDopo aver fatto un giro per lo storico mercato coperto di Firenze, con le sue bancarelle ricolme di pesche, basilico, melanzane e ogni ben di Dio, prendete le scale che salgono al piano di sopra, appena rinnovato, e vi ritroverete immersi in un autentico paradiso per foodie, dove potrete assaggiare i sublimi prodotti artigianali che nascono dagli ingredienti venduti al piano terra. Questo spazio è una vetrina dedicata a ciò che di meglio la Toscana e le altre regioni italiane hanno da offrire in termini di enogastronomia, una celebrazione dell’eccellenza italiana che ha per sfondo il mastodontico ed elegante edificio di ferro e vetro progettato da Giuseppe Mengoni e datato 1874. I LamprodottaiNon si può venire a Firenze senza assaggiare un panino con il lampredotto. Andate alla ricerca di un vero lampredottaio fiorentino: trovarli non è difficile, basta seguire il profumo di uno dei tipici chioschi. Se siete un po’ schizzinosi, non chiedetevi che cosa state addentando e affidatevi ai sapori forti del vero street food all’italiana: un panino con la trippa non sarà forse il massimo della raffinatezza, ma al primo morso ve ne sarete già scordati. I migliori lampredottai? Maurizio Marchetti in Via dei Cimatori, Leonardo Torrini in Viale Giannotti (angolo con via del Paradiso), Palmiro Pinzauti in Piazza de’ Cimatori e Mario Albergucci al Piazzale di Porta Romana. In FabbricaAll’interno di una fabbrica d’argenti, per la precisione - lo storico laboratorio Pampaloni, in zona Poggio Imperiale, quella che di giorno è la mensa degli operai la sera si trasforma in un raffinato e decisamente originale ristorante dove si cena fra stoviglie di pregio e sontuosi candelabri d’argento, all’ombra di un grande lampadario pop a forma di falce e martello, serviti da due magazzinieri in livrea che indossano le più svariate divise. E d’argento sono anche le posate, i sottopiatti, le caraffe e i secchielli del ghiaccio, mentre pavimenti e pareti conservano il loro aspetto scarno e originale, decorati qua e là da luminarie al neon. Un modo geniale per far scoprire ai profani tutto un mondo di alto artigianato, sapori e toscanità. Trattoria Sostanza Nascosto in un vicolo nel cuore della città, questo ristorante con pochissimi tavoli circondati da pareti ricoperte di quadri, stampe e cartoline di amici e clienti affezionati, ha tutto il sapore di una trattoria d’inizio secolo. Fra le specialità, pasta al sugo di burro, trippa e pollo con tortino di carciofi. Indispensabile prenotare con largo anticipo. Osteria Pepo Ribollita e vino Chianti a volontà. In questo tipico localino nel cuore della città, i piatti del giorno vengono scritti a mano su lavagne, per sottolineare la qualità sempre fresca dei prodotti. Il menù cambia ovviamente ogni giorno. Potrete assaggiare una vera cucina casalinga e rimanere incantanti dalla costante ma delicata musica di sottofondo. Zazà Questo storico ristorante tipico fiorentino in Piazza Mercato propone piatti come la fiorentina alla griglia, gli gnocchetti al granchio verace, e, a seconda della stagione, funghi e tartufi tipici dei dintorni della città di Firenze. Fra antichi quadri e prosciutti appesi, si mangia su tovagliette di carta come nei tipici ristoranti di New York. Nella stagione estiva è possibile cenare nel piccolo dèhors all’aperto con vista sulla piazza del Mercato Centrale. Crediti fotograficiLampredotto: foto di Lucarelli su licenza CC-BY-SA-3.0Fiorentina: foto di AkiragiuliaVista sulla città: foto di MustangJoe 

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25.01.2017

Ci sono città la cui fama tende a essere oscurata dalla loro storia meno recente, e la tedesca Düsseldorf, capitale della Renania Settentrionale-Vestfalia adagiata sul Reno, è senz’altro una di queste. Il suo nome, per molti, evoca ancora un paesaggio prettamente industriale, quello che si sviluppò nel secondo dopoguerra quando la città, dopo la totale distruzione a seguito del conflitto, divenne in breve tempo uno dei principali poli industriali della Germania. Ma la verità è che quell’aspetto della città appartiene ormai al passato. Perché se l’area di Düsseldorf è ancora senza dubbio una delle zone economicamente più strategiche per la nazione, questo si deve soprattutto ai settori della finanza e della comunicazione. Ciò che resta di quell’epoca sono le aree un tempo destinate all’industria e oggi riqualificate con grande impegno e lungimiranza. Come Medienhafen, l’ex-porto fluviale, divenuto una sorta di enorme laboratorio architettonico a cielo aperto dove nomi del calibro di David Chipperfield, Joe Coenen, Steven Holl e Claude Vasconi hanno avuto campo libero per realizzare le loro opere più ardite dove sorgevano vecchi magazzini ed edifici industriali in disuso. Fra gli esempi di progettazione futuristica e all’avanguardia svetta senz’altro il Neuer Zollhof di Frank Gehry, realizzato a fine anni Novanta al posto della vecchia dogana, con le sue inconfondibili linee curve e asimmetriche. Se sulla sponda ovest del Reno sorge la parte più nuova della città, non bisogna però dimenticare che Düsseldorf ha alle spalle anche un glorioso passato; sulla sponda est del fiume sorge la parte più antica della “piccola Parigi” di Germania, come le definì Napoleone, che trova il suo cuore nella Altstadt, la città vecchia, ricca di storia ma anche meta prediletta per la vita notturna, al punto da essersi guadagnata il soprannome di “bar più lungo del mondo”. Qui infatti, fra gli edifici ricostruiti ad arte dopo la distruzione della Seconda Guerra Mondiale, bar e locali si susseguono senza soluzione di continuità, mentre lungo la sfarzosa Königsalle, affettuosamente detta Kö, una delle più amate strade dello shopping in Germania, s’incontrano boutique di lusso e scintillanti vetrine. Non mancano antiche chiese, pezzi originali della città storica come la Schlossturm e prestigiose istituzioni culturali di primaria importanza come l’Accademia delle Belle Arti e la Kunsthalle, un eccezionale museo di arte contemporanea. Per sfuggire al caos festaiolo del centro e respirare atmosfere più alternative e bohémienne occorre spostarsi verso Flingern, nella zona nord-est della città, ex-quartiere operaio che negli ultimi anni sta vivendo una grande rinascita: fra ristorantini, caffè, gallerie, negozi di design indipendenti e deliziose boutique, l’aria che si respira è fresca, creativa e decisamente cool. Fra i quartieri emergenti, meritano una visita anche Unterbilk, a sud del centro (al confine con Medienhafen), un’altra area fortemente riqualificata e oggi abitata soprattutto da giovani famiglie dove abbondano locali e negozietti interessanti, e Pempelfort, a nord del centro. Proprio a Pempelfort si trova uno dei tanti parchi della città, il bellissimo Hofgarten, grande polmone verde del centro arricchito da lunghi viali alberati, due laghetti, e costellato di statue e alberi secolari. Visitare una città interessante come Düsseldorf e imparare a conoscerne tutti i diversi volti vale decisamente la pena, ma richiede un po’ di tempo. Se doveste trovarvi in città per un fine settimana o pochi giorni, ecco sei esperienze che non dovreste farvi sfuggire. 1) Mangiare in cima alla RheinturmAffacciata sul fiume, la torre della televisione è l’edificio più alto della città e anche uno dei suoi simboli. Dal suo piano più alto, a 168 metri d’altezza, lo sguardo spazia a 360° sulla città, e c’è anche l’immancabile ristorante panoramico girevole. Non sarà uno stellato ma la vista merita. 2) Visitare il KITVale a dire il Kunst Im Tunnel, l’insolito museo ricavato all’interno di un tunnel che passa sotto il fiume al quale si accede da una struttura in vetro lungo la Rhine Promenade. La quale ospita anche un bellissimo caffè. Lo spazio ospita mostre dedicate all’arte contemporanea in tutte le sue forme, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla video arte. 3) Ammirare la Chiesa di St. LambertusLa chiesa quattrocentesca dedicata al patrono martire San lamberto, considerata l’edificio più antico di Düsseldorf e la guglia ritorta del suo campanile è uno dei simboli della città. Sembra che il “difetto” sia dovuto al legno utilizzato, che era bagnato al momento della costruzione. 4) Fare la spesa al mercato di CarlsplatzA sud della città vecchia, questo tradizionale mercato può dare tante soddisfazioni specie alla mattina presto, quando le sue bancarelle traboccano di ogni ben di Dio. Dalla frutta e dalla verdura fresca locale oppure esotica fino ai dolci – perfetti per una colazione diversa dal solito – e alle specialità gastronomiche. 5) Bere qualcosa al Sir WalterL’ultima avventura enogastronomica del noto chef e ristoratore locale Walid El Sheikh è il locale del momento ad Altstadt, di fianco alla Kunsthalle e di fronte all’Opera. Elegante e fascinoso, ispirato agli anni Sessanta, ai film di Lars von Trier e di Peter Brook, propone cocktail e una lista dei vini internazionale, da accompagnare agli snack gourmet su sottofondo musicale. 6) Passeggiare lungo il fiume nel Rheinpark GolzheimQuesta lunga striscia verde che costeggia la riva destra del fiume da Pempelfort fino a Golzheim regala una vista superba sulla dolce curva del Reno e sullo skyline della città. Camminando sui prati fra pioppi, betulle e aceri incontrerete molte persone intente a fare sport, dal jogging al calcio. 

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24.01.2017

Un po’ ristorante, un po’ whisky bar, un po’ jazz club. È Salon Beyrouth, un locale dove si respirano le atmosfere dell’era del jazz, dei Ruggenti Anni Venti e del proibizionismo, conditi con il giusto pizzico di contemporaneità. Siamo nel cuore di Clémenceau, nella zona Ovest di Beirut, quello che un tempo fu il quartiere più vivace e multietnico della città e che oggi è in piena rinascita dopo gli anni di degrado seguiti alla guerra. Un luogo particolarmente amato dai nostalgici della città cosmopolita che Beirut fu un tempo, e che si sta popolando sempre più di boutique di designer emergenti, negozietti di design e locali. La cornice perfetta, insomma, per questo angolo di meraviglia sospeso fra il Medioriente, New York City e la New Orleans del jazz, nato dalla creatività della coppia formata da Raya Kazoun e Moustafa Makky, che dopo aver trovato un edificio storico nel quartiere si sono affidati all’architetto Anthony Maalouf per la ristrutturazione. Grazie ai colori terrosi e ambrati ispirati al whisky, alle luci ben calibrate e a un mix di materiali che mescola legno, metallo, vetro e marmi bianchi e neri, il Salon Beyrouth ha quell’atmosfera conviviale e piena di calore che invita a entrare, cercando un posticino per sé fra gli arredi in Stile Art Déco, curiosando nella “biblioteca del whisky” con le sue preziose bottiglie, o magari soffermandosi al grande bancone in travertino per ordinare uno dei cocktail originali preparati con ingredienti invitanti come whisky, champagne e assenzio. E per chi avesse voglia di mangiare un boccone è interessante anche il menù, che con maestrale equilibrismo attinge al repertorio del bistrot parigino d’altri tempi così come al classico brunch newyorchese, spaziando con disinvoltura dalla quiche alle uova alla Benedict

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23.01.2017

Per molto tempo la valle portoghese del fiume Douro, che sfocia nella città di Porto, è stata considerata la destinazione ideale per una gita fuori porta partendo dalla città. Ultimamente, però, la bellezza di quei paesaggi e delle strutture ricettive che nel corso degli anni ne hanno arricchito l’ospitalità l’hanno trasformata in una meta a tutto tondo, dove passare giorni piacevoli esplorando la natura e scoprendo la cultura locale del vino. Patrimonio dell’Umanità nonché antica regione del vino - la prima ad essere ufficialmente riconosciuta nel mondo - la Valle del Douro, solcata dal fiume, è caratterizzata da ripide colline terrazzate e ricoperte di vigne, punteggiate da villaggi e dagli edifici bianchi delle aziende vinicole. Un paesaggio da cartolina che si può esplorare on the road ma anche in treno, con una crociera lungo il fiume e persino in elicottero. Fra la città di Porto, dove il fiume raggiunge il mare, fino a Miranda do Douro, dove le sue acque entrano in territorio portoghese, molte sono le tappe e gli scorci da includere nell’itinerario, sulle due rive del corso d’acqua. Si può partire da Vila Nova de Gaia, a sud del centro città, dove ci sono le cantine per l’invecchiamento del Porto e si può assaggiare questo inconfondibile vino liquoroso, assoluto protagonista della produzione locale.Un’altra tappa interessante per conoscere meglio il territorio è il Museu do Douro a Peso da Régua, dedicato al fiume e alla produzione vitivinicola della sua valle. Attraversando il fiume e dirigendosi verso sud s’incontra Lamego, centro vinicolo e sede vescovile, nonché una delle città più affascinanti del Portogallo del nord, la cui immagine più iconica è quella della monumentale scalinata che sale fino al Santuario di Nossa Senhora dos Remédios, abbellita da un magnifico decoro in ceramica bianca e blu. Per ammirare dall’alto il paesaggio della valle, merita una sosta il belvedere di São Leonardo da Galafura, vicino a Régua, affacciato sul fiume e sulle colline con una vista mozzafiato a 360 gradi. Tornando sul fiume, a Pinhão, si può ammirare la deliziosa stazione lungo la ferrovia del Douro, anch’essa decorata da ceramiche nei toni del bianco e del blu che celebrano il vino e i paesaggi della valle. A pochi chilometri si trova quello che è forse il punto panoramico più bello di tutta la zona, Casal de Loivos, un vero e proprio balcone naturale sulla città di Pinhão, incastonato nella curva a S percorsa dal fiume. A sud del Douro, il castello medievale di Numão, con le sue mura e le sue torri merlate che orlano la collina, offre un altro paesaggio da cartolina per indimenticabili foto ricordo, mentre proseguendo ancora verso est il Parco Archeologico di Vale do Coa è un eccezionale museo all’aria aperta dedicato all’arte rupestre, dove si continua a scavare e a fare ricerche così come nell’intera valle. Da qui alla Spagna il passo è breve: a Barca de Alva comincia infatti l’area del Parco Naturale Arribes del Duero, dove il fiume si fa più stretto segue la linea del confine fino alla piccola città di Miranda do Douro. Quando andareA settembre, quando nella valle è tempo di vendemmia e si può addirittura partecipare, contribuendo alla produzione di alcuni fra i migliori vini portoghesi. Le cantine da non perdereQuinta do NovalQuinta do Vale do MeãoQuinta da Roêda (Croft)Quinta do Seixo (Sandeman) Quinta de Terra Feita (Taylors) Dove dormireTaylor’s Vintage House HotelSix Senses Douro ValleyQuinta NovaCasa do RioCasa de Vilharino de San RomãoCasa de Casal de Loivos 

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23.01.2017

Le ostriche sono un piatto decisamente invernale. Ricche di amminoacidi essenziali, minerali e glicogeno, si sono guadagnate il soprannome di “latte marino”. Esistono addirittura reperti archeologici che dimostrano come fossero già consumate durante l’Era Jōmon (dal 14000 al 300 a.C.). La zona più ricca di ostriche è quella della Prefettura di Hiroshima, che rifornisce ben il 63% del mercato nazionale giapponese. Le ricette a base di ostriche sono molte, ma la loro versione più golosa è senz’altro la frittura, perfetta per rifocillarsi quando fa freddo. E ci sono davvero tantissimi ristoranti specializzati in ostriche fritte. Ecco una lista che potrà aiutarvi a scegliere quello che fa per voi. RengateiNato a Ginza nel 1895, questo ristorante specializzato in piatti occidentali è da sempre frequentato da scrittori e intellettuali innamorati delle sue ostriche fritte, croccanti fuori e capaci di sprigionare in bocca tutta la loro bontà. Sono servite con una salsa speciale la cui ricetta è stata inventata proprio da Rengatei. OdayasuPreparatevi a fare una lunga coda prima di essere serviti in questo popolarissimo ristorante di Tsukij, famoso per la croccantezza perfetta delle sue fritture. Ma sappiate anche che ne vale la pena, perché il menù “kaki mix”, servito soltanto nel periodo invernale, è semplicemente fantastico, e le ostriche sono davvero enormi. SanyūAperto a Ningyōchō nel 1970, questo ristorante a gestione familiare ha un’atmosfera davvero accogliente. Da ottobre ad aprile, serve ostriche fritte grandi quasi quanto un pugno, la cui cremosa delicatezza è racchiusa all’interno di una pastella perfettamente croccante. Katsuretsu Yotsuya TakedaQuesto ristorante di Yotsuya è specializzato in katsuretsu, o “cotolette”, e altre delizie. Da ottobre a marzo, la specialità sono ostriche fritte di diverse provenienze, in base al periodo, da gustare con abbondante salsa tartara in un ambiente amichevole e informale. LevantePioniere della cucina occidentale, questo ristorante di Yūrakuchō ha fatto da sfondo alle vicende del romanzo esordio di Seichō Matsumoto Points and Lines, uscito nel 1958. La specialità sono le ostriche Matoya della Prefettura di Mie, cucinate in vari modi. Quelle fritte son croccanti fuori e succose dentro.  

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16.01.2017

Napoli, la terza città d’Italia, è un luogo dalla bellezza che mozza il fiato e dal carattere indomabile: o la si ama o la si odia, e quando la sia ama, la si ama alla follia. Adagiata al centro di quella che Orazio definì Campania felix, terra fortunata e graziata dal mite clima mediterraneo, da un’impareggiabile varietà di paesaggi e dalla fertilità dei terreni vulcanici, Napoli è tutt’una con il suo Golfo, il cui splendore da cartolina non riesce tuttavia a scacciare il retro-pensiero della minaccia di un Vulcano mai spento, o’ Vesuvio, travestito da placida montagna che svetta benigna all’orizzonte. Visitare Napoli richiede tempo e disponibilità: solo così si riesce ad assaporarne le molte anime, viaggiando fra epoche e paesaggi, fra grandi piazze e angusti vicoli, a cominciare da quel forziere di tesori che è il suo centro storico, il più vasto d’Europa, giustamente eletto Patrimonio dell’Umanità UNESCO.Due sono i nuclei più antichi della città: quello che risale all’antica Partenope, sulla collina di Pizzofalcone (nell’attuale quartiere San Ferdinando), e quello della città romana, chiamata Neapolis (“città nuova”) in contrapposizione a quella greca. Di entrambe resta evidente l’impianto originario nella cosiddetta zona dei Decumani, e in particolare a Spaccanapoli, la strada che va dai Quartieri Spagnoli al quartiere di Forcella tagliando in linea retta la città Ma Napoli non è soltanto quella del centro storico e dei monumenti. Tutti da esplorare sono anche i quartieri, capaci di svelare i mille volti diversi della città: Chiaja, con il lungomare di via Caracciolo, Mergellina e le vie dello shopping; la meravigliosa Posillipo, che prende il nome di una delle sontuose ville antiche che qui sorgevano sospese sul mare. E ancora San Ferdinando con via Toledo, la strada più celebre e animata di Napoli, che dall’Ottocento ospita palazzi sfarzosi, botteghe e caffè letterari. Montecalvario, con gli amati e famigerati quartieri spagnoli, un labirinto di ripidi vicoli in cui botteghe artigiane e trattorie si alternano ad angoli angusti e poco raccomandabili. E infine il Vomero, appendice ottocentesca e collinare di Napoli, vera e propria città nella città anche per numero di abitanti.Qualunque sia il vostro itinerario, ecco i luoghi che non dovreste lasciarvi sfuggire. Da non perdereMuseo di CapodimonteLa Reggia di Capodimonte con il suo parco è da sempre un luogo magico e prediletto dai napoletani. Il Museo all’interno del palazzo raccoglie principalmente la collezione borbonica e quella dei Farnese, oltre a svariate opere delle grandi scuole italiane ed europee di pittura dal Medioevo al Seicento, capolavori provenienti dalle chiese di Napoli e la collezione Borgia con le sue antichità greche, romane, egizie ed etrusche. C’è anche una sezione dedicata all’arte contemporanea, che include il celebre Vesuvius di Andy Warhol. Stazione Toledo della metropolitanaPer quanto possa sembrare insolito visitare una stazione della metropolitana per ammirarne la bellezza, nel caso di Toledo, la celebre stazione della Linea 1 nel quartiere di San Giuseppe, è il caso di dire che ne vale decisamente la pena. Disegnata dall'architetto spagnolo Óscar Tusquets e inaugurata nel 2012, di lì a poco è stata incoronata dal Daily Telegraph e dalla CNN come “la stazione della metropolitana più bella d’Europa”. Napoli SotterraneaNascosto nel grembo della città, a 40 metri di profondità, questo percorso attraverso 2.400 anni di storia, dall’epoca greca a quella moderna, s’inoltra fra cunicoli dove s’incontrano cisterne, opere di grande ingegneria civile come l’antico acquedotto greco-romano, rifugi antiaerei, stazioni sismiche e persino orti didattici sotterranei. Il Cristo Velato Nella seicentesca Cappella di Sansevero, una chiesa sconsacrata dalle parti di piazza San Domenico Maggiore, è custodita una delle sculture più famose al mondo. Si tratta del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino (1753), rappresentazione del Cristo morto coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Un’opera di straordinaria bellezza, suggestione e abilità, caratterizzata da una drammaticità insuperata grazie a dettagli realistici come la vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili e il costato scavato e abbandonato alla morte. Parco VirgilianoPer i napoletani è semplicemente il parco di Posillipo, sul cui promontorio sorge da sempre. Percorso il grande viale costeggiato di pini si raggiunge la monumentale entrata di epoca fascista, accedendo al grande piazzale recentemente arricchito da una fontana, e di qui ci si può perdere fra alberi secolari, piante di mirto, ulivi, pini e piante di rosmarino esplorando i 92.000 metri quadrati di verde fino al belvedere, da cui lo sguardo, nelle giornate più limpide, abbraccia tutta Napoli e il suo golfo, dalle isole fino al Vesuvio. MarechiaroSimbolo della Dolce Vita napoletana negli anni Sessanta, questo caratteristico borgo di Posillipo è entrato nella leggenda anche grazie a una celebre canzone del poeta e scrittore napoletano Salvatore Di Giacomo, ispirata da una fenestrella affacciata sul mare. Con la sua vista magnifica sul Golfo, i ristoranti panoramici e la spiaggetta di fronte alla quale sorge il famoso Scoglione, Marechiaro è senza dubbio un luogo pervaso di romanticismo dove assaporare la quintessenza della napoletanità da cartolina. Napoli nel piattoGran Caffè GambrinusNapoli e il gusto leggendario del suo caffè: come non provarlo circondati dallo splendore sospeso fra forme neoclassiche e decorazioni Liberty di questo storico caffè letterario a ridosso di Piazza del Plebiscito? PintauroVia Toledo, 275 Se la sfogliatella è la regina della pasticceria napoletana, Pintauro è senza dubbio il re della sfogliatella, inventata nel 1818 da Pasquale Pintauro in persona modificando una ricetta del Settecento di cui era entrato in possesso. Antica Pizzeria da MicheleIl segreto della straordinaria pizza sfornata in quello che da molti è considerato il “tempio sacro” di questa specialità partenopea risiede nell’arte tramandata per generazioni di pizzaioli a partire dal 1870, a cominciare da Salvatore Condurro e da suo figlio Michele.. Osteria della MattonellaVia Giovanni Nicotera, 13 Un locale dall’aria semplice e familiare dove assaggiare l’autentica cucina casalinga napoletana di Antonietta Imperatrice - che imperatrice lo è davvero, ma della classica pasta alla genovese, fra le più famose e apprezzate in città. Pizzeria De’ FiglioleVia Giudecca Vecchia, 39 Storico indirizzo di Forcella per la pizza fritta, grande protagonista dello street food made in Napoli, a conduzione familiare e con una tradizione che affonda le radici nel XIX secolo. Molte le farciture, a cominciare dalla più classica “completa” con ricotta, ciccioli, salame, pomodoro, provola e pepe. Photo creditsCapodimonte Foto di Mentnafunangann su licenza CC BY-SA 4.0Cristo velatoFoto di David Sivyer su licenza CC BY-SA 2.0MarechiaroFoto di Antonio Picascia su licenza CC BY-SA 2.0GambrinusFoto di Michele Sergio su licenza CC BY-SA 3.0Pizza napoletanaFoto di Valerio Capello su licenza CC BY-SA 3.0 

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11.01.2017

Che cosa sarebbe Courmayeur senza il Monte Bianco? Forse soltanto un paesino di montagna di poco più di duemila anime, un paesino come tanti altri, fatto di tipiche cassette e ameni panorami. E invece tutto, qui, gira inevitabilmente attorno al gigante granitico di quasi 5.000 metri, irto di guglie e di creste e solcato da profondi valloni nei quali scorrono i ghiacciai. Questo grazioso villaggio a 1.224 metri di altitudine ha da sempre una forte vocazione turistica fin da quando, fra il Seicento e il Settecento, fu scelto come meta di villeggiatura dall’aristocrazia piemontese e savoiarda. Ma fu solo dall’Ottocento che si trasformò in meta internazionale dell’alpinismo, e la consacrazione definitiva si ebbe con la costruzione degli impianti di risalita nel secondo dopoguerra e il traforo del Monte Bianco, nel 1965. Nel ventunesimo secolo, Courmayeur è una meta internazionale ambita soprattutto per gli sport invernali, che tuttavia, fra piste, chalet, ristoranti e alberghi di lusso, ha conservato le sue atmosfere alpine. Per respirarle basta percorrere la stretta e tortuosa strada dello shopping, via Roma, nel cuore del centro storico, o spingersi fino ai borghi e i villaggi che la circondano. In paese spiccano la settecentesca Chiesa di San Pantaleon e la Torre Malluquin, eredità di un castello del Cinquecento, che oggi ospita mostre ed eventi. Nei dintorni non mancano edifici sacri di rilievo, dal piccolo santuario di Notre Dame de la Guérison, che si staglia candido contro il profilo dei monti, alla seicentesca Chiesa di San Germano nella frazione di Larzey, e splendidi villaggi di montagna come Morgex, borgo medievale dominato dalla torre di un antico castello, La Salle e, naturalmente, La Thuile. Ma i veri protagonisti restano pur sempre i monti, che hanno reso Courmayeur e tutta la Valdigne un rinomato comprensorio di sci alpino frequentato da sciatori di tutto il mondo. Un vero paradiso degli sport invernali, con 100 chilometri di piste di varia difficoltà, eccezionali impianti di risalita e molte occasioni anche per gli sciatori più esperti e per lo sci fuori pista. Fra una sciata e l’altra, però, il nostro consiglio è quello d’immergersi in quel che resta dell’antica grandeur della vecchia Courmayeur, gustandone i sapori più autentici ed esplorandone gli angoli rimasti intatti. Ecco alcuni dei nostri posti del cuore. Museo Alpino Duca degli AbruzziIn questo angolo d’Italia dove si è fatta la storia dell’alpinismo, merita senz’altro una visita il museo dedicato a una delle attività più affascinanti e avventurose di sempre. Il percorso espositivo non è soltanto per esperti e appassionati, ma anche per chi desidera scoprire qualcosa in più sui 150 anni di storia della Società Guide Alpine di Courmayeur. Notre Dame de la GuérisonVia Val Veny, La Villette Questa bianca chiesetta, piccolissima al cospetto del grande ghiacciaio della Brenva, compare come una visione percorrendo la strada per la Val Veny. Costruita a metà Ottocento, ha le pareti ricoperte di quadri, tavolette, stampelle, doni ed ex-voto. Vi si celebrano anche le messe propiziatrici per le guide alpine. Caffè della PostaVia Roma, 51 Per quanto possa essere affollato in alta stagione, questo locale storico nel centro di Courmayeur merita una visita a colazione o all’ora dell’aperitivo per respirare la sua atmosfera unica fra l’antico camino, le stufe e i soffitti secenteschi. Aperto nel 1911 come drogheria, nel corso del tempo si è adattato alla trasformazione del paese in una delle più rinomate località sciistiche delle Alpi, accogliendo VIP e celebrità. Pierre Alexis 1877Un ottimo ristorante in centro città dove gustare non soltanto i piatti della tradizione valdostana, ma anche pietanze creative e sempre diverse preparate con prodotti di stagione e materie prime fresche di qualità, se possibile provenienti dal territorio. Ampia la scelta di vini. Crediti fotografici:Courmayeur, base impianti sciistici: foto di Alan Baldwin su licenza CC BY NC-ND 2.0Via Roma e il Caffè La Posta: foto di Damien Roué su licenza CC BY NC-ND 2.0Cabinovia: foto di Dan Zelazo su licenza CC BY NC-ND 2.0Notre Dame de la Guérison: foto di Jerome Bon su licenza CC BY 2.0

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10.01.2017

Se ne avete avuto abbastanza dei grandi banchetti di fine e inizio anno, il nabemono, altrimenti detto nabe, è un ottimo compromesso per saziarsi senza appesantirsi. Ecco dove assaggiare questo tradizionale piatto unico giapponese a Tokyo per scaldarsi nella fredde giornate invernali. CHANKONABENato come piatto corroborante per i rikishi, i lottatori di sumo, il chankonabe è una pietanza sana e ben bilanciata con una varietà di ingredienti che comprende pesce, frutti di mare, carne, surimi e verdure. Sebbene lo si trovi principalmente a Ryōgoku, il distretto con la maggior concentrazione di palestre e scuole di sumo, potete gustarlo anche in altre zone di Tokyo. Chanko KirishimaGestito dall’ex-lottatore Kirishima della scuola Michinoku, si trova all’ottavo piano di un edificio non molto distante dallo stadio di sumo Kokugikan, ed è sempre affollato per via della sua rinomatissima cucina. Da non perdere il chankonabe con gamberetti e capesante in brodo di ossa di pollo e maialeKotonofujiQuesto ristorante di Kagurazaka gestito dall’ex-lottatore Kotonofuji propone il chankonabe della scuola Sadogatake, un piatto semplice ma molto sfizioso arricchito da verdure, carne e polpette di pollo in brodo di pollo, lasciato sobbollire per almeno quattro ore. KANISHABUIn inverno, le fredde acque settentrionali portano con sé una ricchezza di granchi della neve, isenbeckii e giganti. Potrete gustarne le delicate carni nei ristoranti qui di seguito. Ryō (Azabu)La specialità di Ryō è il granchio pescato a Nemuro e Kushiro, Hokkaido. Tra i numerosi piatti offerti, trovate il nabe. Tarabaya (Kichijōji)Da Tarabaya potrete gustare il meglio della cucina di Hokkaido e diversi tipi di granchi, a un prezzo ragionevole, anche nella formula all-you-can-eat. CHICKEN MIZUTAKIIl mizutaki è una specialità di Hakata, costituita da pollo non disossato bollito e condito con salsa ponzu. Il suo brodo, oltre a essere molto saporito, è ricco di collagene e aiuta a vincere il freddo. Mizutaki Shimizu (Megurogawa)Storico ristorante gestito dalla famiglia Kyōmachi e immancabilmente pieno. Qui potrete gustare un nabe preparato con carne e brodo di pollo allevato a terra. Un’altra specialità sono le uova di frosone servite sul riso bollito. Torishō Takehashi (Roppongi)Questo ristorante offre diversi tipi di pollo tra i quali shamo, rosso, Yamato e altri. Il nabe più richiesto è il shirotaki, preparato con cosce di pollo non disossate e ricco di collagene.  ODENIn origine, l’oden era semplicemente konjac bollito con miso, ciò che ora viene chiamato dengaku. Oggi con oden si intende un ricco brodo con uova semi-sode, daikon, konjac e polpette di pesce pressato, insaporito con salsa di soia. Nelle sue numerose varianti, è considerato un classico piatto invernale in tutto il Giappone. Kappō Inagaki (Hanzōmon)Kappō Inagaki offre l’esperienza trentennale dell’oden preparato nelle varianti del Kansai, del Kantō e di NagoyaEsaki (Kagurazaka)Un ristorante piccolissimo, con soli otto posti al bancone, ma davvero molto rinomato per i suoi ingredienti scelti serviti in un brodo delicato che ne esalta il sapore. 

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05.01.2017

Le city spa finiscono spesso per essere simili a delle cliniche: bianche, minimaliste, forse un po’ troppo fredde. Non è certo questo il caso di Aire, uno spazio dedicato al benessere nascosto in una stradina di Tribeca, nel cuore di Manhattan, fra negozi e ristorantini, all’interno di un’ex-fabbrica tessile di fine Ottocento. I grandi spazi post-industriali rivisitati dall’architetto Alonso Balaguer, dei quali restano le pareti in mattoni a vista e i pilastri, fanno da sfondo a un ambiente decisamente caldo, illuminato dalla luce delle candele e dominato dall’acqua. L’ispirazione è quella degli antichi bagni greci e romani, dove affonda le radici l’idea stessa di Salus Per Aquam, ma si rifà anche alla tradizione turca e ottomana dei bagni di vapore. L’idea nasce dalla mente di un imprenditore spagnolo che ha già aperto quattro spa Aire in Spagna e ne lancerà a breve altre due a Chicago e Parigi.Per preservare la calma del luogo e la giusta dose di relax, la Aire spa di Manhattan ospita soltanto 20 persone per turno (della durata di 90 minuti), le quali hanno a loro disposizione un circuito termale con diverse piscine (ghiaccio, fredda, calda, bollente e salata), bagno di vapore con aromaterapia, sala relax con panche di marmo riscaldate. Non mancano massaggi e trattamenti vari, fra i quali spicca il Red Wine Ritual, che comprende un bagno nel vino rosso della cantina spagnola Matarromera all’interno di un’antica vasca veneziana, un trattamento esfoliante e un massaggio.   Aire Spa è aperta tutti i giorni dell’anno, dalle 9 del mattino alle 11 di sera. Non serve portare nulla di speciale - solo il costume e tanta voglia di lasciarsi il mondo alle spalle per un paio d’ore. 

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03.01.2017

Una città così bella e ricca di storia da essersi meritata l’appellativo di “piccola Parigi”, ma soprattutto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2007. È Bordeaux, la capitale del vino per eccellenza, graziata da un clima perennemente mite circondata di vigneti. Nonostante la maggior parte dei visitatori che approdano qui lo facciano proprio per immergersi nella cultura del vino, e per assaggiare le prestigiose etichette locali abbinate a una cucina considerata di altissimo livello, Bordeaux è molto di più di una meta enogastronomica. Ai piaceri del vino e della tavola si affianca infatti una bellezza rara, che affonda le radici in una grandeur settecentesca recentemente rimessa a nuovo attraverso un’accurata opera di ristrutturazione generale della città. Oggi, per così dire liberata dalla muffa dei secoli che rischiava di rendere la sua nobiltà un po’ stantia, Bordeaux appare come una città che ha saputo traghettare la sua storia nel nuovo millennio; rimessa in moto la linea tramviaria, sottratte al degrado le rive del fiume Garonna che l’attraversa, ecco che la città torna a risplendere nella maestosità dei suoi storici palazzi, ai quali fanno compagnia edifici contemporanei, a cominciare da quello decisamente futuristico della nuova Cité du Vin, disegnato dallo studio XTU Architects per celebrare la cultura del vino. Allo stesso modo, ai ristoranti stellati e di lusso, cattedrali di una sofisticata tradizione enogastronomica, si sono affiancati ristoranti più casual ma altrettanto interessanti, innovativi bistrò, bar e locali che movimentano la vita notturna dei quartieri. Per imparare a conoscere la città, il nostro consiglio è quello di partire proprio dalla sua parte settecentesca, il cosiddetto Triangle d’Or che comprende Place Gambetta, la Place del grandes Hommes, la Place de la Comédie con il maestoso Grand Théâtre, e ancora la chiesa di Notre Dame - oltre a innumerevoli boutique e negozi di lusso. Imperdibile anche il quartiere medievale di St. Pierre, con le sue stradine acciotolate, le piccole piazze, e le zone di Ste Croix e St. Michel, caratterizzate da due magnifiche chiese. Davvero imponente anche il Palais de la Bourse, che domina l’omonima piazza affacciata sul fiume – e a proposito di fiume meritano una visista le rinnovate sponde della Garonna, dove vecchi magazzini portuali sono stati trasformati in negozi, caffè e locali circondati da spazi verdi. Infine, suggestiva la vista su e dal Pont de Pierre, simbolo della città, il “ponte di pietra” ottocentesco che, con le sue grandi arcate, per la prima volta permise ai bordolesi di raggiungere dal centro città la rive droite. Oggi lo si può percorrere anche con il tram. E se vi resta ancora un po’ di tempo per mangiare, bere e fare shopping (ne siamo certi), ecco alcuni dei nostri indirizzi preferiti: MangiareRestaurant du LoupUn classico ristorante in stile vecchia Bordeaux in pieno centro storico per assaggiare la più classica cucina francese innaffiata da vini locali. Intimo e accogliente. Jean PrinceAppena aperto, questo ristorantino di pesce dall’atmosfera casual e contemporanea fondato da un giovane ristoratore vede protagonista l’aragosta in versione fusion e abbordabile Le chien de PavlovUn bistrot di cucina creativa e gourmet con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Sapori insoliti e piglio cosmopolita. ShoppingMona watchesAcronimo di “Montres Originales Nardon et Ardilouze”, MONA nasce dal connubio fra un orologiaio e un designer che si sono incontrati nella città costiera si Soulac sur Mer, vicino a Bordeaux. Realizza bellissimi orologi dal design moderno ed elegante con parti fabbricate rigorosamente in Europa. L’intendantSe volete portare a casa qualche ottima bottiglia di vino senza andare in giro per produttori, questo è l’indirizzo giusto. Le 101Un delizioso concept store affiancato a uno studio grafico che è allo stesso tempo galleria e negozio specializzato in design, arte e fotografia. Crediti fotograficiPiazza della Borsa di notte con tram e specchio d’acqua: foto di Phillip Maiwald su licenza CC BY-SA 3.0Il Grand Théâtre: foto di Patrick Despoix su licenza CC BY-SA 3.0 

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02.01.2017

La fama di città grigia, ostile e industriale che si è guadagnata negli anni boom economico sembrano lontani anni luce dalla Milano di oggi, una città piena di contrasti ma affascinante, che da un lato si eleva verso il cielo con i futuristici grattacieli di Porta Nuova e dall’altro riscopre i quartieri, ripopola le strade, riqualifica gli spazi ex-industriali. Una città che accelera ma che sa anche rallentare, il cui centro storico relativamente piccolo, racchiuso nella cosiddetta “cerchia dei Navigli”, si può percorrere a piedi a cominciare dalla monumentale Piazza del Duomo sulla quale, oltre alla cattedrale, si affacciano l’ottocentesca Galleria Vittorio Emanuele II, il Palazzo Reale e il Museo del Novecento ospitato nello storico arengario. Di lì, bastano pochi passi per raggiungere il glorioso Teatro alla Scala, il Castello Sforzesco, Brera e la sua Pinacoteca, e le antiche colonne romane di San Lorenzo. La cultura prosegue naturalmente oltre la cerchia, con più di sessanta fra musei e gallerie che spaziano fra il fumetto e la fotografia, l’arte antica e quella contemporanea, il cinema e lo sport. C’è poi la Milano dinamica e creativa, fra i cui simboli si annovera senz’altro il celebre “quadrilatero della moda”, quell’area densa di boutique e showroom di design delimitata da via Montenapoleone, via Manzoni, via della Spiga e corso Venezia. Più a nord sorge la nuova Downton milanese, quella dei grattacieli di Porta Nuova, dove ancora fanno capolino i vecchi palazzi e il pavé da passeggiata di Corso Como incontra la controversa bellezza berlinese di Piazza Gae Aulenti all’ombra della colossale Torre Unicredit e sotto il Bosco Verticale, definito “il grattacielo più bello del mondo. Ma la Milano forse più bella e autentica è quella che non si svela al primo sguardo. Una Milano dal fascino discreto fatta di scorci e dettagli, di orti, di cortili nascosti e di chiostri silenziosi a cui approdare visitando antichi monasteri. Questa è la città slow che vi invitiamo a scoprire con curiosità e lentezza. Da non perdere:Orto Botanico di BreraUna piccola isola di pace senza tempo nel cuore della città, dove passeggiare fra 300 specie di piante fra cui rari e magnifici esemplari come gli antichissimi ginko biloba, un tiglio alto 40 metri, e un noce del Caucaso. Basilica di Sant’AmbrogioQuesta Basilica paleocristiana è uno dei luoghi più importanti nella storia di Milano, ma anche un monumento ricco di fascino e di mistero. Eretta tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano Ambrogio e dedicata ai martiri, è un raro esempio di romanico lombardo rimasto intatto, e conserva nella cripta le reliquie dei santi Ambrogio, Gervaso e Protaso. Villa Necchi CampiglioUn gioiello di architettura razionalista nel centro di Milano, giunto a noi perfettamente intatto compreso il giardino con campo da tennis e piscina. Un vero spaccato di vita dell’alta borghesia industriale lombarda di quegli anni, restituito attraverso l’architettura, le arti decorative, gli arredi e le collezioni. Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore Corso Magenta, 13 – Milano Considerata la Cappella Sistina di Milano, questa chiesa era un tempo sede del più importante monastero femminile della città appartenente all’ordine benedettino. L’interno è spettacolare, grazie alle meravigliose decorazioni alle pareti e sul soffitto, ornate dagli affreschi rinascimentali di Bernardino Luini.  

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02.01.2017

La prima visita dell’anno al tempio di chiama hatsumode, anche se un tempo era più nota come toshigomori. All’epoca era abitudine dei capi famiglia passare l’ultima notte dell’anno all’interno del santuario a pregare, ma in seguito il toshigomori venne suddiviso in due diversi rituali: il joyamode, la visita al tempio la sera del 31 dicembre, e il ganjitsumode, quella della mattina del nuovo anno, che diede origine all’odierno hatsumode. Santuario di MeijiQuesto santuario custodisce le reliquie dell’Imperatore Meiji e di sua moglie, l’Imperatrice Shōken. Il rigoglioso giardino che lo circonda lo ha reso un luogo prediletto per il relax, ma durate la prima settimana dell’anno si trasforma nel principale luogo di culto di tutto il Giappone. Dal 5 al 30 gennaio, una mostra dedicata alla calligrafia ospiterà circa 25.000 lavori di studenti delle scuole elementari e medie di tutta la nazione. Santuario di Nishi-araiFondato nell’826, durante il periodo Heian, con il nome ufficiale di Sōji-ji, nacque per volere di un sacerdote, Kobo Daishi, che era giunto qui durante una terribile epidemia. Per mettere in salvo gli abitanti del villaggio malati, egli fece costruire un tempio con la statua della dea Kan’non, e una statua con le sue proprie sembianze da collocare accanto a un pozzo contaminato. Dopo che ebbe pregato per 21 giorni, dal pozzo zampillò acqua pulita e la malattia si estinse. Poiché il pozzo si trovava a ovest (nishi) della sala principale del tempio, il luogo prese il nome di Nishi-arai, nonché il soprannome di Monte Kōya di Kantō – il vero monte Kōya si trova a Kansai. Folle di credenti raggiungono il tempio di Sōji/Nishi-arai per scacciare gli spiriti cattiviSantuario di HieCostruito circa 800 anni fa, il Santuario di Hie è dedicato al Dio delle montagne Oyamakui. Dopo che Tokugawa Ieyasu lo ebbe designato come il santuario a protezione del castello di Edo, cominciò a essere frequentato dallo shogunato e dai vari signori feudali. Durante il mese di giugno ospita il Sannō Festival, uno dei tre grandi festival Edo giapponesi. Durante l’epoca Edo, carri e mikoshi (tempietti portatili) potevano entrare nel castello Edo, e così intere generazioni di shōgun poterono godersi l’evento noto come Tenka Festival. I tesori del santuario di Hie comprendono 31 spade designate tesori nazionali o importanti proprietà culturali e il tesoro dello Shogunato di Tokugawa. A differenza di altri luoghi di culto, il santuario di Hie è protetto da statue dalle sembianze di scimmie (al posto dei komainu, i cani guardiani dalle sembianze di leoni). Santuario di ŌtoriIl nome di questo tempio significa “santuario del gallo” ed è dedicato al Principe Yamato Takeru. A Novembre, nel Giorno del Gallo, gli amanti dei festival vengono qui per pregare, chiedendo fortuna, sicurezza e prosperità per il nuovo anno. Poiché il 2017 è l’Anno del Gallo nello zodiaco cino-giapponese, si prevede un numero di visitatori ancora più grande del solitoSantuario di Kanda MyōjinQuesto complesso di ben 1.300 anni custodisce le divinità per ben 108 quartieri di Tokyo, compresi Kanda, Nihonbashi, Akihabara, Ōtemachi e Marunouchi. Il vecchio mercato di Kanda, insieme a Tsukiji, fornisce ancora oggi cibi della tradizione Edo. Il primo giorno dell’anno, il tempio ospita il mochitsuki, la “pestatura del riso”, durante la quale viene offerto gratuitamente il saké. Il 9 gennaio, invece, si può scegliere il proprio foglietto della fortuna durante il Daikoku Festival, che dura 3 giorni. 

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21.12.2016

Spiagge dorate, scogliere, villaggi di pescatori e tanta, tanta bellezza ovunque lo sguardo si posi. L’Algarve, nel sud del Portogallo, è davvero una terra magnifica, graziata da una luce stupenda e anche relativamente poco turistica, specie fuori stagione – considerato anche che il clima è sempre mite, anche d’inverno. A Lagos, storica e vivace città costiera dell’Algarve occidentale, c’è una casa luminosa che si affaccia sul centro storico e sul mare, distante soltanto cinque minuti, ricavata dall’unione di tre edifici sospesi fra architettura tradizionale e contemporanea, e circondata da un grande orto. È Casa Mãe, un rifugio pensato come punto d’appoggio ideale per esplorare la città e l’Algarve occidentale ma anche per accogliere con il calore e l’atmosfera informale di una vera e propria casa. Le 30 camere, grandi e luminose, si trovano nella parte più moderna del complesso, ma non mancano di un tocco di atmosfera locale, grazie ai pavimenti in terracotta artigianale asciugata al sole dell’Algarve e i pannelli di legno ispirati all’architettura del luogo, che proteggono i balconi, ombreggiando ma lasciando passare la luce del sole. Grazie al grande orto biologico che lo circonda, alla fattoria di proprietà dell’albergo e ai fornitori fidati nelle immediate vicinanze, Orta, il ristorante di Casa Mãe, propone una cucina incentrata sulla freschezza e sulla salute, che rielabora con creatività e attenzione alle stagioni gli ingredienti controllati. Pane fatto in casa, uova autoprodotte, verdure dell’orto, formaggi regionali, succhi e centrifugati preparati al momento: in altre parole, la filosofia del chilometro zero e della filiera corta presa alla lettera. Infine, fra gli altri aspetti insoliti e interessanti di Casa Mãe ci sono la rivista dedicata, che propone un viaggio virtuale attraverso il Portogallo alla ricerca dei caratteri e  delle persone che hanno contribuito a forgiare lo spirito dell’albergo, e Loja, il concept store dedicato al design e all’artigianato portoghesi, arricchito da un angolo dedicato ai libri di fotografia e design. 

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20.12.2016

Con l’arrivo del Natale, Tokyo si trasforma e indossa il suo abito più luminoso. In questo periodo dell’anno i quartieri risplendono, uno più bello dell’altro, per cui doveste trovarvi da queste parti verso la fine dell’anno il consiglio è di non farvi mancare una visita alle installazioni elencate qui sotto. Marunouchi Illuminations 2016Per il quindicesimo anno di seguito, con il supporto di Ōtemachi Financial City, i 250 alberi che costeggiano gli 1,2 chilometri fra il Grand Cube e Ōtemachi-dōri risplenderanno grazie a un milione di luci LED nel classico color champagne Marunouchi. Le luci, che resteranno accese per un centinaio di giorni, utilizzano energia solare ed eolica.Fino al 19 febbraio 2017 Midtown Christmas 2016Starlight Garden (“giardino di stelle”) è il nome del meraviglioso mondo fatto di luci blu che avvoge Midtown durante le feste. Quest’anno, lo spettacolo delle luci LED a colore pieno delle dimensioni di 6 centimetri sarà reso ancor più sorprendente dai fasci di luce lunghi 180 metri che saliranno verso il cielo sopra il quartiere di Roppongi, in una spettacolare animazione ispirata al Big Bang.Fino al 25 dicembre 2016 Caretta Illuminations “Canyon d’Azur 2016”L’anno scorso lo spettacolo di queste decorazioni ha attirato circa 500.000 visitatori. Quest’anno, la “Foresta dello Spirito Blu” segna l’undicesima edizione del Canyon d’Azur. Nel cuore di questa foresta di luce, si può esprimere un desiderio al cospetto della “Campana dello Spirito”. Le campanelle risuoneranno contro un muro fatto di luci di otto altezze differenti e per tutta la Foresta. Il romantico spettacolo delle luci è accompagnato da una colonna sonora dedicata, che si ripete ogni 20 minuti. Già che ci siete, salite fino al terrazzo panoramico al 46° piano della Caretta Shiodome Tower, da dove si può godere della vista notturna sul Rainbow Bridge e sulla baia di Tokyo.Fino al 14 febbraio 2017 Tokyo Dome City “Winter Illuminations”Quest’inverno, il Tokyo Dome City festeggia il 150° anniversario delle relazioni fra Italia e Giappone con le illuminazioni realizzate in collaborazione con l’Italia e l’installazione “Italy in Love – the Magic of Light, for all the Lovers”. A guidarvi attraverso la mostra sarà la befana in persona. Per la prima volta in Giappone, saranno esposti modellini in scala 1:25 di celebri edifici italiani come la torre di Pisa e la casa di Giulietta.Fino al 19 febbraio 2017 Jewels of Shōnan 2016-2017Il Jewels of Shōnan è la terza più grande installazione luminosa nella regione di Kantō. Una cascata di luci del diametro di oltre 70 metri circonda a 360 gradi la sommità del faro Sea Candle sull’isola di Enoshima. Dall’ingresso dell’Enoshima Samuel Cocking Garden fino al faro, poi, c’è il cosiddetto Shōnan Chandelier un tunnel di luci fatto di 60.000 perle di cristallo. Vi sentirete semplicemente travolti da una pioggia luminosa. A Shōnan, poi, la temperatura è più mite rispetto a Tokyo, e anche un giorno d’inverno può riservare temperature primaverili.  Fino a fine gennaio è visitabile anche un’installazione che vede illuminati ben 20.000 tulipani.  Fino al 19 febbraio 2017 (per vedere i tulipani illuminati: fino a fine gennaio) 

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14.12.2016

Quando si parla della capitale britannica è impossibile non pensare ai double decker, i celebri bus a due piani di colore rosso, che da semplici mezzi di trasporto si sono trasformati in veri e propri simboli della città, al pari del Big Ben e delle caratteristiche cabine telefoniche. Questa valida alternativa alle linee metropolitane è il metodo più affascinate per andare alla scoperta della città, specialmente nel periodo natalizio, quando case e strade si riempiono di addobbi e luci colorate. I Routemaster, così sono chiamati i bus originali che fecero la loro prima comparsa nel lontano 1954, sono caratterizzati da un ingresso libero nella parte posteriore, e purtroppo è stato proprio questo loro elemento distintivo a far sì che venissero tolti dalla circolazione: il mancato rispetto delle norme di sicurezza e di accessibilità, oltre ad un eccessivo costo di manutenzione, ha fatto sì che nel 2005 si prendesse la decisione di sostituire i vecchi double decker con altri di nuova generazione. I bus 2.0 mantengono però invariati i colori e le forme dei tradizionali, così che, vecchio o nuovo che sia, l’emozione di immergersi nell’atmosfera del Natale stando comodamente seduti su un’icona della Gran Bretagna non cambia. Ecco alcune linee perfette per un indimenticabile tour della metropoli - non vi resta che munirvi di biglietto e lasciarvi trasportare. Route 15Nonostante i Routemaster siano stati mandati in pensione, questa linea è l’unica che attualmente conserva ancora una decina dei vecchi esemplari. Collega la città da est ad ovest, da Blackwall Station fino a Charing Cross Station in Trafalgar Square. Lungo il tragitto sono numerose le fermate obbligate, tra cui, in ordine, la Tower of London, the Monument, la torre alta 61 metri costruita tra Monument Street e Fish Street Hill in ricordo del grande incendio di Londra del 1666, e l’imponente St Paul’s Cathedral situata in Ludgate Hill. Route 74 Attraversa Londra da nord a sud-ovest, iniziando la sua corsa a Putney Exchange, a due passi dal celebre museo delle cere Madame Tussaud’s, e terminandola a Baker Street Station. Passando per Marylebone, Mayfair, Knightsbridge, South Kensington e Earls Court, permette di fermarsi a Hyde Park, che nei mesi invernali si trasforma in un gigantesco parco dei divertimenti grazie alle attrazioni del Winter Wonderland, e di visitare il Victoria and Albert Museum, il Science Museum e il Natural History Museum, tutti situati presso Exhibition Road. RV1 RoutePercorre la città da Covent Garden/Catherine Street, che nel periodo delle feste si anima di suggestivi mercatini natalizi, fino a Tower Gateway Station. Attraversa il Tamigi due volte, passando per Waterloo Bridge e London Bridge, offrendo così l’occasione di ammirare le decorazioni luminose che si riflettono nelle sue acque.Lungo il tragitto è impossibile non ammirare il the Shard, il grattacielo di Southwark realizzato da Renzo Piano, e la ruota panoramica London Eye, situata tra Westminster Bridge e Hungerford Bridge. 

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12.12.2016

Natale è ormai alle porte e non c’è niente di meglio che passare una giornata per mercatini per immergersi nello spirito delle feste. Durante il periodo dell’Avvento sono numerose le città che brulicano di eventi ed iniziative, ma Vienna rimane senza dubbio una delle più magiche e suggestive. La capitale austriaca ospita una miriade di mercatini, ormai diventati un rito imperdibile nel mese di dicembre; ecco quindi quelli a cui non rinunciare. Il Wiener Christkindlmark in Rathausplatz Quello nella Piazza del Municipio è uno dei mercati più grandi di Vienna.Con i suoi 150 stand e una corona dell’Avvento di ben 12 metri di diametro a decorare la location, offre specialità gastronomiche e perfette idee regalo ai milioni di turisti che attrae ogni anno. Poco lontano, presso il parco del Municipio, il divertimento è assicurato grazie alla presenza di due piste di pattinaggio e varie attività di animazione per i più piccoli, tra cui la lettura di racconti natalizi.Dal 12/11 al 26/12 Il Weihnachtsdorf di Maria-Theresien-PlatzFra il Museo di Storia dell’Arte e il museo di Storia Naturale, intorno alla statua dell’imperatrice Maria Teresa, si distribuiscono circa 70 stand in cui è possibile comprare pregiati pezzi di artigianato artistico e lasciarsi tentare da punch, cornetti, pan di zenzero e altre specialità culinarie viennesi. Ad accompagnare gli acquisti, un sottofondo di cori gospel e gruppi musicali diffonde un’atmosfera di festa e serenità.Il mercato è visitabile dal 16/11 al 26/12, mentre dal 27/12 al 31/12 cede il posto al villaggio di San Silvestro. Il mercatino di Natale davanti a SchönbrunnQuesto mercato della cultura ha luogo nel suggestivo cortile della Reggia, una volta residenza della Principessa Sissi, per l’occasione magnificamente decorato ed illuminato. Camminando tra gli 80 espositori presenti, le tipiche casette in legno, è difficile resistere al profumo di caldarroste, dolci e bevande calde che si sprigiona nell’aria.I deliziosi prodotti gastronomici, uniti alle numerose attività organizzate per i bambini, garantiscono ogni anno una grande affluenza di turisti.Aperto dal 19/11 al 26/12; come quello di Maria-Theresien-Platz, dal 27/12 viene sostituito da un Mercatino del Nuovo Anno. L’Altwienermarkt  in piazza FreyungÈ il più antico dei mercati organizzati a Vienna, la cui prima edizione risale al lontano 1772. Diventato una vera e propria tradizione, offre la possibilità di acquistare statuine artigianali del presepe, decorazioni in vetro e ceramica, preziosi bijoux e innumerevoli prelibatezze quali biscotti speziati, tè aromatizzati e vin brulé. Nel pomeriggio, precisamente dalle ore 16:00, la piazza si arricchisce di festosi canti natalizi.Dal 18/11 al 23/12 

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12.12.2016

Avete mai sentito parlare dell’oyakodon? A spiegare di che cosa si tratta è il nome stesso di questo piatto super proteico: oya significa “genitore”, e fa riferimento al pollo; ko è l’uovo, il “figlio” in questa ricetta; don, infine, è la ciotola di riso sulla quale gli altri due ingredienti sono gentilmente adagiati sotto forma di zuppa cremosa. L’oyakodon è un piatto universalmente apprezzato, e piacerà anche a voi se lo provate in un di questi ristoranti a Tokyo.   Suegen, ShibuyaIl Suegen è stato frequentato da molti letterati, ma il più famoso di tutti è certamente Yukio Mishima, che qui consumò la sua ultima cena. Qui non si mangia il solito oyakodon: l’attenzione posta alla qualità del pollo, del quale si tritano le parti meno carnose (escludendo dunque petto e cosce) è molto elevata. Attraverso la colorita combinazione del brodo e dell’uovo dalla consistenza vellutata si può apprezzare a pieno l’umami di questa carne di prima qualità. Taizen, Shinjuku GyoenSempre affollatissimo per i suoi spiedini yakitori fatto con pollo della prestigiosa razza Hinai (da mangiare a fine pasto), a pranzo Taizen offre però soltanto l’oyakodon. Il profumo delizioso della carme di pollo e della salsa, insieme al giallo vivo dell’uovo, sono così invitanti che se non ci si affretta si rischia di restare a bocca asciutta. Ranjatai, KandaQuesto celebre ristorante stellato si distingue per la freschezza e la qualità degli ingredienti. Ogni mattina arrivano in cucina carne di pollo Hinai di prima qualità e uova fornite direttamente dagli allevatori, senza intermediari. Il ristorante è aperto solo per cena, e il menù giornaliero proposto dallo chef è molto semplice; qualunque sia la vostra ordinazione, riceverete una ciotola di oyakodon per concludere il pasto. Ise, Kajichō (Chiyoda)La già ottima fama di questo ristorante è cresciuta ulteriormente grazie alle molte segnalazioni da parte dei media. A pranzo si può ordinare soltanto l’oyakodon, ma la freschezza della carne e delle uova e la qualità della cucina rendono l’esperienza memorabile. Persino il riso è superlativoHonkeabeya, KagurazakaDa Honkeabeya ls qualità è affidata a un’associazione di 31 allevatori di pollame Hinai della prefettura di Akita. Poiché i polli sono allevati a terra, la carne è più magra e soda, e anche le uova utilizzate per l’oyakodon sono rigorosamente Hinai. Il risultato è una combinazione deliziosa che farà gioire le vostre papille. 

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05.12.2016

Saryō, KagurazakaAll’interno di una storica residenza tradizionale, Saryō è un ottimo rifugio dal trambusto della città, dove l’atmosfera è rilassata e le porcellane accuratamente scelte. Nel menù, dolci giapponesi ed europei e anche una cheesecake al matcha crudista. Chachanoma, OmotesandōIn questo negozio specializzato in the potrete assaggiare qualità mai provate prima, comprendendo le differenze fra i vari aromi e le loro intensità. Si tengono anche dei seminari su come preparare un the perfetto. Zen-Kashoin, ShibuyaQuesta sala da the e pasticceria, la cui sede principale si trova a Muromachi, Kyoto, propone ottime miscele abbinate a dolci vari, fra i quali la torta spugnosa kasutera, rioiena di fagioli neri Suzuki-en, AsakusaUn vero paradiso per gli amanti del matcha, l’unico dove si trova una così grande varietà di gusti di gelato al the verde, tutti diversi per intensità ma ugualmente piacevoli in termini di delicata amarezza. Microcosmos, ShibuyaIn questo caffè dal design delizioso potrete rilassarvi mentre gustate un buon matcha pancake, generalmente servito in porzioni da tre con abbondante panna montata.  

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05.12.2016

Come ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, Parigi è pronta a trasformarsi in un’esplosione di luci e colori. Tutte le piazze e le strade della città, così come le vetrine dei negozi, si riempiono di addobbi e installazioni sfidando anche i più restii fra di noi a resistere allo spirito natalizio. A fine novembre si è tenuta la cerimonia ufficiale, presieduta dal sindaco Anne Hidalgo, durante la quale sono state accese le illuminazioni che faranno brillare la capitale francese fino all’8 gennaio. Ad assistere all’evento anche il campione olimpico di Judo Teddy Riner che, nelle vesti di ospite d’onore, ha dato il via a questo magico spettacolo. Uno dei luoghi più suggestivi della città è senza dubbio Avenue des Champs-Élysées, il celebre viale alberato che dall’Arc de Triomphe porta a Place de la Concorde, e che per l’occasione si arricchisce di oltre due chilometri di luminarie. Da quest’anno, poi, le decorazioni sono anche ecosostenibili, dal momento che, utilizzando la tecnologia a led, garantiscono un basso consumo elettrico. Proprio a Place de la Concorde è situata la Grande Roue, una maestosa ruota panoramica rigorosamente avvolta da decorazioni luminose, dalla quale si può ammirare una spettacolare Parigi dall’alto. Da non perdere anche le Galeries LaFayette e il grande magazzino Printemps, entrambi situati in boulevard Haussmann, nel IX arrondissement. Queste due importanti mete dello shopping parigino, infatti, nel periodo natalizio si trasformano in veri e propri paesi dei balocchi e le loro vetrine attirano turisti di ogni età. In particolare, alle Galeries LaFayette quest’anno si respira l’atmosfera natalizia del Polo Nord grazie al tema “Natale Extra Polare”, ed è stato allestito un albero di Natale con addobbi realizzati di sola carta. Un’altra tappa obbligata è la collina di Montmartre, meta ideale per una romantica passeggiata. Scelta come dimora da alcuni degli artisti più importanti del ventesimo secolo, tra cui Picasso, Renoir e Toulouse-Lautrec, nel mese di dicembre diventa ancora più magica trasformandosi in una cascata di luci. Infine, rimanendo in tema artistico, merita una visita anche il Viaduc des Arts, un antico viadotto ferroviario della linea Bastille oggi in disuso. I laboratori di artigianato tradizionale, creati all’interno delle volte dai caratteristici mattoni rosa, vengono incorniciati dai più svariati addobbi luminosi. 

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01.12.2016

Le già numerose attrattive di Monaco di Baviera acquistano un sapore tutto particolare a partire da dicembre, quando la città tedesca si trasforma nella meta perfetta per assaporare l’atmosfera natalizia. Tra festival musicali e mercatini folcloristici, abbiamo selezionato alcuni degli appuntamenti più piacevoli da segnare sull’agenda: Toolwood Winter FestivalL’edizione invernale di questa festa, che presta particolare attenzione ai temi dell’ecologia e della consapevolezza ambientale, si tiene presso il Theresienwiese, sede della più nota Oktoberfest. Concerti di musica live si alternano a spettacoli teatrali e performance acrobatiche, garantendo un’esperienza indimenticabile. Imperdibile la celebrazione dell’ultimo dell’anno, atto finale del festival che prevede stand multietnici e dj set.Fino al 31 dicembre Christkindlmarkt, mercatino natalizio di Marienplatz Il mercatino più grande di Monaco ha inizio dal sabato precedente il primo giorno dell’Avvento, quando, con una cerimonia solenne, il sindaco della città dichiara l’apertura ufficiale e le decorazioni natalizie vengono finalmente accese. Il Christkindlmarkt, accompagnato dalle ore 17.30 da un programma di musiche tradizionali natalizie, vanta ogni anno una grandissima affluenza di turisti, giunti per ammirare gli oltre 150 stand e l’imponente albero di Natale di 30 metri collocato al centro della piazza.Fino al 24 dicembre Sternenplatzl am RindermarktA poca distanza da Marienplatz, è una delle più grandi fiere dedicate al presepe di tutta la Germania. Perfetta per chi vuole acquistare preziose statuette fatte a mano, porta con sé una tradizione secolare; il primo mercatino del presepe a Monaco si tenne, infatti, già nel lontano 1757.Fino al 24 dicembre Münchner Mittelaltricher WeihnachtsmarktIl mercatino medievale di Wittelsbacher Platz è uno dei più particolari che si possa visitare a Monaco nel periodo natalizio. Al posto delle classiche casette di legno, gli stand presenti ricordano infatti le tende tipiche dei tornei cavallereschi medievali. In quest’atmosfera d’altri tempi è possibile gustare cibi e vivande tradizionali, tra cui vin brûlè, biscotti allo zenzero, würstel arrostiti e frittelle di mele, ma anche comprare pezzi d’artigianato in legno, vetro e cera e, addirittura, vere e proprie armature.Fino al 23 dicembre 

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28.11.2016

Che piaccia o no, negli ultimi dieci anni Amsterdam è cambiata profondamente. La città dei canali e delle biciclette, presa di mira da grandi aziende, start-up del mondo digitale, turisti, nuovi immigrati e ricchi del nuovo millennio non è immune a tutte queste infuenze. E se da una parte è riuscita a conservare il suo fascino originario, dall’altra è costretta a trasformarsi e ad adattarsi alla sua nuova situazione, con risultati non sempre convincenti. Di buono c’è che, per chi arriva in città come visitatore, l’offerta di alberghi di livello e boutique hotel, i molti musei rilanciati, e la rinnovata e a tratti sofisticata scena enogastronomica, con i molti caffè e ristoranti aperti nel centro e nella zona di Amsterdam Noord, quartiere dei creativi e dei locali più cool, è davvero invitante. Per familiarizzare il nuovo volto di Amsterdam e assaporarne gli aspetti migliori, abbiamo selezionato cinque luoghi che riassumono al meglio lo spirito della città contemporanea. B. AmsterdamSemplicemente il più grande incubatore di start-up d’Europa, un ecosistema che nei suoi 28.000 metri quadrati e 2 edifici riunisce start-up creativi e grandi aziende fungendo da ponte fra queste realtà e offrendo una moltitudine di servizi. Merita decisamente una visita, anche perché fra i vari spazi dedicati allo svago c’è un bel ristorante panoramico con vista sulla città. Coffee ConceptsLavoro, cibo, arte e tanto caffè. Sono gli ingredienti di questo insolito spazio a due passi dal Van Gogh Museum che ospita allo stesso tempo un’agenzia di comunicazione e PR, una galleria e un sandwich shop. Popolato da giovani professionisti che si fermano qui a lavorare sorseggiando caffè sui divani, o magari per una pausa pranzo veloce e un sandwich d’asporto, ha un’atmosfera decisamente vivace. Hutspot Un concept store di abbigliamento, accessori, mobili e oggetti per la casa dedicato a designer e brand emergenti con un occhio alla sostenibilità, ma anche un bel caffè al piano superiore dove rifocillarsi dopo lo shopping. Tutto questo è Hutspot, la cui location principale si trova nel multietnico e cosmopolita quartiere di De Pijp. Noordelicht CafeNel cuore del Noord, il quartiere ex-industriale alle spalle della stazione (e raggiungibile solo in traghetto) dove hanno preso sede tante grandi aziende e start-up, questo caffè nascosto fra vecchi magazzini e parcheggi parzialmente rinati a nuova vita ha un’atmosfera davvero accogliente e rilassata. Ingredienti bio, tante opzioni vegetariane e musica dal vivo dal giovedì al sabato sera completano il quadro. De Vergulden EenhoornL’unicorno dorato, creatura rara quanto un ristorante di campagna ad Amsterdam, è il nome giusto per questo luogo davvero speciale ricavato da una fattoria seicentesca dell’Oost affacciata su un canale. Come l’atmosfera, così anche il cibo è ispirato alla campagna, con pane nero tostato farcito di verdure, pesce o carne, da abbinare alle birre. Perfetto per una gita appena fuori porta nella bella stagione, anche perché presto qui si potrà addirittura pernottare. 

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23.11.2016

Vienna è una città dall’impianto urbanistico sorprendente e maestoso, disseminato di guglie, storici palazzi e grattacieli contemporanei, in un mix armonioso che solo una vera capitale europea sa offrire. La prospettiva migliore per poterlo apprezzare è, naturalmente, dall’alto, per poter abbracciare con lo sguardo ampie porzioni dei suoi tetti e dello skyline. Per godersi la vista della città dall’alto, magari mangiando un boccone o sorseggiando un bicchiere di vino, non serve però necessariamente prenotare ristoranti di lusso o spendere un patrimonio. Ci sono posticini graziosi e terrazze panoramiche anche in cima a palazzi insospettabili, e splendidi caffè nascosti dentro le cupole dei musei. Eccone qualcuno.Justizcafe Questo caffè con terrazza panoramica è una piacevole sorpresa in cima al Palazzo di Giustizia di Vienna, sede della Corte Suprema austriaca nonché gioiello dell’architettura neo- rinascimentale ottocentesca. Semplice, spazioso e luminoso - ma soprattutto graziato da una vista magnifica - per raggiungerlo occore prendere l’ascensore fino al 5° piano. Das Ocean’skyIl caffè in cima alla Haus des Meeres, l’acquario di Vienna (ospitato all’interno di una ex-torre della contraerea) è un’altra piccola gemma che non ti aspetti, soprattutto per la vista dall’11° piano - specie con la bella stagione quando si può uscire in terrazza. Café-Restaurant Kunsthstorisches MuseumNon è la vista sulla città, ma quella sui sontuosi interni della cupola ottocentesca che sormonta il Museo della Storia dell’Arte di Vienna, a dare una marcia in più a questo locale nel cuore della città. La tradizione gastronomica è quella dei grandi caffè viennesi, con un tocco gourmet. Restaurant am DonauturmVero e proprio simbolo della città fin dal 1964, anno in cui fu costruita, la Torre sul Danubio ospita un ristorante panoramico a 165 metri d’altezza, da dove si può godere della migliore vista sulla città e sulla Wienerwald. Il menù è stagionale e rigorosamente viennese. Onyx Bar @ DO&CO hotelLetteralmente nel cuore della città, affacciato con le sue grandi vetrate sulle guglie del Duomo di Santo Stefano, l’Onyx Bar è uno dei locali più incantevoli di Vienna, perfetto per un aperitivo al tramonto o per un cocktail a tarda sera, quando le sue sale si affollano. 

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23.11.2016

La cosa bella del Giappone è che il foliage autunnale, così come i ciliegi in fiore, può essere ammirato nell’intero arcipelago e per lunghi periodi. Se vi siete persi il momiji-gari, dunque, potreste essere ancora in tempo per ammirarlo a Chūgoku, Shikoku o Kyūshū. Nametoko Gorge (Prefettura di Ehime)A Uwajima, nel sud della Prefettura di Ehime, il Parco Nazionale Ashizuri-Uwakai, dove la natura è lussureggiante le acque del fiume Shimanto scorrono blu e trasparenti, si trova la stupenda cascata di Yukiwa, nel bel mezzo della gola di. Alta ben 80 metri, scorre disegnando fantasie simili a fiocchi di neve ed è fra le 100 più belle in Giappone, Kiyomizu Temple (Prefettura di Shimane)Il tempio di Kiyomizu a Yasugi, nella Prefettura di Shimane, risale al 587 ed è dedicato alla dea dalle undici teste, Kannon, capace di scacciare gli spiriti maligni. Costruito sul dorso della montagna e circondato da un bosco di cedri, il tempio vanta molti tesori,  fra i quali una pagoda a tre piani, ma l’attrazione principale in questa stagione è il foliage che infiamma di rosso la montagna. Kakuon Temple (Prefettura di Hiroshima)Il tempio di Kakuon legato al Buddhismo Ōbaku-zen si trova nella città fortficata di Chofu. Si tratta di una dele tre principali scuole zen in Giappone, fondata durante il periodo Edo, nel 1698, per dare il benvenuto al settimo patriarca della setta cinese di Ōbaku. Anche qui, il foliage attira molti turisti.  Akizuki Castle Ruins (Prefettura di Fukuoka)Le rovine del castello di Akizuki si trovano ad Asakura, nella Prefettura di Fukuoka. Il castello era stato costruito per esaudire il desiderio testamentario del daimyō Kuroda Nagamasa, nel 1624. In seguito divenne la residenza ufficiale dei signori feudali di Akizuki per varie generazioni, fino al declino al principio dell’era Meiji. Le foglie colorate che si stagliano contro le rovine, in contrasto con i cedri verdi, creano un’atmosfera davvero unica. Mifuneyama Rakuen (Prefettura di Saga)Il Monte Mifuneyama a Takeo City è alto 210 metri e sul suo versante ovest c’è il Mifuneyama Rakuen (rakuen sugnifica “paradiso” in giapponese), un parco di 150.000 metri quadrati con oltre 5.000 ciliegi sakura e altrettante azalee che fioriscono durante la primavera. In autunno, in compenso, dominano le foglie rosse, illuminate in occasione dei festival stagionali.   Kanmuri (Kagoshima)Kyūshū, Kanmuri, a Kagoshima, è il luogo d’origine del Buddhismo Shingon, noto un tempo anche per la presenza di erbe medicinali. Lungo il sentiero di dieci chilometri che conduce fin circa a metà della montagna, in autunno si può ammirare lo spettacolo del foliage.

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21.11.2016

Il recente revival di barbe e baffi che ha visto rivalutare e letteralmente fiorire l’antico mestiere del barbiere non ha risparmiato nemmeno Parigi. La conseguenza, non certo spiacevole, è che oggi per chi cerca un posto in città dove prendersi cura di barba e capelli come si deve non c’è che l’imbarazzo della scelta, fra botteghe d’altri tempi, indirizzi all’ultimo grido e veri e propri mastri barbieri. Ecco i nostri preferiti.Alain Maître BarbierIl barbiere più amato del Marais, nonché “l’unico mastro barbiere di Parigi”, si chiama Alain e propone ai suoil clienti (fra i quali molti VIP) la “rasatura all’antica” sullo sfondo di un negozio che è un vero e proprio museo di oggetti e strumenti del mestiere. Un’esperienza imperdibile, anche per chi vuole mettere in forma barba e baffi o è in cerca di un taglio personalizzato. La Barbière de ParisDalla piccola bottega vintage del mastro barbiere al grande e moderno salone dell’unico barbiere donna di Parigi, Sarah Daniel Hamizi, considerata fra i migliori in città. Sarah collabora con i più grandi marchi della moda parigina e internazionale, ma nei suoi saloni (ben tre) si dedica a barbe, baffi e rasature perfette. Largo spazio è riservato anche ai trattamenti benessere tutti al maschile. Les Mauvais GarçonsTre botteghe dedicate all’arte del taglio perfetto e della rasatura, nate dalla passione di una donna in un piccolo salone di rue Oberkampf (dove ancora si trova il negozio originale) in tempi non sospetti e portate avanti da suo fratello sull’onda del revival dela professione. I “cattivi ragazzi” propongono anche lezioni di rasatura. La Cle du BarbierStile newyorchese per questa coppia di saloni, uno immerso nell’atmosfera di un loft del 5° arrondissement, l’altro su rue de Saint Honoré, entrambi specializati nella cura della barba con l’aggiunta di diversi trattamenti di benessere e bellezza dedicati all’uomo.  

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17.11.2016

Ecco una selezione di templi circondati da magnifici giardini dove si può contemplare la bellezza della natura in piena tranquillità. Enkō-jiNel 1601, lo shogun Ieyasu Tokugawa fece costruire il tempio Enkouji a Fushimi, Kyoto, allo scopo di utilizzarlo come scuola. Il tempio fu poi spostato due volte fino alla sua sede attuale, quella di Kotani-chō, Ichijoji, dove s trova dal 1667. Il tempio custodisce diversi tesori artistici, un giardino di pietra e il cosiddetto Giardino dei dieci buoi, che con i colori autunnali del muschio e delle foglie vi lascerà senza fiato. Bishamon-dōAppartenente alla corrente del Buddhismo Tendai, questo tempio di montagna fu fondato nel 703, ma è stato ricostruito nella sua attuale collocazione di Yamashina Anshu solo nel 1665. Molto amato durante l’autunno per i colori della natura circostante, durante le celebrazioni per l’anno nuovo si affolla di fedeli che pregano per a buona riuscita degli affari e la sicurezza delle proprie case.   Daigo-jiLa storia di questo tempio comincia nel 874, con la sua fondazione dedicata alla dea Kannon. La sala Sakyamuni del 926 e la pagoda di cinque piani risalente al 951 sono state risparmiate dalle guerre e nel 1994 hanno ricevuto la denominazione di World Heritage Site. Il tempio conserva circa 150.000 oggetti d’arte e d’artigianato, fra cui diversi tesori nazionali. In autunno, il sentiero che conduce al Benten-dō, si adorna di foglie dai colori caldi. Rurikō-inFamoso per la sua architettura e il suo giardino, il tempio di Rurikō-si trova a Yase. Fra gli anni Venti e Quaranta è stato ampiamente ristrutturato dall’architetto Sotoji Nakamura, mentre il paesaggista Toemon si è occupato del giardino, che d’autunno si tinge dei colori del muschio e delle foglie d’aceroHōkyō-inCostruito sotto il regno dell’Imperatore   (1053-1129) come tempio zen, nel1350 Hōkyō-in divenne un tempio dela setta Rinzai a Sagano. Dopo un periodo di declino, fu restaurato nell’era Meiji. In autunno, il foliage attrae molti visitatori, e la su contemplazione rientra fra i rituali di devozione. Eikan-dō (aka Zenrinji Temple)Costruito 873, Eikan-dō ha attraversato alterne vicende nei secoli. Legato alla corrente Jodo, attrae molti seguaci del celestiale Buddha Amida Nyōrai e custodisce 58 importanti opere d’arte. Quest’anno il suo parco resterà illuminato fino al 4 dicembre

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15.11.2016

Definisci comfort food: saporito, grasso, con un rassicurante profumo di casa. E, per molti, sinonimo della cucina di nonna. Perché, si sa, bene come dalla nonna non si mangia da nessuna parte. Spesso infatti sono proprio quei sapori, quegli ingredienti, quelle preparazioni e quei profumi ad aver dato forma al nostro gusto, e un imprinting incancellabile alle nostre papille. Dev’essere stato così anche per Joe Scaravella, proprietario di un ristorante davvero molto particolare di Staten Island, Enoteca Maria, che ha aperto qualche anno fa proprio per ritrovare quel “sapore di casa” conosciuto grazie alle donne della sua famiglia di origini italiane, gelosamente e caparbiamente conservato e trasmesso di generazione in generazione. La particolarità di Enoteca Maria è che in cucina ci sono effettivamente delle nonne: nonne italiane nella cucina principale, e nonne da tutto il mondo nella seconda cucina che Joe ha messo a disposizione di tutte le culture gastronomiche del mondo, non certo difficili da incontrare in una città come New York.E così, ogni giorno, i foodie newyorchesi possono entrare in contatto con la vera tradizione, incontrare cucine internazionali nella loro versione più autentica e casalinga, insomma un privilegio non certo da poco. Per sapere quali nonne e quali cucine si alterneranno in cucina, basta consultare il calendario sul sito del ristorante Ma l’idea di Scaravella è ancora più ambiziosa e supera le pareti del ristorante, con l’obiettivo di creare una sorta di libro virtuale e crowd-sourced di ricette delle nonne da tutto il mondo, Nonnas of the World, al quale tutti possono contribuire nella propria lingua madre. Un’idea decisamente innovativa per rendere interessante e contemporanea la tradizione. 

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14.11.2016

Quest’anno, in Giappone, il freddo è arrivato tutto d’un colpo. Ciò significa che si tratta di un’annata particolarmente buona per ammirare il foliage: non c’è nemmeno bisogno di allontanarsi dalla capitale Tokyo per ammirare il coloratissimo spettacolo. Ecco i luoghi migliori in città da cui goderselo. Shinjuku GyoenNel periodo Edo, Shinjuku Gyoen era la residenza di Naitō, signore di Takatō nell’allora provincia di Shinshū. Nell’era Meiji divenne poi giardino imperiale e, dopo la guerra, fu aperto al pubblico. Nei suoi oltre 53 ettari crescono 1.200 alberi, un panorama da godere in silenzio e meditazione. Bandite bevande e giochi vari. Museo Nazionale della Scienza e della NaturaConsiderato un vero e proprio tesoro naturale sopravissuto all’interno della città, quello che è oggi il giardino del Museo è stato insignito del titolo di monumento naturale e luogo d’interesse storico. In passato fu parte della residenza suburbana di Matsudaira, signore di Takamatsu. Rikugi-enIl giardino creato da Yanagisawa Yoshiyasu con il permesso del quinto shōgun Tokugawa Tsunayoshi comprende una collina artificiale e un piccolo stagno, e il suo completamento richiese ben sette anni. Considerato come uno dei più bei parchi dell’epoca insieme al giardino di Koishikawa Kōrakuen, orginariamente conteneva ben 88 riferimenti ad alcune famose scene tratte dell’antica poesia Kishū. Quest’anno, il parco resterà illuminato fino a 7 dicembre. Parco InokashiraCon una superficie totale di 380,000 metri quadrati, questo grande parco occupa una vasta area nelle zone di Musashino e Mitaka. È consierato uno dei 100 migliori punti panoramici per ammirare i ciliegi in fiore, ma l’aria limpida e frizzante delle belle giornate novembrine rende la vista del foliage autunnale altrettanto spettacolare. Il parco si raggiunge con facilità dalla stazione di Kichijoji, prendendo l’uscita sud e percorrendo la strada pedonale che costeggia la trafficata Nanaibashi Dōri. Showa Commemorative National Government ParkI 180 ettari di questo parco realizzato per celebrare il cinquantenario dell’Imperatore Showa comprendono fra le altre cose un giardino giapponese e un giardino di bonsai. Ideale punto d’osservazione sia nel periodo dei ciliegi in fiore, sia in autunno per il foliage, offre scorci davvero suggestivi, specie lungo il viale delle ginkgo bilobaMonte TakaoSul MonteTakao il foliage autunnale si può ammirare per un periodo relativamente lungo, circa un mese - controllate la mappa del foliage del tempio di Yakuōin e troverete tutti gli appuntamenti di novembre. La zona, poi, offre molte possibilità, dalla semplice passeggiata di montagna per osservare i colori dell’autunno alle tante tappe enogastronomiche per assaggiare le delizie locali.  

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08.11.2016

I kurikinton di SuyaQuando si parla di kurikinton, tutti pensano subito a Suya, un negozio di wagashi che si trova a Nakatsugawa, lungo l’antica strada Nakasendō che collegava Edo (l’attuale Tokyo) a Kyoto. Da Suya ogni singolo dolce è fatto rigorosamente a mano. Le castagne arrivano dal monte Ena, e vengono bollite e mescolate con lo zucchero per poi essere ricomposte in forma di castagna. I kurikinton si trovano anche a Tokyo, ma solo per un periodo di tempo limitato. I kurinattō di Kyoto KuriyaA Kyoto il dolce sapore della castagna è sinonimo dell’autunno. Dalle parti del Parco Imperiale, Kuriya è una pasticceria nota per i suoi kuriohagi, dolcetti di riso ricoperti di pasta di castagne, per i dorayaki (frittelle ripiene di pasta di castagne) e per i kurinattō kin-no-mi, castagne intere in glassa di miele. I kurikaoru Daifuku di WaguriyaLa zona di Iwama a Kasama, nella Prefettura di Ibaraki, è considerata uno dei luoghi d’origine della castagna giapponese, e l’incantevole scenario dei boschi di castagni sembra avvalorare questa tesi. Qui, i kurikaoru daifuku di Waguriya sono preparati a mano uno alla volta, bollendo le castagne in acqua e zucchero e poi avvolgendole nel riso. Il colore marroncino chiaro è dato dalle bucce bollite. I kuridora di SurugaFamoso per i suoi kuridora, Suruga si trova a Tokyo nella zona di Kameari del quartiere Katsushika. Ma che cosa sono i kuridora? Sono dei pancake ripieni di fagioli azuki da Tokachi (Hokkaido) e di una castagna intera. Un abbinamento davvero perfetto. I kurikanoko di TorayaLa castagna è uno dei sapori autunnali offerti da Toraya, un negozio di dolci wagashi nato nel lontano 1586. La si trova nei kurikanoko, tradizionali dolcetti rotondi arricchiti da una castagna con glassa al miele, e in diversi snack da gustare durante la cerimonia del the, come i kurikomochi, i kurimeigetsu e i kurianmitsu. 

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07.11.2016

Pur non essendoci magari mai stati, ci sono in qualche modo familiari. Li abbiamo visti nei film, sfondo di scene memorabili, nelle serie TV o nei più celebri scatti ambientati a New York. Sono i ristoranti più celebri della città, locali divenuti ormai icone riconoscibili al primo sguardo, magari dalle loro insegne, o il cui nome riesce comunque a evocare un’atmosfera e un’epoca che hanno fatto la storia della Grande Mela. Eccone alcuni. BarbettaIl ristorante italiano per eccellenza (piemontese, per la precisione) nel cuore del theater district di Broadway. Qui venivano Caruso e Toscanini di passaggio in città, poi Warhol, Paul Newman, e ancora oggi politici e celebrity siedono ai suoi tavoli.  È comparso in svariati film e serie TV, fra cui Alice e Celebrity di Woody Allen, Sex & the City e Mad Men, Katz DelicatessenIl noto locale del Lower East Side fondato nel 1917 e reso ancor più celebre dalla scena cult del finto orgasmo tratta dal film Harry ti presento Sally è da sempre amato dai newyorchesi per il suo pastrami, carne di manzo essiccata in salamoia e speziata e poi tagliata a fettine sottili per farcire i sandwich. La GrenouilleUn vero classico appartenente a un’epoca in cui i ristoranti francesi erano il non plus ultra della raffinatezza e dell’eleganza, e qui sedevano star del cinema, icone della musica e celebri stilisti. Nel cuore di Midtown, resta fieramente l’ultimo baluardo della haute cuisine francese targata anni SessantaDelmonico’s Nato nel 1837, Delmonico’s vanta il non trascurabile primato di essere il primo vero e proprio ristorante d’America. Questo storico ristorante del Financial District, che oggi occupa lo spazio triangolare di un ottocentesco palazzo al’incrocio fra Beaver e William street, ha visto nascere molti piatti classici, fra i quali la famosa Delmonico steak. River caféIl posto giusto dove sedere a un tavolo con vista sui grattacieli di Manhattan, sul ponte di Brooklyn e sulla Statua della Libertà. Aperto nel 1977 in una zona pressoché abbandonata di Brooklyn in riva all’Hudson, proprio in virtù della sua vista unica è comparso in diversi film, spot pubblicitari e serie TV. The OdeonPer riconoscerlo basta vederne l’inconfondibile insegna luminosa, che con le sue lettere un po’ retró brilla come un faro nella notte di Tribeca dal 1980. Bistró in stile francese in piena Manhattan, comparso anche nel famoso romanzo Le mille luci di New York di Jay McInerney l’Odeon è una vera leggenda. 

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03.11.2016

Con le sue nobili dimore stuccate di bianco, Belgravia, nel cuore della City of Westminster, è il simbolo di una Londra d’altri tempi, quella Ottocentesca di proprietà del marchese di Wesminster, quella abitata da grandi attori, scrittori e musicisti. E quella della ambasciate, le cui bandiere sventolano solenni sui palazzi di Belgrave Square. Ma di recente Belgravia è diventata anche una meta enogastronomica, in particolare in corrispondenza di Elizabeth Street, un’elegante strada alberata fra South Kensington e Victoria dove negli ultimi anni hanno aperto bottega caffè, pasticcerie e negozietti gourmet. Ecco gli indirizzi da non lasciarsi sfuggire durate l’esplorazione di questo inaspettato angolo di tranquillità in pieno centro città.  PasticcerieDominic Ansel BakeryDopo aver conquistato gli americani con la sua bakery di New York e i giapponesi con quella di Tokyo, a settembre il pasticcere Dominic Ansel è arrivato in Europa portando con sé la sua più celebre invenzione, il cronut, un ibrido fra il croissant e il donut (la celebre ciambella americana amatissima da Homer Simpson) definito dal TIME “la migliore invenzione del 2013”. Per il negozio di Londra, Ansel ha anche inventato cinque dolci speciali ispirati alla cultura inglese. Peggy PorschenSi dice che sia la pasticceria preferita di Kate Moss - anche se è davvero difficile immaginare che l’esile modella inglese sia una frequentatrice di pasticcerie. Ma quel che più conta è che Peggy Porschen è un trionfo del cake design in rosa dove anche un semplice pasticcino è una piccola opera d’artigianato - per non parlare delle torte di matrimonio e di compleanno. Impossibile resistere all’assaggio.  Shopping gourmetJeroboamsVini pregiati dal mondo e una selezione di champagne vintage e non vintage da acquistare per un’occasione speciale o degustare al bicchiere. Ecco la semplice formula di uno dei wine store più amati di LondraPoilâneLa succursale londinese di questa celebre panetteria parigina propone pane preparato con farina macinata a pietra, lievitato naturalmente e cotto nel forno a legna, secondo una tradizione iniziata nel 1932 a Saint- Germain des Prés. Le sue pagnotte rotonde sono un autentico cult.  Caffè e spuntinoBaker & SpiceUn grazioso posticino a due passi dalla stazione Victoria, ideale per fermarsi a bere un caffè accompagnato da una fetta di torta o magari per un pranzo leggero o una ricca insalataTomtom coffeeTomtom è il posto giusto per la colazione (tradizionale inglese, ma anche a base di salmone oppure dolce), e in particolare è molto apprezzato il suo caffè, una miscela preparata su misura e tostata nel Dorset a base di chicchi selezionati provenienti da diversi paesi del mondo e coltivati nel rispetto dei produttori.  AperitivoThe Ebury Wine barUn’ottima selezione di vini da accompagnare a piatti classici come filetto di salmone arrrosto e salsicce con mashed potatoes, senape e gravy, con qualche incursione nella cucina fusion ed esotica.  RistorantiThe Thomas CubbittAl piano terra un cocktail bar con ottime birre e cucina informale (ma curata, come nel caso degli hamburger di carne pregiata), al primo piano un ristorante di cucina inglese della tradizione preparata con ingredienti stagionali e una carta dei vini specializzata in champagne e bianchi e rossi aromatici. OlivetoUn autentico ristorante sardo a Belgravia, molto amato per la pizza ma anche per i d’ispirazione regionale. Ambiente informale e prenotazione d’obbligo.  Foto di copertina di Amanda Slater su licenza CC BY-SA 2.0  

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02.11.2016

L’atmosfera accogliente e rilassata di un ostello e i servizi di un albergo di alta categoria, con l’aggiunta impagabile di una magnifica vista sull’oceano. ODDSSON è un nuovo hotel ricavato all’interno di uno degli edifici più famosi di tutta l’Islanda, il JL Húsið, un vecchio e imponente magazzino degli anni Quaranta affacciato sul mare nel centro di Reykjavík, con una vista spettacolare sulla baia Faxaflói. Il suo tratto distintivo è un inedito quanto riuscito connubio fra l’architettura industriale del magazzino, mantenuta integra quanto più possibile, e l’estetica eclettica dello studio Döðlur Design, basata sull’idea del contrasto e dell’abbinamento di elementi estremamente diversi e arricchita da mobili e complementi progettati su misura. Questi ultimi, ispirati ai materiali già esistenti all’interno dell’edificio, sono stati concepiti per adattarsi a un ostello così come a un albergo, e sono frutto di un design semplice e funzionale, spesso adatti a molteplici scopi – come ad esempio i letti a castello con armadio incorporato. Anche i materiali più datati sono stati trattati come qualcosa di prezioso e recuperati sia per la loro bellezza, sia per i ricordi che evocano – vecchi muri, pavimenti e soffitti hanno dato l’impronta all’intero progetto e sono stati abbondantemente riutilizzati. Il risultato è un mix di elementi vecchi e nuovi che combina colori delicati e pregiati tessuti con materiali meno pregiati e pareti originali, e arredi contemporanei con una selezione di bizzarri pezzi di design. Quanto alle camere, l’albergo può ospitare fino a 230 ospiti, con una varietà di sistemazioni davvero unica, il cui scopo è quello di soddisfare le esigenze e i desideri di tutti i viaggiatori: dai pod, le camere in miniatura in stile giapponese, fino  alle camerate con letti a castello, dalle stanze private da ostello alle vere e proprie stanze d’albergo, compresa una suite che concentra nei suoi 70 metri quadri tutto il meglio che l’ODDSSON ha da offrire - pezzi di design internazionali, opere d’arte realizzate da celebri artisti islandesi e una vista mozzafiato sull’oceano. Fra gli altri servizi proposti dall’albergo ci sono un piccolo ma delizioso yoga studio, un bistró e un ristorante specializzati in cucina italiana rivisitata con spirito contemporaneo, un cocktail bar e un caffè. 

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31.10.2016

Tōhoku è un vero scrigno di tesori storici e naturali. Una visita per ammirare il foliage può dunque trasformarsi nel pretesto per restare un po’ di più e scoprirne i templi e i monumenti.   Towadako (Prefettura di Aomori)Il lago Towada è una doppia caldera interamente circondata dagli alberi. Il servizio di escursioni via battello permette di ammirare il foliage autunnale da diverse prospettive, mentre per una passeggiata consigliamo il percorso che va dalla riva sul lato ovest di Katsura-ga-hama fino alla spiaggia di Gozen-ga-hama, con l’Otome-no-zō, la statua delle due fanciulle. Kakunodate (Prefettura di Akita)Kakunodate – feudo del clan Akita – fiorì come città fortificata di proprietà della famiglia Satake (ramo nord). Oltre che per passeggiare per il centro ammirando le antiche dimore dei samurai delle famiglie Matsumoto, Aoyagi e Ishiguro, qui  si viene in primavera per i sakura, e in autunno per il foliage rosso degli aceri e quello giallo delle ginkgo biloba.   Omoshiroyama Momijigawa Keikoku (Prefettura di Yamagata)Ai piedi del monte Omoshiro, al confine fra le prefetture di Yamagata e Miyagi, c’è un canyon che diventa ancor più affascinante in questa stagione, quando i colori vivdi delle foglie autunnali si mescolano ai sempreverdi. Il modo migliore per ammirare lo spettacolo è percorrere il sentiero che costeggia il fiume per 2 chilometri fino al ponte sospeso. Chūson-ji (Prefettura di Iwate)Il Chūson-ji, mausoleo dedicato a 4 generazioni della famiglia Ōshū Fujiwara, è un complesso di templi che comprende la storica Konjiki-dō – la Sala D’oro – uno dei più importanti esempi di arte buddhista risalenti al periodo Heian period del Giappone nord-orientale. Il tempio fu probabilmente fondato nell’850 da Jikaku Daishi, un alto prelato del monastero di Tendai a Enryakuji, sul Monte Hiei, vicino a Kyoto, anche se secondo altre fonti sarebbe stato fondato da Fujiwara Kiyoe all’inizio del XII secolo in onore delle vittime di guerra e per la pace eterna. Quel che è certo è che si tratta di un tesoro nazionale nonché di patrimonio UNESCO dal 2011.  In questa stagione, i colori vividi del foliage autunnale fanno da cornice alle processioni di bambini e alle esibizioni di teatro Noh. Naruko-kyō (Prefettura di Miyagi)Il Naruko-kyō è una gola a V formata dal fiume Ōtani, profonda un centinio di metri e lunga 2.5 chilometri. Il paesaggio di roccia alternata al verde dei pini e al rosso degli aceri è una vista superba. Per raggiungere la gola occorre camminare per circa mezz’ora dalle stazioni ferroviarie di Nakayamadaira Onsen o Naruko Onsen, ma durante la stagione del foliage ci sono anche delle navette dedicate. Tsurugajō Park (Prefettura di Fukushima)Noto anche come “castello di Aizu-Wakamatsu”, il Tsurugajō – o castello di Tsuruga – andò distrutto nel 1874 e fu poi ricostruito nel 1965 a partire dai resti. Il castello si trova al centro di un parco che in autunno si trasforma in una fantastica destinazione per ammirare il foliage, dalla piana di Aizu fino alle montagne circostanti. Il parco resterà illuminato fino al 13 novembre. 

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27.10.2016

Inserita dal New York Times fra le città 52 città del mondo da visitare nel 2016, unica italiana della lista, ed eletta seconda capitale europea dell’innovazione, Torino è una città speciale per molti versi. Ricca di arte e di cultura, cosmopolita, incredibilmente affascinante - persino magica, sospesa com’è fra un glorioso passato e un futuro che già si respira nell’aria. Dallo scacchiere del centro, con Piazza Castello, il Palazzo Reale, i portici di via Po e l’ariosa Piazza Vittorio Veneto, dagli storici caffè al rinnovato Museo Egizio fino all’imponente Mole Antonelliana, sede del Museo del Cinema, Torino è tutta un invito alla scoperta. Ma è forse allontanadosi dai percorsi più battuti che si copre la sua anima più sincera, immergendosi nella nightlife che anima la zona fra l’ex borgo industriale di San Salvario, a sud del centro, punteggiato di ristorantini, enoteche e “piole” (le osterie locali), e il Quadrilatero Romano, un centralissimo intrico di vie lastricate fra Santa Teresa, via della Consolata, corso Regina e via XX Settembre. Oppure spingendosi fino a Vanchiglia, storico quartiere industriale stretto fra la Dora Riparia e il Po dove fra stradine e piazzette hanno aperto molti locali e negozi interessanti. Ecco una piccola guida ai nostri luoghi preferiti in città. Da vedereParco DoraUn innovativo parco post-industriale progettato dal paesaggista tedesco Peter Latz là dove fino agli anni Ottanta c’erano le grandi industrie come Valdocco e Michelin, lungo il fiume Dora e a nord del centro.Museo del CinemaEsempio unico in Italia, il Museo del Cinema di Torino ha trovato nella Mole uno spazio unico e affascinante, grazie all’ambientazione pensata dallo scenografo svizzero François Confino. Imperdibile la salita in ascensore fino in cima al monumento-simbolo di Torino.Villaggio Leumann, CollegnoAlle porte della città, questo villaggio operaio in stile Liberty voluto dall’illuminato imprenditore di origini svizzere Napoleone Leumann attorno al suo cotonificio rappresenta un viaggio imperdibile e affascinante nella Torino ottocentesca. MangiareCoco'sVia Galliari, 28 Frequentatissimo bar-trattoria di San Salvario dall’atmosfera autenticamente degli anni Sessanta, dove fra vecchie foto e memorabilia si mangia una cucina semplice e casalinga.Soul KitchenIn zona Vanchiglia, un indirizzo da non perdere per sperimentare la cucina vegana e crudista in versione creativa e ben presentata, circondati da un ambiente decisamente cool.Dora in poi“Dim sum all’italiana” sulle rive del Lungo Dora Firenze. In altre parole, cucina fusion che ibrida la gastronomia nazionale con materie prime, esotiche (ma coltivate in loco) e contaminazioni da tutto il mondo.Mara dei BoschiSemplicemente uno dei gelati artigianali più buoni di Torino, preparato con ingredienti legati alla stagionalità e al territorio, latte d’alpeggio e uova provenienti da allevamenti non intensivi. BereMagazzino 52Un’enoteca con cucina che punta tutto sull’abbinamento fra etichette di nicchia italiane e francesi e pochi piatti ben studiati. Si possono anche acquistare le bottiglie, esposte sugli scaffali.Enoteca BordòAmatissima enoteca in zona Quadrilatero che unisce l’amore per le bollicine francesi alla cucina toscana, proponendo taglieri e una piccola scelta di piatti tradizionali. 

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26.10.2016

Sul dorso della leggendaria Butte, la collina di Montmartre a Parigi, un tempo crescevano rigogliose le vigne, che con il tempo hanno lasciato posto a due strade scavate nell’altura, rue Calaincourt e rue Custine, a due passi dalla famosa fermata della metro in stile art déco di Lamarck-Caulincourt  e da rue Lepic, la via del Moulin Rouge, che porta fino Place du Tertre, cuore di Montmartre.In quest’angolo della città ricco di storia e di fascino, quell’antica atmosfera riesce in qualche modo a sopravvivere ancora oggi, miracolosamente sopravvissuta al turismo di massa e all’imborghesimento. Al punto che a volte si ha quasi la sensazione di trovarsi in un villaggio, perché fra ristorantini innovativi, birrerie artigianali, boutique indipendenti e locali l’atmosfera di quartiere riesce ancora a restituire una certa autenticità, un’aria al contempo chic e popolare - sebbene in versione contemporanea e inevitabilmente contaminata dalle mode e dai trend del momento. Ecco la nostra mappa ideale dei locali e dei negozi da non perdere in zona. MangiareLe grenier à painPer ben due volte, questa celebre panetteria parigina ha vinto il premio per la migliore baguette in città. Merita dunquue una sosta per assaggiare l’ottimo pane ma anche i dolci, i croissant e il pan au chocolat.Le Tracteur Rouge Un ristorantino perfettamente intonato al quartiere: atmosfera amichevole e rilassata, ambiente curato ma informale e cucina semplice, quasi classica, a base d’ingredienti di alta qualità.La KaramboleTapas, hamburger e altri piatti di stampo internazionale accompagnano i drink e la musica che spesso e volentieri anima questo caffè, dove ampio spazio è offerto ad artisti e DJ emergenti.Tito BurritosUna varietà infinita di deliziosi e abbordabili burrito, taco e quesadilla per placare la fame dei nottamboli di passaggio: ecco il segreto di questo minuscolo locale con pochi tavoli amatissimo dai parigini.KosakIl gelato artigianale di Kosak si distingue per i sapori particolari e gli ingredienti curati. C’è poi un interessante angolo tutto dedicato alle barrette di cioccolato “bean to bar”, prodotte con fave selezionate dai migliori maestri cioccolatieri del mondo. BereChez CamilleForse il bar più frequentato della zona, ma vale la pena d’immergersi nell’atmosfera autenticamente parigina di questo localino dove i drink sono economici, il clima è intimo e anche la strada davanti alla porta è sempre affollata.Bar Terass" HotelIl bar panoramico del lussuoso Terass" Hotel, l’albergo degli artisti, è il posto giusto per un romantico aperitivo con vista sui tetti di Parigi, e in particolare su quel panorama da cartolina che si può ammirare dalla collina di Montmartre.Les NovicesUn bistrot dall’arredamento contemporaneo e dalla vocazione gourmet a due passi dal Sarcro Cuore, che rivisita classici della cucina casalinga con presentazioni eleganti e piccoli tocchi di sofisticatezza. Ottima la scelta di cocktail, aperto fino a tardi.À la bière comme à la bièreOltre 450 etichette di birra artigianale da tutta la Francia: ecco il tesoro di questa birreria dalla cantina decisamente fornita, dove oltre a bere sul posto in un ambiente conviviale si possono fare acquisti decisamente interessanti. Shopping e altroL’atelier ParigotPer chi è in cerca di un souvenir decisamente unico, questo negozio di magliette felpe e borse propone stampe originali, insolite e a tratti folli a tema parigino. Si realizzano anche stampe su richiesta.L’atelier Gentleman Un barbiere vecchio stampo dove si coltiva l’arte della rasatura perfetta in tempi di barbe lunghe. Ma non si preoccupino i barbuti: fra un massaggio al viso, un impacco e un caffè, anche la loro barba sarà rimessa a nuovo.Owl boutiqueUn bellissimo concept store dedicato alle creazioni afro-chic di Julienne, stilista parigina originaria del Cameroun, che fondono con grazia i colori e le fantasie dell’Africa e l’inimitabile stile francese.  

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25.10.2016

Poche città sanno rendersi sempre nuove, eccitanti e interessanti come Londra, dove la mappa dei quartieri emergenti si estende di anno in anno e i locali si rigenerano con una velocità quasi travolgente, tanto che ogni volta che ci si torna occorre reimparare a conoscerla. Negli ultimi anni, poi, oltre a tutto ciò che si può incontrare in superficie c’è tutto un mondo che vive nel sottosuolo della città e che si anima di notte; un mondo fatto di locali “nascosti” in stile speakeasy dei tempi del proibizionismo, di bar ricavati nei luoghi più insoliti, di rifugi dedicati alla buona musica e all’arte del coktail perfetto. Ecco qualche indirizzo interessante per cominciare a conoscere questa Londra sotterranea. WC, ClaphamIn quello che un tempo era un bagno pubblico vittoriano sotto la fermata della metro di Clapham Common, oggi c’è un bar dal sapore autenticamente retrò che ha conservato la sua atmosfera affascinante, un po’ gotica e genuinamente londinese. Si bevono vini in abbinamento a una selezione molti curata di salumi e formaggi, e la domenica e il lunedì si ascolta musica dal vivo. Vi sfidiamo a trovare una location più insolita (e inaspettatamente riuscita) in tutta Londra. Cahoots, SohoUn vero viaggio nel tempo – e in particolare verso gli anni Quaranta - per questo posticino nascosto nella stazione sotterraea in disuso di Kingly Court, a Soho, dove i tavoli si trovano all’interno di una vecchia carrozza della metro restaurata, si sorseggiano coktail vintage e si ascolta musica jazz, swing, lindyhop con qualche incursione notturna nel rock’n’roll e nell’electro swing, che spinge inevitabilmente gli avventori a ballare fra i tavoli. Basement Sate, SohoAncora nel cuore del West End, un indirizzo nuovo e interessante non solo per la location sotterranea, ma anche per l’insolito abbinamento che propone, quello fra cocktail e dessert. Questi ultimi diventano infatti per una volta protagonisti assoluti del menù, trasformandosi in creazioni ambiziose e a tratti ardite. Merchant House, City of LondonGrandeur d’altri tempi per questo elegantissimo locale sotterraneo - doppiamente nascosto sotto un cortile interno ma comunque frequentatissimo - dalle pareti pannellate in legno, fra le quali è custodita una delle più ampie collezioni di gin e rum del mondo. Tutto è ispirato alla storia dell’Impero Britannico, a cominciare dai nomi dei cocktail, elencati in un menù che somiglia a un libro antico. The Natural Philosopher, HackneyForse non tutti i clienti del negozio di riparazione compurer Macsmith Apple di Hackney sanno che nell’ex-magazzino del suddetto negozio si cela un cocktail bar davvero chic, dove - come insegna il nome – si servono creazioni alcoliche preparate con ingredienti completamente naturali. Il locale comprende un confortevole saltto con bar, una minuscola saletta sotterranea e, in onore alla location, un piccolo museo Mac Museum con tanti pezzi autentici per gli appasionati del genere.

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24.10.2016

In Giappone l’usanza di ammirare le chiome autunnali degli alberi, o foliage, viene detta comunemente momiji-gari oppure kōyō-gari, alla lettera “caccia alle foglie rosse”. Nelle prossime settimane pubblicheremo una serie di consigli su dove ammirare questo spettacolo autunnale in tutto il paese, a cominciare da Hokkaido.  Il luogo dove per primo va in scena lo spettacolo del foliage autunnale è Hokkaido, l’isola più a nord dell’arcipelago giapponese. La natura a Hokkaido è decisamente rigogliosa, e attrae visitatori tutto l’anno. Tuttavia, in questa stagione è davvero sorprendente, con le montagne avvolte dalle foglie rosso fuoco degli aceri e il giallo inteso delle ginkgo biloba. Ecco dove godersi al meglio qyesto spettacolo. Jozankei OnsenIl luogo ideale dove immergersi in una vasca d’acqua calda o costeggiare un ruscello all’ombra delle meravigliose foglie d’acero, delle viti cremisi, del sorbo selvatico e dei ciliegi giapponesi. Si può anche prendere la cabinovia e ammirare tutta questa bellezza dalla cime dei monti. ShikotsukoShikotsuko è un luogo magnifico visitabile in giornata da Sapporo. Il lago da cui prende il nome è noto in tutto il paese per la trasparenza perfetta delle sue acque, che riflettono il bellissimo foliage dei tigi, degli aceri, dei sorbi e delle ginkgo biloba. Maruyama ParkSimbolo di Sapporo, il Maruyama Park fa parte dell’omonima antichissima foresta ed è stato designato tesoro nazionale. Poiché si trova proprio nel cuore della città, è una destinazione molto accessibile per un bel trekking fra i katsura e gli aceri nel loro manto autunnale. Kosetsu-en (Miharashi Park)Noto un tempo come Iwafune Garden, il giardino di Kosetsu – nel Parco Miharashi di Hakodate – ospita oltre 150 specie di piante, e offre dunque panorami mozzafiato durante tutto l’anno. Fino al 13 novembre giochi di luce e spettacoli ravviveranno l’esperienza di ammirare il foliage autunnale. KamuikotanAmatissimo dagli abitanti di Asahikawa, questo punto panoramico, il cui nome significa letteralmente “la città degli dei”, permette ancora di assaporare a pieno le antiche atmosfere del folklore Ainu, grazie alla rocce scavate in modo bizzarro dal fiume Ishikari, al cerchio di megaliti e alle case a fossa.   

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23.10.2016

Laghi, castelli, distillerie, e ancora verdi pascoli, scogliere e promontori. Sono le immagini che scorrono oltre il finestrino – o forse sarebbe meglio dire le grandi finestre – del Grand Hibernian, il treno di lusso che da Dublino parte all’esplorazione dell’Irlanda riproponendo ai suoi passeggeri una modalità di viaggio ormai dimenticata, quella delle lunghe distanze percorse su rotaia, immersi nella comodità e nel tepore della propria cabina, pensata come un piccolo salotto itinerante. Sono le atmosfere dell’Orient Express e della Transiberiana, ma trasferite nell’isola verde e rivisitate in chiave contemporanea con cinque moderne e tecnologiche carrozze che portano ciascuna il nome di una contea irlandese e sono state arredate in modo da riflettere i colori tradizionali del tartan della contea a cui si ispirano. Il treno può accogliere fino a 40 ospiti in eleganti e confortevoli cabine con tanto di scrittoio e vetrata panoramica, anch’esse arredate con un occhio al patrimonio culturale irlandese. La carrozza panoramica rievoca l'atmosfera di un pub di Dublino e, proprio come un pub, è fatta per ospitare chiacchiere, musica e bevute. Colazione, pranzo e cena sono serviti invece nei due vagoni ristorante – Sligo, più sofisticato e intimo, e Wexford, con tavoli da sei e arredi arricchiti da tessuti tweed irlandesi e motivi celtici. Gli itinerari partono da Dublino per attraversare i luoghi più affascinanti della Repubblica d'Irlanda e dell'Irlanda del Nord. Quello più breve, di due notti, porta a nord e include escursioni a Belfast, al museo del Titanic, nell'antica distilleria Old Bushmills e lungo il suggestivo Sentiero del Gigante. Il viaggio di quattro notti si dirige invece verso ovest, a Cork, al castello di Blarney, ai Laghi di Killarney, al Parco Nazionale del Connemara e a Galway. Infine, il viaggio di sei notti unisce i due itinerari, consentendo di esplorare gli angoli più nascosti dell'isola di Smeraldo. Il Grand Hibernian è solo l’ultimo arrivato della collezione Belmond, che comprende affascinanti esperienze di viaggio in treno fra Europa, Asia e Sudamerica, 46 alberghi dal carattere iconico e diverse crociere fluviali di lusso. 

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19.10.2016

Il fascino delle città universitarie, con la loro vivacità culturale e l’alto tasso di popolazione giovane, salta subito agli occhi di qualsiasi visitatore, ma a subirlo sono soprattutto coloro che amano la cultura e che magari quelle città le hanno vissute e frequentate proprio da studenti e ancora ne conservano mille ricordi. Avendo ben presente tutto questo, l’imprenditore americano Ben Weprin ha avuto l’idea di creare un’inedita collezione di alberghi nelle più dinamiche e caratteristiche città universitarie degli Stati Uniti, naturalmente nei dintorni degli atenei, con un carattere vagamente nostalgico e pieno di riferimenti al mondo universitario, e in più la giusta dose di lusso. Il risultato sono i Graduate Hotels, oggi presenti ad Athens (Georgia), Charlottesville (Virginia), Madison (Wisconsin), Oxford (Mississippi) e Tempe (Arizona), una piccola catena di alberghi a tema dedicati allo spirito della città che li ospita, alla sua cultura e alla sua storia, caratterizzati da un design molto curato e pieno di oggetti d’epoca, richiami e riferimenti, e spesso ricavati in spazi riconvertiti. L’hotel di Athens è stato ricavato negli spazi di un’ex-fonderia, nel cui cuore si trova oggi un locale per la musica del vivo. Quello di Oxford si trova al centro del distretto culturale della cittadina, pienamente immerso nella sua eredità storica e universitaria. Tutti hanno ampi spazi dedicati alla socialità e alla covivialità, tocchi vintage sotto forma di mobili, quadri e tappezzerie, tanti libri e innumerevoli riferimenti ai campus ai quali sono ispirati.Un modo decisamente diverso di vivere e scoprire uno degli aspetti forse più autentici e meno noti dell’identità americana

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18.10.2016

L’autunno, in Giappone, è la stagione del sanma, il luccio sauro del Pacifico, e del cosiddetto modori-gatsuo, un tonnetto autunnale la cui carne è molto più grassa e nutriente di quella del suo corrispettivo primaverile. Il modo migliore per assaggiare il pesce di stagione è anche quello più semplice, alla griglia, perché difficilmente la mano dell’uomo può fare di meglio della natura. Ecco dunque una lista di locali a Tokyo dove assaggiare del delizioso yaki-zakana, ossia pesce grigliato. Shokusai Kadota (Ebisu, Shibuya-ku)Questo posto è rinomato il suo pesce grigliato sul carbone e preparato con ingredienti freschi sotto gli occhi dei clienti. Ottimo il katsuo proveniente dalla provincia di Tosa e i funghi matsutake, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di sake giapponese. Kumasawa (Ginza, Chuo-ku)Kumasawa offre diversi menù del giorno a base di pesce di stagione in un ambiente informale. Il piatto che va per la maggiore è il mugitorogohan, che ha una base di riso e orzo sulla quale viene adagiato il pesce grigliato insieme a una grattata di yam. Buoni anche i contorni, gli snack e gli tsukemono, tipici sottaceti giapponesi. Kappo Imai (Shinjuku Gyoen)Con il termine kappō in Giappone si indica un ristorante tradizionale dove pranzare e cenare in un ambiente rilassato, in questo caso gustando dell’ottimo pesce alla griglia. Il Kappo Imai è particolarmente rinomato per la freschezza del suo pesce, dunque megli affrettarsi prima che finisca. Shun no Aji Takishita (Azabujuban, Minato-ku)Come il nome stesso suggerisce, da Shun no Aji si possono sperimentare a pieno i “sapori di stagione”. Informale e aperto a pranzo e a cena, è una tappa imperdibile per gli amanti del pesce, servito da uno staff gentile e disponibile con grande celerità – giusto il tempo di grigliarlo a dovere.  

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17.10.2016

Sospeso fra le vacanze estive e le festività natalizie, l’autunno a volte può rivelarsi terribilmente lungo e monotono, e potendo non è male staccare anche soltanto per un paio di giorni. Da nord a sud fino alle isole, l’Italia è piena di luoghi meravigliosi tranquillamente visitabili in un fine settimana: città d’arte, paesini, parchi naturali. Abbiamo selezionato cinque destinazioni e itinerari perfetti e affascinanti anche quando la stagione non aiuta. Fra tartufi e castelliIl territorio di Langhe, Roero e Monferrato, fra le province di Alessandria, Asti e Cuneo, è una magnifica porzione di oltre 10.000 ettari nel sud del Piemonte stretta fra il Po e l’Appennino ligure e caratterizzata da dolci colline ricoperte di viti rigogliose e punteggiate di castelli e di campi coltivati. Questo paesaggio così caratteristico dà il suo meglio specialmente d’autunno, quando i colori si scaldano e la nebbia si appoggia languidamente sulle alture lasciando spuntare di fuori soltanto campanili, rocche e castelli. Fra i luoghi da esplorare ci sono la Langa del Barolo, dove si produce l’omonimo vino, il Castello di Grinzane Cavour, sede dell’Enoteca Regionale del Piemonte, e ancora le Collline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, dove si produce l’omonimo rosso, Canelli e le terre dell’Asti spumante e il Monferrato, terra di Infernot, particolari stanze sotterranee scavate e scolpite nella roccia per la conservazione del vino. Di pari passo con le strade del vino vanno quelle dei sapori – tartufi, formaggi, carni e pasta fresca – e dunque vale la pena di passare dalla storica città di Alba per il tartufo bianco, da Roccaverano per la celebre robiola di capra e dal Monferrato la bagna caoda.Un capitolo a parte meritano i piccoli borghi collinari spesso perfettamente conservati come Cocconato, nell’Astigiano, o Bergolo, il più piccolo comune delle Langhe e uno dei più piccoli d’Italia, arroccato su un'altura che domina le valli Bormida e Uzzone. Nei borghi del tufo A sud-ovest della città di Grosseto, verso l’interno, si trovano tre autentici gioielli della Maremma, i cosiddetti "borghi del tufo". Sono Pitigliano, Sorano e Sovana, terre tufacee un tempo abitate dagli Etruschi, che qui scavarono nella roccia profonde vie di comunicazione, le “vie cave” o “cavoni”, ancora perfettamente visibili. Un’area davvero affascinante la cui esplorazione può partire dalla splendida Pitigliano, arroccata su una rupe di tufo e detta “la piccola Gerusalemme” per via della grande comunità ebraica che vi trovò rifugio e accoglienza nel 1500. Di quell’epoca resta il ghetto con la sinagoga, il forno, la cantina e la macelleria kosher, ma nel centro storico meritano una visita anche la cattedrale, Palazzo Orsini, antico convento trasformato in rocca, l’Acquedotto Mediceo e la Fontana delle sette cannelle. A circa otto chilometri da Pitigliano, Sovana, anch’essa in cima a una rupe, è nota soprattutto per la sua necropoli etrusca caratterizzata dalle molte tombe a camera scavate nel tufo e da spettacolari vie cave. La vicina Sorano è un antichissimo borgo che ha tutta l’aria di un villaggio fantasma, percorso da un labirinto di stradine costeggiate da case-torre medievali e da logge che si aprono su panorami mozzafiato.Al cospetto dei SassiNon esiste al mondo un luogo paragonabile a Matera, la città dei “Sassi”, grotte in parte naturali e in parte scavate dall’uomo nella friabile roccia tufacea per trovarvi riparo. Fulcro della città vecchia, i Sassi comprendono due grandi rioni, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, divisi al centro dal colle della Civita, uno sperone di roccia che custodisce il cuore della zona medioevale. Il Sasso Caveoso, disposto ad anfiteatro romano con le abitazioni scavate nella roccia che scendono a gradoni, è il punto ideale da cui ammirare la gravina, in particolare da Piazza Caveoso, dominata dalla chiesa di San Pietro. Percorrendo Via Madonna delle Virtù e costeggiando la gravina si arriva al Rione Sasso Barisano, quasi completamente ristrutturato, dove si trovano San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, e la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti che celano ambienti in grotta spesso nascosti dietro fregi e portali.Ma il centro storico di Matera si sviluppa anche sul Piano sopra i sassi e nella Civita, dove si trovano luoghi unici come il belvedere di Piazza Vittorio Veneto, il bellissimo Duomo duecentesco in stile romanico-pugliese, la deliziosa piazza del Sedile col Conservatorio, e ancora la chiesa del Purgatorio, il Museo Archeologico e Piazzetta Pascoli con il seicentesco Palazzo Lanfranchi, sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Un weekend in Costiera Straordinario esempio di paesaggio mediterraneo caratterizzato da una natura e da una cultura eccezionali, la Costiera Amalfitana è quel tratto di costa campana delimitato a ovest da Positano e a est da Vietri sul Mare. Il suo emblema è la celebre “strada delle mille curve”, che per 50 chilometri percorre tortuosa questo scenografico angolo d’Italia sospeso sul mare, svelando uno spettacolare paesaggio fatto di vallate, promontori, baie e calette, ma anche di vigne, uliveti e agrumeti. Prima tappa la pittoresca Positano, una cartolina vivente fatta di casette bianche e colorate che digradano verso il mare e resa inconfondibile dalla grande cupola maiolicata di Santa Maria Assunta. Poi Amalfi, l’antica Repubblica Marinara da cui la Costiera prende il nome, un altro gioiello che si apre a ventaglio verso il mare con i suoi vicoli e le tipiche case bianche d’impronta mediterranea, dominato dall’imponente Torre Saracena e dall’inconfondibile Duomo. Una breve deviazione verso l’interno ed ecco Ravello, sofisticata terrazza protesa verso il mare a 350 metri d’altezza, amata per gli incredibili panorami e per l’annuale festival musicale internazionale. Qualche curva più in là s’incontra Minori, tipico borgo marinaro di vicoli e piazzette che scendono verso la spiaggia, e poi Maiori, rinomata località balneare che vanta la più lunga spiaggia della Costiera, quasi un chilometro di soffice sabbia con stabilimenti attrezzati. E infine Vietri sul Mare, patria della ceramica artistica, dove spiccano la cinquecentesca Cupola iridescente della Chiesa di San Giovanni Battista, rivestita di maioliche a forma di pesce di colore giallo, verde e azzurro, e il bellissimo Palazzo della Ceramica Solimene, sede di una delle più antiche fabbriche di ceramica dell'Italia meridionale, con la sua spettacolare facciata ricoperta di vasi grezzi smaltati di verde e arancione. Nel giardino di pietraNel 1693 un terremoto rase pressoché al suolo la cittadina siciliana di Noto, sul lato orientale dell'isola, costringendo abitanti e istituzioni a ricostruirla: ecco l'origine della città gioiello del Barocco siciliano, dove palazzi nobiliari e luoghi di culto dallo stile e dai colori omogenei si susseguono senza soluzione di continuità regalando alla città, fra i tanti appellativi, anche quello di “giardino di pietra”. L'uso della pietra di Siracusa, un calcare morbido il cui colore oscilla fra il bianco e il grigio, permise lavorazioni e decori arditi e regalò alla città un tono morbido e cangiante al sole. La “nuova” Noto ha il suo asse viario principale in Corso Vittorio Emanuele, costeggiato per tutta la sua lunghezza da edifici barocchi, lungo il quale si aprono tre piazze con altrettante chiese. Ma è la piazza del Municipio la cartolina che resta negli occhi di chiunque visiti questo angolo di Sicilia: da una parte il Palazzo Ducezio e dall'altra il Duomo, con le tre rampe d'accesso e la navata a due ordini, che creano un effetto di perfezione fuori dal tempo. Noto non è però soltanto la perla del Barocco: la Noto antica è prodiga di altrettanti tesori, come l'antica villa romana del Tellaro con i suoi mosaici. Merita naturalmente una visita anche la vicina Siracusa, gioiello della Magna Grecia, e in particolare la sua parte più antica che si trova sull’isola di Ortigia. 

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12.10.2016

Adagiato su un promontorio soleggiato nei pressi dell’abitato di Torno e circondato dall’idilliaco paesaggio naturale, dai graziosi villaggi e dai giardini del Lago di Como, Il Sereno Lago di Como è uno degli alberghi più attesi di questo 2016, soprattutto perché punta a portare nel panorama rivierasco un concetto di ospitalità inedito, e lo fa con l’aiuto di una squadra all-star nella quale si annoverano l’architetto Patricia Urquiola, lo chef Andrea Berton e il botanico Patrick Blanc. Terza creatura a entrare nel portfolio Sereno Hotels (parte del gruppo dei Leading Hotels of the World) dopo Le Sereno Hotel & Villas di St. Barthélemy e Villa Pliniana, quest’ultima collocata a sua volta sul Lago di Como, il nuovo suite hotel vista lago è stato concepito come un albergo contemporaneo dallo stile sobrio e understated, dunque un po’ controcorrente rispetto a ciò che siamo abituati a vedere in zona. La Urquiola e il suo team hanno curato ogni aspetto della struttura, dal progetto architettonico fino all’interior design, occupandosi anche di disegnare mobili, tappeti, tappezzerie, lampade e arredi bagno su misura. Il risultato sono 30 grandi suite che si estendono per circa 137 metri lungo la riva, ciascuna con la sua terrazza affacciata sul lago e uno stile sofisticato fatto di colori terrosi, grigi e noce con tocchi di blu e verde, a richiamare le tinte naturali del paesaggio circostante. Al centro dell’albergo c’è la bella e originalissima scalinata progettata dall’architetto Urquiola e realizzata con materiali naturali, i cui ampi gradini “fluttuano” nella lobby, e nel giardino una piscina a sfioro sembra gettarsi nel lago, affiancata dalla spiaggetta con accesso diretto al bacino d’acqua. Ad aggiungere un altro tocco di eterea bellezza all’insieme contribuiscono le tre opere d’arte botanica di Patrick Blanc, due giardini verticali e una scultura verde, ciascuna realizzata con migliaia di specie di piante diverse. Da ultimo, ma non certo meno importante, al Ristorante Al Lago il celebre chef Andrea Berton propone un interessante menù che abbraccia incroci e contaminazioni fra le diverse regioni che confinano con il Lago, abbinando il pesce d’acqua dolce e le erbe aromatiche del luogo con i sapori e i prodotti della vicina Valtellina (vini, formaggi e carni) e gli ingredienti e i piatti tipici della Pianura Padana, patria del risotto.  

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11.10.2016

La viticoltura a Venezia non è una novità: fin da tempi remoti, qui si è coltivata la vite, e ancora oggi restano antiche vigne e pergole cariche di grappoli nascoste nei cortili dei palazzi e sulle isole della Laguna. Solo in anni recenti, però, a Venezia si è ricominciato a fare vino, e il merito di questa rinascita è di un “pensionato” francese conosciuto sull’isola di Sant’Erasmo - da sempre nota come “l’orto di Venezia” per la natura fertile del suo terreno – semplicemente come Michel. Il signor Michel, però, non è un semplice produttore di vino: si tratta infatti nientemeno che di Michel Thoulouze, il grande imprenditore televisivo francese che ha dato vita nel corso della sua carriera a celeberrimi programmi televisivi e a ben 60 reti televisive. Proprio così: il Michel Thoulouze di Canal Plus, il pioniere della pay TV, oggi fa il viticoltore in Laguna insieme alla sua famiglia e a un gruppo di amici ed esperti che lo supportano nell’impresa. Tutto ha inizio nei primi anni 2000, quando Michel, affascinato dall’isola di Sant’Erasmo, compra una casa in Laguna e, chiacchierando con i contadini locali, scopre di aver acquistato il miglior terreno dell’isola. Nasce così l’idea di riportare sull’isola la coltivazione della vite con le tecniche tradizionali degli agricoltori locali, ricostruendo l’antico sistema di drenaggio dell’acqua (dunque niente irrigazione), utilizzando il metodo “duro su duro” (senza dissodare) e mettendo al bando concimi e diserbanti. Tre i vitigni italici recuperati: la locale Malvasia istriana, il Vermentino e il Fiano, un blend costruito insieme ad Alain Graillot, uno dei più importanti produttori della Côtes du Rhône. Il risultato è Orto di Venezia, un bianco con corpo, ricco di mineralità e di un’acidità naturale che permette al vino di affinarsi in bottiglia per anni. Quella di Michel Thoulouze è la parabola “slow” per eccellenza: da manager di successo nel settore dei media, perennemente in viaggio e abituato a ritmi frenetici e stressanti, a viticoltore su un’isoletta della Laguna di Venezia, disposto a coltivare, insieme all’uva, anche l’arte della pazienza richiesta dai tempi lunghi della produzione del vino secondo metodi antichi. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più di questa sua seconda vita. SJ: Michel, la sua è una storia che ci affascina molto. Che cosa l’ha spinta a un cambiamento di vita così radicale?MT: Credo che le cose si comprendano davvero soltanto a posteriori, dopo averle fatte. E a posteriori non penso sia stata propriamente una scelta: siamo come legnetti in un torrente, ogni tanto vediamo qualcosa venirci incontro. Succede di rado, due o tre volte nella vita, e quando accade dobbiamo usare tutta la nostra forza per afferrare quell’occasione.Quello che è cambiato è anche il mio modo di percepire il tempo. La percezione del tempo può variare parecchio, si può pensarlo in termini di anni oppure di secoli. Sa quando si dice “ho lavorato tutta una vita per i miei figli”? Ecco, in quel caso se ne fa una questione quasi patrimoniale, di trasmissione da una generazione all’altra. Pensare a lungo termine ci porta a fare delle scelte diverse, e piantare una vite significa proprio fare qualcosa che andrà oltre la nostra speranza di vitaSJ: Che cosa le manca della sua vita di prima?MT: Soprattutto il lavoro di squadra. Stranamente, però, la mia vita non è cambiata poi così tanto: prima costruivo televisioni dal niente, qui a Sant’Erasmo ho costruito il mio paesaggio. La creazione è ciò che m’interessa principalmente. Non avrei mai acquistato un’azienda vinicola già esistente. Ho creato il mio paesaggio, il mio vino, il mio nuovo personaggio – qui sull’sola sono solo Michel, quello che fa vino, nessuno conosce la mia vita precedente. SJ: Come si trova con i veneziani? Si sente ormai veneziano d’adozione?MT: Diciamo che mi trovo bene soprattutto con gli abitanti di Sant’Erasmo. Non è facile entrare nel mondo contadino - e oltretutto isolano - ma ce l’ho fatta. Oggi vivo totalmente “slow”: mangio le verdure del mio orto, le mie uova, ho le mie anatre e le mie galline e pesco il pesce della laguna. E poi, naturalmente, bevo il mio vino. Più che a chilometro zero, direi che vivo a metro zeroSJ: Perché proprio sant’Erasmo e non, ad esempio, una delle rinomate zone del vino francesi? Che cosa l’ha colpita di quest’isoletta veneziana?MT: La vista meravigliosa. Ogni mattina, quando mi sveglio, vedo la Laguna con i suoi cambi di colore. Casa mia e il mio vitigno sono a 10 metri dall’acqua. Come ho già detto, non avrei mai potuto comprare un’azienda già esistente, avevo la necessità di creare qualcosa dal nulla. È un’avventura, un’avventura molto lenta: ci sono voluti due anni solo per preparare il terreno, poi abbiamo dovuto attendere altri 4 anni... E insomma fra una cosa e l’altra la prima bottiglia l’abbiamo avuta in mano dopo 8 anni. Una lunga storia, insomma, ma che tutto sommato è passata abbastanza velocemente. SJ: Che cosa distingue Orto di Venezia dagli altri produttori della laguna?MT: Il semplice fatto di fare il vino - di fare tutto qui, dall’inizio alla fine, nella città di Venezia. La nostra è l’unica cantina censita nel territorio comunale. SJ: Ci parli un po’ dell’azienda.MT: Utilizziamo soltanto vecchi vitigni italiani, millenari. Non abbiamo un enologo, perché siamo convinti che il vino nasca nei campi e non in cantina; per questo, abbiamo chiamato con noi il grande ingegnere agrario Claude Bourguignon, esperto di microbiologia del suolo e vera star dell’agronomia slow insieme alla moglie Lydia. SJ: Quante bottiglie producete all’anno e dove le vendete?MT: 15.000 bottiglie, esportate in Giappone, Stati Uniti, Francia, ma anche in Svizzera e in Belgio. Nei ristoranti stellati di Parigi, dove gli chef hanno cominciato ad apprezzare i vini non “tecnici”, che si somigliano un po’ ovunque nel mondo, un vino con personalità come il nostro è apprezzato. Naturalmente, le nostre bottiglie si possono trovare anche nelle enoteche di Venezia e di Milano. SJ: Può raccontarci quali sono i suoi posti preferiti a Venezia, oltre a Sant’Erasmo? MT: In Laguna, senza dubbio San Lazzaro degli Armeni, forse la più bella, incredibilmente tranquilla. Amo molto anche Torcello, e per quanto riguarda Sant’Erasmo consiglio di venire non tanto in periodo di carciofi, ma durante la fioritura dei carciofi, quando l’isola si riempie di quei meravigliosi fiori violacei.A Venezia mi piace la parte della città vicina alla zona dell’Arsenale, dove i visitatori raramente arrivano e si possono ancora trovare i vecchi bar con gli anziani che giocano a carte. In realtà, per sfuggire alla folla basta spostarsi di pochi metri rispetto al classico percorso turistico Stazione - Rialto – San Marco – Accademia.Oppure venire dopo le sette di sera, quando le navi da crociera e i pullman se ne vanno e le strade si svuotano. Un’altra cosa che consiglio è andare a Piazza San Marco verso le due del mattino: un’esperienza incredibile, la troverete completamente deserta. È davvero meraviglioso avere la piazza tutta per sé.   

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07.10.2016

La storia del consumo di grano saraceno (soba) in Giappone affonda le radici nel periodo Jōmon (14,000-300 a.C.). Fin da allora, la varietà giapponese di questa pianta si raccoglie due volte l’anno, e dunque esiste il soba primaverile e quello autunnale. L’Akishin soba, il grano saraceno autunnale, si raccoglie fra i mesi di settembre e ottobre, e in questo periodo lo si festeggia un po’ in tutto il paese. Anche a Tokyo, ogni ristorante specializzato in noodle di soba espone un cartello in cui si annuncia l’arrivo del grano saraceno fresco. Ecco una lista di ottimi ristoranti dove provare questa specialità stagionale in forma di deliziosi spaghetti. Ryōgoku, Sumida:HosokawaFondato nel periodo Edo, Hosokawa è rifornito dagli agricoltori di Ibaraki, Hokkaidō e Shikoku. Il grano saraceno viene conservato in chicchi a bassa temperatura, e macinato sul posto. Di conseguenza, i soba noodles di Hosokawa sono interamente preparati con grano saraceno appena macinato. Le vostre papille andranno in estasi. Hachiōji:ZaboDa Zabo, non solo i noodles sono fatti per il 100% di farina di grano saraceno, ma quest’ultimo è anche macinato a mano nel mortaio. Questo metodo di preparazione conferisce al soba un aroma inconfondibile, quasi come se i chicchi fossero stati tostati. Da accompagnare con una buona tempura. Shirokane:Sango-anUn ristorante dall’atmosfera rilassata e informale dove gustare una ciotola di ottimi soba sorseggiando saké senza fretta. Fra le specialità della casa meritano in particolare i soba-gaki, soffici gnocchi con la consistenza simile a quella di una mousse serviti in un brodo caldo dal sapore – o meglio dall’umami – intenso. Nakano:Jiyu-sanLungo la strada Mejiro-dōri, a Nakano, Jiyū-san serve deliziosi noodle di soba da gustare in un ambiente tranquillo ed elegante. Jindaiji, Chōfu:YusuiNella zona di Jindaiji i ristoranti che servono soba non mancano, ma questo ha una particolarità: per preparare i noodle utilizza farina macinata a pietra e acqua fresca di sorgente. Il sapore che ne deriva è quanto mai autentico. 

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05.10.2016

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04.10.2016

C'è un minimo comune denominatore che lega i nuovi concept hotel del mondo: i libri. Per chi non vuole rinunciare alla scoperta di nuove letture durante ogni viaggio, ecco una guida ai cinque più originali library hotel del mondo, dove il relax è accompagnato da migliaia di volumi. Dal più tradizionale, ovviamente britannico, al più innovativo, inevitabilmente giapponese, ogni instancabile lettore può trovare la sua formula. B2Hotel, ZurigoLe ciminiere tradiscono l'origine dello spazio: un ex birrificio. Sul tetto, la spa con le sue piscine permette di rilassarsi osservando dall'alto tutta la città. 24 ore al giorno, la Wine Library offre un irresistibile mix: i 33.000 volumi della sua raccolta, in libera consultazione, e degustazioni di formaggi, birre e vini di prima qualità. Book and Bed, TokyoA Ikebukuro, nel cuore della Tokyo di avanguardia, nasce Book and Bed: qui si dorme in cuccette di legno inglobate nelle librerie, che contano migliaia di volumi fra narrativa e fumetti, tutti scelti da Shibuya Publishing & Book Sellers. Tutti i titoli possono essere presi in prestito durante il soggiorno: impossibile rassegnarsi a dormire. Library Hotel, New YorkConcept hotel affacciato su Madison Avenue, il Library Hotel di New York conta oltre 6.000 volumi suddivisi per argomento e distribuiti in tutte le stanze che riempiono i suoi dieci piani, dove anche le opere d'arte sono coerenti con l'argomento scelto. Se si cambia idea e si vuole spaziare, la reading room è aperta giorno e notte. The Gladstone Library, Flintshire, Galles del NordNata in memoria di William Gladstone, quattro volte primo ministro britannico dell'epoca vittoriana, questa libreria, albergo e ristoro per viandanti è soprattutto un luogo di scambio e di incontro fra pensatori, immerso nella quiete della campagna gallese. I libri disponibili sono oltre 250.000, le conferenze e i seminari frequenti durante tutto l'anno. The Alcove Library Hotel, Ho Chi Min CityIn una delle zone più verdi e tranquille di Saigon si trova un library hotel di design, dove alle migliaia di volumi disponibili per la lettura si sommano i comfort e il piacere di ambienti dall'allure elegante e minimale. Fra narrativa e saggistica, un buon luogo per riposare la mente dalla frenesia cittadina.   

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03.10.2016

Un profumo inconfondibile, gradevole e aromatico, che si sprigiona soprattutto in cottura: è quello del tartufo pregiato di Norcia, a circa 96 km da Perugia, nel cuore dell’Appennino umbro – marchigiano e, in particolare, nel comprensorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Questo tesoro nasce e cresce nell’area collinare e montana in zone assolate su terreni ben drenati, porosi e calcarei. Il colore è bruno nerastro (con striature rosse negli esemplari immaturi), la superficie è verrucosa. L’interno del tartufo, invece, è di un nero violaceo con venature sottili di colore bianco. Il corpo del tartufo nero è di grandezza variabile, a partire da pochi grammi - normalmente si trovano tartufi di piccola pezzatura, più rari quelli di media grandezza e decisamente difficili da trovare i più grandi, di forma tondeggiante, che possono raggiungere le dimensioni di una grossa mela. Questi ultimi appartengono alla famiglia del Tuber Brumale Vittadini e si raccolgono per tutto l’inverno sotto querce, noccioli e carpini neri. Il tartufo di Norcia è utilizzato tradizionalmente per la preparazione di crostini, risotti, spaghetti, tagliolini e strangozzi, una pasta fresca all’uovo tipica dell’Umbria simile alle tagliatelle. Il momento migliore per acquistare e assaggiare il tartufo nero di Norcia è tra fine febbraio e inizio marzo, quando si svolge Nero Norcia, la principale mostra-mercato del tartufo di Norcia e delle specialità a base di questo prezioso ingrediente. 

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30.09.2016

Come le pagine color avorio del celebre taccuino di cui porta il nome, il nuovo Moleskine Café di Brera, a Milano, è pulito ed essenziale, intimamente minimalista nei suoi colori neutri. Eppure, questa elegante semplicità è un vero e proprio invito entrare, e non appena lo si fa ci si accorge che non c’è nulla di freddo nell’ambiente curato e in qualche modo affettuoso di questo spazio pieno di luce, nelle ampie vetrate a tutta altezza, nei sorrisi dello staff disponibile e gentile, nel profumo di caffè rigorosamente locale, fornito dalla torrefazione milanese Sevengrams. Una singolare fusione fra un caffè letterario e uno Starbucks più nordico ed educato, un format originale che segue il successo del primo Moleskine Café già aperto all'interno dell'Aeroporto Internazionale di Ginevra proponendosi come fonte d’ispirazione quotidiana grazie al connubio fra caffè, ristorazione, zone lettura con sofà e spazi dedicati a mostre d'arte, talk e workshop. Non manca, naturalmente, l’esposizione di libri e taccuini in vendita, mentre per osservare il mondo che (s)corre oltre i confini di questo mondo ovattato c’è il gradevole déhors. Quanto al menù, oltre alle due miscele di espresso e ai caffè filtrati e a infusione - da sorseggiare ai tavolini più discreti e nascosti o al grande tavolo comune del piano terra, in base all’umore della giornata – ci sono la colazione slow a base di pane, frutta fresca, yogurt, noci e succhi di frutta, verdure e aromi, il pranzo con sandwich gourmet, zuppe e insalate o piatti caldi serviti in cartoccio e, la domenica, il brunch con specialità italiane, americane e molte opzioni vegetarianeRingraziamo Lara Santoro per la segnalazione Foto: Michele Morosi 

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27.09.2016

Ammettiamolo: a volte, quando si mangia da soli al ristorante, può non essere piacevole sentirsi addosso gli sguardi incuriositi dei commensali dei tavoli acconto al nostro, cosa che ci spinge, generalmente, a consumare la batteria dello smartphone sperando che il supplizio finisca presto. Niente di più insopportabile, nel 2016, anche perché esistono città dove mangiare da soli è tutt’altro che un’insolita abitudine da biasimare, ma una scelta. New York, per esempio, dove i ristoranti perfetti per mangiare in beata solitudine sono tanti, bellissimi e di ottima qualità. Da Bill’s Bar and Burger, uno dei più famosi burger restaurant della città con tre sedi (Downtown, Meatpacking District e Rockefeller Center) mangiare da soli è una piacevole abitudine per molti newyorkesi. Ambiente informale quanto basta, comfort food, birra fresca, milkshake e uno sgabello che vi aspetta senza fare troppe domande, per una cena senza pretese, forse, ma soprattutto senza sguardi indiscreti e inquisitori. Il Gotham West Market è una vera e propria Mecca per foodie, anche per quelli più solitari. Il grande mercato sulla 11th Avenue offre, innanzitutto, una grande scelta ai golosi e a chi ama pranzi e cene gourmet, in un ambiente giovane e conviviale, con grandi tavoli in condivisione e piccoli angoli dove mangiare senza essere disturbati. Ci si trova un po’ di tutto, in fatto di cibo di tendenza: ramen, tapas, panini italiani e un buon bicchiere di vino. Vino a volontà e stuzzichini a base di formaggio -  la perfetta combinazione per gourmand solisti - vi aspettano da Terroir Tribeca insieme a un bel bancone lungo e tavoli spaziosi. Sebbene si tratti del wine bar ideale per sentirsi a proprio agio anche da soli, da Terroir non è difficile fare nuove conoscenze: il personale è loquace e preparato, e tra un sorso di vino e l’altro la conversazione nasce spontanea. Qualsiasi luogo chiamato Butter non può che essere buono e avvolgente. E così è anche il ristorante di Midtown che offre cibo genuino e ottimi cocktail da sorseggiare al bancone o seduti in uno dei tavoli comuni. Anche i dessert sono un inno all’egoismo gastronomico: chi avrebbe voglia di condividere i bignè ai lamponi serviti con salsa alla vaniglia? È perfetto per un pasto in solitaria anche Ko, un piccolo ristorante di cucina fusion asiatica nell’East Village dove gli ospiti siedono lungo un bancone della cucina e sono serviti direttamente dai cuochi. Prenotare può essere un’impresa titanica, anche perché i posti a disposizione sono soltanto 12, ma se siete fortunati verrete premiati da una cena indimenticabile. Il menu fisso degustazione (generalmente dieci piccole portate) varia in base agli ingredienti disponibili e alla stagionalità. Infine, se lo street food è l’amico per eccellenza del pranzo in solitudine, a New York cibo di strada fa rima con hot dog. E in città ci sono sono mille posti dove mangiarne di ottimi, ma il più famoso è senza dubbio Nathan’s, a Coney Island, dove si svolge anche l’annuale gara a chi trangugia il maggior numero di panini con il würstel. Per i più temerari, da provare anche il corn dog, ovvero un würstel su stecchino fritto con pastella di mais. 

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27.09.2016

In Giappone il saké ha anche la sua festa: si chiama Sake Day ed è un evento organizzato ogni anno a ottobre dalla Japan Sake and Shōchū Makers Association. Quest’anno, il 7° Japanese Sake Festival si terrà il 2 ottobre ad Akasaka, presso il Santuario Nogi. Proprio come avveniva in passato, offrire saké in un santuario è ancora oggi considerato un atto fondamentale per ottenere la benevolenza degli dei. Per mantenere viva questa tradizione, l’evento offre l’opportunità di assaggiare sotto il cielo d’autunno un’accurata selezione di saké sacri e rari provenienti da diverse località del paese. Il Santuario Nogi fu inagurato nel 1923 in onore del conte Nogi e di sua moglie, che si suicidarono nel 1912 dopo la morte dell’Imperatore Meiji, seguendo l’usanza samurai di togliersi la vita dopo la morte del proprio maestro. Commossa da quel gesto, la popolazione si recò in massa all’abitazione del conte, al punto che la collina sulla quale si trovava la casa divenne presto nota come “la collina di Nogi”. Il pellegrinaggio venne in seguito indirizzato verso il santuario, la cui costruzione ebbe inizio nel 1919.Per maggiori informazioni:TEL: 03.3402-2181Nogi_info@nogikaikan.jpBiglietto: 4,500 JPY a persona(tasse incluse). Si consiglia di prenotare in anticipo. 

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20.09.2016

Quante volte avete pensato che sarebbe stato fantastico poter dormire sulla Senna, vera anima della Ville Lumière? Nel giugno scorso è stato finalmente inaugurato il primo hotel galleggiante di Parigi: ormeggiato ai piedi della stazione ferroviaria di Austerlitz e a due passi dalla famosa Cité de la Mode et du Design con il suo modernissio palazzo verde, in una zona vivacissima che sta attraversando una rapida trasformazione sospesa fra storia e contemporaneità, OFF è una specie di grande catamarano con due file di stanze disposte su due piani (54 in tutto, più 4 suite), un elegante bar sull’acqua dove bere cocktail accompagnati da tapas, una piscina e un porticciolo. Inutile dire che la vista dalle grandi finestre sul fiume e sui giochi di luce nei diversi momenti della giornata nonché sulle due rive e i loro bei palazzi è semplcemente impagabile. A completare l’esperienza, concepita come unica e assolutamente inedita, c’è l’attentissima direzione artistica musicale, con speciali playlist che, diffuse nell’albergo e nel bar, scandiscono i diversi momenti della giornta fondendosi con le belle viste come una colonna sonora dedicata dalla dimensione molto cinematografica. A quanto pare, poi, non esiste una stagione migliore per soggiornare all’OFF: in inverno ci si gode la vista sul fiume al caldo dietro le vetrate, mentre nelle belle giornate estive si può usufruire del patio, della piscina e del porticciolo. Per chi invece sceglie di fermarsi al bar, il menù offre una bella lista di cocktail studiati su misura e una buona selezione di etichette, il tutto accompagnato da tapas e da piatti in stile bistronomie preparati principalmente con ingredienti localiFoto di Céline Demoux 

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19.09.2016

Un bellissimo fiore violaceo che viene dall’Asia Minore, e i cui rossi stimmi emanano un aroma intenso e avvolgente e tingono di giallo tutto ciò con cui entrano in contatto. È lo zafferano, dall’arabo za῾farān, una pianta antica che raggiunse l’Italia nel XIII secolo grazie a un frate domenicano di origine abruzzese. Ed è propio in Abruzzo, e più precisamente sull’Altipiano di Navelli, che ancora oggi si trova uno dei maggiori poli produttivi di questa spezia in Italia. Prodotto DOP dal 2005, il pregiato zafferano dell’Aquila nasce dai fiori coltivati sull’Altipiano e raccolti a ottobre, dai quali vengono asportati gli stimmi, disposti successivamente su un setaccio e tostati sulla brace di legna di mandorlo o di quercia, e infine macinati fino a ridursi in polvere. Per produrre un chilo di zafferano occorrono circa 200.000 fiori, il che spiega il prezzo elevato di questa preziosa spezia. Nella cucina abruzzese, lo zafferano si utilizza principalmente per insaporire e colorare pesci e molluschi, in particolare nello scapece alla vastese, un’antica pietanza a base di palombo, nell’intingolo all'aquilana, un miscuglio di midollo di bue, zafferano abruzzese, uova, panna da cucina e burro, e sotto forma di salsa con le classiche cozze allo zafferano, arricchite da prezzemolo, cipolla, alloro, vino bianco e olio d'oliva. Di seguito, un piccolo elenco di produttori di zafferano dell’Aquila DOP:Peltuinum Antica Azienda AgricolaVia Peltuino, 19, Prata D'Ansidonia (AQ)Azienda Agricola Castel CamponeschiVia Savini 27, L'AquilaAzienda Agricola Alessandro ZugaroPiazza della Concezione, Paganica (AQ)Azienda Agricola Papaoli AlfonsoVia Spiagge Piccole, 2, Navelli (AQ) 

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15.09.2016

Vacanze brevi e in periodi insoliti, voglia di staccare da tutto e da tutti, desiderio di esperienze indimenticabili. Sono molteplici i motivi che possono spingerci a partire da soli soli, a ridefinire noi stessi e i nostri spazi al di fuori da ambienti familiari per qualche giorno o qualche settimana. Mettersi alla prova, sperimentare, esplorare nuove mete ma anche nuovi modi di vivere e di viaggiare: c’è chi le chiama vacanze alternative, ma a noi piace l’idea che ognuno possa inventarsi il proprio viaggio, tra avventure, fughe inedite e tanta voglia di reinventarsi. Sul treno panoramico Se anche voi siete dell’idea che non esista modo migliore di godere della bellezza del viaggio, della sorpresa dei paesaggi, dello scorrere del tempo che viaggiare in treno, è arrivato il momento di organizzare un vacanza a bordo di un treno panoramico. Treni storici, che percorrono tappe inconsuete e desuete e che attraversano luoghi di grande bellezza naturalistica. In India, per esempio, si può salire a bordo di uno dei treni panoramici più belli del mondo lungo la Darjeeling Himalayan Railway, che unisce New Jalpaiguri a Darjeeling. Lungo il percorso si possono ammirare le cime innevate dell’Himalaya e si passa letteralmente in mezzo a piccoli paesi. Inaugurata nel 1881, la Darjeeling Himalayan Railway è un percorso piuttosto breve di 80 chilometri, famoso per il suo dislivello: parte dai 100 metri sopra il livello del mare per arrivare a 2.200. L’Unesco ha dichiarato la ferrovia Patrimonio dell’Umanità. Yoga... a IbizaChi l’avrebbe mai detto che Ibiza sia la meta perfetta per gli amanti dello Yoga? Che goda di fama di isola degli eccessi è ormai cosa nota anche se, a onor del vero, oltre alle feste, alla musica e ai locali c’è molto di più. Tra Es Cubells e Cala Carbò, ad esempio, si danno appuntamento ogni estate gli appassionati dello Yoga e della meditazione e i cultori delle discipline orientali. Qui sono nati anche molti centri Yoga, come Hot Yoga Ibiza, e addirittura tour operator specializzati in viaggi del benessere (interiore) come Ibiza Retreats, che organizza soggiorni in eleganti fincas d'epoca con catering rigorosamente bio e stage disintossicanti con maestri di Tai-chi, Qigong e Pilates. Camminare per ritrovare se stessiLa moda l’ha definitivamente lanciata Wild, film tratto da una storia vera in cui la protagonista attraversa a piedi gli Stati Uniti da sud a nord per ritrovare se stessa. A dire il vero, però, è già da un po’ di tempo che il numero di camminatori in solitaria sta crescendo. C’è chi segue i classici tracciati come il Cammino di Santiago e la via Francigena e chi si cimenta in percorsi minori e di una bellezza inedita, il Cammino di Oropa in Piemonte e la Via della Costa, tappa ligure del famoso Cammino di Santiago di Compostela. Come Jack in cima alla torreJack Kerouac trascorse l'estate del 1956 in una fire lookout tower nel Washington Desolation Peak. Non sappiamo se e quanto abbia scritto durante i 63 giorni trascorsi in vetta all’alta torre di avvistamento incendi nel verde del parco statunitense, ma sicuramente dev’essere stata un’esperienza di grande bellezza. Con vista mozzafiato assicurata. Sarà per questo che oggi, dopo decenni di abbandono – le nuove tecnologie hanno reso pressoché inutile la presenza delle torri – alcune di esse sono state restaurate e sono disponibili in affitto ai privati, per brevi vacanze e soggiorni alternativi. La Forest Fire Lookout Association mette a disposizione un elenco delle torri in affitto, che possono essere riservate spesso per costi davvero irrisori. Per la fire lookout tower: foto di Signal Minor su licenza CC BY 2.0  

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13.09.2016

Non è certo un segreto che in Messico si mangi bene, ma mentre molti esauriscono la propria conoscenza della gastronomia messicana ai pur deliziosi tacos e guacamole, famosi in tutto il mondo, è solo andando alla scoperta delle tradizioni culinarie ricche e variegate di questa terra che ci si rende conto di quante sorprese i sapori, gli aromi le e consistenze della cucina tradizionale messicana riservino ai sensi. Frutto di incontri, fusioni e sovrapposizioni tra la tradizione di Atzechi e Maya e la cucina dei conquistadores spagnoli, la gastronomia locale è un tripudio di gusti intensi e piccanti, spezie e decorazioni colorate. La base della maggior parte delle ricette tradizionali messicane è il mais, che viene utilizzato in molti piatti e serve anche per fare le famose tortillas, simili a crêpes ripiene di carne, peperoni, fagioli, formaggio e tanto altro. I fagioli sono un altro elemento costante della cucina messicana - li si ritrova in moltissimi piatti, serviti come contorni, accompagnati dal riso o a contorno di piatti a base di maiale e di pollo. Molto rinomata è la gastronomia dell’Oaxaca, una delle più famose in Messico, che comprende il mole, una salsa densa a base di peperoni, frutta secca, spezie e cioccolato, le tlayudas, tortillas di mais accompagnate da ingredienti tipici regionali e, per i più arditi, le cavallette condite con sale, aglio e altre spezie. I buongustai non potranno poi esimersi dal fare tappa a San Miguel de Allende, che della gastronomia tradizionale, dai mercati fino alle ricette della più alta cucina, ha fatto il suo punto di forza. Fragrante e piccante, la cucina yucateca diletta il palato con i sapori unici di questa regione, unendo molti degli elementi utilizzati dalla tradizionale cucina Maya - mais, cioccolato, tacchino selvatico, zucca, peperoncini e pomodori - con ingredienti europei come la carne di maiale, le arance importate dagli spagnoli e l'Edam, un tipico formaggio olandese. Uno dei piatti più interessanti e forse meno conosciuti della cucina tradizionale messicana è il chiles en nogada, che viene servito in tutte le case del Paese nel giorno dell’indipendenza, il 16 settembre. Le sue origini si perdono nel mito: si racconta infatti che alcune suore dell’ordine di Santa Clara inventarono una pietanza per onorare l’ingresso di Agustín de Iturbide, primo imperatore del Messico indipendente, nella città di Puebla, il suo onomastico (il 28 d’agosto) e la bandiera tricolore, da dove provengono i colori dominanti del piatto: il verde dei chiles poblanos, il bianco della salsa di noci e il rosso del melograno. Ogni famiglia ritiene di essere in possesso della segretissima receta originale di questo piatto insolito e sorprendente, la cui bontà sensuale si trova nel ripieno, dove la carne trita si fonde con la frutta fresca e secca, le mandorle e le spezie, il tutto irrorato da una dose abbondante di salsa preparata con noci di Castilla macinate, mandorle, latte e Marsala.Per assaggiare un ottimo chiles en nogada l’indirizzo giusto è quello della Hosterìa Santo Domingo di Città del Messico, storico e rinomato – ma non troppo turistico - ristorante dove questa specialità viene servita tutto l’anno in porzioni a dir poco abbondanti. Ancora a Città del Messico, in un palazzo seicentesco del centro, si nasconde La casa de las Sirenas, un ristorante dove assaggiare un’ottima alta cocina mexicana in un'atmosfera incantevole; dalla terrazza si può mangiare godendo di un panorama che spazia sui maggiori monumenti della città. A una manciata di isolati dal museo di Frida Kahlo, Los Danzantes è un ristorante perfetto per assaggiare la cucina regionale messicana a base di ingredienti locali e di stagione, fra cui specialità a base di insetti come le rinomate empanadas de escamoles (ripiene di larve) del Coyoacàn. Da non perdere un assaggio di tamales, piatto tipico a base di pasta di mais con ripieno di carne, avvolto in foglie di granoturco e cucinato al vapore. Infine, per conoscere a fondo la cultura gastronomica messicana occorre provare almeno una volta il rito della colazione o desayuno, che qui è una faccenda seria e spesso fa rima con chilaquiles, un piatto super energetico a base di tortillas, salsa di pomodoro, pollo, cipolle, formaggio e, in alcuni casi, anche uova. A Città del Messico la si può gustare al Cafè El Popular, minuscolo e affollatissimo bistrot su due piani del centro storico. Crediti fotografici:Chiles en nogada: foto di Madeleine Ball su licenza CC BY-SA 2.0 Tamales: foto di Diana Ponce Navarrete su licenza CC BY-SA 4.0 

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13.09.2016

Con il termine generico "manzo di Kobe" si indica il bovino giapponese dal manto nero della razza di Tajima, allevato nella Prefettura di Hyōgo. Il luogo d'origine dell'animale è infatti uno dei criteri da rispettare per ottenere la denominazione di manzo Tajima; altri requisiti prevedono che il maschio sia stato castrato e che la femmina non abbia mai partorito. Ma il vero elemento distintivo è la struttura grassa e ben marmorizzata della carne. Alla carne officialmente certificata come manzo di Kobe si applica il celebre marchio con il crisantemo.  La carne che in Occidente si definisce Wagyū è un'altra cosa. Fuori dal Giappone, per essere Wagyu la carne deve avere soltanto il 50% di DNA giapponese, mentre in Giappone il termine Wagyū si usa esclusivamente per animali allevati nel paese, e ciascuna varietà di Wagyū ha il suo nome specifico. Ecco alcuni dei migliori ristoranti a Kobe dove assaggiare la famosa carne giapponese. Oi NikutenFondato nel 1887, questo storico ristorante con macelleria al piano terra propone carni altamente selezionate nella steak-house e nel ristorante specializzato in shabu-shabu (una specie di hot pot più evoluto in versione giapponese) ai piani superiori. Kisshokichi HontenQui si può assaggiare un eccellente manzo di Kobe a prezzi ragionevoli, senza bisogno di condividere il piatto. Il menù include anche un vasto assortimento di bistecche e sushi a base di carne di manzo.  Ohta YaQuesto ritorante specializzato in yakiniku (carne alla griglia) è gestito direttamente dall'Ohta Ranch. Si può scegliere fra costine, bistecche o frattaglie. La cottura in stile  yakiniku è particolarmente gradevole poiché lascia intatto il delizioso sapore del manzo di Kobe.  

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12.09.2016

Questo salame morbido dal gusto particolarmente piccante tipico dell’altopiano del Poro, in provincia di Vibo Valentia, nasce come piatto povero preparato con gli scarti del maiale. Il colore, tendente al rosso, è dovuto alla presenza di una discreta dose di peperoncino, mentre la consistenza è molto morbida, anche dopo la stagionatura. La preparazione avviene miscelando le parti grasse del maiale e il peperoncino piccante calabrese, per poi insaccare il tutto in un budello cieco e affumicare. La ’nduja si spalma sul pane abbrustolito, ma si può utilizzare anche come soffritto per il ragù o per il sugo al pomodoro con l’aggiunta di aglio e addirittura per arricchire una pizza. Il nome, così singolare, potrebbe derivare dal francese andouille, ovvero “salsiccia”, ma non è certo e qualcuno addirittura ne fa risalire l’origine al termine latino inducere,  che significa “introdurre”, in riferimento al gesto d’inserire la carne nel budello. Come ogni prodotto tipico riconosciuto, anche la piccantissima ‘nduja ha il proprio giorno: l’8 di agosto, quando presso la cittadina di Spilinga di svolge una celebre sagra. In Calabria esistono numerosi artigiani che preparano ogni giorno questo prodotto tipico nel migliore di modi, di seguito ne riportiamo una piccola selezione: L’artigiano della ‘ndujaLocalità San Francesco, SP 22, Spilinga (VV)Salumificio Monteporo dei F.lli PuglieseVia Provinciale, Spilinga (VV)Azienda agricola RomanoVia Gioacchino da Fiore, 36, Acri (CS) Foto di Cirimbillo su licenza CC BY-SA 3.0 

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02.09.2016

Se East London è la dimostrazione tangibile che ben poche città al mondo sono capaci di cambiare pelle in un batter di ciglia come Londra, si capisce perché qui – in quello che fino a qualche anno fa era un quartiere quanto meno poco raccomandabile – si stia dando appuntamento il meglio dell’alta cucina d’oltremanica. Uno degli indirizzi attualmente più interessanti è quello del Typing Room, il ristorante del Town Hall Hotel, albergo ricavato in una ex-sede municipale di architettura Edwardiana risalente al 1910. Il ristorante si trova nella sala, dalla quale prende il nome, nella quale venivano messe su carta le comunicazioni del sindaco. Al comando dela cucina c’è Lee Westcott, che utilizza i migliori ingredienti locali e stagionali britannici per creare piatti europei moderni innovativi. La sua è una cucina pura, naturale e onesta, perfetta da gustare in un ambiente rilassato ma elegante come quello del ristorante di East London. Tanto marmo, rovere e ottone spazzolato regalano al nuovo ristorante londinese un’aria esclusiva ma tutt’altro che snob. Il servizio, anche se apparentemente casual in jeans e camicia Oxford, è però estremamente professionale e preparato. Ma cosa si mangia da Typing Room? Il menù si apre con una serie di "spuntini" - piccole esplosioni di sapore che preparano alla cena à la carte o al menù degustazione. I piatti sono generalmente strutturati e accompagnati da emulsioni: ne è un esempio il piccione affumicato in legno di pino con sale affumicato al sedano rapa, nocciole e una salsa di yogurt con sesamo e tè verde. Da provare anche il cavolfiore con uvetta e capperi fritti, in un’interessante combinazione di sapori mediterranei. Conclude la cena un’ottima seppur classica selezione di formaggi, serviti con pere alle spezie chutney e pane o, per chi vuole osare, un’insolita barbabietola servita con cioccolato bianco e olive nere. 

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30.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni Piatto povero e semplice eppure gustosissimo - e soprattutto adatto ai mesi più torridi dell’anno - la panzanella è un piatto anti-spreco nato nelle case toscane per non buttare gli avanzi di pane dei giorni precedenti. Il nome, “pane” e “zanella” significa letteralmente piatto fondo e zuppiera, e deriva dall’usanza dei contadini di bagnare il pane secco per unirlo poi alle verdure in un’insalatiera. E in effetti il suo ingrediente di base è proprio il pane raffermo, che in abbinamento ai frutti dell’orto si trasforma in una pietanza in grado di durare più di due giorni. Per preparare un’ottima panzanella, dunque, non comprate il fresco ma utilizzate la pagnotta acquistata dal fornaio qualche giorno prima, lasciatela a bagno in acqua e cipolla rossa cruda (eventualmente lasciata precedentemente in ammollo in acqua e aceto) per circa mezz’oretta e intanto iniziate a tagliare i pomodori da condire con olio e sale con un certo anticipo, per farli inzuppare adeguatamente. Infine unite pane e pomodori e aggiungete basilico fresco. Per arricchire la ricetta usate la vostra creatività e gli ingredienti che avete a disposizione – ortaggi, erbe o spezie che siano. Di seguito, alcuni indirizzi dove assaggiare la vera panzanella nel cuore della bellissima città di Firenze:La PanzanellaVia dei Cappuccini, 10Hostaria del BriccoVia San Niccolò, 8Osteria del PorcellinoVia Val di Lamona, 7 Foto di Heather Katsoulis via Wikipedia su licenza CC BY-SA 2.0  

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25.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Mele, pinoli, uvetta e cannella per il ripieno, acqua, farina e olio per l’impasto. Lo strudel è un dolce a pasta arrotolata molto semplice, tipico del Trentino Alto Adige ma derivato nientemeno che da un antico dolce turco, la baklava, risalente al tempo degli Assiri e diffuso in tutti i territori conquistati dagli ottomani, e in particolare giunto fino in Europa grazie al sultano Solimano il Magnifico nel Cinquecento.Oggi ne esistono diverse ricette dolci e salate, e variazioni legate agli ingredienti locali. C’è chi lo fa con la pasta frolla, chi con la pasta sfoglia e chi con la pasta matta – l’originale. Oltre agli ingredienti tipici, è poi possibile prepararlo con altri tipi di frutta: pere, albicocche, frutti di bosco; ma c’è chi applica la formula dello strudel anche per preparare torte salate con verdure.Tuttavia, la versione più conosciuta resta quella dolce e tradizionale, preparata in Trentino con le dolcissime mele Golden. Per assaggiarla, l’ideale è rivolgersi alle migliori pasticcerie in regione. Eccone alcune:Caffè Pasticceria RomaPiazza Santa Maria Assunta, 3, Malè (TR)StrudelStubeVia Bottai, BolzanoCafè Pasticceria KönigCorso Libertà, 168, Merano (BZ) Foto di Petr Novák su licenza CC Attribution-Share Alike 2.5 Generic via Wikipedia 

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22.08.2016

San Miguel de AllendeNello stato di Guanajuato, a circa 270 km da Città del Messico, questa splendida città designata dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità sorge a 1.910 metri sul livello del mare lungo quella che era un tempo l’importante via dell’argento, la ruta de la plata, che si snodava tra Zacatecas e Città del Messico. San Miguel ha un centro storico perfettamente conservato che risale al XVII e XVIII secolo: stradine acciottolate che si inerpicano sulla montagna, viali alberati, chiese barocche e palazzi nobiliari. Il tutto illuminato da una luce calda e suadente che sembra infondere vita anche alle pietre. Città tranquilla, è perfetta da girare a piedi, molto amata dagli appassionati d’arte perché pullula di atelier, gallerie e laboratori di artisti locali e internazionaliPueblaQuesta popolosa città del Messico centrale, a soli 130 km da Città del Messico, fu fondata nel 1531 dagli spagnoli nel cuore di una fertile vallata chiusa tra alcuni dei vulcani più alti del Paese tra i quali il famoso Popocatepetl e l'Iztaccihuatl. La sua fama è legata alla battaglia di Puebla del 5 maggio 1862, quando le forze dell'esercito francese cercarono di conquistare la città, e furono respinte dall'esercito spagnolo aiutato dalla popolazione in una delle vittorie militari più significative di tutta la storia messicana. Il centro, che si snoda intorno allo Zócalo (la piazza principale) è caratterizzato da numerosi edifici in stile coloniale. Fra i monumenti principali ci sono la barocca Catedral de Puebla, il Templo de San Cristobal, il Palacio Municipal, il Templo de San Francisco e il Salón de protocolos del Gobierno del Estado de Puebla. Ma Puebla è anche una tappa imperdibile per tutti i gourmand: la sua cucina è considerata una delle più rinomate del Paese, ed è d’obbligo assaggiare il mole, una salsa a base di cioccolato, cannella, noci, vari tipi di peperoncino e chili. San Cristóbal de Las Casas In una valle circondata dalle montagne dello stato del Chiapas, nel Messico meridionale, San Cristóbal è ancora oggi abitata da numerosi gruppi indigeni che discendono dai maya. Qui, oltre allo spagnolo, si parla una lingua locale, si seguono antiche tradizioni e ci si veste con gli abiti tradizionali. San Cristóbal è una delle città coloniali meglio preservate del Messico, ed è composta da una serie di quartieri tradizionali, ciascuno dei quali è noto per una particolare attività come ad esempio la lavorazione del ferro battuto, la carpenteria e le sculture in legno. Conoscere la città significa viverne i ritmi lenti e antichi, passeggiando per le sue strette strade acciottolate, tra le case dipinte con colori sgargianti e tra gli sgargianti mercati, e assaporandone l’atmosfera piacevolmente bohémienne che la rende una meta molto popolare fra i backpacker di tutto il mondo e i turisti stranieri. Oaxaca"Uahàka" è una città calorosa, accogliente e traboccante di cultura. A pochi chilometri dalla città si trova la zona archeologica di Monte Albán, che nel passato fu il luogo militare e religioso più importante della valle di Oaxaca. L’antica città di Oaxaca visse il proprio periodo di massimo splendore tra il 500 a.C. e l'800 d.C: il sito archeologico è così perfettamente conservato che visitarlo equivale a un viaggio nel tempo e la cima del Monte Albán è sicuramente il luogo migliore da cui scattare splendide fotografie della zona. L’Oaxaca moderna è invece dotata di una bellezza che molto deve alla fase coloniale: la piazza principale è circondata dalla cattedrale e da edifici del XVI secolo magnificamente restaurati e trasformati in alberghi, ristoranti, gallerie e musei. Ma è nei mercati che si nasconde l’autentico spirito della città, fra cioccolato artigianale, mole e chapulines, ossia le cavallette, tra gli spuntini più popolari in questa zona del Paese. A Oaxaca si produce un mezcal, parente della tequila, considerato tra i migliori del Messico: si possono anche visitare le piccole fabbriche locali, per scoprirne il processo di distillazione. TaxcoPiccola città nel nord dello stato del Guerrero, arroccata su un’alta collina e circondata da montagne, Taxco fu famosa e ricca per i suoi giacimenti di argento. Ancora oggi, quasi a ogni angolo della città, si trovano botteghe artigianali dove acquistare manufatti locali in argento. Le sue strade acciottolate sono decisamente ripide e sfociano quasi tutte in pittoresche piazzette dove fermarsi per una pausa. La passata appartenenza al Viceregno della Nuova Spagna è evidente negli edifici, dalle semplici case ai palazzi più importanti. Grazie al magnifico panorama che la circonda, ai suoi colori, alla sua tradizione e alla calorosità dei suoi abitanti, Taxco è stata nominata Pueblo Mágico, un riconoscimento conferito dal governo messicano ai pueblos di maggiore importanza dal punto di vista turistico. La città è famosa per la sua  gastronomia “esotica”, e in particolare per i jumiles, i coleotteri, che gli antenati degli attuali abitanti di Taxco ritenevano un alimento sacro e utilizzavano come medicina. Oggi si mangiano nei tacos o accompagnati dal mole. Photo credits:San Miguel de AllendePhoto by Jiuguang Wang under the CC BY-SA 2.0 licenseCatedral de PueblaPhoto by Diego Delso under the CC BY-SA 3.0 licenseSan Cristobal de Las CasasPhoto by lllillji.koo under the CC BY-SA 3.0 licenseOaxacaPhoto by João Sousa under the GNU Free Documentation licenseTaxcoPhoto by Carlos Adampol Galindo under the CC BY-SA 2.0 license  

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18.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  L’unica definizione corretta per indicare il tipico pesto della regione Liguria è “pesto genovese”,  perché con la dicitura di pesto “alla” genovese spesso si fa riferimento a variazioni dell’antica ricetta, con l’aggiunta d’ingredienti non indicati dal vero metodo. La ricetta originale, che risale alla metà dell’Ottocento, prevede l’utilizzo di basilico genovese DOP (50 gr di basilico a foglia piccola), olio extravergine d’oliva (mezzo bicchiere), Parmigiano Reggiano o Grana Padano (6 cucchiai da cucina), pecorino (2 cucchiai da cucina), pinoli o noci (1 cucchiaio da cucina), aglio (2 spicchi) e sale (un pizzico). Per prima cosa occorre lavare bene il basilico in acqua fredda e metterlo ad asciugare all’interno di un canovaccio. Nel frattempo, meglio munirsi di un mortaio di marmo, di un pestello in legno e di tanta, tanta pazienza. L’aglio deve essere dolce e va pestato con il sale grosso; una volta ridotto in crema, è il momento di aggiungere i pinoli e di continuare a “pigiare”. Il passo successivo consiste nel mescolare la crema di aglio, sale e pinoli alle foglie di basilico, con un dolce movimento rotatorio e prolungato. Infine si aggiungono il Parmigiano Reggiano o il Grana Padano, il pecorino sardo e l’olio extravergine d’oliva, ideale per amalgamare tutti gli ingredienti senza sopraffarli. A questo punto siamo pronti per utilizzarlo. Come? Per condire le trofie, la classica pasta fresca genovese, per preparare delle gustose bruschette o anche semplicemente per insaporire un minestrone.  

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17.08.2016

Anche per un popolo particolarmente dedito al lavoro come quello giapponese, prima o poi arriva sempre il momento in cui staccare dal caos della vita quotidiana e immergersi nella natura diventa una necessità irrinunciabile. Le destinazioni più turistiche non sono certo la scelta migliore, se si sta puntando a evitare la folla, tuttavia da Hokkaido alle Alpi giapponesi il paese è disseminato di piacevoli rifugi la cui attrazione principale è il cielo stellato che si staglia contro rigogliosi boschi e una natura incontaminata. Memu Earth HotelInaugurato quest’estate fra i vasti pascoli di Obihiro, Tokachi, il Memu Earth Hotel è una sorta di “campeggio” di lusso composto da magnifiche tende dove godersi la natura senza soffitti né pareti, riposando fra candide e soffici lenzuola. È possibile fare una doccia nelle strutture progettate dallo studio di Kengo Kuma, uno dei più importanti architetti giapponesi, gustare le prelibatezze dello chef Yuji Tani preparate con prodotti locali, e naturalmente rilassarsi guardando le stelle mentre si sorseggia un drink davanti al falò. Nonokaze ResortL'hotel si trova a Toyako, Hokkaido, e tutte le camere si affacciano sul Lago Toya – il che significa che si può godere a pieno della magnifica vista all'alba e al tramonto, ammirando le notti stellate e i colori cangianti della natura. Si può scegliere fra un tuffo nel lago, una giornata di relax alle terme o un bagno nella vasca di roccia. È inoltre possibile prenotare un bagno privato all'aperto sotto la volta stellata. E infine è d’obbligo assaggiare gli ottimi patti della tradizione francese e giapponese. Yatsugatake Grace HotelA Minamimaki, un villaggio nella prefettura di Nagano, questo albergo è stato incoronato come il terzo miglior luogo da cui osservare le stelle in Giappone – cosa che non sorprende, dal momento che il cielo in questione è quello sopra la catena montuosa Yatsugatake, dove l'aria è limpida e non ci sono interferenze luminose. Dopo aver mangiato nella sala da pranzo squisitamente tradizionale, si può noleggiare un telescopio e godere della splendida vista delle stelle e della pioggia di meteoriti sotto la guida di un esperto. 

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15.08.2016

Scoprire un Paese significa anche scoprirne la tradizione enogastronomica, curiosare nelle sue cucine, nei sapori in cui si riconosce e questo è tanto più vero in Francia, che del buon vivere ha fatto una bandiera. Lontano dalle meraviglie di Parigi si trovano le regioni e le località dalle quali tutto parte, ciascuna espressione di un territorio che nel cibo riconosce il suo clima, la sua storia e, spesso, il suo futuroNormandia: Valleée d'AugeDove il panorama di colline alterna pascoli, fattorie e frutteti, le specialità non possono che carne, formaggi e creme da una parte e ottimo sidro dall'altra. Questa è la Vallée d'Auge, non lontano da Caen, dove piccoli B&B come Les Petis Matins Bleus ospitano una manciata di turisti e offrono loro corsi di cucina lunghi un fine settimana e focalizzati sulle specialità locali. Bretagna: GuilvinecAggrappato al promontorio dove l'Europa si butta nell'Atlantico, Guilvinec è il più grande porto antico di pesca della Francia. Il paese ruota tutto intorno il quotidiano andirivieni delle barche dall'oceano alla riva e ciascun ristorante delle sue strette vie offre squisito pesce fresco cucinato con cura. Per gustare a pieno la simbiosi con il mare, ogni pomeriggio feriale si può assistere a una dimostrazione di pesca dal porto oppure salire su una delle barche e partecipare a una uscita in mare. Provenza: La Cadière d'AzurCi si avvicina al Mediterraneo, la cucina è una protagonista sempre più consapevole e sono gli chef stellati gli eccezionali padroni di casa per un soggiorno all'insegna del buon vivere. Parliamo di René Bérard e della sua Hostellerie Bérard, incastonata in uno dei paesi più pittoreschi dell'entroterra provenzale a est di Marsiglia, La Cadière d'Azur. Qui si può scegliere di partecipare a un corso di cucina che dura un'intera settimana fianco a fianco dello chef, visitare i mercati della zona per imparare a riconoscere le materie prime e quindi gustare i pasti preparati con tanta maestria sulla terrazza della Hostellerie. Borgogna: SaulieuLa Borgogna è terra d'elezione per la cucina francese. Dovunque si vedranno mucche al pascolo, colpevoli di produrre eccellente latte da cui nascono ottimi formaggi, fra tutti l'Epoisses, che ricorda profumi di noci e di lime. Qui c'è l'imbarazzo della scelta fra ristori e ospitalità, ma l'indirizzo da non mancare è il prestigioso relais Bernard Loiseau di Saulieu, nel parco naturale regionale di Morvan. Provenza: Mont VentouxVisitare la Provenza senza conoscere le sue cantine sarebbe imperdonabile. Grape Escapes organizza soggiorni di tre notti con escursioni che spaziano dal monte Ventoux a Chateauneuf-du-Pape, non lontano da Avignone. Ogni giornata è dedicata alla scoperta dei vigneti con degustazioni al seguito, la notte si riposa a Mazan, in quello che fu il castello del marchese de Sade, ma che oggi è semplicemente un luogo di relax. Photo credits:Le architetture dei Pays D’AugePhoto by Cicero under the CC BY-SA 3.0 licenseFormaggio EpoissePhoto by Coyau under the CC BY-SA 3.0 licenseFoto di copertina: Noah Baslé via unsplash 

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11.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Il radicchio di Treviso è una varietà della cicoria coltivata fin dalla metà del XVI secolo, caratterizzata da un forte colore rosso scuro intenso e striature bianche, molto croccante al palato e dall’inconfondibile gusto amarognolo. Cresce nel rigido inverno trevigiano, e Treviso e Castelfranco vengono considerati i principali poli di produzione. Ne esistono due varianti: il radicchio precoce - meno pregiato con un sapore più amaro - e il radicchio tardivo, molto più pregiato con foglie lunghe e affusolate caratterizzate da una costa centrale bianca e foglie di un coloro rosso violaceo intenso. Utilizzato solitamente per la preparazione dell’ottimo risotto al radicchio rosso di Treviso, è anche un ottimo rimedio anti-invecchiamento, ricco di antiossidanti e antinfiammatorio ideale per chi ha problemi cutanei, artrite e reumatismi. Con un contenuto calorico basso, è ricco di vitamine A, B1 e B2 cariche di antiossidanti. Il Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso IGP e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP consiglia l’acquisto del prodotto presso i seguenti coltivatori:Soc. Agricola Dotto GiovanniStrada Torre D’Orlando, 8°, Torre D’Orlando (TV)Biofattoria MurialdoVia Cal di Breda, 67, TrevisoDotto PaoloVia Aereoporto, 7, TrevisoCooperativa Soc. AlternativaVia Cardinal Callegari, 32, Carbonera (TV)Graziotto OrnellaVia Postumia, 8, Ponzano Veneto (TV)Azienda Agricola Nonno AndreaVia Campagnola, 72, Villorba (TV)Soc. Agricola Biodinamica San Michele s.s.Via Bovon, 28, Case Scarabello (TV)Bellia ClaudioVia Tito Speri, 98, Bragato (VE) Foto di Zetagroup su licenza CC BY-SA 3.0 

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10.08.2016

Direttore creativo di United Arrows, il prestigioso gruppo giapponese di negozi multimarca d’alta gamma con punti vendita in tutto il paese, Yasuto Kamoshita è uno dei buyer più conosciuti nel mondo della moda giapponese, e nel 2013 ha addirittura ricevuto  l’ambito premio Premio Pitti Immagine Uomo a Firenze per il suo lavoro. Con lui abbiamo parlato della sua visione della vita e del lavoro, del Giappone e del suo rapporto con il mondo di Slowear e dei suoi marchi. SJ: Che cosa ama di più del suo lavoro?YK: Amo il mio lavoro per diversi motivi. Adoro fare cose, incontrare persone creative e trovare nuova ispirazione. Mi piace scoprire luoghi in giro per il mondo, e infine sono davvero felice quando qualcuno apprezza le mie creazioni. SJ: Fra tutte le persone che ha incontrato nella vita, ce n’è qualcuna che l’ha influenzata particolarmente? Vuole condividere con i nostri lettori un episodio in particolare?YK: Senza alcun dubbio, la mia vita ha subito una svolta quando ho cominciato a frequentare la Scuola di Belle Arti per diventare un pittore. Lì ho incontrato una persona che sarebbe divenuta uno dei miei più cari amici. Sfortunatamente, quella persona non c’è più, ma credetemi, la sua abilità nel disegnare era sbalorditiva. M’impegnai al massimo durante le lezioni di disegno per superarlo, ma non avevo la minima speranza. Ero bravino, ma il talento è talento. O ce l’hai o non ce l’hai. Non potevo competere con il mio amico. E così, ho capito che avrei fatto meglio a lasciar perdere la carriera artistica per seguire altre strade. SK: Che cosa ritiene più importante nella vita, oltre alla carriera e al lavoro?YK: Il mio motto è: “qualunque cosa tu faccia nella vita, cerca di goderne al massimo”. SJ: Ci può raccontare del suo primo incontro con Slowear?YK: Ho avuto a che fare con Incotex per 25 anni, perciò ho seguito il processo di re-branding che ha portato alla nascita di Slowear passo dopo passo. Il nuovo nome mi è subito piaciuto moltissimo. Mi sono detto che nella moda italiana cominciava finalmente a soffiare un vento nuovo. SJ: Che cosa le piace fare nei ritagli di tempo libero durante i suoi viaggi di lavoro?YK: Di solito, quando viaggio per affari, non mi resta molto tempo libero. Ma se succede mi piace sedermi nel mio caffè preferito e rilassarmi un po’ ascoltando i rumori di sottofondo. La musica, il tintinnio delle posate, il chiacchericcio... SJ: Avrà certamente viaggiato tantissimo. C’è qualche posto che le piacerebbe suggerirci per una visita?YK: Kanazawa, sul Mar del Giappone. Da quando, all’inizio di quest’anno, abbiamo aperto lì un negozio United Arrows, ho avuto occasione di andarci spesso e devo dire che c’è qualcosa di squisitamente retrò nell’aria, grazie forse al gran numero di edifici tradizionali ancora in piedi. Il Mar del Giappone regala pesce dalle carni sode, succose e saporite, e dunque non c’è da stupirsi se a Kanazawa si mangia in modo inarrivabile. Inoltre, ci sono diversi eventi culturali interessanti presso il 21st Century Museum - e non da ultimo la città è piuttosto vicina a Tokyo. SJ: Riesce mai a mettere in pratica lo stile di vita “slow”?YJ: Purtroppo no... Il mio lavoro e la mia vita privata sono talmente frenetici che non ho un attimo di tregua. Anzi, qualcuno saprebbe dirmi se c’è un modo per allungare le giornate? SJ: Che cosa suggerirebbe a chi si trovi a visitare Tokyo per la prima volta?YK: Personalmente adoro l’atmosfera locale dei vari quartieri. A Tokyo, suggerirei una passeggiata per Nakano o Kōenji. Il Santuario di Shōin è un luogo incantevole dove osservare la vita quotidiana della gente del posto. E infine è molto interessante anche il Japanese Folk Crafts Museum, dove si può scoprire da vicino la raffinata bellezza dell’artigianato giapponese. 

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04.08.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Soffice, dolce e freschissima, ancora più buona se accompagnata da panna montata al momento: la granita siciliana è la regina di tutte le granite. Le origini di questa antica ricetta vengono fatte risalire alla dominazione araba in Sicilia, quando giunse fino a noi la ricetta dello sherbet, una bevanda ghiacciata aromatizzata con succhi di frutta o acqua di rose, adatta per rinfrescarsi nei giorni estivi più torridi. La versione autoctona pare sia nata nella zona di Messina, dove un tempo i cosiddetti “nivaroli” raccoglievano la neve sull’Etna, sui monti Peloritani, Iblei e Nebrodi, conservandola tutto l’anno nelle “neviere” e preservandola dal calore estivo per poi trasportarla sulle rive del mare nei mesi di maggiore arsura. In seguito, venne scoperta la possibilità di mescolare la neve con il sale per abbassarne la temperatura, consentendo ai cristalli di ghiaccio troppo grossi di sciogliersi trasformandosi in soffici fiocchi. Ancora oggi in giro per la meravigliosa Sicilia si possono assaggiare le migliori granite del mondo, in una vastissima varietà di gusti e accompagnate dalle inseparabili brioche, perfette per una colazione o una merenda estive. Ecco dove assaggiarle:Café de ParisViale Ruggero di Lauria, 25, CataniaRitrovo IngridPiazza S. Vincenzo, StromboliBar KennedyViale Tisia, 150, Siracusa  Gelateria La SirenettaVia Savoia, 2, San Vito Lo CapoAlfredoLoc. Lingua, Santa Maria di Salina, Isola di SalinaIrreraPiazza Cairoli, 12 Messina Foto di Sebastian Fischer su licenza CC BY-SA 3.0   

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01.08.2016

L'eccellenza dell'ospitalità e il perfetto equilibrio con la natura si incontrano in una manciata di indimenticabili hotel in tutto il mondo, nati con l'obiettivo di regalare pace ai propri ospiti immergendoli in paesaggi nei quali l'imponenza della natura si manifesta in tutta la sua forza rigenerante. Maya Boutique HotelMaya è una montagna all'imbocco della Valle d'Hérens, nel Cantone Vallese a sud est della Svizzera. Alle sue pendici si trova Maya Boutique Hotel, un gioiello di architettura ecosostenibile realizzato interamente in paglia per minimizzare l'impatto ambientale. Qui è possibile trascorrere un soggiorno all'insegna della purificazione del corpo e dello sguardo, grazie all'aria tersa d'alta quota e alla perfezione dei paesaggi incontaminati. Il tutto senza alcun timore: Maya Boutique Hotel produce da solo tutta l'energia utile per riscaldamento e cucina, grazie a forni a legna e pannelli solari, integrandosi perfettamente con l'ecosistema in cui è incastonato. Ecork Hotel Évora Suites & SpaÉvora è un'antica città di fondazione romana nel cuore dell'Alentejo, regione del Portogallo fra Lisbona e l'Algarve caratterizzata da sterminati boschi di alberi da sughero. Qui vengono prodotti un terzo dei tappi di sughero in circolazione al mondo e non poteva che nascere qui il primo ecohotel rivestito interamente da pannelli di sughero, capace di approfittare delle capacità isolanti di questo materiale, sia a livello termico che acustico. Le suite, la spa, le piscine e tutte le strutture che compongono questo hotel immerso nel verde si alimentano a energia geotermica e pannelli solari. Nessuno scrupolo di coscienza quindi ad approfittare di bagno turco e cromoterapia: l'impatto ambientale è ridotto ai minimi termini. Palacio del SalIl Salar de Uyuni è un maestoso deserto di sale che si estende per oltre 10.000 km quadrati sull'altipiano andino meridionale della Bolivia, a 3.650 metri di quota, nell'area occupata  milioni di anni fa da un immenso lago preistorico. Qui si trova un terzo delle riserve di litio del pianeta e qui è nato nel 2004 Palacio del Salar, il primo hotel al mondo costruito esclusivamente con il sale, in perfetto equilibrio con la natura circostante. Perdersi ad ammirare i colori del deserto di sale al tramonto è solo uno dei piaceri che si possono gustare in questo luogo d'eccellenza, dove al fascino della natura si aggiungono il comfort delle suite, il piacere dei trattamenti riservati nella spa e il gusto delle specialità dello chef, prima fra tutte l'imperdibile salt chicken. 

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28.07.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Per carità, non chiamatela focaccia. A Roma, come in tutta la regione Lazio, la “pizza bianca” è una vera e propria istituzione, e in quanto tale va rispettata e addirittura venerata. Da sempre la merenda preferita degli abitanti della Capitale, è forse la specialità più ecumenica in città, quella che attraversa classi sociali e ideologie, capace di mettere d’accordo proprio tutti. Salata al punto giusto, con tanto di granelli di sale sparsi qua e là, per tradizione è dorata, soffice e alveolata al centro e croccante sui bordi, e unta al punto tale che nelle piccole depressioni della superficie si formano delle deliziose piscinette d’olio. La farcitura ideale è con quella che a Roma chiamano mortazza, altrimenti detta mortadella o Bologna, un abbinamento decisamente goloso e nutriente. Ma dove ci si procaccia tale meraviglia? Se tutti i romani convengono sul fatto che la pizza bianca sia un dono di Dio, più difficile è trovarli d’accordo sulla classifica dei migliori forni che la preparano. Per non sbagliare, ecco una piccola lista che, se non altro, contiene i più amati in assoluto nella città di Roma:Antico Forno RoscioliVia dei Chiavari, 34, RomaForno Campo De’ Fiori Vicolo del Gallo, 14, RomaPanificio Bonci Via Trionfale, 36, RomaAntico Forno del GhettoPiazza Costaguti, 30,RomaPanificio La RenellaVia del Moro, 15, Roma Foto di copertina: la leggendaria pizza bianca di Roscioli © Forno Roscioli di Roscioli Pier Luigi & C. SAS 

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25.07.2016

La striscia lunga un chilometro e mezzo lungo il letto del fiume Wien che ospita il moderno Naschmarkt, il più celebre mercato di Vienna, affonda le sue radici nel Cinquecento. In principio vendeva solo latte contenuto in bottiglie in legno di frassino - Asch, che in tedesco significa appunto frassino, sta all'origine del nome antico del mercato, Aschenmarkt.  Oggi, in questo mercato nel cuore della città si possono acquistare frutta e verdura fresche da tutto il mondo, comprese erbe e spezie esotiche, formaggi, prodotti da forno come pane, kaiser roll e torte, carni e pesce. Gran parte delle bancarelle presenti oggi risale agli anni Venti del Novecento. Uno degli aspetti più interessanti però è rappresentato dalla miriade di ristorantini che propongono una grande varierà di cucine, dal sushi al kebab, dal pesce i piatti tradizionali come il Kaiserschmarrn, la famosa "frittata dolce" o il Palatschinken, la crepe arrotolata tipica ungherese. Non manca una certa varietà di abiti e accessori, anche grazie all'estensione del mercato delle pulci aggiunta nel 1977, che prende vita ogni sabato.  Frequentatssimo dai locali come dai turisti, il Naschmarkt offer tre grandi opzioni sulle quali suggeriamo di concentrarsi: per prima cosa i prodotti tradizionali e regionali austriaci, poi gli oggetti rari e vintage, e infine i bar, le pasticcerie e i ristoranti.   In materia di prodotti regionali vale la pena di provare l'Uhudler, un vino fruttato locale, e poi il miele, i liquori e i dolci - i migliori si possono acquistare accanto al mercato delle pulci, presso le bancarelle "improvvisate" dei contadini austriaci e ungheresi. Particolarmente curiosi i "sassi di cioccolato", sostanzialmente zucchero ricoperto di cioccolato dall'aspetto simile a quello di un sassolino. E poi ci sono oli aromatici di ogni genere, aceti a base di vino, mele, mirtilli, sambuco, melograno, cetriolo, zafferano e altro, pani d'avena, di miglio, di farro, di segale, di grano duro, di kamut e di amaranto, salsicce turche, spezie e dolci mediorientali. Un mix di bancarelle austriache e dell'Europa dell'Est propone oggetti e accessori vintage, dalle borse ai gioielli, dalle posate d'argento a bicchieri, vasellame, biancheria e soprammobili.  Infine, dovendo scegliere dove fermarsi a mangiare un boccone fra i tanti ristorantini del mercato, il suggerimento è di non lasciarsi sfuggire questi tre indirizzi:Nautilus per il pesce fresco;Palatschinkenkuchl  per i pancake in stile viennese;Kurkonditorei Oberlaa  per le torte e i macaron. 

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22.07.2016

"Finché c'è riso nei prati e pesce nei fiumi, la gente sarà felice" recita un antico detto thailandese. E in effetti, da nord a sud la Thailandia offre un’incredibile varietà geografica ed etnica, alla quale corrisponde un’altrettanta variegata proposta di tradizioni culinarie. Famosa in tutto il mondo, la cucina Thai è ricca, raffinata e, soprattutto, piccantissima. I peperoncini, le spezie, il succo di limone, la citronella e le foglie di coriandolo, insieme a decine di altre erbe e radici locali, regalano una nota inconfondibile a piatti di pollo, manzo, maiale e pesce, sempre accompagnati dall’immancabile riso bianco (khao jao). Un modo interessante scoprire questi sapori e gustare il vero cibo thailandese è farlo per strada, soprattutto nelle grandi città e, in partcolare, a Bangkok, dove si cucina un po’ ovunque, su carretti (apparentemente) improvvisati o nei mercati. Fondamentale, dunque è superare la ritrosia del turista occidentale e assaggiare senza timore, per rimanere stupiti dalla straordinaria bontà del vero thai street food. Quasi tutte le strade di Bangkok sono affollate di bancarelle che offrono cibo a buon mercato, generalmente aperte tutto il giorno, in qualche caso anche tutta la notte. Veri e propri mini ristoranti che propongono una varietà inaspettata di piatti coloratissimi, profumati, invitanti, dal riso con vari tipi di curry ai diversi tipi di pasta e spaghetti, fino al som tam (insalata di papaya verde agra e piccante), al pollo arrosto e ai frutti di mare freschissimi. Da non perdere il mercato di Klong Toei, dove si riforniscono i ristoratori della capitale e si possono acquistare tutti gli ingredienti della cucina Thai: erbe fresche, frutta, rane, pesci e persino insetti. A Silom, la principale zona d’affari di Bangkok, non lasciate solo agli impiegati locali il privilegio di assaggiare alcune delle specialità più succulente della cucina locale. I piatti da non perdere sono gli spaghetti all’uovo con maiale arrosto e wanton (Bami Keaw Mu Daeng), il riso con il maiale arrosto (Khao Mu Daeng), il riso con il pollo (Khao Man Kai), gli spaghetti con la carne, il grigliato misto di pesce, il sukiyaki alla thailandese e la carne alla griglia. Molto interessante anche il quartiere cinese della città, tra via Yaowarat e Charoen Krung. Qui si trovano centinaia di bancarelle che vendono cibo cucinato sul momento e stuzzichini, non solo specialità thailandesi ma anche ricette cinesi. Infine, Khao San, zona famosa per i locali notturni, lo è anche per il cibo di strada cucinato sui suoi marciapiedi, che comprende tutte le specialità più note, dal celeberrimo Phad Thai (un patto di noodle saltati con verdure e carne o pesce) alla frittata con riso (Khao Kai Jeaw). Meglio però arrivare prima delle 20.00, perché in seconda serata la situazione si fa decisamente affollata. 

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20.07.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni.  Una semplice insalata, la cui fama internazionale è giustificata della qualità dei suoi ingredienti e dal geniale abbinamento di sapori e colori. Secondo la leggenda, la ricetta della Caprese ebbe origini in un passato recente, grazie a un muratore in vena di patriottismi che amava racchiudere nel suo panino i colori della bandiera Italiana: verde, bianco e rosso, rappresentati rispettivamente da basilico, mozzarella e pomodoro, tutti ingredienti cardine della cucina campana. Una cucina di carattere, con sapori elaborati nati da ingredienti poveri e semplici, base di idee creative ed innovative pur nel segno di un’antica storia culinaria. Ma soprattutto una cucina in cui il sole è forse l’ingrediente principale, quello che regala ai prodotti locali quel loro gusto intenso e non riproducibile in altre zone del paese. Ecco alcuni indirizzi dove acquistare la gustosissima mozzarella (fior di latte oppure bufala) adatta per la tipica Caprese: Caputo CaseariaVia Roma, 88, Teverola (CE)Caseificio LeuciVia Nazionale Appia, 150, Casagiove (CE)Il casolareVia Olivella, 12, Alvignano (CE)Caseificio Masseria LupataVia Porta Marina, 29, Capaccio (SA)Caseificio La MasseriaVia Cornito, Eboli (SA) Photo credits; photo by Schwäbin under the CC by-sa-3.0-de license  

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19.07.2016

La coltivazione delle mele in Francia è un'eredità dei Galli e dei Romani, che dominarono la regione per circa 500 anni. Altrettanto antica è l'arte del sidro, che viene citata già dal geografo greco Strabone in relazione all'abbondanza di alberi di mele in Gallia e alla produzione di una bevanda molto simile a quella che oggi conosciamo appunto come sidro. Semplificando, esistono diversi tipi di sidro, classificati per tecnica di produzione, ciascuno dei quali acquista un suo sapore particolare, ma anche per il colore, che può variare dal giallo chiaro e quasi trasparente fino all'arancione scuro.  Alcuni sidri sono torbidi per via dei sedimenti, altri completamente trasparenti. Alcuni hanno un forte gusto di mela, altri appena un accenno. E anche la dolcezza può variare molto, tanto che esistono sidri dolci e altri dal sapore decisamente secco. La preparazione del sidro è complessa e interessante. Per prima cosa si schiacciano le mele sulla pietra secondo il metodo tradizionale, poi la polpa viene raccolta in telai di canapa o di juta e inserita nella pressa, con la quale si spreme il succo a una temperatura che oscilla fra i  4 e i 16 gradi, solitamente in botti di legno. Come per il vino, si può prevedere una seconda fermentazione, che trasformerà l'acido malico acid in un più delicato acido lattico. Un sidro può invecchiare sei mesi prima di essere imbottigliato. Grazie al metodo Charmat, che prevede la fermentazione del succo in un serbatoio sigillato per consentire all'anidride carbonica prodotta dalla fermentazione di mantenersi, si produce un sidro frizzante.  In Francia, la Bretagna è una delle regioni più rinomate per la produzione del sidro. Per sperimentare di persona il processo di  produzione di questa eccezionale bevanda suggeriamo di organizzare una visita presso una cidrerie tradizionale. Come ad esempio la Cidrerie de la Baie  con i suoi 7.000 meli, specializzata nella produzione di sidro biologico. L'esperienza, che consente di scoprire passo passo come nasce il sidro, termina con una degustazione.  Per chi fosse interessato ad acquistare o assaggiare sidro bretone di alta qualità, ecco gli indirizzi raccomandati dall'IDAC (Interprofession des Appellations Cidricoles) nella zona della Cornouille, la Cornovaglia francese, dove si trovano la maggior parte dei produttori di sidro in Bretagna. Cidrerie Manoir du Kinkiz Cidrerie MelenigCidrerie Séhédic Le Brun Dominique  

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13.07.2016

Negli Stati Uniti tutti li conoscono per lo State Bird Provisions, il loro primo e amatissimo ristorante, ma Stuart Brioza & Nicole Krasinski non si sono fermati qui e hanno deciso di replicare l'esperienza con The Progress, un nuovo indirizzo che promette un'esperienza enogastronomica davvero unica. L'idea è quella di una cucina dal carattere sincero a base d'ingredienti locali e biologici, concepita con una particolare attenzione alla qualità delle materie prime che sottolinea l'impegno dei due ristoratori a offrire un tipo di ristorazione di alto livello. Il menù comprende circa 18 piatti, e i clienti sono invitati a scegliere collettivamente sei portate, servite come un unico pasto in stile familiare. Oltre alle interessantissime pietanze, ci sono una lista dei vini davvero ben studiata e le creazioni dei bartender, che pensano a preparare i cocktail per accompagnare il pasto oppure per un aperitivo da gustare insieme a qualche delizioso snack. Tutta la squadra opera nell'ottica di offrire qualcosa di unico e indimenticabile, dall'ambiente al servizio, fino naturalmente al cibo. E in tema di pietanze non possiamo non citare le patate novelle con porcini cotte nel forno a legna, o i noodle con vongole, calamari fritti, tofu e gambi di zucca. I dolci sono uguamente invitanti, dalla torta alle ciliegie e cioccolato con panna al timo al sorbetto di pesche nettarine.  L'artigiana di San Francisco Mary Mar Keenan, specializzata nella creazione di stoviglie,vasi e ceramiche artigianali, ha realizzato una linea di piatti che riflette lo stile e la filosofia del ristorante, aggiungendo un ulteriore elemento di naturalezza e coerenza all'insieme.  

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13.07.2016

Estate, tempo di riposo e di piacevoli scoperte. Quest’anno vogliamo accompagnarvi in un viaggio speciale attraverso i sapori dell’Italia e l’incredibile varietà di prodotti tipici e piatti tradizionali delle sue 20 regioni. Cominciamo da quel meraviglioso scrigno di meraviglie gastronomiche che è l’Emilia Romagna e dal suo piatto più semplice e più amato: la piadina. Un pane povero, poverissimo, il più semplice che esista, capace di trasformarsi in un piatto eccezionale “il cibo nazionale dei romagnoli” come lo definì spiritosamente Giovanni Pascoli. Le sue origini vanno ricercate nell’antica Roma, quando questa “primitiva” forma di pane a base di acqua e farina era piuttosto diffusa. In tempi più recenti compare il suo vero antenato, un impasto con farina di ghianda diffuso nel Montefeltro, e pian piano la ricetta prende piede con gli ingredienti che oggi conosciamo: acqua, farina di frumento, sale e strutto di maiale o – nella meno frequente versione vegetariana – olio d’oliva. L’impasto è suddiviso in palline che vengono poi stese con il mattarello nella tradizionale forma rotonda e cotte brevemente su un “testo” caldo, l’apposita padella piatta a doppio bordo un tempo in terracotta oggi più spesso di acciaio e ghisa, ricoperta da uno strato antiaderente. Vera quintessenza dello street food romagnolo, la piadina è anche un’eccellenza che si è recentemente guadagnata il tanto atteso marchio IGP.  Non più semplice sostituto del pane, oggi è protagonista in tavola grazie alle abbondanti farciture a base di formaggi, verdure e salumi nostrani. Dove assaggiarla? Il nostro suggerimento è quello di optare per i classici chioschi che da sempre ne coltivano l’arte, sulla riviera e in città, e di fermarsi davanti a quelli più affollati aspettando pazientemente il proprio turno. Ecco alcuni dei nostri preferiti:Piadina NovellaVia Faentina, 284/a, RavennaDalla LellaViale Rimembranze, 74/A, RiminiLa piadina RiccioneseViale Castrocaro, 17, RiccioneIl PosticinoVia Cervese, 3723, CesenaChiosco delle Streghe Via 2 Giugno, 10, Milano Marittima Photo credits: photo by Kobako under the CC BY-SA 2.5 license 

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12.07.2016

Tradizionalmente, in Giappone l'anguilla (unagi) si mangia grigliata insieme al riso bianco nel "Giorno del Bue", che quest'anno cade il 30 di luglio. Doyō no hi è l'espressione con cui si indicano i 18 giorni che precedono il cambio di stagione, e il doyō no ushi no hi, il "Giorno del Bue", segna appunto il periodo che porta l'estate a trasformarsi in autunno secondo l'antico calendario lunare.Ne periodo Edo, l'unagi si consumava esclusivamente durante l'inverno. Di conseguenza, l'estate era periodo di magra per i commercianti di anguilla. Per risolvere la situazione, uno di loro si rivolse a Hiraga Gennai, un medico ed erborista, nonché uno dei maggiori studiosi di cultura occidentale dell'epoca. Secondo la credenza popolare, per non soffrire il caldo durante l'estate occorre consumare alimenti il cui nome inizia per U, come ad esempio ushi, il bue. Ma anche unagi, anguilla, comincia per U, e così Gennai ebe la semplice idea di coniare uno slogan che recitava:  "il giorno dell'ushi è il giorno dell'unagi". Lo studioso era così influente che tutti i ristoratori seguirono il suo suggerimento, e il Giorno del Bue divenne anche il giorno in cui si mangia l'anguilla.  Oggi l'anguilla è sinonimo d'estate. La si trova cucinata in due modi: secondo la ricetta Kantō e secondo la ricetta Kansai. La ricetta Kantō (zona di Tokyo), prevede che l'anguilla venga aperta in due, grigliata, cotta al vapore e poi di nuovo grigliata. Il risultato è una carne tenera e succosa. Al contrario, nella ricetta Kansai (zona di Osaka), l'anguilla è generalmente più piccola e di solito, dopo essere stata aperta in due viene grigliata senza alcuna cottura al vapore. L'anguilla Kansai è dunque saporita e croccante. Ecco una lista di ristoranti di Tokyo dove assaggiare ottimi piatti a base di angullla. NodaiwaAperto oltre due secoli fa, durante l'Era Kansei dell'11° Shōgun Tokugawa Ienari, l'originale sede di Nodaiwa si trova a Iikura, Azabu, Minato-ku, all'interno di una tradizionale abitazione campestre trasportata fin qui dalle montagne della zona di Hida Takayama e ricostruita con un tocco d'eleganza. Il ristorante comprende un'area comune e sale private, ed è noto per essere stato il ristorante di anguilla preferito dall'Imperatore Shōwa. Nel 1996 ha aperto la sua succursale parigina. MyōjinshitaQuesto ristorante aprì i battenti nel 1894 nel quartiere delle geisha, Yanagibashi, per poi trasferirsi nella più modaiola zona di Kanda. Circondato dagli alberi, è molto amato per l'abiente rilassato e la freschezza delle anguille, pescate, consegnate e cucinate nello stesso giorno secondo la tradizionale ricetta Edomae, con il grasso che si trasforma in deliziosa croccantezza. ChikuyōteiAperto nel periodo Edo, Chikuyōtei è uno storico ristorante specializzato in anguilla con sede a Ginza. Il piatto forte è l'unagi servita su una ciotola di riso bianco. La carne è croccante fuori e umida e tenera dentro. Il menù comprende anche l'uzaku, un'insalta di anguilla e cetrioli, l'umakitamago, un rotolo di frittata ripieno di anguilla, e il chazuke, riso immerso nel the verde e accompagnato da orata fresca proveniente dal mercato di Tsukiji marinata nel sesamo. MiyagawaMiyagawa è un altro ristorante specializato in anguilla aperto nel 1893 a Tsukiji che propone l'unajū, anguilla ai ferri su riso servita in una scatoletta laccata a prezzi ragionevoli. Fra i molti piatti a disposizione, suggeriamo l'unagi shira-yaki, anguilla grigliata al naturale accompagnata da wasabi. ŌedoPreparata in stile rigorosamente tradizionale, l'anguilla di Ōedo ripropone ricette e sapori tramandati nel corso dei decenni fin da quando il ristorante di Nihonbashi fu aperto, nel periodo Edo. L'unajū non smette mai di stupire per la tenerezza della carne, ma nel Giorno del Bue dovete provare una specialità in edizione limitata che prende il nome di ikada, una sorta di "zattera" composta da filetti di anguilla messi uno di fianco all'altro e tenuti insieme da spiedi posati su un letto di riso. Il ristorante ha una sede anche a Minami Aoyama. 

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11.07.2016

Jeju Island, in Corea del Sud, è una destinazione molto amata dai coreani e dai giapponesi, che qui vengono a rilassarsi per una vacanza fra mare e natura oppure per passare la luna di miele. L'isola è caratterizzata da un mix davvero unico di rocce vulcaniche, piogge frequenti e clima temperato che la rendono molto simile alle Hawaii, e offre ai visitatori la possibilità di svolgere moltissime attività all'aria aperta.Fra queste, vale la pena di citare i trekking sul monte Hallasan, un vulcano dormiente nonché la montagna più alta della Corea del Sud, ma anche una visita alle cascate, i percorsi a cavallo, la semplice contemplazione della magnifica vista sul mare all'alba e al tramonto e la vita da spiaggia sulla bella sabbia dorata. L'isola abbonda di prodotti locali che sono tutti assolutamente da provare durante la vacanza qui, in particolare il pesce fresco, acquistabile nei mercati e cucinato nei ristoranti o direttamente sulla spiaggia. Il clima tropicale rende l'isola perfetta per la coltivazione dei frutti tropicali, e fra la vegetazione abbondano anche i funghi shitake e le piante di cactus. Un ottimo souvenir da portarsi a casa è poi il miele ottenuto dai fiori locali, dal sapore davvero particolare.  Dalle acque cristalline ai panorai mozzafiato, tanti sono gli aspetti che rendono Jeju una destinazione da mettere assolutamente in lista  per una vacanza piacevole e rilassante. Per arrivare occorre prenotare il volo e la trasferta in barca, mentre una volta sull'isola ci si può muovere in auto, in autobus ma anche in bicicletta, dal momento che le strade son abbastanza larghe per cicrcolare sule due ruote in tutta sicurezza. L'aeroporto internazionale di Jeju è raggiunti quotidianamente da diversi voli che lo collegano a  Seoul, Busan e Daegu ma anche a Osaka e Tokyo, solo per nominarne alcuni. Per quanto riguarda i traghetti, ogni giorno ci sono collegamenti dal Ferry Terminal principale con Busan, Yeosu e altre destinazioni nazionali in terraferma. I porti turistici propongono inoltre gite alle isole di Kapa-do, Mara-do, Piyang-do, e U-doFoto di copertina: Korean Culture and Information Service via flickr su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic  

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08.07.2016

Quando pensiamo a una destinazione enogastronomica, forse gli Stati Uniti non sono la prima realtà che ci viene in mente. Ma la verità è che le grandi città di questo territorio sconfinato offrono una tale ricchezza di proposte che non è affatto difficile mangiare come Dio comanda. Soprattutto se si conoscono gli indirizzi giusti. San FranciscoSan Francisco è la capitale americana del cibo sano, di ricerca e creativo. Se alcuni degli chef emergenti più quotati del momento hanno aperto i loro locali qui - Stuart Brioza e Nicole Krasinski dello State Bird Provisions, per esempio – è soprattutto l’attenzione alle materie prime a fare la differenza in città, dove non c’è ristorante che non sia rifornito da una fattoria di fiducia. A San Francisco ci sono tanti ottimi ristoranti. Le strade di Mission District, soprattutto Valencia Street, pullulano di locali vivaci e aperti fino a notte fonda, dove si mangia mediamente molto bene. Per non parlare del fenomeno dei food truck, che qui ha raggiunto livelli di eccellenza difficilmente ritrovabili altrove e del cibo etnico di Clement Street (zuppe vietnamite in primis). Per fare shopping gourmet c’è il Ferry Building Marketplace, con bancarelle permanenti che vendono le golosità locali come il pane al lievito naturale di Acme Bread e il formaggio artigianale di Cowgirl Creamery. Las VegasPer quanto possa suonare strano, Las Vegas è addirittura la nuova patria della cucina stellata a stelle e strisce e tra le cinque città nordamericane più interessanti per i viaggiatori gourmet. Fra sapori fusion, multietnici e a impatto zero, gli ultimi indirizzi da non perdere in città sono pluripremiati. In tempi ancora non sospetti, il primo a credere nelle potenzialità “culinarie” di Las Vegas fu Wolfgang Puck, chef di origine austriaca, che aprì qui nel lontano 1992 la sucursale del celebre Spago. Oggi è l’anima del CUT, steakhouse di lusso di The Palazzo, considerata una delle migliori di Las Vegas. Persino Alain Ducasse ha scelto Las Vegas: il ristorante Rivea del resort Delano, offre la vera cucina francese blasonata, con influenze italiane e note di gusto internazionale. Non manca all’appello Gordon Ramsay che gestisce a Las Vegas ben tre locali dove vengono serviti i simboli della cucina americana (hamburger e carne alla griglia) in versione gourmet. Louisville Conosciuta in passato solo il suo bourbon, Louisville, in Kentucky, è una città oggi famosa anche per le sue birre artigianali, tra le migliori in America. A Louisville si mangia la tipica cucina del Sud, di certo non leggera ma in grado di regalare grandi soddisfazioni. Assolutamente da provare una delle mille versioni del Kentucky Hot Brown (il nome deriva dall’hotel di Louisville che lo servì per la prima volta, il Brown Hotel) proposte nei locali cittadini: si tratta di un sandwich aperto farcito con tacchino, bacon e salsa Mournay. Per i palati robusti, come di diceva una volta, c’è il Louisville-style chili, uno stufato di carne, fagioli servito con spaghetti e le rolled oysters, che si trovano solo qui: sono ostriche giganti impanate con un impasto speciale chiamato pastenga e poi fritte, che furono servite per la prima volta da un immigrato italiano, Phillip Mazzoni, e da suo fratello, alla fine del XIX secolo ai clienti del loro saloon. New OrleansIn una città che è un crogiuolo di razze e culture come New Orleans, la cucina non può che essere sorprendente e multietnica. Non a caso è nata proprio qui la cucina creola, mix di tradizioni, sapori e profumi dai quattro angoli del mondo: francese, spagnola, portoghese, italiana, dei nativi americani e africana. Ancora oggi, nelle famiglie e nei vecchi quartieri della città, è questa la più amata e cucinata. Le specialità da assaggiare a New Orleans sono tantissime, a partire dalla zuppa gumbo, una ricetta ricchissima con gamberetti, ostriche, molluschi o carne come pollo e salsiccia. Ma anche i panini qui sono speciali: li chiamano po'boy e vengono cucinati in tutta la Louisiana. Il pane, che ricorda le baguette francesi, viene riempito di verdure e frutti di mare fritti, soprattutto gamberi; ma i po'boy possono essere anche di carne. C’è anche una sorta di paella chiamata jambalaya: speziata e piccante, con riso, cui vengono aggiunti frutti di mare, crostacei, granchi in salsa di pomodoro. Copertina: l’insalata con pancetta dello State Bird Provision foto di Ed Anderson  

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07.07.2016

Otto piani su due altezze distinte, grandi vetrate a tutta parete e una terrazza con vista a 360° sul cuore della città: il nuovo citizenM hotel di Londra, proprio di fronte a Tower Hill, promette un inizio con il botto con l'inaugurazione ufficiale di questo mese   Gli interni riflettono perfettamente la filosofia del gruppo, che mira a ridefinire il concetto di lusso rivolgendosi ai viaggiatori contemporanei. Al piano terra ci si rilassa, si lavora, si chiacchiera seduti di fronte al caminetto, si guarda la TV o si mangia in una serie di aree interconnesse progettate pensando a chi viaggia per piacere e per lavoro. Oltre alle camere dal design come sempre ben concepito, ci sono poi tutta una serie di spazi che meritano una menzione speciale:CoffeeMAccanto all'uscita di una delle stazioni della metropolitana più affollate dela città, propone agli ospiti dell'hotel ma anche agli esterni caffè e pasticceria.CanteenMUn ristorante con cucina a vista e bar sempre aperto, le cui proposte spaziano dal sushi alle insalate, dai curry alle torte. La sera si può provare una sofisticata lista di cocktail.CollectionMViste le numerose richeste degli ospiti di acquistare oggetti presenti negli alberghi del gruppo, è nato il negozio che propone la collezione firmata CitizenM di accessori da viaggio, libri, oggetti d'arte e di design.SocietyMLa sala riunioni dell'albergo, nell'ormai noto stile anni Cinquanta rivisitato con creatività. CloudMUn bar con meravigliosa vista sullo skyline londinese con il Tower Bridge e i nuovi grattacieli, dal Gherkin fino allo Shard.    Con questa nuova apertura, il gruppo olandese conferma la sua vocazione al design, all'originalità e alla tecnologia, per un'esperienza di soggiorno che si prospetta gradevole, senza intoppi e, allo stesso tempo, decisamente abbordabile. 

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05.07.2016

L’immagine dei fuochi d’artificio colorati che illuminano la notte è un tema da sempre caro alla poesia giapponese dedicata all’estate. Sembra che questa tradizione abbia avuto inizio quando l’ottavo shogun Tokugawa Yoshimune (1684–1751) tenne il primo Festival di fuochi d’artificio sul fiume Sumida per dare un po’ di conforto alla popolazione colpita dall’epidemia di peste, ma anche per scacciare gli spiriti maligni e onorare il Dio dell’acqua. Tuttavia, secondo la credenza popolare, il primo spettacolo di fuochi d’artificio sarebbe stato organizzato a beneficio di Ieyasu (1543–1616), il fondatore dello Shogunato di Tokugawa. Comunque sia, l’estate non è estate senza i fuochi d’artificio che allietano le notti di tutto il paese. In Giappone, questi spettacoli sono anche un’occasione per dare sfoggio delle ultime novità in termini di tecnologia, spesso premiate con riconoscimenti internazionali. Ecco una selezione dei festival più interessanti per godersi la meraviglia. Il 38° Festival dei Fuochi d’Artificio di AdachiCon una tradizione quasi secolare, il Festival di Adachi apre la stagione con uno spettacolo di 13,500 fuochi d’artificio e un pubblico di ben 550,000 persone, il tutto accompagnato da un’accattivante colonna sonora e dal gran finale noto come Pomp and Circumstance. Per godersi lo show, suggeriamo di sedersi in riva al fiume.Data: sabato 23 luglioOra: 19:30 – 20:30Dove: presso l’Arakawa Nishiaraibashi Park Il 50° Festival dei Fuochi d’Artificio di Katsushika Nōryō Nell’anno che segna il suo cinquantennale, il Festival propone 15,000 fuochi e uno spettacolo dalla durata speciale, più lungo del solito. Se arrivate in anticipo, fate una passeggiata dalle parti  del vicino Tempio di Shibamata Taishakuten e perdetevi nelle sue atmosfere, tipiche del Periodo Edo.Data: martedì 26 luglioOra: 19:20 – 20:30Dove: presso il campo da baseball di Katsushika Shibamata (accanto al fiume Edogawa) Il 39° Festival dei Fuochi d’artificio di RyōgokuIl Festival di Ryōgoku discende dall’antico Festival di Ryōgoku Kawa-biraki che si tenne per la prima volta nel 1733, a metà del Periodo Edo, e si svolge in due location differenti lungo il fiume Sumida. Si tratta del più grandioso festival di fuochi d’artificio in tutto il Giappone, con oltre 20,000 fuochi compresa una gara fra 200 “palle di fuoco”. Il punto migliore da cui osservare queste lingue di luce colorata che si spingono più in alto della torre Tokyo Sky Tree e degli edifici circostanti sono le houseboat yakatabune, ma occorre prenotare un posto con almeno un mese d’anticipo.Data: sabato 30 luglioOra: 19:05 – 20:30Dove: fra i ponti Sakurabashi e Kototoibashi e fra i ponti Komagatabashi e Umayabashi Il Jingū Gaien Firework Display sponsorizzato da Nikkan SportsLa bellezza di 12.000 stelle di fuoco esploderanno illuminando il cielo notturno di Downtown Tokyo, mentre presso il Meiji Jingū Gaien si terranno concerti ed esibizioni dal vivo, fra cui quelle di Diamond Yukai e Tomoka Fujioka della Miss Saigon Company. Fin dai tempi del grande terremoto del 2011, il Festival di Jingū Gaien organizza una speciale raccolta di beneficenza per l’organizzazione Great East Japan Earthquake Recovery Charity. Quest’anno, parte dei profitti andranno alle vittime del terromoto di Kumamoto del 2016.Data: sabato 20 agostoTime: 19:30 – 20:30Dove: al Jingū Stadium; al Chichibunomiya Rugby Stadium; al Rubber-ball Baseball Ground; nella zona di fronte al Tokyo Metropolitan Gymnasium  

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04.07.2016

SJ: Ciao Soyeon parlaci un po' di te.SP: Sono "made in Korea" ma ho girato parecchio per lavoro - Giappone, Inghilterra, Svizzera, Singapore. Mi piace entrare in contatto con lingue e culture diverse, e con altri popoli. Qualcuno mi definsce fuori dal comune e misteriosa, un po' come i prodotti  Carlo Moretti.SJ: Facendo un parallelo fra la tua personalità e le qualità del brand Carlo Moretti, quali aspetti del marchio ritieni di avere nel tuo DNA?SP: L'aspetto più rilevante è l'originalità. Il tempo passa veloce, le stagioni cambiano e con loro le mode e le tendenze, ma l'obiettivo è riuscire a mantenere la nostra originalità, perché prima di tutto siamo dei creativi.  SJ: Come riesci a mantenere un equilibrio fra la tua vita professionale e personale? SP: Correndo. C'è uno splendido percorso podistico intorno al Palazzo Imperiale a Otemachi. Respirare l'aria buona fra gli alberi e osservare i cigni che nuotano nel lago mi restituisce un senso di estrema calma, è davvero un luogo tranquilllo che mi aiuta a dimenticare tutte le questioni di lavoro.  SJ: Quando hai sentito parlare di Slowear la prima volta e qual è stata la tua impressione?SP: L'anno scorso, alla Rinascente di Milano. Ricordo che mentre acquistavo un paio di pantaloni Incotex la commessa mi disse che Slowear distribuiva i suoi capi anche a Seoul e in Giappone. Di quei pantaloni mi attirarono il modello e l'alta qualità, abbinati a un prezzo ragionevole.   SJ: Visto che conosci molto bene Tokyo e Singapore, potresti consigliarci qualche angolo o percorso in stile "slow" in entrambe le città per passare una giornata?SP: Beh, una giornata per Tokyo è davvero poco, ma se dovessi consigliare un albergo suggerirei lo splendido Hotel Palace o l'altrettanto bello Hotel Okura.  Sono entrambi alberghi d'alta gamma dallo spirito squisitamente giapponese - avete mai sentito parlare di omotenashi, l'ospitalità giapponese? Si tratta di un'accoglienza attenta e piena di attenzioni che avrete modo sperimentare ovunque decidiate di stare. Naturalmente, chiunque visiti Tokyo non può perdersi il quartiere dello shopping, Ginza; suggerisco di esplorarlo a piedi. In zona ci sono due ristoranti eccezionali: il miglior indirizzo in città per il shabu-shabu alla giapponese e il sukiyaki,  ZAKURO, e il Ginza Sushi Kou, per provare il vero sushi. Anche la zona di Ebisu è piena di ottimi ristoranti, in particolare francesi e italiani, e wine bar. Qualche volta vado al Garden Place, un wine bar di Ebisu con una cantina di oltre 1.000 etichette diverse da tutto il mondo. Per scegliere un vino ci puoi mettere anche un'ora, a me poi piace molto scegliere bottiglie d'annata per la mia collezione. Roppongi è il quartiere della vita notturna, pieno di boutique e caffè. Da vedere assolutamente anche la zona di Minami Aoyama. E se cercate un'esperienza autenticamente giapponese, andate ad Asakusa, che ha un fascino antico davvero suggestivo. Qui troverete dei souuvenir fantastici da portare a casa.  Quanto a Singapore, è una città piccola ma cosmopolita e aperta a tutte le culture, che offre tantissimo in termini di alberghi, piscine, ristoranti, centri commerciali e persino casinò. Il suo edificio-simbolo è il Marina Bay Sands, certamente da vedere. Se cercate un posto tranquillo dove rilassarvi un po', consiglio il Giardino Botanico o la zona di Sentosa.  SJ: Per concludere, puoi dirci come interpreti nella tua quotidianità uno stile di vita slow?SP: Per me viere "slow" signifca cucinare, leggere un libro, correre in mezzo alla natura o intrattenersi in conversazioni interessanti. È da queste cose che nascono nuove idee, ed è così che si prepara il terreno alla creatività.   

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28.06.2016

A meno di due ore di automobile da Monaco, il castello di Neuschwanstein compare in cima a una collina come una visione uscita da una favola. E in effetti questo incredibile edificio di fine Ottocento costruito nello stile delle antiche residenze feudali tedesche è il modello al quale Disney s'ispirò per i più celebri castelli dei suoi film animati - Biancaneve, Cenerentola, La bella addormentata -  nonché per quello di Disneyland. Commissionato da Ludwig II di Baviera, cugino della celebre Imperatrice d'Austria  Sissi, Neuschwanstein fa parte di una serie di castelli che il re progettava di far costruire e per i quali sperperò tutto il suo patrimonio personale. Conosciuto anche come der Märchenkönig ("il re delle favole"), Ludwig fece erigere questo lussuoso rifugio disseminato di omaggi all'arte di Richard Wagner, di cui fu grande sostenitore, in cima a una collina affacciata sul villaggio di Hohenschwangau, nel sud-ovest della Baviera, dove ancora oggi ogni estate circa 6.000 visitatori al giorno si recano per ammirarne la bellezza senza tempo. Proprio di fronte sorge il Castello di Hohenschwangau, nell'omonimo villaggio, fatto costruire dal padre di Ludwig, Re Massimiliano II di Baviera; qui, a due passi dal confine con l'Austria, il futuro re trascorse la sua infanzia Ma per comprendere ancora meglio la personalità di questo insolito sovrano occorre spingersi fino allo splendido Castello di Linderhof, il più piccolo dei castelli di Ludwig e l'unico che il re riuscì a vedere completato quand'era ancora in vita. Non lontano dagli altri due, questo gioiellino architettonico è circondato da un enorme parco disseminato di altre piccole strutture in stili diversi, ispirate alle opere di Wagner (in particolare la "grotta di Venere", ricostruzione della Grotta Azzurra di Capri immaginata come scenografia per una scena del Tannhäuser di Richard Wagner), ma anche al mondo orientale, per il quale Ludwig nutriva un'autentica passione.  

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27.06.2016

Mentre l’estate imperversa nell’emisfero nord e le temperature si fanno sempre più calde e a tratti afose, dirigersi verso sud, e in particolare verso il subcontinente indiano, può essere una buona idea. Soprattutto se la destinazione prescelta è la catena dell’Himalaya, dove non soltanto le temperature sono quelle gradevoli di alta montagna ma si cela un resort che è la quintessenza del benessere e della tranquillità. Come la maggior parte dei resort di lusso in India, Ananda Spa ha alle spalle origini regali: questa magnifica tenuta di oltre 40 ettari fu infatti un tempo il palazzo di un marajà. Oggi, con una quantità di premi ricevuti di tutto rispetto, Ananda è una destinazione nota in tutto il mondo per la sua location d’eccellenza alle pendici dell’Himalaya e affacciato sulla città-meta spirituale di Rishikesh e sulla bella valle del Gange, per la sua ospitalità impeccabile, per i servizi e soprattutto per le magnifiche vedute. Non appena entrati, la sensazione è quella di una calma avvolgente, preludio a uno stile di vita che s’ispira all’antica saggezza indiana. Tutto intorno, le possibilità per chi ama le arrampicate, lo sci e il campeggio all’aria aperta sono infinite, ma è restando all’interno dei confini del resort che si può fare esperienza del vero benessere scondo i dettami dell’Ayurveda, dello Yoga e del Vedanta, rivisitati con un occhio al fitness e al benessere contemporanei di stampo internazionale e  associati a un’alimentazione sana e biologica per restituire agli ospiti equilibrio e armonia. La spa propone molti trattamenti e servizi in una prospettiva olistica, che si prende cioè cura del corpo nella sua interezza e, al contempo, della mente. Dai programmi di dimagrimento fino a quelli antistress a base di meditazione mattutina e Yoga, questo approccio personalizzato è stato studiato proprio per andare incontro alle esigenze individuali di ciascuna persona. Inutile dire che quando si riparte da qui ci si sente come nuovi, rigenerati sia in senso fisico, sia in senso interiore o spirituale.  

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24.06.2016

Sono già 2 miliardi le persone che nel mondo si nutrono delle 19mila specie di insetti ritenute commestibili dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Se per i cittadini dell’Africa Centrale, del Sud-Est Asiatico e del Sud America includerli nella dieta alimentare è una usanza quotidiana, per gli abitanti europei e, in particolare, italiani questo risulta un vero e proprio salto culturale. Disgustati e mossi da pregiudizi, ci rifiutiamo di mettere sulla nostra tavola quegli animali che siamo soliti associare alla malattia e alla sporcizia. La situazione sembra però destinata a cambiare radicalmente nei prossimi decenni.Si prevede, infatti, che nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà la soglia dei 9 miliardi di abitanti; un dato allarmante considerato che la produzione di cibo, per poter andare di pari passo con la crescita demografica, dovrà aumentare del 70% circa. Essendo pressoché esaurita la disponibilità di terreni da destinare ad agricoltura e pascolo, una valida soluzione è costituita, appunto, dalla entomofagia. Gli insetti, infatti, presenti in natura in grande quantità, sono facilmente reperibili ed un loro allevamento richiederebbe spazio limitato.Ricchi di proprietà nutritive tra cui ferro, vitamine, fosforo e, soprattutto, proteine, sono una reale risorsa per aiutare gli 800 milioni di individui attualmente costretti a convivere con il problema della fame. Anche in ambito legislativo si stanno muovendo i primi passi. Nello scorso ottobre è stato modificato il testo, datato 1997, che regolamenta i cosiddetti Novel Food, ovvero sia quegli alimenti prodotti attraverso nuove ed innovative tecnologie, sia quei cibi non appartenenti alla tradizione europea, ma consumati con regolarità in altri paesi. La nuova proposta, che è in attesa del sì del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea, prevede di semplificare notevolmente l’introduzione sul mercato europeo di queste pietanze, insetti inclusi. È solo questione di tempo, quindi, e al ristorante ordineremo un piatto di cavallette croccanti, scarafaggi saltati in padella o zuppa di larve. E, perché no, potremo anche stupirci di quanto siano buoni.  

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23.06.2016

Aceri verdi: è questo il kigo o riferimento stagionale associato in Giappone all’nizio dell’estate. Il motivo è evidente: basta guardarsi intorno per notare le gemme che, finalmente apertesi in foglie, ricoprono i rami di un nuovo verde vestito. L’estate fa del Monte Takao la destinazione ideale per una semplice camminata o una passeggiata nei boschi fuori Tokyo. Il Monte Il MonteTakao, alto 599 metri, si trova ad Hachiōji, nella cosiddetta Greater Tokyo Area. A causa della natura in continua evoluzione e della vista dalle sue cime, è una destinazione molto amata durante tutto l’anno. La sua posizione, fra la latitudine temperata e quella subtropicale, all’incontro di monti e pianura, rende la flora straordinariamente eterogenea, con 1.300 specie e un’enorme popolazione di uccelli e altri animali.  I sentieri escursionisticisIl tempio di Yakuō, simbolo del Monte Takao, ha una storia di oltre 1.200 anni. Il Trail 1, indicato dalle lanterne rosse, è senza dubbio il percorso più noto. Attraverso una serie di dolci alture si attraversano rigogliosi boschi di cedro e una riserva per scimmie. I meno esperti potranno optare anche per la cabinovia o la seggiovia. Fra gli altri sentieri segnaliamo quello che costeggia il Mae no Sawa, una delle sorgenti del fiume Tama, l’Inariyama Trail, il Jūsō Trail che dal Monte Takao conduce a ovest verso il Monte Jimba e il sentiero sulla cresta orientale del Monte Shiro, dove si può fare una tranquilla passeggiata in quasi perfetta solitudine. Le terme Il Monte Takao è anche un’interessante destinazione termale a due passi da Tokyo per tutti gli amanti dell’onsen, la coccola perfetta dopo una lunga escursione fra i monti. A Furoppy si possono sperimentare ben 11 tipi di bagni termali differenti, compreso il rotenburo all’aria aperta. Ci si arriva comodamente dalla stazione di Hachiōji o di Takao, e c’è anche una navetta gratuita dalla stazione di Takaosanguchi. Fra gli altri onsen della zona suggeriamo lo Yura no Sato Sagamihara e il Sagamiko Onsen Ururi.  Le specialità gastronomicheProprio accanto alla stazione della cabinovia del Monte Takao, Kasumi è una destinazione molto celebre e sempre affollata per via dei suoi deliziosi tenguyaki, caratteristici dolcetti che hanno la forma di una figura demoniaca, ma anche per i pasticcini ripieni di crema di soia nera. Takahashi-ya è un elegante ristorante vecchio stile famoso per i suoi tororo-soba, noodle di grano saraceno serviti con puré di patata dolce del Monte Takao. In un grande spazio di 6,500 m2 fra le montagne, Ukai Toriyama offre raffinati piatti a base di pollo in un ambiente raffinato. 

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21.06.2016

Un bicchiere dopo il lavoro in un’afosa giornata d’estate è sempre un piacere, ma la solita birra finisce per annoiare, prima o poi. Tuttavia, Tokyo sa offrire molto di più della solita birra - ad esempio le birre artigianali dal sapore e dall’aroma particolari, magari da accompagnare a snack insoliti e ricercati. Abbiamo selezionato per voi i nostril preferiti. Nakameguro Tap RoomLa Nakameguro Tap Room è stato il primo locale aperto dalla birreria artigianale Baird di Numazu nella zona di Tokyo. La lista delle birre è scritta sulle lavagne sopra il bancone, e comprende due etichette speciali, la Suruga Bay Imperial IPA e la Angry Boy Brown Ale, oltre a tutta una serie di proposte stagionali. Tap Stand ShinjukuA Shinjuku i locali dove bere sono tantissimi, ma pochi offrono una selezione di birre artigianali nazionali ed estere così accurata. Da Tap Stand se ne possono assaggiare ben 23PDX Tap Room ShibuyaQuesto locale è specializzato in birre artigianali americane provenienti da Portland, Oregon, come la Rogue Beer e la Terminal Gravity Eagle Cap IPA con il suo carattere spiccatamente agrumato. La cremosa salsina garbanzo a base di ceci è un abbinamento perfetto, insieme agli altri snack proposti, E se il tempo è buono ci si può anche sedere all’aperto. Craft Hands Azabu-JubanDa Craft Hands si può bere ottima birra in un locale accogliente sui toni del verde. Il menù comprende 14 birre alla spina dagli Stati Uniti, dal Belgio e da altri paesi europei, oltre a una buona selezione di birre in bottiglia. Swanlake Pub Edo Yoyogi-UeharaUn bellissimo locale dove godersi il bouquet di un buon bicchiere di vino o una birra particolare fino a tarda notte. Consigliamo in particolare la White Swan Weizen abbinata al saporito assortimento di snack a base di pollo fritto.

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09.06.2016

A chiunque sia stato in India o anche solo in un ristorante indiano sarà capitato almeno una volta di vedere o di ordinare un thali, alla lettera “piatto”, un pasto completo servito su un grande piatto rotondo di metallo con l’aggiunta di un paio di ciotoline dette katori posate accanto al bordo, oppure su un vassoio a scompartimenti. La parola thali sta a indicare sia il piatto, sia il suo contenuto e la sua composizione, che tipicamente prevede una certa varietà di sapori - piccante, salato, amaro, acido, astringente e dolce - per soddisfare tutti i palati. Il thali fa parte del panorama socio-geografico del mondo Hindu da migliaia di anni, e sebbene le sue origini restino ignote, è plausibile ritenere che si tratti del risultato di studi approfonditi sul cibo e sui suoi effetti sulla pratica dello Yoga risalenti ai tempi dei Veda. I componenti del thali variano di regione in regione, e tendono a incorporare sapori e ingredienti locali; a ben vedere, si potrebbe tracciare un parallelo fra la sua composizione, frutto dell’antica tradizione indiana e della medicina ayurvedica, e la cosidetta “piramide alimentare”, che deriva invece dalla moderna scienza della nutrizione. Ecco come comporre un thali perfetto. Antipasti e stuzzichini: un assortimento di sottaceti e chutney dolci e piccanti serviti con i papad, sottili cialde a base di farina di ceci decorticati. Qualche pakora, frittelline di verdure in pastella di farina di ceci, oppure un paio di dhokla, piccoli rombi spugnosi cotti al vapore a base di semolino e farina di ceci, in base alla regione in cui ci si trova. Latticini: un classico è il raita, una salsina a base di yogurt, cetrioli, pomodoro e cipolla. Il chaas è invece yogurt con aggiunta di semi di cumino, pasta di peperoncini verdi allo zenzero e sale, mentre il paneer è un formaggio fresco molto usato in tutta l’India. Pane: ce ne sono molti tipi diversi, pani fatti con farina di frumento integrale, come il chapati o il paratha, o bianca, come il nan o il puri.  Il bajra roti e il jowar bhakri possono essere preparati con farina di miglio o di mais.  In India il pane può essere servito semplice oppure arricchito con spezie, farcito con formaggi o verdure come patate e piselli, e non contiene mai lievito. Legumi, verdure, carne e pesce: tutti questi elementi fanno parte integrante della cucina indiana. Alcuni sono stagionali, altri veri e propri ingredienti base, e si preparano in molti modi diversi con aggiunta di abbondanti spezie. Le verdure possono essere antipasti oppure intingoli con mix di spezie specifici, magari con l’aggiunta di pasta di arachidi, di pomodoro, di menta e coriandolo o latte di cocco. Le lenticchie si usano stufate per il dal, dalla consistenza brodosa quasi come quella di una zuppa. Riso: di solito accompagna i dal e i curry, ma nelle zone costiere si può mangiare anche con le verdure, con la carne o con il pesce. I piatti a base di riso considerati completi non sono molti: fra questi ci sono il khichidi, un riso cotto insieme alle lenticchie, il pulao e il biryani, arricchiti da carne, pesce, uova o verdure. Nel sud dell’India sono piuttosto diffusi i dosa e gli uthappa, delle crêpe a base di riso. Dolci: secondo la dottrina ayurvedica, il palato ha bisogno di un certo contrasto di sapori e di un’esperienza sensoriale complessa. Ecco perché anche i dolci fanno parte del thali. Spesso si tratta di ricette a base di latte, fatto bollire a fuoco lento e arricchito da cereali e verdure cotti nel ghee (burro chiarificato). Fra i più celebri c’è il kheer, un budino di riso che si prepara facendo bollire il riso con grano spezzato e tapioca nel latte zuccherato per poi insaporirlo con cardamomo, uvetta, zafferano, anacardi, pistacchio mandorle. Da provare anche il dolcissimo gulab jamun con latte in polvere e sciroppo di rose.

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04.06.2016

Se c'è un posto al mondo che la natura ha ingiustamente favorito dotandolo di una bellezza inarrivabile, quel posto è con tutta probabilità la Costa Rica. Uno dei luoghi più interessanti del paese è il Parco Nazionale del vulcano Arenal, una destinazione resa perfetta da un incredibile equilibrio fra gli elementi - il calore del vulcano, le acque termali, l'aria pura della foresta pluviale e le fertili terre della regione di San Carlos. In quest'area protetta si trovano in realtà  due vulcani, il Chato, inattivo da quasi 3.500 anni, il cui cratere collassato contiene un'incantevole laguna, e l'Arenal, il vulcano più attivo di tutta la Costa Rica, dal quale la lava continua a scorrere fin dal 1968. Sotto la luce del sole si possono vedere il fumo e la cenere vulcanica che si levano dalla cima dell'Arenal, ma è dopo il crepuscolo che il paesaggio si trasforma completamente, quando i fiumi di lava rosso fuoco risplendono nell'oscurità scendendo lungo i ripidi fianchi del vulcano. Il Parco è attraversato da brevi percorsi compresi fra i 2 e i 3,4 chilometri che attraversano i campi di lava formati dalle precedenti eruzioni e tratti boscosi. L'esplorazione è il modo ideale per trascorrere la giornata, ed è assolutamente sicura, perché i ranger tengono sotto stretto controllo l'attività vulcanica, chiudendo i sentieri e le parti dell'area ritenuti rischiosi. Per la sera, il consiglio è d'immergersi nelle acque calde di origine vulcanica per eliminare qualsiasi doloretto o fastidio abbiate accumulato durante il giorno camminando alla scoperta del Parco. Il momento migliore per farlo è proprio dopo il tramonto, quando la fitta vegetazione tropicale e le luci che si accendono lungo i bordi delle piscine rendono l'atmosfera particolarmente magica. Uno dei luoghi dedicati al benessere è ad esempio il Tabacon Grand Spa Thermal Resort. Ma il Parco è anche ricchissimo di flora e fauna. I più fortunati potranno avvistare cerbiatti, tapiri, scimmie urlatrici e serpenti, e molte specie di uccelli fra cui pappagalli, orioli e gazze. La vegetazione comprende palme, ceibe, funghi selvatici, orchidee, felci e bromeliacee. Dopo una simile avventura addolcita dalla bellezza della natura e dai momenti di relax, la prima cosa che vi verrà in mente appena partiti sarà di ritornare presto. Foto di Christophe Meneboeuf, licenza CC BY-SA 3.0 

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27.05.2016

Avete mai sentito parlare di glamping? Si tratta di un termine nato dall'unione di due elementi apparentemente distanti anni luce - glamour e camping - che a quanto pare non sono poi così inconciliabili, specie per chi desidera ritrovare tutte le comodità della vita normale in un'esperienza di vita all'aperto. Per saperne di più, ci trasportiamo virtualmente fino alla città costiera di  Iquitos, in Perù, immersa nella Foresta Amazzonica, dove sorge l'antica città Inca di Machu Picchu, abbarbicata sulle Ande. Destinazione, il bellissimo Treehouse Lodge, un resort composto da otto case sugli alberi nella giungla alla confluenza dei fiumi  Yarapa e Cumaceba vicino alla Riserva di Pacaya Samiria. L'avventura comincia già a partire dal viaggio, perché il lodge si raggiunge in barca, lentamente, prendendo pian piano confidenza con l'ambiente e preparandosi a un'esperienza indimenticabile. Vivere nella natura selvaggia ha i suoi lussi. Oltre all'aria pulita della foresta pluviale e all'atmosfera incontaminata, qui non c'è alcuna possibilità di connettersi alla rete, dunque niente telefoni né WiFi - il che significa potersi staccare totalmente dalla vita di tutti i giorni per concentrarsi sulla bellezza del luogo. Durante il soggiorno nella casa sull'albero, un'esperienza capace di far sentire chiunque in piena comunione con la natura, le possibilità d'incontrare animali selvatici sono tantissime - dai colorati uccelli tropicali alle scimmie in vena di scherzi, fino ai pigri bradipi. Indispensabile dunque avere con sé un binocolo. Chi teme di annoiarsi non ha motivo di preoccuparsi, perché anche le attività abbondano, dalle gite in canoa ai trekking fra ponti sospesi e sentieri con vista mozzafiato sulla foresta. E il tempo passato nel proprio bungalow sospeso sarà altrettanto coinvolgente, dal momento che queste case sull'albero sono state progettate per accogliere nei loro spazi confortevoli tutta l'atmosfera dell'ambiente circostante. Con un po' di fortuna, a svegliarvi potrebbe essere una farfalla che si posa sul letto dopo avervi volato un po' attorno. Non ci sono muri, fra l'interno e l'esterno, ma solo bastoncini di legno e tende.Più che interessante anche il capitolo cibo, affidato allo chef resident che utilizza prodotti freschi locali e li trasforma in piatti gourmet. Dunque, tutto concorre a far innamorare gli ospiti del posto e della natura, semplicemente rendendo più comoda e gradevole un'esperienza autentica come quella di addormentarsi e risvegliarsi al suono della foresta. In fondo, perché scegliere la strada più difficile quando si può glampeggiare?

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23.05.2016

La seconda parte della nostra guida agli angoli più tranquilli di Mumbai prende il via al tramonto, con alcuni consigli per passare la serata nella caotica città abitata da ben 22 milioni di persone, nonostante sia grande circa la metà di Londra.  1. Prendete uno yacht dal Gateway of India al tramonto. Questa colossale icona della città appare ancora più bella vista dal mare e illuminata dalla luce del sole che tramonta.Dove: Mumbai, Maharashtra, 400001, India.Quando: al tramonto.  2. Ascoltate le meravigliose melodie che si sprigionano da un piano a coda creando l'atmosfera giusta per una tazza di caffè nella Sea Lounge dello storico Taj Mahal Hotel con vista mozzafiato sul Mar Arabico.Dove: Apollo Bunder, Mumbai, Maharashtra 400001, India.Quando: al tramonto.  3. Se la vostra idea di pace interiore contempla il sorseggiare un cocktail circondati da bella gente, non perdetevi l'AER rooftop bar, al 34esimo piano di un grattacielo con vista sul nuovo skyline della città. Dove: 1/136, 34th Floor, Dr. E. Moses Road, Worli, Mumbai, Maharashtra 400018, India.Quando: a inizio serata. Il nostro consiglio:Per molti anni, i 3,5 chilometri del viale noto come Marine drive sono stati lo sfondo dell'espressione dei più svariati sentimenti - amore, rabbia, lutti e grandi celebrazioni. Questa strada resta comunque un punto panoramico interessante, in particolare suggeriamo una lunga passeggiata da Nariman Point lungo la baia fino a Chowpatty Beach e poi Malabar Hill, da dove si gode di una magnifica vista sulla baia nota come Queen’s necklace ("collana della Regina") per via delle tante luci che risplendono lungo la costa. Dove: da Nariman Point, Mumbai, Maharashtra 400021, India, fino Hanging Garden, Malabar Hill, Mumbai, Maharashtra 400006, India.Quando: subito dopo il tramonto.

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20.05.2016

Mumbai, ancora affettuosamente chiamata Bombay, è un esempio perfetto di città indiana così come la s'immagina, caotica e affollata. Eppure, trovare piccoli momenti di pura beatitudine nel cuore di questa metropoli veloce e rumorosa, capitale indiana della finanza e dell'intrattenimento, non è impossibile. Con questa piccola guida in due parti vi faremo scoprire una serie di luoghi e attività in cui rifugiarsi anche solo per sfogliare un libro, fare una passeggiata o sorseggiare una tazza di chai bollente. Cominciamo con un po' di idee per trascorrere la giornata.  1. Fate il pieno di endorfine e adrenalina cominciando la giornata di buon'ora con una bella corsa all'ippodormo, il Mahalakshmi Race Course, di fianco ai cavalli che galoppano, e poi premiatevi con un bicchiere di acqua di cocco fresca.Dove: Dr E Moses Marg, Royal Western India Turf Club, Mahalakshmi Nagar, Mumbai, Maharashtra 400034, India.Quando: all'alba. 2. Passate un po' di tempo in quel tempio della cultura che è la Asiatic Society of Mumbai, eredità dell'era britannica, fra libri, riviste, antichi manoscitti, vecchie monete, mappe e manufatti vari.Dove: Town Hall, Shahid Bhagat Singh Road, Fort, Mumbai, Maharashtra 400001, India.Quando: in tarda mattinata. 3. Fate un salto allo Yoga House Café, dove potrete viziarvi con un mix di cucina macrobiotica all'avanguardia e antica sapienza culinaria. Questo indirizzo, abbastanza nuovo in città, offre anche brevi lezioni di Yoga e salutismo.Dove: Nargis Villa, Water Bungalow, Sherly Rajan Road, Near Rizvi College, Opp ICICI Bank, Bandra West, Mumbai, Maharashtra 400050, India.Quando: all'ora di pranzo. 4. Salite in cima al Castella de Aguada, noto anche come Bandra Fort,  e fernatevi in un punto con vista sul Bandra Worli Sealink. La gradevole brezza, il rumore dell'oceano e la vista in lontananza del ponte attraversato dalle automobili creano il mix perfetto di natura e civiltà.  Dove: Mount Mary, Bandra West, Mumbai, 400050, India.Quando: verso sera. 5. Il Prithvi​ Theatre Café è un caratteristico caffè che serve ottime specialità locali e internazionali accompagnate da caffè bollente e chai. L'atmosfera è perfetta per perdersi fra le pagine di un libro o conversare amabilmente con uno sconosciuto.Dove: 20, Janki Kutir, Juhu Church Road, Juhu, Mumbai, Maharashtra 400049, India.Quando: all'ora dell'aperitivo.

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17.05.2016

Se i grattacieli di Chūo e di Minato vi hanno stancato, scoprire una Tokyo diversa non è difficile, basta concedersi una passeggiata da Yushima fino a Hongo, una zona dove ancora si respirano atmosfere d’altri tempi grazie a monumenti come il santuario di Yushima Tenjin e l’università di Tokyo. Fra un banchetto che vende frittelle monjayaki e un tradizionale negozio di dolci wagashi, mentre l’odore irresistibile degli yakitori riempie l’aria notturna, vi sembrerà davvero di essere in un’altra città. Yushima TenmangūIl santuario di Yushima Tenman-gū è dedicato a Sugawara no Michizane, studioso del Periodo Heian (794-1185) venerato come il dio dell’apprendimento, Tenman-Tenjin. Il 25 di Maggio hanno inizio le celebrazioni del Reitai Festival, che prevedono l’ingresso nel santuario con un tempietto portatile, musica shintoista tradizionale, suono di tamburi taiko e decorazioni floreali. Il 28 c’è un’altra processione con tempietti votivi a spalla che parte da Tenman-gū e raggiunge il centro città. Kyu-Iwasaki GardenIl Kyu-Iwasaki Garden fu realizzato nel 1896 dall’architetto inglese Josiah Conder come residenza dei fondatori della Mitsubishi, gli Iwasaki. Il complesso è formato da una casa in stile occidentale, una in stile giapponese e un edificio dedicato al gioco del biliardo. Sebbene l’area sia oggi ridotta a un terzo delle sue dimensioni originali, rappresenta comunque un bell’esempio di architettura di fine Ottocento (Periodo Rokumeikan). Ex-residenza di Ichiyō HiguchiLa casa dove la poetessa e romanziera Ichiyō Higuchi (1872-1896) visse per una decina d’anni e scrisse diverse poesie famose. MitsubachiFondato nel 1915, Mitsubachi è uno storico caffè che serve dolci in stile giapponese tipici del Periodo Edo (1603-1868), come i mitsumame ricoperti di melassa o marmellata di fagioli rossi. Tsuboya SōhontenNato nel Periodo Kan’ei (1624-1644), questo negozio di dolci vende specialità tipiche del Periodo Edo. È particolarmente rinomato per i suoi wafer monaka a forma di vasetto pieni di pasta di fagioli rossi e per le torte nurikiri di patata dolce, una gioia per gli occhi e per il palato. Monja-enLa semplice cucina di Shitamachi attira un pubblico eterogeneo, dagli studenti agli intellettuali. Qui si possono gustare pancake arricchiti con ingredienti a scelta fra cui cavolo cappuccio, frutta di stagione, pesce o carne. Immortalati nell’Hokusai Manga, la famosa raccolta di schizzi del pittore dell’onda, i pancake monjayaki erano molto diffusi durante il Periodo Shōwa (1926 – 1989), al punto che tutti i negozi della zona di Shitamachi esponevano almeno un vassoio di ferro ricolmo di queste specialità. Oggi i monjayaki stanno vivendo una sorta di revival. 

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11.05.2016

Una quarantina di attrazioni nascoste su una collina in mezzo a un boschetto di pioppi a Nervesa di Battaglia, nel Trevigiano, tutte costruite a mano e funzionanti a energia zero. A realizzarle, nel corso di 40 anni, è stato Bruno Ferrin, eclettico proprietario dell’Osteria ai Pioppi, ai cui clienti è riservato l’utilizzo di questo insolito parco divertimenti. Tutto ha inizio nel 1969, quando Bruno e la moglie Marisa aprono la loro attività di ristorazione, che oggi comprende l’osteria - una locanda semplice dove ci si serve da soli per poi sedersi ai tavoli interni o esterni - il più tradizionale ristorante e, naturalmente, il parco giochi con le giostre di Bruno, tutte messe a norma, testate per la sicurezza e sottoposte a manutenzione: scivoli (fra cui uno alto 60 metri con tre piste), altalene, tappeti elastici, un enorme cilindro ispirato a quello dei criceti, una ruota ispirata all’uomo vitruviano, e ancora liane, percorsi di guerra, centrifughe, carrucole e “giri della morte”. E per muovere le giostre, soprattutto le più complesse, occorre sudare e darsi da fare, ma il divertimento ripaga la fatica. Ogni singola giostra è stata ispirata dall’osservazione della realtà e del movimento in natura, oltre che dall’amore di Bruno per la costruzione di oggetti meccanici. L’ingresso al parco è gratuito per chiunque si fermi a mangiare al ristorante all’osteria - l’unica raccomandazione è di aspettare che la digestione abbia fatto il suo corso.

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10.05.2016

Alcune città sono belle da qualsiasi prospettiva le si guardi. Una di queste è Parigi, avvolgente dalle strade del Quartier Latin e del Marais, meravigliosa dai grandi boulevard alberati, romantica scendendo lungo i quais che costeggiano la Senna o seguendo il corso del Canal St. Martin. Ma a noi piace soprattutto dall’alto, dagli abbaini, dai tetti, dai balconi, dalla cima della Butte, la celebre collina di Montmartre. E poi, naturalmente, dai caffè e dai ristoranti costruiti in cima ai palazzi e sulle terrazze, dai quali lo sguardo riesce a catturare tutta la monumentale bellezza di Parigi. Eccone alcuni. Le GeorgesIn cima al Centre Pompidou, il Museo d’Arte Moderna di Parigi, questo elegante caffè e ristorante tutto vetrate nel cuore di Parigi dà grandi soddisfazioni in qualsiasi momento. Sotto il sole per un caffè o un aperitivo dopo aver visitato il museo oppure la sera, quando le luci della Ville Lumière si accendono, per cenare sotto il cielo di Parigi. Café RichelieuEccoci in un altro museo, il Louvre, e in particolare nell’ala Richelieu, a due passi dagli appartamenti di Napoleone III. Gestito dalla celebre pasticceria Angelina di Rue de Rivoli, frequentata da Coco Chanel e Proust, questo caffè ha un magnifico terrazzo affacciato sulla Cour Napoléon e la piramide. Da provare la cioccolata calda “L’Africain” e il Mont Blanc.  Nüba Un club dall’atmosfera rilassata e quasi vacanziera. Siamo sulle rive della Senna, sulla grande terrazza pavimentata in legno del caratteristico edificio iper-moderno della Cité del la Mode et du Design. Un posto davvero speciale dove ascoltare musica a cielo aperto sorseggiando cocktail. Le PerchoirDoveva essere una sorta di speakeasy, con l’ingresso invisibile dalla strada, ma questo grande rooftop bar di Menilmontant è così bello che i parigini l’hanno scovato subito, e ormai occorre fare la fila per poter salire. Ne vale decisamente la pena, perché godersi il tramonto con vista a 360° sulla città e sorseggiare vino fra piante di pomodoro e lucine colorate con Parigi ai propri piedi è un’esperienza meravigliosa. Le Zyriab by NouraIl caffè e ristorante sul terrazzo dell’Institut du Monde Arabe progettato da Jean Nouvel è specializzato in ottima cucina libanese (il gruppo Noura ha molti ristoranti in Francia e anche in Inghilterra), ma va benissimo anche per un drink o un caffè fuori dagli orari più affollati dei pasti. La vista sulla Senna e sull’Ile Saint Louis con Notre Dame sullo sfondo è davvero stupenda.

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09.05.2016

Okinawa è la prefettura più a ovest di tutto il Giappone, e comprende ben 363 isole. Per 450 anni, a cominciare dal XV secolo, il mondo l’ha conosciuta come il Regno di Ryūkyū. Okinawa è un vero e proprio scrigno di tesori, dalla meraviglia del suo mare verde smeraldo, della barriera corallina e della varietà infinita di pesci alla bellezza incontaminata delle sue folte e verdi foreste, fino alla rinomata tradizione gastronomica e alla sensazione di trovarsi in un luogo senza tempo. Sulla Corrente Kuroshio, che ne bagna le coste, si possono veder nuotare mante, balene e altre splendide creature marine. Qui la stagione turistica comincia prima, verso marzo/aprile e, sebbene il whale-watching possa essere praticato soltanto in inverno, Okinawa offre molte altre possibilità di svago e divertimento, soprattutto per chi ama gli sport acquatici. Okinawa Churaumi AquariumNella lingua locale churaumi significa “mare puro”. Il Churaumi Aquarium è una sorta di paradiso acquatico abitato da squali balena e dalla prima manta gigante nata in cattività. Grazie a una ricostruzione in scala reale della barriera corallina è poi possibile scoprire i misteri delle profondità del mare di Okinawa. SnorkellingLo snorkelling è uno sport molto gettonato, a Okinawa. L’acqua è particolarmente trasparente per via della scarsità di plankton, e dunque nuotare fra coralli e pesci colorati è ancora più bello - i più fortunati potranno addirittura nuotare con le tartarughe. Tutta l’attrezzatura necessaria si può noleggiare sul posto.  ParasailingIl parasailing è un’emozionante “passeggiata” nell’aria a 40/50 metri d’altezza sopra il mare di Okinawa. Un’attività divertente da fare nel tempo libero e senza stress, per godersi al meglio il panorama della barriera corallina, delle spiagge bianche e della costa rocciosa meravigliosamente cesellata.  Sea-walkingIl sea-walking è un particolare tipo d’immersione che consiste nel camminare sul fondale marino dotati di uno speciale casco, proprio come fareste sulla terra. Uno dei vantaggi è che è il viso non si bagna, per cui è possibile tenere occhiali e lenti a contatto e godersi a pieno la meravigliosa vista. L’isola di KouriKourijima è una bellissima isola circondata da un mare verde smeraldo e collegata all’isola principale di Okinawa da un ponte. La cristallina trasparenza delle acque è particolarmente amata anche dai chi vive da queste parti, tanto che molti amano noleggiare una bicicletta per fare il giro dell’isola. I ristoranti e gli alberghi non mancano di certo, per cui potete fare con calma e godervi anche il tramonto. La cucinaInfluenzata sia dal Giappone, sia dalla Cina, Okinawa ha sviluppato una tradizione culinaria tutta sua, che comprende molti piatti a base di carne di maiale e tofu, ma è anche molto ricca di frutta e verdura, in particolare banana, mango, ananas, frutto della passione, limone hirami e guava. Se siete amanti del buon cibo, dovete assolutamente provare i sāta andakī (ciambelle di Okinawa), il sōki soba (noodle di grano saraceno con maiale stufato), le costine di maiale rafute e gli hamburger di maiale agu. E non fatevi mancare un giro sulla Kokusai Dōri (1,6 chilometri), la strada principale di Naha, la capitale - un susseguirsi ininterrotto di indirizzi imperdibili per foodie e amanti dello shopping.

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04.05.2016

Tutti amano il tonkatsu. Ma che cos’è esattamente? In poche parole, una cotoletta di maiale fatta con una spessa fetta di carne (lombo o filetto) e passata prima nella farina, poi nell’uovo e successivamente nel pane grattato a scaglie, e infine fritta alla perfezione. I ristoranti specializzati in tonkatsu si differenziano per il tipo di pangrattato, l’origine della carne e le verdure utilizzate come contorno. Indipendentemente dalle sfumature, a Tokyo ci sono diversi posti ottimi per assaggiarlo. Eccone alcuni.  Butagumi, Nishi-AzabuRinomato per l’attenta scelta degli ingredienti, questo ristorante utilizza carni provenienti dalla prefettura di Gifu, mentre il cavolo cappuccio e il riso koshihikari vegono da aziende agricole fidate dove si coltiva senza pesticidi. Di qui, la qualità straordinaria del cibo: il tonkatsu croccante e leggero di Butagumi attira folle di clienti ogni giorno. Consigliatissimi i menù del pranzo. Agezuki, KagurazakaDa Agezuki si mangiano cotolette saporitissime fatte con la migliore carne di maiale Minami no Shimabuta dalla prefettura di Miyazaki, vincitrice di un importante riconoscimento da parte del Ministero dell’Agricoltura. La carne è tenera e succosa, ma non troppo grassa. Viste le code infinite, meglio prenotare in anticipo. Hasegawa, RyōgokuHasegawa è un locale alla vecchia maniera, molto amato per il suo tonkatsu a base di carne di maiale Hiraboku Sangenton da Yamagata. Il ristorante serve anche shabu-shabu e altre specialità giapponesi. la marezzatura dà alla carne una texture fantastica, senza renderla troppo grassa. Narikura, TakadanobabaAmbiente moderno e amichevole e una lunga coda di gente costantemente davanti alla porta: ecco le caratteristiche di Narikura, il cui successo si deve proprio al tonkatsu particolarmente croccante all’esterno e succoso nel cuore. Il piatto più gettonato è il Chatonbriand tonkatsu con carne Kirifuri-Kogen. Il nome Chatonbriand è una giocosa variazione del termine Chateaubriand (come la famosa bistecca); e ton, in giapponese, significa infatti “maiale”. Geniale. Agefuku, GotandaDi proprietà della catena di ristoranti Meat Yazawa, Agefuku non accetta compromessi in tema di qualità della carni sotto il profilo delle origini, dei tagli, delle cotture e dei condimenti. Uno dei condimenti più amati è la loro salsa al tartufo. Oltre al tonkatsu, Agefuku è rinomato anche per il suo menchi-katsu, una cotoletta anch'essa fritta ma di carne macinata. Decisamente da provare.

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02.05.2016

Per i turisti alla scoperta di una delle città più belle al mondo, ma anche per gli abitanti che devono quotidianamente andare al lavoro, la bicicletta risulta una soluzione valida e alternativa a metro, tram e autobus per spostarsi in tutta libertà senza gravare sull’ambiente. È questo il concetto alla base del progetto GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici. L’iniziativa, che sta raccogliendo sempre maggior consenso, consiste in un percorso lungo ben 43 km, di cui più dell’80% già percorribile, che collega i principali monumenti ed attrazioni di Roma. Questo anello ciclopedonale diventa così un vero e proprio museo a cielo aperto che permette allo stesso tempo di scoprire zone altrimenti difficili da raggiungere attraverso differenti mezzi di trasporto. Inoltre, vengono promosse giornate in cui si invita tutti a riscoprire la bellezza del muoversi su due ruote. È alle porte ad esempio  l’Appia Day, organizzato da Lega Ambiente, che si terrà il prossimo 8 maggio e che vede la possibilità di immergersi nella magia di questa antichissima via, anche in sella alla propria bici proprio grazie al GRAB. Per l’occasione, la Regina Viarum è chiusa alla circolazione delle automobili ed offre l’opportunità di visitare gratuitamente i monumenti presenti sul suo cammino. Ecco altre due piste ciclabili particolarmente suggestive sul territorio romano. Itinerario sul TevereQuesto percorso, che parte da Castel Giubileo per arrivare fino al ponte di Mezzocammino, permette di seguire il corso del fiume romano tra strade asfaltate ed altre caratterizzate dai tipici sanpietrini. Composto per la maggior parte dalla banchina del Tevere, dà la possibilità di muoversi sotto i più affascinanti ponti della capitale, offrendo una insolita visuale dal basso della città. Unico difetto: la pista può risultare inaccessibile nei mesi autunnali ed invernali nel caso di aumento del livello dell’acqua.  Parco della CaffarellaSe invece si preferisce allontanarsi dalla città per passare una giornata in campagna, un’ottima soluzione è intraprendere il Sentiero dell’acqua. Questo percorso, lungo 5 km, porta alla scoperta di un bell’angolo di campagna romana, la Valle della Caffarella, attraversata dal fiume Almone. Partendo dalla Fonte Acquasanta Egeria, si arriva al Bosco Sacro e al Ninfeo di Egeria, per raggiungere infine le sorgenti ed il lago del Pioppeto.  Immagine: per gentile concessione di GRAB

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28.04.2016

Seoul è una città davvero unica: tutto sembra correre velocissimo verso il futuro eppure, in qualche modo, i suoi abitanti riescono a conservare i valori della cultura tradizionale. C’è così tanto da fare e da vedere che, a chi la visita la prima volta, la città può quasi incutere addirittura timore. Ecco perché abbiamo chiesto alla nostra amica Soon Ryu, considerata un’icona nel mondo della moda e della creatività in Corea del Sud, di farci da guida alla scoperta della capitale.  SJ: Ciao Soon! Puoi dirci brevemente qualcosa di te?SR: Lavoro come direttore creativo nel campo della moda e del lifestyle, sono una grande viaggiatrice e ho scritto un libro intitolato Style Bangkok. SJ: Quali sono le tue più grandi passioni?SR: La moda, i viaggi e la qualità della vita, che cerco di mantenere sempre alta, per quanto possibile. SJ. Non esci mai di casa senza...?SR: Il mio iPhone, un quadernetto per gli appunti e il burro cacao. SJ: Com’è vivere e lavorare a Seoul?SR: Seoul è una metropoli affollata, frenetica, dove tutto va veloce e si lavora duro. D’altro canto, le persone riescono a costruirsi un proprio stile di vita individuale, trovando l’equilibrio fra il nuovo e la tradizione, fra le mode passeggere e la cultura tradizionale. Un mix interessante, che rende la scena culturale coreana e il nostro modo di vivere abbastanza unici rispetto a quelli di qualsiasi alta città del mondo. SJ: Se dovessi fare da guida a qualcuno che non è mai stato a Seoul quali posti consiglieresti?SR: Per chi non è mai stato in città una delle prime tappe irrinunciabili è la zona di Samcheongdong dalle parti del Gyeongbok Palace e del Bukchon hanok village (le hanok sono le case tradizionali coreane), abitato fino a un secolo fa da nobili, aristocratici e persone appartenenti alle classi sociali più elevate, compresa la famiglia reale. La Namsan Tower, il quartiere di Hannam-dong e il Leeum Museum sono altre tre mete da inserire in agenda. Salire in cima alla Namsan Tower e godersi la vista panoramica su Seul è il modo ideale per rendersi conto delle enormi dimensioni della città. SJ: Puoi consigliarci qualche indirizzo interessante in città in linea con lo stile Slowear?SR: Il Korea Furniture Museum a Seongbuk-dong, con i suoi oltre 2.000 pezzi di mobilio tradizionale coreano e le sue 10 hanok è una vera gioia per gli occhi (attenzione però, si visita solo su prenotazione). Mi piace molto anche il MMCA Seoul museum, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, dedicato ad artisti coreani e stranieri. La Dongdaemun Design Plaza (DDP) progettata da Zaha Hadid è un miscuglio davvero insolito di architetture vecchie e nuove. Per assaggiare la cucina coreana DOC consiglio Poom Seoul, specializzato in cucina banga, tradizionalmente riservata alle classi più elevate (anche qui è obbligatorio prenotare). Coffee Hanyakbang è un locale bellissimo in stile vintage e un po’ délabré dove bere ottimo caffè filtro, mentre il Charles H bar del Four Seasons è un affascinante bar in stile speakeasy ispirato all’epoca del proibizionismo e specializzato in cocktail. Se preferite un’atmosfera più casual e rilassata, il mio consiglio è invece l’ATM bar a Hannam-dong. Per quanto riguarda gli alberghi, suggerirei il Nest Hotel a Yeongjongdo, un design hotel di stile vicino all’aeroporto di Incheon, e il bellissimo Makers Hotel dalle parti di Insadong, dove ogni stanza è stata progettata singolarmente e in modo originale. SJ: Che cos’è per te lo slow lifestyle?SR: Per me si tratta soprattutto di trovare e mantenere il giusto equilibrio fra desideri e possibilità, fra ciò che vogliamo e ciò che possiamo fare. Credo sia l’obiettivo più importante che possiamo perseguire nella vita.

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17.04.2016

La prima partenza è prevista per le 9.10 del 30 aprile, poi il trenino dell’Etna viaggerà minimo una volta al mese per tutto l’anno, dicembre compreso, intensificando le sue corse durante l’estate. A bordo dello storico treno della Ferrovia Circumetnea, l’Aln 56, si percorreranno le pendici del maestoso vulcano, per inoltrarsi poi, con il Wine Bus, lungo la Strada del Vino dell’Etna e scoprire le più belle cantine della zona. Il ritmo sui binari sarà quello lento della montagna, che consente di apprezzare al meglio questa terra fatta di lava e di luce, di vento e di vigne, di roccia e di mare. Si partirà da Riposto, grazioso villaggio con un porticciolo sullo Ionio, oppure da Piedimonte Etneo, più a nord verso l’interno, in compagnia di guide multilingue che racconteranno la storia del vino etneo. Oltre il finestrino, le rigogliose campagne dei versanti Sud Est e Nord Est dell’Etna, con i tipici i terrazzamenti, i muretti a secco di pietra lavica, i casolari contadini e le antiche ville nobiliari. Giunti a Randazzo, i passeggeri potranno spostarsi sul bus “hop-on hop-off” che percorre la Strada del Vino attraversando Verzella, Rovittello, Crasà, Pietramarina, passando per il centro storico di Castiglione di Sicilia e le gole dell’Alcantara. Ciascuno sarà libero di salire e scendere a piacere per visitare i borghi e le cantine incontrati lungo il percorso, fare una sosta per il pranzo o partecipare a una degustazione. Il prezzo del biglietto sarà di 23 euro, con la possibilità di acquistare una degustazione per altri 12 euro.

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12.04.2016

Negli Stati Uniti, il sidro è in un certo senso una novità. Se un tempo infatti ogni casa nelle campagne americane aveva il suo frutteto e produrre sidro era una cosa piuttosto normale, per tutto il ventesimo secolo questa deliziosa bevanda fermentata e leggermente alcolica è sparita fino a tempi relativamente recenti, quando è stata riscoperta e la produzione è ricominciata con un entusiasmo simile a quello che ha caratterizzato la scena delle birrerie artigianali. E fatto che a New York, in pieno Lower East Side, abbia aperto il primo cider bar della città non fa che confermare questa tendenza. Il locale si chiama Wassail, un omaggio alla cultura inglese del sidro, dove questa parola indica la bevanda ma è anche un saluto e allo stesso tempo un rituale benaugurante diffuso fra i produttori di sidro nelle campagne occidentali dell’Inghilterra. Ma il vero omaggio è nella ricchissima lista di cocktail a base di mele e, soprattutto, negli oltre novanta tipi di sidro alla spina in bottiglia a disposizione, selezionati con cura da una squadra di veri e propri esperti - i tre proprietari e il capo barista vengono tutti dal mondo del sidro, così come Dan Pucci, il ‘cider director’, grande protagonista della scena americana del cosiddetto cider revival. E che dire della cucina? Anche qui si percepisce prepotentemente un ritorno alle radici, alle stagioni, anche ai prodotti locali - con un indirizzo vegetariano e, dunque, un focus deciso su verdure e cereali. Lo chef brasiliano Vinicius Campos utilizza legumi, patate dolci, barbabietole e altre semplici verdure di stagione nobilitandole con preparazioni creative e dettagli sofisticati. Wassail162 Orchard Street Lower East Side, New York City 

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11.04.2016

Che cos’è un borgo? Senza dubbio una dimensione tutta italiana, oggi estesa a molte realtà differenti ma che deriva da una definizione precisa: burgus, in latino tardo, indicava un abitato di medie dimensioni dotato di fortificazione e di un mercato. In altre parole, di una propria autonomia, identità ed economia. Quante realtà di questo genere esistono ancora oggi nel nostro paese? Moltissime, e alcune sono riuscite a preservare un aspetto, un’atmosfera e un patrimonio artistico, artigianale ed enogastronomico così intatti e autentici da farci sospettare che sia proprio qui, in queste piccole realtà, che si trova il vero tesoro dell’Italia, un tesoro da promuovere valorizzare a tutti i costi.Impossibile stilare una lista di tutti i magnifici borghi d’Italia (per questo esiste addirittura un apposito club). Questi sono soltanto alcuni dei nostri preferiti. Monte Isola (Brescia, Lombardia)Meno nota di altri splendidi borghi sul lago di Como o sul Garda, Montisola, la perla dell’Iseo, è altrettanto affascinante. Si tratta in realtà di una “collezione” di ben 12 borghi su un’isoletta montuosa dal perimetro di 11 chilometri nel lago, dove non sono ammesse macchine ma soltanto autobus e biciclette. Fra i più suggestivi c’è Peschiera Maraglio, un villaggio di pescatori con una rocca e un grazioso porticciolo. Castell’Arquato (Piacenza, Emilia Romagna)Bellissimo borgo medievale arroccato sulle prime alture della Val D’Arda, a circa 30 chilometri da Piacenza, Castell’Arquato è rimasto pressoché intatto nel corso dei secoli. Meravigliosa la sua Piazza Monumentale sulla quale si affacciano la trecentesca Rocca Viscontea, la chiesa Collegiata (VIII secolo) e il medievale Palazzo del Podestà con i suoi merli e la sua torretta. Manarola (La Spezia, Liguria)Questo antico borgo della riviera ligure di Levante, nonché una delle famose Cinque Terre, è miracolosamente sfuggito alle devastazioni delle alluvioni dell’ottobre 2011 che hanno danneggiato pesantemente Vernazza e Monteroso. Vero e proprio gioiello urbanistico, con le sue sue case-torri colorate arroccate sulla costa scoscesa e affacciate sul bel mare della Riviera è una vista da togliere il fiato.   Pitigliano (Grosseto, Toscana)La “piccola Gerusalemme” della Maremma grossetana, arroccata su una rupe di tufo, fu un tempo abitata da Etruschi e Romani, ma il suo soprannome si deve alla grande comunità ebraica che vi trovò accoglienza nel 1500 - di quell’epoca resta il “ghettto” con la sinagoga, il forno, la cantina e la macelleria kosher. Il centro è tutto un fiorire di chiese e antichi palazzi, e poi ci sono le “vie cave”, vie di comunicazione di epoca etrusca interamente scavate nella roccia tufacea. Civita di Bagnoregio (Viterbo, Lazio)Un luogo unico e spettacolare nel Viterbese, appoggiato su uno sperone di roccia e circondato da calanchi, unito al resto del mondo solo da uno stretto ponte. Qui davvero il tempo si è fermato: nel borgo non restano che poche famiglie, e non entrano le automobili. E i lenti franamenti delle fragili pareti di tufo fanno abbassare il terreno con un'erosione media di sette centimentri all'anno, tanto che Civita è anche nota come “la città che muore” - ma muore lentamente, per cui avete tutto il tempo per visitare questa meraviglia. Castelmezzano (Potenza, Basilicata)Divenuto recentemente l’ispirazione per l’ambientazione del film Un paese quasi perfetto, Castelmezzano è un piccolo borgo incastonato nelle Dolomiti Lucane al cospetto di alte guglie montuose, che ricorda un po’ i villaggi greci della zona delle Meteore. Originariamente, la città era un insediamento militare normanno, del quale restano oggi le rovine di un’antica fortezza raggiungibile con una ripidissima scalinata scavata nella roccia. Copertina: Manarola, di Chensiyuan

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08.04.2016

Che si tratti di una gita fra amici o di una giornata di puro relax da trascorrere in solitudine davanti al mare, 24 ore sono sufficienti per esplorare le bellezze storiche di Kamakura e immergersi nella natura della rigogliosa isola di Enoshima, nella  baia di  Sagami. Come arrivareCon il Kamakura-Enoshima Day Pass avrete accesso illimitato ai treni JR, alla Shōnan Monorail e alla Enoden Line nell’area di Kamakura-Enoshima, il tutto per 700 Yen (prezzo aggiornato a marzo 2016). Il pass si può acquistare alle macchinette o in qualsiasi biglietteria della Japan Rail presso le stazioni di Ōfuna, Fujisawa, Kamakura e Kita-Kamakura. Bellissimo il tragitto lungo la costa, specialmente nel tratto fra  le stazioni di Koshigoe, Kamakura-kōkōmae e Shichirigahama sulla linea Enoden. Cosa vedere Kōtoku-inQuesto tempio Jōdo è dominato dalla statua del Grande Buddha, che è il simbolo di Kamakura. Si tratta di una rappresentazione del celestiale Buddha Amitābha, scolpita oltre 750 anni fa da un artista sconosciuto. Alta 13 metri, questa statua di 121 tonnellate ha conservato pressoché intatto il suo aspetto originale nonostante le numerose guerre che hanno coinvolto la città. Hase-deraA metà del Monte Kamakura e diviso in due aree distinte, Hase-dera è un tempio buddhista che ospita la statua lignea di  Kannon, la Dea della Misericordia. Arrivando dalla vicina stazione, rimarrete immediatamente colpiti dalla bellezza del giardino che circonda i due laghetti all’ingresso dell’area inferiore. Chiamato anche “il Paradiso Occidentale della Terra Pura”, Hase-dera è circondato dal verde e dai fiori in ogni stagione. L’8 di aprile, per festeggiare il compleanno di Buddha, si serve ai devoti il the all’ortensia. Komachi-doriKomachi-dori è la zona dello shopping di Kamakura e si estende per circa 360 metri dall’uscita est stazione dei treni fino al tempio scintoista di Tsurugaoka Hachiman. Non perdetevela se siete alla ricerca di souvenir o di ottimo street food. Hannari Inari è un banchetto famoso per le sue deliziose millefoglie di riso condite con aceto e guarnite con caviale di salmone, tobiko oppure uova. Un’altra specialità primaverile sono i bianchetti freschi crudi, pescati ogni mattina. Se andate da Torikoya provate le patate dolci fritte o le crocchette al sesamo nero - ma assaggiatele quando sono ancora ben calde.  Tsurugaoka Hachiman-gūDedicato a Minamoto no Yoritomo, fondatore e primo shogun dello shogunato di Kamakura, questo grande santuario offre la possibilità di assistere al rito dello Yabusame, il tiro con l’arco a cavallo, per ben tre volte l’anno: la terza domenica di aprile, il 16 di settembre e la prima domenica di ottobre. In primavera, la vista dei ciliegi in fiore è da togliere il fiato. Santuario di Zeniarai Benzaiten Ugafuku Noto anche come Zeniarai Benten, questo santuario scintoista a 20 minuti di cammino dalla stazione di Kamakura è dedicato a Benzaiten, una delle sette divinità della fortuna. Secondo la credenza, le sacre acque che fuoriescono dalla sua fonte sarebbero in grado di moltiplicare il denaro immerso in esse. Il santuario fu fondato da Minamoto no Yoritomo nel 1185 come luogo di venerazione di Ugafuku, dopo aver avuto una visione della divinità che gli ordinava di raggiungere le sacre acque della valle Sasukegayatsu. Zeniarai Benten è una delle cinque fonti sacre di Kamakura.  Enoshima Island SpaCamminare può essere stancante, e allora perché non trovare un po’ di sollievo alla fatica immergendosi in una vasca calda con vista sul monte Fuji sul mare? Questa spa offre dieci tipi di piscine, da quella all’aria aperta a quella in grotta - oppure si può optare per un po’ di ginnastica, un trattamento di bellezza, un massaggio e persino la capsula di ossigeno. Si può mangiare al caffè oppure al ristorante, e c’è una navetta gratuita che porta qui dalla stazione.  

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06.04.2016

Caffè e biciclette: una strana accoppiata, qualcuno direbbe, eppure negli ultimi anni  la cultura delle biciclette e quella del caffè si sono incontrate un po’ in tutte le grandi città del mondo, dando vita a locali pensati per chi ha eletto le due ruote a mezzo di elezione. Persino in una metropoli notoriamente “a misura di automobile” come Los Angeles, perché se il traffico è notevole e i trasporti son decisamente inadeguati alle dimensioni del tessuto urbano, scegliere la bicicletta può spesso rivelarsi una mossa intelligente. E poiché le distanze da coprire sono sempre notevoli, ecco nascere l’esigenza di fare sosta in un cycle café per la colazione, il pranzo o uno spuntino sulla via di casa. Spoke Bicycle CaféQuesto localino con spazio all’aperto strategicamente collocato lungo la pista ciclabile che costeggia il Los Angeles River offre riposo, caffè gratis e snack rigeneranti come barrette ai cereali, frutta, succhi e yogurt. Per rilassarsi ci sono giochi in scatola e giornali, ogni tanto suonano band dal vivo e soprattutto si può far aggiustare la bici perché c’è il meccanico, oltre al negozio di biciclette e ricambi. A breve il caffè dovrebbe trasformarsi in un vero e proprio ristorantino. Aperto dal giovedì alla domenica dalle 9 alle 18.00. The WheelhouseUn vero e proprio luogo d’incontro per chi usa la bicicletta tutti i giorni, una sorta di hub dedicato alla bicicletta nel cuore creativo della città, l’Art District, all’interno del complesso post-industriale Factory Place. The Wheelhouse è innanzitutto un caffè dal design ricercatissimo ma capace di creare un ambiente accogliente, fra travi a vista, superfici in cemento e in legno, divani in pelle retrò e dettagli divertenti come il menù che somiglia al tabellone degli arrivi e delle partenze di una stazione ferroviaria. Ma è anche officina e fornitissimo negozio di biciclette - da quelle per neofiti a quelle più equipaggiate per chi desidera sostituire l’auto con la bici o viaggiare in bicicletta - e accessori sempre molto selezionati, dai caschi ai cestini, fino alle borse. Peddler’s CreameryQuello dietro a questa insolita gelateria nel cuore di Downtown L.A, è un concetto un po’ diverso ma sempre legato alla bici: i gelati (con e senza latte) e gli altri dessert freddi qui si preparano pedalando. L’idea è quella di mantenere un’attività a basso impatto ambientale risparmiando energia e anche usando prodotti locali e devolvendo il 5% dei profitti a cause sociali e ambientali. Ma come funziona? Per entrare nel club dei “pedalatori” occorre prenotarsi (il locale è aperto dalle 7.000 del mattino alle 9.00 di sera) e poi pedalare per 15 minuti alla velocità di 15 miglia orarie per attivare le macchine e produrre una certa quantità di gelato. In cambio si avrà una pallina di gelato “gratuita” - ma si può anche decidere di donarla in beneficenza. Oppure, si può semplicemente fermarsi qui per comprare un buon gelato.

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05.04.2016

Visitare i mercati tradizionali di Seoul è sempre un’ottima idea, soprattutto se si desidera entrare in contatto con la cultura locale, conoscere persone del posto e magari scovare qualche souvenir speciale da riportarsi a casa. Questi autentici angoli di vita coreana si trovano un po’ ovunque in città, a volte in zone residenziali o magari nascosti all’ombra di un grattacielo. Eccone alcuni che fareste bene a non lasciarvi sfuggire. Namdaemun MarketOltre a essere uno dei più vecchi mercati di Seoul, Namdaemun è anche così sconfinato e pieno di cose che, se non trovate quel che cercate qui, probabilmente non lo troverete da nessun’altra parte in città. I negozi vendono davvero di tutto, dai vestiti per uomo, donna e bambino agli oggetti più quotidiani, dagli utensili per cucina ai prodotti d’importazione. E poi, naturalmente, ci sono i ristorantini e i banchi che preparano le specialità locali; particolarmente rinomati sono i kalguksu noodle (noodle di grano fatti in casa e tagliati al coltello serviti in ciotola con brodo e altri ingredienti) e il galchi jorim (pesce brasato con salsa piccante). Gwangjang MarketQuesto celebre mercato specializzato in tessili e tessuti vari è stato il primo grande mercato stabile della nazione e ancora oggi offre ottimi prodotti a prezzi abbordabili - ad esempio le belle lenzuola di seta, satin e lino che arrivano direttamente dalle fabbriche. Tuttavia, molti vengono qui soprattutto per le bancarelle gastronomiche dove si può trovare il meglio dello street food coreano. Una delle tante specialità del mercato sono i bindaetteok (“pancake di fagioli mung”), pancake fritti in stile coreano fatti con farina di fagioli mung, cipollotti freschi e kimchi (verdura marinata fermentata). Mangwom MarketImmergetevi nella quotidianità di Seoul passeggiando per questo mercato lontano dalle rotte turistiche e frequentato soprattutto dagli abitanti del luogo, che vengono qui a fare la spesa grazie ai prezzi particolarmente convenienti di frutta e verdura. Anche gli snack e i piatti serviti dai ristorantini di strada sono molto abbordabili, per cui potrete sbizzarrirvi negli assaggi. Gyeongdong MarketQuello che una volta era un  semplice mercato agricolo, con il tempo si è trasformato nel più grande mercato di erbe medicinali di tutto il paese. Anche se a prima vista potrà sembrarvi un mercato di frutta, verdura e gastronomia come gli altri, seguite il profumo del ginseng e delle altre erbe e scoprirete tutto un mondo. Se siete curiosi d’imparare come si fa una saponetta alle erbe orientali o di farvi fare un checkup gratuito da un medico esperto di agopuntura, bussate alla porta della “Korean Traditional Medicine Experience Hall for Foreigners”. Seoul Folk Flea MarketLa versione rinnovata del mercatino delle pulci che un tempo riuniva gli ambulanti sulle rive del Cheonggyecheon è un moderno edificio di due piani dove si vendono fra le altre cose oggetti vintage e artigianato locale. Se cercate un souvenir un po’ particolare o di valore, qui lo troverete quasi sicuramente. E c’è anche il “Traditional Culture Experience Center” dove potete imparare a lavorare la hanji (carta tradizionale coreana) o a realizzare maschere artigianali e altri manufatti tradizionali. Foto di L.W. Yang

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30.03.2016

La prima volta che si visita Monaco di Baviera, patria della famosa (e famigerata) Oktoberfest, è impossibile non lasciarsi attrarre dalle varie brauerei, le famose birrerie cittadine, e dai biergarten, quelle magnifiche quanto insidiose istituzioni che consentono di bere birra e mangiare cibi ipercalorici all’aria aperta in un piacevole giardino circondati da buontemponi. Avendo frequentato poco e superficialmente la città, molti si convincono che, in fin dei conti, a livello enogastronomico quello che ha da offrire si esaurisca qui, fra un bicchiere di birra da un litro (Mass) e uno stinco di maiale. Ma è sufficiente approfondire un minimo la conoscenza per accorgersi che Monaco sa essere una città estremamente varia e raffinata quando si tratta di mangiare e di bere, basta allontanarsi dai cliché e conoscere i posti giusti. Eccone alcuni che vi faranno certamente cambiare idea. Cucina tradizionale tedescaHalaliResistete alla tentazione, tenetevi alla larga dalle invitanti sirene della Hofbräuhaus e delle altre “trappole per turisti” e dirigetevi verso questo autentico ristorante tedesco vecchio stile che da un secolo allieta i suoi ospiti con piatti di selvaggina serviti in una grande ed elegante sala pannellata in legno fra trofei di caccia. Solo per amanti di lepri, fagiani, pernici e simili. Cucina innovativaBroedingImmaginate di gustare una cena gourmet nella sala da pranzo di un amico: è più o meno questa l’esperienza che offre uno dei più amati ristoranti di Monaco, il regno di Gottfried Wallisch e dello chef Manuel Reheis, grandi esperti di vini soprattutto austriaci. Il menù ha sei portate, cambia ogni sera in base agli ingredienti in gran parte locali, e a ogni piatto il sommelier abbina un vino differente. Vegan GratitudeStrano a credersi, nella patria dei würstel è addirittura possibile ordinare un intero pasto senza carne e altri prodotti animali. In realtà, com’è ben noto, la Germania è piuttosto avanti quando si parla di cucina e cibi vegetariani, e questo grazioso ristorantino di design nella zona universitaria di Schwabing ne è la prova. La cucina propone piatti basati su ingredienti locali e a filiera corta, un menù del giorno che spazia dai curry al risotto.  Gourmet TantrisDa oltre quarant’anni, Tantris è considerato il migliore ristorante di Monaco e forse di tutta la Germania, e non ha mai perso la sua stella Michelin. Anche se di solito non ci interessano i ristoranti stellati, questo ha una tradizione così lunga che vale la pena di prenotare un tavolo, e con un certo anticipo. L’ambiente è di design ispirato agli anni Settanta, il servizio naturalmente impeccabile, la lista dei vini fantastica e la cucina dello chef Hans Haas sorprendente. EtnicoYum Ci sono molti ristoranti di cucina thailandese a Monaco, ma questo ha decisamente una marcia in più. Piccolo e sofisticato, si distingue per il servizio impeccabile, le belle presentazioni e un ricco menù di insalate (yum in thailandese significa appunto “insalata”), oltre a classici come il pad thai (tagliatelle di riso saltate) e gli spiedini di pollo con salsa di arachidi.

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30.03.2016

La storia del caffè in Giappone comincia nel Periodo Edo (1603-1868), noto anche come Sakoku, quando soltanto ai cinesi, ai coreani e agli olandesi era consentito l’accesso al paese, stazionando a Dejima, un’isoletta nella baia di Nagasaki collegata alla terraferma da una sottile striscia di terra.Il caffè era uno dei prodotti importati da Giava dagli olandesi nel XVII secolo, attraverso la Compagnia delle Indie Occidentali. Tuttavia, la bevanda divenne popolare fra i giapponesi soltanto nel Periodo Meiji (1868-1912).Il primo cafe giapponese aprì a Ueno, Tokyo, nell’aprile del  1888, seguito dal Café Paulista, a Minō, nella prefettura di Ōsaka, nel giugno del 1911. Il numero di locali che aprirono in seguito, dove le persone potevano ritrovarsi per discutere di arte e cultura, fu fondamentale per trasformare il caffè una bevanda popolare, tanto che intorno agli anni Venti il Giappone aveva già una sua cultura del caffè ben radicata.Gli storici caffè di Ginza hanno conservato l’atmosfera di quei tempi; il caffè si prepara ancora alla vecchia maniera, filtrato goccia dopo goccia, e va bevuto lentamente assaporandone il meraviglioso aroma. A Tokyo esiste ancora un certo numero di locali in cui il caffè si può gustare senza fretta, proprio come ai vecchi tempi.  Tricolore GinzaSeduti sui bei divani di velluto rosso di questo caffè fondato nel 1936, o al bancone del piano terra, respirerete per un po’ le autentiche atmosfere dalla Ginza di un tempo. Se ordinate un café au lait, il caffè verrà filtrato e versato lentamente davanti a voi, con un  po’ di latte e dei deliziosi éclair alla crema per accompagnarlo. Café de L’AmbreNascosto in una stradina secondaria e piuttosto difficile da trovare nel labirinto di vicoletti della zona, il Café de L’Ambre serve ottimo caffè fin dal 1948. E, sebbene non offra nient’altro che questo, l’aroma delizioso dei chicchi appena tostati non manca mai di attrarre curiosi ed esperti da tutto il mondo. Café Paulista GinzConsiderato uno dei più vecchi caffè del Giappone, questo locale fu fondato nel 1910 da Ryu Mizuno, presidente della Compagnia Imperiale dell’Immigrazione, che firmò un accordo con il Governo brasiliano per la distribuzione del caffè in Giappone. Il Caffè Paulista cominciò a offrire la bevanda a prezzi ragionevoli, rendendola accessible a un maggior numero di persone. Nel Periodo Taishō (1912-1926), il locale divenne un luogo di ritrovo per molti scrittori, compresi Kan Kikuchi, Ryūnosuke Akutagawa e Jun’ichirō Tanizaki. Persino John Lennon e Yoko Ono passarono di qui per tre giorni di seguito durante una loro permanenza in Giappone. Quelle atmosfere artistiche rivivono oggi negli interni in stile retrò e nello straordinario aroma del caffè. Kinohana Flor de CaféAncora John Lennon e Yoko Ono visitarono questo caffè in stile retrò nel quarto giorno della sua apertura - correva l’anno 1979.  Filtrato da chicchi appena tostati, qui il caffè si versa sotto gli occhi dei clienti, una tazza alla volta. Ci sono tre miscele speciali: il Kinohana Blend è ricco e aromatico; il Bōjun Blend è leggermente dolce; il Nonohana Blend è leggero e rinfrescante. Il caffè si può accompagnare con toast alla cannella o dolci vari. RadorioNato a Jinbōchō nel 1949, il Radorio è un moderno caffè in stile squisitamente Shōwa al piano terra di un edificio di mattoni. L’atmosfera è rilassata, in omaggio a quella di un pub inglese. Questo è stato il primo caffè di Tokyo a offrire il caffè Viennois, - vale a dire caffè nero con panna montata servito nel bicchiere di vetro. La sera, il locale si trasforma quasi in un cocktail bar, ed è particolarmente amato dai personaggi della cultura giapponese, a cominciare dall’autore di gialli Go Ōsaka, che pare abbia l’abitudine di attendere a uno dei suoi tavoli l’annuncio dei vincitori del premio letterario Naoki.  SabōruJinbōchō è il paradiso in terra per chi è alla ricerca di libri usati, ma è anche un quartiere noto per i suoi tanti caffè vecchio stile. Fra questi c’è il Café Sabōru, utilizzato spesso come set per serie e programmi televisivi. La gente viene qui per respirare un po’ di quell’atmosfera magica.

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29.03.2016

Nel corso degli ultimi 15 anni i ristoranti “giapponesi” a Milano si sono moltiplicati a dismisura. Alcuni, fra i primi che hanno aperto, continuano a proporre la loro ottima e autentica cucina e a essere frequentatissimi dai milanesi così come dalla comunità giapponese. Ma nel panorama generale diventa davvero difficile orientarsi per chi non è esperto, così abbiamo chiesto ai nostri colleghi della redazione giapponese di svelarci quali sono gli indirizzi che frequentano più volentieri quando di trovano in città. Yazawa Japanese BBQDecisamente non un indirizzo per vegetariani, questo ristorante è specializzato nella preparazione della carne di manzo wagyu giapponese, il pregiato manzo dal manto nero allevato secondo tradizione e nutrito unicamente con cereali e granaglie, abbeverato con birra e massaggiato più volte quotidianamente. La carne è cucinata secondo la tradizione yakiniku, vale a dire marinata e poi grigliata, e risulta morbidissima. Ad accompagnare le pietanze c’è anche un’ottima selezione di saké. BasaraUn locale molto particolare aperto dalla colazione (classica italiana) fino alla cena, che la sera si trasforma in un ottimo sushi restaurant grazie a una serie di pannelli scorrevoli e propone piatti creativi ma non fusion, e soprattuto autenticamente giapponesi, creati dallo chef Hiro. Casa Ramen Finalmente da qualche anno anche a Milano si può magiare l’autentico Ramen giapponese, il classico piatto a base di tagliatelle di grano in brodo di carne o pesce arricchito spesso da alghe, uova e maiale affettato - e da mangiare rigorosamente “col risucchio”. A prepararlo è nientemeno che un italiano, Luca Catalfamo, che si è innamorato di questo piatto viaggiando per il mondo e ha imparato a prepararlo decisamente bene! OsakaQuesto storico ristorante giapponese di Milano in corso Garibaldi resiste ben saldo dal 1999, e per capire il motivo basta osservarne la clientela, prevalentemente giapponese, che si tratti di expat o di businessmen in città per affari. L’ambiente è molto autentico e anche la cucina rispetta con attenzione i canoni della tradizione proponendo molti piatti classici. Oasi giapponeseUn altro indirizzo eccezionale per chi desidera provare la vera cucina casalinga giapponese a prezzi Incredibilmente economici e in un ambiente familiare. Il ristorante, un tempo un semplice take-away che riforniva la vicina scuola giapponese con i bento box (cestini per il pranzo), è gestito infatti da madre e figlio, specializzati rispettivamente in sushi e norimaki, con l’aiuto di alcuni chef.

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25.03.2016

La tradizione giapponese nota come hanami, o "contemplazione dei fiori", affonda le radici nel Periodo Nara (710–794) e nasce come passatempo per aristocratici. Il Man’yōshū contiene ben 43 poesie tanka sul tema, e nel Kokin Wakashū il numero sale a 70. All'epoca, la parola sakura (“ciliegio”) divenne sinonimo di "fiore" e una sorta di pietra di paragone per la bellezza femminile. Poiché i ciliegi fioriscono all'unisono e i fiori cadono nel giro di appena un paio di settimane, questo spettacolo meraviglioso quanto effimero rappresenta un elemento fondamentale nella percezione delle quattro stagioni da parte dei giapponesi, e potrebbe essere considerato una metafora della vita in generale. L'agenzia metereologica giapponese diffonde ogni anno un rapporto chiamato "il fronte dei ciliegi in fiore" che anticipa l'avvento delle fioriture nel paese da Kyūshū fino a Hokkaidō, utilizzando come riferimento i ciliegi Yoshino. Se desiderate godervi la vista spettacolare dei ciliegi in fiore ed evitare le folle di turisti, potete scaricare un'applicazione che vi fornirà informazioni dettagliate sulle fioriture. Tokyo MidtownI ciliegi di Midtown nascono da arboscelli che si trovavano originariamente nella ex-sede del Ministero della Difesa. Al momento ci sono oltre 150 alberi, inclusi ciliegi Yoshino e ciliegi piangenti Yaebeni Shidarezakura. Il quartiere dello shopping nel cuore della capitale è una destinazione molto amata per ammirare i ciliegi - anche di notte, perché vengono illuminati (quest'anno fino al 17 aprile). Giardino Est del Palazzo ImperialeCompletato nel 1968, questo parco di 210.000 m2 circondato da alcuni degli edifici più alti di Tokyo è aperto al pubblico a ingresso gratuito per tutta la stagione dell'hanami con 280 ciliegi in fiore, compresi esemplari di Satozakura eYamazakura. I pic nic sono assolutamente banditi, ma in compenso potrete godervi lo spettacolo della fioritura senza folle oceaniche.  RikugienLa ex-residenza suburbana di Yanagisawa Yoshiyasu, consigliere di Tokugawa Tsunayoshi, quinto shogun dell'omonima dinastia, è un'area di oltre 87.000 m2 che comprende una collina e uno stagno. Durante il periodo Meiji, il fondatore della Mitsubishi Iwasaki Yatarō acquistò il giardino e, nel 1938, lo donò alla città di Tokyo. Nel 1953, fu designato Luogo Speciale per la Bellezza del Paesaggio. Il suo simbolo è un ciliegio piangente di 15 metri la cui maestosità rifulge sia di giorno che di notte. Il parco, con ingresso a pagamento, è aperto al pubblico dalle 9 del mattino alle 9 di sera. All'interno ci sono delle sale da the dove si possono gustare ottimi dolci wagashi, the verde matcha e anche the sakura, fatto con veri fiori di ciliegio. Fiume MeguroIl fiume Meguro è famoso per gli splendidi 800 ciliegi che crescono lungo le sue rive per 4 chilometri. Non lontano dalla stazione di Meguro, dove il tratto inferiore del fiume si allarga, si può camminare traquillamente lungo la bella passeggiata. Dalle parti della stazione di  Ikejiri-Ōhashi e Nakameguro, il corso del fiume si restringe e i ciliegi formano un arco che si riflette nell'acqua. La zona di Nakameguro generalmente è piuttosto affollata; meglio andare la sera, cenare al ristorante e poi godersi la vista dei ciliegi in fiore arricchita dalla splendida illuminazione accesa fino alle 9. Sumida ParkLa zona fra il ponte Azuma e il ponte Sakura sul fiume Sumida è comparsa in molti film e serie televisive, ed è una perfetta destinazione per l'hanami, grazie anche alla vista della Tokyo Sky Tree che svetta fra i ciliegi in fiore. L'ideale è salire su un battello per godersi i sakura che costeggiano il fiume.  Sakuratta, 2016 EditionNon esiste guida più accurata alle fioriture dei ciliegi di questa applicazione dove troverete tutto sul "fronte dei ciliegi in fiore" e sui luoghi migliori per ammirarne lo spettacolo da Hokkaidō a Okinawa, dall'Hirosaki Park ad Aomori fino al Shinjuku Gyoen di Tokyo. Sakuratta fornisce anche tutte le informazioni necessarie sulla sicurezza dei punti di osservazione.

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22.03.2016

Nato a Tokyo da una famiglia di sarti da tre generazioni Yoshimada Hoshiba è una persona affabile e distinta, con una lunga carriera da direttore di importanti riviste giapponesi come Mono Magazine, Esquire Japan, Leon e Oceans, e ha anche scritto un saggio sull'essenza dello chic in uscita ad Aprile. Attualmente, è alla guida della rivista Forza Style. Nonostante sia sempre molto impegnato, si è prestato volentieri a fare due chiacchiere con noi sul suo lavoro e sulla sua vita privata.  SJ: Signor Hoshiba, lei lavora da parecchio tempo con le riviste. Quale crede che sia l'atteggiamento giusto per svolgere il suo lavoro di direttore?YH: Principalmente, ritengo che sia meglio optare per poche cose di ottima qualità piuttosto che per molte cose di qualità inferiore. Tendo inoltre a preferire ciò che è universalmente riconosciuto come bello rispetto alle mode passeggere. Sono cose che ho imparato proprio facendo il direttore di riviste, e ora fanno parte integrante della mia filosofia di vita.Quando lavoro a un articolo, il mio obiettivo è sempre quello di trasmettere l'idea di uno stile di vita di qualità elevata, indipendentemente dal sesso e dall'età dei miei lettori. Il nostro tempo è limitato, e viviamo una sola volta: ecco perché voglio raccontare cose che ho visto, sentito, indossato e apprezzato in prima persona. Che si tratti di una rivista, di un giornale, della radio, della TV o di un evento, questo è il mexsaggio che m'interessa trasmettere.  SJ: Come sono cambiati sarti giapponesi di oggi rispetto ai loro predecessori?YH: Beh, i materiali italiani sono sempre andati per la maggiore. Tuttavia, in passato, i sarti qui erano maggiormente influenzati dallo stile inglese, mentre oggi lo stile italiano sta diventando sempre più apprezzato fra i sarti, in Giappone e nel mondoSJ: Che cosa fa nel suo tempo libero?YH: Al momento non ne ho molto. Lavoro quasi 355 giorni su 365. Nei restanti dieci giorni viaggio. Sono stato in giro per tutto il mondo,ma la cosa che apprezzo di più è fare una bella una crociera nel Mediterraneo, percorrendo tutte le coste italiane.La prima volta che l'ho fatto, a bordo della Regent Seven Seas, ho volato da Tokyo a Venezia, dove sono salito a bordo e ho fatto la traversata dell'Adriatico fino in Croazia, Montenegro e Grecia. Il viaggio è proseguito poi verso la Sicilia, Napoli, Civitavecchia e Livorno. L'ultima fermata è stata il Principato di Monaco. Alla fine ero così felice che gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Ho sviluppato una vera e propria dipendenza da crociere. SJ: Quando viaggia per lavoro come occupa gli eventuali momenti liberi?YH: Di solito mi piace assaggiare buon cibo o passeggiare senza una meta. Se il tempo è mite, adoro rilassarmi in piscina con un libro, o passare qualche ora in una spa. Mi piace anche visitare musei e gallerie e andare ai concerti. SJ: Come mette in pratica la sua idea di slow lifestyle?YH: Se non avessi almeno un po' di tempo libero non ruscirei mai a scrivere e a trasmettere la mia idea di slow lifestyle. Per questo cerco sempre di completare tutti i miei compiti nel minor tempo possibile: meno ore impiego per lavorare, più tempo avrò da dedicare a tutte le altre cose. Ho 43 anni, e ci sono ancora tante cose che vorrei fare. A volte, quando sogno di potermi concedere uno stile di vita slow, mi dico che forse dovrei rimboccarmi le maniche e darmi una mossa (ride, ndr). SJ: Può consigliarci qualche posto interessante a Tokyo?YH: Domanda difficile, ce ne sono così tanti! Beh, in termini di hotel,  Aman Tokyo è semplicemente splendido. Se volete provare dell'ottimo sushi andate da Yajima, a Shibuya. Per la cucina italiana suggerisco la fiorentina dell'Osteria Beone nella stessa zona, o la pasta alla siciliana de La Scogliera ad Akasaka. E la lista potrebbe proseguire all'infinito. Se date un'occhiata alla rivista che dirigo, Forza Style, troverete molti ottimi suggerimenti. Oppure venite direttamente a trovarmi alla Kodansha Publishing. Cibo, locali, karaoke... lasciate che vi mostri la vera vita notturna di Tokyo! 

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22.03.2016

Seoul è una città travolgente. C'è così tanto da fare - soprattutto quando si tratta di negozi e ristoranti - che spesso nella foga di provare tutto non si fa nemmeno in tempo a gustarsi il vero spirito della città. Così abbiamo chiesto a un amico, Jung Hee Park, fashion editor di Luel Magazine e personaggio piuttosto noto nel settore della moda in Corea del Sud, di darci una prospettiva diversa, raccontandoci la capitale da insider. SJ: Com'è vivere e lavorare Seoul?JHP: Decisamente comodo, se non hai problemi di soldi. Non esiste al mondo un altro posto come Seoul: qui puoi trovare facilmente e rapidamente tutto ciò che ti serve. E poi è una città moderna, tecnologica, dove l'IT e i servizi funzionano perfettamente - ideale per lavorarci. Il rovescio della medaglia è che tutto cambia e si evolve molto in fretta, perciò tentare di rallentare un po' i ritmi di vita può rivelarsi piuttosto difficile. SJ: Descrivici la tua giornata ideale in città.JHP: Sicuramente una giornata rilassante e tranquilla nel weekend. Comincerei la mia mattinata con una corsa lungo il fiume Han, un vero toccasana. Poi stenderei un telo sull'erba e mi farei consegnare il pranzo per un bel pic nic. Forse a chi non è coreano potrà sembrare strano, ma qui a Seoul il cibo d'asporto te lo consegnano anche all'aperto! La sera andrei nel mio whisky bar preferito, Vault+82, una specie di speakeasy vecchio stile dove offrono anche un servizio di lucidatura delle scarpe mentre gusti il tuo drink. In generale, direi che la mia giornata ideale è fatta di semplicità con qualche piccola concessione al lusso. SJ: Dove ci suggeriresti di andare per assaporare lo spirito più autentico della città?JHP: Seoul è completamente circondata dalle montagne - un fatto piuttosto insolito per una grande città - perciò ritrovare il contatto e l'armonia con la natura non è poi così difficile. Il mio suggerimento è quello di salire in cima a una delle montagne che circondano la città, come Nam o Pugak, e di godersi il panorama da lassù. Non vedrete soltanto luci e grattacieli, ma anche antichi palazzi. Osservare la città da una montagna anziché da un grattacielo potrebbe essere un bel cambio di prospettiva. SJ: Ci consigli qualche posto in città in linea con il nostro stile?JHP: Sicuramente Seochon, uno dei più antichi quartieri nel nord di Seoul, disseminato di vecchie abitazioni tradizionali (hanok), palazzi storici e gallerie d'arte. Non si può dire che rappresenti lo spirito dell'intera città, ma certamente è un posto piacevole dove passeggiare lontano dal trambusto dei quartieri più moderni. SJ: Che cos'è per te lo slow lifestyle?JHP: Conoscere con chiarezza quello che ti piace e quello che vuoi fare, e agire di conseguenza. Credo che avere un'idea precisa del proprio gusto e dei propri obiettivi possa aiutarci molto a vivere la vita che desideriamo. La vita è lunga - inseguire i nostri desideri uno dopo l'altro potrebbe essere un modo bello e significativo per viverla in un'ottica slow.

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21.03.2016

Less is more. Mai slogan fu più azzeccato che nel caso della piadina, vera quintessenza dello street food romagnolo, ma anche eccellenza che si è recentemente guadagnata il tanto sospirato marchio IGP. Un pane povero, poverissimo, il più semplice che esista, eppure capace di trasformarsi in un piatto eccezionale, “il cibo nazionale dei romagnoli” come lo definì spiritosamente Giovanni Pascoli. Le sue origini vanno ricercate nell’antica Roma, quando questa “primitiva” forma di pane a base di acqua e farina era piuttosto diffusa. In tempi più recenti compare il suo vero antenato, un impasto con farina di ghianda diffuso nel Montefeltro, e pian piano la ricetta prende piede con gli ingredienti che oggi conosciamo: acqua, farina di frumento, sale e strutto di maiale o – nella meno frequente versione vegetariana - olio d’oliva. L’impasto si suddivide in palline che poi vengono stese col mattarello nella tradizionale forma rotonda e cotte brevemente su un “testo” caldo, l’apposita padella piatta con doppio bordo un tempo in terracotta e oggi più spesso di acciaio o di ghisa, ricoperta da uno strato antiaderente. A Ravenna, Forlì e Cesena la piadina è più piccola, spessa e morbida, mentre nella sua versione riminese è più ampia e sottile. Sulle tavole romagnole sostituisce di frequente il pane, ma nella versione “da strada” diventa protagonista grazie alle abbondanti farciture a base di formaggi, verdure e salumi nostrani. Ma veniamo al dunque: dove assaggiarla? In regione non si può certo dire che ci sia scarsità di questa delizia locale; il nostro primo suggerimento è quello di optare per i classici chioschi che da sempre ne coltivano l’arte, sulla riviera e in città, e di fermarsi davanti a quelli più affollati aspettando pazientemente il proprio turno - ne vale la pena. Per quel che vale, ecco alcuni dei nostri preferiti. Ravenna – Piadina NovellaVia Faentina, 284/aRinomato soprattutto per i suoi ottimi e abbondanti rotoli di piadina, il chiosco di Novella Pamini cura in particolare le farciture e la stagionalità degli ingredientiRimini – Dalla LellaTutto ebbe inizio nel 1986 con un negozietto dove la signora Lella proponeva abbinamenti insoliti per le farciture e regalava le piadine non perfettamente rotonde ai bambini che giocavano in strada davanti al negozio. Oggi Dalla lella ha tre indirizzi ed è considerata una delle migliori piadinerie di tutta la RomagnaRiccione – La piadina RiccioneseAltro indirizzo imperdibile per gli amanti della piadina sottile, la Riccionese è una rosticceria e piadineria artigianale non lontana dal celebre viale Ceccarini. Fra le varie specialità c’è la piadina arrotolata con farcitura dolce di nutella, fragole e pannaCesena – Il PosticinoVia Cervese, 3723Accanto allo svincolo dell’autostrada, questo tempio della piadina alta e profumata è celebre per i suoi maxi-rotoli riccamente farciti e serviti su lunghi taglieri di legno. Squisiti anche i crescioni (piadine ripiene e chiuse come calzoni) Milano Marittima – Chiosco delle StregheConsiderato da molti il migliore di questa nota località vacanziera sulla riviera, questo chiosco è rinomato per il suo ottimo impasto, disponibile anche nella versione per celiaci. Anche qui non mancano le versioni dolci per stomaci allenati. Bertinoro – Ca’ de’ Be’Non è un chiosco, ma non potevamo non segnalarvi questo posto fantastico sulla collina di Bertinoro, in provincia di Forlì, con un terrazzo dalla vista semplicemente meravigliosa. Qui, oltre alla piadina (nella sua versione alta e ricca di grassi) potete assaggiare tutte le specialità romagnole, dalla pasta fresca alle verdure gratinate, godendovi il paesaggio. Nella foto: Dalla Lella, Rimini

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17.03.2016

Trascorrere una giornata fra le vie del Marais significa farsi un bellissimo regalo. Fra gallerie d'arte e vetrine di moda, caffè e ristoranti fanno capolino distillando nelle loro cucine un mix di tradizione e glamour che rende il questo quartiere davvero speciale. Petit DéjeunerFra pavimenti turchesi, piani in marmo e migliaia d’immagini su Instagram, Obladì Café aggiunge una spolverata di eleganza alla bontà autentica dei dolci fatti in casa, anche vegani e senza glutine. Per scoprire che il pane a Parigi non è solo baguette, invece, l'indirizzo perfetto è Poilane, rue de Belleyme: i grandi pani rotondi fatti con farina macinata a pietra sono in mostra già dalla vetrina. Qui, negli anni ’60, si incontrava Salvador Dalì, e ancora oggi pane e cioccolato attirano i buongustai del quartiere (attenzione: non troverete caffé!). Déjeuner/BrunchNel Pletzl, il cuore ebraico del Marais, si incrociano Rue Vieille du Temple e Rue des Rosiers, rispettivamente sedi di due eccellenze come il Breizh Café e L'As du Fallafel. Il Breizh Café offre forse le migliori crêpes della città, da gustare in versione dolce a fine pasto, dopo ostriche e gallette salate. L'As du Fallafel, dal canto suo, eccelle nella preparazione dei felafel. Il piccolo e pittoresco locale ha perennemente la coda, lavora soprattutto per take away ma merita una sosta per gustare l'atmosfera indimenticabile almeno quanto il panino con felafel, melanzane e hummusMerendaAl languore di metà pomeriggio si può riservare il passaggio in uno dei café storici di Parigi: Carette Café, servizio impeccabile, stile eterno e ottima cioccolata calda. Di tutt'altro segno la locale vetrina della catena belga Le Pain quotidien: lunghi tavoli di legno per mangiare tutti insieme, ingredienti bio, pane artigianale e creme dolci da spalmare che risvegliano l'entusiasmo di un bambino in ogni buongustaio. CenaIl Marché des Enfants Rouge è il più antico mercato coperto di Parigi, datato 1610. Di fronte, fra i muri di un'antica pasticceria, si trova il Café Charlot, un'istituzione parigina per animi goderecci che possano approfittare comme il faut della terrazza sul lato nord di Rue de Bretagne per una lunga sosta. L'happy hour, dalle 19.00 alle 21.00, è un must, la cena regala specialità con il timballo di St.Jacques. L'alternativa, in tutti i sensi, è Le Derrière, ristorante “clandestino” al quale si accede da una porta anonima fra altre due insegne di spicco sulla scena della ristorazione parigina, 404 e Andy Whaloo. La porta conduce a un cortile che a sua volta conduce in un appartamento dove ogni stanza ospita pochi e scelti coperti, accanto al letto o al tavolo da ping pong. L'eccellente cucina francese di carni e formaggi completa il quadro di una serata decisamente fuori dall'ordinario. DopocenaLe Piment Café è il posto giusto dove concludere la serata, scegliendo fra una carta infinita di punch e facendosi largo nella folla variopinta che frequenta abitualmente il locale. Se si è alla ricerca di cocktail originali e whisky ricercati, il consiglio è Le Sherry Butt. I cocktail sono “solo” 11 ma custodiscono ingredienti fatti in casa, esotici e introvabili come l'Umeshu, un liquore giapponese fatto con le prugne. Foto: Andrea Schaffer via Flickr

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16.03.2016

Dalle coste dell’East Sussex ai porticcioli della Cornovaglia, dalle dolci colline dello Yorkshire, la Toscana inglese, fino alle bucoliche Cotswolds, luogo prediletto di villeggiatura per i londinesi, l’Inghilterra è un paese dai paesaggi vari e ricchi di sorprese. Come i panorami, anche il clima può cambiare molto da una regione all’altra, ma una cosa resta: l’ottima cura che gli inglesi hanno del loro patrimonio, la capacità di conservarne le atmosfere uniche, autentiche e bucoliche. Fra coste, colline e campagne, ecco cinque villaggi che vale la pena di visitare per assaporare la sensazione di trovarsi in un lubro di E.M. Forster. O in un film di James Ivory. Alfriston, East Sussex Nella valle del fiume Cuckmere, questo grazioso vilaggio di appena 800 anime è famoso soprattutto per la Clergy House, vale a dire la canonica della chiesa di St. Andrew, di proprietà del National Trust, un tipico e ben conservato edificio medievale  con la strutura in legno e il tetto di paglia. Ci sono poi tre pub in altrettanti edifici storici, e il classico village green, un grande prato con panchine che circonda la chiesa, dove fermarsi per ammirare il placido paesaggio. Polperro, CornovagliaAutentica iincarnazione della parola “pittoresco”, questo villaggio di pescatori sulla costa sud-ovest della Cornovaglia sembra uscito da una cartolina, con i suoi cottage bianchi perfettamente conservati abbarbicati sulla costa scoscesa e le sue stradine senza automobili (la macchina tassativamente si lascia al parcheggio proprio per non intasare il villaggio) dove un tempo, complice il buio, si svolgeva il contrabbando di alcol a tabacco. All’ingresso del porticciolo c’è anche una minuscola spiaggetta sabbiosa, che però sparisce con l’alta marea. Lower and Upper Slaughter, GloucestershireMeta prediletta di chi da Londra decide di fare una gita fuori porta, le Cotswolds sono la quintessenza della campagna inglese, a soli 150 chilometri dalla capitale: dolci pendii, laghi, fiumi, valli e prati. I due graziosi villaggi gemelli di Upper e Lower Slaughter sono collegati da un breve sentiero sul fiume Eye, che costeggia cottage di pietra ricoperti di rose rampicanti e i resti di un vecchio mulino trasformato in sala da the.   Hambleden, BuckinghamshireUtilizzato spesso come set cinematografico e televisivo,  Hambleden è un villaggio di casette in mattoni e selce perfettamente conservato, felicemente isolato in una valle dove l’ultimo secolo sembra non esser trascorso. Immerso nel verde delle Chiltern Hills, poco distante dal corso del Tamigi, è dominato dalla chiesa trecentesca di St. Mary e incorniciato dai castagni. Ci sono anche un mulino, una villa signorile e un pub, The Stag and HuntsmanSaltaire, West YorkshirePatrimonio UNESCO dal 2001, Saltaire è un bellissimo paese-modello di epoca vittoriana fatto costruire dal filantropo e imprenditore Sir Titus Salt  per gli operai del suo mulino. Tuttora abitato, si sviluppa intorno al vecchio mulino, oggi un museo che conserva un’ampia collezione di opere del pittore inglese David Hockney, e si compone di casette a schiera di mattoni scuri. C’è anche una magnifica chiesa, vero gioiello di architettura vittoriana.

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08.03.2016

A Oslo per non perdersi la nuova grande mostra di Matthew Barney Qualunque cosa facccia, Matthew Barney non manca mai di far parlare di sé. È dunque naturale che ogni evento dedicato a questo geniale artista americano, capace di unire scultura, pittura, cinema e fotografia per affrontare in modo spesso provocatorio temi controversi, susciti immancabilmente grande interesse a livello internazionale. A Oslo ha appena inaugurato presso l’Astrup Fearnley Museet la sua ultima mostra, che resterà allestita fino al 15 maggio; quale migliore occasione per concedersi un weekend nella capitale norvegese, approfittando anche dell’arrivo della primavera? Da aprile le temperature diventano relativamente miti (10-15 gradi di giorno) e da maggio praticamente il sole non tramonta mai del tutto. Alla scoperta della natura e delle delizie dell’Alta MaremmaLe colline metallifere e le vecchie miniere, la splendida chiesa di Massa Marittima illuminata nella notte, le rovine etrusche, la pineta selvaggia e la spiaggia di Mortelliccio, i boschi folti e impenetrrabili e le distese di girasoli. L’Alta Maremma è una toscana decisamente diversa da quella da cartolina, più aspra, più autentica, e oltremodo affascinante anche perché meno turistica. L’ideale è fare base nella deliziosa cittadina collinare di Massa Marittima e organizzare brevi uscite nei dintorni per ammirare l’esplosione primaverile della natura. L’enogastronomia è altrettanto rustica e ricca di sapori; da provare i crostini toscani con le animelle, i classici tortelli maremmani ripieni di ricotta e spinaci (o bietole), il cinghiale e l’immensa varietà di formaggi e salumi, senza dimenticare l’ottimo olio e i vini locali, primo fra tutti il Morellino di Scansano. A Vals per godersi le terme al cospetto delle Alpi svizzereIn una stretta vale nel cantone svizzero dei Grigioni, dove le acque hanno generato in milioni di anni paesaggi incredibilmente vari e selvaggi, l’antico villaggio di Vals sorge a 1.250 metri d’altitudine con le sue vecchie case Walser dai tetti in quarzite, la stessa pietra estratta in loco che ha dato vita alle celebri terme disegnate dall’architetto Peter Zumthor. Un fine settimana è il tempo giusto per potersi riempire gli occhi di bellezza fra l’architettura incredibile delle terme, scarne e arcaiche eppure incredibilmente moderne, e il paesaggio circostante. Un’iniezione di pace, silenzio ed energia primigenia da assaporare sospesi fra pietra e acqua, fra prati e cielo. A Londra per l’apertura della prima grande mostra sui Rolling StonesNon servono mai scuse per prenotare un weekend a Londra, ma se la stagione è mite e soprattutto coincide con un evento di portata galattica come la prima grande mostra interamente dedicata ai Rolling Stones, una breve fuga è più che giustificata. La mostra, che aprirà ad aprile e resterà allestita fino a settembre, occuperà entrambi i piani della Saatchi Gallery, con 9 percorsi tematici, 500 artefatti, immagini,filmati rari, registrazioni, costumi, copertine e tecnologie interattive per festeggiare degnamente i 50 di storia della band. Da prenotare al più presto, naturalmente.

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07.03.2016

Era il 1686 quando il palermitano Giuseppe Procopio Coltelli aprì il primo caffè parigino della storia sulla riva sinistra della Senna, e il suo Le Procope fu benedetto da un successo immediato. Grazie, soprattutto, all’esotico sorbetto siciliano, che divenne ben presto un richiamo irresistibile per i parigini, i quali mai prima di allora avevano assaggiato nulla di simile. Procopio, che aveva portato con sé la ricetta segreta dalla sua bella isola, trasformò così il sorbetto in una delle tendenze culinarie più in voga nella Parigi del Seicento. Nato sotto una buona stella, Le Procope era destinato a vedere la storia passare attraverso le sue sale. Ai suoi tavoli si sarebbero seduti gli attori della Comédie-Française, i filosofi Rousseau e Voltaire, i Danton, Marat e Robespierre e gli scrittori Balzac e Hugo. E ancora oggi sembra quasi di sentirli discutere, Robespierre e i suoi compagni, e di vederli dar forma a quelle idee che avrebbero portato alla alla fine dell’Ancien Régime sotto i colpi della Rivoluzione Francese. Le Procope resta infatti un luogo carico di storia, come testimoniano i quadri appesi alle pareti e le antiche decorazioni esposte un po’ ovunque,  al punto che si ha quasi l’impressione di trovarsi in un museo. Ma è anche un locale molto piacevole e squisitamente parigino nel senso più profondo del termine. Ci si può venire per un pranzo, per una cena o anche semplicemente per godersi una tazza di tè. Nel centralissimo (e decisamente turistico) quartiere di St. Germain, il ristorante dell’antico migrante siciliano offre una gastronomia dal gusto spiccatamente tradizionale, con alcune specialità preparate ancora secondo le ricette usate dai primi chef nel XVIII secolo. Le pietanze servite sono numerose e comprendono, oltre a grandi classici come il coq au vin, un’ampia scelta di pesce, crostacei e frutti di mare.

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03.03.2016

Direttore Marketing e Comunicazione del gruppo Rinascente, Monica Ferreri vive e lavora a Milano. Il suo amore per la città è tangibile - quello per i luoghi dove si è formata e ha studiato ma anche quello per i suoi tanti e differenti aspetti, comprese le evoluzioni più recenti.Noi le abbiamo chiesto di parlarci della sua Milano e delle altre città in Italia e nel mondo alle quali è particolarmente affezionata. SJ: Può dirci un pregio e un difetto di Milano, e indicare il luogo in città che le sta più a cuore?MF: Milano è senza dubbio una città che definirei poliedrica, e questo è un grande pregio. Ci trovi bellezza estetica, creatività, arte, cultura, musica, moda, design, eccellenza nel food, musei, teatri e università. Se sai viverla, è una città che, al pari di altre capitali europee, offre tantissimo, dove puoi arricchirti e divertirti.L’altra faccia della medaglia è il suo essere irrimediabilmente frenetica: ti spinge a vivere a una velocità che non ti permette di coltivare relazioni, purtoppo! O meglio, occorre impegnarsi molto per riuscire a farlo.Il mio posto del cuore a Milano è il cortile dell'Università Statale, un luogo per me un pò magico, in centro città ma intimo e raccolto, accessibile a tutti, allegro, dinamico, di una bellezza straordinaria. Un luogo d'altri tempi, insomma, ma con l'energia e la forza di oggi.  E poi è la mia Università, quella dove ho passato quattro anni fondamentali per il mio futuro, dove si è laureata anche mia figlia, dove ogni volta che vado ritrovo un'energia fantastica. SJ: Quali sono le tre cose da non perdere in città per chi avesse un solo giorno a disposizione per visitarla?MF: Se dovessi far capire lo spirito e l'essenza di Milano a una persona che la possa vivere un solo giorno organizzerei tre momenti distinti: innanzitutto  un tour culturale che includa il Museo '900, la Pinacoteca di Brera, il Cenacolo, il Duomo e la Scala. Poi uno sguardo alle nuove aree della città - Piazza Gae Aulenti, il bosco verticale, la Darsena, la Fondazione Prada, il MUDEC. E infine il classico giro del quadrilatero della moda, soffermandosi non solo sui negozi, ma sbirciando oltre i portoni dei palazzi per vedere i meravigliosi giardini custoditi nel centro di Milano . SJ: Quale altra città del mondo ama di più e perché?MF: Decisamente Londra, perchè è una città che ti fa sentire parte di lei, ti include. E poi ogni volta che ci torno scopro sempre qualcosa di nuovo nello stesso luogo, nella stessa piazza, nella stessa via. È davvero un luogo avanti rispetto a qualsiasi altro, una città dove ti sembra di vivere il futuro di un'altra cittàSJ: Da Milano a Palermo, le “città Rinascente” sono rappresentative dell'intero stivale. Avendo avuto modo di frequentarle anche per lavoro, può darci qualche dritta sparsa su angoli, locali, ristoranti, panorami, qualsiasi cosa l'abbia colpita di questi luoghi?MF: In ordine strettamente geografico, da nord a sud, comincerei con Torino, dove è imperdibile un assaggio dei cioccolatini Peyrano, unici, con infiniti e sorprendenti gusti. A Genova suggerisco un giro nella zona di Boccadasse, in particolare il Capo Santa Chiara, da cui si può contemplare tutta la costa fino a Portofino bevendo un fantastico aperitivo.A Padova senza dubbio la splendida Piazza delle Erbe, per le variopinte bancarelle di fiori e prodotti tipici sotto il "salone". A Firenze il ristorante La Leggenda dei Frati, che si trova in un luogo fantastico, il loggiato di Villa Bardini. Ha un giardino con una vista spettacolare sulla città e offre un’esperienza che unisce arte e cibo, conditi con la simpatia dello chef.A Roma adoro perdermi tra gli antiquari di via Margutta e fermarmi per uno spuntino nel meraviglioso cortile di Babette.A Cagliari non si può non ammirare lo spettacolo dei fenicotteri rosa nello stagno di Molentargius proprio dietro al Poetto, la spiaggia più bella della città. A Palermo la soprpresa più piacevole e inaspettata è stato l’Orto Botanico, con oltre 12,00 specie diverse di piante e fiori. E infine a Catania, potendo, l’ideale è andare per la festa di Sant’Agata, ai primi di febbraio, quando tutte le strade della città si riempiono per tre giorni di luminarie artistiche. SJ: Parliamo un po' di “slow lifestyle”: qual è la sua personale interpretazione? Riesce a mai a ritagliarsi dei momenti slow?MF: Se parliamo di ritmi di vita, non mi definirei una donna "slow"; sono in continuo movimento e devo sempre andare a mille. Ma compenso questa frenesia operativa con un atteggiamento slow nei rapporti umani e nella concezione della vita. Lo slow lifestyle è un approccio sereno alla vita, significa essere in pace con se stessi e con gli altri, avere passione per le cose che si fanno. Il mio vero momento slow, però, lo conquisto ogni volta che riesco a ritagliarmi un weekend con gli amici per andare a giocare a golf, il mio sport preferito.

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01.03.2016

Akira Ono è il direttore di Men’s Ex, la più importante rivista giapponese dedicata all'abbigliamento maschile e ai marchi d'alta gamma. Con lui abbiamo fatto una chacchierata sullo slow lifestyle e sulla vita nella capitale giapponese. SJ: Che cosa ami in particolare del tuo lavoro?AO: La cosa che preferisco è viaggiare e fare nuove conoscenze. Con il vantaggio che, essendo scrittore e giornalista, ho la possibulità di esprimere le mie impressioni ed emozioni attraverso immagini e parole. SJ: Come ti poni quando ti capita di trovarti di fronte a una persona rispetto alla quale non sei imparziale?AO: Cerco di non pensare a quanto quella persona mi lasci indifferente o non mi convinca. In fondo tutti abbiamo una qualche caratteristica che ci rende affascinanti. Credo che positività e ottimismo siano i principi fondamentali di una vita felice e appagante.  SJ: Quando viaggi per lavoro coem ti piace passare le ore libere?AO: Passeggiando, specie se mi trovo in una città dove non sono mai stato prima. E assaggiando le specialità locali. SJ: Se ti spedissero su di un'isola deserta e potessi portare con te soltanto un libro, quale sceglieresti?AO: Un manuale di sopravvivenza. Vorrei mettermi alla prova, scoprire se sarei in grado di rendermi autosufficiente in un luogo non civilizzato. SJ: C'è un luogo fra quelli che hai visitato di recente che ti piacerebbe raccomandarci?AO: Echigo-Yuzawa, nella Prefettura di Niigata. Si tratta di una storica destinazione sciistica dove si possono praticare gli sport invernali, assaggiare verdure di montagna e piatti a base di pesce, godersi le terme o cantare in un karaoke bar. Una vera e propria immersione nella cultura del periodo Shōwa , per perdersi nel lento scorrere del tempo. SJ: Come riesci a conciliare la tua quotidianità con uno stile di vita slow?AO: Ogni volta che ho un giorno libero lascio a casa la macchina e faccio lunghi tragitti in bicicletta. Lo preferisco alla semplice camminata perché è un'attività molto più varia e completa. SJ: Quali sono le cose più importanti nella tua vita?AO: Fare nuove esperienze e nuove conoscenze. SJ: Se dovessimo visitare Tokyo per la prima volta quale esperienza ci suggeriresti?AO: Una serata al karaoke bar Boogie Woogie di Ginza, dove si ascolta anche musica dal vivo. L'ambiente rilassato e caloroso crea uno straodinario senso di unità e familiarità, persino fra sconosciuti. www.mens-ex.jp

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29.02.2016

Per carità, non chiamatela focaccia. A Roma la “pizza bianca” è una vera e propria istituzione, e in quanto tale va rispettata e addrittura venerata. Da sempre la merenda preferita dei romani tutti – studenti, operai, professionisti – è forse la specialità più ecumenica in città, quella che attraversa classi sociali e ideologie, capace di mettere d’accordo proprio tutti. Salata al punto giusto, con tanto di grossi granelli di sale sparsi qua e là, per tradizione è dorata, soffice e alveolata al centro e croccante sui bordi, e unta al punto tale che nelle piccole depressioni della superficie si formano delle deliziose piscinette d’olio. Se non corrisponde all’identikit lasciate perdere, se invece la riconoscete potete passare allo step successivo: farcirla di mortazza. Sì, proprio di mortadella, o Bologna che dir si voglia. E poi abbandonatevi a quel piacere un po’ colpevole che solo le cose più belle sanno dare. Ma dove ci si procaccia cotal meraviglia? Se tutti i romani convengono sul fatto che la pizza bianca sia un dono di Dio, più difficile è trovarli d’accordo sulla classifica dei migliori forni che la preparano. Per non sbagliare, ecco una piccola lista che, se non altro, contiene i più amati in assoluto. Antico Forno RoscioliFarina, acqua, sale, olio, latte e lievito. La ricetta sembra facile eppure in pochi riescono a realizzarla bene come qui in via dei Chiavari, a due passi da Campo De’ Fiori. Inutile dire che questo panificio, creatura di Marco Roscioli, è una leggenda - anche per la pizza rossa e per le altre specialità che propone. Forno Campo De’ FioriPochi passi ed eccoci in un’altra bottega storica, pochi metri quadri che però fanno parte dell’identità di Roma. La pizza bianca qui è più bassa e croccante rispetto agli altri forni. È sempre calda e va mangiata passeggiando oppure riposandosi all’ombra della statua di Giordano Bruno che domina la piazza. Panificio Boncivia Trionfale 36Ecco la casa del pizzaiolo Gabriele Bonci, che dai teleschermi ha insegnato a tutti gli italiani come impastare e far lievitare la pizza. Strano a dirsi, pochi ci sono riusciti come lui, perciò questo forno del centro è sempre affllatissimo nonostante i prezzi non proprio popolari. Ampia la proposta per vegani e vegetariani. Antico Forno del GhettoPiazza Costaguti 30Anche in questo storico forno i vegani sono accontentati: si tratta infatti di un forno kosher, che non utilizza ingredienti animali per la preparazione di pani e pizze. Non disperino però tutti gli altri: giusto a fianco c’è una gastronomia dove vendono ottimi salumi con cui farcire l’osso, la tipica pizza bianca dalla forma allungata. La RenellaSe passeggiando per Trastevere doveste essere assaliti da un irresistibile profumo di pane, probabilmente vi trovate nei pressi di questo rustico panificio, un classico romano dove si dice preparino una delle migliori pizze bianche in città. Nella foto: la leggendaria pizza bianca di Roscioli

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26.02.2016

Jigokudani Monkey ParkI macachi giapponesi che si fanno il bagno nelle acque fumanti con la testa ricoperta di neve sono ormai diventati il simbolo per eccellenza delle terme giapponesi. Per incontrarli dovete raggiungere il Jōshin'etsu National Park, nel canyon di Shiga-kōgen, Prefettura di Nagano, dove potrete ammirarli mentre si rilassano fra I vapori al cospetto delle cime innevate. I cervi di NaraI cervi che scorazzano in libertà nel parco naturale di Nara sono stati insigniti del titolo di Monumento Naturale del Giappone. Questi 1.200 splendidi esemplari sono  venerati come i divini messaggeri del Santuario di Kasuga. Ogni anno, all’inizio di ottobre, le loro corna vengono tagliate per evitare che possano rappresentareun pericolo per gli umani. Il taglio delle corna è una tradizione che risale all’inizio del periodo Edo (1603-1868), portata avanti sin da allora dai monaci shintoisti. Nitama, il capostazione felinoAlla stazione di Kishi, nella Prefettura di Wakayama Prefecture, il capostazione è… un gatto. Il primo felino a ricoprire questo ruolo fu Tama, nel 2007, e da allora questa piccola stazione sperduta nelle campage divenne incredibilente famosa, tanto che quella mossa geniale venne ribattezzata nekonomics, una crasi fra fra neko, “gatto”, ed economics, a sua volta un riferimento alla politica economica del primo ministro Shinzo Abe, nota come Abenomics. A Tama è poi succeduto Nitama, un gatto tartarugato che ricopre atualmente il ruolo di capostazione. L’allegra danza delle mante a Ishigakijima, OkinawaLe isole dell’arcipelago di Okinawa sono meta degli amanti del whale watching e offrono l’opportunità di avvistare tartarughe marine e branchi di delfini. Nel cosiddetto “incrocio delle mante” a Kawahira Ishigaki, Ishigakijima, si può ammirare la danza di queste incredibili creature nelle acque poco profonde. Il periodo migliore per godere di questo spettacolo è quello che va da agosto a ottobre, quando è possibie ammirare dieci o più mante nuotare incrociandosi in diagonale fino a formare un meraviglioso incrocio.

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19.02.2016

A Tokyo la giornata lavorativa finisce piuttosto tardi, ed è abitudine di molti fermarsi a mangiare qualcosa sulla strada del ritorno verso casa. Fra gli spuntini serali più amati dai giapponesi ci sono senza dubbio gli yakitori, i classici spiedini di pollo alla griglia serviti in molti ristorantini dall’atmosfera informale e rilassata, dove si può tranquillamente mangiare anche da soli. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, gli yakitori non sono affatto junk food, perché la cottura alla griglia priva la carne di gran parte del grasso. Nei ristoranti che servono yakitori, poi, si possono assaggiare molte altre specialità, come gli spiedini di verdure e le tipiche fritture di pollo o di pesce (karaage). Ognuno di questi posti ha una sua personalità particolare, che può prevedere anche un arredamento ricercato o musica jazz di sottofondo. Ecco la nostra lista dei migliori indirizzi dove provare gli yakitori a Tokyo. KokurikoDue banconi separati e un’atmosfera rilassata caratterizzano questo ristorante che offre riparo dal caos del quartiere di Akasaka e si distingue per la qualità degli ingredienti e della cucina. Gli yakitori sono grigliati sulla classica carbonella di quercia ubame, e il menù è disponibile anche in inglese e in francese. Toriyoshi (Shibuya)Toriyoshi è una catena con molti negozi in città, ma questo di Dogenzaka, a Shibuya, è stato il primo e resta il migliore. Il bancone al centro del locale conferisce all’ambiente un’atmosfera informale. Da provare, oltre agli spiedini, anche le croccanti alette di pollo fritte con la salsina tare dalla ricetta segreta. Una vera delizia. Asagaya Bird LandIl negozio principale di questa catena si trova a Ginza, giusto tre minuti a piedi dalla Asagaya JR Station. Qui gli yakitori sono preparati con la pregiata carne di pollo di razza Okukuji Shamo, magra ma succosa, e tutti i piatti sono abbinati a una particolare varietà di birra o di saké. Dal momento che i posti sono limitati, è indispensabile prenotare. Toriyoshi (Nakameguro)Se dovesse capitarvi di essere colti da un improvviso desiderio di yakitori, correte da Toriyoshi Nakameguro, dove non è necessario prenotare. Forse vi toccherà fare un po’ di coda, ma ne vale la pena perché questo ristorantino ha un’atmosfera davvero gradevole e vi riuscirà facile anche fare amicizia con i vostri vicini di tavolo. TorikiNellla zona dello shopping di Kinshicho, questo rinomato ristorante è specializzato in yakitori preparati con carne di pollo locale attentamente selezionata e verdure di stagione e grigliati con grande maestria. Un altro aspetto da non trascurare è che qui si può prenotare anche dopo le nove di sera. Ordinare è particolarmente semplice, perchè il ristorante offre tutta una serie di menù composti da più piatti.

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17.02.2016

L'idea che qualcuno possa lasciare il tepore delle coste portoghesi per i freddi e piovosi inverni di Londra potrà sembrare strana a un londinese, ma la verità è che la capitale britannica ha così tanto da offrire da riuscire a farsi perdonare anche il clima non proprio gradevole, per godersi a pieno tutto ciò che ha da offrire. E in effetti è andata proprio così per Antonio, store manager del nostro negozio di Londra e originario del Portogallo. SJ: Ciao Antonio, raccontaci come sei finito a Londra.AA: Ho visitato la città per la prima volta nel 1998 e me ne sono perdutamente innamorato. Così ho preso la decisione di voltare le spalle alle assolate coste portoghesi e di trasferirmi qui, dove mi sentivo davvero come un pesce nell'acqua. Sono un londinese d'adozione da 12 anni, ormai, e continuo ad amare questa città così varia, affollata e sempre di corsa. SJ: Non esci mai di casa senza…AA: La mia fedele borsa da uomo Slowear dove metto tutto quello che mi serve durante la giornata: iPhone, chiavi, portafogli, sigarette... SJ: Com'è vivere e lavorare a Londra?AA: Londra è una città molto competitiva, ma proprio grazie al velocissimo ricambio di persone che vanno e vengono offre moltissime opportunità. La città è viva 24 ora al giorno, non dorme mai e puoi trovare tutto quello che cerchi a qualsiasi ora del giorno o della notte - questo lo considero un vero lusso.  SJ: Descrivici la tua giornata ideale in città, dall'alba a dopo il tramonto.AA: Comincerei la giornata con una bella colazione all'inglese al Breakfast Club di Soho, poi farei una passeggiata sul lungofiume, percorrendo il Southbank da Vauxhall fino alla Tate Modern, dove mi fererei per visitare qualche mostra e pranzare. Nel pomeriggio mi concederei un po' di shopping in Bond Street, poi qualche drink  con gli amici prima di cena all'Aqua Shard , che si trova al 31esimo piano del grattacielo noto come The Shard e offre una meravigliosa vista sulla città. Infine, me ne tornerei a casa per cucinarmi qualcosa di leggero e vedere un po' di TV. SJ: Puoi suggerirci qualche posto che non dovremmo lasciarci sfuggire durante la nostra prossima visita?AA: Per chi non ci è mai stato, il Parlamento, la Elizabeth Tower (nota come Big Ben) e il Tower Bridge sono tappe obbligatorie. Un'altra esperienza da fare è bere qualcosa a Soho - non importa dove, perché la zona brulica di personaggi interessanti. Per la cena suggerisco la Chiltern Fire House a Marylebone, uno dei posti più "caldi" del momento dove vedere e farsi vedere. E per la nottata un classico: andare a ballare al mitico Ministry Of Sound a Elephant & Castle. SJ: Qual è la tua idea di slow lifestyle?AA: Quando penso allo slow lifestyle m'immagino sempre disteso al sole sulla spiaggia dorata di un'isola paradisiaca bagnata da acque turchine, intento a sorseggiare succhi di frutta freschi. Praticamente l'opposto della mia vita a Londra, che non è certo una città slow. Devo dire però che in negozio siamo riusciti a creare una piccola oasi di tranquillità piena di cose belle, dove oltre a fare shopping i nostri clienti possono davvero rilassarsi.

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12.02.2016

Era il 1686 e nell'estrema periferia ovest di Londra s’inaugurava quella che sarebbe diventata per oltre un secolo l'annuale fiera di maggio. Oggi quella zona si chiama ancora Mayfair, anche se la fiera non si svolge più e al suo posto ci sono le vie più chic della capitale britannica. Di quella storia di scambi e mercati rimangono i segni nell'attitudine a mescolare cose e persone e nei pub old style che da generazioni punteggiano la zona, ognuno con la sua identità e le sue caratteristiche, da scegliere a seconda dei gusti e di ciò che si va cercando.The Audley è in un antico edificio in terracotta di fine ’800 in un punto di Mount Street dove pare sorgesse una taverna già nel 1127. Fra boiserie e candelabri di cristallo, ha l'allure del gentlemen's club e la rilassatezza del tipico pub vittoriano, dove tutti possono rilassarsi, anche Michelle Obama in una sua recente visita a Londra. Frequentato soprattutto da locali, The Audley dà il meglio di sé la domenica pomeriggio, quando le folle del weekend scemano e si può sprofondare sui suoi divani gustando una delle tante, ottime birre.The Red Lion è l'altro baluardo della tradizione, un vero old men's pub di grande atmosfera, dove si può godere in ugual misura del continuo chiacchiericcio intorno al bancone e della pregiata scelta di whisky che azzera le eventuali differenze di estrazione e abitudini fra gli avventori, tutti ugualmente protetti fra le sue accoglienti pareti. Molto affollato il venerdì, è perfetto il sabato, dove la minor calca consente di notare l'eccellenza dello staff.Per una cena speciale innaffiata da vino di qualità è meglio spostarsi al Guinea Grill di Bruton Place, a due passi da Berkley Square, pub e ristorante attivo da 500 anni fra miriadi di cambi di gestione che non hanno intaccato l'anima conviviale di quest'angolo di Londra. Diviso in area pub e ristorante, decorato da decine di autografi di divi del cinema e dello sport, il ristorante di The Guinea Grill presenta un'invidiabile cantina con vini inglesi di qualità e bottiglie pregiate importate da tutto il mondo da Cockbury & Campbell. La specialità in cucina è la carne, in particolare il manzo scozzese dell'Aberdeenshire, ma i dolci non sono da meno, tanto da essersi guadagnati più di un premio. Più tradizionale e ugualmente interessante è la cucina di The Iron Duke, con i suoi piatti homemade, consigliati tutti quelli a base di manzo. Le tante paia di stivali  sulle mensole appese alle pareti della Boot Room ricordano la vita nella campagna inglese - il 'Duke' a cui è dedicato il pub, infatti, è il primo duca di Wellington, l’inventore degli omonimi stivali da caccia. La grande selezione di birre provenienti dal birrificio Fuller’s di Londra cambia con le stagioni così come i menù, variegati per stile e prezzo.Più sperimentale la cucina da The Only Running Footman il cui nome ricorda il tempo in cui questo stesso locale, chiamato un tempo The Running Horse, era frequentato dai valletti in servizio presso le famiglie aristocratche del quartiere (e fu in effetti uno di loro a rilevarlo e a cambiargli il nome). Fra salette private affittabili alla bisogna e vini di lusso che occhieggiano dalle liste, spuntano un imprevisto poster di Jimi Hendrix e un televisore perennemente sintonizzato sui canali sportivi, perché certe passioni pop non possono essere nascoste. Neanche nel cuore di Mayfair. Nella foto: Guinea Grill

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10.02.2016

Se non avete mai sentito parlare di vino messicano, forse è perché la sua produzione, così come la conosciamo oggi, è molto recente – risale agli anni Ottanta del Novecento. La storia c’insegna però che l’arte di coltivare le viti in Messico ha radici ben più profonde: fu con l’occupazione spagnola nel 1500 che le viti approdarono a questi lidi adattandovisi a meraviglia, e fu sempre per mano degli spagnoli che tutte le vigne furono distrutte prima del Settecento per combattere il calo delle esportazioni di vino dalla Spagna al Nuovo Mondo. Oggi, a distanza di oltre tre secoli, le terre messicane del vino vivono però una nuova, prolifica stagione, che nel giro degli ultimi trent’anni ha visto una miriade di grandi e piccoli produttori dar vita ad altrettante etichette. Valle De Guadalupe, una striscia di fertile terra alle spalle della località costiera di Ensenada, 90 chilometri a sud di San Diego, è la Napa messicana, dove il vino si produce persino nei garage, creando etichette da piccole e piccolissime produzioni. E sebbene molte vigne siano ancora giovani, il fermento è tangibile e la voglia di migliorarsi e sperimentare salta agli occhi. Al punto che la Guadalupe Valley è diventata una celebre meta per appassionati del vino che amano andare per cantine e partecipare all’annuale festa della vendemmia. Ma oltre al vino ci sono anche la bellezza dei paesaggi, del mare a due passi, e un’offerta gastronomica fatta di piatti rinomati e arricchita da chef apprezzati. Ecco la nostra piccola guida agli indirizzi migliori dove bere, mangiare e dormire lungo la strada del vino messicana. Aziende vitivinicoleCasa de PiedraLa più storica delle cantine della Valle, quella che ha contribuito al grande boom del vino degli anni Novanta grazie agli sforzi del titolare Hugo D’Acosta, resta uno dei maggiori produttori del Messico. Su prenotazione si organizzano degustazioni dei vini prodotti, un bianco, un brut e un rosso, il Vino de Piedra. Vena CavaCostruita con i resti di vecchie barche di pescatori provenienti dal vicino villaggio di Ensenada, questa bellissima cantina fondata dagli stessi proprietari del bed&breakfast Villa della Valle, un ex-discografico inglese e la moglie regista, produce vini bianchi e rossi da uve bio. Adobe GuadalupeUna Hacienda dal fascino classico circondata da 24 ettari di vigne con annesso bed&breakfast. Il design delle cantine s’ispira alle architetture persiane e i vini hanno i nomi degli arcangeli. Hacienda La LomitaFondata da un ex-attore teatrale messicano, La Lomita ha esterni tradizionali e interni modernissimi, ed è nota soprattutto per la qualità dei suoi vini e in particolare il Grenache Pagano, che ha vinto nel 2015 il premio per il miglior Grenache della Valle. RistorantiCorazon De TierraConsiderato fra i migliori del mondo, il ristorante della Villa del Valle è il regno dello chef Diego Hernandez e propone una cucina che rivisita con raffinatezza e creatività la cucina messicana e gli ingredienti locali. Bellissima anche la location sopraelevata in legno e materiali di riciclo. Finca AltozanoJavier Plascencia, lo chef superstar di Tijuana, ha aperto in Valle questo ristorante tutto all’aperto con cucina a vista e un barbecue dove si griglia carne tutta la notte. Il menù spazia dalla tradizione messicana al pesce (anche in versione ceviche). Deckman’s En El MogorIl “ristorante” all’aperto della cantina El Mogor è qualcosa di unico: un focolare di mattoni con grill e piastre attorno al quale ci si siede per assaggiare le specialità dello chef Drew Deckman sotto i fili di lucine appese fra gli alberi. Il menù prevede pesce di giornata cucinato in modo semplice e con un tocco messicano. TroikaSe volete provare delle tostadas (tortillas imbottite di polpo, capesante e gamberi) come Dio comanda, questo celeberrimo food truck parcheggiato in pianta stabile a due passi dal Corazon De Tierra e accanto al Vena Cava fa al caso vostro. Ottimi anche gli slider, gli hamburger alla messicana. AlberghiLa Villa Del ValleConsiderato il top di gamma della zona, questo lussuoso bed & breakfast di sole sei stanze in stile toscano offre viste incantevoli e una spettacolare piscina a ridosso della collina. Per non parlare del ristorante di cui sopra. Encuentro GuadalupeSi definisce “antiresort” questa collezione di 20 eco-villette simili a mini-palafitte cubiche aggrappate al dorso di una collina rocciosa. Se il paesaggio è aspro, gli interni sono moderni ed essenziali. Non mancano vigne e cantina. Casa MayoralUn boutique hotel e bed&breakfast con 4 graziose casette di legno e mattoni indipendenti, ciascuna con il suo dehors dove godersi il paesaggio sorseggiando vini locali. Finca La DivinaAltra creatura dello chef Javier Plascencia, questo splendido B&B di tre stanze è una vera e propria casa arredata con grande cura, in armonia con i colori e le atmosfere della Valle.

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08.02.2016

Nato e cresciuto in Texas, Chris Chavez, store manager presso The Slowear Store a New York City, è uno degli ultimi acquisti della squadra Slowear. Chris vive a New York da cinque anni, così gli abbiamo chiesto di darci il suo punto di vista sulla città - e naturalmente di consigliarci quache angolo autentico in puro stile Slow. SJ: Ciao Chris, raccontaci qualcosa di te!CC: Adoro il cibo e devo dire che me la cavo piuttosto bene ai fornelli, ma quando vivi in un paradiso gastronomico come New York anche mangiare fuori diventa una specie di hobby. Poi, naturalmente, c'è la musica: mi è sempre piaciuto scoprire nuovi artisti ed esplorare generi differenti, anche se ultimamente mi ritrovo a frequentare sempre meno i concerti. SJ: Non esci mai di casa senza...CC: Le mie cuffie, ovviamente, e qualcosa da leggere (o un cruciverba caricato sul mio iPhone).SJ: Com'è vivere e lavorare a New York?CC: New York è incredibile perché non ci si annoia mai.  La città è stracolma di persone interessanti, appassionate, e c'è sempre quel senso di eccitazione nell'aria. I newyorchesi sono dei gran lavorarori, creativi e dotati di spirito d'iniziativa; essere cirondati da tutto questo ventiquattro ore al giorno è davvero motivante. E poi New York è una metropoli globale in tutti i sensi: lavorare qui è fantastico perché ogni giorno finisci per incontrare persone stimolanti da tutto il mondo. SJ: Che cosa offre New York che, a tuo parere, nessun'altra città è in grado di offrire?CC: New York ha una varietà insuperabile – si dice che vi si parlino ben 800 lingue diverse – e questo si riflette soprattutto nell'offerta gastronomica. Se alle tre del mattino ti viene voglia di cibo indonesiano, è altamente probabile che tu riesca a procurartelo. Questa città è sempre stata un rifugio per creativi e la scena artistica, musicale e della moda non ha rivali.SJ: Se avessimo soltanto un giorno per esplorare la città dove ci porteresti?CC: Comincerei con caffè e colazione in un posto tipo Five Leaves a Brooklyn. Poi verso Manhattan per fare un po' di shopping a Soho e una passeggiata nel West Village, fino al Whitney Museum nel Meatpacking District (sulla terrazza si possono scattare delle magnifiche foto dello skyline newyorchese). Dopo uno spuntino, una bella passeggiata lungo la High Line per godersi gli scorci sul west side e poi una breve esplorazione delle gallerie d'arte di Chelsea. Infine, suggerirei di tornare verso Williamsburg, da dove si gode del più bel tramonto in città, e di restare da quelle parti anche per cena. Per concludere la serata, niente di meglio di un paio di cocktail da Hotel Delmano o Nights & Weekends a Greenpoint. SJ: Un'ultima cosa: definisci lo slow lifestyle secondo Chris.CC: Per me vivere slow significa semplicemente prendersi un po' più di tempo per godere di ciò che ci circonda - il cibo che mangiamo, i momenti che passiamo con gli amici, le cose che ci circondano. Spesso ci facciamo prendere così tanto dalla routine quotidiana che ci dimentichiamo di fare un passo indietro e di aprezzare ciò che ci circonda. Con il passare degli anni, comincio ad apprezzare sempre di più l'idea di rallentare  - è fondamentale per conservare uno stile di vita equilibrato!

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08.02.2016

Formalmente, per parlare di primavera, dovremmo attendere almeno il 21 di marzo, ma la verità è che non appena spunta un raggio di sole e l'aria sembra intiepidirsi il pensiero corre alle prossime mete vacanziere. Perché in questa fase dell'anno, già lontana dal Natale e decisamente troppo distante dall'estate, avremmo davvero tutti bisogno di un po' di riposo. Ecco qualche idea per sognare e cominciare  organizzarsi. A Oslo per non perdere la nuova grande mostra di Matthew Barney Qualunque cosa faccia, Matthew Barney non manca mai di far parlare di sé. È dunque naturale che ogni evento dedicato a questo geniale artista americano, capace di unire scultura, pittura, cinema e fotografia per affrontare in modo spesso provocatorio temi controversi, susciti immancabilmente grande interesse a livello internazionale. A Oslo ha appena inaugurato presso l’Astrup Fearnley Museet la sua ultima mostra, che resterà allestita fino al 15 maggio; quale migliore occasione per concedersi un weekend nella capitale norvegese, approfittando anche dell’arrivo della primavera e del sole a mezzanotteIn Alta Maremma fra storia, natura e gastronomiaLe colline metallifere e le vecchie miniere, la splendida chiesa di Massa Marittima illuminata nella notte, le rovine etrusche, la pineta selvaggia e la spiaggia di Mortelliccio, i boschi folti e impenetrrabili e le distese di girasoli. L’Alta Maremma è una Toscana decisamente diversa da quella da cartolina, più aspra, più autentica, e oltremodo affascinante anche perché meno turistica. L’ideale è fare base nella deliziosa cittadina collinare di Massa Marittima e organizzare brevi uscite nei dintorni per ammirare l’esplosione primaverile della natura. L’enogastronomia è altrettanto rustica e ricca di sapori; da provare i crostini toscani con le animelle, i classici tortelli maremmani ripieni di ricotta e spinaci (o bietole), il cinghiale e l’immensa varietà di formaggi e salumi, senza dimenticare l’ottimo olio e i vini locali, primo fra tutti il Morellino di Scansano. A Vals per godersi le terme al cospetto delle Alpi svizzereIn una stretta vale nel cantone svizzero dei Grigioni, dove le acque hanno generato in milioni di anni paesaggi incredibilmente vari e selvaggi, l’antico villaggio di Vals sorge a 1.250 metri d’altitudine con le sue vecchie case Walser dai tetti in quarzite, la stessa pietra estratta in loco che ha dato vita alle celebri terme disegnate dall’architetto Peter Zumthor. Un fine settimana è il tempo giusto per potersi riempire gli occhi di bellezza fra l’architettura incredibile delle terme, scarne e arcaiche eppure incredibilmente moderne, e il paesaggio circostante. Un’iniezione di pace, silenzio ed energia primigenia da assaporare sospesi fra pietra e acqua, fra prati e cielo. A Londra per l’apertura della prima grande mostra sui Rolling StonesNon servono mai scuse per prenotare un weekend a Londra, ma se la stagione è mite e soprattutto coincide con un evento di portata galattica come la prima grande mostra interamente dedicata ai Rolling Stones, una breve fuga è più che giustificata. La mostra, che aprirà ad aprile e resterà allestita fino a settembre, occuperà entrambi i piani della Saatchi Gallery, con 9 percorsi tematici, 500 artefatti, immagini,filmati rari, registrazioni, costumi, copertine e tecnologie interattive per festeggiare degnamente i 50 di storia della band. Da prenotare al più presto, naturalmente.

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04.02.2016

Tutto lascia prevedere che in un futuro nemmeno troppo lontano, più in là in quello che alcuni scienziati hanno già rinominato l’antropocene, per sopravvivere saremo  costretti a coltivare il cibo di cui ci nutriamo in situazioni ambientali e condizioni climatiche sempre più avverse ed estreme. Ma se da un lato non è il caso di prevedere scenari eccessivamente apocalittici, dall’altro cominciare ad attrezzarsi non costa nulla, tant’è vero che c’è già chi ha progettato campi e orti sui grattacieli e fattorie idroponiche sulle acque. Ultimamente però c’è anche chi si è spinto più in là, escogitando addirittura un sistema per coltivare sott’acqua. Il progetto di Nemo’s Garden, nato quasi per gioco e da una sfrenata passione per le immersioni, ci ha colpiti particolarmente. Tutto comincia qualche anno fa durante una vacanza a Noli, in Liguria, con gli esperimenti subacquei di Sergio Gamberini, titolare di un’azienda di attrezzature per immersioni. Sergio fa costruire una serie di palloni trasparenti, li immerge, li riempie d’aria e li ancora al fondo con l’obiettivo di sfruttare le proprietà dei grandi bacini d’acqua per creare una serra subacquea dove coltivare in modo sostenibile, ecologico e a impatto zero. La serra utilizza infatti energia da fonti rinnovabili e acqua marina desalinizzata, e una volta attivato il sistema si sostiene da solo, senza interagire con l’ambiente marino né determinare emissioni inquinanti. Dopo due anni di esperimenti, raccolti e biosfere, Nemo’s Garden passa in fase di studio di fattibilità su larga scala e nel 2015 arriva anche il patrocinio di Expo. E mentre la sperimentazione continua, Gamberini progetta di mettere presto sul mercato le sue piccole biosfere da acquario perfettamente funzionanti, e invita tutti gli appassionati a partecipare al progetto personalizzandole nell'aspetto e nelle funzioni.

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03.02.2016

In tutto il mondo, San Valentino è visto come il giorno in cui gli innamorati si scambiano doni. Ma il Giappone ha una tradizione tutta sua, perché sono soltanto le donne a regalare al loro innamorato cioccolatini e altri dolcetti. Ogni anno, durante la prima metà di febbraio, si vendono circa 170.000 scatole di cioccolatini e affini, una cifra che corrisponde al 20% delle vendite annuali. E gli uomini? Naturalmente, anche loro sono chiamati a fare la propria parte: un mese più tardi, il 14 marzo - noto in Giappone come il "giorno bianco" - tutti coloro che hanno ricevuto un dono di San Valentino dovranno ricambiare a loro volta con un regalo. Intanto, in previsione del giorno degli innamorati, tutti i più grandi chocolatier del mondo stanno lanciando lussuose edizioni limitate dei loro prodotti studiate appositamente per l'occasione - e i giapponesi ne vanno letteralmente pazzi. Eccone qualche esempio.BulgariBulgari Tokyo ha lanciato Lui e Lei, un set in edizione limitata di due scatole ispirate agli astucci per gioielli, una meraviglia per gli occhi e una delizia per il palato. Il set è disponibile nel negozo Bulgari di Ginza a Tokyo. Mont St. ClairHironobu Tsujiguchi, nato e cresciuto in una bottega di pasticcieri nella prefettura di Ishikawa, ha otteunto il più alto riconoscimento al Salon du Chocolat di Parigi per due anni di fila. Oran-Julie è un gioiello a base di arance confit ricoperte di cioccolato finissimo. Lo si trova per un periodo di tempo limitato soltanto alla pasticceria Mont St. Clair Pâtisserie di Jiyugaoka. TheobromaTheobroma ha aperto nel 1999 ed è sostanzialmente una galleria d'arte dedicata all'arte del cioccolato, con oltre cinquanta tipi di bob bon, tartufi e barrette. Quest'anno, San Valentino si festeggia con il Dom Pérignon grazie al Crème Chocolat au Champagne, una deliziosa specialità cremosa con note di lampone. Pierre MarcoliniIl belga Pierre Marcolini è totalmente votato all'arte del cioccolato, al punto che sceglie, tosta e raffina personalmente i chicci di cioccolato utilizzati nelle sue creazioni. Per quest'anno, ha dedicato agli innamorati uno speciale assortimento di cioccolatini arricchiti da un quadrifoglio portafortuna e da uno speciale packaging a forma di cuore.

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03.02.2016

C’è un caffè adatto a ognuno di noi: quello che fa dolci eccezionali per consolarci nelle giornate piovose, quello dove bere la prima, aromatica tazzina del giorno, quello dove si può fare anche shopping o noleggiare una bici. E a Parigi, dove ultimamente il caffè - inteso sia come bevanda, sia come luogo fisico – sta vivendo un vero e proprio Rinascimento, non è difificile trovare quello che fa al caso proprio. Perché dietro ogni locale, dietro ogni miscela, c’è spesso un progetto ben concepito, e studiato per spiccare in un’offerta davvero ricca. Eccco quattro esempi che vi faranno venire voglia di farvi al più presto un giro nella capitale francese. Broken BiscuitsChe cosa ci fanno un’irlandese e un inglese a Parigi? Studiano pasticceria, naturalmente. E una volta imparati i segreti della pasticceria francese aprono il proprio servizio di catering e poi un caffè (nell’undicesimo arrondissement, a due passi dal Pére Lachaise) che serve dolci deliziosi, di altissimo livello. Accompagnati dalle rinomate miscele della Brulerie de BellevilleLe PelotonStessi chicchi ma atmosfera diversa per questo caffè dedicato agli amanti della bicicletta (peloton significa plotone, inteso come il gruppo di ciclisti che corrono vicini in una gara) aperto dai fondatori (anch’essi stranieri, dalla Nuova Zelanda e dagli Stati Uniti) di Bike About Tours, un tour operator specializzato in percorsi a due ruote a Parigi e dintorni. Siamo nel Marais, fra Rue de Rivoli e la Senna, e l’ambiente è perfetto per una pausa post-bicilettata così come per una normalissima colazione in un ambiente amichevole. SteelI fondatori di Steel (il locale ma anche l’omonima rivista) si spingono oltre nell’abbinamento caffè-bicicletta, con un “concept store” dove si può bere caffè ma anche acquistare abbigliamento e vari accessori per ciclisti. L’ambiente è tutto a tema, e piacevolmente minimalista. HonorHonor è un luogo decisamente singolare nel panorama dei caffè parigini, una specie di chiosco dal design scarno e raffinato in Rue du Faubourg St. Honoré dedicato al caffè di qualità, nato dall’idea di una coppia anglo-australiana con una lunga esperienza nel settore a Londra. L’esperienza si avvicina molto a quella di un normale bar italiano: ci si va per sorseggiare al volo un buon caffè (o un cappuccino), il resto non conta.

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02.02.2016

C’è una stradina a Hackney, nel pieno East End “gentrificato” di Londra, che potrebbe sembrare simile a tante altre in città. Si trova fra il verde di London Fields e le acque tranquille del Regent’s Canal, ed è costeggiata di edifici di mattoni a vista, negozietti dalle vetrine rivestite di legno colorato e piccoli caffè. La stradina si chiama Broadway Market, perché fin dal 1890 ospita un mercato, e ancora oggi alle nove di ogni sabato mattina prende vita, si popola di bancarelle e si affolla di avventori. E se i turisti preferiscono il bric-à-brac di Portobello, è qui che vengono invece i giovani londinesi con o senza famiglia, a spulciare fra abiti vintage ben selezionati, a godersi buon cibo di strada, ma soprattutto a rifornirsi ‘ingredienti gourmet. Perché il Broadway Market è soprattutto un mercato gastronomico, e negli ultimi dieci anni è stato decisamente riqualificato di pari passo con il quartiere che lo ospita. E così le bancarelle traboccano di formaggi, pani, spezie, sott’oli e tanti dolci artigianali, come gli ormai mitici cupcake di Violet. Fra un acquisto e l’altro ci si può rifocillare con un hamburger, un felafel o un assaggio di mèze, i tipici antipasti mediorientali, e magari concludere con un cioccolatino fatto a mano. Come da tradizione inglese, alle 5 del pomeriggio circa si smonta tutto con rigorosa puntualità  - ma niente paura, i tanticaffè e ristoranti che costeggiano il mercato restano aperti. Al numero 9 di Broadway Market c’è la uno dei luoghi più strambi e autenticamente retrò di tutta Londra, F. Cooke, dove il signor Bob Cook vi farà assaggiare il pasto tradizionale della working class londinese dell’east End, a base di pie (torte ripiene di carne), mash (puré rustico), salsa al prezzemolo e anguilla (un tempo del Tamigi, oggi dagli allevamenti olandesi) lessata o in gelatina. Al 18 c’è la Pavilion Bakery con i suoi croissant al cioccolato e il caffè, tappa perfetta per una colazione al volo. Al 24 The Dove propone 100 varietà di birre belga da accompagnare con squisite patatine fritte. Al 52 c’è la pizza napoletana (vera) di Franco Manca, al 63 i cocktail e lo street food messicano di Off Broadway, e al 76 il gastro-pub tradizionale The Cat & Mutton propone piatti ricercati e sostanziosi.

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27.01.2016

 Può accadere durante un viaggio di piacere, una pausa pranzo o una trasferta di lavoro. O magari può trattarsi di una vera e propria scelta personale. Fatto sta che capita a tutti, e sempre più spesso, di ritrovarsi a cercare un posto singolo al proprio ritorante preferito o un ristorante dove poter mangiare da soli senza sentirsi fuori posto. Anche il mondo della ristrazione sembra essersene accorto, e la dimostrazione è che sono nati addirittura ristoranti che offrono esclusivamente tavoli da uno. Ma non serve ricorrere a soluzioni come questa. In fondo, per godersi un buon pranzo una cena da soli basta un bel bancone ampio e accogliente, e non è poi così raro trovarlo, soprattutto nelle grandi città europee. Ecco qualche idea che potrebbe tornarvi utile quando vi troverete a Milano, Parigi o Londra. Milano Tom Un ristorante-american bar a due passi dai Navigli con un bel bancone dove si può bere, pranzare e cenare. La cucina è internazionale con accento particolare sui prodotti del territorio, e la scelta dei cocktail notevole. Annesso al ristorante c’è un club dove fanno musica jazz, elettronica e DJset, e naturalmente si balla. OttoIn questo nuovo e piacevole localino nella bella zona pedonale della Chinatown milanese non si prenota, si ordina al banco e si consuma senza fretta. Cosa si mangia? I “quadrotti”, delle fette di pane in cassetta guarnite con ricette particolari, bio, e preparate al momento, che si possono consumare in compagnia o da soli, ai banconi a ridosso delle vetrine che danno sull’animatissima via Sarpi. Björk BrasserieLa nuova gastronomia scandinava è protagonista in questo ristorante-gastronomia  di zona Lazzaretto che propone deliziosi assaggi o veri e propri pasti in stile nordico. I tavoli sono tutti piuttosto piccoli, e in più c’è un banco all’ingresso con vista sui succulenti antipasti. Londra Arbutus Questo fantastico bistrot nel cuore di Soho offre grandi soddisfazioni con il suo bel bancone in granito per mangiatori solitari, l’intera lista dei vini disponibile in quartini e una cucina ottima a prezzi abbordabili. Altro che cena in albergo! Kitchen TableIl nome dice tutto: in questo elegante ristorante di Fitzrovia si mangia affacciati sua cucina, seduti a un lungo bancone circolare. Un’occasione per provare uno stellato in solitaria, anche se a prezzi non proprio economici. Si può prenotare anche online. Kanada-Ya Il ramen, si sa, va mangiato col risucchio. Se vi va di farlo tranquillamente senza scandalizzare un commensale magari inesperto di etichetta giapponese, gustatevelo da soli in questo ristorantino del West End in tutta libertà, al banco affacciato sul muro o, meglio, sulla vetrina, mentre là fuori la vita va avanti. Parigi Terroir Parisien Amate i prodotti locali? Allora sappiate che i due ristoranti del celebre chef Yannick Allèno che portano questo nome hanno entrambi un bel bancone. Se siete di passaggio a Parigi e volete concedervi una cena di alta cucina basata sui prodotti tipici dell’'Île de France, questo è il posto giusto. Anche da soli. Frenchie - Bar à Vins Frenchie il bistrot è sempre affollatissimo, ma il bancone del wine bar dall’altra parte della strada è un ottimo escamotage per provare qualche assaggio dell’apprezzata cucina di Gregory Marchand sotto forms di assaggini accompagnati da un buon bicchiere di vino. Caillebotte Per una pausa pranzo speciale a base di cucina creativa e sofisticata in compagnia del vostro buon gusto, sedetevi al bancone di marmo bianco di questo moderno e luminoso bistrot di SoPi (South Pigalle) dedicato all’omonimo pitttore impressionista, e assaggiate il piatto del giorno.    

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26.01.2016

C’è il signor Mangku Rna, che con sua moglie dal 1970 produce un sale aromatico sulla spiaggia di Kusamba, in Indonesia. C’è Raymonda Nakhleh, una maestra libanese che con i fiori del suo roseto produce sciroppo e acqua di rose. C’è Gaytri Bhatia, che dopo aver lavorato per l’EPA, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, ha aperto mella sua terra, l'India, un’azienda agricola dove si promuove la differenziazione delle colture. Sono soltanto alcune delle belle storie che si possono leggere su 12 dishes, un progetto semplice quanto suggestivo e interessante: un sito che, come un bel libro illustrato e graficamente curato, racconta storie e ricette grazie all’impegno di un team che comprende un’appassionata di gastronomia, una dietologa, uno studio di design e uno di fotografia. Per realizzarlo, Imogen Wells ha coinvolto produttori dai quattro angoli del pianeta, dalla Francia all’Indonesia, dal Giappone all’Australia, dal Libano alla Svezia, dalla Grecia al Perù, li ha intervistati e ha realizzato le ricette proposte, preparate con il loro ingrediente. La nutrizionista Marta Guasch-Ferré ha evidenziato i valori nutrizionali di ciascun prodotto e lo studio Lumen ha ha fotografato le ricette, mentre Elespacio ha curato la bella grafica del sito. Le ricette spaziano dal pane indiano piccante con foglie di moringa (un albero edibile dalle notevoli proprietà nutritive) ai dolcissimi biscotti di pasta frolla al miele australiano.

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25.01.2016

Vigne, colline, tartufi, formaggi e castelli. Si potrebbe riassumere così l’esperienza di un itinerario nelle Langhe, quella porzione di Piemonte stretta fra Cuneo e Asti che da area prettamente agricola si è trasformata nel corso di mezzo secolo in una ricercatissima destinazione per gourmant e amanti del buon vivere. Il paesaggio di dolci colline alle quali forse questo bellissimo angolo d’Italia deve il nome (da “lingua di terra” oppure “conca, avvallamento”) è già di per sé una visione sublime, specie d’autunno quando i colori si scaldano e la nebbia si appoggia languidamente sulle alture lasciando spuntare soltanto campanili, rocche e castelli. E proprio di forti e castelli c’è un’incredibile abbondanza in queste zone, anticamente minacciate dai Saraceni; fra i più interessanti c’è il Castello dei Marchesi Falletti a Barolo, che oltre a una splendida vista sulle colline offre la possibilità di visitare il museo dedicato all’omonimo vino e nonché di degustare alcune etichette storiche. Bellissimo anche l’imponente castello duecentesco di Grinzane Cavour, che ogni anno a novembre ospita l’asta mondiale del rinomato tartufo bianco di Alba ed è sede dell'Enoteca Regionale Piemontese Cavour, di un ristorante e di un museo etnografico sulla civiltà contadina. Il castello di Serralunga è invece l’unico esempio di donjon alla francese, una fortificazione alta e slanciata che sovrasta il borgo circostante. Ma se gli occhi si riempiono di bellezza anche lo stomaco vuole la sua parte, e lasciare le Langhe senza averne passato in rassegna l’offerta enogastronomica sarebbe come andarsene da Napoli senza aver rivolto almeno uno sguardo al Vesuvio. Tartufi bianchi e neri, formaggi tipici come la robiola di Roccaverano o il murazzano e vini locali - Barbera, Dolcetto e Sua Maestà il Barolo - fanno da corollario a una ricca tradizione riassumibile in alcuni piatti imperdibili. Fra i primi i tajarin al sugo d’arrosto e gli agnolotti del plin, fra i secondi un gran bollito accompagnato da da salse, verdure e bagnet (la salsa verde alla piemontese) o il classico brasato al Barolo, e per dessert una torta alle nocciole locali o un bonet, un budino a base di cacao, liquore e amaretti. Dove dormireUveIn pieno centro storico del delizioso borgo de La Morra, un balcone sulle Langhe abbarbicato su un poggio a 500 metri d’altezza, questo wine bar e boutique hotel offre due camere e due suite in stile contemporaneo, arricchite da pezzi di design e arredi disegnati da architetti e artisti locali. Castello di SinioAtmosfera completamente diversa per questa dimora storica del dodicesimo secolo a Sinio, che accoglie gli ospiti in stanze sontuose con ricche tappezzerie, poltrone imbottite e letti regali - proprio come ci si aspetta da un castello. Casa della Torre In pieno centro ad Alba, qusto delizioso bed&breakast in stile retrò offre tre sole stanze arredate con pezzi di antiquariato in stile francese e una certa ricercatezza, alle quali si accede passando attraverso una piccola caffetteria anch’essa ispirata al passato. Foto di copertina: Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero 

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20.01.2016

Con tutta probabilità, una vecchia fermata del tram a New York diventerà presto il primo parco sotterraneo del mondo, una sorta di polmone verde nascosto sotto la superficie della città e illuminato dalla luce catturata dall’esterno grazie a un innovativo sistema studiato da un ex-ingegnere della NASA. Il progetto si chiama Lowline, in opposizione dalla celebre Highline, il parco lineare costruito qualche anno fa sulla sezione in disuso di una ferrovia sopraelevata nel cuore di Manhattan, e una volta terminato, intorno al 2020, occuperà tre isolati. Il Williamsburg Bridge Trolley Terminal, sotto Delancey Street nel Lower East Side, fu abbandonato nel 1948 con l’eliminazione del servizio tranviario, ma il suo ricordo resta nei ciottoli, nei binari, nei soffitti a volta della stazione, veri e propri reperti storici che faranno da cornice a un progetto decisamente futuristico. L’idea nasce da una chiacchierata fra due amici: James Ramsey, ex-ingegnere della NASA e titolare di Raad Studio, e Dan Barasch, ex di Google; dopo aver visto la stazione abbandonata, Ramsey ne parla con Barash e nasce l’idea di un parco sotterraneo. Per realizzarla Ramsey progetta una tecnologia solare chiamata “remote skylight”: la luce del sole è catturata, riflessa e raccolta per essere poi diretta verso il sottosuolo, dove viene ridistribuita nello spazio attraverso un apposito “disco” in quantità sufficiente per garantire la fotosintesi e permettere ad alberi e piante di crescere. Dopo aver raccolto oltre 155.000 dollari con Kickstarter e attestato la fattibilità, oltre a guadagnarsi il sostegno di celebrity del calibro di Spike Jonze, Ramsey e Barash hanno coinvolto la comunità esponendo un progetto in scala reale della tecnologia solare e poi, nell’ottobre scorso, aprendo The Lowline Lab, un laboratorio aperto a tutti e dedicato a esperimenti di orticultura e illuminazione. Ora non resta che concludere le trattative con la Città e cominciare i lavori; se tutto va bene, fra quattro anni la Lowline sarà finalmente realtà.

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13.01.2016

Ammettiamolo, il Midwest rurale non è certo la prima meta scelta da chi decide di visitare gli Stati Uniti. Nell’immaginario globale, e in particolare in quello europeo, il “cuore della nazione” è un territorio piatto dominato dai campi e punteggiato di piccoli centri abitati dove la gente mangia grosse bistecche e beve birra, e poco importa che questa grossa fetta della nazione comprenda ben 12 stati molto diversi fra loro, città come Chicago e Detroit e meraviglie come la regione dei Grandi Laghi e il monte Rushmore. Forse però la riscoperta può partire da luoghi meno noti come ad esempio le rigogliose colline nel sud del Wisconsin, quelle ricoperte di boschi della Richland County, che circondano Candlewood, un luogo decisamente insolito dove trascorrere qualche giorno di vacanza o di riposo. La sua storia comincia nel 1981, quando Robert e Susan Calnin acquistano 80 acri di terreno in queste zone; nel 1995 decidono di trasformarli in un luogo di ospitalità e cominciano a costruire la prima capanna di legno. La capanna di legno nel bosco, ecco un altro mito dell’America vera e immaginata, vista nei film e letta nei libri e nelle notizie di cronaca. Nel caso di Candlewood, la classica cabin diventa però ora una casa con grandi vetrate - così grandi che il bosco sembre far parte dell’arredamento - e un decor ricercato e minimalista, ora un delizioso ed elegante chalet, ora una vera e propria villetta con tutte le comodità del caso. Restano il calore del legno - anche letteralmente, dal momento che ci si può scaldare con il caminetto - e la natura onnipresente, dentro e fuori. Se vi state chiedendo come trascorre la giornata in un luogo del genere, la risposta è semplice: leggendo un libro davanti alla stufa, contemplando il paesaggio, oppure uscendo a fare un trekking o una semplice passeggiata con pic nic. Per i meno sedentari, le attività comprendono anche pesca della trota, canoa sul fiume, bird-watching e percorsi ciclabili.

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12.01.2016

The rigorosamente in foglie (vade retro bustina!), sandwich al cetriolo (pane in casetta, burro e sottili fettine di cetriolo fresco), scone (panini leggermente dolci da farcire con burro e marmellate), fette di torta e dolcetti vari, tutti impilati su una graziosa alzatina argentata a più piani.Se non vi portano tutte queste cose, e di buona qualità, non lo si può chiamare afternoon tea, soprattutto a Londra, dove questo rito si prende molto sul serio e la tradizione del the si difende ancora con le unghie e e con i denti.Perciò, se dopo aver visto tutte e sei le stagioni di Downton Abbey vi è venuta voglia di provare un the come si deve (Lady Violet docet), ecco dove potete farlo nella capitale inglese. The Ritz Nella sfavillante Palm Court, la sala da the del Ritz, dove l’afternoon  tea si serve dal 1906, si entra solo con l’abbigliamento consono all’occasione (giacca cravatta per i signori, abito per le signore), si viene serviti con formalità e il giusto tocco di distacco britannico e gli ingredienti classici ci sono tutti, dai sandwich agli scone e ai dolcetti. Non esattamente economico, ma da provare almeno una volta. Claridge’s Hotel Finger sandwich, scone serviti caldi e dolcetti: la formula è la stessa da 150 qui al Claridge’s, dove i the selezionati dall’esperta Henrietta Lovell fra i piccoli produttori del mondo si sorseggiano nel magnifico foyer in stile Art Déco opera dell’architetto contemporaneo Thierry Despont, con accompagnamento musicale dal vivo. Kensington Palace Orangery Sorseggiare the nell’Orangerie di un ex-palazzo reale, fra imponenti colonne e soffitti a volta, non è certo cosa da tutti i giorni. Eppure qui la faccenda è piutttosto informale e abbordabile - e se riuscite a trovare un momento in cui non ci siano troppi turisti vale davvero la pena di godersi l’ambientazione. Il menù è quello classico nulla di ecezionale ma quel che conta è lo sfondo. Le Chandelier Questa graziosa sala da the di East Dulwich ispirata alla tradizione, con un insolito mix di estetica British, francese e mediorientale, è meno pomposa di quelle dei grandi alberghi ma offre un ambiente molto gradevole e ben 34 varietà di the provenienti da piantagioni a conduzione familiare in India, Cina, Taiwan e Giappone selzionati dal Tea Master Edward Esler. L’afternoon tea comprende deliziosi scone fatti in casa e quatro assaggi di torte e dolci del giorno. The Sanctum Gents Afternoon Tea Ecco qualcosa di completamente diverso e forse un po’ profano, ma che piacerà anche a chi non ama troppo the e pasticcini: all’interno del Sanctum Soho Hotel, un elegante boutique hotel di Warwick Street frequentato da rockstar e gente dello spettacolo, il the del pomeriggio si trasforma in una rassegna di ipercalorici assaggini a base di carni e caviale, innaffiati da cocktail e whisky, da cui l’appellativo di “gentlemen’s tea”. Solo per stomaci allenati.

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04.01.2016

Come non amare Tokyo? Per quanto sia una megalopoli caotica e a tratti frenetica, c'è sempre un angolo tranquillo dove rifugiarsi - un vecchio ristorante o una tea house dove il tempo sembra essersi fermato, un tempio Zen dove perdersi nella meditazione, un tranquillo terrazzo panoramico al di sopra dei grattacieli da cui godersi la vista. Akihiro Fujisaki vive e lavora a Tokyo, dove gestisce le nostre boutique di Ginza e Roppongi; chi meglio di lui può farci conoscere l'essenza della città e i suoi angoli più slow? Gli abbiamo chiesto di farci da guida in questa visita virtuale della capitale giapponese  SJ: Ciao Akihiro! Raccontaci qualcosa di te.AF: Sono un tipo che non si accontenta facilmente. Il mio motto è “conosci, impara e prova”, sono estremamente curioso e interessato a tutto in ogni campo - lavoro, moda, arte, musica, la vita in generale. Adoro anche incontrare nuove persone e imparare a conoscerle. SJ: Non esci mai di casa senza...AF: Due diverse paia di occhiali e la mia musica.  SJ: Com'è la vita a Tokyo?AF: Tokyo è una città che offre una scelta sconfinata in ogni campo. In qualsiasi situazione, ti ritrovi sempre a dover scegliere fra moltissime opzioni - è un'opportunità fantastica, certo, ma a volte può trasformarsi in una vera e propria responsabilità che devi assumerti in prima persona. Dal divertimento alle scelte di vita, dal ristorante dove cenare alla professione che ti scegli, dovrai sempre valutare molte possibilità prima di decidere -  perciò quando si tratta di cose importanti cerco di restare concentrato sul mio reale obiettivo senza farmi distrarre dall'abbondanza di alternative. SJ: Che cosa offre Tokyo che nessun'altra città è in grado di offrire?AF: Direi ancora una volta opportunità, varietà e un miscuglio di culture ben bilanciato. A Tokyo t'imbatti con facilità nella cultura tradizionale giapponese così come in quella americana, asiatica, europea - per questo tutti riescono ad apprezzare questa città, anche chi proviene da culture diverse.  SJ: Se avessimo soltanto un solo giorno da passare a Tokyo che cosa ci suggeriresti di fare?AF: Le due zone in cui si trovano gli Slowear Store, Roppongi e Ginza, sono molto gradevoli. A Roppongi ci sono alcuni dei miei musei preferiti: il 21_21 Design Sight (a Midtown) per le mostre di design, il National Art Center (anch'esso dalle parti di Midtown) per le grandi mostre d'arte e il Mori Museum (Roppongi Hills) per l'arte contemporanea.  A Ginza si trovano parecchi negozi d'antiquariato giapponese e piccole gallerie d'arte, perciò se v'interessa imparare qualcosa sulla tradizione o conoscere gli artisti emergenti questo è il posto giusto.Per provare l'autentica cucina giapponese in modo informale suggerisco la zona di Shinbashi, piena di bar e ristorantini tipici. E se doveste riuscire a ritagliarvi una mezza giornata in più, vale la pena di visitare il Monte Takao, un luogo incantevole ad appena un'ora di treno da Tokyo. SJ: C'è un'esperienza squisitamente giapponese che ci suggeriresti di provare? AF: Entrare in un tempio e provare lo Zazen, la meditazione Zen nella posizione del fior di loto - è fantastica per liberare la mente. E poi altre due componenti della nostra cultura: il giardino giapponese e il Wabi-Sabi , vale a dire l'estetica tradizionale giapponese, che potrebbe tradursi nel motto contemporaneo "less is more". SJ: Che cosa significa per te vivere slow?AF: Ad esempio scegliere qualcosa non perché è di tendenza ma perché ha una storia. Non è difficile riconoscere un oggetto o un indumento con una storia, perché questa si svela sempre nel design o nei dettagli, nelle rifiniture. Ed è proprio questa la qualità che m'interessa di più, quella che più di tutte rende un oggetto speciale, durevole e desiderabile.

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30.12.2015

Viaggiare in tutto il mondo e infine decidere che casa sua è Parigi: si potrebbe riassumere così il percorso che ha portato Laurent Joffre, store coordinator presso The Slowear Store Paris Saint-Germain, a mettere radici nella capitale francese. Gli abbiamo chiesto di parlarci un po’ di sé e della sua vita a Parigi. SJ: Ciao Laurent! Puoi raccontarci qualcosa di te e delle tue passioni?LJ: Mi piace definirmi un “sognatore metropolitano”, perché sono sempre stato attratto dall’idea d’incontrare persone con orizzonti e culture diverse. Fin da ragazzino ho avuto l’opportunità di viaggiare molto, conoscendo tante città -  San Francisco, Tokyo, Tel Aviv, New York, Edinburgo, Napoli, Oslo, New Orleans, Stoccolma... Per più di 7 anni ho vissuto per motivi di studio fra l’Inghilterra e la Svezia, dove il mio atteggiamento mentale aperto e la mia filosofia di vita si sono formati. Ad esempio ho sempre amato la tranquillità dei paesaggi scandinavi così come il caos delle strade dello shopping a Harajuku. SJ: Non esci mai senza...LJ: Il mio smartphone, perché sono ultra-connesso e uso tantissimo la rete e i social media.SJ: Com’è vivere e lavorare a Parigi?LJ: Mi sono innamorato di Parigi 15 anni fa; all’inizio volevo restare solo per un po’, studiare per il mio MBA, ma poi anno dopo anno ho cominciato a scoprire i quartieri, ciascuno con la sua personalità unica, ed è proprio questo che mi piace – attraversare la città in bicicletta per andare al lavoro, passare davanti al Louvre, a Notre Dame, fino a St Germain. A Parigi la storia è ovunque, in ogni pietra.SJ: Che cos’ha di così speciale Parigi?LJ: Parigi è il melting pot fatto città – ormai è impossibile definire un francese. Siamo figli di viaggiatori, di costruttori, e questa meravigliosa città ne è il risultato: il cuore europeo dell’arte, della moda e della cultura, con un pizzico di ribellione e inventiva in più. SJ: Se potessimo trascorrere un solo giorno in città cosa ci suggeriresti di fare? LJ: Ci sono quattro zone da esplorare assolutamente: innanzitutto la Rive Gauche, con il vecchio quartiere di St Germain des Pres, il leggendario Café de Flore, Place St Michel e le librerie lungo la Senna a due da Notre Dame e l'Île de la Cité.Poi c’è il Le Marais con le strade dello shopping e le boutique dei giovani designer come French Trotters o Merci. Il miglior mercato gastronomico è Le Marché Des Enfants Rouges. Ma i miei posti preferiti restano Rue de Bretagne con il piccolo Café Plinson e Canal St Martin dove di solito mi fermo per un caffè da Chez Prune o una cena all’Hotel du Nord.E infine Montmartre, che è un luogo davvero speciale per un sognatore come me: mi piace passeggiare dalle parti di Rue des Martyres fino al Moulin de la Galette con le sue vigne segrete, e poi verso Place des Tertres per godermi il tramonto su Parigi dal Sacre Coeur.  SJ: Che cos’è per te lo slow lifestyle? LJ: Il mio leitmotiv è godere di ogni momento della giornata, contemplando e registrando i ricordi. Spesso mi capita di fermarmi a ripensare al passato – mi aiuta a costruirmi un futuro migliore. Apprezzare chi siamo e tutto il buono che possiamo trarre dall’esterno è parte di quello che io chiamo lo “slow mood”.

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29.12.2015

Provati da pantagruelici pranzi in famiglia, del ritmo incalzante delle Feste, dall’approssimarsi incombente del capodanno? Non vi resta che progettare una fuga e ritirarvi sui monti, lontano da tutto e da tutti, possibilmente in un luogo bello, piacevole e, perché no, ecosostenibile. Vigilius mountain resort Niente automobili, nessun rumore, niente stress - solo natura e pace. Non ci sono strade che portano a Monte San Vigilio, dove si trova l’eco-mountain resort di design firmato da Matteo Thun. Vi si arriva dopo una breve salita in funivia, e l’aria sa di larice e libertà. La struttura è completamente ecosostenibile e fa largo uso di materiali naturali, le camere sono grandi e accoglienti e la spa grande e ricca di servizi. Menzione speciale per la bella piscina, dove il confine tra dentro e fuori sembra dissolversi. San Lorenzo Mountain Lodge  Un'ex residenza di caccia trasformata in raffinato chalet con solo quattro camere. Siamo a San Lorenzo di Sebato, in provincia di Bolzano, e questo autentico rifugio altoatesino cela dietro il suo bel portone di legno ambienti caldi, eleganti e tessuti opulenti, in un’atmosfera sospesa nel tempo. Ad allietare il soggiorno ci sono anche la sauna in stile alpino e una cantina dedicata alle degustazioni di vini abbinati a specialità del luogo. Chalet ChâteletUn interessante progetto a impatto zero studiato ad hoc da un geologo svizzero, con pannelli solari per l’elettricità, acqua piovana per la lavatrice e un’enorme stufa a legna finlandese a riscaldare l’ambiente. Gli ambienti sono organizzati come in una vera, grande, accogliente casa di montagna, fra salotti, biblioteche e cinque stanze arredate con pezzi di design che si alternano ad arredi rétro e opere d’arte. Ricercata e salutista anche la cucina, curata dallo chef nutrizionista Karmaway. The Chedi Andermatt Immerso nel bellissimo paesaggio naturale delle Alpi svizzere, tra i caratteristici chalet di montagna di Andermatt in Valle di Orsera, questo moderno resort con grandi vetrate affacciate su picchi vertiginosi e ambienti in legno alpino e pietra naturale si raggiunge con un rilassante viaggio in treno di un paio d’ore da Zurigo. Ci sono 140 camere, una spa, due ristoranti, un cocktail bar e persino una una “wine and cigar library”.   WhitePodFuori solo bianco e silenzio, i boschi, il lago Léman e una manciata di semisfere geodetiche costruite su piattaforme di legno alpino che isolano l’ambiente da freddo e neve. Siamo al WhitePod, un resort fatto di supertecnologici igloo “sperduto” fra le montagne svizzere e raggiungibile in inverno solo con gli sci e il gatto delle nevi. Gli interni sono di lussuosi, ma completamente ecologici e riscaldati da stufe a legna. Il corpo centrale del camp è ospitato in uno chalet ottocentesco con ristorante e spa.

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28.12.2015

Mark Firth è il fondatore del gruppo di ristoranti di New York Marlow and Sons, diventati un punto di riferimento per chi cerca sapori genuini recuperati direttamente dalle fattorie delle campagne del New England e quel tipo di country decor che aggiunge un tocco di calore a qualsiasi spazio. L'effetto collaterale imprevisto di questa idea vincente, portare la campagna in città, è stato il crescere di una passione che ha portato Firth a trasferirsi addirittura nei luoghi che aveva imparato a conoscere andando alla caccia di ingredienti autentici. Nasce così The Prairie Whale, un gioiello di ristorazione incastonato nelle campagne di Great Barrington (Massachussetts), a 120 miglia da New York, la giusta distanza dalla metropoli per non rinunciare ai suoi vantaggi ma concedere agli occhi il riposo del verde e al palato il tempo di gustare i frutti della terra esattamente dove nascono. The Prairie Whale, la 'balena della prateria', era la perifrasi ottocentesca con cui si indicava il maiale ed è l'insegna perfetta per questa rustica casa di legno che accoglie i visitatori nelle sue tante, piccole stanze, luminose di giorno e raccolte la sera.Il menù è all'insegna della semplicità, qui l'alta e sofisticata cucina di Manhattan lascia il posto a ricette essenziali dove è il sapore delle materie prime il protagonista, insieme alla tradizione gastronomica nordamericana. Se servissero altre buone ragioni per concedersi una piccola fuga da New York, sarà utile sapere che Great Barrington era già una meta collaudata per fine settimana rigeneranti nonché il buen retiro privilegiato di artisti e hippy dell'East Coast che ne hanno popolato le strade di gallerie e punti di incontro, contorno perfetto per un buon tempo da trascorrere alla riscoperta di ritmi e gusti più umani.

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23.12.2015

In Algarve, l’estremità sud occidentale del continente europeo, tra Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico, si snoda l’Ecovia do Litoral, un percorso ciclabile che attraversa l’intera regione sulla costa meridionale del Portogallo, da Vila Real de San Antonio al Capo di Sao Vicente. 220 chilometri in tutto, da percorrere rigorosamente su due ruote seguendo l’andamento sinuoso della costa portoghese fra paesaggi affascinanti dove la natura è protagonista assoluta, forte e selvaggia. L’itinerario parte da Vila Real de San Antonio, centro storico sulle rive del fiume Guadiana al confine con la Spagna, e snodandosi verso ovest attraversa Tavira e tanti piccoli paesi e porticcioli, fino a raggiungere Olhão, città moresca dalle basse casette bianche di pescatori. Se lungo la linea costiera il percorso è in piano e lineare, verso  l’entroterra e la regione di Faro il terreno si fa collinare e snodato, per poi tornare verso costa, dove l’Ecovia do Litoral attraversa alcune delle più rinomate località balneari portoghesi, Albufeira e Portimau, perfette per riposarsi dalle fatiche dei ciclisti, tra un bagno nell’oceano e un po’ di sole sulle meravigliose spiagge protette dalle scogliere. Il viaggio termina a Capo di Sao Vicente, la punta meridionale più estrema del continente europeo, quella che gli antichi romani chiamavano “Finibus Terrae”, porta tra due mondi che si guardano attraverso il mare. Tutto il percorso è allietato da un clima particolarmente mite, che contribuisce a rendere l’esperienza bellissima e praticabile in ogni periodo dell’anno. Foto: Chris Ford

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22.12.2015

Casa Perbellini è un luogo dove il cuoco si riprende il suo palcoscenico naturale: la cucina. Spariscono le barriere e al centro rimangono lo chef e il suo lavoro, in una spettacolare cucina a vista dove i clienti possono ammirare l’arte della preparazione dei piatti. Il tutto in un’atmosfera intima con pochi tavoli, all’interno di un palazzo nel cuore di Verona. Con un cambio di direzione tutt’altro che scontato, nel bel mezzo di una sfolgorante carriera Giancarlo Perbellini ha lasciato il ristorante di Isola Rizza (2 stelle Michelin) per il calore di casa. Il locale, infatti, è davvero una casa dove si mangia in cucina (quattro tavoli) o in un’attigua saletta (due tavoli). Suoni il campanello, la porta si apre e il resto viene da sé, come un’improvvisata a casa di amici. La tavola, per esempio, si apparecchia sul momento e in modo molto semplice, e tutto sembra così naturale che quasi ci si scorda della brigata di undici professionisti, otto in cucina e tre in sala, che accompagna lo chef. Ma delle due stelle Michelin che hanno proclamato Perbellini uno degli chef più rinomati in Italia resta tutta la grandezza, e i più fedeli troveranno anche i grandi classici che lo hanno reso celebre come il wafer al sesamo con tartare al branzino, il caviale affumicato e zabaglione ghiacciato o il guanciale di vitello brasato. Foto: © Casa Perbellini

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21.12.2015

Milano, zona Porta Nuova. All’ombra dei grattacieli svettanti della nuova e dinamica Downton, fra i quali ancora fanno capolino i vecchi palazzi della città che fu, c’è una graziosa palazzina d’epoca. Al suo interno, fra pareti candide e pavimenti in legno, il clangore del traffico scompare e si respira un’atmosfera di pace e relax. Siamo approdati al Centro Onze (da pronunciarsi ons, alla francese, perché il numero 11 indica simbolicamente il rapporto one-to-one fra operatore e cliente) un piccolo tempio cittadino dedicato al benessere e voluto da due donne - Eliana Pilo e Ricciarda Mattioli - che credono fortemente in un nuovo paradigma di benessere, il Medical Wellness. Ne abbiamo parlato con Eliana Pilo, fondatrice e insegnante di Pilates formatasi con il metodo Covatech.SJ: Che cosa s'intende per Medical Wellness e come si distingue Centro Onze dal centro fitness medio?EP: Il concetto di Medical Wellness si riferisce a un tipo di wellness inteso come raggiungimento del benessere attraverso discipline mirate - Pilates, Fitness, Massoterapia, Yoga...  - all'interno di una supervisione medica che integra la professionalità degli operatori e si rivolge a necessità e patologie specifiche. L’obiettivo è ristabilire, mantenere e promuovere la salute psicofisica grazie alla garanzia di un valido staff medico sinergico allo staff di operatori.Si tratta di un approccio innovativo a Milano e in Italia, al quale si somma un altro tratto distintivo: l'attenzione personalizzata nei confronti del cliente. SJ: L'offerta è dedicata soltanto a chi ha qualche problema specifico o si profila come un'invito al relax e alla cura di sé per tutti?EP: L'offerta del nostro centro è dedicata a tutte le persone. Al di là delle patologie specifiche dell'apparato locomotore, siamo convinti che il raggiungimento e il mantenimento della forma fisica sia un dovere per tutti e facciamo di tutto per renderlo più piacevole e agevole. SJ: Si tratta di una concezione nuova di benessere? Sta forse finalmente cambiando qualcosa rispetto al dilagare dei centri benessere approssimativi e delle grandi palestre dove il rimettersi in forma è un concetto generico e superficiale che non ascolta le esigenze della singola persona e somiglia piuttosto a una catena di montaggio?EP: Effettivamente la nostra concezione del benessere è innovativa e deve assolutamente restarlo. Ecco perché Centro Onze è in "formazione permanente", una sorta di laboratorio sperimentale del benessere. La nostra linea guida è l'ascolto della singola persona. Questo ci aiuta ad aumentare l'dentificazione dei suoi suoi bisogni e a darvi risposta con programmi personalizzati. Non ci stancheremo mai di promuovere questo approccio che ci auguriamo soppianti presto la standardizzazione e l'approssimazione che si è instaurata nel nostro tempo.SJ: Parliamo della location: il centro si trova in una palazina storica e in una zona altrettanto storica di Milano, ma è circondato dai grattacieli della nuova Milano. Come si concilia la dinamicità del quartiere con l'idea di lentezza e relax che invece promette Centro Onze?EP: La location è parte integrante del nostro progetto. Un ambiente luminoso, arioso e tranquillo è la premessa necessaria perché il cliente possa esprimere le proprie esigenze. La stessa accoglienza si deve trovare nello staff, da noi costantemente formato alla relazione.Per noi dinamismo e relax sono entrambi valori, l’importante è trovare l'equilibrio giusto. Anche la nuova Milano ci piace, e il cambiamento è una sfida appassionante se può avvenire il più possibile a propria misura. Siamo qui per questo.

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18.12.2015

Parlare di slow lifestyle a Tokyo può sembrare un paradosso, eppure l’inarrestabile capitale del Giappone può anche essere vissuta con un atteggiamento equilibrato, dosando energia, dinamismo e antichi valori, come ad esempio la leggendaria ospitalità dei giapponesi. Abbiamo parlato di vita e di lavoro a Tokyo con il nostro country manager per il Giappone, Yuichiro Suzuki – per noi semplicemente Yui. SJ: Raccontaci brevemente qualisono le tue passioni.YS: In poche parole, godermi la vita il più possibile. Il mio lavoro, il mio amore per la moda, per il cibo, gli incontri che mi capita di fare. SJ: Non esci mai di casa senza...YS: Condividere gli eventi della giornata con il mio capo… vale a dire mia moglies!SJ: Com’è vivere e lavorare a Tokyo?YS: Piuttosto stressante, per la maggior parte del tempo, ma è anche entusiasmante poter osservare da vicino il cambiamento costante in tutti i settori, dal cibo alla moda.SJ: Che cosa offre Tokyo che, a tuo avviso, nessun’altra città è in grado di offrire? YS: Direi l’ospitalità – noi giapponesi la chiamiamo omotenashi. Significa intrattenere e accogliere con autentica cordialità, e vale per gli autoctoni come per gli stranieri. Abbiamo circa 16 milioni di visitatori ogni anno e, anche se non si può dire che parliamo un inglese impeccabile, ci teniamo molto a offrire un’esperienza piacevole. SJ: Se avessimo solo 24 ore da trascorrere in città cosa ci suggeriresti di fare?YS: Per prima cosa vi suggerirei di fare un giro a Koenji, vicino a Shinjuku, una classica zona per lo shopping e l’intrattenimento, piena di negozi vintage e ristoranti informali dove assaggiare specialità locali come il ramen o i noodles a prezzi ragionevoli. Non lontano da Koenji, Nakano Broadway nel quartiere di Nakano è uno dei centri commerciali più incredibili di Tokyo e un tempio della cultura popolare giapponese, con negozi che vendono di tutto, da prodotti e gadger legati al mondo dei manga e degli anime fino all’abbigliamennto, dagli oggetti di seconda mano al cibo. Infine, tornate verso Aoyama e camminate fino alla zona di Nishiazabu, dove potrete sfamarvi con la miglior cotoletta di maiale della città (tonkatsu) da Butagumi.SJ: Ti vene in mente qualche destinazione in stile slow fuori città?YS: Consiglierei senz’altro Kamakura, una splendida località di mare a un’ora di treno da Tokyo, con un grande patrimonio storico e molti antichi templi e santuari – il grande Kamakura Buddha, scolpito nel 1252, è una delle più celebri sculture del Giappone. Kamakura è la destinazione ideale per sfuggire al caos della città e godersi la vista di Tokyo dal mare. SJ: Infine, poiché questo è pur sempre lo Slowear Journal, puoi dirci qual è la tua idea di slow lifestyle?YS: Il fatto di vivere costantemente in mezzo al chiasso e al traffico di una grande metropoli mi fa spesso desiderare la fuga verso il mare o le campagne, così ogni fine settimana io e mia moglie ci concediamo una passeggiata in riva al mare oppure passeggiamo per il mercato contadino di Kamakura riempiendo le nostre borse di stoffa di verdure fresche coltivate sul luogo.

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16.12.2015

Il pane è al centro della dieta mediterranea e rimane al centro della tradizione gastronomica italiana anche a Natale, trasformato però (anche) in dolce dal passaggio di secoli, dominazioni e culture che avevano in comune il desiderio di onorare le festività. Il punto di partenza sono sempre uova e farina, le variazioni infinite, con il ricorrere di frutta secca e canditi come integrazione e molta fantasia riguardo la lievitazione. A Genova troviamo il pandolce, di origine addirittura persiana, variamente arricchito da mele, canditi con l'eventuale aggiunta di un goccio di zibibbo. Per la perfetta lievitazione con lievito naturale, segreto del pandolce, è necessaria una posa di circa 8 ore a temperatura costante: un tempo le donne lo mettevano ai piedi del letto durante la notte, accanto allo scaldino. Per provarlo, i genovesi consigliano la storica Pasticceria Tagliafico, che si dedica a tramandare la tradizione del pandolce artigianale da oltre 100 anni.  A Milano il dolce natalizio per eccellenza è il panettone, nato non si sa bene se come pegno d'amore di Messer Ughetto degli Atellani all'innamorata Adalgisa, come vorrebbe una tradizione, o come invenzione della corte di Ludovico Il Moro. In città resistono pasticcerie artigianali che hanno la pazienza di attendere i suoi lunghi tempi di posa e lievitazione; fra queste, il Sant Ambroeus per il panettone tradizionale e la Pasticceria Martesana per alcune interessanti variazioni.Il pandoro sembra sia arrivato a Verona dall'Austria, lettura locale del pan di Vienna. Zucchero e burro sono le dominanti del più semplice dei pani natalizi, che punta tutto su lievitazione, morbidezza e forma. In provincia di Verona c'è la Pasticceria Perbellini che, oltre ad avere in custodia la ricetta di altri dolci tipici veneti, ogni Natale si dedica a portare avanti la tradizione del pandoro in versione artigianale. A Ferrara Natale è sinonimo di pampapato (pampapàt), o “pane del Papa”, nato nel Seicento grazie alle monache di clausura. La forma è quella dello zucchetto papale, e gli ingredienti includono farina, zucchero, miele, mandorle, buccia d’arancio, spezie e cacao, per un impasto cotto al forno e poi ricoperto di cioccolato fondente. Fra le ricette più amate e golose c’è quella di OrsattiDal pampepato al panforte il passo è breve. Si arriva a Siena e qui le cronache descrivono fin dall'anno mille l'abitudine di preparare un dolce con arancia, cedro e melone raccolti durante l'estate e canditi e abbondanti spezie preziose. Si è persa nei secoli l'origine esatta, anche che senz'altro si trattava di un omaggio prestigioso preparato dagli speziali per rappresentanti del clero, alti prelati locali o suore, mentre non è chiaro se fu importato da coloni o un'idea autoctona. In centro, il forno Il Magnifico di via dei Pellegrini è un tuffo in sapori antichi che risvegliano ogni anno tradizioni capaci di legare i secoli il gusto e le celebrazioni del Natale.

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15.12.2015

In principio fu un villino Liberty sull’Aventino, poi, dalla sua intelligente ristrutturazione, è nato The Corner, un nuovo boutique hotel romano che riserva non poche sorprese. A cominciare dalla reception, che sostituisce il classico e spesso formale desk del concierge con un cocktail bar. Insolite anche le 11 camere distribuite sui tre piani della casa, che si possono scegliere in base alla taglia: small, medium e large (la suite). A dominare l’atmosfera sono il parquet in legno di rovere a spina ungherese, i caminetti in marmo e le grandi poltrone, oltre ai contrasti cromatici fra le scultoree testate dei letti e le pareti.  Il ristorante è una scatola di vetro dal tetto scoperchiabile, arricchita da un giardino verticale, da una maestosa libreria dal design scandinavo, e dalla terrazza, che regala agli ospiti la possibilità di mangiare in un ambiente completamente aperto. Ma The Corner si apre alla città grazie al suo Bistreet, un delizioso bistrot arredato seguendo lo stile dei ritrovi parigini: ferro, banco con cucina a vista e una lunga seduta in pelle a fare da perimetro all’unica fila di tavoli. La cucina strizza l’occhio allo street food italiano realizzato a tema su ingredienti del giorno, con prodotti freschi e stagionali. Ma la vera sorpresa si nasconde dietro una parete un po’ nascosta, e vi si accede passando attraverso una vera cabina telefonica degli anni Settanta e una doppia porta con codice segreto: si tratta del riservatissimo club privato in stile very british, con camino, biblioteca, tappezzeria regimental e un grande banco bar. L’atmosfera ‘clandestina’ è stemperata dai DJ set e dall’abilità dei barman.

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10.12.2015

Romano ma con un DNA da globetrotter, poco più che quarantenne, Federico Izzo è un manager con una carriera già lunga alle spalle. In BMW Group Italia dal 2007, da fine 2013 è Sales & Brand Manager di MINI, l’auto compatta che da icona British si è trasformata nel tempo in un marchio internazionale, senza tuttavia perdere il suo appeal originario. Pur lavorando fra Milano, l’Italia e l’Europa, Federico è innamorato della sua città d’origine. Noi gli abbiamo chiesto di raccontarci quali sono i suoi luoghi del cuore e di accompagnarci in un viaggio virtuale attraverso la Capitale – naturalmente in pieno stile slow. SJ: Che cosa ti manca di più della tua città, da quando il lavoro ti porta fra Milano e l'Europa?FI: Sicuramente il calore di Roma, che non è solo il tempo atmosferico, ma anche la capacità di benevolenza e accoglienza che Roma e i romani sanno esprimere nella vita di tutti i giorni. E poi tutte le volte rimango colpito dalla luce di Roma. SJ: Puoi tracciare brevemente la tua mappa sentimentale della città, tutti quei luoghi indissolubilmente legati alla tua personale idea di Roma?FI: La mappa sentimentale è Roma stessa. Naturalmente ci sono dei luoghi romani che hanno segnato la mia vita: il parco di Villa Pamphili, con le sue passeggiate e i suoi sentieri, piazza S.Maria in Trastevere per la sua vita notturna e via dei Serpenti per i suoi ristoranti, senza dimenticare i giri spensierati in motorino per tutto il centro storico, fino a S.Pietro.  SJ: Avendo lavorato sia a Milano sia a Roma puoi confermare l'idea diffusa secondo cui a Milano si lavorerebbe meglio e a Roma si vivrebbe meglio? Si tratta di un semplice cliché o c'è del vero?FI: Credo che sia solo un cliché; si lavora bene con i romani e si vive bene con i milanesi. Sicuramente Roma ha delle dimensioni che non sono paragonabili a quelle di Milano e che ne hanno accentuato le problematiche strutturali. Roma è nata piccola ed è diventata esageratamente grande nel dopoguerra, non sapendo razionalizzare tale crescita. E questo crea delle difficoltà sia a coloro che ci lavorano, sia a coloro che ci vivono, perché oggi è difficile distinguere in modo netto fra vita e lavoro. Milano, dal canto suo, ha saputo cogliere al meglio tutte le potenzialità di crescita degli ultimi anni. SJ: Se avessimo soltanto 24 ore da passare nella capitale, al di là delle sue bellezze storiche, dove ci suggeriresti di andare per assaporarne l'essenza dal risveglio fino al dopocena?FI: 24 ore non bastano! Comincerei a Villa Pamphili per un risveglio a base di Yoga (ci sono vari maestri) o una corsa fino alla Chiesa all’interno della Villa, poi colazione al Caffè Propaganda in zona Celio/Colosseo, dove si mangiano le paste più buone della città, oppure un buon caffè di Castroni in via Cola di Rienzo.Dopo è fondamentale scappare a Campo dei Fiori, per assistere al mercato e mangiare la pizza bianca con la mortadella al forno di Roscioli; un giretto fino a piazza Navona e poi a pranzo da Zia Rosetta, dove il tipico pane romano, la rosetta, viene proposta in versione gourmet.Per lo shopping i negozi in zona Monti sono il top, mentre per un pomeriggio culturale sceglierei una mostra al MAXXI o al MACRO, a seconda dell'offerta. Se piove, merenda da Said a San Lorenzo con the o cioccolata calda, oppure un aperitivo in Piazza di Pietra.A Roma non si cena prima delle 21.00, e consiglio di farlo in una delle trattorie tipiche - Perilli a Testaccio, Angelina o l’Osteria Chiana, tanto per citarne alcune. Oppure si può optare per la pizza più buona del mondo, da Baffetto a via del Governo Vecchio.Per il dopocena, suggerisco un cocktail al chiosco gourmet Tram Depot di via Marmorata. E per dormire assolutamente l’Hotel de Russie oppure una delle splendide residenze private adibite a hotel - Palazzo Manfredi, Leon's Place, Villa Laetitia.

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03.12.2015

L’identikit del viaggiatore contemporaneo ci parla di un nuovo approccio alla scoperta. Abbandonata la ricerca sfrenata del lusso e delle vacanze all-inclusive, il viaggio torna ad essere scoperta e stupore. Anche per la scelta degli alloggi: sempre più spesso, il grande albergo è volutamente sostituito da una soluzione più insolita e personale.Micro case, micro hotel, piccoli caravan rimessi a nuovo con stile diventano i simboli di un’epoca che vuole riscoprire la bellezza delle piccole cose. Perché l’immensità del mondo è là fuori che ci aspetta. Avventure vintage in caravanUn autentico Flying Cloud Airstream del 1954 scoperto dalla società americana Timeless Travel Trailers e trasformato in un rifugio di lusso per avventurieri moderni. Nella sua vita precedente, questa casa mobile era utilizzata come rifugio da cacciatori e pescatori vicino al Goose Lake, in Oregon. Oggi, restaurato ad arte, è pronto ad affrontare qualsiasi avventura con i suoi interni confortevoli dai pavimenti in rovere invecchiato, arredati con mobili in noce, divanetti in pelle e un grande letto matrimoniale. Micro-casa da trasportoLe “micro-case” sono il fenomeno architettonico e immobiliare del momento. Abitazioni mignon, in grado però di offrire tutti i tipi di comodità e anche qualche lusso in una manciata di metri quadrati. Da affittare o, perché no, acquistare se si è viaggiatori seriali con la passione per i ritmi slow. Anche perché le micro case hanno due grandi vantaggi: sono trasportabili e sostenibili.Come, per esempio, Escape Traveler, una casetta in legno luminosissima grazie alla vetrata che domina la parete anteriore e la fascia di finestre che cinge la sua parte superiore. L’interno, dal design essenziale e raffinato, è tutto in legno chiaro, con zona living, cucina, bagno (c’è anche la lavatrice!) e due grandi letti. Il tutto in 25 metri quadrati. Sleepbox all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca È opera degli architetti russi dello studio Arch Group la prima prima micro-stanza d’albergo installata all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca, progettata per consentire di schiacciare un pisolino tra un volo e l’altro. La Sleep Box contiene due letti e può essere affittata per 30 minuti oppure per diverse ore. Illuminata con i led, è equipaggiata con prese elettriche per ricaricare computer e cellulari. Nakagin Capsule Tower Se amate le soluzioni “estreme”, a Tokyo potreste affittare il vostro micro-appartamento (su Airbnb) nella Nakagin Capsule Tower, storico e suggestivo edificio costruito negli anni Settanta perfetto esempio di come ottimizzare lo spazio per vivere in pochi metri quadrati. Al piano d'ingresso dell'edificio si trova una caffetteria, al primo piano, gli uffici e, da qui in su, 13 piani per 140 micro-alloggi, ognuno costituito da una “capsula” abitativa prefabbricata in acciaio, corredata da unità-bagno, impianto di condizionamento e televisione a colori. Nella foto: Timeless Travel Trailer

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02.12.2015

Erwan Juillard vive a Parigi da quando aveva 19 anni, e adora la sua città adottiva dove oggi lavora come store manager presso The Slowear Store in Rue Vieille du Temple, nel Marais. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di sé e della sua vita nella Ville Lumière. SJ: Ciao Erwan! Raccontaci brevemente qualcosa di te e delle tue passioni. EJ: Adoro lo sport e cerco sempre di ritagliarmi qualche ora durante la settimana per correre o fare un po’ di fitness – mi aiuta a mantenere un atteggiamento mentale positivo. E mi piace leggere, considero i libri autentici tesori, capaci d’intrattenere, di migliorarci e anche di trasformarsi in una fonte inesauribile di condivisione e ricchezza. Un’altra mia passione è quella di cucinare per gli amici e per la famiglia; sto migliorando parecchio ed è bello vedere gli altri gustare con piacere quello che preparo. SJ: Non esci mai di casa senza...EJ: Un libro e soprattutto il mio iPhone. Voglio restare connesso con il mondo! SJ: Com’è vivere e lavorare a Parigi?EJ: Quando sono arrivato qui avevo solo 19 anni e ben presto mi sono reso conto che Parigi è una città dove tutto va veloce. Il metrò è puro rock'n’roll e a volte per strada la gente cammina così velocemente che sembra di stare in mezzo a una maratona. Ma è anche una città affascinante con una cultura senza pari, una città di giardini nascosti, dove c’è sempre qualcosa da fare: eventi, mostre, nuovi ristoranti da scoprire. L’Île Saint-Louis è forse il luogo che riflette più di tutti lo spirito della città, con la sua meravigliosa architettura e l’atmosfera magica.   SJ: Che cosa offre Parigi che non si trova in nessun’altra città al mondo?EJ: Parigi è il mio modello di eterogeneità culturale. È una città dove ci sono persone che arrivano da ogni parte del mondo, capaci di mantenere la propria identità culturale pur condividendone le differenze. Essere francesi a Parigi significa davvero essere cittadini del mondoSJ: Se avessimo 24 ore da passare a Parigi dove ci consiglieresti di andare per svagarci e scoprire lo spirito della città?EJ: C’è un posticino che ho scoperto qualche anno fa con mia moglie, si chiama El sol y la luna e si trova nella zona di St Michel. È un ristorante sudamericano molto semplice e non troppo conosciuto, adoro portarci gli amici e tutti sembrano apprezzarlo, anche perché il cibo è fantastico e, con un po’ di fortuna, nel fine settimana si può ascoltare musica dal vivo con voce e chitarra.Berthillon sull’Île Saint-Louis è il mio posto preferito per il gelato; in estate è davvero bello sedersi sul loro terrazzo, o prendere un cono e mangiarlo mentre passeggi lungo la Senna. Un altro dei posti che adoro in città è Shakespeare and Company, a due passi da Notre Dame. Basta varcare la soglia di questa libreria dall’aria un po’ sgangherata per ritrovarsi in un altro mondo, un mondo fatto di storia e poesia dove i gatti passeggiano indisturbati fra gli scaffali. SJ: Qual è la tua idea di slow lifestyle? Riesci mai a prendere le cose con calma nella vita?EJ: Cerco sempre di prendermi il tempo per farmi le domande giuste sulle questioni più semplici, e a volte questo mi permette di vedere le cose da una prospettiva diversa e di affrontare la vita con un atteggiamento più semplice e positivo.  

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30.11.2015

In principio fu Brick Lane, il flea market all'aria aperta di East London, assurto in pochi anni a luogo d'eccellenza per la ricerca di capi vintage, oggetti di modernariato, di tutto un po' da comprare e da scambiare avvolti dai profumi dello street food ante litteram che dalle ex colonie indiane si riversava deciso verso questa zona di Londra. Da poco più di un anno, la stessa atmosfera si può respirare anche a East Market Milano: 5.000 metri quadri a disposizione di chiunque abbia qualcosa (di bello) da vendere e da scambiare. Il posto giusto per fare un affare o semplicemente per curiosare fra espositori di ogni tipo, piccoli artigiani o appassionati che mettono in circolo le proprie collezioni. Nato il 22 novembre del 2014, East Market Milano è già una realtà consolidata, che appare e scompare in una delle vie della vecchia Milano industriale scoperta grazie al Salone del Mobile, che ne ha fatto una delle aree d'avanguardia del Fuori Salone, un vero e proprio design district: gli enormi spazi lasciati vuoti dalle vecchie industrie dell'ex periferia meneghina di via Ventura, oggi centro di gravità di designer provenienti da tutto il mondo. Con lo stesso spirito votato al meltin' pot, East Market Milano si svolge all'incirca una volta al mese, con un calendario che varia a seconda della stagione (tutte le info sul sito) e offre, oltre al flea market, anche una scelta di cibo che coniuga varietà, semplicità e qualità e, soprattutto, cucine cosmopolite attive a qualsiasi ora, dall'apertura mattutina dei cancelli fino alla sera, quando arrivano anche musicisti e dj a fare compagnia ai visitatori. Per chi visitasse Milano, una proposta dal lato est della città che non farà rimpiangere i venti occidentali dell'Expo ormai concluso.

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26.11.2015

Dormire in un faro non è poi un’idea così folle e irrealizzabile. A dire il vero, sono numerosi in tutta Europa i fari che, dismessa la loro attività di segnalazione delle coste ai naviganti, sono stati trasformati in hotel e Bed & Breakfast. E di solito si trovano in luoghi lontani dagli itinerari più affollati. Faro di Capo SpartiventoA Chia, sulla costa meridionale della Sardegna, immerso nella macchia mediterranea, si trova il faro di Capo Spartivento. Costruito nel 1856 dalla Marina militare italiana, è raggiungibile solo attraverso una strada sterrata chiusa al pubblico. Se l’ultimo farista lo lasciò negli Anni '80, il faro non ha perso però la sua funzione originaria e ancora oggi, quando cala il sole, accende la sua grande luce per illuminare il cammino ai naviganti.Oggi ospita sei suite panoramiche, elegantissime, con decori di design e arredate con pezzi d’antiquariato. Nel grande giardino si trovano i gazebo per pranzare, fare colazione o prendere un aperitivo al tramonto, il camino per il barbecue, la piscina a sfioro e i lettini per prendere il sole. Corsewall LighthouseUn piccolo hotel che ha mantenuto intatto lo charme ottocentesco del vecchio faro scozzese che lo ospita, il Corsewall Lighthouse, all'estremità di una lingua di terra a sud di Glasgow. Pur guidando ancora le imbarcazioni che si addentrano nel Loch Ryan, oggi il faro è diventato un hotel di 11 camere (di cui cinque suite) perfetto per una vacanza naturalistica nel vicino parco del Galloway Forest Park, il più grande del Regno Unito, da visitare in bicicletta o facendo trekking. Nei dintorni, per gli appassionati, si trova anche un campo da golf. Clare Island LighthouseA picco sull'Atlantico e a guardia della costa rocciosa di Clew Bay e dell'isola di Achilles, questo faro irlandese sorge nel regno della "regina dei Pirati", O’Malley Clan. Di pregiata architettura ottocentesca, è ora un piccolo hotel molto curato nell'arredamento e romantico. Ha sei camere in tutto, una suite, un cottage e un piccolo appartamento nella torre del faro. Si pranza, si cena e si chiacchiera davanti a un the caldo con gli altri ospiti nella cucina comune. Molja LighthouseLungo la costa frastagliata della Norvegia, tra fiordi, falesie e isolotti sorge un faro situato proprio all'ingresso del porto di Ålesund. Dopo 150 anni di onorata carriera, il piccolo faro ha aperto le sue porte agli ospiti, ai quali offre un’unica suite dall'arredamento elegante e raffinato. La suite è disposta su due piani: in uno si trovano la camera e il bagno, nell’altro una sala con vista mozzafiato sul mare. Poiché si tratta di una sorta di dependance del vicino Hotel Brosundet, gli ospiti possono usufruire di tutti i servizi offerti dall’albergo.

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25.11.2015

Per chi cerca il nome dello chef di maggior grido del momento o vuole informarsi sul meglio della cucina e dei ristoranti d'autore della città in cui si trova, la guida di Identità Golose è ora disponibile (solo) on line su www.guidaidentitagolose.it. Paolo Marchi, giornalista ed esperto di food, ha inventato Identità Golose nel 2004, quando il pensiero critico sul cibo stava ancora nascendo, gli chef erano professionisti ancora piuttosto oscuri e l'attenzione all'alimentazione era legata alla salute e alla cura dell'ambiente e queste sensibilità non si erano ancora unite in una passione collettiva capace di diventare un vero fatto di costume. Dal 2004, Identità Golose riunisce a congresso una volta l'anno le più influenti personalità dell'alta cucina italiana e internazionale e si è trasformato in breve tempo in uno dei punti di riferimento più autorevoli del settore, il luogo principe dove ogni appassionato professionista sa di poter intuire in che direzione va l'intero settore. Precursore per vocazione, il mondo di Identità Golose ha avuto un ruolo di primo piano all'interno di Expo, con uno spazio dedicato e un temporary restaurant nel quale si sono avvicendati i migliori chef del mondo e che ha prodotto pasti d'eccellenza per oltre 60.000 persone. Per la pubblicazione della guida 2016 Identità Golose sceglie il web, strumento che fin dall'inizio ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo del movimento di pensiero intorno al cibo e nel diffondere l'attenzione al buono e alla qualità, lasciando intendere, anno dopo anno, che fosse (anche) necessario sapere qualcosa in più della storia di un ingrediente, della chimica del piatto, della biografia dello chef per assaporarlo nel modo migliore. Foto: Brambilla e Serrani

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23.11.2015

Quando piccolo è sinonimo di esclusivo, facile innamorarsene. Ed ecco spiegato il successo dei ristoranti piccoli, piccolissimi, micro, dove mangiare in pochi intimi. Per una cena speciale e, si spera, indimenticabile. Officina CucinaQuesto ristorante bresciano offre cucina creativa realizzata con materie prime di alta qualità, ma la sua vera peculiarità sta nel fatto di avere un solo tavolo.L’idea è dello chef Andrea Mainardi, classe 1983 e un carnet di importanti esperienze nazionali e internazionali. Il format è semplice: previa classica prenotazione telefonica, si può pranzare o cenare tutti i giorni della settimana.A disposizione un solo tavolo (da due fino a dieci persone), non esiste fisicamente un menù, ma una sorta di “canovaccio” che si può personalizzare direttamente con lo chef, scegliendo tra pesce e carne o indicando eventuali allergie e intolleranze. MazzoIl più piccolo ristorante di Roma si trova nel quartiere periferico di Centocelle, eppure ha saputo distinguersi fin da subito grazie a una formula unica: più cucina che ristorante, ha un solo tavolo conviviale da dieci/ dodici coperti al massimo e un’atmosfera decisamente giovane, che strizza l’occhio allo street food nostrano, ma con grande rigore. Solo prodotti stagionali di alta qualità, trasformati in piatti esemplari per gusto ed equilibrio.  Solo per due Un solo tavolo, due commensali coccolatissimi. Soprannominato “il ristorante più piccolo del mondo”, Solo Per Due, in provincia di Rieti, è decisamente un locale riservato. Quando ci si siede a tavola, le luci si abbassano, si accendono i candelabri e il cameriere compare solo se chiamato con tanto di campanellino d'argento. La cucina è rigorosamente italiana, accompagnata da vini ricercati. The Small Pochi tavoli e arredamento vintage per questo intimo e raccolto ristorante milanese nascosto in una graziosa via defilata dietro corso Buenos Aires. 19 metri quadrati per un bistrot curato e amato come una bomboniera, ricchissimo di oggetti diversi per epoca e stile, tutti in vendita. La cucina è essenzialmente italiana, all’apparenza semplice, ma realizzata con la precisione di un laboratorio scientifico, fra lunghe cotture a bassa temperatura e termostati. Oltre a pranzo e cena, propone un proverbiale aperitivo a base di tarallucci e vino, e accoglie spesso mostre d’arte.

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17.11.2015

In pieno West End a Londra, a due passi da Oxford Circus, c’è un nuovo indirizzo informale ma pieno di stile per assaggiare ricette vegetariane e vegane da tutto il mondo. Si chiama Ethos e propone una cucina attenta e selezionata dalla colazione alla cena, con una grande attenzione alle esigenze dei clienti, che possono scegliere fra piatti vegetariani, vegani, senza glutine, senza latticini e addirittura senza zucchero raffinato. La formula è semplice: di giorno ci si serve da soli mentre la sera si può optare per il servizio al tavolo. Il cibo, sempre caldo e continuamente sfornato nella bella e grande cucina a vista, fa bella mostra di sé, coloratissimo e profumato su grandi banconi di legno iroko e marmo bianco. Quanto all’ambiente, riflette decisamente l’idea di naturalità che dà forma ai piatti, con betulle che spuntano fra i tavoli quasi che i si trovasse nel bel mezzo di un bosco nordico autunnale. Interessante anche la mission: dimostrare con i fatti che un modo più “gentile”, sano e rispettoso della natura di nutrirsi esiste, pur senza rinunciare alla passione per la cucina, al gusto, allo stile e alla voglia di innovare.

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28.10.2015

Il capoluogo lombardo è una città dalla bellezza nascosta, propensa a custodire la sua natura riservata e quieta al riparo anche da quel dinamismo che ne ha fatto la più internazionale delle città italiane e che l'ha portata a ospitare Expo.Una città autenticamente borghese, dove l'imprenditoria e il lavoro rappresentano l'origine della nobiltà socialmente riconosciuta. E una città di salotti dove si parla e si decide, al riparo da occhi indiscreti. Tutti questi valori sono impressi nella struttura della città, nelle dimore delle famiglie più antiche mimetizzate fra le vie del centro e nei loro sorprendenti giardini.  Hotel Senato è un boutique hotel di 43 stanze che riassume nel suo stile l'essenza di Milano, accogliendo chi visita la città per lavoro o per piacere a due passi da alcuni dei luoghi più significativi della città: Piazza Duomo, il Teatro alla Scala, il Museo di Arte Contemporanea, i giardini di Via Palestro, il quadrilatero della moda. Lo specchio d'acqua nell'atrio centrale rilassa immediatamente lo spirito e lo sguardo, rievocando gli anni in cui il centro di Milano era attraversato da una fitta rete di navigli. Marmo, legno e ottone sono i protagonisti degli interni essenziali e raffinati, il cui gusto vagamente austero è stemperato da dettagli Art Déco di stampo artigianale. Tutti gli elementi, le poltrone, i tavoli sono pezzi unici disegnati dall’architetto Alessandro Bianchi che ha curato e progettato l'hotel in ogni dettaglio.

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27.10.2015

La Cantabria è una terra selvatica e ipnotica stretta fra i Paesi Baschi e le Asturie, fra la cordigliera e il mare, dove tutto conserva un sapore antico e il tempo sembra ancora procedere al ritmo lento e regolare delle stagioni. Dal 1703, Palaciòn de Tonañes, un’imponente casa rurale appartenuta per generazioni ai discendenti di un capitano d'armi messicano, presidia il centro della regione e ne sintetizza lo spirito, un po' ruvido ma estremamente accogliente. Oggi Palaciòn de Tonales è un hotel dalla semplice e impeccabile gestione familiare che regala ai viaggiatori la possibilità di recuperare il piacere del contatto con la natura e del silenzio. A pochi minuti di passeggiata si arriva agli acandilatos de Tonanes, altissime scogliere paragonabili in Europa solo alle irlandesi Cliffs of Moher, dove mare e roccia si scontrano da millenni creando una costa frastagliata e affascinante, punteggiata da panchine che si perdono nella grandezza del paesaggio dove sostare a osservare le onde. Intorno al Palaciòn, i campi e gli orti dai quali provengono buona parte degli ingredienti utilizzati nella cucina del ristorante, a loro volta circondati dal grande parco dove si muovono liberamente i cervi. La piscina è l'alternativa perfetta alle escursioni, e il parco il luogo ideale per assaporare la gioia della vita in campagna in un contesto protetto e curato.

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22.10.2015

Se passeggiando fra le colline della Cornovaglia vi capitasse d’imbattervi in grandi bolle simili ad alveari, mantenete la calma: non siete in presenza di una colonia di Ufo, ma di fronte a un progetto unico al mondo che unisce salvaguardia dell'ambiente, turismo, educazione e solidarietà. Si chiama Eden Project e il suo obiettivo è ricostruire l'ecosistema della foresta pluviale perché sia conoscibile anche da chi cresce in altre latitudini, perché si possa studiare e perché possa essere preservato seppur in un formato estremamente ridotto. Nato nel 1995 ed entrato nei finanziamenti concessi dal governo inglese per le celebrazioni del nuovo millennio, Eden Project ha aperto le porte nel 2002 e oggi conta oltre 600.000 visitatori ogni anno, attività educative che vanno dagli incontri con gli studenti delle scuole a laboratori e seminari, passando per corsi di formazione legati al mondo green e al giardinaggio. Ma Eden Project è anche un hub per le attività di charity e fundraising destinate a progetti di tutela ambientale e agricoltura sostenibile, uno spazio dove è possibile presentare la propria attività a un pubblico ampio e partecipe o dove capire come muoversi per trasformare la propria idea in un progetto concreto. A Eden Project si può percorrere il ponte sospeso che permette di ammirare dall'alto la foresta-giardino ricreata all'interno delle grandi bolle, grande quanto una dozzina di campi da calcio, si può assistere a concerti e rappresentazioni teatrali, ma anche fare esperienza diretta della fragilità di un ecosistema la cui bellezza e vita è messa sempre più a rischio ogni giorno. Cosa non meno importante, la struttura, seppure complessa e molto frequentata, ha un impatto ambientale minimo: ad esempio, le piante sono innaffiate per oltre il 70% con acqua piovana, e i pasti serviti alle migliaia di turisti e visitatori nascono da materie prime provenienti da coltivazioni altamente controllate.

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15.10.2015

A volte ci vuole il placet del Presidente degli Stati Uniti per portare a termine un progetto: è quello che è successo ad Amangiri, luxury resort nel sud dello Utah, a poca distanza da Four Corners, il punto in cui si toccano ben quattro stati federati: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico. Amangiri sorge su un'area di oltre 600 acri di deserto e montagne, circondato dai monumenti naturali che hanno costruito l'immaginario degli Stati Uniti, dal Grand Canyon alla Monument Valley. Il resort si sviluppa su strutture a un piano che si integrano perfettamente nell'ambiente per essenzialità di forme e morbidezza dei colori, perfetti per accogliere le sfumature del deserto e  le variazioni che il sole offre ogni sera al tramonto. In una terra permeata di leggende e tradizioni Navajo, il cibo e la cucina parlano di natura e armonia, con ingredienti di esclusiva provenienza locale serviti in ambienti le cui pareti sono completamente in vetro per permettere di godere dello straordinario paesaggio e del continuo mutare dei colori e della luce nel deserto. Nella spa, ogni trattamento di benessere lavora sull'equilibrio fra i quattro elementi fondamentali (acqua, fuoco, aria e terra), che si dispiegano in maniera così forte e evidente intorno al resort. In questo luogo di rigenerazione e pace, che attira celebrity e intellettuali da ogni angolo del mondo, il lusso è nel concedersi tempi lenti e spazi di riflessione, recuperando le proporzioni corrette del vivere nel rapporto con la magnificenza di una natura unica.

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14.10.2015

Esistono città che hanno fatto del riuscire sempre e comunque, nonostante tutto, l'architrave della propria identità: queste città accolgono le imprese sportive con insolito entusiasmo, costruendovi attorno una vera e propria epica. Chicago è una di queste, e la trasformazione riservata a uno dei luoghi simbolo dello sport cittadino, la sede della Chicago Athletic Association, ne è una prova. Questo imponente edificio di fine '800, ispirato a uno stile gotico dal retrogusto italiano e veneziano, ha ospitato a lungo le confidenze, i sorrisi, i litigi e i momenti di relax dei campioni locali del '900, come Johnny Weissmuller, vincitore di cinque medaglie olimpiche di nuoto prima di diventare il primo Tarzan del grande schermo. Oggi, quella sede è diventata un boutique hotel decisamente fuori dall'ordinario, dove al comfort delle stanze si aggiunge la suggestione di trofei e cimeli, tracce di imprese sportive i cui racconti ancora riecheggiano in tutta la città. La vista che spazia dal Lago Michigan ai grandi parchi verdi della metropoli aggiunge una nota di poesia e rende ancora di più questo spazio un simbolo di Chicago e dello spirito d'intraprendenza che ne ha fatto uno dei centri nevralgici dell'economia e del pensiero degli Stati Uniti. La nuova vita della sede della Chicago Athletic Association è un esempio di riuso capace di mantenere intatto lo spirito di un luogo unico, convertendone la funzione proprio perché possa continuare a contribuire intatto al panorama della città, oltre che alla sua storia.

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13.10.2015

Valle Del Chiese (Trentino – Alto Adige)Tredici antichi borghi da scoprire lungo una valle che prende il nome dal fiume che dalle alture arriva nella piana di Storo, dove si immette nel Lago d’Idro. Un mondo incantato di boschi, cascate, baite e malghe, dai 370 metri di altitudine agli oltre 3.400 metri in quota, dai campi coltivati ai ghiacci perenni dell'Adamello, fino alle acque cristalline del lago d’Idro.Tra i borghi più belli da visitare in questo romantico inizio autunno ci sono Brione e Bondone. A Brione meritano la visita la chiesa di San Bartolomeo, i caratteristici fienili e i masi di Valle Aperta e Malmarone. A Bondone si ammirano i murales disegnati sulle facciate delle case.E a coronare l’esperienza c’è tutto il gusto dei prodotti tipici trentini: la farina gialla di Storo, il salmerino alpino, il radicchio dell’orso, i formaggi di malga.   Parco Artistico La Court di Castelnuovo Calcea (Piemonte)Se le Langhe sono conosciute in tutto il mondo, il Monferrato sa stupire i viaggiatori più raffinati, con i suoi piccoli tesori da scoprire. Come il Parco Artistico La Court di Castelnuovo Calcea, una bellissima fiaba d’arte custodita dai filari ordinati di Nebbiolo e Barbera. Tutto dedicato alle tradizioni, agli uomini, alle glorie del Piemonte, il parco accoglie i visitatori con la “Porta Artistica sui vigneti” realizzata dal pittore e scultore Ugo Niespolo. Poi le sculture permanenti di Emanuele Luzzati dedicate agli elementi naturali  e, sull'aia della Cascina, una serie di personaggi in legno ad altezza d’uomo che sembrano usciti da una fiaba, anch’essi creati dalla fantasia poetica del maestro Emanuele Luzzati. Narni (Umbria)L’affascinante borgo umbro che ha dato il nome al mondo della serie fantasy di Clive Staples Lewis è un invito per gli amanti dell’arte e della storia, a partire dell'antica città di Narnia. La storia di Narni, infatti, è molto antica e la città deve la sua nascita agli antichi romani che, nel 299 a.C., vi fondarono una colonia con il nome di Narnia. L'insediamento, in seguito nel 233 a.C. divenne importante una fortificazione per la costruzione della via Flaminia. Una delle mete più amate dai poeti e pittori del Grand Tour, a Narni rivive intatta l'atmosfera del Medioevo con la coinvolgente Corsa all’Anello e nella piazza dei Priori, attorniata da antichi palazzi, come quello Comunale che risale al 1275.Quasi un viaggio spazio-temporale è l’itinerario alla scoperta di Narni underground: sotto il suolo c’è un mondo di chiese affrescate, cisterne romane e anche una grande sala usata secoli fa come luogo di tortura del Tribunale dell’Inquisizione. Modica (Sicilia)Cresciuta lungo i fianchi di un canyon e dominata dalla Chiesa di San Giorgio, alla sommità di una gradinata interrotta da terrazze e logge, aiuole e giardini pensili, Modica è una meta perfetta anche ad autunno inoltrato. Nella città delle cento chiese e del cioccolato salato di origine atzeca, infatti, il clima è mite tutto l’anno e invita a stare all’aria aperta, a godere dei ritmi lenti di questo angolo di Sicilia.Si passeggia lungo Corso Umberto I, l’antico letto del fiume, diventato il salotto buono di Modica, luogo di strusci e di shopping, soprattutto golosi. Qui si affaccia la chiesa di San Pietro con l’inconfondibile scalinata e le statue degli Apostoli. Da non perdere anche il duomo di San Giorgio, tra i simboli del Barocco siciliano, con la sua facciata tutta volute e trine e la scenografica scalinata.

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08.10.2015

Un cinque stelle ricavato all’interno di un container che si sposta tra i quattro angoli dell’immenso mainland australiano: è Spontaneity Suite, insolito albergo pop-up che segna una sorta di evoluzione - anzi, una rivoluzione – nel mondo dell’ospitalità, dimostrando in modo originale come lusso possa far rima con solidarietà. Spontaneity Suite è composto da due container assemblati in modo tale da creare una monocamera d'albergo superaccessoriata:  terrazza con idromassaggio ricavata sul soffitto, un Apple TV, una vetrata panoramica, minibar con degustazione di vini d'alta qualità e tutti i servizi che possono arrivare da una conciergerie tailor-made. In più, si tratta di una struttura mobile: può essere facilmente smontata e rimontata così da fare, come sta accadendo, il giro dell’Australia. Montata inizialmente tra i vigneti della Yarra Valley, è stata lanciata alla tariffa promozionale di poco più di 60 euro per le prime 4 notti, ma il costo si è impennato vertiginosamente con l’avvicinarsi della data di smontaggio, prevista nel giro di pochi giorni.L’ultima notte nell’hotel di lusso parte infatti da un costo equivalente a 20 mila euro, per scendere di mille dollari australiani ogni dieci minuti fino al momento della vendita. Il vero lusso, in questo caso, sembra proprio essere il carpe diem: se non riesci a prenotare, insomma, non ti resta che ritentare tra cinque giorni, quando Spontaneity Suite farà magicamente la sua comparsa in un’altra località, rigorosamente top-secret. Spontaneity Suite nasce dalla joint venture tra HotelTonight, app di prenotazione alberghiera per smartphone recentemente lanciata in Australia e di Ovolo Hotels, azienda specializzata nel servizio ai complessi residenziali di fascia elevata. Una jont venture con un fine nobile: tutto ciò che viene ricavato, infatti, viene devoluto a Oz Harvest, la principale organizzazione no-profit di aiuti alimentari del Paese.

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07.10.2015

Un complesso seicentesco immerso in una grande tenuta agricola su una collina che domina il golfo di Trapani. È il nuovo Baglio Sorìa, il Resort & Wine Experience targato Firriato che, già nel nome, denuncia il suo legame con la terra. Il “baglio”, infatti, era il luogo di lavoro e di vita delle comunità rurali, il nucleo intorno al quale ruotava, generazione dopo generazione, la vita dei contadini di queste zone. L’edificio che ospita ora il resort era in origine il complesso che comprendeva la casa padronale, i magazzini e le botteghe per le lavorazioni artigiane, oltre ad alcune abitazioni dei contadini. Oggi è un bell’esempio di ospitalità diffusa all’interno della tenuta agricola della famiglia Di Gaetano, dove l’azienda Firriato ha impiantato vigneti, recuperato antiche strutture rurali e coltivato piante di ulivo. Centodieci ettari di colline esposte alla brezza del mare tra il monte Erice e lo Stagnone di Marsala, dove i fenicotteri si fermano a nidificare. Baglio Sorìa ha in tutto solo 11 camere, vere e proprie suite spaziose e luminose, arredate con gusto contemporaneo. Ma il protagonista assoluto del resort è senza dubbio il vino, da degustare grazie ai suggerimenti degli esperti in una sorta di vera e propria “wine experience” trapanese, dove lo spirito della città e della sua gente si assapora in ogni sorso, in un connubio di storia, arte e natura. Lo chef di casa, Gaetano Basiricò, interpreta la Sicilia occidentale in cucina con originalità e materie prime eccellenti, oltre a regalare qualche segreto per reinterpretare i piatti della tradizione trapanese nelle cooking class: dal cous cous alla pasticceria siciliana, fino a sua Maestà il pesce, si torna a casa con un valigia piena di profumi, suggestioni e nuove abilità.

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06.10.2015

Fino a qualche anno fa sarebbe stato un azzardo il solo pensarlo, eppure oggi muoversi a New York in sella a una bicicletta non solo è possibile, ma addirittura più semplice e interessante del previsto. Perché la città sta mostrando al mondo di avere un animo profondamente green, e si sta attrezzando perché sia chiaro a tutti che qui non si scherza. Lo dimostrano le cifre: 800 km di nuove piste ciclabili che attraversano la città da capo a piedi e migliaia di Citi Bike sparse per tutta la metropoli, che si possono affittare a ore con la carta di credito (o con un abbonamento fisso illimitato annuale) e lasciare poi in un altro dei tanti “parcheggi per bicicletta”. Una buona occasione per i turisti, che possono avventurarsi alla scoperta della città in totale libertà o con interessanti visite guidate. Bike and Roll, per esempio, propone un Day Pass grazie al quale è possibile prelevare e riconsegnare la propria bicicletta in diversi punti sparsi per la città, e tanti tour guidati per ogni livello di preparazione. Il Brooklyn Bridge & Beyond Tour, che dura circa 3 ore, permette di scoprire grazie a una pedalata di 19 chilometri Lower Manhattan e Brooklyn Heighs, passando per la Promenade di Brooklyn da cui ammirare una delle vedute più spettacolari dell’East River e dello skyline di Manhattan.In collaborazione con New York Water Taxi, il Bike the Brooklyn Bridge, Return by Water Taxi Tour è un percorso che consente di attraversare il Ponte di Brooklyn in bicicletta, per poi tornare a Manhattan in battello. Non mancano i tour insoliti, come il Back to the Old Country - The Ethnic Apple Tour, vero e proprio tuffo nel melting pot culturale della città. Lasciatasi Manhattan alle spalle, si pedala alla volta del Queens, il distretto più multietnico di New York City, attraversando il Queensboro Bridge, lo storico ponte inaugurato nel 1909 che attraversa l’East River, e passando per Roosevelt Island. Si visita il Gantry State Park e ci si spinge fino Williamsburg, con la sua comunità ebraica, e Greenpoint, il quartiere polacco di Brooklyn. Superato il Williamsburg Bridge si arriva infine nel Lower East Side di Manhattan, dove i newyorkesi doc convivono con i recenti immigrati dall’Europa, dal Puerto Rico, dalla Repubblica Dominicana e dalla Cina. Ma il tour più romantico è senza dubbio il Moonlight Ride in Central Park: si pedala nel polmone verde della città al chiaro di luna, ammirando le mille luci della città che non dorme mai.

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05.10.2015

Milano e la sua ristorazione sembrano davero vivere un periodo fecondo. I giovani fanno a gara ad aprire nuovi ristoranti sorretti da talento e grandi ideali, mentre i grandi chef internazionali trovano nella città lombarda nuova linfa vitale e un pubblico desideroso di addentrarsi nei labirinti della cucina d’autore. Ecco una piccola lista di nuove tavole alle quali sedersi per assaporare questo fermento gastronomico. Wicky's Wicuisine SeafoodOriginario dello Sri Lanka, laureato in criminologia, Wicky Priyan è uno degli chef più interessanti del panorama milanese: il suo Wicky's Wicuisine Seafood offre una cucina fusion impeccabile eppure insolita.A differenza di molti altri celebri colleghi, Wicky è tutt’altro che un divo rinchiuso nel suo castello dorato, ed è sempre pronto a dare suggerimenti e spiegazioni ai suoi clienti. Un’esperienza culinaria da dieci e lode che, se vi farà uscire con il portafogli più leggero, in compenso vi avrà letteralmente trasportato in un mondo di sapori e profumi dove ricette e ingredienti asiatici e italiani si fondono con risultati interessanti. Orto - Erbe e CucinaQuesto ristorantino da poco aperto nel silenzio delle piccole vie che si snodano intorno Corso di Porta Genova ha per protagoniste le erbe aromatiche, coltivate nell’orto e vendute in vasetti colorati e al centro di una cucina semplice, salutare e stagionale, fatta di piatti vegani, vegetariani e di pesce.I fornelli sono il regno del talentuoso Peo, esperto in cucina naturale, mentre il regno di Mauro, professione orticoltore, è la sala, dove si destreggia regalando agli ospiti piccoli segreti per coltivare con successo le capricciose erbe aromatiche. Gradevole e luminoso il locale, realizzato con un design eco-friendly che comprende tavoli e sedie in legno di recupero e vecchie cassette appese alle pareti per il verde verticale. Spazio Milano C/o Il Mercato del Duomo (3° piano)Nel cuore di Milano, Spazio è il nuovo ristorante-laboratorio della Niko Romito Formazione, la scuola dello chef tre stelle Michelin del Reale|Casadonna di Castel di Sangro (AQ), un modo per dare ai giovani cuochi neodiplomati la possibilità di mettere davvero le "mani in pasta".Con il suo doppio affaccio sulle eleganti volte della Galleria Vittorio Emanuele e su piazza del Duomo, il nuovo Spazio celebra non solo il gusto ma anche la vista, offrendo ai clienti la possibilità di degustare le creazioni dei giovani chef godendo della suggestiva terrazza. Sono infatti i cuochi in erba a gestire tutto, alternandosi tra i fornelli e la sala, raccontando le loro creazioni, la scelta degli ingredienti e delle preparazioni, giocando con un menu in continua evoluzione in cui non mancano i piatti della tradizione lombarda rivisitati. Trattoria TrippaDiego e Pietro si conoscono a cena qualche anno fa e da allora iniziano a coltivare un’amicizia sorretta da molti legami e altrettanti sogni. Uno di questi, aprire un luogo dove accogliere la gente e farla sentire a proprio agio preparando piatti della tradizione italiana, è diventato da poco realtà.La Trattoria Trippa, in zona Porta Romana a Milano, ha pareti color senape, arredamento scovato in mercatini e cantine, foto di parenti e amici appese ai muri, e poi una grande credenza, un calcio balilla e il vecchio pavimento a esagoni colorati, come in una trattoria d’altri tempi.La cucina di Diego, veneto di origine, è all'apparenza semplice, ma si tratta del frutto di un grande lavoro di ricerca e della meticolosità dello chef, che propone i piatti della tradizione italiana preparati con le migliori materie prime e tecniche moderne, ma anche con ingredienti poveri e insoliti, arricchiti dalle erbe spontanee scrupolosamente raccolte e conservate da Diego durante le sue spedizioni in montagna. TokuyoshiIl nuovo ristorante di Yoji Tokuyoshi, già allievo prediletto di Bottura, si presenta con un sottotitolo singolare: cucina italiana contaminata. Il cuore del locale è il grande bancone da sushi, che consente ai clienti il diretto contatto con lo chef, proprio come vuole la tradizione giapponese.Le materie prime, genuinamente italiane, sono trasformate e interpretate da Yoji in forme insolite e a tratti bizzarre, “contaminando” idee e tecniche di preparazione.Il menu è diviso in tre capitoli: “Passato” è una sorta di ode al maestro Bottura e comprende ricette della tradizione nazionale e in particolare emiliana, “Presente”, è un invito all’ospite ad affidarsi alle mani dello chef, “Futuro”, è un menù virtuale che anticipa alcuni degli ingredienti dei piatti a venire nelle settimane successive.

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30.09.2015

Gli appassionati di arrampicata sportiva scelgono Kalymnos, isola greca del Dodecaneso a poche miglia dalle coste turche, perché offre montagne sorprendentemente alte sulle quali l'acqua e il vento hanno scavato grandi grotte piene di stalattiti, da espugnare guardando l'Egeo. Del resto, è l'imponenza delle montagne che svettano sul mare la prima cosa a colpire mentre si costeggia l'isola per raggiungere il porto di Pothia, il centro abitato principale collocato nella baia più ampia e pianeggiante. Fra il giallo luminoso delle montagne e il blu dell'acqua, le macchie di verde fanno capolino nelle insenature che spuntano a sorpresa, attirando l'occhio e promettendo ombra e ristoro. Ogni insenatura nasconde un villaggio, sempre più piccolo e quieto man mano che ci si allontana dal porto. A Emporios, avamposto settentrionale dell'isola, si trova l'oasi verde che nasconde Harry's Paradise, il buen retiro creato da una coppia greco-australiana rientrata qui nel 1979 con l'idea di creare un luogo di pace e quiete per pensare e scambiare idee, immersi nella natura e coccolati da buon cibo cucinato in casa ogni giorno con gli ingredienti offerti da questo lembo di terra e di mare. Legno, ferro battuto e cotone dai colori pastello sono gli elementi che creano i piccoli salotti nascosti fra fiori e piante dove leggere e godere della luce dell'Egeo anche per tutto il giorno, se non si preferisce leggere o studiare al raggiungere la spiaggia che dista poche decine di metri. Le stanze, attrezzate con cucina e provviste di ampi balconi, sono tutte arredate a tema, con un gusto che mescola con misura i colori della Grecia con l'amore per i dettagli e le tappezzerie della tradizione anglosassone. È la casa della famiglia di Harry, che accoglie con attenzione discreta chi cerca una Grecia diversa, dove la compagnia è soprattutto silenzio, luce e natura.

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28.09.2015

A Berlino il divertimento ha mille volti e, spesso, anche molti anni. Come nel caso della bella Clärchens Ballhaus, la “balera” berlinese di stile aperta nel 1913 e sopravvissuta a un’infinità di vicissitudini, comprese due guerre mondiali, senza perdere un briciolo di eleganza. Ancora oggi, nelle sue grandi sale decorate con grandi specchi e stucchi si danno appuntamento ogni settimana migliaia di berlinesi di ogni età, per volteggiare a passo di valzer sul vecchio parquet scricchiolante e rifocillarsi con una delle cotolette viennesi più buone della città, servite nel ristorante Gipsy. La storia di questo tempio del liscio ha il fascino di un romanzo scritto con la macchina da scrivere. Il nome, Clärchens, è il diminutivo del nome della moglie del primo proprietario del locale, Fritz Bühler. Ma non si tratta di un omaggio romantico: Fritz chiamò inizialmente il locale con il suo cognome, ma poi morì nella guerra del 15-18 e sua moglie, che prese in mano la gestione della balera, le cambiò anche nome. Molto ben frequentata, la Clärchens Ballhaus aveva una parte dedicata all’alta società berlinese e l’altra ai “comuni mortali”. I nobili volteggiavano al primo piano, nella splendida Spiegelsaal (la sala degli specchi), mentre tutti gli altri si scatenavano al piano terra, in danze forse meno sofisticate ma forse più divertenti. Durante la seconda guerra mondiale, gli ufficiali nazisti vi allestirono un casinò e club esclusivo che, tuttavia, non durarono a lungo, colpiti anch’esso dai bombardamenti che rasero al suolo la città. Così, nella sontuosa sala degli specchi della Clärchens Ballhaus non entrò più nessuno fino a pochi anni fa, quando gli spazi della balera nel cuore della vecchia Berlino vennero riportati a nuovo splendore. Qualche anno fa se ne accorse anche Quentin Tarantino che proprio in queste sale intrise di storia girò alcune scene del suo film Bastardi senza gloria. Oggi la bella sala da ballo è aperta tutte le sere, e sempre gremita: c’è chi sa ballare perfettamente valzer e twist e chi ci viene per trascorrere qualche ora spensierata o per ascoltare musica swing. Proprio come un secolo fa.

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23.09.2015

Bourne & Hollingsworth è forse una delle novità più interessanti, nella sua semplicità, dell’attuale panorama dei locali londinesi. Niente di eccessivo e sorprendente, niente design che spinge al massimo sull’acceleratore della creatività, ma un ritorno al passato che non vuole essere forzatamente retrò. Locale polivalente nato dal restauro di un edificio in stile vittoriano - e forse proprio qui si nasconde il segreto della sua cifra stilistica - Bourne & Hollingsworth è una brasserie-giardino che comprende un caffè, un ristorante con 70 coperti, stanze per cene ed eventi privati e un grande bar dove si servono le specialità della casa, i cocktail e le birre artigianali. Se il bar seduce con il lungo e sinuoso bancone in legno anticato, i grandi sofà in velluto di tanti colori e la sua atmosfera vagamente bohemienne, Bourne & Hollingsworth si snoda poi, come in una grande villa nobiliare di campagna, in numerosi locali resi luminosi dalle grandi vetrate, che culminano nel bellissimo e lussureggiante giardino d’inverno, dove tra piccole palme e felci che pendono dal soffitto e si arrampicano senza fatica intorno al camino di stucco spiccano le belle poltrone con fantasie tropical e le sedie da giardino in ferro scrostato, tutte diverse l’una dall’altra. Un posto delizioso dove ritrovarsi per un the o un centrifugato, ma anche per un pranzo speciale e per il brunch della domenica.

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22.09.2015

Il cinema sembra amare la buona cucina, almeno stando alle location scelte per girare alcune delle scene più iconiche del grande schermo: i ristoranti. Davanti a un tavolo imbandito, spesso gli attori sembrano dare il meglio di sé, regalandoci attimi di sublime perfezione. Che siano spassose, romantiche o ad alto tasso di drammaticità le scene ambientate nei ristoranti sono un invito a prenotare subito un tavolo. Nobu, Londra  Ricordate la cena tra Julia Roberts e Hugh Grant rovinata da alcuni vicini di tavolo in Notting Hill, grande classico della filmografia fine anni Novanta che ha nutrito generazioni di super romantici? Si svolge da Nobu, un ristorante che ha fatto della sua cucina un vero e proprio marchio di fabbrica non solo in Inghilterra, ma in tutto il mondo. Il suo segreto è l’incontro tra due mondi apparentemente diversi, come la cucina nipponica e quella sudamericana. Il connubio è perfetto, proprio come quello tra la diva Anna Scott e il timido libraio William Thacker. Katz's Delicatessen, New YorkAlzi la mano chi non ha riso, almeno una volta, di fronte a una giovane Meg Ryan, nelle vesti di Sally, in Harry ti presento Sally che simula un tutt’altro che silenzioso tête-à-tête in un affollato ristorante newyorkese di fronte a un imbarazzato Billy Crystal. Senza dubbio una delle scene più mitiche che la storia della commedia a stelle e strisce ricordi. E scommettiamo che verrà anche a voi il desiderio di prendere “quello che ha preso la signorina”. Naidre's, BrooklynTratta da Stregata dalla Luna, film vincitore di tre Oscar nel 1987 con Cher e Nicolas Cage, la scena della proposta di matrimonio del maturo Johnny Cammareri alla vedova Loretta, figlia di una famiglia di siciliani immigrati, è ambientata all’interno di una pasticceria di Brooklyn sulla Settima Avenue. Alla fine Loretta, non troppo entusiasta della proposta, conoscerà il fratello più giovane di Johnny, Ronny, e sarà colta da un colpo di fulmine per colpa della luna piena. La Locanda del Postino, Isola di Procida  Alla Locanda del Postino, sull’isola di Procida, dove venne girato Il Postino - l’ultimo film di Massimo Troisi - più che in una tipica trattoria di pescatori isolana vi sembrerà di essere stati teletrasportati sul set del film, al quale tutto qui è stato dedicato - immagini, citazioni e in un angolo, quasi nascosta, la famosa borsa marrone utilizzata per le riprese. Un’atmosfera così densa che la buona cucina di pesce fresco e la vista del piccolo porto, con il cigolìo delle barche dei pescatori sullo sfondo, passano in secondo piano. Four Seasons Restaurant, New YorkFiniamo con una delle ultime pellicole di Martin Scorsese con Leonardo di Caprio nei panni di Jordan Belfort, lo spregiudicato broker newyorkese che sconvolse gli ambienti della borsa americana tra gli anni ’80 e ’90, The Wolf of Wall Street. Belfort fa la proposta di matrimonio a Naomi, la bellissima Margot Robbie, nel lussuoso Four Seasons Restaurant di New York, uno dei ristoranti più eleganti della città. Se siete da queste parti, vale la pena farsi invitare a cena.

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21.09.2015

L’anima futuristica della città e la bellezza dei vecchi tempi riecheggiano nel nuovo RedDot Hotel di Taichung, a Taiwan.Nato due volte, nel 1979 quando venne costruito l’hotel originale di Minzu Road, a Taichung City, e nel 2014, quando la struttura è stata profondamente rinnovata, una cosa è certa: il RedDot Hotel non di dimentica facilmente. Per prima cosa, però, questo hotel bisogna capirlo. Perché il progetto di Steven Wu e Wang Pe-Jen ha profondamente e volutamente stravolto l’idea di accoglienza, dando vita a spazi permeati da un umorismo quasi fanciullesco, perfettamente incarnato dalla scelta di interior design, che concede libero spazio a pezzi di modernariato bizzarri e a tratti strampalati. Una scelta che da una parte vuole essere un omaggio alle case antiche che circondano l’hotel, mentre dall’altra vuole essere un invito a vivere piacevolmente e in modo giocoso, senza rinunciare al comfort. Nell’albergo c’è persino il più grande scivolo nella storia dell’hotellerie, un “giocattolino” di 27 metri che attraversa interamente l’edificio dal 2° al 1° piano, come a dire: in vacanza vale tutto, anche tornare bambini. Assolutamente inaspettate anche le camere, dove l’atmosfera goliardica lascia il posto a uno stile assoluto, che mescola elementi e linearità occidentali con un tocco di colore orientale, grandi vasche panoramiche che si affacciano sul brulicare della città, soffici letti king size, tanto bianco e silenzio.

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14.09.2015

Prendete una delle zone più industrializzate del pianeta, la Ruhr fra Dortmund, Duisburg e Düsseldorf. Immaginate di convertire i canali ampliati e deviati per portare acqua alle industrie lungo vie d'acqua immerse nella natura e affiancate da lunghe piste ciclabili, chiedendo a un architetto visionario e pragmatico un progetto per chi avesse voglia di fermarsi per una notte lungo il tragitto, vivendo un'esperienza di accoglienza davvero nuova. Il risultato è Das Park Hotel, una variazione sul tema del camping on the road con grandi tubi di drenaggio delle acque come protagonisti, collocati fra gli alberi e trasformati in stanze d'albergo. Prenotando on-line si riceve un codice che permette l'accesso all'interno, dove si trova un ampio e comodo letto con due vani laterali dove stivare i bagagli. I tubi sono collocati a breve distanza da strutture convenzionate dove è possibile mangiare e utilizzare senza problemi tutti i servizi, al termine del soggiorno la cifra da corrispondere è volontaria – “pay as you wish” - e il ricavato viene utilizzato per le attività di pulizia e manutenzione della struttura in un circolo virtuoso di cui tutti beneficiano. Opera dell'architetto austriaco Andreas Strauss, Das Park Hotel si trova in due località: Bernepark, vicino a Essen, lungo la pista ciclabile che percorre le vie d'acqua della cosiddetta “valle di Emscher”, e Ottensheim, cittadina austriaca sulle rive del Danubio, vicino a Linz. In entrambi i casi, si tratta di aree non lontane da importanti centri urbani e caratterizzate da boschi e corsi d'acqua: l'idea è suggerire la possibilità di un'immersione totale nella natura anche a pochi passi dal proprio luogo di studio e lavoro, offrendo allo stesso tempo l'occasione di sperimentare un nuovo modo di fare turismo per chi sceglie Germania e Austria come mete dei propri viaggi.

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10.09.2015

Lungo il celeberrimo Passeig de Gràcia, meta privilegiata dello shopping di alta gamma a Barcellona, Santa Eulalia è una vera e propria istituzione, una tappa imperdibile per gli amanti della moda. Di proprietà della famiglia Sans fin dal 1915, questa straordinaria boutique fondata nel lontano 1843 si trova oggi al numero 93, nel luogo esatto in cui venne inaugurata nel 1944, recentemente ristrutturato pur mantenendo la facciata originale. L’azienda è guidata da Luis Sans, proprietario, fashion influencer e personaggio noto nell’ambiente per il suo gusto impeccabile. Noi l’abbiamo intervistato per farci raccontare come vive la sua città. SJ: Raccontaci brevemente qualcosa di te e delle tue passioniLS: Adoro camminare in montagna, ascoltare musica jazz, andare all’opera e passare del tempo con la mia famiglia e gli amici. SJ: Non esci mai di casa senza…LS: Guardarmi allo specchio. SJ: Com’è vivere e lavorare a Barcellona?LS: Estremamente piacevole, grazie al clima, allo spirito e al mar Mediterraneo. SJ: Che cosa offre Barcellona che non si può trovare un nessun’altra città del mondo? LS: Una dimensione ideale, perché è cosmopolita senza essere enorme, e un buon equilibrio fra vita personale e lavoro. E poi è circondata da luoghi magnifici in cui fuggire per il fine settimana.SJ: Se avessimo soltanto 24 ore da passare in città, che cosa ci suggeriresti di fare? LS: Il primo consiglio sarebbe quello di non perdere tempo a dormire… Poi una bella passeggiata lungo il Paseo de Gracia con i suoi bei negozi e i palazzi d’epoca, e una puntatina al quartiere latino per vedere piazza Sant Felip Neri e Santa Maria del Mar. Per pranzo suggerirei di aggiudicarsi un tavolo vista mare nella zona della Barceloneta, nel pomeriggio una visita alla Sagrada Familia (è molto turistica, d’accordo, ma è anche bellissima) e la sera un bel concerto jazz al Jamboree.SJ: Infine, visto che siamo lo Slowear Journal, puoi raccontarci la tua idea di slow lifestyle? Riesci mai a prendere le cose con calma?LS: Credo che prendersi il tempo per godere del proprio lavoro, del tempo libero e del cibo sia fondamentale. Non sempre ci riesco quanto vorrei, ma ho sempre ben chiaro in testa questo obiettivo.

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01.09.2015

Il primo consiglio per chi sceglie di visitare Padova è di raggiungere il centro e abbandonare ogni percorso guidato lasciandosi sorprendere dall'aprirsi di Piazza dei Signori e Piazza delle Erbe con i loro antichi edifici nobiliari, perdersi nel labirinto delle antiche vie del ghetto intorno a via San Martino e Solferino, intuire il profilo della Basilica di Sant'Antonio, Il Santo, e cominciare a intuirne le reali proporzioni solo a pochi passi. A ogni svolta ci si imbatte in dimore antiche, chiostri, giardini e torrioni che colpiscono per la loro elegante e discreta bellezza, sia quando riecheggiano i fasti dell'architettura veneziana, sia quando si mantengono austere con i loro portici bassi e i muri massicci. Prato della Valle, ai limiti del centro storico, è fra le piazze più grandi e maestose d'Europa, con la sua pianta ovale e il doppio ordine di statue che accompagna la canaletta che ne delimita il perimetro, così come fu progettata nel '700. Varietà di meraviglie d'arte e varietà di epoche e stili: Padova fu un crocevia di Signori e Mecenati fin dal tardo Medioevo, qui approdò anche Giotto per dipingere la Cappella degli Scrovegni fra il 1303 e il 1305, tappa imperdibile nella visita della città. Attraversata da numerosi corsi d'acqua che si aprono fra le vie del centro creando scorci romantici e inaspettati, Padova è anche sede di un'antica università fondata nel 1222 con una lunga tradizione di avanguardia: fondata da un gruppo di professori e studenti allontanatisi da Bologna alla ricerca di un ambiente più libero, ha laureato nel 1678 la prima donna della storia. Impossibile non imbattersi in gruppi di studenti davanti agli antichi palazzi che ospitano l'ateneo: l'impressione, in queste zone come in tutto il centro, è che passato e futuro si compenetrino con facilità, che la bellezza antica del paesaggio urbano non sia mai solo da contemplare ma da vivere, da utilizzare rispettandola, tanto che ogni singolo luogo è adibito ad un'attività e ospita uffici, aule, persone, professioni. All'ora del tramonto, è d'obbligo uno spritz, l'aperitivo locale a base di vino bianco, fra i caffè all'aperto di Piazza dei Signori o all'antico Caffè Pedrocchi, dal 1831 punto di incontro per tutta la città. Un'ottima cena di pesce si può gustare presso il ristorante Sant'Agnese, chi preferisce l'alimentazione vegetariana o vegana può puntare su Natural Bistrot, per chi cerca una cucina più tradizionale in un ambiente raffinato ma informale una meta è il ristorante Al Cicheto, lungo Riviera San Benedetto. Senza muoversi dal centro, le dimore storiche patavine si declinano anche come alberghi di grande atmosfera: è il caso dell'hotel Belludi37, che propone sia camere che piccoli appartamenti, o del Verdi, boutique hotel nel cuore della città universitaria.Se si preferisce chiudere la giornata nella natura, a pochi chilometri da Padova si trova il Parco Naturale dei Colli Euganei e, al suo interno, Lispida, antico monastero fondato nel 1150 e oggi adibito a affascinante hotel e wine resort, grazie alle sue antiche cantine del 1700.